Trascrizione del video
Bentornati a Draft, l'approfondimento settimanale di Urania TV, canale 260, in collaborazione con The Watcher Post. Ormai lo sapete: questo è un approfondimento tutto dedicato a quelli che sono i lavori legislativi presso le nostre istituzioni. Anche questa settimana faremo il punto con un ospite che vi vado subito a presentare. Quindi il benvenuto al Senatore Dario Damiani, capogruppo di Forza Italia in Commissione Bilancio del Senato, e tra l'altro è stato anche relatore — uno dei relatori — al decreto fiscale. Grazie, Senatore, per essere qui.
Grazie a voi per l'invito.
Grazie ancora. E adesso, prima di entrare nel vivo del confronto con il Senatore, facciamo una breve sintesi di quello che è successo negli ultimi giorni presso le nostre istituzioni. Partiamo dal Senato.
Con 99 voti favorevoli, 65 contrari e un astenuto, Palazzo Madama ha votato la fiducia al Governo, approvando in via definitiva il cosiddetto decreto flussi. Lo ricordo: si tratta di un decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri ad ottobre, che poi è stato trasmesso alla Camera per il primo iter di conversione in legge, e poi è passato al Senato per la seconda e definitiva lettura. Tra le novità che il provvedimento comporta: c'è un nuovo elenco dei paesi considerati sicuri, c'è la segnazione alle Corti d'Appello delle decisioni su trattenimenti dei migranti, e regole anche più stringenti per le ONG che operano in mare.
Sempre a Palazzo Madama, è andato avanti l'iter di un altro provvedimento: il cosiddetto decreto ambiente. Anche in questo caso si tratta di un decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri sempre ad ottobre, che è stato trasmesso poi al Senato per l'esame in prima lettura per la conversione in legge. Il provvedimento — che ricordo adesso è atteso alla Camera per la seconda e definitiva lettura, deve essere approvato e convertito in legge entro il 16 dicembre — prevede una serie di misure: dal contrasto alla crisi idrica, al contrasto al dissesto idrogeologico, con anche materia sui rifiuti di imballaggi.
Infine, a Palazzo Madama è stato assegnato un altro provvedimento, un altro decreto legge: parliamo del cosiddetto decreto giustizia, approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei Ministri e che appunto arriva a Palazzo Madama per la prima lettura. È stato assegnato in Commissione Giustizia. Ricordo che l'iter di conversione deve concludersi entro il 28 gennaio 2025.
E adesso passiamo alla Camera. Palazzo Montecitorio ha approvato in prima lettura la legge annuale per la concorrenza 2023, un disegno di legge di origine governativa che affronta una serie di tematiche che vanno dal settore assicurativo alla gestione delle tratte autostradali, passando per il trasporto pubblico non di linea. Ricordo che si tratta di un disegno di legge annuale che il governo esamina appunto ogni 12 mesi; questo è quello relativo al 2023. E adesso è al Senato, dove è iniziato l'iter.
Sempre a Palazzo Montecitorio si è concluso — si sta per concludere — l'iter di un altro provvedimento: il cosiddetto decreto fiscale. Infatti è previsto il voto finale di questo provvedimento per mercoledì 4 dicembre. Parliamo di un decreto legge che si inserisce nella cosiddetta sessione di bilancio. E la Camera ha deciso di esaminare — di concludere — la seconda lettura di questo provvedimento prima di entrare nel vivo della cosiddetta legge di bilancio, con la votazione degli emendamenti. È proprio per questa ragione che anche questa settimana non si sono svolti i lavori della Commissione Bilancio in merito alla manovra.
Le votazioni degli emendamenti dovrebbero iniziare la prossima settimana. Parliamo comunque di un disegno di legge che si trova in prima lettura alla Camera, e l'auspicio del governo è quello di portare il testo in aula per metà dicembre, auspicabilmente per il lunedì 16 dicembre.
E adesso passiamo all'approfondimento della giornata e al confronto con il nostro ospite di oggi. Di nuovo il benvenuto al Senatore Damiani, capogruppo di Forza Italia in Commissione Bilancio del Senato. Lo ringrazio nuovamente per aver accolto il nostro invito, e partiamo subito con una domanda relativa al cosiddetto decreto fiscale. Lo abbiamo annunciato nel corso del nostro sommario: adesso si trova alla Camera per la seconda e definitiva lettura; non ci saranno modifiche rispetto a quello fatto dal Senato. Lei è stato uno dei protagonisti in Senato, perché è stato uno dei relatori del provvedimento. Le volevo chiedere: com'è andata questa maratona relativa al decreto fiscale?
È andata bene. Abbiamo suddiviso un po' i compiti tra Camera e Senato, perché questa manovra finanziaria parte appunto dalla Camera, e lì è già cominciato con i lavori, con le audizioni, con la presentazione degli emendamenti. Il collegato — perché appunto è un collegato quello fiscale — lo abbiamo esaminato in prima lettura al Senato. E adesso è passato alla Camera per il voto finale. Alla Camera si sono sospesi i lavori, e quindi poi dopo l'approvazione anche della manovra finanziaria — diciamo — la manovra finanziaria passerà al Senato.
I lavori sono andati come sempre in maniera positiva, anche perché il decreto fiscale apportava non soltanto delle migliorie, ma anche delle novità su alcuni temi di materia fiscale, su alcune questioni che riguardano anche la Zona Economica Speciale per il Mezzogiorno — che è una di quelle rivoluzioni messe in campo in questa legislatura. Ebbene, anche il Vice Presidente della Commissione Europea lo aveva, finalmente... grazie a una serie di emendamenti e di proposte che sono comunque venute sia dai gruppi parlamentari sia anche dalle proposte dei relatori, si sono apportate delle novità, soprattutto in tema fiscale.
Il decreto fiscale, tra queste novità, prevede la riapertura dei termini per quanto riguarda il concordato preventivo biennale, che come sappiamo tutti erano comunque scaduti. E diciamo il risultato di circa 1 miliardo e 300 milioni di euro di risorse apportate in più: serviranno anche per poter ridurre le tasse del ceto medio. Però abbiamo pensato bene di riaprire nuovamente i termini fino al 12 dicembre: abbiamo tempo fino al 12 dicembre per aderire a questo nuovo strumento, che un po' rientra nella filosofia della riforma che stiamo facendo e che è arrivata fino in fondo. La riforma fiscale: quella nuova filosofia oggi di un rapporto diverso tra il contribuente e il fisco — non più sicuramente vessatorio, ma un rapporto di fiducia. Il concordato va esattamente in questa direzione: quindi in un accordo con il contribuente su quelle che sono appunto le tasse da pagare.
Come dicevo, abbiamo ampliato i termini, abbiamo riaperto i termini fino al 12 dicembre.
Altro provvedimento importante: sempre con un emendamento relatoriale, abbiamo fatto l'ampliamento della platea del cosiddetto Bonus Natale. Siamo in tema di festività, in questo momento particolare. Il governo sta facendo di tutto per rafforzare la domanda — come dicevo — delle famiglie. E in questo caso abbiamo pensato al Bonus Natale. E abbiamo pensato anche — visto che erano arrivate una serie di proposte, e quindi ho pensato anche a questo — che tante volte anche le opposizioni avevano lamentato forse una restrizione della proposta iniziale. E quindi con un emendamento relatoriale abbiamo ampliato anche la platea di chi beneficerà di questo bonus, che come dicevo rientra in una strategia del governo proprio di rafforzare la domanda in un momento particolare, come quello che ci accingiamo a vivere: le festività, il Natale. È stata una proposta molto importante, anche ben vista.
Grazie, tante novità di stampo economico-fiscale, molte — da quello che ci racconta il Senatore — positive per cittadini e imprese. Però una domanda me la deve concedere su quello che abbiamo visto, abbiamo letto, abbiamo vissuto la scorsa settimana: un po' il confronto che c'è stato all'interno della maggioranza, in particolare tra Forza Italia e Lega, visto che lei... volevo chiedere il punto di vista del suo partito.
Da tempo è aperto all'interno della coalizione un dibattito anche sulla RAI. Da tempo Forza Italia aveva comunque manifestato la sua contrarietà rispetto — non tanto rispetto allo sconto del canone — comunque bisogna garantire alla RAI sempre, perché è un servizio pubblico, diciamo, un piano economico-finanziario. Ok? Quindi non si può lasciare questo aspetto. E quindi diciamo quella base del canone: comunque bisogna avere un contributo pubblico di 430 milioni di euro, che riteniamo sia un contributo molto, molto importante, che si può destinare a tante altre finalità. E noi tra queste — come dicevo — abbiamo tutta la coalizione, quindi non solo Forza Italia: un'altra finalità è quella di cercare di abbassare le tasse. Perché siamo riusciti finalmente con la manovra finanziaria a ridurre — questa è in maniera strutturale — da quattro aliquote a tre aliquote: quindi un ulteriore passaggio. E ora grazie anche — come dicevo — alle risorse che arrivano dal concordato preventivo, viene alla luce la possibilità di ridurre l'aliquota della cosiddetta fascia centrale — quella che va dal 23 al 35 per cento per redditi fino a 50.000-60.000 euro — riducendola a un'altra per cento, per poter dare ancora — come dicevo — potere d'acquisto proprio al ceto medio.
Quindi stiamo facendo tutto insieme — non solo Forza Italia, ma anche il centro — adesso questo tipo di sostegno e le 430 milioni da dare alla RAI possono servire, possono essere utilizzate appunto per il taglio dell'aliquota del terzo scaglione. Questo lo abbiamo detto spesso già nelle settimane passate. È chiaro che poi quando si è arrivati al voto — al voto singolo di un emendamento — c'è stata questa differenziazione. Ma il dato politico è che il decreto fiscale — l'intero pacchetto — e la fiducia al governo è stata votata unanime da tutto il governo e da tutta la maggioranza di centro-destra. Quindi nessuno scossone, nessuna lite, nessun allarmismo. Possono stare tranquilli: il governo va avanti e governerà l'intera legislatura. Quindi era solo una prospettiva di visione diversa rispetto alla RAI, e anche alla possibilità di tirare fuori 430 milioni che possono servire per altre priorità.
Grazie, Senatore, per questo chiarimento molto, molto importante. Restando sempre sul tema economico-fiscale ma passando a una misura prevista dalla legge di bilancio: c'è il tema della cosiddetta web tax. Quest'anno nel testo del governo si prevede un'estensione della tassazione al 3% per tutte le aziende che forniscono servizi digitali senza alcuna soglia di fatturato. Ora, sappiamo che questa misura impatterà moltissimo non solo sui grandi, ma anche su tutte quelle piccole medie imprese che popolano il nostro territorio. Abbiamo visto anche degli emendamenti presentati, non solo alla legge di bilancio ma anche al decreto fiscale. Volevo capire se vede qualche spiraglio per una qualche modifica.
Sicuramente si arriverà a una migliore definizione della stessa. Perché anche qui diciamo c'è un po' l'Europa che dice certe cose: la web tax. E l'Italia ha fatto dei passi in avanti anche più rispetto ad altri paesi europei. Nasce proprio per tassare quelle grandi aziende che oggi fanno importanti profitti nel nostro paese e poi lasciano le tasse in altri paradisi, diciamo, lontani dall'Italia. Noi riteniamo che chi fa affari, chi oggi produce nel nostro paese, debba pagare le tasse. Quindi mira in particolar modo sicuramente a quelle grandi aziende che sappiamo tutti operano in un determinato settore: dalle commerciali ad altre tante. Quindi è quello l'obiettivo che ci siamo dati: e l'Italia quindi — l'Italia che c'è — è stata d'avanguardia anche in questo caso rispetto ad altri paesi europei.
Adesso diciamo estendere questa web tax alle piccole imprese... io però non in questo settore lo ritengo — noi riteniamo — sbagliato. Infatti lo abbiamo detto subito, e abbiamo proposto già degli emendamenti. Sono convinto che si arriverà a una definizione che quindi gli emendamenti — o comunque una nuova proposta — passeranno proprio per esonerare le piccole aziende, o comunque chi opera in questi settori comunque nel digitale in particolar modo. Perché la finalizzazione non è quella di colpire i piccoli, ma — come dicevo — almeno di far pagare il giusto. Noi non siamo per pesare sempre i tanti: noi siamo per abbassare le tasse. Però ecco, ci sono delle aziende che comunque operano in Italia, fanno grandissimi affari anche con il nostro paese, guadagnano tanto, però poi pagano le tasse in paradisi fiscali. Questo non è più possibile. Perché il loro contributo lo devono lasciare nel nostro paese. Noi seguiremo le evoluzioni su questo tema naturalmente e vi forniremo tutti gli aggiornamenti del caso.
Sempre restando sul tema fiscale, cambiamo totalmente settore e passiamo al settore dell'automotive. Il governo ha anche qui deciso un taglio di 4,5 miliardi del fondo dell'automotive. Questa scelta naturalmente ha generato una serie di preoccupazioni nel settore. Vediamo anche quello che succede nelle case automobilistiche in Germania — ma non solo — anche a casa nostra per quanto riguarda Stellantis. Secondo lei, è arrivato il momento di una riforma strutturale per la fiscalità dell'automotive, per i veicoli aziendali, anche in un'ottica di sostenibilità ambientale per il rinnovo del parco auto?
Questo è un discorso interessante, una domanda interessante che merita sia riflessione che anche complessità nella risposta. Perché dobbiamo iniziare oggi a vedere anche come si è voluto e come si è voluto anche l'utilizzo stesso dell'automobile. E sento in giro, da quello che vedo, che sempre meno cittadini oggi se mai acquistano di proprietà l'automobile, ma forse preferiscono altre tipologie: quindi più il noleggio a lungo termine. Quindi c'è una evoluzione del mercato dell'automobile. Per di più poi abbiamo anche un'evoluzione del mercato dell'automobile perché abbiamo avuto questo termine che ci piomba sulla testa: il motore termico deve scomparire nel 2035.
Ci siamo avviati verso questa rivoluzione, non l'abbiamo mai ostacolata, però abbiamo detto: attenzione, c'è forse più tempo. C'è un 2030 in cui arrivate dietro le porte. E quindi abbiamo fatto delle norme per cercare anche di sviluppare un nuovo motore, quello elettrico, e quindi sviluppare un nuovo tipo di automobile, quella elettrica. Cercando se mai anche di favorire i nostri paesi europei. Ma è andato tutto al contrario perché oggi le grandi case automobilistiche tedesche, italiane — che erano i principali produttori mondiali di automobili — oggi sono gli ultimi della classifica. Con la Germania che ha scosso i propri operai, i propri lavoratori: non ci sono mai stati oggi scioperi in piazza così. Quindi forse si è perso un po' di controllo di questa situazione qui, e ci siamo ritrovati che un paese che era l'ultimo in termini di produzione di automobili — cioè la Cina — oggi è diventato il maggiore produttore di auto elettriche. Perché poi tutte le case automobilistiche stanno comprando anche le batterie in Cina, e le portano qui. E non solo in Italia: come anche le batterie, dal punto di vista elettrico, sono tutte prodotte in Cina. Abbiamo forse considerato questi fattori? Forse non abbiamo capito il mercato alla maniera giusta.
Fortunatamente oggi, anche attraverso il Partito Popolare Europeo, c'è una apertura e la possibilità di una flessibilità che è quello che ci vuole. Io faccio qui mi prolungo un attimo e faccio anche degli esempi. Tipo: noi fino a qualche tempo fa ci era stato detto, per esempio, che il PNRR era importante, fondamentale per gli investimenti nel nostro paese, e non si poteva mai cambiare. Cioè dove essere quello del 2020-2021, quando abbiamo preso dall'Europa tutte queste risorse. E invece non è stato così, perché poi dopo lavorando con l'interlocuzione e i rapporti che l'Italia — con il governo Meloni — di centro-destra nell'agenda europea nel mondo un po' così uno, le cose sono cambiate. Perché dalla pandemia ad oggi sono cambiate anche tante cose. Quindi quel PNRR finalizzato solo alla pandemia non serviva in quel modo: è stato modificato e cambiato. Quindi serve sempre della flessibilità. Anche in questo caso, se riusciamo a rivedere un attimo questa scadenza, io mi auguro che questo possa servire a dare respiro anche alle aziende.
E poi c'è il discorso appunto anche degli incentivi, perché gli incentivi servono, sono utili oggi per cambiare il parco vetture sia delle aziende sia anche per un singolo cittadino che vuole di proprietà comprare. Però tante volte hanno un po' drogato il mercato: quindi dare sempre su si non è mai utile. E quindi dobbiamo rivedere un po' nel complesso tutta la questione del tema automotive. Noi confidiamo che la maggioranza, il governo, possa aprire subito questo tavolo di lavoro, perché è un tema industriale di sistema paese molto importante.
E adesso un'altra domanda, spostata un po' più sul territorio. Perché io e il Senatore Damiani condividiamo la nostra terra di origine: la Puglia. La Puglia che negli ultimi anni è diventato un territorio attrattivo per imprese e investimenti e per talenti. E quindi vorrei chiedere al Senatore — non per campanilismo c'è tanto ancora da fare — però vorrei chiedere al Senatore che cosa ha bisogno la Puglia, ma non solo in generale il nostro paese, per diventare sempre più attrattivo nei confronti degli investimenti esteri?
Grazie per questa domanda, perché poi è bello sempre incontrare un compaesano. La Puglia sì si è fatta e ci sono stati negli ultimi anni importanti passi in avanti. Oggi anche dal punto di vista del turismo: ha posizioni di mercato molto, molto importanti. Cosa può servire ancora di più? Servono sicuramente oggi in Puglia, nel Mezzogiorno d'Italia, adesso anche questa novità — come dicevo — delle Zone Economiche Speciali, che possono: la finalità delle Zone Economiche Speciali è quella proprio di attrarre gli investimenti, in particolar modo anche grandi e grossi investimenti dall'estero, che con qualche agevolazione fiscale possono essere serviti. E tante sono state autorizzate anche in Puglia — non solo in Puglia, ma in tante altre regioni — proprio anche ampliamenti di grandi aziende in ogni settore: dal turistico, al farmaceutico, a tante altre importanti priorità del nostro Mezzogiorno.
In Puglia, sicuramente, servirebbe lavorare ancora di più sulle infrastrutture per rendere la Puglia ancora più raggiungibile. Ad esempio, per quanto riguarda l'autostrada che arriva fino a Bari: poi dopo diventa difficile arrivare giù nel Salento, arrivare giù alle Ciandare, oltre Lecce. Abbiamo oggi — grazie anche ai fondi di sviluppo e coesione — abbiamo firmato proprio la settimana scorsa con il governo, finalmente, ad esempio anche la strada che porterà fino giù a Leuca: appunto da Maglie, anche verso appunto il tacco dello stivale dell'Italia. Sarà sicuramente, riusciremo nel ristrutturato ampliato — come dicevo — quindi l'autostrada ferma a Bari: anche la strada è così. Può essere importante, come anche tanti altri collegamenti. I porti sono fondamentali, importanti per poter accogliere, perché anche la Puglia è diventata una meta di crociere, ad esempio: sia a Bari, come c'è anche a Brindisi, a Taranto. Ma ci sono anche altri luoghi strategici.
Ed è una città anche la Puglia: una terra religiosa. Quindi c'è, ad esempio, anche San Giovanni Rotondo, la duna del Gargano — non soltanto dal punto di vista turistico è molto bella, ma può attrarre anche per Padre Pio, e quindi anche lì è partito il riporto di Foggia, che sta cominciando a dare i suoi numeri. Ma sicuramente si può sviluppare ancora di più. E come dicevo, forse l'alta velocità dei treni — e sappiamo tutti le problematiche — ma si sta lavorando per il collegamento Bari-Napoli per rendere più agevole il trasferimento anche delle persone da una costa all'altra. Sono lavori in corso, alcuni altri ancora da pensare, da studiare, da progettare, per rendere la Puglia sempre più importante, più centrale nel Mezzogiorno d'Italia. Quindi queste infrastrutture oggi possono essere sicuramente un richiamo maggiore per uno sviluppo non solo della Puglia, ma anche di tutto il Mezzogiorno d'Italia.
Esattamente. Il tema delle infrastrutture è comunque un po' il tasto dolente del Mezzogiorno d'Italia. E speriamo che questi lavori possano proseguire e concludersi celermente.
Io chiudo con il Senatore Damiani che ringrazio per essere stato qui con noi oggi. Grazie a voi. Naturalmente benvenuto nelle prossime puntate di Draft.
E adesso, prima di salutarci, qualche anticipazione per i prossimi giorni. Da quanto si apprende, la Commissione Bilancio di Palazzo Montecitorio non dovrebbe iniziare a votare gli emendamenti alla legge di bilancio martedì 10 come inizialmente ipotizzato, ma potrebbe slittare l'inizio del voto di qualche ora. Potrebbe essere effettivamente dato avvio al vivo della sessione di bilancio lunedì 9 dicembre. E questo perché il calendario dell'Aula di Palazzo Montecitorio è molto fitto. Tra l'altro, la prossima settimana ci dovrebbe essere in Aula anche il decreto ambiente, che sarà lì in seconda lettura: quindi si immagina una chiamata al voto che richiede tutti i parlamentari. Ed è per questo motivo che appunto il voto della legge di bilancio potrebbe slittare di qualche giorno in Commissione. In ogni caso, l'auspicio del governo è quello di portare il testo in Aula per metà dicembre, auspicabilmente lunedì 16 dicembre. Ed è notizia di qualche ora fa che proprio per raggiungere questo obiettivo si ipotizzano anche sedute notturne nell'Aula in sede. E naturalmente noi daremo aggiornamenti per la prossima settimana.
Un'altra notizia: quella relativa al Consiglio dei Ministri. Infatti l'Esecutivo si riunirà lunedì 9 dicembre alle ore 16, e all'ordine del giorno della riunione potrebbe anche esserci il cosiddetto decreto mille proroghe. Anche su questo vedremo aggiornamenti. Io intanto vi ringrazio, la regia ringrazio, la redazione di The Watcher Post. E vi do appuntamento alla prossima settimana, sempre a Draft.