Thomas Panozzo, Country Manager Director VINCI Energies Italia

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Bentornati a Forbes Quality Leaders. Al centro dell'appuntamento di oggi un manager alla guida in Italia di un'azienda impegnata nella transizione energetica e nella trasformazione digitale, con l'obiettivo di migliorare la vita delle persone. In termini numerici: parliamo di 500 dipendenti, 18 business unit e 132 milioni di euro di fatturato complessivo. Arrivato al posto di comando a giugno 2022, si è subito rivelato una persona capace di far crescere diversi team contemporaneamente e guidarli verso la sostenibilità, aumentandone la professionalità anche attraverso acquisizioni e fusioni. Scopriamo insieme chi è il nostro leader di oggi: Thomas Panozzo, Country Managing Director del gruppo Vinci Energies Italia. Settore: servizi. Hobby: bici e sci, meglio se in gruppo. Motto: "Punta alla luna, mal che vada avrai vagabondato tra le stelle." Diamo il benvenuto a Panozzo. Grazie mille dell'invito, è un piacere essere qui con voi. Allora, in questi dieci anni, come accennavo all'inizio, l'azienda ha vissuto un continuo fermento tra acquisizioni e fusioni. Siete cresciuti anno dopo anno. Qual è il segreto che ha portato Vinci Energies Italia a essere tra le aziende leader sia in tema energetico sia in tema digitale? Beh, in effetti, quando guardiamo lo sviluppo del gruppo Vinci Energies in Italia — dai 15 milioni di fatturato del 2016 agli oltre 130 del 2023 — credo che con una certa serenità possiamo dire che di strada ne abbiamo fatta tanta. Sono stati anni di acquisizioni, cinque in totale negli ultimi sei anni, ma anche anni di grande crescita organica con le nostre forze. E credo che il segreto di questi numeri stia nel modo in cui abbiamo accompagnato questa crescita: abbiamo sempre avuto cura di mantenere fermi e solidi i principi su cui il gruppo Vinci Energies si basa, in Italia e nelle altre 56 country in cui è presente. In primis, il modello organizzativo e gestionale basato sull'autonomia delle business unit — unità elementari di costo e profitto. Da noi sono quasi 2.000 all'interno del gruppo Vinci Energies, decentralizzate: le BU sono locali, sono a taglia umana, sono specializzate in un mercato, in una tecnologia o in una zona geografica. Agiscono localmente, ma sono anche connesse all'interno del nostro network internazionale. In secondo luogo, i principi che guidano tutte le azioni e tutti i comportamenti dei quasi 100.000 dipendenti del gruppo sono cinque: la fiducia, lo spirito imprenditoriale, la solidarietà, l'autonomia e la responsabilità. Modello organizzativo e principi del gruppo si sposano ogni giorno e permettono a queste quasi 100.000 persone di parlare lo stesso linguaggio comune in qualunque Paese. Quindi siete ampiamente e fortemente interconnessi. Assolutamente sì. Actemium Italia, Axians Italia, Vinci Energies Building Solutions Italia: tutte aziende che sono all'interno di Vinci Energies e che operano sia a livello nazionale sia a livello internazionale. Mi spiega brevemente su cosa si concentrano le attività di queste tre realtà? Tutte e tre le realtà — Actemium Italia, Axians Italia e Vinci Energies Building Solutions Italia — lavorano nei settori della transizione energetica e della trasformazione digitale, ma sono specializzate in settori ben specifici. Actemium è il brand dedicato al mondo dell'industria: offre servizi e soluzioni customizzati per i clienti industriali, cercando di portare valore in tutto il ciclo di vita dei progetti e dei processi industriali. Axians è il brand ICT — Information and Communication Technology — e supporta le aziende nei loro percorsi di trasformazione digitale dei processi e dei sistemi, con l'obiettivo di renderle performanti ed efficienti. Poi abbiamo Vinci Energies Building Solutions Italia, azienda dedicata al mondo degli edifici: progettiamo, costruiamo, manteniamo e operiamo edifici con l'obiettivo di renderli efficienti, vivibili, sostenibili e a basse emissioni di CO2. In Italia abbiamo deciso di denominare le nostre aziende con i brand che le rappresentano, proprio per mostrarne l'importanza. Questi stessi brand sono presenti nelle 56 country in cui il gruppo è presente, e grazie a questo riusciamo a creare le reti di cui parlavamo: le business unit, pur rimanendo locali, sono interconnesse con tutte le altre business del gruppo. I temi legati alla sostenibilità e alla trasparenza sono molto cari a questo gruppo, tanto da aver deciso a dicembre 2022 di adottare lo statuto di Società Benefit. Come mai questa scelta e soprattutto che cosa è cambiato? Una delle caratteristiche fondamentali del gruppo Vinci Energies e delle 2.000 business unit che lo costituiscono è il fatto che la performance economica non può prescindere da una performance sociale e ambientale: è quella che all'interno del gruppo chiamiamo una performance a tutto tondo. Abbiamo quindi deciso di formalizzare questa cosa, modificando lo statuto di una delle nostre società — Vinci Energies Building Solutions Italia — e disciplinare per iscritto il fatto che l'azienda, oltre a perseguire fini economici come tutte le società di capitali, debba avere un impatto positivo per la società e per l'ambiente, e debba operare in modo responsabile, trasparente e sostenibile. Nel 2022 abbiamo implementato questo cambiamento, e l'obiettivo è che entro il 2025 tutte le società del gruppo Vinci Energies Italia siano Società Benefit. Sono valori fondanti, valori in cui crediamo, e metterli per iscritto per noi è un po' un ritorno alle radici: è il nostro DNA, e abbiamo deciso di darcelo davvero come obiettivo. Negli ultimi anni si cerca di incoraggiare le ragazze ad abbracciare percorsi di formazione STEM — Science, Technology, Engineering and Mathematics — e voi vi siete dati un obiettivo in questa direzione, costituendo un progetto che si chiama Vinci Adoption Program. Quest'anno, alla sua prima edizione, ha coinvolto tre licei romani. Le chiedo un bilancio e soprattutto come hanno risposto le ragazze e come le accompagnate nel mondo lavorativo. I risultati sono stati oltre le aspettative. Ricordo che il primo marzo di ogni anno il gruppo celebra l'inclusività e la parità di genere: sono valori in cui crediamo in maniera assoluta. Questa iniziativa è stata preziosissima perché ha permesso di selezionare un gruppo di ragazze da tre licei romani e di formarle ai fondamenti dell'ICT — Information and Communication Technology — con una settantina di ore di formazione grazie alle competenze dei nostri tecnici di Axians Italia. Devo dire che il bilancio al termine del percorso è stato sorprendente ed emozionante. Abbiamo sentito frasi come "mi dicevano che le materie tecniche fossero solo per i maschietti" oppure "non credevo che le materie STEM fossero così interessanti". Quindi l'obiettivo del percorso — generare consapevolezza e sfatare certi miti e certe leggende che trovano radici nel passato — è stato completamente raggiunto. Vogliamo continuare con questo progetto, ripeterlo e rafforzarlo, anche perché abbiamo un obiettivo su cui vogliamo misurarci: quello di avere il 30% di manager donne alla guida del gruppo entro il 2030. Continueremo sicuramente in questa direzione, perché parità di genere e inclusività sono valori fondanti del nostro gruppo. Tra le mission della vostra azienda, scritto a chiare lettere sul vostro sito, c'è quello di migliorare la vita delle persone e salvaguardare il pianeta. Non proprio due obiettivi semplicissimi da raggiungere, anzi molto ambiziosi. Come li raggiungiamo? Devo dire che il gruppo Vinci Energies, più di 20 anni fa, aveva già identificato nella transizione energetica e nella trasformazione digitale due direttrici di sviluppo che avrebbero plasmato il mondo di oggi. Con grande visione e lungimiranza i leader dell'epoca hanno fatto questa scelta, e penso che nessuno possa negare come questi due grandi movimenti oggi siano al centro delle nostre vite. Da una parte abbiamo il mondo dei dati: il dato oggi governa ogni singola attività e ogni singola azione che facciamo. Saperlo generare, trasferire, immagazzinare, trattare, interpretare e renderlo disponibile in maniera sicura ai nostri clienti dà un vantaggio competitivo enorme. Spesso utilizziamo il dato per mettere la persona al centro e quindi, avendo decisioni basate su misurazioni concrete, le vite delle persone migliorano. Quando poi prendiamo i dati e li sposiamo con la nostra capacità — quella di Vinci Energies Building Solutions — di impiantistica tecnologica, si aprono orizzonti nuovi e fino a oggi inesplorati. L'edificio oltre ad essere efficiente diventa anche intelligente: è quello che noi chiamiamo Smart and Sustainable Building. Significa che quando, a fianco degli impianti tecnologici che lo rendono efficiente, riusciamo ad aggiungere una componente digitale, l'edificio genera report, genera automatismi e si adatta al proprio funzionamento attuale e futuro anche in maniera predittiva. È qualcosa su cui crediamo tantissimo e su cui abbiamo investito. Ed è proprio mettendo insieme queste due tecnologie — il digitale e l'impiantistica — che possiamo fare discorsi a tutto tondo con i nostri clienti, dando loro la possibilità di parlare con un unico interlocutore — Vinci Energies Italia — per tutta la catena del valore del progetto. Questo per noi è una delle nostre caratteristiche e ci dà un vantaggio competitivo non indifferente. Parlando di transizione energetica e trasformazione digitale, che sono anche i pilastri dell'agenda dell'Unione Europea e i binari che guidano quotidianamente la vostra attività: a che punto è il nostro Paese? Quali aspetti andrebbero velocemente migliorati per raggiungere gli obiettivi e quale contributo potrà dare Vinci in futuro? In Italia c'è sicuramente la necessità di un progetto energetico chiaro e coeso. L'ISTAT ci dice chiaramente che in Italia ci sono poco più di 12 milioni di edifici residenziali e che tra il 60 e il 70% di questi sono in classe energetica G o F. Se poi si pensa che la recente direttiva sulle performance energetiche degli edifici, emanata dalla Commissione Europea, si pone come target di avere un parco immobiliare a emissioni neutre entro il 2030, si capisce come questa sfida sia assolutamente immane. Non credo ci sia una ricetta magica per vincerla, ma c'è comunque una condizione necessaria: pubblico e privato che si siedono allo stesso tavolo e ragionano su una roadmap condivisa per affrontarla. Noi di Vinci Energies Italia quello che possiamo fare è portare al tavolo casi pratici di successo realizzati in Italia e all'estero — il gruppo su questo ha tantissima storia e moltissime referenze — e portare le nostre competenze, la nostra passione, la nostra visione. Perché crediamo che questa sia una delle sfide più importanti del nostro millennio. Voltiamo pagina e parliamo della sua storia personale. Lei è nato sull'Altopiano di Asiago, poi a 20 anni si trasferisce a Milano per studiare ingegneria aerospaziale, successivamente un master negli Stati Uniti e uno stage in Francia. Dopodiché cosa è successo? Dopodiché è successo che lo stage in Francia di 3 mesi si è trasformato in un'esperienza lavorativa di 12 anni a Parigi. Poi professionalmente ho incontrato Vinci Energies, che aveva acquisito un'azienda in Italia, e mi hanno proposto di tornare per fare l'amministratore delegato. All'epoca l'Italia mi mancava tanto e quindi ho deciso di tornare con grande piacere, anche perché l'occasione professionale era molto importante. Cosa le mancava di più dell'Italia? Mi mancavano la famiglia, il cibo, la montagna, il mare e il calore delle persone. Mi dice un momento della sua vita in cui c'è stata una svolta, a livello professionale o anche personale. Credo sia stato proprio il ritorno in patria nel 2013, quando Vinci Energies mi ha chiesto di tornare a fare l'amministratore delegato di un'azienda appena acquisita. È stato un atterraggio molto duro, perché era un lavoro che non avevo mai fatto e, paradossalmente, in un Paese — l'Italia — in cui non avevo mai lavorato professionalmente. È stato un anno molto impegnativo e molto sfidante. Le racconto un aneddoto: c'è stato un momento in cui cercavo di capire quale fosse il lavoro dell'amministratore delegato e ho chiesto a una persona molto più esperta di me. Mi ha detto: "È un lavoro facilissimo, basta far contenti azionisti, clienti e dipendenti." Dopo questa risposta ho cominciato a studiare, ho fatto i compiti per casa e piano piano siamo riusciti ad andare avanti e ad avere dei successi con l'azienda. Il punto di svolta è stato proprio lì: il fatto di non mollare. Dieci anni dopo sono qui in questa posizione, con il piacere di guidare questo gruppo con un team fantastico di persone che mi danno una mano. È stato sicuramente un punto importantissimo della mia vita. Una persona che ha sempre creduto in lei? Due persone: mio padre, da sempre, e mia moglie, da quando l'ho conosciuta. Bravo, bene a citare le mogli — spesso si dimenticano. Cosa non deve mancare nel CV dei suoi dipendenti? Quello che cerco di trovare nei CV è un segno, un evento, un'esperienza che denoti un'apertura mentale della persona e la passione per quello che si fa. Perché credo che la passione sia il motore di tutto: è quello che ci fa svegliare la mattina e ci fa avere fame. So che lei è un amante dello sport — qualcuno in azienda la definirebbe un po' fissato. So addirittura che durante un team building ha tirato giù dal letto i suoi dipendenti alle prime luci del mattino per andare a fare jogging. Fissato per lo sport è un po' esagerato — i fissati veri hanno qualche chilo in meno di me. Però ho una certa passione per lo sforzo fisico finalizzato al raggiungimento di un obiettivo. Se poi lo facciamo in gruppo, come è stato il caso durante quel team building, la soddisfazione è sempre molto grande. Ma lì però non li ha fatti tanto contenti, secondo me. In realtà avevano tutti il sorriso alla fine, erano tutti molto contenti. Cosa la mette di cattivo umore? Quando si perde di vista il bene aziendale e si sprecano energie e risorse su temi negativi o distruttivi. Queste sono le mie due manie. Facciamo un gioco: domani parte per un mese su un'isola deserta. Mi dica cinque oggetti che deve portare con sé. Un mese, detto un mese... Allora: sicuramente un telo da spiaggia per osservare il cielo stellato di notte, viste le mie origini professionali nel campo aerospaziale. Un paio di scarpe da ginnastica per fare jogging. Il mio cuscino, perché sono un po' dormiglione e una buona notte di sonno è un presupposto necessario per cominciare bene la giornata. Un libro — penso a "Into the Wild" di Jon Krakauer, un libro che mi sta molto a cuore. Ne manca uno... Beh, un paio di ciabatte d'acqua. Ecco il quinto. Lei è atipico come manager, perché di solito non dormono mai, mentre a lei piace proprio dormire. Guardi, per me è fondamentale conoscere se stessi. Io so che per performare bene devo dormire 8 ore. Le statistiche dicono che la maggior parte delle persone ha bisogno di 7-7 ore e mezza: io ne ho bisogno di otto, e lo so. Se faccio 8 ore sono contento e sto bene. Nel tempo libero, cosa fa? Cerco di passare più tempo possibile con la famiglia. Ho due bambini di 4 e 7 anni. Dal lunedì al venerdì la mia settimana è molto impegnativa, spesso in trasferta e lontano dalla famiglia. Il sabato e la domenica cerco di alternare momenti per me stesso con lo sport e momenti in famiglia, perché voglio lavorare ma voglio anche vedere crescere i miei figli. È una lezione appresa da quei tre consigli sull'amministratore delegato: per quanto possibile, cerco di stare con la famiglia. Se potesse avere un superpotere, quale vorrebbe? Volare. E ritorniamo alle origini. Il sogno nel cassetto? Probabilmente riuscire a prendermi più tempo per me fra qualche anno. Credo che noi manager abbiamo un periodo in cui dobbiamo dare il massimo per far crescere l'azienda, e poi è giusto lasciare il posto a qualcun altro. Vorrei non arrivare a 70 anni lavorando in maniera intensa come oggi: vorrei avere un giorno un po' di tempo libero in più. A questo punto: cosa farà quando andrà in pensione? Tante cose in testa. Ho tante passioni che non ho mai avuto il tempo di coltivare. Ho un brevetto da pilota di aliante, ma non ho il tempo per praticare. Mi farei un bel giro in moto di qualche settimana. Qualche mese in camper con la famiglia per il mondo. Sono passioni e progetti che portano via tanto tempo — e per quello ci vuole disponibilità. Ha le idee chiare, comunque. Sì, abbastanza. Allora, tre caratteristiche per essere un buon Quality Leader. Avere una visione chiara e saper trasmettere questa visione e questo percorso di sviluppo al team con cui si lavora. La vision è importante, ma senza l'execution non serve a nulla. Credo sia importante anche essere flessibili e resilienti: li vedo come due facce della stessa medaglia. Flessibili perché i cambiamenti di oggi sono velocissimi e dirompenti, quindi dobbiamo saperci adattare. E resilienti perché certe volte si sbaglia, e bisogna saper si rialzare e perseverare nel raggiungimento dell'obiettivo. Il terzo: l'empatia. È un tema che mi sta particolarmente a cuore. Siamo tutti persone differenti, e saper generare passione nelle persone che hanno voglia di percorrere questo progetto insieme è fondamentale. Come diciamo nel gruppo Vinci: il successo è vero solo se è condiviso. E su questo ci teniamo tanto. Ringrazio moltissimo l'ingegner Panozzo per essere stato con noi. Grazie a voi. Ringrazio come sempre voi per averci seguito e la nostra preziosa regia. Ci vediamo al prossimo Quality Leader.
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