Trascrizione del video
Urania News, bentornati a un nuovo appuntamento con la nostra intervista. Oggi abbiamo il piacere di avere un ospite d'onore, a cui diamo il benvenuto: il Presidente della Camera Lorenzo Fontana. Grazie, grazie. Grazie per aver accettato. Sappiamo, Presidente, quanto lei sia impegnato, e quindi a nome di tutta la nostra redazione la ringraziamo doppiamente per aver accettato di venire in questo nostro spazio dedicato agli approfondimenti.
D'accordo con il Presidente ci teniamo a fare un saluto a un amico di questa trasmissione che è Gianni Pittella, già Vicepresidente del Parlamento Europeo. Chi ci segue da tempo sa che normalmente è il mio compagno di viaggio — e amico — in queste belle interviste che stiamo conducendo. Purtroppo anche lui colpito in questo periodo dall'influenza, non è riuscito a essere con noi. Però gli mandiamo tutta la nostra vicinanza e lo aspettiamo presto di nuovo in questi studi.
Presidente, io partirei subito dalla sua recente intervista sul Foglio, in cui lei ha detto la sua su questa schermaglia a distanza che si è verificata tra il Presidente degli Stati Uniti Trump e il Papa — che poi ha coinvolto anche il nostro Presidente del Consiglio. Lei ha fatto riferimento al ruolo del Papa come punto di riferimento di una comunità che rappresenta nel mondo milioni di persone, un ruolo che richiama necessariamente rispetto anche dal Presidente degli Stati Uniti.
>> Sì, purtroppo è stata una brutta pagina, a mio modo di vedere. Perché è normale che il Papa in questo momento cerchi una via per la pace — anche se non può avere tutto il quadro della politica estera di uno Stato sotto occhio. Quello che fa lui è quello che cerca di predicare — e purtroppo mi sembra abbastanza inascoltato — ed è quello di fare in modo che le persone, invece di creare conflitti, creino strumenti per la diplomazia. Su questa linea condivido appieno le parole del Papa. Ci deve essere una voce così importante che richiami tutti a un po' di sobrietà e anche a un po' di intelligenza, perché purtroppo stiamo vedendo negli ultimi anni che non si riescono a fermare i conflitti già in corso — oppure se si fermano, si fermano, e per sfortuna se ne creano di nuovi. Anche questo conflitto adesso tra Stati Uniti, Israele e Iran — che sta coinvolgendo anche altri paesi del Golfo — oltre a creare di base problematiche per tutti i paesi europei e non solo, ha questa fragile tregua. E temo purtroppo che non duri e che sia un conflitto che potrebbe andare avanti per diverso tempo ancora, non semplificando una situazione internazionale già critica. Quindi il Papa giustamente fa degli appelli per la pace e cerca di farli in maniera sempre più veemente, proprio per cercare di riportare tutti a un equilibrio che in questo momento è fondamentale.
Tra l'altro, a questo proposito, il Papa in questi giorni in Africa sta compiendo un viaggio apostolico, sta incontrando tutte le varie comunità cattoliche in Africa che sono numerossisime. E più volte il Pontefice ha richiamato il tema della situazione dei cristiani nel mondo che non è sempre facile. Noi sappiamo quanto lei sia anche culturalmente vicina al mondo cattolico. Il Papa ha sottolineato anche il tema delle violenze e delle persecuzioni che si stanno reiterando nei confronti dei cristiani — in questi giorni, appunto, in Africa, incontrando le comunità cattoliche locali numerosissime. Quanto è importante richiamare all'attenzione, riportare i riflettori su questa situazione, considerando — come dicevamo anche lei — il ruolo di mediazione della Chiesa in un momento geopoliticamente complesso come quello che viviamo?
>> Sì, sappiamo che purtroppo i cristiani perseguitati nel mondo sono centinaia di milioni — si parla di oltre 300 milioni di persone perseguitate solo per il fatto di essere cristiane. Questo è purtroppo un argomento di cui si parla veramente poco, ma ci fa capire come un po' la situazione nel mondo — anche in tanti paesi che magari non rientrano nelle nostre categorie dal punto di vista delle notizie. Quindi il Papa ovviamente cerca di compiere un'azione, anche da questo punto di vista, diplomatica, per fare in modo che tutti i cristiani possano vivere godendo dei minimi diritti civili in ognuno di questi paesi. È chiaro quindi che quando si parla di politica estera, il Papa non lo fa mai parlando esclusivamente di un paese o richiamando un paese o un presidente. Richiama tutti — anche quelli che magari sono i persecutori nei confronti dei cristiani — per far capire che non devono temere i cristiani. Anzi, devono capire che invece possono essere un punto di riferimento proprio per trovare delle vie di convivenza civile, utile per tutti, e delle vie di pace.
Quindi lui chiaramente cerca di svolgere il suo ruolo in questo modo, ma in un mondo in cui purtroppo vediamo giorno per giorno che aumentano violenze e discriminazioni — e aumentano le persecuzioni in particolar modo nei confronti dei cristiani — sicuramente non ci troviamo in un periodo facile dal punto di vista storico. Ma è compito di ognuno di noi cercare di fare in modo che il momento possa migliorare. Talvolta mi sembra che si cerchino delle scorciatoie — e anche la guerra è un modo per cercare di risolvere, pensando in pochi giorni, delle situazioni di conflitto. Ma poi non è mai così. La realtà ci ha insegnato, e la storia ci ha insegnato, che c'è un'unica via: quella diplomatica. Creare relazioni anche fra persone che sono molto distanti tra di loro, anche fra persone che magari la pensano in maniera completamente opposta. Preservare la pace in questo momento è fondamentale, anche perché una guerra, quando si inizia, magari si conosce la data di inizio ma non si conosce mai la data in cui può finire — ed è sempre quindi un terno all'otto. Bisogna fare molta attenzione quando si intraprendono questi percorsi.
>> È proprio in questo filo del dialogo e della diplomazia che lei ha più volte richiamato il concetto della diplomazia parlamentare. Le chiedo quindi qual è il ruolo che devono incarnare i parlamenti, e se secondo lei i membri anche del nostro Parlamento — dal suo punto di osservazione di Presidente della Camera dei Deputati — stanno incarnando bene il loro ruolo istituzionale in ambito politico e geopolitico.
>> Sì, il ruolo del Parlamento è quello di rappresentare la complessità di un paese all'interno di un'assemblea. Mentre il governo rappresenta le politiche di una maggioranza, invece in Parlamento si rappresentano praticamente tutte le sensibilità politiche e culturali. E questo permette quindi di conoscere anche gli altri paesi nella loro complessità. È per questo che la diplomazia parlamentare può creare dei ponti che magari attraverso la diplomazia governativa non si creano. Non è un caso, infatti, che in questi anni in cui abbiamo cercato di sviluppare la diplomazia parlamentare, si siano creati numerosi rapporti — e magari si è riusciti a capire anche delle sfaccettature dei paesi che parlando solo con la componente governativa sarebbero molto difficili da cogliere.
Devo dire la verità: l'Italia comunque sta svolgendo il proprio ruolo da questo punto di vista nel miglior modo possibile. Abbiamo svolto diverse riunioni per quanto riguarda, per esempio, i paesi all'interno della NATO, i paesi all'interno dell'Unione Europea, ma anche quelli dell'Unione Africana. Abbiamo cercato davvero di spaziare, di fare in modo che la diplomazia parlamentare diventasse uno dei punti cardine della diplomazia italiana anche per il futuro. E diversi parlamentari stanno collaborando — davvero di tutti gli schieramenti — in maniera produttiva, e questo mi fa assolutamente piacere.
>> Tra l'altro riguardo al centenario della morte di Giovanni Amendola, che oggi ricorderemo in aula. Volevo chiedere: quanto è importante — seguendo il fil rouge di quello che dicevamo, l'importanza del dialogo — tenere viva la memoria di persone come Giovanni Amendola?
>> È importante per tutti, perché hanno avuto il coraggio, in un momento molto difficile, di opporsi rimettendoci la vita. Sono persone a cui dobbiamo quello che oggi è la nostra democrazia, che con tutti i difetti che può avere è sicuramente migliore di qualsiasi forma di dittatura. Io spesso — soprattutto quando riceviamo le scolaresche praticamente di ogni zona che vengono a trovare la Camera — ricordo quanto il fatto di essere qui non è scontato. E il fatto di poter votare non è scontato. Anche il fatto che il proprio voto conti qualcosa non è scontato. Spesso pensiamo che il nostro voto conti poco, ma in realtà attraverso il voto si possono cambiare le maggioranze parlamentari, si possono cambiare i parlamentari — e abbiamo visto diverse volte in questi anni alle urne che ci sono stati risultati che hanno portato persone nuove o non hanno riconfermato persone all'interno del Parlamento.
Ecco, questo non accade in tutti i paesi del mondo — anzi, nella maggior parte dei paesi o non si può votare, o magari il voto conta relativamente. E noi quest'anno festeggiamo gli ottant'anni dal referendum tra Monarchia e Repubblica e dall'Assemblea Costituente. Dobbiamo ricordarlo, perché anche in Italia non è sempre stato così. Sono ottant'anni nella storia millenaria italiana, e sono chiaramente una frazione brevissima. Quindi volerci bene per ciò che l'italianità ha costruito — non è sempre stato così nel passato — e quindi la democrazia e certi valori di democrazia dobbiamo preservarli per il futuro. È una cosa che si preserva giorno per giorno. Di solito dico sempre che ovviamente i parlamentari si possono e si devono criticare quando sbagliano — certo — ma non dimentichiamoci che l'istituzione è una cosa da tenere e da preservare nel miglior dei modi. Perché come diceva un politico di qualche anno fa: "La democrazia è come la salute: ti accorgi di quanto è importante quando ti manca." Ecco, non dimentichiamoci anche questo insegnamento.
>> Senti, le facciamo una domanda su uno dei grandi temi del presente: quello della tecnologia, in particolare dell'intelligenza artificiale. Secondo lei, l'intelligenza artificiale — di fronte a un grandissimo dibattito sia sotto il profilo tecnico-scientifico sia sotto il profilo etico. Padre Benanti ha reso molto rilevante il tema dell'algoretica. Le chiedo qual è il suo approccio a questa tematica e se la tecnologia e l'intelligenza artificiale possano essere interpretate anche come strumento di miglioramento del dialogo e quindi delle modalità democratiche.
>> Come tutti gli strumenti, dipende dall'uso che l'uomo ne fa. È come l'energia atomica: può servire per illuminare una città, può servire per distruggerla. E così sarà l'intelligenza artificiale. Noi da quando ci siamo insediati abbiamo tentato di fare in modo di applicare l'intelligenza artificiale anche ai lavori della Camera, e questo ci ha favorito in diversi lavori che magari prima venivano fatti manualmente o con estrema perdita di tempo. Però — ripeto — serve anche un'educazione. Un po' per tutti, perché non è solo una questione per i giovani: serve un'educazione un po' per tutta la società su come usare questo strumento, che potenzialmente ha delle capacità incredibili in tantissimi ambiti — penso in particolar modo a quello sanitario. Dall'altra parte, può anche creare una società in cui le persone vengono dominate dall'intelligenza artificiale. Quindi deve essere proprio la capacità nei prossimi anni quella di usare questo strumento — che può essere magnifico — nel miglior dei modi e per il bene della società, e non fare in modo che crei delle situazioni abbastanza complicate.
Per esempio, io una cosa su cui sto lavorando è proprio quella di evitare che si possano irradiare attraverso i social e tutte le componenti tecnologiche storie inventate. Perché in questo momento, talvolta, io vedo delle cose di intelligenza artificiale e immagino — come tutti noi — come fare a capire se è vero o se non è vero. E questo è un grave problema per il futuro: dovremo riuscire a fare in modo di avere delle fonti affidabili. E anche per chi fa informazione questa sarà una grande sfida.
Ci sono quelli che in questo dibattito continuo — e ne abbiamo parlato più volte con tanti tipi di interlocutori diversi, anche con chi si occupa di difesa — hanno richiamato un po' l'attenzione sul ruolo anche di chi si occupa di comunicazione nel cyberspace, perché è diventato speciale nelle relazioni tra stati. Perché poi può diventare una questione di sicurezza nazionale. Vi immaginate un video fatto con l'intelligenza artificiale che magari mette in difficoltà un importante politico il giorno prima delle elezioni? Può cambiare le sorti elettorali. Questo è un esempio abbastanza chiaro. Ma vi immaginate quante notizie potrebbero essere divulgate — magari assolutamente false — sulla politica internazionale, dove non tutte le persone, ma neanche tutti i giornalisti, hanno la possibilità di verificare chiaramente come stanno le cose. E questi strumenti possono essere usati come propaganda. La propaganda è sempre stata usata nella storia, ma adesso può essere usata in un modo tale per cui è difficile capire se è propaganda o realtà. A quel punto bisogna davvero stare attenti anche da un punto di vista di sicurezza nazionale.
>> Senta, Presidente, cambiamo un attimo argomento. Per noi il Made in Italy — questa non è settimana in cui si celebra il Made in Italy — è una settimana che si svolge nella sua Verona con una rassegna molto importante: il Vinitaly, dove lei è stato presente. In occasione dell'inaugurazione ha fatto un discorso molto interessante in cui ha parlato anche dell'importanza di una rassegna come questa per la costruzione della vicinanza diplomatica tra paesi. Cosa intendeva, cosa ha voluto dire? Qual è il messaggio che voleva lanciare?
>> Perché il commercio internazionale è ovviamente uno strumento importante, in particolar modo per il Veneto, per tutta l'Italia. E vedere tutte queste persone da tanti paesi del mondo che arrivano nel contesto di Verona per questa manifestazione è un modo che fa capire come comunque le relazioni diplomatiche fra persone si possono creare anche attraverso i commerci, attraverso l'economia. Anzi, spesso si creano proprio attraverso i commerci, attraverso l'economia. E chiaramente chi fa il proprio business attraverso questo settore non può sperare in un mondo di guerra, perché solo la pace favorisce i commerci. Diciamo — se vogliamo parlare di commercio di armi, quello è un'altra cosa, ma non ci interessa qui. La prosperità può venire solo se il mondo è in pace. Quindi manifestazioni di questo tipo aiutano a ricordarsi che è importante avere delle relazioni fra i vari popoli, fra i paesi, e cercare di evitare i conflitti che in questo momento purtroppo stanno macchiando lo scenario mondiale. Perché per far aumentare l'economia dobbiamo cercare di garantire il più possibile la pace intorno a noi. E se questo non venisse garantita, purtroppo avremmo un impoverimento di tutti. Un impoverimento crea una difficoltà sociale ancora maggiore e quindi maggiori conflitti. Quindi è un cane che si morde la coda. O scegliamo la via della pace e della prosperità, o purtroppo scegliamo la via dell'impoverimento e dei conflitti sociali. E le manifestazioni di questo tipo, oltre ad avere una valenza nel settore specifico che è importantissima, hanno anche una valenza, a mio modo di vedere, dal punto di vista diplomatico.
>> Per i motivi che sta indicando lei, sappiamo che l'industria italiana — in particolare manifatturiera — non sta vivendo un momento facile. Ora lei viene da Verona, viene da una regione, il Veneto, la cui storia è profondamente intrecciata con la storia industriale italiana. Le vorrei chiedere: quanto è importante preservare e valorizzare questa vocazione economica di alcuni territori?
>> Questo è molto importante, per tenere viva nei giovani la cultura dell'imprenditorialità italiana. È fondamentale, anche perché ovviamente questo garantisce — e penso in particolare alla mia regione, ma per tutte quelle piccole e medie imprese che sono spesso e volentieri imprese nate da agende familiari — una ricchezza diffusa nel territorio. Questo è un sistema decisamente migliore rispetto ai sistemi nei quali ci sono le grandi industrie, che hanno delle dinamiche molto particolari e che magari non sono legate in modo integrale al territorio. Le piccole e medie imprese italiane riescono a dare lavoro sui territori, riescono a portare ricchezza sui territori, e sono un modello di economia diffusa secondo me fondamentale, che fa crescere effettivamente il benessere di tutto il paese. È quindi un sistema da tutelare, da incentivare. Va di pari passo con la cultura di un certo paese e anche con le dinamiche economiche internazionali. Dal nostro punto di vista, quello che noi possiamo fare è garantire che le dinamiche internazionali favoriscano questo tipo di imprenditoria e permettere a queste aziende di poter prosperare nel miglior modo possibile. Sono convinto che siano un sistema che, nel mio territorio, ha davvero garantito un certo benessere ad ampie fasce di popolazione. Probabilmente è il sistema migliore dal punto di vista economico. È un altro contesto del Veneto che partiva dopo la guerra da una situazione di totale disastro, e che in poco tempo è riuscita a diventare un modello economico non solo italiano ma anche europeo. Io ricordo sempre quello che mi diceva mio padre — il comune dove abitava lui, in un paese del Veronese, nato nel 1940, nei primi anni del dopoguerra non avevano l'elettricità e non avevano nemmeno il bagno in casa. Questo era nel comune di Verona, non in dispersa qualche località lontana. Questo per far capire come in pochi anni la situazione sia decisamente cambiata, grazie anche a una cultura italiana che fa del lavoro una delle cose più importanti, tanto dal punto di vista personale che sociale.
>> Senta, Presidente, le chiedo un piccolo ricordo di un suo grande amico, che ci ha lasciato — perché martedì si è svolta alla Camera la presentazione del libro, edito da Edizioni San Paolo, a cura di Amerigo Basso e Laura Lucchin: "Sami — una vita da abbracciare", dedicato appunto a Sami Basso. Ci racconti un po' come è andata questa iniziativa e un suo ricordo personale di questo personaggio, così carismatico, diventato così iconico, anche in relazione al tema del superamento delle diversità e dell'inclusione nei confronti delle disabilità.
>> Sami era un ragazzo eccezionale. Ho avuto modo di dirlo alla presentazione del libro, dove c'era un'atmosfera bellissima — tra gli autori del libro e alcuni suoi amici — ed è stata una perla rara. Conoscere una persona come Sami è veramente una grazia, come si diceva, perché era un ragazzo che nonostante la sua condizione difficile — molto difficile — e che se lo ha portato via presto — ha vissuto pienamente ogni momento che gli è stato dato. E questo secondo me deve essere un esempio per tutte quelle persone che magari talvolta i problemi un po' se li creano. Lui aveva evidentemente dei gravi problemi di salute, ma li ha superati sempre, con questo sorriso e sempre avendo un carisma assolutamente fuori del comune. È stato un esempio, un insegnamento per tutte le persone che lo hanno conosciuto. Spero che lo possa continuare ad essere attraverso questo libro, molto bello, nel quale i suoi genitori e i suoi amici raccontano di questa vita straordinaria.
Io — davvero — ogni tanto i genitori, quando mi hanno presentato il libro, mi chiedevano e mi dicevano di quanto Sami fosse stato felice di essere stato ospite d'onore al concerto della Camera nel 2023. Ma io ho detto che rispetto a quanto lui ha dato a me, quella cosa era assolutamente nulla. Perché lui ha dato a me molto di più di quanto io potessi dargli in mille vite. L'ho conosciuto a tanti anni — credo addirittura nel 2019 — poi ci siamo ritrovati a casa, abbiamo avuto diversi incontri alla Camera, e siamo diventati amici. Ma ripeto: è stata una fortuna per me, perché conoscere persone così eccezionali capita molto raramente in una vita. Io sono stato fortunato a conoscerlo.
>> Siamo praticamente per chiudere. Le chiedo: secondo lei, quanto stiamo facendo e quanto ancora resta da fare in Italia per completare il percorso culturale — e non solo — di superamento di questo genere di diversità?
>> La cifra della civiltà di ogni paese è quella di riuscire a fare in modo che tutte le persone possano vivere nel miglior modo possibile, nonostante le difficoltà che hanno. È una sfida difficile. Purtroppo anche da questo punto di vista — e il richiamo alla pace è anche questo — ricordo che nel momento in cui ci sono scenari di guerra, le prime persone che ci rimettono sono i più fragili. Quindi ricordarci di quanto è un valore la pace e ricordare di quanto dobbiamo tutelare le persone che hanno maggiori difficoltà. La cifra culturale di ogni paese è fare in modo che queste persone possano vivere nel miglior dei modi. Non è facile, anche perché ci troviamo in una situazione economica difficile — e l'economia è una parte importante di ciò che permette a queste persone di vivere nel miglior modo possibile. Però credo che tanto sia basato anche sulle relazioni umane. Troppo spesso ci troviamo in un momento particolare nel quale le persone sono rinchiuse nel loro mondo con i loro strumenti tecnologici. Non dobbiamo dimenticarci che le relazioni umane sono fondamentali, perché creano una società sana. Dobbiamo ritornare a essere educati alle relazioni fra le persone, alle relazioni nelle comunità — perché questo dà grandissimo aiuto soprattutto alle persone che si trovano in periodi difficili.
>> Questo è un bel messaggio. E ci vediamo di fare anche il nostro, continuando a rafforzare anche nel nostro lavoro di tutti i giorni questo messaggio. Presidente, la ringraziamo molto per essere stato con noi. È stato bello e avremmo continuato a parlare per ore, ma purtroppo il tempo non ce lo consente. Ovviamente, quando vuole, è sempre il benvenuto per fare questi dibattiti così interessanti. Ringraziamo anche voi per averci seguito — vi diamo appuntamento alla prossima intervista.