Trascrizione del video
Amici di Urania TV, ben ritrovati. Una nuova puntata di Largo Chigi da Paolo Bozacchi, la vostra finestra sulla politica. Oggi parleremo di appalti, di contratti pubblici, torneremo a parlare del correttivo al Codice dei contratti pubblici, delle novità legislative di questi mesi. Lo faremo con i nostri graditi ospiti.
L'onorevole Agostino Santillo, Commissione Ambiente, Movimento 5 Stelle. Benvenuto. Tiziana Carpinello, Presidente di un'SOA. Benvenuta. L'onorevole Fabrizio Rossi, sempre Commissione Ambiente, Fratelli d'Italia. Bentrovato.
Come di consueto, per inquadrare il tema, partiamo dalla nostra copertina.
Venticinque anni fa una sola categoria qualificava le imprese negli appalti pubblici. Oggi il nuovo Codice degli appalti prevede un cambiamento rispetto al passato, uniformando le regole per la partecipazione per lavori, servizi e forniture — un mercato da 200 miliardi l'anno. Ma sono per lo più le PMI che partecipano: eppure sono il 99% delle imprese italiane, e spesso escluse dalle gare tra i più grandi e complessi player. Adesso si vuole voltare pagina: appalti divisi in lotti, più spazio ai consorzi e obbligo per le stazioni appaltanti di favorire la partecipazione delle piccole imprese. Riuscire le PMI a cogliere questa nuova occasione? La sfida è aperta e vale miliardi.
Onorevole Rossi, ci racconti cosa è cambiato e cosa comporterà per il mondo delle qualificazioni delle imprese.
>> La filosofia di fondo non è cambiata: rispetto alla riforma del 2023, anche oggi con il correttivo del 2024 si tratta di una manutenzione al Codice degli appalti. Il Codice deve essere uno strumento agile di semplificazione e soprattutto di grande intelligibilità, tra la stazione appaltante e chi partecipa agli appalti. La direzione è quella di allargare le maglie — far partecipare le piccole e medie imprese con una quota quasi obbligatoria — e uniformare tra lavori, servizi e forniture la qualificazione. Questo vuol dire dare più spazio alle piccole e medie imprese, che fanno grandi lavori di qualità ma che magari non hanno l'ossatura di una grande azienda. La manutenzione si fa quando si mette in applicazione il codice e si vede che alcune cose possono essere migliorate, accorciati i tempi, e alcune riforme e modifiche si possono fare. Una sorta di tagliando.
Le novità che ha introdotto il correttivo riguardano la digitalizzazione delle procedure, la dotazione del BIM (Building Information Modeling) per i tecnici, l'equo compenso nelle gare di progettazione, criteri più stringenti per le stazioni appaltanti, l'uso delle attestazioni SOA anche nei subappalti.
>> Onorevole Santillo, il punto di vista dell'opposizione su questo correttivo.
>> Il correttivo dovrebbe servire per migliorare il Codice dei contratti del 2023. Ci sono questioni da approfondire seriamente. Mi riferisco in particolare al sistema del subappalto. Sappiamo che il subappalto a cascata è stato introdotto — e sembra che nessuna forza politica voglia toglierlo — però purtroppo continua a rimanere lì. Le piccole e medie imprese sono tantissime, ma soffrono la concorrenza. Il subappalto non dà certamente una mano alle PMI — anzi, le soffoca.
Allo stesso modo, la problematica dei consorzi stabili — l'unione delle piccole e medie imprese che si uniscono per andare in concorrenza contro i grandi colossi delle costruzioni — rappresenta un problema perché è stato mal gestito dal correttivo.
Per quanto riguarda invece il percorso di attestazione SOA, un percorso da continuare: estenderlo ai servizi e alle forniture è positivo. Va migliorato, certo: va reso libero l'accesso alle informazioni per la consultazione sullo stato di efficacia delle attestazioni da parte dei soggetti interessati. Ma bisogna lavorare molto di più sulla qualificazione delle stazioni appaltanti, perché se un soggetto privato si propone per una prestazione pubblica — lavoro, servizio o fornitura — deve essere qualificato. Altrettanto deve esserlo la stazione appaltante, che deve essere in grado di valutare quella qualificazione.
>> Presidentessa Carpinello, cosa cambia con il nuovo Codice degli appalti per il mondo delle qualificazioni degli operatori economici?
>> Il nuovo Codice apre una grande frontiera: la qualificazione non solo degli operatori economici per i lavori, ma anche per le forniture e i servizi. Ispirandosi alla direttiva comunitaria, si sta creando un'idea di qualificazione omogenea — per lavori, forniture e servizi le imprese si dovrebbero presentare con già una qualificazione fatta, eliminando quella discrezionalità che oggi è quasi inevitabile da parte delle stazioni appaltanti, anche perché mancano competenze specifiche e preparazione.
Questo, secondo noi, sarà di grande beneficio per le micro e le piccole e medie imprese. Come abbiamo visto succedere per i lavori, in un percorso di qualificazione le PMI si sono dotate di maggiori energie, di una migliore organizzazione, e hanno compreso l'importanza di essere regolari sul mercato. Crediamo che lo stesso possa avvenire per le forniture e i servizi, agevolando le stazioni appaltanti nella valutazione, attraverso un sistema omogeneo, trasparente e di facile ricerca dell'operatore.
>> Forniture e servizi sono termini utilizzati da tutte le nostre imprese ogni giorno. Questa omogeneizzazione cosa significa concretamente?
>> Significa apertura: dare la possibilità a più imprese — anche le piccole e medie — di intervenire in un mercato che per loro era sconosciuto. Poter dare una fornitura o un servizio a un ente, partecipare a un appalto di questo tipo con una certificazione, con una qualificazione tale da poter concorrere — è una grande innovazione. Il codice degli appalti, come tutti gli strumenti tecnici, ha bisogno di correttivi progressivi per vedere se qualcosa può essere rivisto o migliorato. Come sui subappalti a cascata — quelli ci vengono richiesti dall'Europa, non possiamo dimenticarci delle direttive europee. Ma alcune innovazioni vengono dall'interno. E questa omogeneizzazione sarà un'innovazione che porterà beneficio a tutta l'ossatura dell'economia delle nostre piccole e medie imprese.
>> Onorevole Santillo, il tema della burocrazia: quanto è ancora forte e avete cambiato la vostra idea su come combatterla?
>> L'idea è rimasta la stessa, anzi si è rafforzata. Voglio ricordare lo "sblocca cantieri" che facemmo in coalizione con una formulazione delle valutazioni delle offerte dedicate. Dobbiamo però capire: se in Italia il tessuto edilizio è formato soprattutto da piccole e medie imprese, come le proteggiamo se diamo la possibilità di partecipare alle gare a consorzi e raggruppamenti temporanei di imprese al pari dei grandi colossi internazionali? Abbiamo società con sede a Bruxelles, Berlino, Parigi, dentro le quali ci sono una scrivania, un operatore, una qualificazione — e si vince la gara in Albania, in Italia, in Grecia, e poi si subappalta. Noi abbiamo lavoratori in grado di fare quei lavori. Quindi sì alla semplificazione — ma non va bene nemmeno come nel caso del Ponte sullo Stretto, un'opera che la politica vuole a tutti i costi mentre tutti i pareri sono contrari. Bisogna trovare un punto di equilibrio. La centralità della progettazione, portare in gara un progetto esecutivo, è un segnale di sburocratizzazione: significa avere la certezza di cosa va fatto e quindi trovare in libera concorrenza il soggetto più qualificato per farlo, con tempi certi.
>> Onorevole Rossi, le grandi opere: il Corriere della Sera ci dice che il 60% dei progetti si trascina da più di vent'anni. Cosa si sta facendo contro la burocrazia?
>> Il correttivo è uno strumento adeguato per tagliare i tempi burocratici. Ma ci sono varie sfaccettature da verificare. Credo che l'Italia abbia fatto qualche errore da questo punto di vista, perché la burocrazia è stata anche amplificata dalle regioni. La riforma del Titolo V del 2001 non ha certo giovato. Ogni realtà regionale può fare i propri strumenti urbanistici e le proprie regole. Ci sono discrepanze enormi tra regioni confinanti — tra regioni diverse e all'interno degli stessi periodi. Davvero difficile investire in Italia quando anche tra regioni confinanti ci sono regole totalmente diverse e, soprattutto, tempi diversi.
La burocrazia nazionale va tagliata con intelligenza, cioè va tagliato il ramo secco che non serve. Stiamo lavorando sul Codice del paesaggio, una riforma completa dove si cerca di avere competenze specifiche, e dove per esempio il ruolo delle Soprintendenze può essere limitato ai beni artistici e storici, evitando di sovraccaricare i procedimenti con pareri sovrabbondanti sulla paesaggistica. Dobbiamo avere tempi certi: chi investe vuole avere tempi certi — ma anche lo Stato, attenzione, perché per le grandi opere lo Stato è vittima di se stesso, della burocrazia che non consente di fare opere necessarie nei tempi giusti.
>> Presidentessa Carpinello, in questa sorta di responsabilità che avete nei confronti delle piccole e medie imprese — come si sostanzia?
>> In questi 25 anni abbiamo visto crescere molte piccole e medie imprese. Si sostanzia il nostro intervento nel far comprendere loro quanto sia importante prendere sul serio il mondo degli appalti pubblici, organizzarsi, attrezzarsi e puntare alla crescita. Al 30 marzo di quest'anno avevamo attestato 36.500 imprese, e come dicevamo il maggiore tessuto è fatto dalle micro e dalle piccole imprese. Vanno accompagnate in un percorso di maturità imprenditoriale, affinché questo si possa trasferire in una corretta realizzazione a fianco della stazione appaltante. Tutti i ruoli devono avere a capo un sistema qualificato: le stazioni appaltanti qualificate, le imprese qualificate, e tutti i componenti del flusso di realizzazione dell'opera devono avere una programmazione comune con la stessa visione per il raggiungimento dell'obiettivo.
Crediamo molto nella digitalizzazione e nell'interoperabilità dei sistemi — questo ci porterà a grandi cose, perché la trasparenza significa riuscire ad accelerare i processi e dare visione di quello che sta succedendo.
>> Un'ultima domanda, Presidentessa Carpinello: intelligenza artificiale negli appalti pubblici — opportunità o rischio?
>> La vediamo come un aiuto, come un'implementazione, come un maggiore controllo e sviluppo per le nostre risorse umane. La vediamo anche come qualcosa che si può trasformare in un benessere futuro per le imprese, ma anche in un sistema che dà trasparenza assoluta — ci facilita compiti, ci dà sicurezza e ci dà il doppio della possibilità di verificare. Dietro all'intelligenza artificiale c'è l'essere umano — e questo deve essere un aiuto per l'essere umano, non una sostituzione. Crediamo fortemente nel futuro della digitalizzazione. Dal 2014 abbiamo dematerializzato la documentazione che riceviamo dalle imprese, siamo poi passati alla blockchain e oggi molti di noi stanno già lavorando sull'intelligenza artificiale.
>> Noi di Largo Chigi continueremo a trattare questi temi — vi invito a seguirci sui canali social e online. Da Paolo Bozacchi, ringraziamento ai nostri graditi ospiti di oggi — appuntamento alla prossima puntata.