Il ruolo degli uomini nella rivoluzione femminista. Con Francesco Pacifico

Trascrizione del video
Prendiamo una bella eccezione alla nostra puntata dell'intervista: oggi parliamo di femminismo e lo facciamo con uno spazio apposito, quindi do il benvenuto a Francesco Pacifico. Ciao! Allora, Francesco, è appena uscito il tuo nuovo libro, La voce del padrone, edito dall'editore. Non è un'analisi del femminismo, non è un romanzo, ma è un monologo che, più che proporsi di essere una ricetta, ragiona e cerca di evadere soprattutto rispetto all'approccio dell'uomo nei confronti dell'universo femminista. È un libro che nasce dall'esperienza con tua moglie, Francesca Mancini, operatrice di circoli femministi. Per dare un po' un'infarinatura a chi ci segue da casa, ci dici cosa ti ha spinto a scrivere questo libro? Mi ha spinto questa situazione paradossale per cui un uomo non dovrebbe esprimersi sul femminismo. E quindi quando è cominciata, da parte di mia moglie, per lei il femminismo è una cosa nota e frequentata. Proprio il fatto di non doverne parlare, però combinato con questo fatto biografico per cui da quasi una quindicina d'anni vivo con un'attivista femminista, e sono circondato dal suo mondo che è diventato anche il mio mondo. Quindi mi sono ritrovato in questa situazione per cui intanto non mi azzardavo a parlarne in pubblico — anche nelle cose che scrivo, in alcune frequenze dei miei ultimi libri si vedeva posta la questione — e allora mi chiedevano, non rilancione, c'è però e comunque non c'è, ma scriveresti un libro? Perché si era discusso, dopo i mesi di luglio, del femminicidio. Si era discusso della posizione dei maschi — non tutti gli uomini — e ovviamente c'era chi voleva sentirci, chi non voleva sentirci. E io mi sono molto ritrovato in questa situazione. Poi, come quando mi piace qualcosa, inizio a leggere libri che provengono da quel campo, e avevo letto molti testi femministi, avevo visto in somma il cosiddetto "giardino femminista" vissuto da mia moglie, dalla sua compagnia e via. Mi sentivo ovviamente così — per certamente — in questa situazione dove, in un senso, non si poteva scrivere, e però una voce diceva: non posso continuare a non farlo. E quindi questo libro è un po' un interlocutore, nel senso che era un ragionamento su qualcosa che contemporaneamente non si può scrivere e si deve scrivere. Che cosa sono, che cosa è la mia vita, se una parte fondamentale di essa è l'evoluzione anche politica? E questa cosa ha attivato due parti in me: una, la parte molto differente, rispettosa, e la parte invece molto curiosa e desiderosa di partecipare. Che è un po' il "quanto è bello essere un uomo reazionario e rivoluzionario" e quindi a quel punto intendi proprio queste bravate che si approssimano al tuo rapporto con la moglie. Senti, entriamo un attimo nel merito del libro: tu a un certo punto scrivi "L'azione femminista sembra impossibile o il ritorno a casa, alla casa come matrice. L'uomo vive tra le maschere del suo mondo, l'uomo è sconfitto, l'uomo è traumatizzato." Quali sono secondo te le cause di questo trauma? È un trauma che deriva dal tempo, che ci si porta dietro da un po', oppure è uno stato presente? È un po' come con tutti i veri drammi: è circolabile. Chi ha aperto questo trauma — non so — magari è cominciato alla prima volta che le donne hanno detto "no" a quello che volevano, parte che non si fa, lo sei comunque, sembrava una presunzione. Sono state le prime donne che hanno detto "no" — anche il ribaltamento — perché si considerava un non senso, una follia. Io cerco molto di analizzare questa reazione, perché penso che negli ultimi anni, da una parte, ci sia stato il modo di raccontare il mondo un po' che ha fatto, culturalmente, negli ultimi 10 anni — non so, il trumpismo in generale, e come reazione alla confusione dei tempi. E però poi magari chi scrive libri per lo più sta dall'altra parte. E allora quella voce di shock si perde, mentre trovi che, apparentemente paradossalmente, le persone che sono in reazione rispetto alla questione femminista abbiano una reazione più sincera — una reazione di sconcerto, di rabbia, di confusione — che invece quelli che stanno più assennati si concedono e fanno gli uomini di mondo, va tutto bene. E io volevo fare questa cosa che è effettivamente rara, cioè far sentire gli umori che io avevo dentro. La voce che diceva ma è un patriarcato, quindi per finire e rispondere: non sono mai andato in quelle donne che hanno ricominciato a dire "mezza". Cioè, se prendiamo la distanza tra la seconda ondata, gli anni '70, e la quarta, questa qui, con gli anni '90, ma è stata un'ondata molto meno mainstream della seconda e della quarta. E ogni volta sembra che la questione si chiuda — tanto che la terza ondata è stata al punto così molto più alternativa, perché gli anni '80 hanno ricreato un consenso, no, c'è: gli anni '80 si guardano come se fosse il clima degli anni '50, c'è gli anni '80 non hanno avuto quel senso di pienezza, di benessere, il frigorifero, la cucina bellissima. E quindi ogni volta che però qualcuno che si sente umano e che ricorda che non lo si considera umano — e questo vale non solo per il femminismo, ma vale anche per l'anticapitalismo, il razzismo, il classismo, il classismo, tutte queste questioni sono collegate — ogni volta la cosa è ricordarsi: "Io sono una persona." Perché costruire del sistema sull'inconsapevolezza di qualcuno che è persona, è un trauma. Io non voglio dire che è un aggravato — nel senso di dire "poverino, adesso ti diamo una coperta, ti diamo un biscotto" — però una forza della storia, se non è me, è là. E io ho cercato forza per le mie... la mia forza è molto cattolica — prendetemi un po' qui va' — perché non è possibile che si facciano solo discorsi. Li faremo sicuramente delle fritte, le storie, senza metterci dell'osso. Ci sono i vittime, ci sono anche i carnefici. Io sono molto più dalla parte dei carnefici. Tu pensi che però, oltre al fatto che c'è questa voglia di ribaltare i ruoli e tutto quanto, c'è un effetto finale — anche questo rifiuto da parte di chi sta in posizione di subalternità — che fa parte di questo grande trauma che, secondo te, o a un certo punto dire: "no, però aspetta, c'è tutta questa roba, mi fa paura"? E la parte centrale. A me — diciamo — la prova del 9 di questa cosa è quando si dice che l'ideologia e le ragioni sono molto meglio, perché l'odio avveniva quando le cose stavano molto appiattite, e poi però sono sempre intervista due occasioni due giornaliste brillanti di 25 anni. Allora io racconto, mi dicono sempre "una generazione", e per esempio, dei dubbi, perché so che comunque la gente diventa razzista, classista, sessista — sì, sessista — perché c'è un sistema per cui tu capisci cosa viene sanzionato da fuori, quindi se fuori è sanzionato certe cose, te le interiorizzano. E ho detto: "Ma guarda, la cosa che non finderà mai a cessare di essere è la cosa che mi dà più fastidio dei miei coetanei: che fanno i disgustati, poi appena parli 10 minuti e droppano, la non brava — sono veramente stufi." Cioè, non stavo parlando di una conversione più globale, che tutti si stufano per il rinnovamento dopo 8 anni. Che ne parliamo — questa cosa per me è stupenda — perché nella vita di un uomo che gli va in crisi il modo in cui lui flirta, in cui esce, in cui cerca di corteggiare la donna, di farsi corteggiare, è tanto. Ci sono otto anni di cambiamento di paradigma: è tanto. Non ha visto un singolo, però rispetto all'oppressione non è niente. E quindi per quello che racconto, cioè, sono delle cose che faccio a mia moglie a casa e alle sue amiche — sono ancora le cattive — a Francesca, una cattiva, è solo molto assertiva. E ci sono delle cose che fanno che, per esempio, le svalutazioni in pubblico. Ok, proprio così. Quelle che mi sono state fatte... però è interessante perché, dal loro punto di vista, io penso di fare la stessa cosa se fosse un ragazzo. Cioè devi mantenere un punto, perché se vieni sempre disumanizzata alla fine in questa cosa, non riesci a portarla. Carino, cioè devi avere un... Non si prende. Tu devi uscire da casa abbastanza teso, con quella intenzione, non poi uscire così, non fa una bella cosa, non va bene. E mi si voleva chiederti, sempre rispetto a questo, quanto senti per gli uomini la questione dei sessi, sempre rispetto al trauma. Sì, beh, spiegano in due. A parte che, no, a voi direte che quando io poi di con le cose ci sono nel libro una donna — a coppia con un sudo — ovviamente le faccio fio. Ah, ne, sono un verbalizzatore abbastanza. E io infatti cerco di cavar fuori che, in caso a solidale, no scusa — una domanda. La accettazione dei sessi — io penso che la accettazione dei sessi sia difficile, a queste condizioni, perché il modo in cui noi portiamo fuori di noi stessi il senso di sicurezza. Cioè, il senso di sicurezza non è legato al conquistare delle cose: "ho una macchina, ho un certo qualcosa." Mentre, non so, qualunque sagezza importata da Asia ci dice: "respira, guarda, centra te, pirati vari." E anche molte sotto-sagezze della tradizione cristiana, sviluppate da monaci, ci ordinano: "No, è dentro di te, trova l'alto, guardati, stai, stai." La realtà è che l'attivazione dell'uomo è: "Allora, duttun partire a zero, non importa anche se si è privilegiati, ma devi andare a conquistare quella cosa, devi lottare in oltre di altimo, un ho come faccio — tarts — è impossibile." Infatti, racconto cosa è la vergogna, nichts cosa, se sono la mia invidia degli altri, soprattutto delle donne, non sapere cosa voglio, farmi lo dire dagli altri. Siamo un esercito di diversi, scusate del termine così borioso: etero diretti. C'è anche la vergogna, nichts cosa, un modo della vergogna, nichts cosa, dici. Beh, la vergogna è niente, centrale, non c'è, rispetto a cosa ho detto, che molti non è lì di seduta a personalizzare. Io scrivo delle cose che alla fine sono vergogna, nichts cosa, rispetto a personalizzare. Guarda, io ho raccontato a un'amica giornalista, una Lisa Camilli, che era la persona che più mi aveva impressionato nel libro, e mi sono messo... Più che mi sono messo nei panni della persona con cui ho gareggiato, le ho raccontato quello che mi aveva permesso, al terzo anno universitario, di sentirmi di molto inferiore alla mia fidanzata di università. C'è fanno interferire: io ho fatto una cosa per laurearmi prima, perché la mia fidanzata si era laureata la primavera prima di me, avendo due anni in meno di me. Io non volevo l'umiliazione di laurearmi dopo, e la cosa che di quella storia mi portava nulla dell'università, faccio una cosa — mi hanno detto di studiare una cosa e non voglio studiarlo. Però era quello giusto, non ero in grado di sedermi a fare degli anni. Lo diceva chiaramente: "Di un'Australia fare il cuoco" che poi sono — quindi va' a fare — c'è di seguire quel percorso, non mi andava. Invece, la mia fidanzata faceva una facoltà che le piaceva, studiava, andava comunque avanti, si stava laureando, se si fosse potuto anche in anticipo. Allora io intravvedo questo sorpasso con due anni di differenza. Io ho due anni di vantaggio, inizio a studiare tantissimo, mi riprendo, per non farmi umiliare alla festa e all'acqua. Quindi, per un po', per un periodo di vita, non mentalmente. Quindi, se io non avessi avuto quella situazione di un valore, scarseggiava, e lo dico più serenamente così, però non ho la sensazione — non mi ha detto — perché ho creato una continuità. Quando le donne di centomila anni fa erano uguali — se non sto mentendo — non ho quello: io voglio fare la spia in qualche modo, snitchare così, gelosia, e dire cosa mi succede: e tu retta? Io so che avevo le forze veramente per la vera. E avevo anche il tipo di educazione — stavo in un contesto dove non è che prendi e insegui nel bosco una donna. Per affrontare il termine dell'oppressione, cioè, se avessi avuto un amico più piccolo, di sei, sette anni — un me, un'immagine — non avrebbe avuto quella reazione, perché cioè la avrei avuta con me stesso molto migliore di me, ma questa reazione rivela finanziatasi, si stava alzando, rimedi, e ci ha per me, e toglierebbe. E se fosse stato, scusa mi sento interrompere, se fosse stato un parente — quindi che sia un fratello più grande, una sorella grande, un cugino — avreste un senso che si sentirebbe meglio in sezione. Allora io ho solo una sorella e lei è più piccola di me di tre anni. E gareggiavi? E qui invece io quello che mi ricordo è che mi facevo questa domanda anche sugli appunti del libro, che si ho perso con lei, mi ha detto: hanno meritato di battere da una femmina, no, c'è anche una cosa di aversi fatto battere, perché se non dici di aversi fatto battere va bene, qualcuno a quel punto puoi perdere ogni tanto, no? Sì, c'è una squadra di calcio può perdere: "In perdita, hai perso, non bene" — c'è uno sport. Invece non sia sportivo questo, c'è il fatto che ogni tanto perdersi, gareggiavi, e queste cose — noi che siamo dei maschi — a solo mi sono state dette. C'è qual è il parente che mi dice "hai meritato di battere da una femmina"? La verità è che nei film, ami a me e sorgo. Che vi trovo? No, ste cose io le vorrei normalizzare in questo discorso, sì, come abbiamo avuto le nuove generazioni. E appunto anche qui la parte su questo. In qualche giorno fa ho letto la notizia che in un liceo o un altro — non dirò quale — hanno scritto una lista di stupri. Quindi ti volevo chiedere quanto conta per te l'educazione, soprattutto la tarda formazione. Noi abbiamo parlato di 25 anni ma che è la mente se tutta quanto la parte prima che... Allora. Quindi, in questo senso, quanto è scuola, genitori, sport, stato sociale in quel momento. Sì, tutte queste cose, però da me, due... No, no, voglio dire... Ok, poi tralteggi — c'è, se racionati. Insegnatori, io non sono dall'altra parte, mi è i genitori, mi è i cugini, mi ha fatto molta impressione. Allora, diciamo una cosa. È facile. Ok, stavo guardando una lezione di un ammiraglio che spiegava come cambiata la guerra. Carocchio, lo studente d'avvenire gli chiedeva: "Come è cambiata la guerra, adesso sono i droni?" Dice: "Ad esempio, considerare che costa molto meno attaccare che difendersi. Perché quando attacchi, tu trovi un modo vai, ma la difesa vuol dire immaginarsi da che punto può venire quella — quindi devi prepararti per cento — ma chi attacca invece deve prepararsi per uno." Quindi, la cosa interessante di questa lista è che uno — intanto c'è la difesa degli ardiacono, tipica cosa della violenza quando colpisci dall'alto verso il basso — diciamo, come si dice in inglese, "punching down". Il formalismo è che la femmina è cosa? No, è il concerto un po' della squadraccia, del agogliare, dell'arroganza, del tipo: veniamo un po' ad alzare la voce, i bravi di dentro, i veri duri, non fermo davanti a nessuno. È proprio una cosa che poi noi abbiamo veramente nella nostra cultura italiana. Ti metti gli attributi un po', alzi la voce, e crei il panico — che è veramente panico — cioè cosa siamo, io direi come prima cosa questa: quanto poco costa. Io non so, cioè, ovviamente bisogna dire che l'educazione è importante, perché si è visto appunto quanto chi insegna all'asilo sia influente. Però, o no, si dice "educazione" e a volte si immagina il programma, si dice: "Cosa, ne abbiamo visto, che certi cose molto nere e cupe ritornano nonostante tutto." Io lo so, sì, l'educazione, l'educazione della persona, come si pone una persona. Perché se una persona è liquida, il bambino — liquida bambino, bambina — che viene da altri contesti e i genitori non l'hanno fatto una certa cosa, eccetera: è quella educazione. Cioè, educazione non è dare una serie di cose da dire ai professori per il quando — le persone non sono invincibili, non sono invincibili. Quindi non so, questa cosa non si fa, capito, quindi ovviamente dico educazione e mi si invita a parlare a scolastici. Però ad dire che siamo parlando, cioè, ne siamo parlando delle persone che stanno. Non l'avvedimento in quei termini, però diciamo io ho fatto delle cose tutti i giorni: sono le cose che mi funzionano, ho fatto meditazione, quella cosa ne ha fatto un'entità, se ho fatto un'entità — che ha a me in casa — ho fatto battere nuovo, in casa un po' ho un parere, che ha gli straccia, che non volevano detto ma che quell'entità mi ha fatto un'entità, schietta, che ciò che sono: ciò che sono, cercare di costruire. Ma la anima delle persone, c'è questa è la cosa, mi tengo un po' fuori perché non ho dei grandi programmi, mi tengo un po' fuori per dire che ho il privilegio di dire delle cose un po' anche che non si possono dire, si possono dire, e magari per un secondo come spia per i social. Sì, un po' d'allarme. Sì. Ci siamo lasciati, da poco a Palazzo Spada, il 25 novembre, con la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. E con questa giornata ci sono state tantissime campane, sensibilizzazione da parte di istituzioni, imprese, associazioni. Se magari la statistica diminuendo era già semplicemente credo che dovrebbe essere sentire campagne che dovrebbero durare tutto quanto l'anno e non esclusivamente a margine del 25 novembre. Però tu nel libro racconti un'area alta, un certo modo che è pacato rispetto a come il femminismo o il movimento femminista si fa strada per andare a prendere diritti, spazio, parità, riconoscibilità. Quindi la domanda che ti faccio è: non trovi che ci sia una discrepanza nel modo di comunicare, la sensibilizzazione del ruolo della donna, e come il movimento femminista invece con forza si vuole prendere questi spazi? Azzardando l'usare il primo termine che è messo: bisogna capire che siamo nel mercato. E quando si è vista quella energia e che c'era gente disposta a consumare per prodotti che ricordassero quella energia, è diventata una parte — è diventata per tutti. Le femministe viste si battono contro le "robbompola" che non avevano valenza. Ovvio che se le piattaforme iniziano a tirare fuori i prodotti che noi possiamo dire "pink washing", con estremo senso e "rainbow washing" collegato, però avviene — sono cose che servono alle persone per apprendere più quote della cultura. Per me, soft power e reale, guardo nel libro. E però al tempo stesso, le attiviste, la cosa che era contata anche nel film di Barbie — perché ci staccavo degli uomini — quindi vi usiamo, quindi finché ci serviva a fare i soldi, per esempio, i suoi show, tutto il mondo, insomma a tetti, facevano in coscia, facevano in coscia, pagavano a cambiare la cultura generale. Nell'America sono diventati molto più disposti ad andare verso sentimenti più securitari, di rabbia. Quindi la discrepanza c'è perché le attiviste fanno attivismo e fanno le cose che permettono, che per andare sempre a recuperare servono delle casse di risonanza. Ma chi possiede delle casse di risonanza spesso — domani — per programma, che anche le torri, ammetto, un programma posto al tuo, viene da questo: non viene da un comico di dentro, vi hanno fatto materiale perché rispetto alla lotta femminista destra e sinistra, che non penziamo a parte di un comico, c'è anche il coraggio di finire la domanda. Non ho tutto, e si solo devo parlare. E da cosa io ti guardo — e tu vedi che avvicino — dove mi ha detto? Qual è la posizione di destra e sinistra rispetto a questo? A destra c'è una paura che il mondo sia troppo veloce. La soluzione automatica è sempre, per le persone che stanno in una posizione sicura: mandano nelle posizioni e rimandano in posizioni subordinate gli altri. Quindi sono, è sempre la soluzione facile. Adesso, ovviamente, hanno dato continuati meriti — già sta da lui la grande promessa di riportare l'America dei lavoratori — non è stato riportato il lavoro in America. Quindi, con la posizione gli, io che sono un po' pauroso rispetto alla buona degli altri, che ha rischiato degli anima: mi sembra che le soluzioni si non sempre, ma no, bisogna educare in casa. Ma no, non si può imporre, ma cosa è questo ideale di donna che sono infelici, che cercano il lavoro, quando è realtà che — beh, belle donne — che han nel centro della casa. E donna su di parte, c'è un io dire, il desiderio di, di nido, di cuccia, di ossitocina, di abbraccio, di calore — c'è la biologica in tutti. E io capisco perché possa diventare un'ideologia dove, a quel punto, si va a rigosto sempre in delega, dove quella voglia di ricchezza è una cosa centrale — c'è una cosa umana — c'è una cosa che io, di voi, non lo vedo con odio, a cui fa non pensare queste cose. Lì, però, una donna in questa situazione bellissima — bordeline — per cui adesso, a capo della destra di qua, due donne che sono sorelle. Ma si può rispettare: c'è nel centro, c'è la singola donna. Io, in questo c'è una visione più latina, più anticromana che cristiana — i cristiani, rispetto alla religione e valori, erano cinici nel senso che erano modulati: loro pensavano, "serve un modo per tenere in riga la gran parte delle persone." Ma paghi una persona che possono sfuggire a queste regole. Io penso che le due sorelle Meloni, che non so dove sono di grande devozione, e le cariche — ci sono le posizioni — ma quando uno deve stare a organizzare il mondo che ho fatto, l'organizzazione destra chiede sempre che bisogna tornare ai vostri ruoli, mettere nell'agro bonito, lavorare, e sono diritto le persone, venite le succo incidente in diagonale, mode. E poi bisogna metterle in casa, le madri, fare tutto il lavoro, il luogo Alfred, che era altamente, un sacco di soldi, che non va, non va. E quello rigido, io penso questo, assennato, perché sono su queste cose abbastanza equanimi, assennato di più, il mio cuore: io credo alla gran parte delle critiche, che sono sull'assennato — siamo un'accozzaglia di moralisti. E io volevo mettermi una parte del torto in questo libro perché, per suggerire, è il lungo modo per costruire una visione del futuro. La sinistra è fatta di tutte le persone che si liberano delle proprie responsabilità. Cioè, io sono anche — adesso devo giocare bene questa cosa perché poi è registrata — ma chiunque abbia un'oppressione nella misura, il premio Emmy, il figlio o la casa oppressa, ma è un piano dove cosa è giustificato. Ma dai, ma il punto di vista di una femminista militante è assolutamente corretto, scientificamente, storicamente fondato. Cioè non è che io buo a essere lo strano che amaro libero, o c'è il padrone e però già ora che lo pubblicato mi sembra una roba molto normale e la fare. Però la mia posizione ma a dire cosa stia parlando — cioè come se io non sono preso in nessun modo — io allora non posso neanche essere di sinistra veramente, perché c'è solo molto di sinistra nel riconoscere il fatto di essere colpevole, che io lo voglio dire. Ma io sono una persona contorta, però ben so che da una parte ci sono quelli che vogliono la sicurezza e riportare sempre tutto le posizioni di partenza, e dall'altra ci sono le persone che cercano — non proprio identità — quindi la sinistra è formata da soggettività oppresse — uso la terminologia dell'ora — e le rette e le persone che nascono non hanno una piena soggettività. E se non è, c'è, quasi si sente quando non c'è forza, si sente. E io sono della più vecchia scuola che si direbbe: una risalita di struttura di potere. E siccome io sono su una piattaforma io parlo di struttura di potere che conosco perché ci sono cresciuto sopra. Ok, io e il tempo che stringe ma andiamo veloci. Stanna quanto emerge — faccio un salto — quanto rispetto a quello che stiamo parlando, stanna quanto emerge dal Global Gender Gap Report del 2025 del World Economic Forum che tu conosci benissimo — ancora 120 anni alla parità di genere, a livello globale. A quando ci sono questi argomenti in una reazione che è veramente satanica con fronte, era successo prima della tua intervista, con la mia collega Beatrice, abbiamo parlato di questo dato e lei mi ha detto: "Guarda, forse, quando me è prima di arrivare una parità, ci vorrei buona disparità al contrario." Ok, certo. Cosa ne pensi? A rispondo solo a questo. Poi voi dopo mi chiederete e vediamo. Vediamo la un'istante. Sono d'accordo nel senso che per esempio sulla coppia ho un'idea abbastanza spericolata. C'è la mia idea che noi dovremmo passare un po' di tempo in cui certe cose valgono solo per la donna. Io sono contro la reciprocità nella coppia perché quella reciprocità è fondata sul fatto che il matrimonio era — cioè avere la proprietà di una donna. Io sono un po' di anni che penso, e l'ho scritto vari varianti, che se un uomo e una donna stanno insieme, se non avessero la fedeltà. L'obbligo che la fedeltà della donna richiama con un segno che mostra una cosa che la stessa richiama dei flashback dell'essere proprietà. Mentre se non si tiene la fedeltà, non mi danno dei flashback, perché non sono mai stato derubato di nessuno. Quindi se noi apparentemente siamo alla pari perché siamo tenuti entrambi alla fedeltà, ma nella donna ha un impatto e nell'uomo un altro. Quindi io ho per esempio una proposta: facciamo stare in coppia, ok, solo la donna ha una riserva — oppure al contrario. La donna non è tenuta a una riserva perché quello è stato una realtà. Quindi ogni volta che io — per esempio vivo con Francesca — se non fa delle cose, quando Francesca è in difesa, delle cose pratiche a casa, non abbiamo figli. Si vede che le senti come i film sulla vita domestica: le senti alle esplosioni, le senti alla frusta. E io ci faccio la vera, ma non fare le cose che ti fanno non sentirla così, perché non voglio dire con una persona che ha un trauma storico di sottomissione risvegliato. Potrà essere una distrazione, ma non serve: proprio la pratica sono degli esperimenti per vedere come qui non mi sento di nota, delle cose non sento, e le retenuta delle cose. È tenuta, altra retenuta la realtà — all'onestante letterale — al punto se dobbiamo chiarirci quando litighiamo, cioè è veramente esigo, alla pari, rispettiamo lo spazio dell'altro e delle altre. Per esempio, è un possibile che certe cose di ego non servano a rispiciare. Quindi sono molto d'accordo e non penso si arriverà mai a quella parità, in maniera lineare e progressista: ci saranno un sacco di casini, ci saranno dei tornare indietro. E non parte da questo punto, 100%, e le donne si hanno un rapporto? Se un... Diciamo che ci saranno, secondo me, delle discontinuità statali quando — ma finirà sott'acqua. Ok, che anche si saranno 100% di cambiamento, sembra non mille. Ci sarà veramente un salto, un salto di civiltà, se a me. Sarti in questo lungo percorso che ha portato a sviluppare il movimento femminista. Che ruolo ha avuto secondo te la letteratura femminile nel raccontare il ruolo della donna, le ultime pubblicazioni degli ultimi anni o se... No, già da... Tra Virginia Woolf, già da prima. La cosa che mi ha affascinato di più nel seguito è questo festival femminista di letteratura curato da mia moglie e dalla sua compagnia in quiete. E allora una cosa hanno fatto fin dall'inizio: sono dei ritratti di grandi scrittrici davvero, che invitavano scrittrici di oggi, brave fermate, a raccontare in mezz'ora, un'ora, una scrittrice del passato. E all'inizio sembrava una cosa molto esotica, l'uera, era una cosa molto esotica. E la hanno fatta in maniera regolare, sempre ogni anno. E da quelle attività sono scaturite tutte quelle colonne e quelle pubblicazioni. Adesso ci sono scrittrici come Despentes — e poi le assegnate a tante — Despentes ma comunque, che vengono pubblicate nel suo caso con curatela in Letteratura Nova per Mondadori. Vengono ripubblicate perché si è fatto questo lavoro di ricostruire il canone, e questo è una cosa che mi ha fatto tantissima impressione, perché ovvio che un canone è per lo più maschile. E adesso sono abituato a considerare parte della storia della letteratura tantissime scrittrici in più, e questo è stato un lavoro di riscoperta del passato che è molto affascinante, perché è stato uno dei casi in cui ho assistito, nel presente, come quando — in questo è la forza del femminismo — come quando ricostruiamo la storia: c'è il Neoclassicismo, avevamo bisogno di ritornare alla Grecia e Roma per ricostruire un senso della nostra identità. Io sto vedendo su cose che mi interessano tantissimo. Tu hai scritto "Donne Amate" e anche "Il Cairo da Loe". Nel tuo lavoro e nei tuoi interessi, spesso sei fermato con una lente molto riflessiva sulla tua postura rispetto alla donna. Quindi ti volevo chiedere: La voce del padrone, visto che nasce dal rapporto con tua moglie, lo possiamo considerare un po' una chiusura di un cerchio? Sì, vi prego. Allora, la cosa è una cosa. Io non mi sono accorto di questa cosa, anche tu hai di assunto. C'è: nell'ischio, non pensavo che questo è un sistema. E poi con "Donne Amate" nasceva il fatto — io stavo per uscirlo — non ho stare da Francesca, la Alesse, e dice: "Copertina sbagliata, il passaggio di Fabrizio, copertina sbagliata." E io quindi feci un nuovo romanzo su cosa sono i personaggi femminili. Poi, per una misura, la storia è sull'avvento di questo suo intervento nella mia vita. Alla fine, ho come deciso di fare un punto, tanto che poi questo libro è uscito, e esattamente dicendo di dove vanno inizia a scrivere "Donne Amate". Pagna il fatto, è un po' scritto. Questo tema, per esempio, la teoria che dicevo della maturità, è entrata nei miei libri: racconto solo questo e questo, in un libro sulla violenza e sul lavoro, si è mai capito, sceso all'incrocio su come la donna giovane sul lavoro. E ha già tentato, come se avessi deciso che hai finiamo questa cosa, perché per esempio non posso più schilare d'altro e vogliono, in fatto, mi sto con l'anno, moltissimo, le cose. Quindi è proprio una chiusura. Senti, e chiudiamo la nostra intervista così. Secondo te, è un libro che una donna dovrebbe assolutamente leggere, e un libro che un uomo dovrebbe assolutamente leggere, secondo qualsiasi su questo argomento? No, un libro che non per fare questo argomento, ma sono già taglia in qualche modo: c'è di una formazione rispetto a questo o no, sbaglio. Se tu mi dici un libro, io di quello stesso libro do un passo? Ok, sia per se, per le donne che per gli uomini. Perché L'ottobla senza vanti — l'ottobla è un termine, quarant'anni sempre l'ho fiutato — perché amavo una che redniva, ma non troppo. Invece, guarda: è proprio come avere in casa questo schermo: ti cambia completamente, non dommo, patiamo un po', ma non se li è tura, però non li dommo, non li dommo, si variati per generi, vi ho segnato. Quando io un imputato, non sei, perché è un modo di entrare dentro della droga. C'è un libro di cui ho trattato al centro di questo libro che è significativo, che è un testo bravissimo: "Il significato della sottomissione" nei gruppi femministi. È un libro geniale perché ti fa capire cosa pensa la femminista più furiosa dell'uomo, e delle cose che mi hanno fatto veramente varare, e poi ho poggiato lo zaino e iniziavo, non di quattro, e proprio da cercare online da leggere. Ok, quindi questo diciamo, orse, quando vuoi scegliere. Siamo a gara e passo. Io ringrazio tantissimo Francesco — mi avete coperto e stresso ad essere con noi. Ringrazio, ho avuto il vero seguire e vi do appuntamento alla prossima intervista.