Marco Bani, Responsabile Affari Istituzionali PD Senato

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Bentornati a Draft, l'approfondimento settimanale di Urania TV, canale 260, in collaborazione con The Watcher Post. Un approfondimento tutto dedicato a quella che è l'attualità legislativa in corso presso le nostre istituzioni. Anche questa settimana proveremo a fare il punto e a darvi qualche anticipazione. Abbiamo qui con noi un ospite che vi vado subito a presentare: do il benvenuto a Marco Bani, responsabile degli affari istituzionali del gruppo PD in Senato. Grazie, Marco. Grazie a voi. E allora, prima di entrare nel vivo del confronto con il nostro ospite, partiamo con il consueto sommario e iniziamo dal Senato. L'Assemblea di Palazzo Madama ha approvato nelle ultime ore il cosiddetto decreto giustizia, un decreto legge già approvato dal Consiglio dei Ministri a novembre 2024 e che adesso passerà all'altro ramo del Parlamento per l'approvazione definitiva, che ricordo dovrà avvenire entro il 28 gennaio. Il provvedimento è composto da una decina di articoli e tra questi ci sono misure come il rafforzamento degli strumenti a disposizione delle autorità giudiziarie a tutela delle vittime di violenza di genere e atti persecutori, e la modifica della disciplina istitutiva del commissario straordinario per l'edilizia penitenziaria al fine di affrontare in maniera più incisiva le emergenze carcerarie in corso in Italia. Restando in Senato, prosegue questa settimana l'iter di un altro provvedimento, un altro decreto legge: il cosiddetto decreto milleproroghe, approvato dal Consiglio dei Ministri a inizio dicembre e poi pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 dicembre. Ci troviamo in Senato, a Palazzo Madama, in prima lettura, in Commissione Affari Costituzionali. I relatori sono i senatori De Bertoldi di Fratelli d'Italia, Perosino della Lega e Occhiuto di Forza Italia. Tra le misure previste dal decreto ci sono novità molto attese, tra cui l'annullamento delle multe per inosservanza delle norme Covid, la proroga per le imprese per assicurarsi contro i danni da calamità naturali, con l'obbligo rinviato al 31 marzo 2025, e la proroga fino alla fine di quest'anno, quindi fino alla fine del 2025, dello scudo penale per i medici e il personale sanitario in situazioni di emergenza legate alla carenza di organico. E adesso passiamo all'altro ramo del Parlamento. Questa settimana è entrato nel vivo alla Camera l'esame del cosiddetto decreto cultura, un decreto legge approvato lo scorso dicembre dal Consiglio dei Ministri e che attualmente si trova in Commissione Cultura alla Camera per l'esame in prima lettura. Il relatore del provvedimento è il presidente della Commissione, l'onorevole Federico Mollicone di Fratelli d'Italia, e la prossima settimana scadrà il termine per presentare emendamenti. Attualmente è in corso in Commissione un ciclo di audizioni e sono tante le norme che avranno un impatto sulla filiera italiana della cultura. Tra quelle più interessanti c'è il cosiddetto Piano Olivelli per la cultura, un piano volto a favorire, tra gli altri, lo sviluppo della filiera della cultura come bene comune e accessibile, integrato alla vita delle comunità, promuovere la rigenerazione culturale delle periferie, delle aree interne e delle aree svantaggiate, e sostenere anche filiere minori come, ad esempio, quella dell'editoria libraria. Naturalmente noi seguiremo le evoluzioni che riguarderanno questo provvedimento e vi daremo aggiornamenti. Restando alla Camera, ma cambiando totalmente argomento, c'è un altro disegno di legge che questa settimana è stato esaminato. Parliamo di un disegno di legge di origine governativa in materia di innovazione, in particolare in materia di economia dello spazio. Infatti, il ministro Urso ha proposto questo disegno di legge con l'obiettivo di promuovere lo sviluppo di una filiera italiana dell'aerospazio. Il provvedimento si trova alla Camera, a Palazzo Montecitorio, in prima lettura presso la Commissione Attività Produttive. Nel corso dei giorni sono state rese note le proposte di modifica avanzate dai vari gruppi. Proposte che, nei prossimi giorni, la Commissione dovrà naturalmente esaminare e poi votare. Trattandosi di un disegno di legge, non ci sono tempi stringenti da rispettare per l'approvazione, come nel caso dei decreti legge. Però immaginiamo, anche da quello che sappiamo, che l'iter sarà molto celere, considerando la grande importanza di questo provvedimento, soprattutto alla luce delle evoluzioni di politica industriale ma, soprattutto, internazionale che stanno interessando il nostro Paese. E adesso, prima di entrare nel vivo del confronto con il nostro ospite, vediamo velocemente che cosa fa il nostro esecutivo. Il Consiglio dei Ministri, questa settimana, si è riunito il 14 gennaio e, tra i vari provvedimenti che ha esaminato, ha anche approvato una legge annuale per le piccole e medie imprese. Il testo costituisce il primo intervento organico in materia e introduce una disciplina volta a favorire tutte quelle che sono le PMI italiane, al fine di supportarle in una serie di attività, a partire dalle principali sfide che affrontano quotidianamente, come gli oneri amministrativi, le difficoltà di accesso al credito e ai finanziamenti agevolati, e il rafforzamento della competitività. Trattandosi di un disegno di legge, anche qui non ci sono tempistiche da rispettare. Adesso lo attendiamo in Parlamento per il consueto iter di esame e, naturalmente, vi daremo aggiornamenti. E adesso passiamo all'intervista del nostro ospite. Ringrazio nuovamente il dottor Marco Bani, responsabile degli affari istituzionali del gruppo Partito Democratico in Senato, per essere qui con noi oggi. Grazie, Marco. Grazie a voi. Allora, partiamo subito con un commento che riguarda più il mondo economico e partiamo dalla legge di bilancio. La legge di bilancio che, per stessa ammissione del governo e del ministro Giorgetti, è stata una legge di bilancio volta alla riduzione del deficit, quindi non ci sono state particolari misure di politica economica di tipo espansivo. Ora, dal punto di vista del Partito Democratico, che cosa è mancato quindi? Che cosa, a vostro parere, chiedono cittadini e imprese e non ha trovato spazio in questo provvedimento? Beh, sicuramente è mancato tanto. Mancato tanto dalle discussioni e dalle parole. Si nota come non sia stata una legge che guarda al futuro, anzi, era molto concentrata sul presente. Noi l'abbiamo definita una manovra di galleggiamento, quindi potete immaginare un po' come la pensiamo. Cosa è mancato? Noi partiamo da questo dato che rimbomba nelle ore ed è di pessimismo molto diffuso: è stato certificato che siamo al ventiduesimo mese di calo nella produzione industriale. Questo certifica lo stato di difficoltà dell'economia italiana, delle nostre imprese, e quindi bisogna avere anche un po' più di coraggio per riuscire a invertire questa tendenza, alla luce anche di un contesto internazionale che il World Economic Forum, che si terrà a Davos fra poco, già tratteggia e delinea come uno scenario che sarà comunque fosco, soprattutto per l'Europa, che potrebbe diventare, se non già lo è, la tartaruga mondiale. Quindi, quali sono le priorità? Sicuramente l'energia. Noi abbiamo le bollette più care d'Europa. Questo è un grande fardello per la crescita delle nostre imprese, che sono meno competitive perché paghiamo più risorse per l'energia rispetto, per esempio, alla Germania, dove abbiamo un costo del 30% in più, o rispetto alla Spagna, dove il costo è il doppio. Quindi queste aziende, ovviamente, sono più competitive. Ci aspettavamo qualcosa su questo fronte. E poi sulle politiche industriali. Il taglio al fondo dell'automotive è un segnale. Noi vediamo il nostro settore di punta sempre più restringersi, anche alla luce della crescita dell'impero automobilistico cinese. Non vediamo un sostegno da parte dello Stato. Nella manovra è stato tratteggiato il fatto che da 5 miliardi arriveremo a 1 miliardo e 2 di investimenti pubblici, passando anche attraverso la riduzione del PNRR. Questa mancanza di sostegno per l'energia e di politiche industriali, con tutto quello che ne deriva, potrà pensare che non riusciremo a fare meglio nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Proviamo però a restare positivi, perché c'è un altro provvedimento economico importante, il più importante dopo la pausa natalizia, che è il decreto milleproroghe. Lo citavamo prima: siamo in Senato, siamo in prima lettura, quindi c'è spazio per presentare proposte di modifica. A che cosa sta lavorando il PD in questo senso? Sì, il milleproroghe è un po' una nuova ricorrenza festiva, o pagana, come si può dire, perché ormai dal 2014, dopo Natale, c'è il milleproroghe, poi Capodanno, poi Befana e altri. Quindi non è qualcosa che dovrebbe essere provvisorio o transitorio, ma è diventato ormai la prassi. Non è sbagliato, ovviamente, però io segnalo questo come contesto: vuol dire che non c'è una buona programmazione da parte dell'attività legislativa, ovviamente non solo ora, ma anche in passato. Se ogni anno parliamo di un cento proroghe, prima, quindi un milleproroghe, vuol dire che qualcosa non funziona. Tra le tantissime misure, ci vorrebbe un'intera trasmissione per raccontare un po' tutte le modifiche che ogni ministero e anche molti territori avranno grazie al milleproroghe. Segnalo la proroga delle multe per inosservanza delle norme Covid. Non solo per lo stop all'obbligo vaccinale, ma anche perché si eviterà la possibilità di prendere multe che non sono state ancora riscosse. Questo dispiace come segnale, perché legittima anche comportamenti che sono stati contro la collettività in un periodo molto difficile. Poi ci sono ovviamente anche dei provvedimenti che danno una mano, come la proroga per le calamità naturali. Insomma, ci sono tante cose. Il PD sta lavorando: abbiamo il termine per gli emendamenti settimana prossima, mercoledì, quindi stiamo ancora raccogliendo un bel po' di spunti, anche provenienti dai territori, per cercare non solo di limare i provvedimenti che non sono utili, ma anche di aggiungere e di migliorare. Benissimo. Noi naturalmente seguiremo le evoluzioni e le proposte che saranno portate avanti dal Partito Democratico, ma non solo, per capire poi effettivamente che forma prenderà questo testo. Adesso però cambiamo tema. Naturalmente ci sono delle ricadute economiche anche per questo tema che stiamo per affrontare, però ci spostiamo di più verso il mondo dell'innovazione. Lo citavamo nel sommario di prima: il disegno di legge in materia di economia dello spazio, un disegno di legge che risulta particolarmente importante per il nostro Paese, ancora di più in questo periodo storico, dove, appunto, lo accennavamo anche prima, relazioni industriali e relazioni internazionali di politica estera si intersecano sempre di più. Quindi volevo chiederti che visione avete, come Partito Democratico, su questa tematica e anche una valutazione su quello che è l'accordo Starlink, che è di estrema attualità. Sì, diciamo che la Befana ci ha portato questa notizia che già correva, ma è stata un po' rilanciata: l'accordo del governo italiano per un miliardo e mezzo con Starlink. Alla luce di tutte le dichiarazioni che sono avvenute dopo, mi viene da dire, parafrasando un vecchio adagio, "grande è la confusione sopra il cielo". Però la situazione non è chiara: non si riesce ancora a capire, pur avendo fatto question time e interpellanze. Ci sono state conferenze stampa della Meloni, che è stata molto focalizzata sul suo rapporto con Musk e le sue imprese. Non si è capito bene qual è il perimetro di questo accordo. Crosetto dice che siamo obbligati addirittura a usare le tecnologie di Starlink, la Meloni nega ogni accordo. Quindi davvero non riusciamo a capire. Noi solleviamo una preoccupazione, soprattutto dal punto di vista delle politiche industriali. Un miliardo e mezzo sai quanto potrebbe far bene alla nostra economia, non solo spaziale, ma a tutta la filiera che ne trarrebbe benefici. Noi abbiamo una costellazione di satelliti che verrà lanciata nel 2023 e che potrebbe appunto fornire una risposta europea a Starlink. Certo, c'è un periodo di vuoto, ma la Meloni ha detto che è urgente farlo ora. Questo miliardo e mezzo rischia di incrementare la competitività di Starlink, perché, grazie anche ai fondi del governo, aumentano i satelliti che lancerà. Quindi si rischia davvero di dare in mano a un imprenditore che sta giocando con la democrazia. Abbiamo visto insieme a Musk dichiarazioni su Starlink e anche altre che non ci sono piaciute, come quelle su Trudeau e su altri leader. C'è un intreccio di sicurezza: dare in mano la nostra comunicazione, anche militare, a questo imprenditore è rischioso. Dal punto di vista industriale, bisogna creare una soluzione per un'indipendenza europea che ci serve. Queste sono grandi domande. Il disegno di legge sullo spazio aiuta, chiaramente noi lo vogliamo migliorare. Per quanto riguarda tante misure, come per esempio il Palermo, ci vogliono risorse. Il disegno di legge sullo spazio è molto avaro di risorse. Soprattutto poi, noi ci concentreremo sugli emendamenti, in particolare sull'articolo 25, perché prevede una rete di riserva per le comunicazioni spazio-militari. Sui satelliti ci sembra una chiave d'accesso, un punto d'ingresso per Starlink. Vediamo con favore emendamenti che prevedano veri investimenti, come gli 800 milioni per la costellazione italiana. Assolutamente, credo che non ci sia nessun problema a votare insieme questa misura. Benissimo. Anche su questo noi, naturalmente, seguiremo le varie evoluzioni, perché, appunto, lo dicevamo prima, è un tema molto, molto caldo. Restiamo nel mondo dell'innovazione e passiamo al tema dell'intelligenza artificiale. Anche qui c'è un disegno di legge, che tra l'altro abbiamo seguito e vi abbiamo dato aggiornamenti nel corso delle precedenti puntate. Un disegno di legge governativo, anche in questo caso, in materia di intelligenza artificiale, che però sembra adesso in qualche modo bloccato. Quindi, Marco, io voglio chiederti un po' che cosa ci dobbiamo aspettare. Perché c'è stato questo blocco, considerato che il tema dell'intelligenza artificiale è un tema su cui il governo negli ultimi mesi ha spinto tantissimo, soprattutto nell'ambito della presidenza italiana del G7? Anche qua, purtroppo, il disegno di legge sull'intelligenza artificiale ha avuto toni trionfalistici, ma è da aprile dello scorso anno che giace dimenticato come una vecchia bozza nel cassetto del Senato. Dispiace perché, anche su questo tema, il Partito Democratico aveva una sua strategia che poteva aiutare e integrare alcuni provvedimenti del disegno di legge. Non c'è stato confronto. La cosa particolare è che l'industria e la ricerca non chiedono l'approvazione di questo disegno di legge. Perché? Perché è vuoto. Perché, anche questo, prevede un miliardo, ma il miliardo era già previsto nel piano industriale e il governo lo sta utilizzando per il fondo sull'intelligenza artificiale. Quindi non ha senso, perché poi, se vedete l'ultimo articolo, c'è la clausola di invarianza finanziaria. Quindi è chiaro che non ci sono nuove risorse, ma solamente un riciclo di quelle vecchie. Prevedeva anche delle deleghe al governo, quindi non è aspettato dall'industria né dalla ricerca. Abbiamo bisogno di un confronto molto più ampio, anche con le altre realtà europee, per creare quella che serve: la nostra indipendenza tecnologica. Ma anche perché la tecnologia è potere. È un nuovo potere, il tecno-potere, che si vede anche nelle politiche che sta facendo Biden. In settimana ha ristretto l'export a semiconduttori ancora di più. Quindi bisogna avere una risposta collettiva. Noi siamo disponibili anche a migliorare il testo del disegno di legge. Abbiamo pensato a emendamenti che aiutano a incrementare la formazione, le competenze, gli incentivi per l'investimento tecnologico. E poi è da ricordare che questa sospensione è in linea con la richiesta da parte della Commissione Europea di rivedere tutto il testo. Cosa ha chiesto la Commissione Europea? Semplicemente di allinearsi con l'AI Act, perché ci sono molti disallineamenti nella proposta del governo e si rischia di creare anche subito delle procedure di infrazione. La prima richiesta è togliere il reato che si crea, perché le sanzioni sono già ben specificate nell'AI Act. Se rimuoviamo anche questo tema, a livello di tempi, che cosa possiamo auspicare? Io auspico che ci sia prima di tutto un confronto. Aspettiamo ancora i pareri dei ministeri. Gli emendamenti ci trovano sempre pronti a confrontar