Trascrizione del video
Amici di Urania, bentornati al nuovo appuntamento con Futura, il nostro format in cui scopriamo e raccontiamo come le città italiane stanno vivendo la trasformazione digitale — come si stanno sviluppando le smart cities. Nel primo appuntamento di questo ciclo eravamo stati a Cagliari. Oggi invece parliamo di Perugia, dove stanno succedendo delle cose molto interessanti.
Questo della digitalizzazione dei comuni è un tema di grandissima attualità: lo abbiamo visto anche all'Assemblea nazionale dell'ANCI svoltasi due settimane fa a Bologna, dove è emerso che su questo fronte molto è stato fatto, molto si sta facendo, ma molto resta ancora da fare. Ne parliamo con i nostri ospiti, che vi vado a presentare.
Michelangelo Suigo, Direttore Relazioni Esterne, Comunicazione e Sostenibilità di INWIT. Benvenuto.
>> Grazie, buongiorno a tutti.
>> Andrea Stafissi, Assessore allo Sviluppo Economico Sostenibile del Comune di Perugia.
>> Buongiorno a tutti, grazie mille per l'invito.
>> Tiziana Niccolini, Presidente della Seconda Commissione del Consiglio Regionale dell'Umbria. Benvenuta.
>> Buongiorno.
>> L'onorevole Augusto Marchetti, Camera dei Deputati, Lega. Benvenuto.
>> Buongiorno a tutti, grazie per l'invito.
>> E Alberto Solimeno, Direttore Generale di SASE, la società partecipata che gestisce l'aeroporto internazionale di Perugia. Benvenuto.
>> Grazie per l'invito, buongiorno a tutti.
>> Allora, prima di entrare nel vivo della discussione, andiamo a seguire il servizio di copertina curato da Gianluca Lambiase.
La crescita dei territori in Italia passa sempre di più dalla capacità delle città di integrare innovazione, sostenibilità e servizi digitali. Il City Vision Score 2025 — l'indice che misura quanto i comuni siano davvero moderni, connessi e ben amministrati — mostra che il Centro Italia ha fatto un forte avanzamento, raddoppiando il numero di città presenti nelle prime 200 posizioni rispetto all'anno scorso. In questo quadro, Perugia entra per la prima volta nella top 5 dei grandi comuni del Centro Italia, collocandosi al 47° posto nella classifica nazionale dei capoluoghi. Un risultato che si inserisce in un contesto regionale molto dinamico: dai piccoli borghi come Montone, ai centri medi come Massa Martana e Foligno, l'Umbria conferma una crescente attenzione all'innovazione.
La spinta verso territori più intelligenti non riguarda soltanto le amministrazioni: realtà infrastrutturali come INWIT stanno contribuendo a rendere le città più resilienti e digitali, attraverso soluzioni che supportano servizi smart, Internet of Things, connettività e sistemi di sicurezza urbana. Un esempio concreto arriva dal progetto GAIA, premiato con le "buone pratiche 2025": una rete di sensori wireless per monitorare gli edifici pubblici e il verde in tempo reale, integrata nel gemello digitale del comune — una tecnologia che permette di prevenire rischi e programmare interventi mirati, mostrando cosa significa davvero usare il digitale per migliorare la vita quotidiana.
>> Assessore Stafissi, iniziamo subito con lei. Ci illustra cosa sta succedendo a Perugia, dove — secondo il City Vision Score 2025 pubblicato dal Sole 24 Ore — risultate tra le città medio-grandi più dinamiche su questo fronte. Come ci siete riusciti?
>> Allora, innanzitutto buongiorno a tutti. Ogni riconoscimento viene accolto bene, ed è stato per noi un grande stimolo ricevere questa attestazione, che un po' ri-certifica il grande impegno che come amministrazione e come struttura comunale stiamo portando avanti sul fronte della trasformazione digitale.
I fattori sono molteplici. Abbiamo avuto un approccio molto legato al mettere al centro il capitale umano e gli utenti — la semplificazione, l'accessibilità dei servizi. Il grande principio da cui siamo partiti è che la trasformazione digitale non è soltanto qualcosa di legato ai fattori tecnologici: è qualcosa di estremamente legato al capitale umano. Io dico sempre che se abbiamo a disposizione le migliori macchine e la tecnologia più avanzata, ma poi non la sappiamo utilizzare o non la sappiamo utilizzare con piena consapevolezza, è del tutto inutile avere quello strumento.
Quindi siamo partiti da una ricognizione di tutto quello che avevamo, cercando di tradurlo in servizi che impattassero la vita dei cittadini. Abbiamo redatto un piano di lavoro che guarda sia verso la cittadinanza — verso l'esterno — che verso l'interno: stiamo portando avanti dei progetti rivolti a dotare i nostri uffici di strumenti di produttività e di intelligenza artificiale. Dall'altro lato stiamo lavorando affinché gli strumenti già in dotazione, rivolti alla cittadinanza, e i nuovi strumenti siano sempre più accessibili e in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini perugini.
Un esempio: Perugia è una delle città che in Italia ha sviluppato per prima — con la precedente amministrazione — il gemello digitale. La mia idea e la nostra idea è quella di non concentrarsi tanto sul "cos'è un gemello digitale", ma sul "cosa possiamo fare con il gemello digitale". Utilizzarlo per erogare servizi. La vera sfida come amministrazione è spostare l'attenzione dalla realizzazione tecnologica alla restituzione digitale alla cittadinanza — cosa che interessa davvero ai cittadini, cosa ci faccio di concreto, quali possono essere i servizi. Questa è la sfida che come amministrazione stiamo affrontando.
>> Niccolini, lei è Presidente della Commissione che ha competenza anche in materia di infrastrutture tecnologiche. Dal punto di vista legislativo regionale, cosa avete fatto per rendere fruibile questo sistema normativo, in grado di far sviluppare best practice come quella di Perugia? E soprattutto, cosa si può fare per estendere questo livello di innovazione anche ai borghi, alle cittadine, alle aree meno centrali del territorio umbro?
>> L'Umbria si è impegnata come regione a non fare una delle tante regioni digitali d'Italia. Questo lo vuole fare tramite il coordinamento di quelle che sono le azioni legate ai piani nazionali di adeguamento alle infrastrutture, per connettere le zone più marginali. Stiamo continuando — certamente con il lavoro intrapreso — per rendere il digitale il governo dei dati della nostra regione. Lo stato nazionale, con l'UNCI, ha il Piano Italia 5G e la regione Umbria sta investendo con un allineamento del piano digitale regionale 2025-2027 sulle infrastrutture digitali, con circa 2 miliardi di euro, proprio per adeguare e costituire un nuovo datacenter solo pubblico che, sostanzialmente, ponga fine alla frammentazione organizzativa dei dati della nostra regione. Per garantire la sovranità digitale — non solo dell'amministrazione regionale e di tutte le sue agenzie — ma anche per garantire la sicurezza e l'integrità dei dati, che siano sempre aggiornati e disponibili ma anche nelle condizioni di essere il più possibile ben organizzati.
Per questo abbiamo costituito anche un gruppo di lavoro per rendere i servizi digitali più accessibili e inclusivi. Lo stiamo facendo tramite sportelli accessibili e applicazioni che facilitino l'accesso ai servizi sia per la cittadinanza, cercando di non lasciare indietro nessuno. Investendo anche su servizi di prossimità, tramite il comune umbro, che consentiranno a chi non è digitalizzato — pensiamo alle persone più anziane — di avere un supporto per non rimanere indietro.
>> Onorevole Marchetti, spostiamo un po' il focus sul piano nazionale. Cosa si può fare, cosa può fare il legislatore nazionale per contribuire allo sviluppo di queste realtà? Tra l'altro, Perugia è la sua città d'origine, o no?
>> Tante Castello, sì, Città di Castello.
>> Per cui ha tutta la sensibilità del caso anche per rendere Perugia e l'Umbria capaci di fare un salto di qualità.
>> Certamente molto è stato fatto negli scorsi anni e molto si sta portando avanti ora. Una città non diventa più smart perché c'è la duplicazione del wifi — che certamente è importante — ma lo fa se riesce a mettersi in sinergia e costruendo un ecosistema che metta a rapporto tutto ciò che è a disposizione per i cittadini.
Siamo riusciti, come regione Umbria, a coprire praticamente anche tutte le zone rurali dove una volta magari l'alta velocità internet era soltanto utopia, o era garantita con dispositivi già obsoleti. Oggi c'è una copertura via cavo che copre l'intera regione — praticamente il 97% del territorio. Quindi è stato fatto un grande investimento che ha garantito questa copertura.
A livello nazionale, è chiaro che quello che è importante oggi è che la Ministra Casellati riesca a mettere a terra le risorse del PNRR. Come ricordava bene prima l'assessore, sono stati stanziati tantissimi fondi per la digitalizzazione e non tutti i comuni sono riusciti a intercettare questi capitali che poi avrebbero veramente portato avanti il processo.
Non dimentichiamo che riguarda non soltanto l'accessibilità, ma riguarda anche e soprattutto la sicurezza. Oggi praticamente tutte le telecamere di videosorveglianza pubblica si stanno integrando in quello che è la più grande opportunità del nostro tempo: l'intelligenza artificiale. Non solo registrare cosa accade sullo schermo, ma riconoscere per esempio una situazione di violenza o un'aggressione e collegarsi immediatamente in digitale con le forze dell'ordine, segnalando il punto esatto in cui avviene un'aggressione o un furto. Su questo credo che le città debbano intervenire e investire.
In parallelo, abbiamo il Piano Triennale per l'Informatica della Pubblica Amministrazione: abbiamo investito per la digitalizzazione — per esempio, l'anagrafe mobile, i sistemi di pagamento tributi e servizi sociali — che oggi possono essere gestiti direttamente in digitale. Ci sarà tutta la volontà parlamentare di fare un investimento, tantissime sono le proposte di legge in discussione, anche in Commissione Trasporti di cui faccio parte, per aiutare a portare i comuni e le amministrazioni locali verso questo salto digitale senza precedenti. Se sapremo mettere a frutto, garantendo la sicurezza dei dati e l'accessibilità anche a chi non è più giovane, l'intelligenza artificiale non solo renderà le città più "smart" ma anche più sicure, al passo con i tempi, e in grado di avere informazioni su quello che succede in tempo reale.
>> Suigo, vengo a INWIT. Lei qui rappresenta INWIT, il principale tower operator italiano — vale a dire quelli che realizzano e gestiscono le infrastrutture digitali, il presupposto per lo sviluppo di una smart city. Però le chiedo: qual è la differenza tra una città connessa e una smart city? E soprattutto, cosa può fare INWIT per fare in modo che questo modello poi si estenda alle aree più remote del paese?
>> Le infrastrutture digitali sono fondamentali — sono il pre-requisito, sono elementi indispensabili senza i quali è impossibile pensare all'utilizzo degli strumenti digitali, alla smart city, all'intelligenza artificiale, come ricordava l'onorevole Marchetti. La connettività è indispensabile per tutto questo.
Senza infrastrutture digitali — non solo nelle aree coperte dal PNRR, dove come INWIT ci siamo impegnati anche in Umbria per portare il Piano Italia 5G nelle aree più remote — è impensabile non solo realizzare la smart city, ma consentire quella inclusione sociale, quella possibilità di utilizzo degli strumenti digitali a tutta la cittadinanza.
In Umbria abbiamo circa 300 torri multi-operatore e condivise, che abilitano i servizi non solo di connettività fondamentali (4G e 5G), ma che abilitano poi tutta una serie di altri strumenti e opportunità digitali. Come è stato citato dall'onorevole Marchetti, le città devono essere più veloci e più sicure.
Possiamo portare un esempio molto concreto, replicabile anche in altre città: il progetto di smart city Roma 5G — che fa parte di un progetto più ampio che abbiamo appena premiato a Barcellona come prima città al mondo per smart city. Il progetto è in esecuzione tramite la nostra società controllata Smart City Roma e porta il 5G nelle 4 linee della metropolitana e in tutti i tunnel, wifi gratuito con performance eccezionali in 100 piazze, grazie a una copertura con 1.800 videocamere di sorveglianza per la sicurezza della città, 2.000 sensori IoT per fare monitoraggio ambientale.
Ma non ci siamo fermati qui. Sulle nostre torri abbiamo installato dei sensori IoT per monitorare la qualità di aree protette: siamo stati recentemente al Parco Regionale dell'Appia Antica, ma anche in Abruzzo nel Parco Nazionale dell'Abbruzzo, Lazio e Molise, nel Parco della Maiella. Lì abbiamo installato delle videocamere dotate di intelligenza artificiale che individuano un pennacchio di fumo — un principio di incendio — e sono in grado di mandare un alert alle forze dell'ordine e alla Protezione Civile in tempo reale, per consentire di intervenire tempestivamente. Questo è fare smart city, o smart rural.
>> Solimeno, l'aeroporto di Perugia sta crescendo moltissimo. In questo processo, qual è il ruolo di un'infrastruttura aeroportuale e soprattutto in che modo un aeroporto può essere anche motore di innovazione?
>> Stiamo assistendo al fenomeno per cui gli aeroporti — lo vediamo anche a Roma, ma anche in altri contesti — stanno diventando sempre meno soltanto luoghi di passaggio, ma anche delle destinazioni, sempre più connessi alle geografie urbane. Ed è quello che sta accadendo in tutto il mondo.
In modo particolare, la digitalizzazione produce un effetto sulla sostenibilità che è molto ampia. Noi per questo abbiamo iniziato un processo che ci porterà ad abbattere completamente le emissioni, fino ad arrivare al carbon zero. Abbiamo firmato un accordo con ACI Europe — la principale associazione europea aeroportuale — che praticamente ci dà un percorso per arrivare a questo carbon zero. L'obiettivo è fissato al 2050, ma noi pensiamo di arrivare prima a questo ambizioso obiettivo, che ci rende un aeroporto moderno, che produce rapidità nei servizi ed è sicuro.
Attraverso una serie di interventi: uno molto interessante è quello della torre digitale. Siamo il secondo aeroporto in Italia con una torre di controllo completamente digitale, che può essere gestita anche da remoto. Vi spiego perché: nella tradizionale torre di controllo c'è la parte alta dove i controllori controllano anche visivamente. Questa parte non c'è più fisicamente nel senso tradizionale — la torre c'è, ma al suo interno ci sono 18 telecamere con caratteristiche particolari, che possono guardare a 360 gradi e in diverse condizioni meteo. Gli operatori sono quindi a terra, e questo rappresenta un grande vantaggio in termini di efficienza. Stiamo anche andando verso la robotica: tutta la flotta di mezzi airside sta diventando elettrica.
Sull'esperienza di viaggio: stiamo andando verso la possibilità di offrire servizi senza carta, molto più sostenibili. Abbiamo cambiato il sistema di smistamento dei bagagli che oggi è completamente digitale. La robotica diventa sempre più interconnessa all'interno dei vari sottosistemi per offrire una serie di servizi di altissima qualità, che producano un'esperienza di viaggio grande, veloce, sicura ed efficace.
>> Suigo, torno a lei. Non sempre è facile ottenere l'alleanza tra aziende, comuni e cittadini, soprattutto quando si parla di installazione di infrastrutture digitali. Cosa manca ancora e cosa fa INWIT per accompagnare questi processi?
>> Questi processi quando funzionano sono davvero virtuosi e portano tanti benefici — ai cittadini, alle imprese, alla pubblica amministrazione, a tutti i territori e comunità. La settimana scorsa — anzi, due settimane fa — dall'Assemblea ANCI a Bologna eravamo presenti naturalmente: abbiamo incontrato qualcosa come 200 tra sindaci e amministratori locali. E se fossimo stati sei giorni invece di tre, probabilmente ne avremmo incontrati il triplo. Questo ci dice che il confronto, l'ascolto, la disponibilità a capire i bisogni e le esigenze è la prima cosa. Da questo punto di vista INWIT cerca di fare sempre il meglio — non è mai abbastanza — e tentiamo sempre la strada del confronto, del dialogo e dell'ascolto, con gli enti locali, con le amministrazioni, con tutti gli stakeholder.
Non è sufficiente, perché come sapete il fenomeno NIMBY è ancora presente nel nostro paese. Capiamo e comprendiamo che ci possono essere delle preoccupazioni, molto spesso però generate da disinformazione, da notizie che girano sui social in maniera molto rapida. Cerchiamo di creare degli strumenti di informazione. È stato molto stimolante, ad esempio, avere l'incontro con un esponente di una realtà istituzionale che, avendo visto le nostre brochure sul 5G e i campi elettromagnetici e sul valore delle infrastrutture digitali condivise, ha detto: "Queste le voglio — sono uno strumento di informazione, di comunicazione e di divulgazione fondamentale, anche per tutti i miei amministratori locali che spesso si informano tramite canali non scientifici e non appropriati." Questo potrebbe essere un ulteriore elemento su cui continuare a lavorare.
>> Niccolini, lei ha anche una lunga esperienza di amministratrice locale, essendo stata sindaca di Monte Santa Maria Tiberina, e ora è in regione. Qual è il punto di equilibrio tra le esigenze di sviluppo e le esigenze di ascolto delle comunità locali?
>> Il punto di incontro è sempre nella comunicazione con i sindaci, che sono un punto di riferimento fondamentale. Il momento della vita dove molto spesso troviamo dei comitati spontanei che nascono, dove si diffonde dell'informazione spesso distorta — gli amministratori devono essere in grado di far capire l'importanza delle innovazioni digitali per il bene dei comuni.
La necessità è coinvolgere le amministrazioni in maniera sempre più fattiva. Lo hanno dimostrato anche in quest'assemblea ANCI dove erano molto sensibili alla materia, con la volontà di raggiungere gli obiettivi stabiliti a livello nazionale. Ovviamente non possiamo non considerare le esigenze delle comunità locali.
Io ovviamente, da sindaca di un piccolo comune — lo saluto — ho visto come le relazioni siano fondamentali. È necessario, a mio parere, accompagnare questi processi di trasformazione, incluse le menti dei nostri cittadini. E fare in modo che le comunità locali abbiano voce nel confronto, nella possibilità di contribuire, accompagnando questi percorsi che molte volte sono quelli della trasformazione. Anche la disponibilità programmata, la prevedibilità di dove andrà l'infrastruttura, di quando avverrà — questo è fondamentale per le comunità. E accompagnare questi processi attraverso i sindaci — che sono i punti di riferimento delle amministrazioni locali — che possono nel caso dell'infrastruttura andare a individuare i percorsi e i perimetri migliori per posizionarla.
Voglio sottolineare le difficoltà che i comuni si sono trovati ad avere nel corso degli anni, proprio per quanto riguarda il fatto che l'operatore o il fornitore si accorda direttamente con il privato per l'installazione dell'infrastruttura, senza alcun accordo preventivo con l'ente pubblico. Questo non avrebbe generato in qualche modo dei dissapori nelle comunità. Quindi questo è un appello ai nostri parlamentari e al governo: coinvolgiamo le amministrazioni pubbliche, non le mettiamo da parte anche nei processi propri per individuare il percorso migliore. I sindaci sanno perfettamente qual è l'importanza di raggiungere questi obiettivi — vogliono essere parte attiva di questi processi.
>> Stafissi, torno a lei. Anche lei aveva accennato a questo problema: non sempre è stato facile avviare questo dialogo, questa sensibilizzazione nei confronti della comunità locale?
>> Se mi consenti, ho voluto sottolineare un aspetto: noi crediamo moltissimo nel fatto che alcune sfide possono essere affrontate se facciamo rete e squadra. Mi ha ricordato ciò che dicevano gli interventi precedenti — aggiungo un elemento: il comune è la lente locale, la lente più prossima ai cittadini e alle imprese. Quindi a volte sono degli strumenti spuntati, ma anche una grande opportunità: la prossimità con le imprese e con i cittadini fa sì che il comune possa svolgere il ruolo di aggregatore, di costruzione di reti, per abbinare delle progettualità che si muovono su sfide ambiziose.
Come ha ricordato prima il servizio di copertina, noi siamo stati premiati anche per un progetto che è quello GAIA, che è una rappresentazione plastica di questa capacità di fare rete. Abbiamo lavorato molto, sia con le imprese locali che con l'Università di Perugia, per portare avanti questa progettualità che ci consente di fare il salto da "città smart" a "città sensibile" — sempre più si parla di città sensibili, inteso nel senso di sensoristica IoT diffusa nella città — che consente di raccogliere in maniera automatizzata e quindi anche efficiente dal punto di vista dei costi tutti i dati e le informazioni che consentono al decisore pubblico di prendere decisioni più informate (data-driven), ma allo stesso tempo di erogare e programmare servizi basati sui dati.
Voglio ricordare che Perugia ha fatto negli ultimi mesi degli investimenti molto importanti a livello di infrastrutture per la gestione di questi dati, perché il dato non basta raccoglierlo — deve essere tenuto aggiornato e reso fruibile. In questo senso, per esempio, tutto ciò che è legato al mondo della videosorveglianza — che genera flussi di dati enormi — ci ha visti impegnati nella creazione e nell'aggiornamento dei nostri server per migliorare la capacità di storage. Abbiamo già fatto un grande intervento su tutta la rete infrastrutturale per garantire la sicurezza di quel dato. E questo obbliga anche all'attivazione di nuove soluzioni tecnologiche come l'intelligenza artificiale, perché devo avere la garanzia di infrastrutture tecnologiche sicure dal punto di vista della cybersicurezza, per poi poter approfittare delle tecnologie innovative come la lettura dei flussi video attraverso l'intelligenza artificiale — che riesce a fare rilevamenti in maniera molto più efficace rispetto all'effort umano — avendo oltre 450 telecamere.
Il fare squadra, il fare rete è secondo me decisivo, perché crea anche un coinvolgimento con il pubblico, con gli utenti, con i cittadini. Voglio ricordare che DIGI-PASS è stato un'intuizione di mettere gli sportelli DIGI-PASS a fianco agli sportelli URP. Il cittadino che deve fare la carta d'identità e non ha lo SPID trova accanto a sé uno sportello DIGI-PASS che lo aiuta a fare lo SPID per poi fare la richiesta di carta d'identità digitale. Ancora una volta: integrazione, capacità di fare sistema tra diversi servizi.
Voglio dire un'ultima cosa: nelle ultime settimane facendo dei confronti con la cittadinanza, ponendo sempre la domanda "Quanti di voi hanno SPID o accedono ai servizi tramite la carta d'identità digitale?", tutti alzano la mano. Questo vuol dire che molto spesso nel dibattito non consideriamo abbastanza le fasce di età più avanzata come le fasce più fragili — in realtà per alcuni elementi sono ormai al passo. Abbiamo invece delle fasce di popolazione un po' più giovani che più raramente si interfacciano con i servizi della pubblica amministrazione e che sono magari in maggiore difficoltà per un discorso di mancata conoscenza. Le sfide sono complesse: l'integrazione tra i servizi, con il tessuto produttivo, con le associazioni, è fondamentale affinché si possa continuare ad alzare l'asticella e proseguire per questo percorso di trasformazione digitale.
>> Stafissi, ci può raccontare più nel dettaglio in che cosa consiste il progetto GAIA, che ha anche una valenza sociale importante?
>> Il progetto GAIA è una delle progettualità che stiamo portando avanti per diffondere il più possibile la sensoristica intelligente all'interno della città. In particolar modo, grazie a un lavoro di squadra con il comune di Perugia, ma anche con aziende locali e con l'Università di Perugia, abbiamo collocato per la città dei sensori legati al monitoraggio del verde pubblico — creando un osservatorio del verde pubblico — e anche sugli edifici pubblici più centrali per la comunità: le scuole.
Abbiamo iniziato a creare questi due osservatori che si integrano poi con il gemello digitale, consentendo un monitoraggio costante e un'acquisizione di dati. Tutto questo ovviamente si basa sull'infrastruttura di connessione — è fondamentale avere le coperture adeguate. Il modo che stiamo portando avanti per diffondere in maniera sempre più capillare gli strumenti di sensoristica consente di alimentare il nostro modello dati del gemello digitale, per poi creare dei servizi — un osservatorio del verde pubblico, la valutazione della qualità degli edifici principali della nostra comunità: le scuole.
>> Marchetti, l'Umbria e le Marche sono rientrate nella ZES (Zona Economica Speciale). Però non tutte le aree del territorio regionale sono destinatarie degli stessi benefici. Ci sono dei margini secondo lei per estendere i sostegni previsti da questa impostazione normativa anche ad altri territori?
>> Domanda sicuramente molto interessante — in questi giorni praticamente non parliamo d'altro. La ZES è la più grande opportunità che Umbria e Marche hanno avuto negli ultimi vent'anni, perché viaggia su due binari diversi. Innanzitutto: la ZES è stata estesa a tutta la regione Umbria — non soltanto ad alcuni comuni — per quanto riguarda la semplificazione amministrativa, le autorizzazioni più rapide, lo sportello unico e le procedure semplificate. Questo vale per tutti i comuni.
Poi ci sono dei comuni — 37, mi sembra — che sono stati individuati dalla Commissione Europea e dallo Stato italiano nella regione Umbria, che possono beneficiare del credito di imposta ZES 2025. Ma sono stati individuati sulla base di indicatori oggettivi: il PIL più basso della media europea, o la disoccupazione più alta della media nazionale. E c'è il criterio della continuità territoriale (almeno 100.000 abitanti). I comuni individuati sono quelli che fondamentalmente hanno sofferto di più negli ultimi anni.
C'è poi un tetto massimo che tutti gli Stati devono rispettare: circa il 10% della popolazione. L'Umbria ha già raggiunto il massimo — circa 415.000 abitanti ammessi al credito di imposta. Ergo, se domani decidessimo di inserire un nuovo comune, dovremmo toglierne un altro. Non possiamo farlo né noi né la regione autonomamente: bisogna andare a Bruxelles, dove sicuramente — avendo oggi una maggioranza europea e un governo più vicini alla regione Umbria — si potrebbe portare la discussione. Ma se si dovesse modificare un nuovo comune senza aver raggiunto il limite massimo, dovremmo togliere un altro perché abbiamo raggiunto il livello massimo.
Quindi la ZES si applica a tutta l'Umbria per quanto riguarda la semplificazione, ma il credito di imposta riguarda soltanto i 37 comuni individuati. È evidente che dobbiamo provare a ridiscutere e sicuramente aumentare il quorum di popolazione ammissibile per i prossimi anni. Stiamo lavorando in questa direzione — perché abbiamo coperto tutto il massimale possibile — ed è evidente che dovremo riuscire ad aumentare il numero da 400.000 a 500.000 o 600.000 abitanti. Questo però richiede accordo con la Commissione Europea: se si andasse a modificare questi parametri senza concordarli con la comunità europea, salterebbe completamente la ZES e ne perderemmo tutto il beneficio. Quindi è una grande opportunità — che molti comuni stanno guardando — ma non bisogna raccontare falsità: nessuno, né in Italia né in regione, ha la capacità per allargare da solo i comuni che possono beneficiare del credito di imposta ZES 2025.
>> Solimeno, l'aeroporto di Perugia ha cresciuto molto. Tra cinque anni, e soprattutto in questo processo di sviluppo, che ruolo possono avere le infrastrutture digitali come il 5G o le reti ad alta capacità?
>> Grazie. Innanzitutto credo che ci sia un obiettivo a medio termine che può essere tranquillamente raggiunto. Mi auguro che ci possa essere quello che per me è un obiettivo personale: l'intermodalità — la connessione tra l'aeroporto, il treno (la ferrovia), la gomma (il centro) e l'auto. Credo che ci sia la necessità per un territorio come il nostro di avere questo tipo di rete. Per farlo dobbiamo lavorare tutti insieme.
Certamente l'aeroporto come porta di ingresso nazionale e locale può fare da incubatore di quello che possono essere tutte le esperienze, mettendo attorno al tavolo tutti gli stakeholder — gli enti, le associazioni, i privati — per poter arrivare a suggerire al meglio i punti di forza della nostra esperienza sulla digitalizzazione. Come comparto siamo sicuramente all'avanguardia: possiamo fare molto per condividere e offrire opportunità di integrazione. Penso per esempio al 5G — ci sono degli spazi in area airside e il futuro potrebbe vedere anche questo — così come nell'ambito delle energie pulite, su cui stiamo puntando.
Credo che ci sia bisogno, come è stato detto prima, di non perdere di vista il fatto che attraverso la digitalizzazione mi permette di avvicinare sempre di più le infrastrutture, la tecnologia con le persone — non di allontanarle. Questo è uno dei timori maggiori: che ci siano meno posti di lavoro. Ma stiamo dicendo e speriamo che tutto questo possa solo aiutarci a fare meglio, attraverso quello che è l'elemento fondante di tutto: la persona, il fattore umano.
>> Bene, grazie per questi tanti spunti interessanti. Questo è un confronto che è molto importante portare avanti — noi lo continueremo a fare anche nei prossimi appuntamenti con Futura. Ringrazio gli ospiti per essere stati con noi, ringrazio tutti voi per averci seguito. Continuate a seguirci sul sito e sull'app di Urania News.