Trascrizione del video
Amici di Urania TV, ben ritrovati da Paolo Bocchetti per una nuova puntata di Largo Chigi, Vista sulla politica. Questo oggi ci soffermiamo — in questi giorni di Conclave — su alcune figure professionali che rappresentano per tutti noi una sorta di angeli custodi. Sono i soccorritori e gli autisti soccorritori, con cui entriamo in contatto quando ci succede qualcosa, quando non ci sentiamo bene, oppure quando siamo vittime di incidenti domestici, stradali, o peggio ancora di calamità naturali. Perché ne parliamo? Perché manca ancora un riconoscimento giuridico di queste professioni. Per questo ne parliamo con chi li rappresenta e con la politica, e cercheremo di capire, insomma, come valorizzare queste figure a noi tanto care e preziose per la nostra salute e incolumità.
Lo faremo come al solito con i nostri consueti graditi ospiti. Il primo che vado a presentare: alla mia destra, il presidente dell'ANPAS — Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze — Nicola Mancini. Ben trovato. Alla mia sinistra, l'onorevole Elena Malavasi, Commissione Affari Sociali, Partito Democratico. Ben trovata. E sempre alla mia sinistra, il presidente della Commissione degli Affari Sociali, Forza Italia, Hugo Cappellacci. Ben trovato.
Come di consueto, a Largo Chigi cerchiamo di inquadrare il problema sul quale ci focalizzeremo. La tematica che affronteremo oggi: la nostra copertina è curata da Beatrice Telese.
"Ogni giorno in Italia, migliaia di operatori e autisti soccorritori lavorano in prima linea nel sistema di emergenza-urgenza, al servizio di chi ha bisogno. Soccorritori e autisti soccorritori sono di fatto figure professionali spesso invisibili, ma indispensabili al sistema di soccorso. Garantiscono interventi rapidi, trasporti sicuri e supporto al personale sanitario anche in contesti complessi e ad alto rischio. Dietro questo impegno c'è una rete capillare: più di 1.930 associazioni di pubblica assistenza, oltre 100.000 volontari, quasi 3.000 giovani in servizio civile e 8.700 mezzi operativi su tutto il territorio. Numeri che raccontano un sistema che ogni giorno salva vite e che si regge anche sul volontariato e sulla dedizione personale. Eppure nonostante questo ruolo centrale, non c'è ancora un riconoscimento ufficiale per la professione di soccorritore e autista soccorritore. Le proposte di legge ci sono, ma il percorso sembra ancora lungo. Cosa manca per colmare questo vuoto?"
Ecco: cosa manca per colmare questo vuoto. Giro la domanda al presidente Mancini, presidente ANPAS. Cerchiamo di inquadrare: cos'è ANPAS — l'Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze. Chi lavora ogni giorno al servizio di ANPAS e cosa fa?
ANPAS è una rete nazionale del volontariato: è di fatto un'organizzazione di volontariato che, come si è sentito prima, raggruppa circa 954 organizzazioni territoriali, presenti dall'estremo nord all'estremo sud del nostro paese, e all'interno delle quali operano circa 100.000 volontari e volontarie, oltre 500.000 soci. Il numero di lavoratori si aggira intorno alle 5.000 unità. ANPAS è di fatto un'organizzazione di volontariato. Cosa fa, insieme ad altre strutture che hanno storie diverse ma sono simili nei numeri? Ci occupiamo da sempre, da oltre 120 anni, di soccorso sanitario in emergenza-urgenza — e quindi dei soccorritori — ma anche di protezione civile. Quindi ci sono le persone che poi intervengono nelle maxiemergenze, alle quali purtroppo ci siamo abituati sempre più spesso nell'ultimo periodo. C'è una parte di assistenza alla popolazione di natura socio-sanitaria, di educazione, formazione e, come dire, sviluppo della cultura del soccorso, dell'assistenza, della partecipazione.
Quindi all'interno di questa rete troviamo queste due componenti: una componente prioritaria che, come dicevo, da oltre 120 anni — perché ANPAS, come movimento, ha una storia che inizia nel 1994, ma in realtà le pubbliche assistenze, le varie croci che si incontrano per la strada — la croce bianca, la croce verde, le fraternite popolari, le fraternite militari umane, tanti altri nomi che potremmo aggiungere — hanno una storia ancora più antica, che risale a oltre 150 anni. E da sempre fanno questo. Pensate: alcune delle prime scuole per infermieri, per assistenti sanitari, si radicavano all'interno delle nostre pubbliche assistenze. Quindi tanto investimento in formazione, tanto investimento nelle competenze di queste persone, con grande senso civico. Non solo si mettono a disposizione, ma anche percorrono degli specifici percorsi di preparazione e di formazione negli anni, consolidando strutturalmente, a livello di competenze, un know-how sempre maggiore. E oggi si permettono nel quotidiano di assistere i cittadini e di affiancare il personale sanitario — medico, infermieristico, delle altre professioni sanitarie — nell'attività delle emergenze-urgenze.
Ecco, io vorrei sottolineare: senso civico, passione per il soccorso, sono caratteristiche fondamentali.
Abbiamo parlato di oltre 100.000 volontari. E, presidente Mancini, sempre in parallelo con il Conclave che stiamo vivendo oggi: parliamo di vocazioni. C'è una crisi di vocazione in questo settore? O gli italiani sono ancora appassionati di soccorso, si avvicinano al mondo dell'emergenza-urgenza e magari ne fanno una professione?
Ma allora, si dice che il mondo del volontariato ha subito negli ultimi cinque anni un calo apparentemente resistente. Io credo che oggi il senso di civismo e di partecipazione dei nostri cittadini sia veramente molto sviluppato. Lo vediamo nelle grandi emergenze che hanno investito ultimamente il nostro paese: quelli che abbiamo chiamato "Angeli del Fango" rappresentano in qualche modo una sensibilità presente e viva nei nostri cittadini. Quello che oggi dobbiamo fare è far capire alle persone che ovviamente questo senso di responsabilità sociale può essere maggiormente realizzato là dove convogliato verso forme di organizzazioni che permettano di massimizzare e di far sì che siano efficaci gli interventi. Questo è molto importante.
E qui veniamo alla politica, perché c'è la necessità di norme, c'è la necessità di regolamentazione e di legiferare in un certo modo.
Presidente Cappellacci, ci sono diverse proposte di legge — tra l'altro lei è il promotore di quella sull'istituzionalizzazione della figura dell'autista soccorritore, che è una di queste — che è in fase di discussione. Una legge bipartisan, tra l'altro. Quali sono gli obiettivi principali di questo provvedimento e anche a che punto siamo con l'iter legislativo?
In realtà io fui il primo firmatario di una legge presentata addirittura nella scorsa legislatura, ma il tema dell'autista soccorritore è un tema ormai antico e quindi richiede da tempo un intervento normativo. La situazione è che a fronte di figure così straordinariamente importanti — di cui tutti quanti siamo pronti a riconoscere la valenza e l'importanza — non esiste ancora una regolamentazione normativa. Quindi non esiste ancora, prima di tutto, ed è questo il primo obiettivo della legge: un riconoscimento formale e giuridico di queste figure.
Esistono nei fatti, esistono — e ce ne rendiamo conto tutte le volte che nel nostro paese ci sono singoli eventi, incidenti, o tragedie ben più grandi — e tutti quanti siamo pronti a riconoscere anche la caratteristica di angeli, di grandi persone che svolgono un'attività fondamentale. Però ad oggi non ci è stato ancora un riconoscimento.
Cosa vuol dire riconoscerle formalmente? Vuol dire innanzitutto stabilire i percorsi, i compiti, le competenze che vengono riconosciute. Perché oggi sono di fatto svolte, ma non sono formalizzate. L'autista soccorritore — per restare alla mia prima proposta — non è un semplice autista che guida: è un soccorritore a tutto campo. Che guida e si occupa della manutenzione dei mezzi di soccorso, garantisce la salvaguardia dei pazienti durante il trasporto, ha una collaborazione operativa con medici e infermieri. Si occupa lui stesso della stabilizzazione dei pazienti, dell'assegnazione dei codici di gravità e della segnalazione al medico. Si occupa a svolgere tutte le attività che sono fondamentali e che fanno ben oltre quelle che sono le semplici caratteristiche di un autista. Tra l'altro si occupa anche dell'utilizzo e della manutenzione di tutta la periferica medica che sta a bordo del mezzo. Quindi sono tutte funzioni fondamentali, assolutamente vitali.
Per la parte iniziale, presidente Mancini: secondo diverse anche configurazioni giuridiche — che può essere dipendente oppure volontario — c'è un mondo del volontariato in questo settore davvero particolare, che è essenziale, che è una colonna portante, senza la quale non potremmo assicurare quel tipo di assistenza. E questo però deve vedere dall'altra parte degli interventi che siano capaci di facilitare e di creare anche meccanismi virtuosi, non solo consolidare ma favorire.
C'è un problema legato alla necessità di riconoscimento delle indennità che spettano a chi opera in situazioni di questo tipo e che oggi non ci sono. C'è un altro problema altrettanto importante: quello della formazione professionale. Come si diceva, oggi è affidata alle singole regioni, ed è chiaro che c'è necessità di un ombrello normativo di tipo nazionale che possa mettere ordine e sistematizzare tutto ciò.
E quindi, partendo dalla formazione, c'è poi da stabilire qual è il titolo nazionale, più il superamento dell'esame, quali sono i requisiti di accesso, tenendo conto anche dei titoli di tutti coloro che hanno già svolto, hanno maturato un'esperienza in questo settore. Quindi le problematiche sono diverse, e con questi provvedimenti vorremmo affrontarle tutte.
Due ultime battute sullo stato dell'arte. La prima proposta è stata incardinata il 27 novembre dello scorso anno. Alla mia proposta sono arrivate altre tre proposte: stiamo parlando di una prima firma da una donna, da un'altra donna di centrodestra, da una parte della sinistra, e un'altra firma da un'altra ancora del centrodestra. E questo è un dato estremamente positivo: la politica non è sempre un terreno di scontro nel quale siamo tutti avversari. Soprattutto sui temi della sanità spesso discutiamo in maniera proficua e lavoriamo su una necessità vera del paese e arriviamo anche a buoni risultati.
In questo momento lo stato dell'arte è questo: è stato costituito un comitato ristretto perché, essendoci quattro proposte, va unificata in una sola proposta, una sintesi, con l'adozione di una di esse come testo base. E questo avverrà nelle prossime settimane. Quindi io sono abbastanza ottimista. Certamente questa cosa — considerato anche il mio impegno nella procedura esecutiva — mi sta particolarmente a cuore. Sono ma sta a cuore, non solamente la sensibilità è veramente capita. All'isola dura, dove saremo fino alla scadenza naturale, la faremo con i tempi. Io vorrei poterci fare anche ben prima della scadenza naturale. Ma non sta a come dire, poter... altre forze accelerano il dialogo tra le forze parlamentari, la necessità di non scontro su tutti i temi. Non è nel nostro piccolo qui, a Urania News, un proprio modo di cavalcare questa strada, finché poi i provvedimenti legislativi si abbiano a beneficio del paese, come dire — delle imprese, del pubblico, delle persone, del paese.
Onorevole Malavasi, la mia collega citata come dire — c'è anche una sua tra queste quattro proposte — che riguarda proprio il percorso formativo di cui abbiamo parlato: la formazione da regolamentare, da nazionalizzare, come diceva il presidente Cappellacci. Di cosa si tratta e qual è la vostra posizione in merito?
Ma io penso che il tema della formazione sia un tema cruciale nell'andare a definire e nell'andare a istituire il ruolo di questi professionisti. Parliamo ovviamente di un sistema che oggi funziona molto bene, quindi non dobbiamo complicare le cose, ma dobbiamo semplicemente garantire degli elementi di qualità per fare in modo che ci sia un'uniformità e un'equità che garantisca su tutto il territorio nazionale figure che possano essere intercambiabili, con attestati di qualificazione che possono ovviamente valere in tutto il territorio nazionale.
Questo perché, come diceva il presidente Cappellacci, la formazione professionale è una competenza regionale. Quindi, come in tutti i casi e in tutte le professioni — anche sanitarie o socio-sanitarie — si creano comunque delle disparità e delle disuguaglianze che rischiano di indebolire un sistema che oggi è un sistema di eccellenza. E questo perché questi professionisti che vediamo impegnarsi quotidianamente nei nostri territori, non solo come si è detto nell'emergenza di cui parliamo oggi, ma anche nel garantire tantissimi servizi di tenuta di un welfare territoriale di cui abbiamo bisogno — se pensiamo a trasportare le persone non autosufficienti, le persone anziane, le persone disabili — c'è una capillarità, una necessità di costruire e di continuare a costruire delle reti di prossimità di cui parliamo tanto, in cui queste figure avranno davvero un ruolo centrale.
Quindi è per questo che ci interessa qualificarli maggiormente, garantire che ci sia un'uniformità nel loro percorso formativo. Per farlo abbiamo bisogno che all'interno della proposta di legge che andremo a definire insieme — e io sono certa, perché il presidente Cappellacci ha questa modalità e capacità di gestione della commissione — discuteremo insieme anche le tante sensibilità che ci sono, nel provare a fare percorsi unitari con la responsabilità di tutti. Dobbiamo garantire dei percorsi formativi che abbiano degli attestati di qualificazione vincolati a una standardizzazione nazionale.
C'è bisogno di capire quale sia l'elemento di misura che garantisca un numero di ore uguali per tutti, che possa garantire delle ore di formazione teorica, delle ore di tirocinio, che possono essere accolte, e al di sotto delle quali non andare, su tutto il territorio nazionale. Significa garantire una sorta di livelli essenziali di formazione, con cui andare a garantire la qualità del servizio — e quindi anche un'uniformità delle prestazioni.
Penso che sia davvero uno snodo centrale della proposta di legge che dobbiamo andare a discutere, proprio per evitare che poi le regioni, nell'erogare questa formazione professionale — che è una competenza assolutamente regionale — possano, da nord a sud, darci ventuno percorsi di formazione differenti. Garantire quindi in tutte le regioni percorsi unitari è secondo me una parte centrale che può garantire davvero una svolta, andare a riconoscere queste figure che davvero svolgono un ruolo prezioso.
Ha parlato del Conclave, ma è anche l'anno del Giubileo. E devo dire che questi operatori si stanno preparando — dall'enorme lavoro che fa ANPAS, che fanno le Misericordie, che fa la Croce Rossa — proprio per garantire anche un'assistenza a tutti i nostri pellegrini che vengono. Quindi davvero non ci rendiamo conto del grande valore, ma va molto oltre l'attività di tenuta anche di un percorso ospedaliero di emergenza che conosciamo molto bene. Abbiamo fatto anche come Commissione — col presidente Cappellacci — un'indagine, e chiudo sull'attività dell'emergenza-urgenza, dei pronto soccorsi intasati. Ma qui parliamo davvero di ruoli, di professionisti che garantiscono molto di più rispetto a un'unica attività pre-ospedaliera. Quindi volontari legati alle emergenze, ma anche ad eventi straordinari come quelli del Giubileo, e ovviamente invece a quella territorialità — la domiciliarità dei servizi — che fa la differenza. Perché poi siamo una popolazione che invecchia: avremo sempre più bisogno di collegare la casa, la famiglia, allo spedale o al territorio. Quindi abbiamo necessità che questo sistema venga sempre più qualificato per garantire anche una presa in carico dei bisogni, delle tante solitudini che ci sono. E quindi questi diventano figure professionali, anche umane, di grande riferimento, che oggi godono di una grandissima fiducia dei nostri cittadini.
Tra l'altro, mi permetto di sottolineare due aspetti. Abbiamo visto questo: il mondo del volontariato dell'assistenza e dell'emergenza è una sorta di eccellenza dovuta al senso civico, dovuta anche alle professionalità specifiche. Di contro abbiamo il Sistema Sanitario Nazionale dove mancano, ad oggi, 60-70.000 infermieri, mancano 20.000 medici. Io li chiamo angeli custodi — diciamo, parafrasando un po' il Conclave — un po' dimenticati. Perché noi stessi ce li dimentichiamo: spesso siamo sotto shock, siamo feriti, veniamo soccorsi, la prima persona che vediamo — ancora prima del medico o dell'infermiere — spesso ce la dimentichiamo, perché rimuoviamo psicologicamente il momento di shock che stiamo vivendo.
Questo è un aspetto secondo me poco raccontato, ma che fa di queste figure professionali una figura determinante: è la prima parola di conforto che ricevi, ed è quella che spesso permette di misurare la prima diagnosi. Perché spesso queste persone, frutto della loro esperienza, sanno riconoscere la tipologia di trauma e segnalano al personale sanitario: "Guarda, secondo me è un infarto" — e si procede di conseguenza. Secondo me questo è molto importante.
Presidente Mancini, quali sono però le criticità? Adesso abbiamo disegnato un quadro in un certo modo: quali sono, oltre al riconoscimento giuridico che è molto importante, gli aspetti sui quali ci tenete a sottolineare alla politica i vostri bisogni?
Ma allora, devo essere sincero: il presidente Cappellacci e l'onorevole Malavasi hanno fatto un quadro che descrive tanti degli aspetti essenziali di quello che è il discorso attorno a questo tema. Credo prima di tutto che occorra pensare ai cittadini, al paese. Oggi il nostro sistema si fonda su, come dicevamo, un intervento quantitativamente capillare e molto rilevante da parte del mondo del volontariato. In un momento come ricordava, in cui il sistema sanitario è in affanno — non perché sia un sistema sanitario di scarsa qualità, tutt'altro — ma perché le risorse sono ridotte rispetto alle necessità, rispetto alle esigenze di una popolazione con determinate caratteristiche. Quindi la cosa essenziale è quella di non andare dal mio punto di vista a normare qualcosa che differisce l'opportunità di accedere alle risorse che i cittadini stessi mettono a disposizione.
Dall'altro fronte — quello che in maniera sintetica ma efficace è stato descritto — il fatto che questi sistemi, agevolando la partecipazione dei cittadini, in qualche modo li coinvolgono sui temi del nostro paese. E questo è un tema rilevante. Ne fanno cultura, agiscono sulla cultura su questo settore, e agisce anche nella riduzione di quelle che sono — mi viene in mente — le aggressioni al personale sanitario. Essere più consapevoli, essere più partecipi, capire come funziona il sistema.
L'omogeneità sul territorio: questo è una cosa importante. Non si può pensare che si sia soccorsi in maniera diversa — pur efficace, ma diversa — in un luogo piuttosto che in un altro.
L'altro aspetto estremamente importante è dare, a chi vuole valorizzare pari dignità a chi, sottoponendosi a percorsi formativi che sono individuati oggi e che saranno individuati nel futuro, agisca come volontario piuttosto che ne faccia un lavoro, una professione. Come è bellissimo che possa accadere, nascendo da una sensibilità personale, da una voglia di mettersi in gioco.
Bisogna anche non fare un errore: oggi i volontari e i soccorritori non si basano solo esclusivamente sull'esperienza sul campo, che come sappiamo è un elemento estremamente importante. Ma oggi si sottopongono tutti a percorsi di formazione, a volte anche molto lunghi, sviluppano competenze, e si possono valorizzare in quell'ambito, ma apparentemente anche in altri ambiti professionali. Anche questo è una componente da tenere in considerazione.
Io girando le nostre oltre 127 sedi sul territorio, rendendomi conto con grande piacere che anche molti giovani, passando dall'esperienza del volontariato sanitario in ANPAS e nelle altre reti del volontariato nazionale, proprio poi negli anni in cui vanno a scegliere i corsi di studi, maturano anche la voglia di affrontare percorsi complessi come quello dello studio delle professioni sanitarie — volendo fare l'infermiere, il medico — e dedicandosi, magari anche proprio nella fase iniziale della loro professione, ai settori di arrivo che oggi sono molto in crisi. Sappiamo che il settore — come si citava prima — del pronto soccorso, dei Dipartimenti di Emergenza Accettazione delle Urgenze, sono settori che soffrono particolarmente quella specificità, perché le grandi complessità, gli impegni e i turni pressanti non sono semplici. È così.
L'idea è quella proprio di cercare di sviluppare, di normare, valorizzando ciò che esiste e che è sempre esistito, e che fortunatamente rappresenta in qualche modo, secondo me, una peculiarità del nostro paese che non va defraudata. Ovviamente, nel momento — e qui mi fermo — nella formazione non bisogna abbandonare quello che è stato, che c'è, coloro che hanno fino ad oggi operato in questo modo. Ma il presidente Cappellacci ricordava che verranno predisposte delle norme transitorie che in qualche modo riconoscano e gratifichino i percorsi di formazione fatti.
È così. Io voglio sottolineare un aspetto: tornando alla crisi di vocazione, tra le specialità più carenti in medicina, cioè proprio medicina di emergenza-urgenza, la scelgono poco i nostri ragazzi. Lo stesso vale per le medicine e cure palliative: sono andato a rovistare un po', ma la medicina d'emergenza-urgenza non è così appealing presso i giovani medici come specialità. Lo stesso vale per la patologia clinica, la microbiologia o la radioterapia: sono specialità poco scelte. Questo crea comunque una sorta di vuoto che va tenuto in considerazione, anche alla luce della normativa infermieristica.
Presidente Cappellacci: è veramente anticipato dove fare classifiche. Però comunque diciamo: mappare il volontariato — che è sempre ben accolto — esistono regioni in Italia dove il volontariato rappresenta davvero un asset, un pilastro per il nostro sistema sanitario. E ci sono altre regioni dove invece arranca un po'. E questa è una delle criticità per poi normare, cioè per poi omogenizzare quello che si diceva prima, per superare le differenze. Questo uno dei punti nodali.
Ma dico di sì: è una delle nostre più grandi preoccupazioni. E lo dico da politico del Sud, addirittura proveniente da un'isola. Quindi per quanto ci siano sistemi strutturati, ho consapevolezza di quanto possano fare la differenza le diversità territoriali, che sono anche un patrimonio italiano — la biodiversità, le differenze dal punto di vista geografico, della cultura e della tradizione.
Il compito della politica dovrebbe essere proprio quello di fare di questo grande patrimonio un'eccellenza, avendo anche una rete che consenta di dare tranquillità in tutti i settori. E nel campo della salute a maggior ragione non posso pensare che l'esito di un incidente, o comunque di un evento che colpisce qualcuno con una malattia, possa dipendere dal luogo in cui mi trovo quando mi capita. E questo è assolutamente fondamentale.
Io credo che la politica possa fare ancora tanto. Lo deve fare in quella logica di sussidiarietà di cui si è parlato, perché noi dobbiamo essere facilitatori di processi virtuosi. Quindi bisogna intervenire non complicando, non rendendo difficili percorsi virtuosi che semmai vanno aiutati. Quindi il primo aspetto — e voglio dirlo per primo perché lo ritengo tra i più importanti — è di tipo culturale, da costruire nel lungo termine. Cioè continuare a investire, favorire, attraverso interventi nelle scuole e nelle università, favorendo percorsi di alternanza formativa, favorire questi meccanismi. Perché è una vita spesa per gli altri che — come si dice — fare del bene agli altri fa bene a se stessi. E quindi avere questo tipo di atteggiamento, questa impostazione, è qualcosa che poi rende a cascata più facile tutto il nostro convivere sociale e migliora la società.
La situazione e la politica hanno evidentemente il dovere e la possibilità di intervenire. Poi abbiamo richiamato più volte: c'è necessità di avere un quadro nazionale uniforme, perché le disparità spesso nascono anche dalla mancanza di un'uniformità. Questo provvedimento è uno di quegli strumenti che può andare in quella direzione, perché dà un'uniformità che oggi manca, riconoscendo il ruolo del volontariato in modo formale, garantendo in tutte le regioni la piena integrazione nei piani regionali. Perché anche questo spesso manca insito al sistema, perché non ci sono i presupposti di base: e quindi nelle reti di emergenza-urgenza, i piani regionali, bisogna fare di tutto per garantire questo tipo di integrazione. E questo è fondamentale.
E poi si è parlato della formazione: le istituzioni possono rafforzare evidentemente questo percorso di formazione, dando un sostegno formativo e anche economico là dove questo servizio, questa realtà, sono più carenti. E quindi c'è necessità di intervenire per far crescere. E in questo modo favorire la creazione di reti locali con il sistema sanitario, quindi un'integrazione.
La parte di reti — uso il termine un po' mutuato dal mondo delle imprese — cioè delle reti locali. Perché mi piace sottolinearlo, cerco di farlo sempre: il sistema sanitario soffre perché si è trovato al centro di una tempesta perfetta, per tutta una serie di ragioni che qui non è il caso di richiamare. Ma è sempre un sistema sanitario di eccellenza, e un sistema sanitario di eccellenza che merita di essere riconosciuto, di essere aiutato e di essere salvato. Perché oggi quello che è cambiato è che rispetto a quando il sistema sanitario è stato pensato negli anni '70 è cambiato lo scenario, è cambiata la popolazione, sono cambiate le esigenze. Oggi c'è la necessità di gestire le cronicità — che peraltro si ricollega alla sostenibilità del sistema finanziario. Allora, in un mondo così complicato, con sfide così importanti, il sistema del volontariato è un asset strategico. Come ha detto poco fa il ministro Schillaci, ricordando molto bene questo: la formazione è uno dei motori silenziosi del servizio di decentralizzazione.
È proprio questo che mi ha incuriosito preparando questa puntata: un motore molto silenzioso, ma che funziona molto bene e soprattutto è garanzia di validità per l'intero sistema di welfare nazionale al quale chiaramente ci si appoggia.
Onorevole Malavasi, abbiamo detto: riconoscere a livello nazionale la figura dell'autista soccorritore può essere un aspetto. Snellire le procedure di selezione e formazione, migliorare le condizioni lavorative e contrattuali per rendere questa professione più attrattiva: sbaglio o è la direzione che state seguendo?
Sì, penso che sia la direzione giusta, perché davvero partiamo da un sistema che è di grande qualità e che ogni giorno svolge quotidianamente un lavoro prezioso. Quindi parliamo di una cosa che c'è già, che esiste, che funziona bene. L'obiettivo quindi deve essere quello di non complicare la funzionalità di un sistema che ha già un'eccellenza. Ma porre le condizioni affinché questa qualità possa essere garantita a livello nazionale, senza disomogeneità, ma in modo equo e diffuso, proprio per garantire una qualità dell'assistenza sanitaria, dell'assistenza sociosanitaria. Ma anche di tutta quell'assistenza assistenziale, perché questi servizi, queste persone, entrano nelle case dei nostri cittadini e delle nostre cittadine.
Quindi diventano anche una sentinella delle condizioni sociali che ci sono all'interno delle nostre case. Quindi hanno davvero un ruolo prezioso: di professionisti del settore, ma anche di attori di un sistema allargato di welfare, di tenuta di cui abbiamo molto bisogno oggi. Perché le condizioni economiche del paese sono complesse, le famiglie soffrono, faticano ad arrivare alla fine del mese — lo sappiamo tutti. Quindi tutte queste figure diventano figure di una grande umanità, importantissime nel momento del bisogno.
E poi dobbiamo riconoscere la professionalità di queste figure, perché significa garantire contratti di lavoro, indennità di servizio. Quindi garantire davvero anche una professionalità e una dignità del lavoro che oggi è, come sappiamo, uno dei temi che il paese deve affrontare. E al tempo stesso riconoscere il valore sociale di chi quotidianamente lavora per gli altri.
Io penso che quello che ha detto il presidente Cappellacci sia corretto, e lo condivido pienamente. Io vengo da una regione dove c'è tantissimo volontariato. Penso che il valore del volontariato sia un patrimonio di questo paese, perché svolgono davvero non solo un ruolo, ma anche supportano le istituzioni. Sono essenziali: il volontariato sociale, il volontariato sanitario, sportivo. Le nostre istituzioni, a livello locale — il presidente è stato presidente di Regione — sappiamo benissimo che non saremmo in grado di offrire gli stessi servizi, e non con la stessa partecipazione delle persone. Quindi è davvero un insieme di riconoscimento sociale, di ruolo professionale, ma anche di struttura di un sistema che oggi è indispensabile anche nel garantire la tenuta del nostro Sistema Sanitario Nazionale.
Mi permetto di dire una cosa: il presidente Cappellacci, come il presidente Mancini, sanno bene che sono sempre uno che prova a dialogare per trovare le convergenze. Perché il bello della politica è questo. E il modo per lavorare insieme è fare davvero delle cose che servano al nostro paese.
Ci sono ovviamente quattro proposte di legge, e lo dicono cose semplici, perché il presidente Cappellacci ha questo modo di gestire la Commissione. Abbiamo bisogno di fare un lavoro di convergenza nel provare a trovare un testo comune, in modo che non ci siano pregiudizi sulle proposte che ci sono. Io credo che ci siano tutte le condizioni per arrivare anche ad un testo unitario condiviso, che sarebbe l'aspetto più positivo che abbiamo tutti. La disponibilità che abbiamo dato qui, come in Commissione, possiamo farlo solamente se c'è un riconoscimento di tutte le proposte in campo, provando a cogliere gli aspetti migliori che ci sono in tutte le proposte, per addivenire ovviamente a costruire un testo che dia davvero delle risposte. E rispetto anche alle sollecitazioni che qui sono arrivate — e che lei anche arriva su un tocco — quindi da parte nostra piena adesione alla proposta, ma anche la nostra disponibilità a lavorare insieme in modo serio, competente, con passione e impegno, per arrivare davvero a un testo che dia risposte efficaci per un sistema di qualità che dobbiamo semplicemente rafforzare e non andare invece a complicare.
Tra l'altro, mi permetta di chiosare: se il sistema del volontariato è un'eccellenza di questo paese, e il livello del dialogo in Commissione Affari Sociali è questo — ve lo assicuro, ne vediamo qui a Largo Chigi, i nostri formatori, un livello di dialogo diverso tra le varie commissioni — potrebbe essere anche una best case, come direbbero gli americani, una best practice parlamentare di un testo. Una cosa che serve a tutti, ci serve, ci aiuta nei momenti di bisogno. Io dico sempre che il Sistema Sanitario Nazionale è per le persone un ammortizzatore sociale fantastico, perché comunque nel retropensiero di tutti noi c'è la garanzia di un'assistenza pubblica, gratuita, sanitaria. E questo non è così scontato: pensiamo agli Stati Uniti, a tante altre realtà molto diverse.
Io ringrazio i nostri ospiti per il bellissimo approfondimento di oggi su un tema davvero interessante. Invito tutti voi a scaricare l'app di Urania TV, è disponibile sia per Google Store che per Apple Store, per tutti i telefoni cellulari. Potete rivedere questa puntata e tutta la nostra programmazione. Da Paolo Bocchetti, alla prossima puntata.