Stati Generali dell’Energia 2025: transizione, nucleare e mercato unico al centro del dibattito

Trascrizione del video
Siamo alla Camera dei Deputati, dove nella Sala della Regina, Forza Italia ha riunito istituzioni, imprese ed esperti del settore per gli Stati Generali delle Energie. Un'occasione importante di confronto sui temi chiave: dalla transizione alla competitività alla sicurezza. Si parla infatti di trasporti e mobilità sostenibile, rinnovabili, ritorno al nucleare e di grandi utilities. L'obiettivo: quello di ridisegnare la politica energetica in Italia nei prossimi 10 anni. Vediamo come. Onorevole, lei è tra i promotori di questa iniziativa. Qual è l'importanza di questo evento in questo momento storico? L'importanza è che è uno sforzo di Forza Italia, come partito di maggioranza, che ha invitato il ministro competente e ha deciso di fare questi stati generali che vogliono riunire il mondo — qualcuno manca, ma davvero mancano pochi — a livello scientifico, professionale, industriale, associativo, per fare il punto su un tema che è fondamentale da sempre. In questi anni, ancor di più, per le geopolitiche che ci hanno investito. E qual è anche la rilevanza di un momento come questo nell'agenda governativa, cioè oggi viene lanciato un messaggio da Forza Italia, una delle forze reggenti di questa coalizione di governo? Qual è il messaggio? Si manderà un documento anche al governo, se le considerazioni saranno utili anche nell'agenda del G7. Ma l'intenzione è poi di fare, diciamo, una pubblicazione degli atti di questi stati generali, dove panel per panel si cercherà di mettere un po' di link del partito. Messaggi particolari non ce ne sono, anche perché il ministro è costantemente attivo. Abbiamo visto negli ultimi giorni con l'energia piuttosto che con il provvedimento sulle accise e sulla questione delle concessioni. Costantemente in forza: Forza Italia anche tramite il ministro non lancia messaggi, ma fa. In realtà, questo vuol dire che è un momento di approfondimento, ripeto, a 360° per ascoltare, soprattutto per confrontarci su quella che è la nostra visione — perché non è una visione che ha già di come andare avanti tramite gli atti e i decreti che abbiamo — e adesso che sia sostenibile ambientalmente, economicamente e socialmente, è un momento di approfondimento. E allora vuole entrare nelle varie soluzioni proposte da Forza Italia, su cui anche si è dibattuto mentre questo governo ha messo in prima linea, cioè anche l'opzione del nucleare che è rientrata a tutti gli effetti nelle ipotesi di mix energetico. A che punto siamo? Abbiamo fatto tanti passi avanti. Il primo quello di appunto sdoganarlo, riportarlo nell'agenda del governo, cosa che fino a prima di questa legislatura era stata tabù. Tanto si è fatto: oltre ad averlo sdoganato, tanto che si è arrivati a un disegno di legge che dovrebbe arrivare in Parlamento a momenti proprio, perché ci vuole una legge che faccia tornare questa tecnologia fondamentale per la transizione. E poi tante altre cose: c'è la IAEA, il design, il lavoro che dal punto di vista infrastrutturale sia sul materiale che sull'immateriale. L'immateriale può aiutare a limitare le logiche del secolo scorso; il governo sull'ingegneria nucleare è molto giudizioso. Poi c'è il materiale, cioè c'è da scegliere — siamo poi alla quantità di reattori da installare, dove installare — per arrivare poi al finale: lo avremo nei primi anni del prossimo decennio; sarà la parte più difficile, cioè vincere l'effetto NIMBY. Perché se adesso la maggioranza degli italiani si è dichiarata favorevole al nucleare, ci sarà quello che dice di sì, ma quando viene messo vicino a casa sua dice: "Ma perché proprio a casa mia?" Passare da una parte all'altra — quello è l'effetto sicuramente più difficile. Però ho fiducia che con una comunicazione scientifica onesta, l'opinione pubblica si tranquillizzi rispetto al timore di rischi residuali che negli ultimi decenni si è alimentato in Italia sul nucleare. Ministro, quanto sono importanti le tematiche energetiche anche nella definizione delle strategie geopolitiche nazionali? Mi occupo delle responsabilità nella politica avere nel mercato internazionale. Se vogliamo competere, non abbiamo bisogno di infrastrutture e di costi energetici più bassi. Serve un mercato unico delle energie, perché se vogliamo essere europeisti, lo dobbiamo essere fino in fondo, non essere europeisti alla carta e fare l'Europa solo quando ci vengono le cose buone. Mercato unico dell'energia nel mercato elettrico, ma di tutto il sistema è fondamentale per completare il mercato unico che è la chiave della politica europea. C'è molta speculazione perché si vuole costare: si compra a 24 dollari e poi si vende a quaranta. Queste sono cose che non vanno e quindi bisogna lavorare di più. Dobbiamo fare una scelta: fare del nucleare che è una fonte energetica non inquinante, come dicono anche tutti i documenti della tassonomia della Commissione europea. Bene, fa questo governo che ha invocato la strada del nucleare di ultima generazione per garantire competitività al nostro Paese, con una politica energetica complessiva e fonti rinnovabili per andare avanti nel costruire un sistema industriale che ha bisogno di costi più bassi. È lo stesso valido per le famiglie: le paghiamo negli ultimi anni e le pagano anche le nostre famiglie. E ministro, sul nucleare: a che punto siamo? Mi pare che il CSNI — quindi gli altri pareri — e il CSNR, tutti i pareri stanno andando avanti, dove adesso ha trasmesso alle camere appena il CSNR il suo parere. È fiducioso sul percorso che potrà avere questo processo legislativo importante anche nell'opinione pubblica? Sì, io sono fiducioso perché lo considero un dovere nostro — in questa legislatura — dare un quadro giuridico completo all'Italia. Poi la valutazione: ho sempre detto, sono a disposizione per la votazione nel momento in cui ci saranno gli strumenti. E credo sarà all'inizio del prossimo decennio. Accelerazione verso il nucleare è la vera risposta per l'autonomia energetica, per abbassare i costi per le imprese e pensare al futuro. Il fatto che ci voglia ancora tempo non vuol dire che non si debba spingere per essere più rapidi; però ci vuole tempo per costruire sul nucleare. E il partenariato pubblico-privato può rappresentare un catalizzatore, un acceleratore per questo mix energetico? Oggi andiamo meglio. Le due più grandi operatori che sono aperti al mercato ma che sono ancora, diciamo, con una partecipazione pubblica che conserva una sua dimensione importante — e quindi anche quei gruppi possono essere di stimolo. Mi riferisco alle due più grandi realtà del settore. Onorevole, qual è oggi secondo lei la vera visione energetica del governo e quali le priorità su cui si vuole puntare? Una visione concreta e pragmatica basata sui numeri — lo dico da ingegnere. Sono convinto che Forza Italia si stia distinguendo per questo: ascolto, selezione delle scelte, decisioni basate sui fatti. Quindi via dall'ideologia che ha condizionato e fatto dei danni, sia un'ideologia in cui gli obiettivi di sostenibilità ambientale — che vogliamo comunque raggiungere — ma sul come raggiungere diferiamo: la ricetta dei socialisti europei e dei multi-ideologi è la loro. Serve il nucleare — per questo ci stiamo distinguendo — su un ritorno convinto al nucleare. E oggi serve un mix in cui il gas ha ancora un ruolo, le rinnovabili vanno sbloccate — troppi "no" sentiamo ancora in giro — ma poi c'è anche il biometano, il metano, un mix insomma di tecnologie che aiutano a rendere la bolletta un po' più sostenibile, oltre che sostenibili anche gli obiettivi ambientali che sono doverosi. Questo è il nostro approccio, molto solido, che oggi in questi Stati Generali rivendichiamo. Cosa manca secondo lei a rendere ancora più competitiva tutta la filiera industriale relativa alla mobilità sostenibile, alla mobilità elettrica? Innanzitutto sulla mobilità elettrica oggi scontiamo un gap. Il consumatore non ci crede nell'elettrico — alcune volte proprio per il costo. Le auto elettriche costano molto. Gli incentivi statali ci sono ma non arrivano con molta forza per dare al consumatore la possibilità di accedere a tutti. Serve anche in questo caso sulla mobilità un mix che ci faccia arrivare gradatamente alla sostenibilità piena. Oggi c'è, per esempio, la tecnologia con il plug-in, c'è la tecnologia ibrida. Ci sono per i mezzi di trasporto pesanti alcune tecnologie con altri carburanti, che sono sostenibili. Ecco, non ci si può innamorare di una tecnologia e dire "tutti i miei veicoli all'elettrico" — che cancella la filiera industriale come è stato fatto sbagliando cancellando la combustione. C'è il biometano, abbiamo parlato anche oggi. Quindi serve un approccio pragmatico, serve sensibilizzare il consumatore e il pubblico deve dare le leve anche fiscali per orientare la direzione di marcia verso la sostenibilità ambientale. È quello che stiamo facendo all'insegna della praticabilità, non solamente ambientale ma anche sociale ed economica. Onorevole, è un punto importante organizzare dei confronti di questo calibro con i player del settore industriale energetico come questo. Forza Italia da sempre dà molta attenzione, tramite i dipartimenti, a tutti i settori, in particolare quelli più economici, tecnici e che creano lavoro e impresa. Oggi abbiamo affrontato grazie al responsabile del dipartimento energia a 360 gradi un tema centrale, a livello nazionale ma anche a livello europeo. Fondamentali per tutte le persone che rappresento nel nostro paese, che siano cittadini, che siano professionisti, che siano le società energetiche, ma anche gli imprenditori, ma soprattutto anche le varie associazioni che abbiamo qui nel nostro paese. Io ho affrontato in modo particolare l'efficienza energetica del mondo immobiliare e delle costruzioni, che è un altro tassello imprescindibile dal punto di vista ambientale, ma soprattutto anche dal punto di vista economico. L'Europa ci impone tante direttive; il nostro paese le sta esaminando, dobbiamo sicuramente mettere al centro le peculiarità del nostro paese, che sono molto differenti sia per le strutture dei fabbricati, ma anche per il clima rispetto ad altri paesi. Non ci faremo imporre ciecamente: vogliamo condividere prima con i nostri rappresentanti territoriali, come abbiamo fatto oggi, per ascoltarli, ma anche per dare soprattutto le indicazioni al nostro ministro Picchetto che dovrà trattare in Europa questo tema essenziale. Oggi abbiamo di fronte tanti provvedimenti, che siano nazionali, che siano europei. Abbiamo una crisi geopolitica mondiale particolare che può influire sul costo e tutto quello che è l'energia. Oggi dobbiamo agire: noi stiamo lavorando, ormai da due anni e mezzo al governo; ci sono provvedimenti, come dicevo, che arrivano dall'Europa — la direttiva case green, abbiamo tutto il tema PNRR, abbiamo il piano nazionale, e ora dobbiamo fare sistema. Il tavolo che ho coordinato oggi era proprio fare sistema in un settore — l'industria delle costruzioni — che ha bisogno di essere ascoltato, che ne facciamo sempre, ma anche di avere l'attenzione del governo, perché così possiamo accentuare uno dei filoni importanti dell'economia. Ma ripeto, sono essenziali per il benessere della persona e anche per tutto l'ambiente circostante. E due anni fa, proprio qui alla Sala della Regina della Camera dei Deputati, un evento analogo a quello di oggi aveva riacceso il dibattito attorno all'energia nucleare. Oggi, a due anni di distanza, il mondo delle istituzioni e della filiera nucleare si sono confrontati per definire i prossimi step, i prossimi obiettivi per raggiungere quel mix energetico all'interno del quale il nucleare dovrà recitare un ruolo cruciale. Ma non solo: nel corso della mattinata si è parlato anche di infrastrutture energetiche, un elemento chiave per raggiungere quell'efficienza energetica e quella competitività necessaria al nostro paese. E allora ascoltiamo le istituzioni e i protagonisti della filiera energetica che abbiamo intervistato questa mattina. Qual è il ruolo di Acquirente Unico in questo frangente, in cui l'energia sta occupando una fetta importante dell'agenda di governo? Noi ci troviamo di fronte a complessità di tipo economico, di tipo socioeconomico. In particolar modo negli ultimi tempi abbiamo visto una rivoluzione di tipo geopolitico. Tutto questo ha influito e continuerà a influenzare tutto ciò che riguarda anche il settore dell'energia. Per quanto riguarda Acquirente Unico, noi siamo una delle società partecipate dello Stato. Quindi, come società pubblica, abbiamo secondo me una funzione fondamentale che è quella, in qualche modo, di cercare di intervenire soprattutto in questi momenti attraverso gli strumenti che abbiamo per, in qualche modo, stemperare tutte queste tensioni che si riversano sui mercati, sui mercati energetici, quindi sulle imprese e sulle famiglie. Noi abbiamo una serie di strumenti, ma parliamo chiaro: per esempio uno dei nostri ruoli è sicuramente quello di fornire energia a prezzi stabili e anche trasparenti a una serie di cittadini, in particolare quelli vulnerabili. Ma il compito delle società pubblica non finisce qui. Noi dobbiamo essere — o meglio siamo — soggetti attuatori della politica energetica del paese. Quindi siamo quelli che danno concretamente azione, concretizzano le decisioni del governo. E questo credo che in questo momento sia fondamentale. Presidente, secondo lei quali sono i principali ostacoli da superare per la transizione energetica verso le rinnovabili in generale? Più che difficoltà, parlerei di complessità. Il percorso delle rinnovabili sta andando molto bene nel nostro paese: siamo arrivati praticamente alla fine dell'anno ad avere 2 milioni di impianti rinnovabili. Certo, la tecnologia trainante è il fotovoltaico — il 99% degli impianti è fotovoltaico, con 40 gigawatt rappresenta oltre il 50% della potenza totale installata da impianti a fonti rinnovabili. Però è chiaro che dire "sì alle rinnovabili" — che sono molto importanti per la decarbonizzazione — è un discorso, ma fotovoltaico ed eolico non sono programmabili. I sistemi energetici, come il Giappone, la sicurezza, la continuità, richiedono quindi di affiancare alle rinnovabili sistemi di flessibilità come lo sviluppo delle reti, sistemi di accumulo, il mercato della capacità, procedure per il distacco di impianti di fronte all'overgenerazione, l'interrompibilità — un apparato regolatorio di cui in Italia siamo pionieri rispetto alla Spagna. Però è certo che è un apparato regolatorio che ha comunque dei costi. Quindi bisogna fare attenzione nella transizione energetica: non guardare solo alla decarbonizzazione, ma a tutti gli altri pilastri, che sono la sicurezza energetica, soprattutto il costo dell'energia — c'è un tema molto importante di competitività delle imprese, di bilancio delle famiglie — e poi bisogna anche affrontare il tema dell'elevata dipendenza energetica del nostro paese, che bisogna cercare di ridurre. Quindi cosa fare? Oltre alle misure sulle rinnovabili, bisogna investire sull'efficientamento energetico. E fa bene il governo a rilanciare il nucleare, perché insieme alle rinnovabili — non in antagonismo, ma insieme alle rinnovabili — è molto importante per ridurre i prezzi dell'energia, per decarbonizzare, per ridurre la dipendenza energetica. Nel corso del suo intervento stamattina ha parlato anche dell'importanza delle competenze, della formazione e della certificazione. Quanto sono importanti questi ambiti e come vi state muovendo in tal senso? Sono assolutamente importanti. Il sistema energetico è veramente molto complesso: serve un approccio olistico e servono competenze specialistiche. Nel GSE — che negli ultimi due anni abbiamo potenziato il supporto e l'assistenza alle pubbliche amministrazioni, alle imprese, agli operatori — abbiamo investito molto su questo, abbiamo intensificato e potenziato i corsi di formazione, appunto per cercare di favorire nel paese la nascita di nuove competenze. Per venire incontro anche di fronte alla complessità del sistema energetico, anche l'intelligenza artificiale la impieghiamo: la impieghiamo per efficientare i processi interni e la stiamo impiegando per la realizzazione e la gestione di tante piattaforme digitali. Penso alla piattaforma delle cabine primarie che serve per le comunità energetiche, la piattaforma per la gestione delle pratiche, la piattaforma di redistribuzione, etc., etc., che è chiaro che l'intelligenza artificiale presuppone l'installazione di tanti data center, che sono energivori. Ora, qui la scommessa è: l'intelligenza artificiale riuscirà a dare un contributo in termini di efficientamento energetico e quindi di riduzione dei consumi? Diversamente, con i tanti data center che si stanno installando, c'è il rischio che questo ulteriore carico possa portare a un incremento dei costi energetici. Parlando con l'Amministratore Delegato di Tallgrass — quanto è importante investire sulle infrastrutture energetiche anche per ottimizzare il patrimonio energetico nazionale in questo contesto geopolitico complesso? Abbiamo capito quanto è importante. La dimostrazione è quanto sono importanti le infrastrutture: lo abbiamo visto nel 2022 e nel 2023, quando è avvenuta l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, dove ci si è trovati a dover sostituire il gas russo. L'Italia rispetto ad altri paesi europei lo ha fatto più velocemente e meglio grazie alle infrastrutture costruite negli anni passati, che erano — come noi diciamo — ridondanti. Si è potuto quindi sostituire il flusso di gas che arrivava dall'est con flusso di gas che arrivava dal Nord Africa, e quindi anche terminali di rigassificazione con il GNL — gas liquefatto. Questa è la prova e l'evidenza chiara di quanto le infrastrutture — sia quelle elettriche sia quelle relative alle molecole del gas — sono importanti per garantire la sicurezza del sistema, e anche per riuscire a ridurre il costo dell'energia per i clienti finali. Perché se ho più possibilità di fornitori, chiaramente li metto in competizione e riesco a ottenere dei prezzi migliori. Se invece sono legato solo a un fornitore, il fornitore può determinare il prezzo sull'energia finale. Quindi investire sulle infrastrutture è fondamentale per la sicurezza di approvvigionamento e anche per garantire competitività al sistema. Dottore, in questo convegno degli stati generali delle energie di Forza Italia si sta parlando a 360 gradi di quelle che sono le priorità del settore energetico in Italia. E si sta parlando tanto anche di nucleare. È evidente che ci è stato anche un ritardo, per un problema di comunicazione e di disinformazione, riguardo al nucleare in Italia, che in qualche modo ha anche ritardato il ritorno a questa fonte energetica. Sì, assolutamente sì. La comunicazione è uno dei fattori fondamentali: il nucleare, come tutte le fonti energetiche, necessita di consenso pubblico. Per cui agire sulla disinformazione — o attraverso la disinformazione agire sull'opinione pubblica — significa rallentare senz'altro le autorizzazioni, e rallentare tutto ciò che si muove attorno alla costruzione non solo di una centrale nucleare, anche attorno allo smantellamento, quello che facciamo attorno al decommissioning. Il problema è che se la comunicazione è stata fatta bene o male dipende dall'obiettivo. E noi abbiamo comunicatori e giornalisti che vogliono capire e che vogliono approfondire i temi del nucleare: in quel caso loro danno dati oggettivi, che magicamente sono a favore del nucleare, perché tutti i dati oggettivi riconosciuti scientificamente a livello internazionale sono a favore del nucleare. Poi ci sono quelli che hanno un'altra agenda, che è quella di terrorizzare — mi verrebbe di usare anche se è una parola forte — la popolazione, terrorizzare l'opinione pubblica in modo che si creino dei movimenti del no. E questa cosa, devo dire, negli ultimi 40 anni è stata molto molto efficace in Italia. Prima di lasciarla, le chiedo: questa sala — ne parlavamo fuori da questa Sala della Regina — ha anche un valore simbolico in questo processo di ritorno, in cui, quanto meno, si sta provando a ripartire, a rimettere al centro del dibattito pubblico l'energia nucleare. Allora le chiedo: in questo senso, quali saranno i prossimi ostacoli da superare? I prossimi ostacoli da superare sono quelli di ricostruire la maglia delle norme e dei regolamenti che consentono di ripartire. È uno dei problemi maggiori, ed è uno che va affrontato. Questo tipo di approccio — affrontare i problemi uno a uno e risolverli — è proprio caratteristico di questo settore, ma lo è anche del settore delle energie nel suo complesso. Questa sala è particolarmente simbolica perché qui, due anni fa, si è organizzato un convegno per certi versi simile a questo, nel quale si è rilanciato di fatto la discussione sul nucleare. Un convegno che non si prevedeva che fosse così saturo come è stato: persone in piedi, tutte le file occupate, entusiasmo. Ecco, oggi è più ordinato — un segno che hanno capito che la materia in Forza Italia va gestita. Però, al di là di questo, rientrare qua oggi, a due anni di distanza, si rivive quella ripartenza, e sono molto contento che sia così. Di tre giornate, questa mattina nella Sala della Regina: gli stati generali delle energie di Forza Italia — per scattare una fotografia e provare anche ad affrontare a 360 gradi quelle che sono le priorità del settore energetico in Italia. Nel corso del suo intervento ha sottolineato molto le differenze e le sinergie che si possono avere tra i reattori modulari di terza generazione e plus e quelli di quarta generazione. Al riguardo, le chiedo: quali sono le principali differenze e in che modo possono rappresentare anche un acceleratore, un catalizzatore per il nucleare in Italia? Grazie della domanda. Sì, il dibattito sul nucleare in Italia ha portato un po' questa novità: quindi non si parla più solamente di tempi di realizzazione — quindi delle problematiche legate ai tempi lunghi per la costruzione di impianti — ma di SMR (Small Modular Reactors), la tecnologia di terza generazione e plus, e AMR (Advanced Modular Reactors), di quarta generazione. E soprattutto di dimensioni più contenute. Queste due tecnologie, che sono entrambe attive — la prima, un nucleare più consolidato, ma reso in dimensioni ridotte, ulteriormente rapportato dal punto di vista della sicurezza; la seconda invece, Advanced Modular Reactor, quarta generazione, relativamente meno matura, ancora in fase di sviluppo — sono assolutamente parte di uno stesso percorso, dove si realizza una sorta di staffetta tecnologica. La prima — la terza generazione e plus — non tanto andrà a lavorare su tecnologie diverse, ma su modelli di business diversi, preparerà la strada per la seconda generazione, quella che vediamo nella seconda metà del prossimo decennio, che lavorerà a temperature più alte e a efficienza più alta, permetterà la produzione di idrogeno verde, di calore per distretti industriali, e soprattutto potrà riutilizzare opportunamente trattato il combustibile esaurito della generazione precedente. Ecco qui che si realizza la staffetta tecnologica tra l'una e l'altra. Quindi sempre non in competizione, ma partner di un percorso, in cammino verso un nucleare non nostalgico, ma moderno e sostenibile. Qual è l'ostacolo da superare con maggiore priorità in questa fase? Sì, sicuramente c'è da ridefinire un quadro normativo, cosa che diciamo è un percorso che è iniziato. C'è da lavorare molto sulla preparazione delle competenze necessarie, sulla preparazione di una supply chain necessaria, perché cambia proprio il paradigma di produzione: si parla di produzione in serie, di modularizzazione. Quindi occorre prepararsi. Ma i livelli sui quali puntare in Italia ci sono: abbiamo una supply chain preparata che deve solo dimensionarsi in termini di capacità. Abbiamo comunque delle università che hanno mantenuto dei percorsi di specializzazione, sui quali occorre fare leva per potenziare. Abbiamo istituti tecnici che possono andare a preparare anche tutta quella parte di competenze che saranno necessarie per la costruzione, per la conduzione degli impianti, che sono fondamentali da creare. Quindi rappresenta un vero motore di crescita per il paese. I lavori del convegno sono proseguiti poi con dei focus su rinnovabili ed efficientamento energetico e automotive. E poi i lavori con le due big major — Enel ed Eni — in un confronto incalzante e interessante. Quello che è emerso da questi stati generali è sicuramente un appello a un mix energetico strategico e una pianificazione normativa industriale. Questo è il grande invito che gli stakeholder del settore hanno lanciato alla politica. Forza Italia ha raccolto l'input: sentiamo che cosa hanno detto. "Sostenibilità" è diventato un nome quasi vuoto — vuole dire tutto o non dir niente — e anche la neutralità tecnologica, comunque, diciamo, bussa completamente sorda. Io credo nella transizione, credo che ci deve essere una diversificazione. La stiamo facendo, non stiamo parlando: la stiamo facendo. Perché quando diciamo che vali i rifiuti, facciamo cattura, facciamo anche rinnovabili, molte rinnovabili — queste sono diversificazioni, quindi un senso molto più ampio, non indirizzo come la comunità europea aveva dato 5 anni fa: target e "fate tutto con le rinnovabili", pensando di poter spazzare via tutto quello che non è rinnovabili. L'energia è sempre stato un processo additivo. Non è che non credo nella sostenibilità e non credo nella neutralità tecnologica: è che sono termini ormai troppo usati. E quando un termine si usa e non si porta a compimento diventa quasi una cosa inutile di parole. Quindi credo nelle cose che si fanno, non nelle cose che solo si dicono e di cui si parla senza far niente. Quanto è importante imbastire delle discussioni e dei confronti con le istituzioni come quello di oggi, soprattutto in un contesto geopolitico complesso come quello che viviamo? È fondamentale. Effettivamente in Forza Italia oggi si è discusso su diversi capitoli, proprio quello della diversificazione tecnologica, poi si è parlato del nucleare, poi su altri tipi di vettori. Comunque parlare di energia serve assolutamente. Ascoltare l'industria — oggi avevamo ascoltato un'industria che qualche volta piange, qualche volta si lamenta, ma a buon diritto di farlo, perché le regole, le tasse europee, le limitazioni europee, i vincoli e le complicazioni sono ogni giorno nuove, ogni giorno diversificate e variate, ma non sono mai allineate all'interesse dell'industria, purtroppo. È vero quello che ha detto qualcuno che ci sono dei leggeri miglioramenti — com'è detto, è un cambiamento di rotta — ma le persone che hanno definito queste regole sono ancora le stesse, perché mi sembra che la Von der Leyen fosse anche capotavola della presidenza della precedente commissione. Il cammino deve essere chiaro. Il problema è che noi non stiamo gareggiando con noi stesse: non stiamo correndo con le nostre stesse regole, stiamo correndo con delle potenze che non stanno parlando di queste cose, le stanno facendo — come gli Stati Uniti e come la Cina. Quindi noi è giusto essere degli intellettuali, parlare delle cose, cercare il confronto — sacrosanto. Però bisogna anche decidere, perché la competizione esiste. Il fatto che il PIL europeo da venticinque anni sia stazionario dal 2008, che la nostra industria stia perdendo, che la Ruhr stia perdendo terreno — vuol dire che c'è qualcun altro che li sta guadagnando. Quindi utilissimo fare queste cose e utilissimo sentire l'industria e ascoltarla, come è successo oggi. Io ritengo poi essenziale che ci sia grande determinazione, grande volontà, grande voglia di dire le cose che devono essere fatte, difendendo non solo se stesse, ma in questo caso difendendo il concetto di industria e il concetto di sociale, il concetto di occupazione, anche il concetto — in questo caso — di sostenibilità ambientale. Tutte queste cose devono essere messe insieme, messe in fila, e solo così riusciremo a risolvere. Quindi giusto parlare, ancora più giusto fare. Perché secondo lei le rinnovabili rappresentano un'opportunità reale e concreta per l'Italia e cosa bisogna fare affinché i benefici abbiano impatto concreto per il paese? Le rinnovabili rappresentano oggi l'unica vera fonte di energia in grado di abbassare i prezzi delle bollette. In grado, allo stesso tempo, di ridurre la dipendenza del nostro paese dalle importazioni di energia dall'estero. In questo momento in particolare — e lo vediamo nella situazione che stiamo vivendo — le tensioni geopolitiche mettono in difficoltà il paese. Quindi è urgente aumentare la quota di rinnovabili, significa mettere a disposizione del paese fonti di energia a più basso costo. E nello stesso tempo dobbiamo contrattualizzarle a lungo termine. Questo per un concetto molto semplice: se l'energia non viene contrattualizzata a lungo termine, nell'energia ho visto il mercato del giorno prima. Il mercato del breve termine — il mercato del giorno prima — è un mercato nel quale l'ultima unità di energia che forma il prezzo, quella che accende l'ultima lampadina, tipicamente è quella alimentata a gas. Quindi la fonte rinnovabile prende il prezzo del gas. Se invece contratto all'inizio la fonte rinnovabile su un orizzonte di lungo termine — vent'anni — riesco ad ancorare il prezzo dell'energia al suo costo e quindi abbassarlo. Presidente, quanto è importante per l'Italia credere nelle rinnovabili offshore? Quanto è strategico questo segmento anche in ottica futura e cosa servirà fare? Anzitutto va completato un piano energetico di cui l'Italia ha bisogno, perché le rinnovabili non possono essere soltanto impiantate a terra, onshore, ma serve una grande forza offshore, che può essere determinata dall'eolico galleggiante. Abbiamo 130 progetti presentati al MASE. Di questi 130 progetti, almeno una ventina sono in fase di valutazione di impatto ambientale. 2,2 gigawatt — quindi circa quattro impianti — sono stati già autorizzati. Questo potrebbe far avviare una filiera che può godere del decreto FER-X per incentivi per arrivare all'obiettivo gigawatt e avviare una vera industria nel Mediterraneo, superando anche gli amici francesi. È una grande opportunità, ovviamente, per valorizzare la cantieristica navale, la meccanica, l'ingegneria dei trasporti, la logistica, rinnovare i nostri porti — soprattutto nel Mezzogiorno — riuscire a dare questa potenza di rinnovabili molto forte per decarbonizzare il nostro paese, rispettare gli obiettivi europei e creare migliaia di posti di lavoro. Noi ci crediamo e, secondo me, con questo governo possiamo veramente dare il via a questa grande operazione. È un segmento che può essere anche utile per attrarre investimenti esteri? Abbiamo tanti investimenti esteri. Fino a oggi abbiamo impegnato soltanto noi soci, qualcosa come 250 milioni di euro, solo per lo scoping e la valutazione di impatto ambientale. Però servono risposte. Entro fine anno, dobbiamo avere certezza che possono partire gli investimenti, perché queste grandi società nazionali e internazionali guardano anche altrove. La Scozia già è partita con nuovi impianti, il Portogallo, la Grecia, la Gran Bretagna, il Marocco. L'Italia nel Mediterraneo può essere strategica e per questo non dobbiamo perdere questa grande opportunità. Quanto può essere utile questo settore industriale per lo sviluppo del Mezzogiorno? Ma è soprattutto nel Mezzogiorno che ci sono i nostri progetti. La Calabria, la Sicilia, la Sardegna sono le zone maggiormente vocate al vento. Con Augusta e Taranto, che sono i due porti principali che sono stati individuati da un decreto MASE e MIT come gli hub per costruire i nostri cantieri, possiamo costruire un'occupazione straordinaria. Di fatto, c'è uno studio dell'anno scorso che con 20 gigawatt vede circa 27.000 occupati. Con una crisi forte del settore siderurgico e anche dell'automotive, non possiamo dare una risposta nelle aree di crisi industriale assorbendo personale che oggi è in cassa integrazione straordinaria. E su questo l'Italia deve ragionare. Presidente, quali sono le misure necessarie per efficientare il patrimonio immobiliare italiano e raggiungere quelli che sono i target fissati a livello europeo? Sì, il patrimonio immobiliare pubblico è circa al 50% costruito prima degli anni '70. Molto vetusto, l'efficienza energetica è molto bassa, c'è molto da fare. Le soluzioni sono mille. Ora, per essere veramente sintetico, io credo molto nel sistema PPP — cioè il partenariato pubblico-privato — perché questo aiuta le grandi aziende che hanno ingegneria e investimenti insieme al pubblico a fare progetti importanti e riqualificazioni importanti. Un altro tema su cui credo molto è la tecnologia impiantistica che oggi ha fatto passi da gigante, a costi molto molto contenuti. In particolare faccio riferimento a livello di piattaforme tecnologiche di oggi: quelle che si chiamano BMS (Building Management System), sistemi che sono — per dirla con il nome completo — Building Automation and Management Systems, piattaforme dotate di tanti sensori che, grazie anche all'intelligenza artificiale, continuamente elaborano algoritmi sempre più precisi e quindi fanno un'efficientazione energetica sempre più puntuale, sempre più precisa, sempre più riferita agli agenti interni e ai flussi di persone all'interno del building. Questi secondo me aiuteranno molto perché costano molto poco — hanno un ritorno sull'investimento di circa 2-3 anni — riescono ad avere degli efficientamenti anche del 30%. Poi ovviamente ci sono gli altri investimenti sulle parti edili, ma sono molto più complessi, molto più difficili da effettuare in un building degli anni '60 e spesso in centri storici, o situazioni molto complesse, e poi molto molto più costose. Sono in odore di sciogliersi con maggiore velocità per raggiungere questo target. Ma come al solito è la materia legislativa che è più complicata. Quindi eccoci qua oggi: ospiti di Forza Italia, hanno fatto un panel molto interessante di attori protagonisti su questo mondo. Ci aspettiamo dalla politica di chiarire: regole certe, lunghe nel tempo, incentivi sicuri — i decreti di transizione sono stati procedere a Transizione 5.0, con Industria 4.0, tutti gli elementi legislativi che aiutano il settore. E una vera percorso temporale lungo, certo. E aggiungerei anche che se avessimo una burocrazia più uniforme sarebbe una gran cosa: oggi è troppo variegata, complicata dalle regole delle regioni — un processo fluido e veloce per le aziende. Presidente, siamo qui oggi in occasione degli stati generali delle energie organizzati da Forza Italia per fare un po' il punto a 360 gradi su tutta quella che è la filiera energetica del paese. E lei ha sottolineato quanto è importante un confronto ricorrente tra le componenti di questa filiera. L'ha detto bene: è un tema importantissimo da affrontare, non solo dal punto di vista energetico, ma anche dal punto di vista del mondo automotive e del mondo della mobilità. Sono due settori che storicamente non si sono mai intersecati; si intersecano oggi con la mobilità elettrica, e quindi è necessario che questi settori si conoscano, non si compattino, e lavorino insieme. Naturalmente sono eventi in cui questi contenuti possono uscire, e questo aiuta proprio a creare una filiera coesa e continua. Una filiera quasi continua in cui l'alleanza tra pubblico e privato diventa fondamentale, diventa essenziale. E allora visto anche alla luce dei dati positivi degli ultimi mesi del settore automotive: quanto è importante continuare ad avere normative sempre più chiare, semplici, immediate per supportare e continuare la crescita di questo settore? Sì, è importantissimo. Tant'è che anche quello che abbiamo sottolineato oggi: serve una cabina di regia per far dialogare questi mondi — mondo privato, mondo pubblico. Pensate che se parliamo di mobilità elettrica, sono tre ministeri competenti su questo, più i comuni che hanno regole sull'accesso, sull'installazione. Allora serve effettivamente una cabina di regia: sono manovre a costo zero, sono strumenti che aiutano un percorso necessario, dove il mondo dell'automotive si sta standardizzando a livello globale. Abbiamo citato i numeri proprio a livello globale: se pensiamo che negli ultimi 10 anni a livello mondiale siamo passati da 300.000 auto elettriche a più di 10 milioni — e non è solo la Cina, ma guardiamo all'Europa: siamo passati da 90.000 a più di 2 milioni di veicoli — vuol dire che è un trend che riguarda tutti, riguarda l'Italia anche, se pur in misura minore rispetto agli altri. Poi è una tendenza che noi viviamo un po' in ritardo, ma che naturalmente dobbiamo cavalcare per continuare a essere competitivi e soprattutto a salvaguardare i posti di lavoro. In chiusura, un flash: la possibilità di ricollocamento dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza a supporto, come contributi di finanziamenti per l'acquisto di auto elettrica, potrebbe essere una soluzione per riutilizzare i fondi che sostanzialmente sono rimasti inutilizzati. Sì, noi siamo a favore di questa cosa, perché sarebbero fondi persi, proprio per la difficoltà di usare le infrastrutture di ricarica per problemi burocratici, dove la cabina di regia dovrebbe aiutare. Quindi questo spostamento sulla domanda è importante. Però è importante che vengano dichiarate in fretta le modalità e i limiti, in modo da non creare incertezze sul mercato — perché si sa che la mancanza di incentivi porta all'attesa. Ma sappiamo che il governo su questo è particolarmente attento e quindi ci aspettiamo nei prossimi mesi appunto una chiarezza anche sugli incentivi. Direttore, in che modo la sua azienda opera per garantire la sicurezza energetica all'interno del nostro paese e cosa occorre per migliorare e procedere in quella transizione energetica? La sicurezza energetica è un tema fondamentale che va accoppiato con competitività. Sicurezza energetica vuol dire diversificazione delle fonti primarie di energia. Quindi noi siamo assolutamente favorevoli alla neutralità tecnologica, a utilizzare per la transizione energetica tutte le fonti che sono necessarie: queste permettono poi di essere messe in competizione e automaticamente di dare maggiore competitività, di abbassare il prezzo. Questa è una delle leve che noi usiamo — abbassare il prezzo per essere competitivi — oltre a tutte le attività che facciamo di efficientamento energetico per essere i nostri clienti. Posso fare un esempio che è recente: l'ultimo grande investimento che abbiamo fatto di decarbonizzazione, di miglioramento ambientale di un grande stabilimento in Italia, è lo stabilimento di Michelin. Il più grosso stabilimento in Europa del gruppo Michelin: abbiamo ridotto di quasi il 50% le emissioni e questo stabilimento è diventato il più efficiente, il più ambientalmente rispettoso d'Europa. Tant'è vero che Michelin l'anno scorso ha chiuso uno stabilimento in Francia ma ha rilanciato questo stabilimento in Italia. Questo è il contributo che noi possiamo dare concretamente alle imprese. Poi in prospettiva, i prossimi step, gli scogli da superare principali affinché questo processo di transizione energetica e di efficientamento possa proseguire. Allora nel breve termine noi dobbiamo puntare ad accelerare gli investimenti nelle fonti rinnovabili: questo vuol dire cercare di semplificare e abbreviare l'iter autorizzativo. Ma poi dobbiamo guardare avanti, perché le scelte che facciamo oggi sono quelle che determineranno la competitività del nostro settore energetico fra 10-15 anni. In cui si inscrive un altro ragionamento che voglio fare: il nucleare. Perché se vogliamo diversificare maggiormente, aumentare la competizione tra le varie fonti e dare energia stabile e programmabile al nostro sistema — sistema energetico italiano che è fatto di imprese energivore che hanno bisogno di energia 24 ore — allora credo che il tema del nucleare è effettivamente un tema importante su cui rimettere l'attenzione. Presidente Del Fabbro, siamo qui agli stati generali delle energie di Forza Italia. Nel corso del suo intervento ha sottolineato l'importanza del "trilemma energetico": transizione, sicurezza energetica, sostenibilità e competitività. Quanto è importante ripartire da questi tre elementi? È fondamentale, perché davamo per scontata l'energia fino alla guerra russo-ucraina, davamo per scontato che l'ambiente era generoso. In realtà oggi dobbiamo fronteggiare una crisi potenziale energetica e dobbiamo assicurare che il sistema sia resiliente. Allo stesso tempo abbiamo un sistema ambientale a rischio — pensate alle alluvioni, pensate alle estati calde, ma anche alle primavere calde e all'agricoltura. Siamo la seconda potenza industriale di Europa, la seconda potenza agroalimentare di Europa. Dobbiamo salvaguardare l'energia, che deve essere prodotta sempre di più da fonti competitive e, in Italia, possibilmente rinnovabili. Questa è una strada. E poi rendere il nostro ambiente più resiliente: quindi più argini, più bacini, una gestione dell'acqua più oculata, più attenta, più manageriale. Questa è la sfida che abbiamo come utilities, questa è la sfida che abbiamo come Confindustria, come industria, e quindi è una sfida che dobbiamo vincere coniugando i tre aspetti: la sicurezza energetica, la resilienza ambientale e ovviamente la competitività. Insieme, dobbiamo tenere sia la sostenibilità — che è un elemento del paradigma ma non è l'unico — insieme la competitività e alla sicurezza. Come fare questo? Nel libro che ho scritto, "Proteggi il futuro", si parla — con numeri e dati — di una strategia industriale nuova di generazione, molto focalizzata sulle economie circolari, sulle rinnovabili e sulla rigenerazione del nostro tessuto industriale che è ancora potente, ancora performante. Occorre investire nei giovani e nell'innovazione.
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