Trascrizione del video
Benvenuti a una nuova puntata dell'intervista. Non passa un giorno senza una sua vignetta, e non possiamo abbracciare il 2026 senza dare un gradito arrivederci al 2025 con un suo nuovo libro. Quindi do il benvenuto a Federico Palmaroli, autore de *Le più belle frasi di Osho*.
Ciao, buongiorno! Che poi più che un benvenuto, in realtà, è un bentornato. Sei tornato, diciamo, perché ormai sei di casa.
Sì, però devo dire che ormai quando vengo qui siete sempre tutti felicissimi, quindi perché non vengo più spesso?
Eh certo, adesso cercheremo di farlo più spesso.
Sì, certo, i libri non si scrivono da soli. Se mi ospitate, lo faccio. Però adesso abbiamo questo, quindi ne approfittiamo.
Il tuo libro è una raccolta delle migliori vignette dell'anno, una sintesi perfetta di quello che è successo. Lo presentiamo subito: *Awanagana: Cronache surreali da un mondo reale*. Per iniziare, quanto ti sei divertito quest'anno? E cosa hai trovato di surreale?
Guarda, mi sono divertito, devo dire, un po' meno degli altri anni. Questo è stato un anno complicato, perché tra il conflitto in Ucraina e quello in Medio Oriente, per tanto tempo le cronache sono state occupate soprattutto da questi temi. E poi, diciamolo, per chi fa satira, sai, battute su una, due, tre, quattro guerre, dopo un po' pesa. Non è che non si possa fare, ma erano argomenti molto monotematici. Tuttavia, in qualche modo si trova sempre il modo di scherzare, anche su eventi non proprio simpatici come le guerre, ma toccandoli con molta leggerezza, facendo un giro largo. Alla fine, qualcosa si riesce a fare. Comunque, spero che siamo alle fasi conclusive, almeno spero, del conflitto, e che si possa tornare a parlare di politica in senso più stretto.
Senti, nella prefazione del libro scrivi: *Awanagana è un suono, una smorfia, un modo di stare al mondo*. Possiamo dire che è anche un po' il tuo approccio alla vita negli ultimi vent'anni?
Sì, sì, sicuramente. Sai, è anche un occhio sull'attualità con una modalità molto romana. Non solo per il gergo che utilizzo, ma anche per l'approccio e il tipo di interazione tra le persone che io amo raccontare. È un po' la mia cifra comica. Quindi *Awanagana*, in questo senso, rappresenta veramente una sintesi di quello che è la mia attività. Ovviamente richiama il famoso slang utilizzato da Alberto Sordi in *Un americano a Roma*, e secondo me è proprio nello spirito dei romani, in quel modo di vedere la vita che aveva Sordi, che poi è stato anche di Verdone e di tutti i grandi che conosciamo. Io mi riconosco in questo approccio, con le dovute proporzioni, ovviamente.
Sì, certo. Abbiamo pensato: gli americani hanno la copertina del *Time*, noi abbiamo la tua copertina. Quest'anno ci sono Meloni, Schlein, il Papa... e Trump. È stato un anno ricco di momenti importanti. Pensi che Trump sia stato il personaggio più surreale di tutti quest'anno?
Sì, sicuramente. Perché a volte va proprio oltre la realtà. Tant'è che il sottotitolo del libro è *Cronache surreali da un mondo reale*. Ma diciamo che potrebbe essere visto anche al contrario: cronache reali di un mondo surreale. Trump è un testimone perfetto di questo, perché a volte ha fatto cose che sembravano uscite da un film di fantascienza o da un esperimento di intelligenza artificiale. Sembrava quasi che volesse togliere spazio alla satira stessa, accentrando tutto su di sé.
Senti, però tu hai detto che Biden era uno dei tuoi personaggi preferiti. Quanto ti è pesato mettere Trump in copertina invece di Biden?
Mi è pesato, tant'è vero che l'anno scorso avevo messo Biden in copertina. Sicuramente l'anno scorso era il suo momento, almeno dal punto di vista umoristico. Poi ci sono state le elezioni, e anche se avesse continuato il suo cammino elettorale, il momento di Biden era passato. Quest'anno Trump era per forza di cose il protagonista assoluto. E meno male, perché in tutto questo scenario così triste, Trump è uno che spunta sempre fuori con qualcosa di surreale.
Invece, per quanto riguarda il Papa, il nuovo Papa non ti dà così tanti spunti?
Non ancora. Lo aspetto al varco, però. Io sono molto orfano sia di Biden che di Papa Francesco. Questo nuovo Papa, oltre ad aver detto di essere romanista, per ora non mi ha dato molto. Papa Francesco, invece, era uno che, ogni tanto, usciva con delle dichiarazioni che creavano un bel po' di spunti.
Senti, Michele Masneri sul *Foglio* ti ha definito "il vignettista digitale di Stato", il Bruno Vespa della satira. Ti ci rivedi?
Sì, non so perché abbia utilizzato l'espressione "vignettista di Stato", eh! Non so, dai, spiegamelo tu!
Ma ti ci rivedi o no?
Beh, mi ci rivedo, nel senso che forse sono diventato un punto di riferimento per la satira. E poi, essere accostato a Bruno Vespa mi fa piacere, perché *Porta a Porta* è considerata la terza Camera dello Stato. Quindi, sì, accetto il complimento.
Le tue vignette nascono sui social, come sappiamo, e un tweet o un'immagine durano molto poco, sono effimeri. Ti è mai capitato di avere una vignetta pronta, ma poi di doverla scartare per via di una nuova notizia che l'ha resa obsoleta?
Sì, succede, soprattutto quando ci sono situazioni in divenire. Magari hai creato una vignetta fichissima su una cosa, ma poi, dieci minuti dopo, arriva una smentita o una precisazione. E allora, anche se la battuta è forte, non puoi pubblicarla, perché rischi di lanciare un messaggio sbagliato. La satira deve essere un'esagerazione della realtà, ma deve partire da un fatto almeno verosimile.
Hai detto che tra i politici non ci sono mai stati i permalosi, nessuno se l'è mai presa davvero. Anzi, molti fanno parte del tuo gruppo di follower.
Sì, è vero. Non ho mai ricevuto querele, e anche se qualche politico ha scritto qualcosa di poco lusinghiero, in generale mostrarsi ben disposti verso la satira può essere una buona operazione di marketing. Non è detto che tutti quelli che dicono di gradire la mia satira la gradiscano davvero, potrebbe essere una tattica. Ma penso sia difficile arrabbiarsi con me, perché non ho mai fatto nulla di particolarmente offensivo. Tant'è che mi definiscono più un battutista che un vignettista satirico, e va bene così.
Questa domanda te la devo fare: ti manca Giorgio Forattini, lo storico vignettista satirico legato alla Prima Repubblica? Qual è stato, secondo te, il suo lascito al mondo della satira?
Forattini era geniale, ma non credo abbia portato qualcosa di nuovo rispetto a quello che era già la satira. Sicuramente era molto bravo, e ha avuto la fortuna di operare in un mondo senza digitale. Le sue vignette creavano aspettativa, dovevi aspettare il giorno dopo per leggerle sul giornale. Inoltre, ha lavorato in un'epoca in cui c'era una maggiore distanza tra elettori e politici, mentre oggi il confronto è molto più diretto grazie ai social. Questo rendeva i politici figure più distanti, e la satira aveva il compito di "buttarli giù" verso il popolo.
Se tu avessi fatto satira durante la Prima Repubblica, saresti stato più in punta di piedi o avresti mantenuto lo stile di oggi?
Credo che avrei fatto lo stesso, perché il modo di fare battute è legato alla tua educazione e al tuo background. Forse, durante lo scoppio di Tangentopoli, sarei stato ancora più pungente, ma il mio stile non sarebbe cambiato.
Adesso sfogliamo il tuo libro. Prima di farlo, però, devo dire che in redazione abbiamo passato due ore a cercare di sintetizzare quello che tu hai già sintetizzato. Sembrava una barzelletta: un milanese, un sardo e un romano che prendono in giro gli stereotipi di Roma.
Sì, iniziamo da settembre 2024. Qui c'è Giorgetti che parla di meno tasse per chi fa figli, e ho immaginato un figlio che, crescendo, scopre che è nato solo per far risparmiare i genitori sulle tasse.
E poi ottobre 2024?
Ah, questa è quando i primi 16 migranti sono stati trasferiti in Albania. Sembrava quasi una gita scolastica, e infatti ho immaginato qualcuno che dice: "Voi ci avete un po' presi per il pullman della gita".
E novembre?
Qui c'è Elon Musk che si avvicina alla politica americana e poi si distacca di nuovo. Quando ha acquistato Twitter, molti artisti si sono tolti dalla piattaforma, tra cui anche Piero Pelù. Ho immaginato Musk che riceve una notifica e dice: "Cazzo, se se n'è andato pure Pelù, siamo messi male".
E dicembre?
Ah, questa è su Salvini, assolto perché il fatto non sussiste. Ho immaginato Elly Schlein che dice: "Ma anche io, sui giudici, potrei avere un po' di fortuna".
E poi c'è gennaio 2025.
Sì, qui c'è Ursula von der Leyen che presenta il kit di sopravvivenza europeo in caso di attacco. Ho immaginato che dicesse: "Metto pure un pezzo della mia torta, che è molto energetica".
E febbraio?
Questa è su Putin e Trump che discutono di pace, mentre Zelensky cerca di capire cosa stia succedendo. Ho immaginato Zelensky che chiama e dice: "Scusate, ma giusto per curiosità, posso sapere di che accordi di pace state parlando?".
E marzo?
Ah, questa è sul furto dei gioielli di Napoleone. Ho immaginato Napoleone con la mano nel panciotto, che in realtà stava nascondendo i gioielli.
Grazie mille, Federico. Ti aspettiamo prima del prossimo libro!
Grazie a voi, è sempre un piacere. Alla prossima!