Space AgriTech: a Venezia le conquiste nello spazio a supporto dell’agricoltura sulla terra

Trascrizione del video
Spazio e agricoltura: sono due mondi sempre più vicini, che condividono conoscenze, sapere, nuovi dati in quasi tempo reale. E per approfondire questi temi, in occasione dello Space Meetings di Venezia, Veneto Agricoltura ha organizzato una giornata dedicata proprio a questi argomenti, per indagare in che modo il mondo dell'agricoltura, il mondo del primo settore, si sta integrando con la New Space Economy. Partiamo dai lavori della mattinata ascoltando le voci dei protagonisti, che ci hanno raccontato in che modo il mondo dell'agricoltura sta conquistando anche l'esplorazione spaziale. Senatore, siamo questa mattina nell'ambito di Space Meetings. Veneto Agricoltura ha organizzato questa giornata di approfondimenti, panel, incontri per indagare e approfondire il rapporto tra lo spazio e la Terra, con un focus specifico sul mondo dell'agricoltura. Le chiedo: quanto sono importanti questo genere di appuntamenti anche per costruire un po' un ponte tra la vasta comunità scientifica, di ricerca e sviluppo, che vediamo qui presente allo Space Meetings, e tutto il mondo della filiera agricola? Questo è un appuntamento molto importante perché il binomio tra agricoltura e Space Economy è sempre più evidente. Il mondo si sta trasformando: l'utilizzo delle nuove tecnologie, l'utilizzo dei satelliti per il monitoraggio in campo delle fitopatologie, piuttosto che l'uso — e il riuso — anche del ciclo chiuso dell'acqua, così come anche dei vari nutrienti che vengono utilizzati, diventa fondamentale. Io lo vedo di giorno in giorno: i nuovi macchinari che vengono utilizzati in campo, grazie alla tecnologia spaziale, grazie all'uso dei satelliti, sono sempre più evidenti. Se vogliamo continuare a produrre cibo in maniera importante — per far fronte all'aumento della popolazione — cercando di avere una sostenibilità di carattere ambientale, dobbiamo utilizzare le nuove tecnologie. La tecnologia spaziale diventa sempre più importante in questo settore. Se qualche anno fa mi avessero detto che avremmo utilizzato i satelliti o che le stazioni spaziali in futuro sarebbero servite per il controllo delle produzioni in campo, nessuno ci avrebbe creduto, io per primo. Oggi siamo qui. Ed è importante continuare a confrontarsi per dare futuro anche alla nostra agricoltura, al nostro mondo. Sono temi che fino a qualche anno fa sembravano fantascientifici. Invece stiamo toccando con mano come in queste ore i dati siano effettivamente concreti e operativi. Lo sviluppo e il lavoro di ricerca che si sta facendo in questi anni, merito anche dell'accelerazione che ha ricevuto la New Space Economy negli ultimi 10 anni. E in quest'ottica il Veneto si conferma Regione chiave. Le chiedo: quali sono i prossimi step? Io direi che il tema fondamentale è legato agli investimenti. Noi abbiamo bisogno di spendere di più in ricerca e innovazione tecnologica. Lo dobbiamo fare come istituzioni, come Regione Veneto, ma lo deve fare lo Stato, il Ministero dell'Agricoltura, e direi anche l'Europa. Perché, ripeto, se vogliamo cercare di produrre di più tendendo alla sostenibilità, lo si può fare solo tramite l'innovazione. Le condizioni climatiche che abbiamo nel nostro territorio — in particolare in Pianura Padana — ci rendono davvero difficile fare agricoltura, se non con un'innovazione importante. L'utilizzo, per esempio, anche delle risorse idriche, che in questo momento stanno mancando, o che al contrario stanno creando danni: questo è il problema. Lo step successivo: io vedo che la tecnologia c'è, continua a crescere. I dati ci aiutano, vanno ovviamente usati e interpretati al meglio. Ma dobbiamo investire sempre di più in ricerca, che è una cosa che francamente non è poi così scontata. Noi riusciamo a farlo grazie anche alle nostre università, grazie anche agli operatori sul territorio, ma avremmo bisogno di maggiori investimenti. Presidente, oggi siamo allo Space Meetings: Veneto Agricoltura ha organizzato questa giornata di approfondimenti, panel, incontri per indagare e approfondire maggiormente il rapporto tra la Terra e lo spazio, con un focus dedicato al mondo dell'agricoltura. Le chiedo l'importanza di questo genere di appuntamenti, per saldare un po' un ponte tra il mondo dell'esplorazione spaziale, della ricerca, della New Space Economy, e quello della filiera agricola. Credo che la parola giusta oggi sia un'ottica di visione: essere un elemento di interconnessione tra un sistema che sta avanzando in maniera particolare. Qui oggi siamo ad una fiera dello spazio — Space Meetings — e le implicazioni che poi possono avere le applicazioni su un sistema agricolo, soprattutto nell'ambito, ad esempio, del miglior utilizzo degli input, per quanto riguarda la preservazione dei suoli e il monitoraggio delle colture, sono molto importanti. Ovviamente ci sarà un aspetto anche di competenze, quindi nuove competenze da inserire sia all'interno della struttura agricola ma anche all'interno di quelle strutture che poi devono mettere in relazione questa tecnologia con la sua applicazione. Quindi ci un evento importante, che negli anni è sempre più cresciuto, e questo ci fa molto piacere perché l'agricoltura da questo punto di vista ne è un fruitore netto. Le chiedo anche, dal vostro punto di vista, dal vostro osservatorio, quali sono un po' i prossimi step, anche gli ostacoli da superare, e i feedback che ricevete dalle aziende agricole sull'utilizzo di questi dati che ricevete dallo spazio. Gli step prossimi saranno sostanzialmente di carattere normativo, organizzativo e soprattutto anche economico. Noi abbiamo una difficoltà con aziende che hanno una dimensione poderale abbastanza piccola, e quindi la fruibilità di questi strumenti richiede di agire, ad esempio, sulla parte di sviluppo rurale e sulla nuova PAC futura. Poi c'è il tema di come riusciamo ad aggregare le imprese, perché spesso l'utilizzo di queste strutture e tecnologie costa, e le singole aziende non sono adeguatamente in grado di poterne fruire. Quindi la sfida è soprattutto come rendere fruibile questa tecnologia, e quindi anche un aspetto formativo è quello che le associazioni di categoria possono giocare in maniera ponderata. Presidente Longi, nell'ambito di Space Meetings — Veneto Agricoltura ha organizzato questa giornata di approfondimenti, panel, incontri per indagare e approfondire maggiormente il rapporto tra la Terra e lo spazio, con un focus dedicato sul mondo dell'agricoltura — le chiedo l'importanza di questo genere di appuntamenti per saldare un po' un ponte tra il mondo dell'esplorazione spaziale, della ricerca, della New Space Economy, con quello della filiera agricola. Eventi come quelli di oggi sono importantissimi per ritrovarci noi, attori del settore primario, intorno a un tavolo, ragionare su quello che è lo stato dell'arte nel nostro comparto. Per cui è corretto questo tipo di strategia. Oggi sul mercato abbiamo una grande disponibilità di strumentazioni e applicazioni che si concentrano ed hanno la capacità di essere molto performanti anche dal punto di vista dell'organizzazione delle nostre attività. Noi siamo come settore molto performanti grazie a questa rivoluzione, che è stata fatta e compiuta negli ultimi decenni a 360 gradi. Resta però un dato un po' sconfortante: solamente il 9% di quella che è la SAU — cioè la Superficie Agricola Utile nazionale — è gestita con questo tipo di tecnologia, lo Smart Farming. Serve fare di più sì, ma l'agricoltore che, come sappiamo, è messo al primo posto in questo settore, deve essere anche accompagnato verso un miglioramento nella gestione e l'applicazione di queste strategie, attraverso magari progetti che lo vedano protagonista. Ma serve anche la complicità del settore istituzionale pubblico con misure di sostegno, ma anche attività di tutoraggio in campo. Le chiedo anche dal vostro punto di vista, dal vostro osservatorio, dal vostro confronto quotidiano con le aziende del settore primario, che tipo di feedback state ricevendo sull'utilizzo di questi dati, e in che modo si va a trovare il modo di implementarli all'interno del loro lavoro. Le aziende medio-grandi sono ben disposte e propense all'introduzione delle nuove tecnologie nelle loro attività agricole. C'è la fascia più avanguardista che coglie appieno queste nuove applicazioni. Il tutto ovviamente deve tradursi alla fine nel processo produttivo in una sostenibilità economica dell'output finale. Mi spiego meglio: il sistema dovrebbe, nell'ambito di quello che è il comparto agrì-food italiano e tutto quello che concerne le produzioni di pregio del made in Italy, arrivare a riconoscere un valore importante per lo sforzo sia di formazione che stanno facendo i giovani in termini di soft skill, per avvicinare e rafforzare maggiormente la tenuta di questo comparto, che sta vivendo un periodo molto difficile tra mille criticità. Auspichiamo quindi che ci sia interesse, come stanno facendo la Regione Veneto e anche dalla politica nazionale, con misure di sostegno dirette che sostengono gli investimenti — che spesso non sono molto onerosi in questo senso — e anche attività di supporto che poi accompagnano e rendono più fruibile questo tipo di tecnologia. Presidente Salbano, nell'ambito di Space Meetings — Veneto Agricoltura ha organizzato questa giornata di panel, approfondimenti e incontri per indagare il rapporto tra spazio e Terra, con un focus particolare sulla agricoltura — le chiedo innanzitutto quanto sono importanti questo genere di appuntamenti per avvicinare sempre di più il mondo della ricerca e dell'esplorazione spaziale a quello della filiera agricola. Sono appuntamenti molto importanti perché oggi è una frontiera dell'economia che ha bisogno di tecnologia, di investimenti, e che è proprio quella del settore agricolo: da un lato per fronteggiare quella che è un'evidenza — i cambiamenti climatici — e dall'altro anche per dare risposta alla produzione di cibo sempre più sostenibile, oltre che per consentire alle nostre imprese di avere un reddito indispensabile. Tutti gli imprenditori agricoli devono poter accedere anche a questo tipo di tecnologia. Il dato agricolo per noi oggi è una vera ricchezza e gestirlo, avere consapevolezza nella sua manipolazione e metterlo a disposizione attraverso tutte quelle piattaforme di strumenti tecnologici che consentono anche a tutte le aziende — piccole, medie o grandi che siano — di potersi sviluppare e crescere in valore. Dal vostro osservatorio, dal vostro confronto quotidiano con le aziende agricole, le chiedo: quali sono un po' i feedback che ricevete sull'utilizzo di questi dati che arrivano dallo spazio, e anche quali sono un po' i prossimi obiettivi che vi siete posti? C'è un'esigenza di mettere a sistema tutte queste informazioni, di consentire all'imprenditore — generalmente anche poco avvezzo — la possibilità di utilizzarle. E quindi la necessità di una formazione dedicata per poterle appunto gestire con cura. Quindi il sessetto punto dove questi strumenti devono essere disponibili e fruibili, di poter consentire quindi a una platea ancora oggi con grande potenziale di poter cogliere questa opportunità. Ora siamo con il Direttore Generale dell'ASI, Luca Salamone, in occasione di questa giornata di incontri, panel e tavole rotonde sul tema del rapporto tra la Terra e lo spazio, con un focus dedicato al mondo dell'agricoltura. L'ASI svolge un lavoro fondamentale direi in ambedue le direzioni: sia nel lavoro di ricerca e sviluppo che si sta facendo nel processo di trasformazione del dato spaziale, sia nel percorso inverso — cioè dai dati e le elaborazioni che si sta facendo con quello che riusciamo a recuperare con il monitoraggio spaziale per il presidio della Terra. Sì, noi siamo molto impegnati. Grazie alla domanda, siamo molto impegnati in numerose attività, ma detto così — sia attività che vanno dal monitoraggio della Terra — un'attività particolare per quanto concerne il monitoraggio, l'osservazione della calotta, è l'area dove l'Agenzia Spaziale Italiana rappresenta un'eccellenza a livello mondiale. Siamo partneriat da questo punto di vista da molte agenzie. I servizi che noi forniamo, grazie alle nostre costellazioni, sono in numero e riguardano l'importanza delle costellazioni che sono state anche un fiore all'occhiello per l'Italia: COSMO-SkyMed, realizzata in stretto rapporto con il Ministero della Difesa, PRISMA, e prossimamente la costellazione IRIDE, che sarà una costellazione di costellazioni e ci darà la possibilità di avere molti più dati rispetto a quelli che abbiamo oggi. Può entrare più nel dettaglio? Può spiegare quello che succede a questi dati che vengono ricevuti dalla Terra, qual è la filiera che seguono, il percorso che questi dati hanno dal momento in cui vengono ricevuti dallo spazio sulla Terra, dalle varie agenzie di elaborazione, fino alla consegna alle aziende del mondo agricolo? Allora, i dati che riusciamo a dare alle imprese sono numerosi. Le costellazioni satellitari italiane — quali per prima COSMO-SkyMed, poi PRISMA e prossimamente IRIDE, che è una costellazione di costellazioni composta da 68 satelliti che hanno un'ampia gamma di tecnologie a bordo, dalla tecnologia multispettrale, piuttosto che dai radar ad apertura sintetica — questi dati vengono scaricati e forniti alle strutture di terra che li elaborano, sia al servizio di quelle che sono le aziende, piuttosto che le società che prestano servizi anche a favore delle aziende agricole e dei coltivatori. Tramite i dati che provengono dallo spazio si possono mappare colture e terreni, avere in qualche modo obiettivi riscontri delle stesse, piuttosto che verificare l'andamento delle colture. Sono dati molto importanti e una filiera che necessita anche di aziende che siano in grado di fornire servizi grazie ai puntuali dati forniti dai nostri satelliti. Prima di lasciarla, le chiedo due flash per chiudere: innanzitutto quanto è importante il ruolo dell'ASI a supporto delle piccole e medie imprese italiane, e le chiedo anche quali sono i prossimi obiettivi che vi siete prefissati, dove bisognerà intervenire per agevolare sempre di più questa integrazione tra il mondo dello spazio e la Terra, con un focus sulla agricoltura. Il ruolo dell'ASI a supporto, diciamo, dell'industria è molto, molto importante. Consideriamo che come Agenzia Spaziale Italiana noi siamo tra le poche, forse al mondo, a lavorare su tre pilastri fondamentali. Il primo pilastro è quello del supporto appunto alle nostre aziende attraverso bandi e finanziamenti nazionali. Abbiamo poi il secondo pilastro che è quello sostanzialmente che vede il governo italiano contribuire all'ESA — l'Agenzia Spaziale Europea — e da questo punto di vista anche il ritorno in termini di investimento rispetto ai finanziamenti che ogni anno, nel triennio, vengono messi in occasione della ministeriale, con le ricadute su tutto l'ecosistema delle piccole e medie imprese, ovviamente delle grandi imprese. Il terzo filone è quello della Space Diplomacy, perché grazie ai numerosi accordi che abbiamo stipulato, abbiamo stimolato molte nazioni nel mondo e riusciamo a portare le nostre aziende anche a collaborare a livello internazionale. Quindi il supporto è vasto e variegato. Mi viene anche da sottolineare l'importanza della prossima legge spaziale italiana, che avrà delle misure — mi riferisco in particolare al focus sulla Space Economy — e delle misure che consentiranno alle piccole e medie imprese anche di avere in qualche modo una partecipazione garantita rispetto ai contratti in termini di sub-appalti. Per cui anche da questo punto di vista il governo si sta muovendo per supportare le nostre piccole e medie imprese. Ricordiamo che con la legge spaziale è la prima legge di cui l'Italia si dota: siamo tra i primi paesi d'Europa con una vera legge spaziale, e anche in questa legge ci sono delle misure in favore delle piccole e medie imprese. Per chiudere: nel perseguire gli obiettivi di questi tre cluster, quanto sarà importante continuare a investire sulle nuove generazioni, formare i giovani, avvicinarli sempre di più — come diceva questa mattina il Direttore Salamone — non soltanto con le materie STEM, ma anche con quelle legate alla comunicazione, all'economia? È importantissimo perché lo spazio — secondo i dati del World Economic Forum — è un'economia in grande crescita. Si stima che da qui al 2035 raggiunga un trilione e 800 miliardi di dollari. Questo significa una crescita esponenziale. Ma per sostenere questa crescita esponenziale, sia per l'Agenzia Spaziale sia per tutto il sistema e l'ecosistema spaziale — le industrie, le università, i centri di ricerca — sarà fondamentale avere giovani, avere talenti. A riguardo mi piace anche sottolineare che lo spazio non è soltanto materia per tecnici — anche se i tecnici sono importantissimi, mi riferisco agli ingegneri — ma è una materia che, grazie proprio alla crescita economica, deve dare coinvolgimento anche a giuristi, piuttosto che economisti, piuttosto che divulgatori e comunicatori. Quindi mi viene da dire: "C'è spazio per tutti nello spazio." Riteniamo che il ruolo dell'Agenzia Spaziale Italiana in termini di coinvolgimento dei giovani sia un ruolo importante. Noi stiamo anche programmando in qualche modo programmi di divulgazione e coinvolgimento sia per le scuole, sia per i giovani, sia per i docenti. Forse l'abbiamo visto in un film di fantascienza: un essere umano bloccato sul Pianeta Marte che provava a mettere su una micro-serra per sopravvivere, e ci sembrava qualcosa di fantascientifico. In realtà è molto più vicino di quanto possa sembrare. Le chiedo: a che punto è la ricerca nel campo della coltivazione nello spazio? Allora, innanzitutto non è detto che un essere umano riesca a coltivare patate su Marte, ma è proprio l'agricoltura che potrebbe salvarlo. Per cui l'agricoltura spaziale, in fin dei conti, è proprio quella: l'integrazione delle piante nei sistemi di supporto alla vita — i cosiddetti sistemi biorigenerativi a supporto alla vita degli umani nello spazio. L'agricoltura è la pratica più antica dell'umanità, e continua tuttora a creare innovazione, trovando nello spazio questa incredibile nuova frontiera. Abbiamo dimostrato — la ricerca scientifica ha dimostrato — che coltivare le piante nello spazio è possibile, basta adattare le tecnologie. Nel 2015, per la prima volta, gli astronauti della ISS hanno mangiato una lattuga — ufficialmente una lattuga prodotta a chilometro 0 all'interno delle veggie facility della NASA — e la NASA salutò l'evento con una parodia dell'Armstrong: "È un piccolo morso per un uomo, un grande balzo per l'umanità." Proprio per dimostrare che adesso guardiamo a nuovi, più importanti traguardi. Prima di tutto la Luna, che rappresenterà il testbed per le tecnologie che poi saranno destinate a supportare la vita dell'uomo negli habitat che saranno creati su Marte. Proprio su questo, le chiedo: quali sono i prossimi step, i prossimi obiettivi che la ricerca si è posta, e in che modo le scoperte e le conquiste che stiamo facendo in questo campo nello spazio possono in qualche modo tornare utili anche per la qualità della vita sulla Terra? Allora, gli obiettivi a cui stiamo guardando sono per esempio quello di integrare in modo più consistente la dieta degli astronauti, a bordo di piattaforme orbitanti — oggi la ISS, domani il Lunar Gateway — con ortaggi freschi composti di nutraceutici. Per esempio, nel campo dei micro-ortaggi, nell'ambito di un progetto con l'Agenzia Spaziale Italiana, lavoriamo alla produzione di micro-ortaggi che saranno in grado di garantire la dose giornaliera di vitamine a un uomo adulto. Le vitamine sono molto importanti come antiossidanti, ma molto instabili, e la cosa migliore è assumerle col cibo fresco. Ovviamente i viaggi più lontani — per esempio il transito verso Marte — richiederanno supporti caloricamente più consistenti. Quindi, per esempio, nell'ambito di un progetto finanziato dall'Agenzia Spaziale Europea, con partner italiani, stiamo lavorando alla produzione di un modulo per la coltivazione di patata in microgravità. E col progetto MELiSSA — il programma di lungo periodo dell'Agenzia Spaziale Europea — lavoriamo invece all'integrazione del compartimento piante in quelli che saranno i sistemi biorigenerativi di supporto alla vita. Si tratta di sistemi artificiali complessi in cui le piante rappresenteranno una componente essenziale come produttori. Infatti le piante, in sinergia con batteri, sono in grado di purificare l'aria attraverso la fotosintesi, purificare l'acqua con la traspirazione — perché l'acqua traspirata dalle piante può essere condensata ed è acqua pura — utilizzano gli scarti organici dell'equipaggio e producono cibo utilizzando esclusivamente molecole inorganiche — anidride carbonica, acqua, energia solare — e hanno anche un'azione positiva sul benessere dell'equipaggio. Un altro tema di grande importanza è quello di utilizzare le risorse disponibili in situ per ridurre il fabbisogno di rifornimenti dalla Terra. Per esempio su Marte potremo potenzialmente utilizzare non solo il ghiaccio sotterraneo e l'anidride carbonica dell'atmosfera per la fotosintesi delle piante, ma anche i suoli marziani — i cosiddetti regoliti — per la coltivazione delle piante. Ovviamente nelle nostre ricerche non possiamo utilizzare i suoli marziani, non ce ne sono, ma utilizziamo dei simulanti dei regoliti marziani che sono stati ottenuti sulla base dei tanti dati restituiti dalle missioni ESA e NASA. Prima di lasciarla, un ultimissimo flash: facendo il percorso inverso, tornando sulla Terra — con i dati e il lavoro di ricerca fatto nello spazio — in che modo tutto questo lavoro può tornare utile anche per l'agricoltura sulla Terra? In realtà l'agricoltura spaziale ha già prodotto importanti ritorni. Ho fatto l'esempio durante questo panel dell'agricoltura verticale, che è uno spin-off dell'agricoltura spaziale. Perché i primi progetti di agricoltura verticale, la prima realizzazione dell'agricoltura verticale ha fatto anche uso — ed è importante sottolinearlo — di LED per l'illuminazione artificiale delle piante: è un brevetto che viene dall'agricoltura spaziale, dalla NASA. Ma anche la sensoristica per l'irrigazione, purificatori per l'aria, il miglioramento di tecniche come l'idroponica, l'aeroponica, nuovi substrati e tanto ancora. È bello, il mio motto è "Piante nello spazio, più spazio alle piante sulla Terra", nel senso che le élite tecnologie prodotte dall'agricoltura spaziale ci consentiranno di produrre di più e meglio sulla Terra, ma anche di recuperare spazio all'agricoltura sulla Terra, coltivando in ambienti estremi — perché d'altra parte, cosa c'è di più estremo dello spazio? — per cui coltivare nei deserti, nei poli, ma anche nelle nostre megalopoli. Pensiamo alle megalopoli del Nord America o dei paesi asiatici, dove già fioriscono le cosiddette vertical farm. In questo senso mi sento di dire che appuntamenti come quello di oggi — che mettono insieme il mondo della filiera agricola, il mondo delle pubbliche e private, delle piccole e medie imprese, con le agenzie spaziali, con il lavoro di ricerca e accademico — risultano essere il passaggio fondamentale e coagulante per conquistare nuovi obiettivi. Oggi è fondamentale il networking a tutti i livelli perché la ricerca spaziale è una ricerca assolutamente interdisciplinare, ma anche una ricerca che richiede il coinvolgimento di tanti attori. E mi permetto di dire anche il coinvolgimento del pubblico: il pubblico deve sapere quali sono gli importanti traguardi che possono essere raggiunti nel breve sulla Terra, grazie alla ricerca sull'agricoltura spaziale, per sentirsi parte di questo grande sogno che è quello di andare ed esplorare pianeti lontani. Siamo qui al direttore di Zerofarme in occasione di SpaceAgritech Expo: un'occasione di incontro per mettere insieme il mondo dell'industria, del privato, insieme al mondo della ricerca, degli accademici, del pubblico. Le chiedo: quanto sono importanti questo genere di appuntamenti, di incontro, di confronto? Buongiorno. Io ritengo, come ho provato anche a dire nel mio intervento, che questi casi siano davvero fondamentali. Perché ci sono delle esigenze reali nel mondo industriale e nel mondo della ricerca. Oggi stiamo parlando di spazio, però possiamo estendere il discorso davvero agli ambiti di ricerca più disparati. Parlò un po' per quella che è la nostra esperienza. E ritengo che ci sia ancora un gap importante che non ci permette sempre di estrarre dalle risorse che abbiamo il valore che ci permetterebbe anche di arrivare ai risultati. Eventi come quello di oggi, che permettono a chi ha delle necessità di incontrarsi con chi invece ha gli strumenti — che sono già a portata di mano quanto meno degli strumenti per aiutare ad arrivare alle risposte — sono fondamentali per arrivare agli obiettivi, ma anche per far sviluppare il tessuto industriale nell'intervento. Il terreno di Zerofarme si è occupato di agricoltura verticale. Le chiedo di provare a fare un primo bilancio sull'integrazione del mondo agricolo tra la ricerca e i progetti che si fa in campo di esplorazione spaziale, con l'integrazione sul lavoro che si fa al suolo. Allora, noi come Zerofarme siamo partiti dal mondo del controlled environment agriculture. Ed è un mondo che affonda le proprie radici e condivide un po' la scintilla originale col coltivare nello spazio, perché tutto nasce da esperimenti che erano finalizzati a trovare delle tecniche e tecnologie che potessero garantire il sostentamento della vita nello spazio. Quello che abbiamo fatto noi è stato mutuare le soluzioni che venivano utilizzate per permettere agli astronauti di sopravvivere e di alleggerire, ad esempio, anche i razzi per risparmiare in termini di carichi nelle missioni. Noi abbiamo mutuato le stesse soluzioni sulla Terra per dare una risposta ai problemi che abbiamo su un pianeta sovrappopolato. E dunque condividiamo con il problema spaziale sia l'origine, ma anche quelli che sono i driver che ci guidano nello sviluppo delle nostre soluzioni. Provo a fare un esempio. Se dovessi descrivere quelli che sono gli obiettivi che il nostro fisioscienziato ogni giorno cerca di raggiungere, sono esattamente gli stessi che hanno i ricercatori quando studiano le tecnologie necessarie per il sostentamento in uno spazio. E quindi c'è una fortissima integrazione, una fortissima sinergia, un fortissimo parallelismo tra i due mondi. Proprio a proposito di questo, le chiedo un flash prima di chiudere: quali sono i prossimi step, i prossimi target che vi siete posti? I prossimi step per quanto ci riguarda sono sicuramente quelli del federare le competenze. Oggi è stato anche questo un tema. Ci sono tante piccole e medie imprese che hanno delle competenze, ma non hanno — anche quando c'è la volontà — gli strumenti per fare certi progetti, raggiungere certi obiettivi. E noi, come Zerofarme, attraverso la nostra iniziativa di Physio Farm in Linea, stiamo cercando di federare le competenze per catalizzare questi processi, raggiungere questi obiettivi il più velocemente possibile. Certo, per anni si è fatto solo forse della parola, ma dobbiamo fare cose concrete, e noi ci stiamo cercando di farlo. Direttore Possati, nell'ambito di Space Meetings — Veneto Agricoltura ha organizzato questa giornata intera dedicata al rapporto tra la Terra e lo spazio con un focus particolare dedicato all'agricoltura, un ciclo di incontri, tavole rotonde, panel. Esplorare il comparto è alla vanguardia in questo campo, il settore della terraformazione, della colonizzazione e dell'esplorazione spaziale. Le chiedo: quanto è importante questo genere di appuntamenti per mettere a confronto e in relazione, creare network tra il mondo delle piccole e medie imprese che operano nel settore primario con il mondo dell'esplorazione e della ricerca spaziale? Quando parliamo di esplorazione e ricerca, stiamo parlando di qualcosa ancora non maturo per il mercato — magari fra la ricerca di base e l'applicazione. In questo ambito raccogliere le migliori competenze possibili è essenziale. Perché alla fine, se vogliamo arrivare davvero a un prodotto, dobbiamo avere radunato le migliori tecnologie. Ed eventi come questo, che offrono un po' un campionario di quello che è disponibile nel territorio — e anche non proprio vicino — sono importanti perché consentono la coagolazione di quella comunità di spazio che alla fine è importantissima, perché comunque tutti i rapporti tra aziende, tra grandi ed enti, spesso sono rapporti interpersonali. Io ogni conoscenza, non basta vedersi attraverso un monitor — ogni tanto bisogna anche stringersi la mano. E in questo noi partecipiamo volentieri, perché occupandoci di trasporto spaziale, di offerta di servizi nello spazio, quando parliamo di tecnologie come la terraformazione, stiamo parlando di qualcosa che sicuramente necessiterà di grandi attrezzature portate in loco. Non progettiamo quelle attrezzature noi, però siamo disponibili a trasportarle. Ci occupiamo di sviluppare una filiera europea per il trasporto spaziale a tutto tondo: dai propulsori per i lanciatori, fino alle navette che devono portare a destinazione i payload. Le chiedo anche quanto sia importante, sulla scia di quello che diceva poco fa — il coltivare le nuove generazioni, formare i giovani, avvicinarli sempre di più — come diceva questa mattina il direttore Salamone — non soltanto con le materie STEM, ma anche con quelle legate alla comunicazione e all'economia. Sicuramente. Io appartengo a una generazione che non ha avuto bisogno di questa introduzione, perché noi abbiamo visto — io da piccolo mi ricordo — l'uomo che saltava sulla superficie lunare, che faceva i primi passi. È un evento che ha raccolto tutta l'umanità attorno a quel concetto. Forse in parte la mia passione per la tecnologia, per la ricerca e per i temi nasce dall'aver assistito a eventi così importanti. Non ci sono, in questo momento, un evento che raccolga tutti gli abitanti del pianeta per essere visto. Abbiamo bisogno di tenere viva la passione e l'interesse per questa tecnologia, perché da queste poi partono anche applicazioni che sono utili e usate da tutti noi ogni giorno. Non parliamo di spazio per avere qualcosa di esotico, ma per ottenere alla fine dei ritorni molto importanti per tutto il nostro modo di vivere. In che modo i dati raccolti dallo spazio vengono poi elaborati e distribuiti sulla Terra per supportare il mondo agricolo e per salvaguardare il pianeta Terra, per prevenire i cambiamenti climatici? Lo hanno raccontato i protagonisti della seconda parte della giornata qui a SpaceAgritech in occasione dello Space Meetings di Venezia. Ascoltiamoli. Per questo background: oggi è una giornata dedicata all'integrazione tra lo spazio e l'agricoltura, una serie di incontri, panel e tavole rotonde. Le chiedo di scattarci una fotografia sullo stato attuale — sul modo in cui oggi i dati che riceviamo dallo spazio si stanno integrando con il mondo dell'agricoltura. Sì, diciamo che è un binomio che si sta consolidando, quello tra dati di osservazione della Terra e agricoltura. Possiamo declinare due tipologie di utenza fondamentali. Un'utenza più istituzionale — diciamo il mainstream dell'utilizzo — è quella del controllo del dichiarato nelle politiche, come nella PAC europea. E poi c'è quella a livello aziendale, che sta cominciando un po' più faticosamente ad entrare nei processi, intesa a migliorare i processi produttivi e quindi a portare un apporto a quella che è l'agricoltura di precisione più generalmente intesa. In questo contesto le applicazioni legate all'osservazione della Terra sono prevalentemente quella dell'indirizzamento della somministrazione di ammendanti e concimi, quella del riconoscimento di infestanti, quella della stima dei fabbisogni idrici, e in qualche misura anche il riconoscimento di fitopatologie tramite l'isolamento della zona e quindi per un trattamento differenziato. Ci sono alcune criticità attuali in questo secondo contesto. Una è quella relativa alla quantificazione degli interventi: mentre è abbastanza facile zonizzare — cioè identificare zone a diverso comportamento all'interno dello stesso campo — è più difficile trasportare questa identificazione differenziale in una dose differenziata, cioè in una intensità del trattamento. Questo secondo passaggio è delegato normalmente alla competenza agronomica. Quindi quello che si auspica per il futuro è che il nuovo agronomo di domani — ma comunque anche il contadino di domani — sia in qualche modo formato all'utilizzo ragionato di queste tecnologie, in modo tale da poter capitalizzare al meglio utilizzando le proprie competenze agronomiche tradizionali, che pure rimangono. E proprio parlando del domani: quali sono i prossimi step per continuare questo processo di integrazione tra sviluppo tecnologico e primo settore? Io credo che tanto debba fare la formazione, quindi il trasferire questo tipo di tecnologia all'interno di alcuni percorsi, sia accademici ma anche di aggiornamento professionale. In secondo luogo bisogna in qualche modo comunicare con le aziende in modo molto più vicino alle loro corde, quindi abbandonando un po' quella che è la terminologia tecnica — che in qualche modo caratterizza questo settore — e cercando di semplificare al più tutti i ragionamenti che gravitano attorno, in modo da portarli vicini al linguaggio che ordinariamente una azienda usa e che necessariamente deve conservare anche per tradizioni. Da un punto di vista invece della strumentazione satellitare: quali sono, in questo senso, i prossimi step che segneranno forse un passaggio ulteriore anche nella ricezione di questi dati? Direi che già una grande rivoluzione è stata data dal programma Copernicus, che ha introdotto una copertura satellitare con altissima frequenza temporale. Potenzialmente oggi ogni 5 giorni siamo in grado di avere una nuova immagine contenente le informazioni spettrali che ci interessano per caratterizzare un certo tipo di coltura. Questo è fondamentale in agricoltura perché stiamo osservando superfici molto dinamiche nel tempo. Certo, il programma di riferimento futuro — già in effetti in sviluppo almeno nel contesto italiano — è quello di IRIDE. Questo grande progetto, che assorbe circa 1,2 miliardi di risorse del PNRR e su quale tutti contiamo moltissimo, metterà in orbita un sistema multicostellazione basato sia su satelliti che sono micro-satelliti, che garantiranno una revisione nell'ordine del giornaliero con caratteristiche utili a livello agronomico. Questa forse è l'innovazione più grande che ci aspettiamo, anche perché riguarderà diverse tecnologie: sia quella multispettrale ottica, sia quella radar, sia quella iperspettrale. E quindi avremo anche un carico informativo decisamente superiore all'attuale. Dottore di Bonifiche Ferraresi, in questo ambito di Space Meetings, Veneto Agricoltura ha organizzato questa serie di incontri, tavole rotonde, panel dedicati proprio al rapporto tra spazio e agricoltura. Le chiedo innanzitutto: i molti dati che riceviamo sulla Terra dallo spazio — in che modo si integrano nelle attività di Bonifiche Ferraresi? Grazie per l'invito. Noi come via agricola siamo una società che gestisce circa 4.000 ettari. Utilizziamo principalmente questi dati per creare delle mappe che ci possono aiutare a efficientare la resa delle varie colture, ma anche a ridurre l'impatto degli input che andiamo ad aggiungere alle nostre colture. Quindi abbiamo le mappe del suolo per andare a identificare le varie tipologie di suolo e capire quali colture possono essere seminate in quelle aree particolari, ma anche creare le mappe di prescrizione per quanto riguarda i fertilizzanti — i macronutrienti come azoto, fosforo e potassio — e anche mappe per la semina a dose variabile, anche in questo caso per andare ad efficientare la resa finale delle nostre colture. Lo ricordava questa mattina anche il Direttore Generale dell'ASI Salamone: ben il 25% dei dati che riceviamo sulla Terra dallo spazio sono destinati al monitoraggio dei terreni e all'agricoltura. Le chiedo in questo senso: quali sono i prossimi step, i prossimi obiettivi a cui mirare, e in che modo questa integrazione tra il mondo della ricerca scientifica e delle evoluzioni tecnologiche dovrà supportare il mondo agricolo? Sicuramente avere dati più dettagliati, quindi più specifici ad aree molto strette di un campo, può aiutare. Potrei utilizzare questi dati — già si fa, ma magari ancora a livello molto basilare — sulla portata di acqua, con la portata idrica che dimana le colture. E quindi riuscire ad analizzare il terreno e la coltura in prospettiva per capire quanta irrigazione dare su quel determinato campo, addirittura all'interno dello stesso campo nelle varie zone. Sicuramente questo è un futuro. La cosa più difficile sarà capire quali dei mille dati che ci arriveranno possono essere poi alla fine concreti e utilizzabili. Quindi anche su questo poi bisognerà lavorare molto sul nostro personale, trovare delle persone che riescano a capire e utilizzare questi dati: è fondamentale anche l'educazione in questo aspetto. Direttore dell'Acqua, nell'ambito di Space Meetings — Veneto Agricoltura ha organizzato questa giornata di incontri, panel e tavole rotonde per approfondire e indagare il rapporto tra spazio e agricoltura — le chiedo un bilancio dei lavori di questa giornata. Io direi ottimo bilancio. Mi sento a partire dai dati che sono emersi. Abbiamo visto quello che ha detto anche il Presidente Salamone: quanti sono i dati che possono essere utilizzati dall'agricoltura. E abbiamo pensato, come vettore, l'agricoltura — come elemento di aggregazione — per fare, diciamo, questo incontro. Beh, un po' lo sapete: molte delle ditte che sono qui sono state inventate, sono legate allo spazio, ma dall'altra parte abbiamo il Veneto — che è un'agricoltura di altissima qualità, rappresentativa di tutte le DOP e IGP che ci sono — il numero più elevato di DOP e IGP sono nel Veneto. Cosa vuol dire? Che l'agricoltura veneta è tra i vertici. Ecco, questi prodotti satellitari possono essere utilizzati soprattutto per un'agricoltura di qualità. E qui questo è il nostro punto d'incontro. Ed è importante creare questi contesti, queste occasioni di incontro, per costruire sempre di più un ponte tra il mondo della ricerca, il mondo della sfera pubblica e le piccole e medie imprese. E con l'agricoltura ancora più importante, perché mentre probabilmente qui oggi gli altri settori hanno toccato le piccole e medie imprese, arrivare al singolo agricoltore è più complicato. E allora il confronto: noi dobbiamo sforzarci di creare il rapporto tra la Space Economy e l'organizzazione dei produttori agricoli. Perché sono questi il nostro riferimento, il nostro target. Quindi si potrà andare a parlare tranquillamente di queste tecnologie con il Consorzio del vino Prosecco, del Valpolicella, del Radicchio Rosso, che poi trasferiranno la loro conoscenza al singolo agricoltore. Più complicato è se si pensa di collegare la Space Economy direttamente con il singolo agricoltore. Ultimi step e prossime sfide che attendono questo processo di integrazione tra il mondo dello spazio e il primo settore. I prossimi step: quello di cui abbiamo parlato prima. Secondo me adesso noi dovremo organizzare due eventi fondamentali per il prossimo anno. Il primo è uno Space Meetings a tutte le agenzie regionali di Veneto Agricoltura, perché ce ne sono altre 15, per informare le altre agenzie di quelle che sono le capacità di questo mondo. E l'altra — la più importante, secondo me — cioè quella di un collegamento con gli amministratori. Perché vedete: l'agricoltura si basa molto su piani comunitari, europei. Bisogna avvisare i nostri politici in Europa che la PAC — la prossima programmazione — deve riguardare anche la Space Economy per l'agricoltura. Questa è fondamentale, e lo possiamo fare solo collegandoci con gli amministratori locali. Un flash prima di chiudere: tra i vari argomenti e le varie funzioni con cui si utilizzano questi dati che si ricevono dallo spazio, c'è anche il monitoraggio per i bacini idrici, per prevenire la scarsità d'acqua, per contrastare i cambiamenti climatici. Quanto sarà importante continuare a investire, continuare a integrare sempre di più la filiera per venire incontro anche a queste esigenze? Sarà fondamentale. Penso che il primo appuntamento di Space Economy per l'agricoltura sarà proprio su questo, cioè sull'utilizzo dell'acqua e l'irrigazione. Non solo sulle perdite, ma anche la bonifica — cioè chi porta l'acqua all'agricoltura e che tipo di acqua porta, dove e come verificarla — ma soprattutto sulla singola parcella del singolo agricoltore, che non sa esattamente in questo momento dove sta irrigando di più o di meno, e dove la pianta ne ha bisogno. Ecco: la Space Economy servirà a questo collegamento. E se pensate solo a questo: riuscire a creare un database, come avviene in alcune regioni, dove l'agricoltore possa capire certamente dove deve dare l'irrigazione e non buttare via acqua, questo porterà a risparmi incredibili.