Trascrizione del video
Benvenuti a Draft, l'approfondimento settimanale di Urania TV, canale 260, in collaborazione con The Watcher Post. Un approfondimento tutto dedicato a quella che è l'attualità legislativa in discussione presso le nostre istituzioni.
Mi dispiace per questa voce un po' nasale, va così: in macchina ho bevuto ad esserci. E ci tenevo anche a intervistare la nostra ospite di oggi, che vado subito a presentare. Dunque do il benvenuto a Donatella Cerminara, capo dell'Ufficio Legislativo della Lega presso la Camera dei Deputati. Benvenuta, Donatella.
Grazie, grazie per l'invito.
Grazie a te per essere qui. Ma prima di entrare nel vivo del confronto con la nostra ospite di oggi, vediamo quello che è successo presso Camera, Senato e governo, e partiamo da Palazzo Madama.
L'Assemblea del Senato ha approvato nella seduta di mercoledì 19 febbraio il cosiddetto Decreto Cultura. Un provvedimento che è stato approvato in via definitiva e che prevede, tra le varie cose, il cosiddetto Piano Livelli per la Cultura: un piano finalizzato a favorire lo sviluppo della cultura come bene accessibile, integrato nella vita delle comunità, e a promuovere la rigenerazione culturale delle periferie, delle aree interne e delle aree svantaggiate. Ora il provvedimento è atteso in Gazzetta Ufficiale.
Sempre in Senato, la Commissione ha iniziato l'esame in seconda lettura di un altro decreto legge: il cosiddetto Decreto Emergenze, approvato giorni scorsi dalla Camera in prima lettura, che deve essere convertito in legge entro il primo marzo. Il provvedimento si compone di una decina di articoli che vanno da interventi infrastrutturali e di riqualificazione urgenti al fine di fronteggiare situazioni di degrado, vulnerabilità sociale e di disagio giovanile, al contrasto della scarsità idrica, passando per il supporto delle strutture operative di protezione civile.
Abbiamo finito con il Senato; adesso vediamo quello che è caduto alla Camera. Nella seduta di mercoledì 19 febbraio, l'Assemblea della Camera ha votato la fiducia posta dal governo sul cosiddetto Decreto Milleproroghe. Ricordo che si tratta di un provvedimento già approvato in prima lettura dal Senato nelle scorse settimane e che deve essere convertito entro le prossime ore — la scadenza è il 25 febbraio.
Tra le novità — e ne parliamo anche nel corso dell'approfondimento di oggi — la riapertura dei termini delle richieste per la cosiddetta Rottamazione quater, e anche una clausola di salvaguardia per le auto aziendali in Fringe Benefit per tutti coloro che sono rimasti nel guado delle prenotazioni terminate il 31 dicembre 2024, con la stretta fiscale entrata in vigore il primo gennaio 2025.
Come ogni mercoledì poi, l'Aula di Palazzo Montecitorio ha svolto il cosiddetto Question Time. Questa settimana sono stati ascoltati i ministri Nordio e Urso. In particolare sono state variate le interrogazioni discusse, che vanno dalle iniziative normative per limitare il ricorso alla custodia cautelare — anche nell'ottica di riduzione del sovraffollamento nelle carceri — a iniziative volte ad arginare il fenomeno dello sfruttamento del lavoro nell'ambito delle filiere del Made in Italy, allo sviluppo dell'industria aerospaziale italiana, passando anche per la descrizione dell'Ibrido ANCO sulla nuova strategia italiana di politica industriale.
Prima di passare al confronto con la nostra ospite di oggi, però vediamo quello che sono stati i lavori dell'esecutivo. Il Consiglio dei Ministri si è riunito mercoledì 19 febbraio e, tra i vari provvedimenti, ha approvato il cosiddetto Decreto Pubblica Amministrazione: un decreto legge che introduce disposizioni urgenti in materia di reclutamento e funzionalità delle pubbliche amministrazioni. Il provvedimento si articola in diverse parti: reclutamento, organizzazione e funzionalità, per rispondere in modo concreto alle esigenze delle amministrazioni e rafforzare il rapporto con utenti, cittadini e imprese.
Tra le novità contenute in questo provvedimento: la possibilità per regioni, province e città metropolitane di assumere come funzionari anche i diplomati degli Istituti Tecnici Superiori — i cosiddetti ITS Academy — con l'obiettivo di attrarre le nuove generazioni nel settore pubblico, ma allo stesso tempo dotare le pubbliche amministrazioni di personale tecnico qualificato.
Il provvedimento, trattandosi di un decreto legge, è atteso in Gazzetta Ufficiale per la sua entrata in vigore. E poi verrà avviato l'iter di conversione in legge da uno dei due rami del Parlamento. Naturalmente vi terremo aggiornati su quelli che saranno gli sviluppi.
Ma adesso passiamo all'approfondimento di oggi. Come vi avevo anticipato prima, l'ospite della puntata di oggi è Donatella Cerminara, capo dell'Ufficio Legislativo della Lega presso la Camera dei Deputati. Benvenuta nuovamente.
Grazie di nuovo.
Dunque, Donatella, vorrei partire subito da un tema tecnico ma di attualità, perché si tratta del funzionamento vero e proprio della macchina istituzionale. In fatti, all'inizio dell'anno è entrato in vigore un nuovo regolamento della Camera con importanti modifiche. Sappiamo che questo è un processo che va avanti da vario tempo, che ha riguardato prima il Senato e ora riguarda la Camera. E volevo sapere da te innanzitutto come si è deciso di introdurre anche alla Camera un po' di novità.
Allora, sì, è vero: come hai detto, il processo va avanti da un bel po' di tempo, non solo da questa legislatura, ma anche dalle precedenti. Il Senato ha fatto l'ultimo aggiornamento al regolamento nel luglio 2022. La Camera, a ottobre scorso, è entrato in vigore a gennaio di quest'anno. La necessità di modificare il regolamento scaturisce sicuramente dall'anacronismo. Una fattispecie, per esempio, è la cosiddetta "pausa fiducia." Il regolamento della Camera prevede che ogni volta in cui viene posta la questione di fiducia, il Parlamento — quindi la Camera proprio — i lavori parlamentari si sospendono per 24 ore. Quindi non soltanto il lavoro dell'Aula, ma anche i lavori delle Commissioni.
Ora, è chiaro che questa norma un tempo aveva il suo significato. È una norma nascente e aveva il suo perché: la sua ratio era innanzitutto assicurarsi che anche i deputati provenienti dalle zone più disagiate d'Italia avessero quel giorno di tempo per raggiungere Roma e partecipare ai lavori, e soprattutto la fiducia era uno strumento con il quale si intendeva veramente porre all'agenda una dinamica per cui un provvedimento che in qualche modo la maggioranza di governo non era compatta, non era coesa — che era effettivamente mettere alla prova se la maggioranza teneva o meno.
Adesso invece la fiducia, lo sappiamo tutti, è un po' uno strumento per accelerare i lavori parlamentari. Soprattutto viene posta sui decreti legge, perché bisogna rispettare i sessanta giorni; sulle leggi di bilancio, perché bisogna garantire l'approvazione entro la fine dell'anno — il 30 e non il 31 perché ci sono le festività che lo scavalcano. Per cui è chiaro che le 24 ore di sospensione non hanno più senso: questo è sempre stato un motivo per cui si parla tanto di modificare il regolamento.
Collegato a questo anche la doppia votazione: nel senso che il regolamento della Camera prevede sempre, quando viene posta la questione di fiducia, il voto di fiducia e il voto sul provvedimento con conseguente doppia dichiarazione di voto: la cosiddetta "dife" — la dichiarazione di voto di fiducia — e la dichiarazione di voto sul testo del provvedimento. Quindi tutti i gruppi, tutti gli iscritti a parlare, ciascuno per gruppo su entrambe le dichiarazioni: si allungano tantissimo i tempi. Il regolamento del Senato su questo è molto più snello: non prevede l'ulteriore doppia dichiarazione di voto.
Un altro oggetto di discussione è quello degli ordini del giorno. L'ordine del giorno, per esempio, al Senato segue l'iter degli emendamenti: quindi viene discusso, esaminato in Commissione, accolto in Commissione. Se viene posta la questione di fiducia in aula sul provvedimento, così come decadono gli emendamenti, decade anche l'ordine del giorno. Alla Camera invece non è così: vive — tra virgolette diciamo — di vita propria, separata dagli emendamenti.
Questa cosa che è una menomazione comporta — e abbiamo l'esempio freschissimo di ieri — che ieri il voto di fiducia sul Milleproroghe alla Camera è iniziato intorno alle 18. La chiama è iniziata intorno alle 18 e finito il voto di fiducia — se fosse stata al Senato — già tutti a casa, tutto più snello e approvato. E invece si è iniziata una seduta fiume fino a mezzanotte per esaminare i vari ordini del giorno.
Questa è un'altra ragione di discussione in Giunta del Regolamento e quindi di eventuale revisione e riforma. Non è facile: il processo è lungo, perché questi strumenti — a seconda se sei in maggioranza o in opposizione — vengono vissuti in un modo o nell'altro. È chiaro che oggi la maggioranza considera gli ordini del giorno — questo modo di esaminarli — un rallentamento dei lavori, un allungamento dei tempi. Al contrario chi è all'opposizione lo difende a spada tratta, perché è l'unico strumento che hanno oggi per dire la propria voce, per far sentire la propria voce. Comunque è uno strumento di ostruzionismo.
Certo, è quindi un processo un po' anacronistico che necessitava un po' di snellimento e svecchiamento. Immagino anche che la riduzione del numero dei parlamentari in qualche modo abbia influito, così come ha influito sul regolamento del Senato. Ma quali altri obiettivi perseguono queste novità? C'è qualcos'altro che dobbiamo sapere da te sui lavori che ci può essere utile?
Allora, sì. Le modifiche sono state apportate dalla Camera come dicevamo a ottobre scorso, sono entrate in vigore quest'anno a gennaio — con l'inizio del nuovo anno. Principalmente si sono tutte orientate sul ridurre i cosiddetti "tempi morti" e i tempi improduttivi. Quindi appunto accelerare i lavori. Già proprio sugli ordini del giorno: hanno deciso di eliminare la fase dell'illustrazione, che prevedeva una durata di 5 minuti a deputato per illustrare l'ordine del giorno. Il che allungava ulteriormente i lavori. È stata eliminata. Oltre alla fase dell'illustrazione è anche — là dove il governo esprime parere favorevole — non si pone più in votazione. Se il proponente — il firmatario, il deputato — lo accoglie, si considera accolto e si va al prossimo.
È stato anche — e questa è una cosa importante — fissato un termine per depositarli. Perché prima il regolamento della Camera — sempre perché è un po' più complesso di quello del Senato — prevedeva che l'ordine del giorno si potesse depositare fino a prima dell'ultima votazione sull'ultimo articolo del provvedimento. Questo portava a cosa? Un'ultima terminato l'esame dell'articolato, non si potrebbe passare subito all'esame degli ordini del giorno, perché comunque mancava il parere del governo — perché comunque gli ordini del giorno vengono istruiti, vengono trasmessi dai Rapporti col Parlamento ai Ministeri competenti, che si esprimono sul proprio parere. E se era fino a 5 minuti prima di una votazione che si depositava un nuovo testo, qua i lavori si spesero: 10 minuti che diventano 90 che diventano 95.
In questo, per esempio, è stato stabilito che ora viene fissato il capogruppo quando decide del calendario d'aula, stabilisce la data, il giorno e l'ora del giorno degli ordini del giorno. E poi sono state fatte tutta una serie di modifiche che, ripeto, magari rispetto all'enorme anacronismo di cui ho parlato prima possono sembrare irrilevanti, invece diventano sostanziali nella velocizzazione, nello snellimento dei lavori parlamentari.
Sono stati, per esempio, ridotti i tempi di intervento: non più i relatori che illustrano nel provvedimento, quando aggiungono la loro relazione, non più 20 minuti ma 10. Sono stati ridotti anche gli interventi sulle linee generali — la cosiddetta "dig" — anche lì non più 30 minuti ma 10. I tempi variabili degli avventi, qualora solo un deputato intervenga per gruppo, sono stati ridotti.
Un'altra eliminazione, anche questa sensata con i tempi di oggi, è quella della mancanza del numero legale. Quando veniva verificato che mancava il numero legale — la mancanza del numero legale è quando c'è meno della metà dei deputati presenti, al netto dei deputati giustificati — quando mancava il numero legale, la seduta veniva sospesa per un'ora: un altro tempo morto. Adesso invece si va oltre il numero legale. Sono stati ridotti anche i tempi di discussione delle mozioni di fiducia, per esempio: prima erano 60 minuti, ora sono 30.
Quelle entrate in vigore da gennaio sono molto orientate sulla velocizzazione dei lavori. La Giunta per il Regolamento sta proseguendo ora su altre modifiche, tra cui appunto quelle che ho citato prima: lo stop delle 24 ore, o diciamo l'eventuale possibilità di allinearsi anche noi al Senato con gli ordini del giorno.
No, e seguiremo naturalmente le evoluzioni. Ora però vorrei passare al commento di un articolo che riguarda sempre il funzionamento della macchina, riguarda forse — non lo sappiamo — un po' di tempi morti, almeno così vengono raccontati. Perché il Messaggero di qualche giorno fa parla di "Parlamento a rilento: strette ai ministeri — i rami e il governo preparano una comunicazione con le nuove regole per i ministeri." Lo sfogo durante il preconsiglio che è stato appunto qualche giorno fa: errori e pareri in ritardo, una stoccata all'opposizione.
Allora, vorrei commentare un po' questo articolo, anche perché il caso simbolo, ma è stato appunto proprio il Milleproroghe. E volevo capire: al di là delle modifiche del regolamento della Camera, secondo te ci sono altre procedure che possono essere riviste nella macchina proprio per evitare un po' questi tempi morti, le lungaggini inutili?
Allora, io ho sorriso perché è chiaro che se avessi la risposta a questa domanda, avrei la bacchetta magica. Perché il sistema è sicuramente anacronistico. E credo che la responsabilità non si possa nemmeno additare al Ministero piuttosto che al Parlamento, alla Camera piuttosto che al Senato: è un po' un groviglio — ormai una prassì così ingarbugliata che effettivamente sciogliere la matassa è difficile.
Sicuramente questo è un assillo dell'opposizione, e questo è vero. Ed è anche vero, per esempio, che il Messaggero nell'articolo che ho citato parla soltanto del caso Milleproroghe. Ma in realtà, non solo il caso Milleproroghe per il lamentarci: il caso Milleproroghe ha avuto conseguenze anche su altri provvedimenti. Perché la Commissione del Senato e il decreto Milleproroghe, la Commissione Bilancio della Camera — il cosiddetto Decreto Emergenze — e il PNRR, erano anche noi così appesi, sospesi, perché non c'erano i pareri, non c'erano i pareri perché i Ministeri non erano tutti concentrati a chiudere quelli del Milleproroghe. Ma prima: era nel ritardo sul Milleproroghe perché fino al giorno prima erano tutti concentrati a chiudere i pareri sul Decreto Cultura, cioè gli adempimenti, gli emendamenti. Per evidenza: gli uffici legislativi dei Ministeri funzionano così. Una volta depositato, e superata la procedura di ammissibilità — e quindi l'istruttoria parlamentare — viene trasmesso dai Rapporti col Parlamento alle varie Amministrazioni competenti, quindi agli uffici legislativi dei Ministeri che hanno competenza sulla materia di quell'emendamento. Tutti devono poi essere assentiti dal MEF, il quale deve dire: "Sì, è votabile, non comporta rimodulazione di copertura." E qui è chiaro che: voglio dire, se sono tutti concentrati su un decreto, l'altro viene messo un po' in disparte. Poi si spostano su quello, e viene messo l'altro in disparte.
Quindi, in realtà non lo so — forse bisogna rivedere in un attimo i decreti, non lo so — non spetta a me dirlo. Però, non me la sento nemmeno di puntare il dito contro gli uffici legislativi dei Ministeri, perché poi sono anche loro in parte in qualche modo colleghi, con i quali noi ci confrontiamo per chiudere una norma, per avere quei pareri e quelle espressioni. Mi sono sentita dire: "Scusa, Donatella, non ho tempo perché ora sto guardando questo decreto. Scusa, non ho tempo perché siamo tutti concentrati su quest'altro decreto."
Quindi probabilmente bisogna rivedere un po' tutto quanto: il meccanismo, il coordinamento proprio tra governo e Parlamento, i tempi, i calendari dei lavori. Deve essere un po' rivisto tutto. E magari con un decreto, è uno o due decreti legge ogni settimana ogni 15 giorni... già il decreto più ha in un certo senso dato il tempo. E anche perché c'è un altro provvedimento relativo al PNRR: il cosiddetto Decreto Semplificazioni. Quindi ora vedremo che strade prenderanno entrambi i provvedimenti. Però sicuramente con la decretazione d'urgenza a tutto tondo non si aiuta il lavoro di tutti quanti. Però il cavalcamento al momento dei pareri dei Ministeri si crea per forza. Non lo sbrogliamo, speriamo che possiamo andare a vedere — confidiamo tutti insomma — che la matassa si possa sbrogliare.
Giusto, confidiamo tantissimo. Adesso io vorrei rimanere sul Milleproroghe, però passare un po' ad un'altra tematica, quella più politica. Perché col Milleproroghe si è aperta, all'interno della maggioranza, una discussione importante che riguarda tantissimi cittadini e imprese: quella sulla rottamazione. È un tema che è caro alla Lega. Vorrei iniziare cercando di capire innanzitutto cosa prevede l'emendamento che il governo ha approvato al Milleproroghe. E poi capiamo il punto di vista della Lega.
L'emendamento è una riapertura dei termini, non una remissione in pratica. L'emendamento prevede che coloro che sono stati espulsi — cioè coloro che erano nei termini della decadenza dal beneficio della Rottamazione quater — possono essere riammessi. Espulsi e decaduti perché magari avevano saltato una rata, avevano fatto il versamento in ritardo, oppure comunque pagato parzialmente. Quindi è previsto che possano essere riammessi: faranno domanda in modalità telematica all'AdER — l'Agenzia delle Entrate-Riscossione — e il termine entro il quale possono chiedere la riammissione è l'aprile 2025.
Chiaramente i debiti non sono nuovi — non stiamo parlando di nuovi debiti che il contribuente o l'impresa hanno accumulato nel tempo. Stiamo sempre parlando del carico dei debiti già definito, oggetto della Rottamazione quater, che sono debiti su cartelle esattoriali dal primo gennaio 2000. Quindi coloro che per qualunque motivo avevano aderito, avevano iniziato a pagare le rate, poi sono decaduti dal beneficio, adesso possono chiedere la riammissione. Questo è l'emendamento sulla Rottamazione quater.
Per questo, come dicevamo: la Lega da qualche settimana, attraverso anche il vice premier e ministro Salvini, spinge per una nuova rottamazione. In tutto questo c'è anche un risultato positivo, celebrato dalla premier nelle ultime ore: un dato record del recupero delle evasioni fiscali: 33,4 miliardi, due in più rispetto all'anno scorso. E allora dunque vorrei capire con te il punto di vista della Lega: perché serve una nuova rottamazione?
Sì, sicuramente questo dato è un riconoscimento non solo per il governo di centrodestra, ma forse principalmente proprio per il partito di Salvini, per la Lega. Perché la Lega ha sempre considerato la pace fiscale una delle priorità del programma elettorale, del programma di governo: è un tema molto caro e molto sentito. E perché questo dato — 33,4 miliardi di recupero dell'evasione fiscale, con un incremento di 2 miliardi rispetto al 2023 — è importante? Perché in qualche modo conferma quello che la Lega dice sempre: cioè che la rottamazione non è un provvedimento a favore degli evasori, di coloro che non vogliono pagare. Dimostra che si può continuare a fare contrasto all'evasione e contemporaneamente la pace fiscale, e che una non esclude l'altra. Lo slogan della Lega è: "Vogliamo aiutare chi vuole pagare e non può farlo, non chi può farlo e non paga."
Quindi, in un'ottica, quel dato è molto importante per questo motivo. Perché per la Lega c'è bisogno di una nuova rottamazione: in realtà sono i dati a dirlo. C'è il Magazzino Fiscale che è di 1.300 miliardi di crediti: il dato al 31/12/2024 è 1.277,5 miliardi; al 31/12/2023 era 1.277 miliardi; comunque c'è un incremento: dal 2022, 24, 1.658 miliardi. Il trend dimostra proprio questo: ogni anno c'è un aumento nel Magazzino dei Crediti di circa 40-45 miliardi di imposte dichiarate e non pagate. Quindi, se sono dichiarate, vuol dire che il contribuente, l'impresa, non vuole evadere — va a fare la dichiarazione. Poi nel momento del pagamento non ce la fa, c'è impossibilità. Quindi per questo motivo ci sono i dati su cui la Lega basa il suo ragionamento: c'è bisogno di un nuovo strumento, una nuova pace fiscale, un nuovo modo per rasserenare le imprese e appunto fare pace col fisco.
Guardiamo per esempio il periodo Covid: anche se non state le imprese che si sono trovate in difficoltà, anzi soprattutto quelle che hanno dovuto fare la scelta — "pago le imposte o pago i miei dipendenti?" — e tanti hanno optato per i dipendenti. Perché il dipendente anche lui tiene famiglia, deve pagare le bollette, il trasporto. E quindi magari tanti contribuenti hanno rinviato il pagamento delle imposte, così pensando: "Vediamo il mese prossimo, vediamo l'anno prossimo." Purtroppo non è un meccanismo virtuoso, perché cosa succede? L'imposta non pagata va iscritta a ruolo — quindi diventano cartelle esattoriali — e aumenta in maniera esponenziale perché poi ci sono gli interessi di mora, gli interessi per l'iscrizione a ruolo, le sanzioni, l'aggio. Quindi se il contribuente non poteva fare una cifra di mille, piano piano — nell'arco di un anno, dicendo "dai domani, l'anno prossimo, il mese prossimo" — dopo un anno, due anni, da mille è passata al doppio, al triplo. Quindi questo fa sì che insomma la Lega — ripeto — e sono i dati del Magazzino dei Crediti che spingono la Lega a dire: "Dobbiamo ancora lavorarci, dobbiamo ancora intervenire, dobbiamo ancora fare comunque un nuovo provvedimento che in qualche modo vada in aiuto ai cittadini e alle imprese."
Leggiamo che il ministro Giorgetti ha raccolto un po' questa istanza — perché a quanto pare la Ragioneria sta già lavorando per trovare una quadra sul punto. Quindi si sta lavorando: come Lega, si sta lavorando ad un provvedimento, ad un emendamento che possa portare ad una nuova rottamazione. Allora, in realtà c'è già una proposta: è stata depositata alla Camera, reca la prima firma dell'onorevole Gusmeroli. Però in realtà una proposta che diciamo è stata già condivisa anche con tutti gli altri componenti del Dipartimento Economia, con il sottosegretario Bitonci — che è il padre invece della Rottamazione quater. La proposta già esiste: tra l'altro il firmatario ci tiene a precisare che non vuole che si chiami Rottamazione — in questo caso — ma "nuova definizione agevolata." Perché è molto differente dalle precedenti.
Ha una serie di punti che sono differenti: innanzitutto la dilazione dei tempi. Nelle alte precedenti era un tipo di 4-5 anni; questa invece prevede l'idea di 10 anni. Poi non prevede il maxiacconto — cioè le altre rottamazioni prevedevano sempre la previsione del maxianticipo: una prima rata più grossa delle altre. Questa invece prevede subito 100 mensirate, tutto uguale, un po' il meccanismo del mutuo. Cioè, come per il mutuo, so che per 10 anni quella è la cifra, sempre quella. Già mi so in qualche modo cosa devo mettere da parte, quanto. Perché il maxiacconto, per esempio, è stato un altro dei motivi che ha fatto sì che tanti contribuenti — sì, avevano aderito, avevano fatto domanda di adesione al beneficio — poi al momento di pagare la prima rata si sono ritrovati con il maxiacconto che, quindi...
Come dicevo: 10 anni, 100 mensirate. E poi però per ovviare al problema — tra l'altro è un elemento di cui ho parlato prima — il Milleproroghe — per ovviare al problema per cui, anche sempre in buona fede: se un mese dimentichi di pagare la rata, oppure quel mese — perché è stata bravo a pagare per 3 anni consecutivi poi arriva il mese nell'anno in cui si ha avuto delle oggettive difficoltà — per una volta si rischia di mandare in fumo tutto quanto il beneficio della definizione agevolata. Allora questa nuova proposta prevede la possibilità che tu rimanga dentro — e quindi non decada — fino a 8 volte. Cioè: se però otto volte o paghi in ritardo, o dimentichi, o metti il versamento in un secondo momento, o lo paghi parzialmente perché quella somma non ce l'hai — fino a 8 volte rimani nel beneficio. Questa è la proposta della Lega.
È stata pure tenuta una conferenza stampa, come dicevo: è stata depositata. E che è stata in parte sdoganata dal nostro ministro — il ministro dell'Economia non era presente, era rappresentante della Lega — dalla ministra Giorgia. Ora, è vero: è stata incaricata la Ragioneria di fare tutti i calcoli, di lavorarci, di vedere quanto sia sostenibile per il bilancio. E si vedrà. Vedremo: non c'è una data certa. L'ipotesi è di giungere, come dire, a qualcosa — condividendo sempre con gli alleati e tutti quanti — in primavera, luglio.
Noi naturalmente seguiremo il tema perché interessa tantissimi cittadini e imprese come dicevo prima. E intanto, però, concludo il confronto di oggi, ringraziando Donatella Cerminara per essere stata con noi. Grazie. Naturalmente sei benvenuta per le prossime puntate di Draft.
E io dunque vi saluto, ringrazio la regia, ringrazio la redazione di The Watcher Post, e vi do appuntamento alla prossima settimana: sempre sul canale 260 e sempre con Draft.