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Roma Capitale, smart cities, rigenerazione urbana, livelli essenziali delle prestazioni: sono questi i principali temi di Draft, l'approfondimento di The Watcher Post e di Urania News. Ospite di oggi è il senatore Andrea De Priamo, responsabile di Fratelli d'Italia per una serie di tematiche, membro della Commissione Ambiente e presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Buonasera, benvenuto, senatore.
Allora, partiamo subito dal tema di Roma Capitale ed entriamo subito nel vivo, perché lei segue il tema su mandato della Presidenza del Consiglio. Si tratta di un disegno di legge particolarmente importante; tra l'altro il testo, in questo momento, non si trova al Senato dove era alla prima lettura, ma si trova alla Camera, dove è all'attenzione della commissione. Si tratta, dicevamo, di un testo particolarmente rilevante, che potrebbe portare una serie di cambiamenti e di impatti sulla città di Roma Capitale. Tra l'altro, l'esempio del Giubileo possiamo definirlo come un esempio virtuoso di dialogo tra le istituzioni centrali e quelle locali. Dunque, ci racconti un po' cosa prevede questa riforma, e anche quali sono i tempi tecnici per la sua discussione.
Parto dalla conclusione della sua domanda, nel senso che in questi anni il governo Meloni ha dimostrato — indipendentemente dalla notoria diversità politica rispetto a chi ha amministrato la Capitale — di tenere fondamentale l'attenzione della parte governativa rispetto alla necessità di un intervento costante e organico verso la capitale d'Italia. Perché tutte le grandi capitali europee o hanno dei poteri speciali, delle potestà normative particolari, oppure hanno comunque delle leggi di finanziamento costante. Tutto ciò, come noto, a Roma negli anni è sempre mancato, al punto che da tanti anni si ipotizzava la possibilità di dare poteri a Roma. C'è stato un primo intervento agli inizi degli anni Novanta con il finanziamento della legge di Roma Capitale, poi c'è stato un intervento con il governo Prodi nel 2006, un intervento ulteriore che ha fatto entrare Roma come Capitale nella Costituzione, ma un processo che sostanzialmente non si è mai completato perché non sono stati dati, di fatto, poteri reali.
In questa legislatura, analogamente, si è scelto di portare avanti una serie di disegni di legge parlamentari che hanno avanzato abbastanza. Nel frattempo il Campidoglio aveva presentato un proprio DDL, ma non aveva avuto il percorso che ci si aspettava. Allora c'è stato un disegno di legge governativo, che è poi arrivato al Senato, a cui hanno lavorato, tra gli altri, diversi colleghi, e anche i miei colleghi di commissione. Per dare poteri effettivi a Roma Capitale.
Questo disegno di legge è molto innovativo perché prevede, in molte materie specifiche elencate nel testo, poteri importanti: le politiche del territorio, i beni culturali, la valorizzazione dei beni culturali e ambientali, il trasporto pubblico locale, e poteri anche legislativi per la Capitale che, quindi, avrebbe, su quelle materie, poteri simili a quelli di una regione. C'è un disegno di legge che interviene sull'articolo 114, comma 2, della Costituzione, come si sa, o che si sta discutendo. Siamo nella fase degli emendamenti alla Camera, e poi parallelamente si sta già aprendo la via, su un disegno di legge ordinario parlamentare, che deve poi affrontare alcuni temi di principio sul decentramento, il modello gestionale della nuova Capitale, e anche come gestire la parte finanziaria: perché — faccio l'esempio del trasporto pubblico — il fondo nazionale che affluiva alla Regione Lazio, la parte su Roma, adesso andrebbe direttamente alla Capitale. In realtà questo è un bene anche per la Regione, perché ovviamente si dovrà attingere a fondi diversi per la Capitale, senza penalizzare la Regione e gli altri territori del Lazio.
Grazie, senatore. Cambiamo argomento ma restiamo nell'ambito territoriale, perché parliamo dei LEP — i Livelli Essenziali delle Prestazioni —, che devono essere garantiti in modo uniforme su tutto il territorio nazionale; tra l'altro è la nostra Costituzione che ce lo dice, perché riguardano diritti civili e sociali per tutti i cittadini. Il legislatore, in alcune norme, li prevede già in alcuni ambiti; in altri ambiti non sono ancora previsti. Tra l'altro parliamo di un problema che ci riguarda da oltre dieci anni, non è un tema emerso ora. Lei è relatore di un disegno di legge — la cosiddetta legge delega — per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni. Questo testo ridefinisce le garanzie minime dei servizi fondamentali sul territorio nazionale e può influenzare concretamente la vita dei cittadini. Ce lo spieghi.
Assolutamente. Allora, diciamo che la vera rivoluzione che, in qualche modo, l'introduzione — in modo sistematico — dei Livelli Essenziali delle Prestazioni, le LEP, in tutte le materie che incidono sui diritti civili e sociali, che sono fondamentali nella nostra Costituzione, significa passare dalla cosiddetta "spesa storica" al calcolo del fabbisogno standard. Quindi superare l'automatismo che ha, spesso, alimentato gli squilibri nei nostri territori. Parliamo spesso di un'Italia a due velocità, di serie A e di serie B, a livello di trasporto pubblico, per esempio, ma la stessa disuguaglianza è ovunque. Ci sono le LEP che in qualche modo anticipano l'arrivo di un quadro completo, ma spesso vediamo che non è tanto un tema di finanziamento quanto un tema di costo reale.
Calcolare le LEP significa capire, per ogni singola prestazione, nell'ambito di una specifica funzione — quindi non solo per materie in senso lato, ma per singoli ambiti — qual è il costo minimo che deve essere garantito sul territorio. Perché poi sappiamo che magari il calcolo della LEP non necessita neanche di un aumento di spesa, perché ci possono essere situazioni in cui quanto è stanziato è adeguato, ma magari non vengono spesi bene i soldi.
Ovviamente calcolare le LEP significa capire quanto si spende. Infatti la presidente della commissione sulle LEP, che sarà incaricata — Carla Volta — ha detto che definire le LEP mette il fuoco sotto la sedia dei decisori pubblici. Perché di fatto, essendo in un sistema in cui ci sono le LEP, dal momento in cui vengono definite, l'istituzione ha delle responsabilità se non garantisce quei servizi. Siamo anche in un campo dove non si sa ancora quanto deve essere garantito non solo in termini di sostegno, in quale rapporto tra insegnanti e studenti — per fare un altro esempio —, ma anche altre cose che incidono concretamente sulla quotidianità dei cittadini.
Il disegno di legge di cui io sono relatore è una legge delega, quindi di fatto non definisce il complesso delle LEP, ma pone i principi in modo piuttosto dettagliato — qualcuno ha detto anche troppo dettagliato —, quindi di fatto già anticipando la definizione delle LEP che poi il governo dovrà stabilire, confrontandosi con il Parlamento.
E ha portato delle critiche: c'è qualcuno che le ha mosse rispetto al percorso di questo disegno di legge delega, connesso con l'autonomia differenziata. Cosa risponde a queste critiche?
Allora, io sono stato tra i parlamentari più attivi, con i colleghi, nell'apportare alcuni emendamenti quando si è pervista la legge sull'autonomia differenziata — che fa parte delle riforme costituzionali del governo, e che ha una sua logica, per il mio avviso, e quella stessa logica è un percorso avviato. Abbiamo fatto la legge degli emendamenti su quella norma: che ci sia o non ci sia l'autonomia differenziata, che non possa ammettere che si risparmino le risorse acquisite a livello nazionale — è un principio chiaro. Ovviamente, quest'evoluzione, per chi non abbia la differenziata, non la toglie di mezzo; anzi, ci sono emendamenti su quella legge, tra quelli che sono cedibili anche dopo la riforma costituzionale.
In più, se quella materia viene a costare qualcosa in più, poi qualcosa deve essere dato anche a chi quella materia non chiede. Quindi le regioni che non usufruiscono dell'autonomia differenziata. Ma tornando alla sua domanda: sì, qualcuno dei colleghi di opposizione ha detto "voi state costruendo le LEP solo in funzione dell'autonomia differenziata". Abbiamo risposto che l'autonomia differenziata ha bisogno delle LEP, ma le LEP hanno per loro natura e per loro stessa vocazione una vita separata dall'autonomia differenziata. Quindi oggi stiamo portando avanti un percorso che qualcuno ha definito pretestuoso, ma che stiamo già portando avanti, e siamo anche disponibili — questo l'ho anticipato anche come relatore, d'intesa con il governo e con il ministro Calderoli — a prevedere un emendamento che tolga dall'articolo uno della legge sulle LEP il riferimento all'autonomia differenziata. Così che sia un disegno di legge sulle LEP solamente. Poi, se alcune regioni vogliono avere delle intese, queste si faranno tramite il governo, e grazie anche ad emendamenti che passano per il Parlamento — lo si fa indipendentemente da questo disegno di legge sulle LEP. Ovviamente sono due percorsi paralleli che hanno un collegamento, nel senso che l'autonomia differenziata ha bisogno delle LEP, ma è un'esigenza anche indipendentemente dall'autonomia differenziata.
Noi, naturalmente, seguiremo come andrà a finire. Grazie anche per questa anticipazione di novità legislativa che la maggioranza è disposta a mettere in campo. Passando ad un altro argomento: lei più volte ha dichiarato che c'è una volontà politica trasversale a tutte le forze del Parlamento di portare a compimento il testo sulla Rigenerazione Urbana, di cui lei è primo firmatario e che si trova attualmente al Senato. Dopo un tentativo non andato a buon fine nella precedente legislatura, questa sarà la volta buona? E soprattutto perché è fondamentale e strategico avere un testo organico sulla Rigenerazione Urbana?
Sì, sono convinto che ci siano sicuramente — come appunto in questi due anni e mezzo di valendo determinate circostanze — le condizioni che non ci sono state nelle legislature precedenti per l'approvazione di una legge sulla Rigenerazione Urbana. C'è una volontà politica molto forte. Io, come dicevate, sono primo firmatario del testo di Fratelli d'Italia; ogni partito più o meno ha fatto un suo testo. E c'è un testo base del collega senatore di Fratelli d'Italia che ha assorbito molta parte del contenuto del nostro, che è stato presentato ulteriormente, in un certo senso. E ci sono ancora alcune materie che, voglio dire, anche sotto l'indirizzo di questa è una fase emendativa, in uno si dovrà avere un disegno di legge prima che quello sul testo sulle fiche — quindi sulla facilitazione del passaggio della "datio in solutum" e sulla facilitazione del passaggio di beni degradati di proprietà pubblica, anche attraverso la cessione. Tornando alla sua domanda, ovviamente non posso, come dire, dar per scontata la sua approvazione, perché sappiamo che la fase conclusiva — che dura più di un anno — in un anno di fine legislatura è un anno molto affollato politicamente. Tuttavia sono ottimista, perché come dicevo c'è una fase emendativa sulla quale siamo un po' avanti, tornando in commissione poi anche in aula. Ma soprattutto è importante per l'Italia: la rigenerazione, cioè sulle costruzioni, ma la saperia — il suolo edificato — è un bene fondamentale, una leva urbanistica nella nostra economia. Allo stesso tempo sappiamo quanto i nuovi principi, anche a livello europeo, determinano la necessità di non prevedere consumo di suolo, anche in ragione delle questioni di dissesto idrogeologico, di assetto del territorio, di mutamento climatico e complessivamente di una nuova visione dell'urbanistica, che deve andare sempre più verso la demolizione e ricostruzione di tessuti degradati e inutilizzati piuttosto che verso il consumo di suolo.
Ma ovviamente per fare questo ci vuole una legge che regolamenti questi processi, altrimenti ci troviamo — io faccio sempre due esempi che conosco bene —: da una parte il settore capitolino, dove c'è stata una sorta di liberalismo esagerato che ha portato anche a problemi di procedimenti penali, che comunque di fatto hanno bloccato procedimenti edilizi; dall'altra un vincolismo esasperato al netto della tutela giusta e dovuta del centro storico. Io ho cercato di trovare anche una posizione di equilibrio tra il "free for all" e il veto assoluto: dare alle amministrazioni locali norme chiare, che non creino confusione e che non favoriscano abusi, così da semplificare nella corretta gestione dei processi amministrativi e consentire di fare effettivamente degli interventi anche importanti. Ci sono interventi nei quartieri che vivono anche un problema sociale, che non si risolve solo con le leggi, con il modello che è in campo — quello che ha avuto successo su alcune periferie, anche nella Capitale e in tante altre città —: interventi che prevedono la riqualificazione urbanistica, ovviamente se legata — come dicevo prima — a un tema sociale: la sfida è quella di riqualificare le nostre periferie, valorizzare le piazze, gli impianti sportivi, i luoghi di aggregazione che sono un'alternativa al degrado, e poi anche i grandi edifici che purtroppo sono fonte di criticità, che noi affrontiamo sia da tutti i punti di vista sull'assetto, sia da tutti i punti di vista sociali.
Innovazione e servizi digitali: spesso parliamo di questi temi però senza reti adeguate le cosiddette smart cities potrebbero rimanere solo uno slogan. Quanto ritiene strategico il ruolo delle infrastrutture di telecomunicazioni per lo sviluppo delle smart cities? Quali interventi normativi auspica affinché si possano semplificare i processi autorizzativi e burocratici, per ridurre i tempi e fare sì che queste smart city diventino realtà?
È un altro grande tema ineludibile: il futuro delle città senza la connessione tra le infrastrutture fisiche e quelle digitali. Questa è una grande scommessa, anche dal punto di vista della tecnologia. Ma poi torniamo, in qualche modo, alla prima questione: la qualità della vita. Perché noi non possiamo immaginare delle modifiche del vivere che non siano volte a migliorare la qualità della vita dei cittadini. E la qualità della vita dei cittadini si migliora sicuramente anche con infrastrutture intelligenti: per esempio, nella sicurezza, questo significa un funzionamento molto migliore del traffico, perché con un investimento digitale si affronta bene quel tema, ma anche un miglioramento nella fruizione complessiva dei servizi, nella capacità di comunicare, nella possibilità di mettere a sistema lo smart working non solo come una soluzione temporanea — come la situazione COVID — ma come una questione strutturale.
Naturalmente questo porta con sé delle grandi criticità: la necessità di provvedimenti regolatori per le smart cities. Qui entriamo nell'agenda di grandi politiche che si stanno facendo e su cui siamo anche attivi su tante commissioni. Ad esempio, la formazione della pubblica amministrazione: uno dei grandi problemi è la necessità di adeguare il personale della pubblica amministrazione, ovviamente non solo con nuove assunzioni, ma — e il governo ha fatto molto su questo — anche riqualificando il personale storico. Quindi è una grande sfida, che non necessita di un solo intervento legislativo, ma di una serie di interventi che stiamo portando avanti con una visione strategica: penso al Piano Mattei e a tanti altri interventi, non elementi episodici ma con una visione complessiva che il governo ha, e che considera importante quel tema delle infrastrutture digitali.
Ultima domanda. Abbiamo aperto con Roma, chiudiamo con Roma. Da rappresentante delle istituzioni, oggi, in aggiunta alla passione per lo sport e da tifoso, immagino che stia seguendo lo sviluppo del nuovo stadio della Roma. Dal suo punto di vista, ci può spiegare qual è l'importanza dell'opera dal punto di vista infrastrutturale, ma anche quali sono le potenzialità per il territorio?
Allora, devo fare una premessa: è un tema che mi ha appassionato molto come membro del Consiglio Comunale in passato — lei ha citato quindi sia la passione —, da tifoso sicuramente, in questo caso, ma anche da appassionato di sport, di urbanistica e di infrastrutture sportive. Credo che gli stadi moderni, da noi purtroppo rari — e quelli storici che sono rimasti ormai sono vetusti — siano un'infrastruttura fondamentale nella società moderna, che può recuperare socialità e qualità della vita; possono essere delle moderne agorà, delle moderne piazze, dove non si va solo per l'evento sportivo ma dove si diventa una comunità con delle finalità. Naturalmente non devono essere, questi interventi, oggetti non identificati: devono essere in armonia e devono essere pensati e progettati bene.
Ovvio che non governando — il mio partito politico — Roma, se avessimo governato la città avremmo potuto immaginare diverse soluzioni per quello che riguarda, in questo caso, il progetto per la Roma. Diverse soluzioni. Oggi c'è una ben precisa e se n'è già parlato tanto tempo, quindi si va avanti: non si può che auspicare che possa andare avanti quel progetto. Augurando, però, che una grande attenzione sia rivolta alla gestione dei nodi di trasporto pubblico e dei nodi di parcheggio. Perché se c'è una visione che demonizza il parcheggio non si risolve nulla; e c'è, diciamo così, un'utenza che si affida non solo al trasporto pubblico ma che da sola non basta. Quindi sono problematiche che — spero che ci siano gli adeguamenti: i colleghi al Campidoglio hanno presentato o presenteranno emendamenti in questo senso — devono essere risolte. Però che ci sia sicuramente un impegno su questo.
Allo stesso tempo, la Roma — ma anche la Lazio — se deve abbandonare lo Stadio Olimpico, ci si augura che ci sia un piano di utilizzo adeguato, perché lo Stadio Olimpico, così come tutto il Foro Italico — che vive grandi momenti nello sport come l'Internazionali di tennis e gli eventi di altri sport — non diventi, per la parte restante, l'Olimpico, un luogo abbandonato. Perché l'Inghilterra fa un po' scuola su gli stadi di proprietà delle società: l'Olimpico è però l'emblema, è la casa della nazionale, vive di concerti, di eventi, ecco: io auspico che lo Stadio Olimpico rimanga un luogo vivo e non venga abbandonato. Detto questo, lo stadio della Roma è un progetto importante che va perseguito.
Grazie, grazie al senatore Andrea De Priamo di Fratelli d'Italia per essere stato qui con noi oggi. Io ringrazio la regia, la redazione di The Watcher Post. Ci vediamo al prossimo appuntamento con Draft.