Trascrizione del video
Innovazione tecnologica, sostenibilità e sviluppo dei territori: questo è il focus di "Futura", il nuovo format di Urania, nato per creare un'occasione di confronto tra istituzioni, imprese e comunità locali, per raccontare come stanno crescendo e sviluppandosi le città del futuro — le cosiddette smart cities.
E ne parliamo oggi con gli ospiti in studio, che presento subito. Partiamo da Matteo Lecis Cocco Ortu, Assessore alla Pianificazione Strategica, Urbanistica e Ambientale del Comune di Cagliari. Benvenuto. Grazie, buongiorno. Antonio Bufalari, Segretario Generale di Asso Nautica. Salve. E Maria Elena Motzo, Assessora agli Affari Regionali, Personale e Riforma della Regione Sardegna. Salve, buongiorno a tutti.
Come avete capito, abbiamo scelto la Sardegna — e ci sarebbe già da sola la risposta sul perché — perché oggi parliamo della città di Cagliari. Il motivo ce lo spiega nel suo servizio la nostra collega.
La ricerca UI Smart City Index 2024 individua le tendenze sulle evoluzioni delle città italiane, evidenziando come la transizione digitale stia trasformando completamente le nostre città, rendendole sempre più smart. Un significativo miglioramento ha coinvolto soprattutto le città del Mezzogiorno, a cominciare da Cagliari, che rispetto al precedente rilevamento del 2022 ha guadagnato ben 12 posizioni, raggiungendo il sesto posto. Ma cosa significa, in concreto, avere città sempre più smart e connesse?
Uno studio realizzato da INWIT — la principale tower company italiana ed europea — con Ambrosetti ha evidenziato i benefici generati dalla diffusione delle infrastrutture digitali. Considerando solo la sfera economica che coinvolge l'intera filiera, INWIT ha generato un impatto complessivo sul PIL italiano di circa 1,3 miliardi di euro nel solo 2024 e un impatto accumulato nel periodo 2020-2024 pari a 5,3 miliardi di euro. Non solo: nel 2024 INWIT è presente con almeno una propria torre nel 70% dei comuni italiani classificati dall'ISTAT con elevata vulnerabilità sociale ed economica. Si tratta di 3.600 comuni che ospitano circa 23,2 milioni di residenti, pari a oltre il 91% della popolazione in aree svantaggiate del paese. Tra il 2020 e il 2024, inoltre, la condivisione delle torri tra i comuni ha consentito di risparmiare risorse materiali ed energetiche, limitando la costruzione di infrastrutture digitali aggiuntive. In questo modo sono state evitate oltre 2,5 milioni di tonnellate di emissioni di CO₂ equivalente, pari a quelle di 1,7 milioni di automobili italiane in un anno. Un ecosistema in crescita esponenziale che tiene le città italiane sempre più unite e connesse, generando opportunità, servizi e nuovi mercati di crescita.
Abbiamo sentito parlare molto di INWIT e di quanto sta facendo per connettere, sostanzialmente, il territorio italiano — che ricordiamo è fatto non solo di grandi città, ma di tantissime aree interne, remote, difficili da raggiungere, ma che hanno bisogno di essere connesse. E poi ci sono anche le isole, che sono geograficamente un'altra parte importante dell'Italia — parliamo in questo caso della Sardegna, importantissima e da collegare. Voi qualche giorno fa, come diceva la nostra collega nel servizio, avete presentato questo studio realizzato in collaborazione con Ambrosetti sui benefici generati dalla diffusione delle infrastrutture digitali. Quali sono i principali risultati di questo report?
>> Intanto è importante parlare di smart cities, così come è importante — lo evidenziava anche il video — parlare di "smart rural", cioè di come far evolvere non solo le nostre città ma anche tutte le aree dei territori, comprese le aree interne. Parliamo oggi di Cagliari e della Sardegna, quindi di territori che hanno sicuramente bisogno di essere portati nelle condizioni di avere la connettività — che è ormai un pre-requisito per poter essere connessi con il mondo, vivere la propria vita in maniera libera e autonoma, lavorare, studiare e quant'altro.
Lo studio con Ambrosetti — come il video ripercorreva — riesce a centrare la rilevanza del valore delle infrastrutture condivise digitali, multi-operatore, che sono il pre-requisito affinché si possa poi abilitare una serie di servizi: il 5G, il 4G, la connettività mobile in generale a disposizione di cittadini, imprese e pubblica amministrazione. Il modello di business di INWIT — cioè di un'infrastruttura multi-operatore condivisa a disposizione di tutti gli operatori di telecomunicazioni — ha creato efficienza dal punto di vista economico-industriale, perché non c'è più una singola torre per ogni operatore come accadeva anni fa. Ha creato anche efficienza ambientale, perché questo significa ovviamente risparmio di risorse — di terreni, di materie prime, e quindi di produzione di CO₂. L'efficienza economico-industriale è stata quantificata in quasi 10 miliardi di euro di risparmi di costi da parte degli operatori di telecomunicazioni, e l'efficienza ambientale è stata calcolata in 2,5 milioni di tonnellate di CO₂ evitate nel corso degli ultimi 10 anni.
>> Lecis Cocco Ortu, allora — Cagliari, modello Cagliari. Quali sono le ragioni di questa crescita, di questo successo?
>> Sicuramente una delle ragioni è aver abbracciato la formula della collaborazione, perché l'unica strada oggi per rispondere alle sfide del mondo contemporaneo è collaborare. Una collaborazione che sia interna all'amministrazione stessa, tra i diversi settori, ma anche con le altre amministrazioni — quindi con la Regione, con il Governo e con l'Europa. Negli ultimi anni abbiamo deciso di investire e utilizzare bene i fondi europei sul tema dell'innovazione tecnologica. E con il privato: il vero conflitto è quello che è al di fuori dell'amministrazione, perché questa è la sfida — un'amministrazione seria che si pone come interlocutore credibile con tutti coloro che possono aiutare a rispondere ai problemi.
Sul tema dell'innovazione, Cagliari è stata una delle prime città che ha aperto la sua Casa delle Tecnologie Emergenti, grazie anche ai fondi MISE, come centro di competenza. Tra l'altro lo stiamo rendendo un luogo in cui imprese e start-up si incontrano, attivando anche una parte al di fuori del centro storico, come abbiamo già detto, per coinvolgere tutta la città metropolitana.
Un'altra spettatura: ragionare con un obiettivo di pianificazione a medio-lungo termine con gli altri soggetti — il porto, l'Autorità di Sistema Portuale, l'Agenzia del Demanio, quindi Stato, Governo e Regione. Lo stiamo facendo in particolare adesso sul tema del patrimonio, con un grande piano di valorizzazione degli immobili pubblici che riguarda mettere a sistema il patrimonio esistente. Sul tema dell'innovazione abbiamo fatto lo stesso, mettendo a sistema quanto in Sardegna è stato più pioniere, nei temi dell'innovazione tecnologica negli anni. Pensiamo a cosa è stato TISCALI per l'Europa e per l'avanzamento delle telecomunicazioni. Cagliari e la Sardegna sono un ecosistema davvero virtuoso — e la Regione Sardegna, conservando e valorizzando il suo centro tecnologico, ci supporta. Quindi questa è una delle collaborazioni che è molto molto importante e urgente.
>> Bufalari, allora. L'Italia, sappiamo, è un paese in cui la risorsa mare è fondamentale — e ancora di più in questo contesto in cui la blue economy sta diventando uno degli argomenti prioritari, anche nell'agenda politica di governo. Sappiamo che questa legislatura ha deciso di investire molto sulla blue economy. In questo contesto, i porti acquisiscono un valore strategico importante — e tra l'altro sono dei "hub" che si stanno digitalizzando, che stanno vivendo questa transizione. Quali benefici lo sviluppo e la digitalizzazione di un porto può portare a un territorio, e in particolare alla Sardegna — con il porto di Cagliari e il porto di Olbia, che sono snodi importanti del Mediterraneo?
>> La digitalizzazione è il passaggio da un sistema più tradizionale cartaceo a un sistema completamente digitale. È materia dell'oggi e di quello che sarà il domani, e il nostro momento per il sistema europeo futuro. Come Asso Nautica — come rappresentanza del sistema nautico italiano — abbiamo basato la nostra attività su una struttura di ricerca del dato, tramite un rapporto sul sistema economico del mare. Assieme all'Unione delle Camere, con il Tagliacarne come osservatorio sulla risorsa mare, andiamo ad analizzare i dati. I dati sono in crescita e le prospettive sono positive. Il nuovo rapporto lo presenteremo qui a Roma il 10 di luglio durante il nostro Forum — che è il nostro momento di sinergia di tutte le filiere del mare. Cosa ci dimostrano questi dati? Che la crescita che stiamo analizzando non è possibile se non va verso una digitalizzazione.
Lo vediamo per esempio applicato al Piano del Mare — che in questi mesi è in fase di aggiornamento, essendo stato approvato dal Governo nel 2023 e stando ora passando al nuovo Piano del Mare 2025-2028. Nel tavolo degli esperti, con il nostro presidente Campora, proposciamo la digitalizzazione e l'intelligenza artificiale come nuovi strumenti che dobbiamo portare all'interno di tutte le direttrici, di tutte le evoluzioni e filiere del sistema delle economie del mare, per poter mantenere un progresso economico di sistema paese.
In Sardegna siamo un esempio ottimo, perché è un sistema economico che non è solo mare ma è molto mare. Abbiamo un sistema di governance portuale, guidato dal Commissario Massimo Deiana, che sta vivendo appunto una digitalizzazione. Lo si vede soprattutto per esempio nelle pratiche amministrative — si sono dotati di un sistema, di un portale che permette di digitalizzare tutta la gestione per esempio del demanio. A che cosa ci può essere utile? Iniziare con l'intelligenza artificiale a monitorare, a tenere sotto controllo la risorsa, il patrimonio. E quello che si sta facendo coinvolge cose concrete: ad esempio, la problematica per esempio della conservazione delle spiagge in Sardegna. Mantenere un patrimonio balneare — che è un elemento che tocca anche il cittadino finale — richiede preservazione della risorsa ecosistema, e la digitalizzazione può essere molto utile proprio nella pianificazione e nella preservazione della risorsa.
>> Assessora Motzo, lei qualche giorno fa ha presentato la Strategia Regionale per il Governo dei Dati — il Gemello Digitale della Sardegna. A proposito di dati, informazioni sui territori eccetera, ci può spiegare in cosa consiste questo progetto?
>> Sì, è un bellissimo progetto che stiamo portando avanti all'interno del Piano Regionale di Sviluppo 2024-2029. È un progetto ambizioso, in linea con i tempi. Cosa stiamo attuando? Una data strategy — quindi una gestione del dato ottimale, federata e interoperabile. Talvolta, nelle amministrazioni, si ragiona in silos, a compartimenti stagni. Noi invece abbiamo messo in piedi una gestione del dato — partendo da una data strategy — per poter gestire in maniera ottimale e rendere la pubblica amministrazione efficace ed efficiente rispetto ai servizi che eroga sia ai cittadini che alle imprese.
A questo si affianca il Gemello Digitale — il digital twin. Abbiamo messo in atto una cabina di regia — in capo alla Direzione Innovazione Tecnologica, coordinata nel mio assessorato — che coinvolge tutti gli assessorati della Regione Sardegna. I portatori di istanze tecniche portano ciò che è importante trasferire. Sappiamo che il Gemello Digitale è la rappresentazione virtuale di tutto ciò che è reale — di tutti gli oggetti che possono essere rappresentati virtualmente. E questo ci può essere utile, come diceva prima, dal punto di vista urbanistico, dal punto di vista culturale, dal punto di vista paesaggistico: mettere insieme tutti quegli aspetti reali in un mondo virtuale che possono essere monitorati, verificati, controllati, aggiornati tramite sensori e dispositivi. Per esempio in un'ottica ambientale, di prevenzione del territorio, mettiamo davvero in piedi uno strumento efficace per la collettività.
>> Questo è molto interessante. Noi continuiamo la nostra conversazione tra poco, dopo la pausa.
Bentornati a Futura. Nel frattempo ci ha raggiunto il Senatore Antonio Zedda. Salve, Senatore.
>> Salve, grazie per l'invito, buongiorno a tutti.
>> Grazie di averci raggiunto. Stiamo parlando, come sa, di Cagliari — best practices nel suo progetto di realizzazione della smart city. Come dicevamo poco fa, la città è arrivata a questo obiettivo grazie anche a un dialogo interistituzionale e con i cittadini. Una best practice anche a livello amministrativo. Lei tra l'altro è Vicepresidente della Commissione Parlamentare per il Contrasto dei Risvantaggi Derivanti dalla Insularità. Le volevo chiedere: quanto è importante il lavoro sinergico, la cooperazione tra pubblico e privato per superare queste barriere e avvicinare anche i territori più remoti — tra cui quelli insulari — nell'ottica dello sviluppo generale del paese?
>> Grazie per questa domanda, grazie per aver ricordato l'esistenza della Commissione Insularità. Io credo che il rapporto tra pubblico e privato sia fondamentale, come fondamentale è il rapporto tra i vari livelli istituzionali. A punto che l'Assessore Lecis Cocco Ortu e l'Assessora Motzo rappresentano due livelli del pubblico che dovrebbe collaborare. Per quanto riguarda la Commissione, stiamo audendo — diciamo — tantissimi colleghi: assessori, consiglieri regionali delle due isole, Sicilia e Sardegna. Credo che potrebbe essere utile, e faccio anche una proposta a Matteo, che l'istituzione si confronti proprio per parlare di smart city, considerato che Cagliari è appunto il nostro capoluogo di regione. Credo che il percorso di rendere la nostra città totalmente digitalizzata e moderna sia molto importante per ridurre il divario che la nostra terra vive con il resto d'Italia. La Sardegna non è solo mare, ma è molto mare — e finché non riusciremo ad abbattere quelle che sono anche le barriere reali, cioè vivere il mare come una possibilità di movimento, non riusciremo mai ad essere all'altezza di valori spesso superiori ad altre regioni, ad altre città d'Italia. Quindi benvenute tutte quelle buone pratiche che ci portano e ci possono consentire di sentirci un po' più italiani.
>> Dottore di INWIT, cosa potrebbe fare — e continuerà a fare — INWIT per accompagnare Cagliari nel suo progetto smart city?
>> Sono stati richiamati dall'Assessora Motzo e da altri interlocutori che mi hanno preceduto alcuni temi molto rilevanti. La centralità dei dati, per esempio, è utile e importante. Ed è importante ricordarci che per avere a disposizione i dati di cui abbiamo sempre più necessità — da analizzare, per provare anche a immaginare e strutturare politiche di sviluppo e di comprensione dei vari fenomeni — è fondamentale avere la connettività. È fondamentale avere le infrastrutture, gli asset che sono abilitatori di tutto questo. INWIT naturalmente è fisiologicamente a disposizione di tutte le amministrazioni, dei comuni di Cagliari e della Sardegna, per migliorare ulteriormente la disponibilità di asset infrastrutturali in tutta la città metropolitana cagliaritana, e per costruire soluzioni dedicate per portare la connettività multi-operatore anche in luoghi chiusi o molto frequentati. Si parlava tanto di porti — sono certamente realtà che, come la logistica, hanno sicuramente bisogno di una connettività sempre più performante.
È stato richiamato un altro elemento fondamentale: il rapporto tra pubblico e privato. Anche il Senatore Zedda lo diceva, come l'Assessore. INWIT è attualmente in esecuzione di una partnership pubblico-privata con Roma Capitale per portare in tutta la città il 5G in maniera diffusa — 5G multi-operatore, quindi a disposizione di tutti gli operatori — in 100 piazze, in tutte le 4 linee della metropolitana di Roma, con 2.000 videocamere per fare videosorveglianza e quindi garantire sicurezza, con 1.800 sensori IoT per monitorare per esempio la qualità dell'aria, ma non solo. La partnership pubblico-privata che abbiamo in esecuzione, attraverso la nostra società controllata con controllo esclusivo — che si chiama Smart City Roma, non a caso — è un esempio che riteniamo sia assolutamente da replicare a Cagliari e sicuramente in altre città. Non solo nella forma giuridica in senso stretto, ma come logica, come attitudine: è un modello che stiamo portando in tante amministrazioni. Lo stiamo facendo per esempio — non per citare solo Roma — anche a Milano con la Fiera di Milano: abbiamo acquisito tutte le infrastrutture, tutti gli asset già preesistenti di connettività fissa e mobile, e stiamo sviluppando e adeguando in una logica di miglioramento della connettività 5G anche ai padiglioni fieristici, per consentire al flusso di visitatori e ai professionisti che si recano nei padiglioni di avere una connettività adeguata. Abbiamo appena coperto interamente in 5G la nuova linea blu della metropolitana di Milano.
Questi sono esempi assolutamente replicabili in altri territori e in altre città. L'ultimo esempio di grande collaborazione tra pubblico e privato che vi voglio portare è l'esecuzione di un importante progetto del PNRR, nell'area bianca — la prima area centrata sulle risorse pubbliche a disposizione del PNRR — in cui, approfittando di un raggruppamento temporaneo di imprese con Vodafone e Fastweb, stiamo portando la connettività 5G multi-operatore in 1.385 aree in comuni a fallimento di mercato — aree bianche, aree dal digital divide — in cui appunto senza questo tipo di intervento non sarebbe stato possibile portare la connettività. In Sardegna abbiamo coperto, con una sensibilità e un'attenzione da parte di molte amministrazioni — vengono in mente Barumini, Barattali, e tanti altri comuni con sindaci e amministratori veramente molto entusiasti di avere finalmente la possibilità di avere connettività — già una decina di comuni, con altri quattro in realizzazione e altri ancora ne faremo.
Questo tipo di attività, attraverso i nostri asset e le nostre infrastrutture, comprende anche — non ho citato per esempio quello che si può fare in termini di monitoraggio — come la stessa stazione, faceva riferimento, al monitoraggio della qualità dell'aria dalle nostre torri, il monitoraggio e la prevenzione degli incendi attraverso videocamere dotate di intelligenza artificiale che riconoscono i pennacchi di fumo — li riconoscono rispetto a un barbecue o a una sigaretta — e mandano un alert direttamente per consentire alle forze dell'ordine di intervenire tempestivamente. Queste attività, queste infrastrutture sono a disposizione dell'amministrazione di Cagliari e di tutta la Regione Sardegna per migliorare la vita dei cittadini, delle imprese e dei nostri territori.
>> Zedda, torno da lei. Quanto stava dicendo il nostro interlocutore di INWIT è molto interessante, soprattutto nell'ottica del superamento del digital divide, che è uno dei presupposti della transizione digitale. Per completare la transizione digitale servono però tante altre sfide. Secondo lei, cosa resta ancora da fare nell'immediato per accompagnare i territori verso il conseguimento della transizione digitale?
>> Uno dei grandi problemi che dobbiamo affrontare — che la politica deve affrontare in prima linea — è la deburocratizzazione. Finché la burocrazia fa da padrona in tutti gli uffici, comunali e regionali, il rapporto tra pubblico e privato non funziona bene. A volte i privati fanno domanda — faccio un esempio — per un'istanza, e passano anni da quando il privato fa la domanda a quando riceve la risposta, cioè ottiene il via. Questo non può più accadere. Bisogna snellire i tempi di risposta del pubblico verso il privato, affinché il privato possa, in accordo col pubblico, riuscire a portare a casa delle buone pratiche. La deburocratizzazione non è un fatto solo sardo — non è un fatto solo italiano — è l'Europa stessa che deve capire che dobbiamo adeguare questa pratica. Che non significa non fare controlli, non significa chiudere gli occhi su quello che viene fatto nel nostro territorio, non significa assolutamente dare adito a pratiche negative. Anzi, significa lavorare in sintonia con chi vuole rendere migliore l'ambiente in cui viviamo.
Faccio un esempio che torna su quanto accennato prima: le antenne e l'intelligenza artificiale. La Sardegna, per esempio, vive la nostra problematica degli incendi boschivi — e le antenne intelligenti vanno ad aiutare chi si occupa di prevenzione e poi anche dello spegnimento. In Sardegna abbiamo un Corpo Forestale — siamo Regione a Statuto Speciale, quindi abbiamo un Corpo Forestale non legato ai Carabinieri come invece accade per il resto d'Italia, a parte le altre Regioni Autonome. Abbiamo una Protezione Civile: entrambe le direzioni generali regionali sono molto forti, ma hanno ovviamente bisogno della tecnologia.
E qui faccio un appello alla politica tutta: l'utilizzo dell'intelligenza artificiale deve essere etico, controllato, e deve essere forgiato sull'esperienza dell'uomo. Lasciare l'intelligenza artificiale da sola, nelle mani di pochi, non fa il bene comune. Invece, normare anche l'utilizzo e i canali dove l'intelligenza artificiale può evolversi — noi stiamo parlando, ma l'intelligenza artificiale esiste già e si sta evolvendo in questi secondi — è molto utile affinché in una situazione come la nostra, di grande disagio per l'insularità che è difficile da colmare, possa esserci da aiuto.
>> Lecis Cocco Ortu, torno da lei. Dunque, coerentemente con il valore evocativo del nome di questo format — "Futura" — le vorrei chiedere: cosa servirà a Cagliari per proiettarsi nel suo futuro immediato?
>> Credo che la cosa più importante sia una maggiore consapevolezza da parte di tutti delle potenzialità di tale città. Con questo sistema, lavorando in particolare sui temi dell'innovazione tecnologica, abbiamo creato un luogo — uno spazio fisico, il Cagliari Digital Lab — che è lo strumento. Grazie a quei fondi del PNRR che dicevamo prima, che sono arrivati e che adesso bisogna capire come portare avanti con sostenibilità, è un luogo pubblico in cui le imprese possono confrontarsi con la pubblica amministrazione per capire gli effetti sui cittadini di tutte queste tecnologie emergenti, che possono aiutare sicuramente una parte di imprese, altri cittadini, ma anche la pubblica amministrazione.
Quello di cui abbiamo bisogno è ragionare insieme con l'obiettivo del bene del cittadino, pensando alle ricadute concrete di ogni azione, di ogni spesa di risorse — che negli ultimi anni sono state molto importanti. La sfida è la formazione: una formazione che è anche la dirigenza amministrativa degli enti locali, delle regioni. Con un approccio collaborativo e di aiuto reciproco, perché la direzione in cui stiamo andando — quella di migliorare la qualità della vita in questo periodo di difficoltà — deve trovare un linguaggio comune. Noi abbiamo creato dei luoghi in cui ci sono iniziative, quindi è un invito anche all'interno di questo strumento che ci siamo dati, di confrontarsi operativamente su quelle che possono essere le proposte in campo.
Per esempio, un player fondamentale è l'università. La nostra realtà universitaria è in crescita — stiamo parlando di un quinto della popolazione cittadina composta da studenti, da giovani. Questo, anche in prospettiva, è il segno di una città che può puntare sulle menti più fresche, che sceglie di investire su Cagliari — non solo Cagliari "nativa", ma anche come città che accoglie tante potenzialità e risorse che arrivano da fuori. Come diceva prima la senatrice, siamo all'interno di un contesto italiano importante. Cagliari è un capoluogo europeo e mediterraneo importante — Cagliari è al centro di questo Mediterraneo — e stiamo valorizzando sempre di più questa potenzialità.
>> Assessora Motzo, il futuro della Sardegna — quali possono essere le prossime sfide?
>> Assolutamente. Le opportunità per la Sardegna sono tantissime. Cito tra le altre il progetto importantissimo dell'iniziativa EDIC — European Digital Innovation Cluster — una grande opportunità in ambito di transizione digitale in Sardegna, dove tutti i soggetti — pubblici, privati, università, ricerca, mondo delle imprese — devono dialogare assolutamente con le amministrazioni pubbliche. Soltanto con un atteggiamento sinergico e una progettazione sinergica possiamo raggiungere degli obiettivi.
Quello che è importante è che le azioni politiche vengano portate anche nelle zone più rurali. La Sardegna non cresce se non crescono le zone interne, le zone più rurali. Non possiamo focalizzare tutte le nostre energie nei centri più urbani, perché abbiamo la necessità di rendere fruibile l'intero territorio. L'iniziativa EDIC è un'ottima opportunità non soltanto per la Sardegna centrale, ma per tutta la Sardegna. Come copertura, è una candidatura importante in Europa che stiamo portando avanti. Abbiamo già sottoscritto un protocollo di intesa con il Consorzio GARR — per la rete, i GARR in terabyte — e questa è per la Sardegna un'ottima opportunità per connettere tutte le aree, e quindi dare opportunità in termini di ricerca e innovazione a tutte le imprese.
Un altro elemento importante per invertire la tendenza allo spopolamento sarà quello di attivare per esempio i nomadi digitali — quindi creare le opportunità di connessione nelle zone più rurali per far sì che si possano creare nuove opportunità di sviluppo e nuove start-up. I nomadi digitali — imprese che temporaneamente si insediano in un territorio — possono godere della qualità della vita in Sardegna, e quindi nascere così sviluppo e occupazione. Abbiamo veramente opportunità importanti attraverso il Gemello Digitale — e in ambito di transizione digitale possiamo davvero fare tanto e dare opportunità alle imprese di sviluppo. Le imprese arrivano e quindi le possiamo attrarre soltanto se vengono dati servizi in termini di efficacia e di efficienza. L'impresa non viene se il servizio non c'è — questo è un elemento fondamentale. Noi entro l'anno porteremo in produzione dei Gemelli Digitali che riguardano l'ambito scolastico, e quindi anche qui formazione e informazione come priorità. Le nostre università — l'Università di Sassari e quella di Cagliari — stanno investendo tantissimo in termini di transizione digitale, informatica, intelligenza artificiale. Dobbiamo puntare su questo e dare le opportunità affinché le imprese possano investire in Sardegna. Questa è la strada giusta che stiamo percorrendo.
>> Bufalari, le faccio la stessa domanda: il ruolo dei porti del futuro. Abbiamo parlato di dati, dell'importanza della digitalizzazione. L'Assessora faceva riferimento anche all'importanza di attrarre le imprese. Sappiamo benissimo che uno degli elementi strategici per l'attrazione degli investimenti in un territorio è il funzionamento delle infrastrutture, e i porti sono un'infrastruttura importantissima. Quali sono le sfide nel futuro prossimo dei porti?
>> Le sfide dei porti vanno di pari passo con le sfide delle infrastrutture dei territori che le retrostanno, perché come si diceva un porto non può vivere solo di mare, ma deve avere comunque l'esigenza di avere un territorio retrostante che possa essere uno sviluppo della comunità che in quel porto insiste. Questo è molto particolare — una sensibilità addirittura maggiore — perché dobbiamo comunque tutelare e analizzare quelli che sono i territori rurali, come le isole minori: tutti i territori che sono un pochino più svantaggiati per aspetti logistici.
Quando si parla di borghi minori e isole minori — mi piace anche dire che il termine "minore" non deve essere usato come fattore di grandezza tra un territorio e un altro, ma proprio come se fosse un "minore" — come un bambino, come una persona più giovane da tutelare di più. I borghi minori, le isole minori e tutti questi lembi di terra che si affacciano al mare devono essere maggiormente tutelati per ridurre il gap rispetto a un territorio più facile da gestire.
E lo vediamo: la digitalizzazione delle infrastrutture, come si diceva prima, serve per la pesca sostenibile, per tenere sotto controllo per esempio la crescita della posidonia, serve per il turismo, serve perché se un territorio non ha un'infrastruttura — magari una persona che ha un infarto su una barca in un'isola minore non ha la stessa capacità di salvarsi rispetto a una persona in un porto nel centro di Cagliari, dove magari c'è più connettività e dove la cartella clinica può essere mandata dall'operatore di primo soccorso direttamente verso l'ospedale che lo accoglierà. Noi stiamo parlando di salvaguardare non solo l'ecosistema, ma l'uomo — e l'uomo sul mare e l'uomo che vive sul mare.
Quali sono le sfide future? Si è parlato di intelligenza artificiale, il futuro prossimo sarà lo spazio "blue" — vedere non solo il mare ma il sotto-mare ("underwater"), che già è una risorsa seguita per esempio dalla Marina. E la connettività dello spazio sottomarino, con tutta la grande espansione delle infrastrutture cable e di tutto ciò che stiamo sviluppando. Ma tutto ciò deve passare prima dalla formazione: quelli che dobbiamo formare sono i nostri marittimi. Portare il digitale, l'intelligenza artificiale, la conoscenza delle potenzialità della digitalizzazione — non solo nell'ambiente a me affine, quello dell'università e della ricerca, ma soprattutto negli istituti nautici, anche dove la formazione non aspira a un livello superiore, ma dove formiamo i nostri marittimi. Perché il marittimo — più che l'operatore di banchina, più che l'ormeggiatore — non può non avere certi elementi di base che non possono non far parte della cultura di ogni lavoratore. Anche per i lavoratori che servono questi mestieri tecnici, che però ci permettono di essere un'eccellenza italiana. E per mantenere questo primato, il governo centrale più che quello regionale e locale, deve portare questi argomenti sui tavoli della formazione, perché questo ci permette di essere competitivi e rimanere un'eccellenza anche a livello mondiale.
>> Bene. Spunti importanti da questo primo appuntamento di "Futura": digitalizzazione, formazione, sburocratizzazione. Noi continueremo a parlare di questi temi relativamente al racconto delle esperienze italiane. Ringrazio i nostri ospiti per essere stati con noi, anche con il collegamento. Ringrazio voi per averci seguito, vi do appuntamento alla prossima puntata di Futura.