Trascrizione del video
Amici di Urania News, mi ci dirà il Largo Chigi, ben trovato da Paolo Bozacchi. Questa è una nuova puntata del nostro approfondimento politico-istituzionale dedicato alle imprese, ogni mercoledì in onda sul canale 511 di Sky Stream, sul 260 del digitale terrestre e sulle piattaforme Samsung TV Plus, Rakuten e LG. Trovate Urania dappertutto.
Oggi parliamo di bollette — ma parliamo anche di energia a tutto tondo — perché il Consiglio dei Ministri ha approvato una settimana fa il cosiddetto decreto-legge Bollette. Ne capiremo di più — lo leggete qui sotto — e ci sono molte novità per le imprese e per le famiglie. Faremo questo viaggio insieme ai nostri graditi ospiti, che vado a presentarvi.
Collegato con noi c'è il Direttore di Economia, Sergio Luciano. Bentrovato, Direttore.
>> Buongiorno a tutti, grazie.
>> Sempre collegato con noi c'è Paolo Benazzi, che porta la voce di Assocomparatori — poi vi spieghiamo bene che cos'è. Buongiorno, Paolo.
>> In studio, come sempre, abbiamo i nostri onorevoli, i nostri rappresentanti parlamentari. Alla mia sinistra c'è l'onorevole Andrea Barabotti, Commissione Attività Produttive della Camera, Lega. Buongiorno, grazie dell'ospitalità.
>> E alla mia destra l'onorevole Fabrizio Benzoni, capogruppo in Commissione Attività Produttive della Camera per Azione. Bentrovato.
>> Buongiorno a tutti.
>> Bene, allora partiamo inquadrando il tema, come sempre, con la nostra copertina curata da Beatrice Telesi.
Il costo dell'energia è tornato al centro dell'agenda politica. Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo scorso 18 febbraio il nuovo decreto Bollette: oltre 5 miliardi di euro di interventi tra famiglie e imprese. Bonus sociale rafforzato fino a 300 euro per circa 7 milioni di nuclei vulnerabili, misure sugli oneri di sistema, aumento dell'IRES per le società energetiche. L'obiettivo dichiarato è alleggerire il peso di luce e gas in una fase ancora segnata da volatilità internazionale e tensioni sui mercati. Ma la domanda resta aperta: siamo davanti a un intervento emergenziale o all'inizio di una revisione più strutturale del mercato energetico italiano, tra concorrenza, fiscalità e scenari geopolitici?
Questo era il tema curato da Beatrice Telesi. Mi permetto di aggiungere un numero che dà l'idea: le nostre imprese e le nostre famiglie pagano l'energia circa il 30% in più rispetto alla media europea, il 60% in più rispetto alla Spagna, il 15% in più rispetto alla Germania, il 50% in più rispetto alla Francia. Capite bene che nel portafoglio familiare — ma soprattutto nell'economia delle imprese, che devono fare i conti con la competizione a livello internazionale — questo è un peso molto importante, del quale il governo si sta occupando.
Iniziamo dal Direttore Sergio Luciano. Sergio, tu segui molto da vicino questi temi: questo decreto, il DL Bollette, a tua impressione è una misura tampone emergenziale o il primo mattoncino di una riforma strutturale del mercato energetico italiano?
>> Sicuramente è un primo mattoncino, quindi un gesto costruttivo. Però è il primo di una serie senza la quale rimane inutile. Non mi è facile dare una risposta in bianco o in nero — ormai il sistema non consente più sfumature. Invece questa è una questione sfumata. Si ha integrato in maniera abbastanza importante, che poi non ha fatto molto dopo. La capacità di questo strumento di incidere subito è significativa — però non completamente.
Dal lato famiglie, si aiutano in maniera consistente le fasce che hanno più bisogno — ma è pur sempre una piccola parte del totale. Un sollievo importante per queste fasce, però costretto a una piccola parte della tensione.
Per quanto riguarda le imprese, secondo me, la cosa più importante è il quadro fiscale normativo che si introduce per fare maturare i contratti di lungo termine che premino le energie rinnovabili, che così diventano più economiche. Invece il dato drammatico di fondo è che il nostro paese soffre ancora dal punto di vista dei costi di base dell'energia, perché continuiamo a importare. Come ricordavo poco fa: se paghiamo il 50% in più della Francia — che ha il nucleare — e il 15% in più rispetto alla Spagna che ha le rinnovabili, noi abbiamo le rinnovabili e anche qualche vantaggio, però poco più. Ci è poco vantaggio perché il sole dopo il tramonto non c'è e si è penalizzati per colpa del mercato. Io sono francamente favorevole al nucleare — sì, a 20-30 anni — adesso siamo ancora incatenati alla Russia, adesso siamo totalmente dipendenti dal carbone e tantissimo dalle importazioni. Questo da solo non basta.
>> Sentiamo invece il punto di vista del governo. Onorevole Barabotti, tirate il punto del provvedimento. Abbiamo detto "primo mattoncino" con Sergio Luciano. Cosa avete guardato con più attenzione, come maggioranza? Qual è il sentiero iniziato?
>> Senza avere la presunzione di rappresentare il governo, ma potendo rappresentare la maggioranza in Parlamento, posso dire che questo decreto è un primo mattoncino che, in primo luogo, ridisegna le dinamiche con cui il prezzo dell'energia si determina sul mercato. Cosa succede? Sappiamo bene che per il 90% delle ore ogni anno il prezzo dell'energia è determinato dal fattore gas. Ma all'interno di quel fattore gas ci sono, ad esempio, le spese di trasporto, e ci sono anche le spese che l'Europa ci chiede sotto forma di ETS — Emission Trading System. Allora, non vogliamo mettere in discussione come si determina il prezzo sul mercato, quindi il sistema del prezzo marginale. Vogliamo però dire che nella determinazione di quel prezzo, parliamo di quanto costa produrre l'energia dal gas — e non di tutte quelle spese come il trasporto e le quote ETS che pesano sul prezzo. Perché poi col meccanismo del prezzo marginale, questo effetto si trascina anche sull'altra fonte di produzione di energia — anche le rinnovabili.
Allora, agendo su quel fattore iniziale, siamo a determinare un abbassamento del prezzo dell'energia e del gas per le famiglie e per le imprese — che diventa un primo elemento strutturale importante. Quindi, al contrario di quanto avvenuto col decreto Bollette dell'anno scorso, che erano 5 miliardi "e stop", qui sono vantaggi per le famiglie che si determinano oggi e che si trascinano nelle annualità successive.
Interveniamo — cosa che nel precedente decreto Bollette non era riuscita — anche sul differenziale di prezzo sul gas nel mercato europeo e nel mercato italiano (il cosiddetto PSV rispetto al TTF). Lo facciamo con un risparmio di circa 2 euro per MWh — un risparmio che per le aziende, soprattutto quelle più energivore, vale tantissimi milioni di euro.
Quindi sono elementi strutturali che poi si associano al rinnovo e al rafforzamento del Bonus Sociale per le famiglie — 100 euro in più — quindi sommati ai 200 euro del Bonus Sociale portano a 300 euro per quest'anno di sostegno dello Stato alle bollette, in un momento in cui l'energia è in leggera flessione rispetto all'anno scorso. E siamo andati a rovistare un po' sui numeri: per i tipici artigiani, si stima un risparmio di 500 euro sulla luce e 200 euro sul gas per le piccole e medie imprese, delle quali qui a Largo Chigi ci occupiamo moltissimo; e fino a 9.000 euro di risparmi sull'energia elettrica, e fino a 10.000 euro sul gas per le imprese più energivore.
>> Forse vale la pena ricordare il nostro mix energetico: continuiamo a essere molto dipendenti dal gas naturale, che costituisce circa il 38% della torta totale. C'è un 41-42% di energia prodotta da fonti rinnovabili, che stanno crescendo. Prego.
>> Sì. Come la politica, così il mercato. Sul mix energetico ci ricordava il Direttore Economia, giustamente, che l'Italia sconta un problema strutturale. E questo problema strutturale si risolverà grazie al disegno di legge sul nucleare che riporterà in Italia la produzione da fonte nucleare, dando stabilità e prezzi più calmierate al mercato. Vogliamo completare la torta: 38% gas naturale, solare e idroelettrico entrambe verso il 13%, eolico all'8%, biomasse, vecchio carbone e petrolio al 3% ciascuno, e un totale di importazioni al 15%. Diciamo che comunque il percorso verso l'autonomia energetica è ancora lungo. Ma tornando al mattoncino: se non si comincia a camminare non si arriva mai.
>> Onorevole Benzoni, il punto di vista di Azione su tutto questo — soprattutto su un aspetto: chi paga? Le coperture vengono da un aumento dell'IRES dal 3% al 5% per le società energetiche. Penso all'ENI, a SNAM, ai grandi player italiani. Questa copertura è condivisibile secondo lei, o avete modelli alternativi?
>> Diciamo che di decreti bollette e decreti energia ne abbiamo visti in questi anni, e forse per la prima volta questo decreto cerca di agire strutturalmente — non mettendo tante risorse straordinarie che durano una prima volta — cerca di intervenire sulla struttura del prezzo energetico, come stava dicendo l'onorevole Barabotti. E noi pensiamo che sia abbastanza equo questo aumento per le compagnie energetiche. Speriamo si possa anche trovare un sistema affinché non possa essere scaricato, attraverso i vari passaggi, poi alle famiglie e alle imprese. Ma questo nuovo gettito fiscale, destinato ad abbassare il costo dell'energia per le aziende, è sicuramente una cosa che vediamo con favore.
Ovviamente ci sono due problemi principali. Il primo è la temporalità — sono due anni, quindi non abbiamo una strutturalità permanente. E la seconda è che questo è un piccolo mattoncino che deve essere unito ad altre cose. In Commissione stiamo discutendo il decreto nucleare, che ci aiuta a pensare al lungo termine. Ma avremmo agito molto di più anche sull'idroelettrico e sul geotermico — dove giustamente non si interviene abbastanza perché non c'è ancora un principio di reciprocità europeo. Ma se si intervenisse anche su questi due settori in maniera più incisiva, si potrebbe davvero colmare quel gap rispetto al resto d'Europa che da anni rappresenta la principale difficoltà della competitività italiana.
>> Tra l'altro, nella torta che abbiamo descritto, ci sarà anche il nucleare — perché siamo vicini al nucleare. Probabilmente ci torneremo: c'è un piano per tornare alla produzione di energia nucleare anche in Italia.
Ora parliamo di un mercato molto variegato, che comprende anche degli operatori come i comparatori. No abbiamo Assocomparatori con noi. Paolo Benazzi, il vostro punto di vista. I comparatori — cioè gli intermediari online, quelli che noi consultiamo prima di andare a scegliere sul mercato libero l'operatore che ci fa risparmiare di più. Cosa pensate voi di Assocomparatori del decreto, e soprattutto quali misure condividete e quali proposte avete?
>> Assocomparatori rappresenta i comparatori online. I comparatori online dovrebbero avere la missione — ci crediamo — di portare consapevolezza e trasparenza nel mercato, dando quindi al consumatore la possibilità di fare una scelta informata. Questo è il mercato delle assicurazioni. Ovviamente quando arriviamo all'energia, diciamo che la trama si complica un po', per un mercato dove per il consumatore c'è un po' di esperienza e un po' di consapevolezza, ma non abbastanza. Nessuno conosce bene il costo dell'energia, che dovrebbe essere all'ordine del giorno, ma è tutto un po' più complicato.
Per quanto riguarda il decreto, siamo più che attenti alla prima parte — la parte strutturale — che è molto condivisibile, soprattutto la spinta verso i PPA (Power Purchase Agreement), quindi un forte investimento e spinta verso contratti di lungo termine per il costo dell'energia, che danno stabilità alle aziende. Buon senso, secondo me.
Venendo alla parte assistenziale, si conferma il supporto ad aiutare le famiglie più in difficoltà — questo è certamente giusto, ed è più o meno quanto fatto in passato ma rimane una posta importante. La parte sull'aspetto fra venditori è invece un po' più complicata da capire: quella per cui le aziende venditrici potrebbero contribuire con uno sconto ulteriore, facoltativo. Questo meccanismo mi sembra un po' più scivoloso. Però in generale non abbiamo particolari critiche, anzi siamo assolutamente a favore di questa misura e ci sembra sensata.
>> Questo è il punto di vista di Assocomparatori. Onorevole Barabotti, cerchiamo di spiegare meglio un aspetto poco conosciuto: la composizione del prezzo dell'energia. L'obiettivo del governo — mi dica se si sbaglio — è attenuare l'effetto del prezzo del gas sulla composizione del prezzo dell'energia elettrica.
>> Allora, quando si determina il prezzo dell'energia, si attiva un'asta con delle offerte. In queste offerte, il prezzo marginale diventa il prezzo a cui si equiparano tutte le offerte di energia. Quindi se il prezzo marginale che si determina nelle aste dell'energia è quello del gas — e questo accade nel 90% delle ore dell'anno, perché l'ultima unità di produzione che entra nel mercato è tipicamente una centrale a gas, e il prezzo di questa ultima unità diventa il prezzo marginale — a quella quota si equiparano tutte le offerte precedenti, anche quelle delle rinnovabili, che hanno costi di produzione molto inferiori.
Ora, questo prezzo del gas da che cosa è determinato? Non soltanto dal costo di produzione dell'energia dal gas. All'interno di quella voce ci stanno anche il costo del trasporto del gas e il costo che chi trasforma il gas in energia deve pagare in virtù dell'Emission Trading System — le ETS — voluto a livello europeo. Queste sono delle quote di emissione che si pagano per compensare l'effetto ambientale della trasformazione. E questo vale anche per il gas.
Allora, il tema è: ha senso che le rinnovabili — che non hanno questo costo ambientale o di trasporto — si debbano "agganciare", in qualche modo, a un prezzo che contiene queste voci di costo? Noi diciamo di no. Scorporando queste voci, si produrrà sull'intero mercato un abbassamento dei prezzi. Ora, questa proposta è stata posta alla Commissione europea. La parte che riguarda le quote di emissione — quindi la parte ETS — è sotto vaglio della Commissione. Ma si avvia con questo provvedimento un dialogo con la Commissione europea, che in qualche modo vuole imporre un modello italiano a tutta l'Europa.
>> E anche su questo spesso ne parliamo: l'Italia sta facendo un po' da capofila in questo panorama europeo. Le proposte del modello italiano — facciamo riferimento per esempio ai conti pubblici e a tanto altro — stanno facendo scuola. Questo è una notizia molto positiva, molto diversa dalla governance dell'asse franco-tedesco che per tanti anni ha guidato l'Europa.
C'è da ricordare anche che le imprese europee pagano l'energia, rispetto alle imprese degli Stati Uniti, due volte e mezzo. Capite che per produrre lo stesso bullone — banalizzo — il costo finale non può non essere più alto in Europa. E quindi non possiamo essere abbastanza competitivi a livello internazionale.
Torniamo a parlare di nucleare, di prezzo dell'energia e di molto altro con i nostri ospiti, dopo questa breve pausa. Anche con la nostra testata online The Watcher Post, non vogliamo essere i primi ma tentiamo di spiegarvi perché le cose accadono.
Collegato con noi c'è il Direttore di Economia, Sergio Luciano. Abbiamo parlato della composizione del prezzo dell'energia, cercando di spiegarla. Veniamo di nuovo al punto: l'Italia sta proponendo a Bruxelles lo scorporo delle quote ETS. A tua sensazione, andrà bene questa proposta? E vorrei anche un commento sul fatto che stiamo facendo un po' scuola su diversi dossier.
>> È vero, la realtà è che in questo momento l'Italia — se non altro — tenta con impegno di produrre delle proposte organiche su parecchi temi, e questo è un merito. Devo dire che l'istintuzione europea, e la logica europea, ovviamente non è che siano in palla in questo momento. Non è un insulto — è un'evidenza. L'Europa oggi è impegnata in qualche cambio di percorso: pensiamo soltanto alla riscrittura sostanziale del Green Deal, al ritorno del gas come risorsa da riabilitare sul fronte europeo — gas da cui avevano dichiarato di volersi liberare duramente dal 2005. Cosa nostalgicamente divertente per chi aveva un po' di memoria. Non ha fatto il mercato in modo serio e coerente. Il modello ETS, di fatto, in tutto il settore del trasporto delle merci si sta arrivando a — ma non da oggi — un boomerang, perché di fatto in centimetri attraverso una serie di meccanismi molto complessi in parte previsti, sta disincentivando il consumo di fonti rinnovabili. Cosa paradossale, no?
Il fatto è che non si capisce bene che c'è una mancanza di determinazione reale. Se pensiamo soltanto al blocco totale dell'uso dei carburanti fossili nell'altro settore — l'automotive — imposto per il 2035: non siamo assolutamente pronti, nemmeno ipotizzando di saturare tutta la capacità di produzione cinese. Cioè l'industria automotive europea, che comunque ha avuto due pilastri storici in crisi poi della stagione che ha portato via Volkswagen, che aveva dato le carte, noi non saremmo in grado di abbattere, di eliminare le auto a combustione interna in quel periodo.
Siamo sempre una banda di imprevidenti, come avere a che fare con un sistema politico completamente bloccato — dove la Francia è retta da un regime precario che non è in grado di controllare il parlamento, e la Germania dove si sono inceppati di più, ma che ha un problema enorme con la propria situazione politica nazionale — talché le riforme strutturali basilari, come quelle di cui si parla sull'energia e sulla difesa, sono sempre in stallo. Così non si va da nessuna parte. Per cui noi andiamo bene a fare la bella traccia storica della proposta di intervenire radicalmente dove più ci sta; ma poi queste cose hanno una conclusione? Per possibili speranze, i miracoli accadono, ma la storia ci insegna che i miracoli accadono raramente. La storia europea — e faccio il parallelismo con la storia italiana — ci insegna che quando si sta per crollare si fa qualcosa. Così insegna anche la storia pubblica italiana, così insegna anche un po' la storia europea: l'Unione Europea si muove quando tutto sta per crollare. Speriamo lo faccia anche in questa occasione.
>> Onorevole Benzoni, il suo punto di vista sullo scorporo: sarà una proposta che passerà? E la appoggiate anche in Europa?
>> Assolutamente la appoggiamo, anche perché queste novità si basano su questa proposta. Quindi speriamo una proposta che non diventi solo un caso italiano, ma che diventi un caso europeo, una proposta europea. È ovvio che parla alle categorie più in difficoltà — i dati che avete dato, sul nostro mix energetico, ci fa capire che siamo quelli che ne abbiamo più bisogno di questa modifica. Ma mi auguro l'interesse di tutti.
Ed è ovvio, forse, che convenga in questo momento di difficoltà nel costo dell'energia in tutta Europa — tutti sanno perfettamente che la propagazione di questa modifica porterebbe vantaggi a tutti. Quindi anche nella competizione europea, il vantaggio italiano è oggi il più evidente.
Quello che fa impressione non è tanto che il 90% del prezzo dell'energia lo faccia, diciamo, il gas — è che anche quando le fonti rinnovabili producono al 10% del fabbisogno, il prezzo che cambiano sia lo stesso. Quindi c'è un tema davvero di costo energia che non cambia. E c'è un tema che non riguarda la borsa, ma che sono gli oneri di sistema che arrivano in bolletta — cioè i nostri ascoltatori, quando vedono la bolletta, il 50% è il costo dell'energia e il 50% sono oneri di trasporto e sistema.
È ovvio che finché investiamo nelle rinnovabili, è vero che non hanno i costi ETS — se va bene — ma hanno costi di trasporto elevati. Nel momento in cui l'energia è prodotta principalmente al Sud, non è continua, quindi abbiamo bisogno degli accumulatori e bisogna trasportarla dove serve. Tutto questo non potrà essere risolto finché non abbiamo il nucleare — che è l'energia più pulita e continua disponibile — e su cui non pochi, ma sono in Parlamento, mi auguro per accelerarne l'adozione il più velocemente possibile.
>> Lei ha toccato un tema molto interessante: il costo del trasporto energetico. Perché la nostra geografia energetica nazionale è particolare — la ricchezza del solare al Sud, l'idroelettrico al Nord — e gli impianti di stoccaggio non sono proprio il massimo. C'è tutto un tema infrastrutturale energetico legato a doppio filo anche al prezzo finale dell'energia stessa.
Paolo Benazzi, torniamo ai comparatori online come osservatorio sulla domanda energetica. Qual è lo stato dell'arte, lo stato di salute del mercato libero dell'energia in Italia dal vostro punto di vista?
>> La domanda è in calo dopo anni in cui è stata molto alta, anche per ragioni mediatiche — la crisi energetica, la fine dei contratti tutelati. Ovviamente dopo un periodo di alta domanda c'è una fase di rallentamento. Nel mercato libero — fatto sempre fatto che i costi strutturali sono più alti rispetto agli altri mercati europei — il mercato libero, dal nostro punto di vista, è in un momento di salute, nel senso che c'è un definitivo ritorno alle offerte a prezzo fisso, che sono storicamente la prerogativa del mercato libero rispetto ai mercati regolati. Oggi siamo in una condizione in cui, per un metro fisso, si può fermare un prezzo per il consumatore anche per due o tre anni, fermandolo vicino al prezzo all'ingrosso, addirittura più basso. Quindi, dal punto di vista delle offerte fisse, siamo in una condizione buona.
Torno sul punto della consapevolezza — che è di nuovo la ragione per cui dovrebbe esistere un comparatore — il tema dell'energia è che ci sono tantissimi consumatori che non sanno navigare alla ricerca della migliore offerta di mercato. Quando parliamo di "buona", pensiamo al decreto: ha molto impatto sulle famiglie che stanno con la tariffa non buona — molto spesso senza rendersene conto. Per questo il punto è la consapevolezza: rispetto ad andare sul mercato libero, tante famiglie possono trovare offerte dove il risparmio è veramente importante. Ci sono spazi, anche in termini di concorrenza da parte degli operatori. È chiaro che se prendiamo la media, prendiamo la peggiore offerta del mercato — e invece siamo convintissimi che ci sia bisogno di avere consapevolezza e anche l'educazione a andare a trovare l'offerta migliore. Il mercato libero ci sta educando, però dobbiamo fare uno sforzo.
>> Non dovrebbe andarci nemmeno. C'è un tema anche di apertura e trasparenza dell'intero mercato dell'energia. Ci sono alcune misure nel decreto finalizzate a favorire la concorrenza — quella che citava l'onorevole Benzoni poco fa. Per esempio, il divieto di effettuare pratiche di win-back — cioè di trattenimento verso i propri clienti nella fase di passaggio da un operatore fornitore a un altro. Il DL Bollette è lo strumento giusto per inserire questo tipo di problemi, o ci saranno ulteriori novità?
>> Allora, intanto, un passo indietro. Oggi l'Italia, su tanti dossier, sta precorrendo i tempi in Europa, e abbiamo questo ruolo guida che in passato non abbiamo avuto. Lo dobbiamo alla coesione politica di questo governo. Però lo dobbiamo — lo dico qui, mi fa piacere che si noti — anche a quelle forze di opposizione che svolgono il loro mestiere ragionando responsabilmente su grandi temi che interessano l'Italia: in questo caso, Azione.
Per quanto riguarda il tema del win-back — la pratica con cui alcuni operatori cercano di impedire ai clienti di andare verso offerte più vantaggiose — c'è un emendamento che la Lega ha già presentato nel disegno di legge sulla concorrenza passato e che ripresenteremo nel prossimo disegno di legge sulla concorrenza, che vuole regolare questa pratica. Cosa succede? Quando un cliente passa dall'operatore A all'operatore B, spesso l'operatore A — che è in possesso dei dati anagrafici del cliente — lo chiama con offerte dirette e personalizzate per far rientrare il cliente. In termini di trasparenza del mercato, questo fa danno alla concorrenza.
Noi cosa diciamo? Andiamo a regolare questa pratica, in modo che il win-back si possa esercitare solo una volta che la procedura di acquisizione di un cliente è terminata — quindi quando la procedura non è più aperta. Secondo luogo: le offerte devono essere chiare, trasparenti e disponibili per tutti fin da subito. Non puoi richiamare un cliente per fargli un'offerta personalizzata, perché questo rende il mercato meno trasparente e non mette in condizione gli altri operatori di concorrere ad armi pari.
>> Le avviso che stiamo andando troppo d'accordo con la maggioranza. Vorrei una proposta di Azione sull'energia che si distingua.
>> Ok. Mi prendo anche 20 secondi. Il mercato libero sta dimostrando che c'è concorrenza nel settore. Ne abbiamo dimostrato però anche in Commissione come i più penalizzati sono proprio i clienti tutelati che sono passati al mercato libero senza essere capaci di navigarvi — e fortunatamente ci sono i comparatori online che aiutano, ma non tutti hanno questa predisposizione alla tecnologia.
Cosa si può fare di più? Noi continuiamo a dire — e il tema è quello delle gare sull'idroelettrico e simili — è l'altro settore sul quale si può abbassare il prezzo dell'energia. Lo si può fare ovviamente con le gare, anche se il diritto europeo non permette ancora la piena reciprocità — le aziende europee potrebbero partecipare a queste gare. Noi siamo pronti con le concessioni. Questo può diventare uno strumento di abbassamento del prezzo, con contratti a prezzo calmierate e coperti. Questo è quello che permetterà, a quel punto, di non avere un prezzo legato al prezzo di borsa, grazie ai contratti di lungo termine, e permetterà di sfruttare meglio quella risorsa come l'idroelettrico — importantissima al Nord — che potrebbe garantirci uno sconto immediato per le imprese italiane sul costo dell'energia.
>> E questo è questo. Devo dire che la gara ovviamente, se si dovesse realizzare, si dovrebbe realizzare in un contesto di reciprocità. E sia sul geotermico che sull'idroelettrico, l'Italia ha le armi per competere ai più alti livelli, perché abbiamo le migliori aziende da questo punto di vista. Dopo di che, visto che questo principio di reciprocità ancora non c'è, guardiamo che anche la Regione Fontana sta rinnovando le concessioni sull'idroelettrico — o sta per farlo — perché scadranno in diverse tranche, in virtù di un accordo per cui l'energia prodotta con il rinnovo della concessione dell'idroelettrico avrà prezzi calmierati per le attività produttive della Lombardia. Per dare un ulteriore vantaggio competitivo di sistema. La strada è questa: difendere le eccellenze italiane e, in un momento di scarsità e alta domanda di energia, fare in modo che il rinnovamento delle concessioni sia legato a vantaggi sistemici per le attività produttive del nostro territorio.
>> Ecco, il polso delle imprese. Direttore Sergio Luciano di Economia, voi seguite da vicinissimo le imprese. Il tuo punto di vista.
>> Le imprese grandi — quelle che producono direttamente energia — stanno vivendo una situazione positiva, perché alla fine il loro margine non è correlato in modo stretto: il margine che riescono a caricare sul costo del loro prodotto, in percentuale rispetto al costo di base, resta. Quindi se aumenta il prezzo di base, non si lamentano — e hanno fatto un sacco di soldi. Non sono contrario ai grandi utili delle imprese in linea di principio, ma devo dire che ci sono stati grandi utili — profitti importanti — che ricordiamoci, per esempio, che Draghi nel suo governo emergenziale tentò senza riuscirci di tassare gli extra profitti. Non ci riuscì, ma i profitti erano nelle casse delle imprese energetiche.
L'Italia ha due grandi imprese di questo tipo — che per contro non sono in mano all'oligarchia privata, ma sono in mano al capitale pubblico. Quindi ci sono due delle aziende che vanno molto bene, e sono all'avanguardia anche nelle nuove tecnologie — e va considerato.
E poi c'è tutto il settore a valle, come quelle che usano l'energia come input. Ci sono settori energivori che sono veramente penalizzati — penso per esempio all'alluminio. L'alluminio è una risorsa abbastanza scarsa e pregiata, e il riciclo, il riuso delle materie prime è un'eccellenza italiana ambientalmente preziosa. Però riportare l'alluminio allo stato liquido richiede circa 700 gradi, quindi gestire la rotazione degli altiforni dell'alluminio — soprattutto con i costi energetici che siamo arrivati ad avere — rende queste aziende faticosamente competitive. Ci sono realtà che stanno soffrendo veramente per questo caro energia.
Per cui meno male che si è cominciato a fare delle cose. Però bisogna davvero stringere in Europa su questi temi. Vi aspettiamo tutti e due su questi temi, però ce ne sono molti.
>> Noi faremo il nostro, qui a Largo Chigi: continueremo a seguire molto da vicino la realtà istituzionale, soprattutto delle imprese. Il racconto di Sergio Luciano delle imprese che soffrono dei costi dell'energia e vengono spinte fuori dal mercato, o costrette all'esternalizzazione, dovevamo starci vicino — sia dal lato politico sia dal lato mediatico, che è il nostro compito, per far sì che il nostro paese continui a crescere. Perché sta comunque crescendo.
Ringrazio i miei ospiti per essere stati con noi. Vi do appuntamento alla prossima settimana. Vi ricordo uraniamedia.it — andate a scegliere la puntata che preferite. Se siete più "nerd" potete anche scaricarvi la nostra app su qualsiasi device e fare "share picking" con la puntata, il settore o la filiera di vostro interesse. Da Paolo Bozacchi, arrivederci.