Trascrizione del video
Amici di Urania, ben ritrovati da Paolo Bozacchi. Una nuova puntata di Largo Chigi, la vostra finestra sulla politica. Oggi parliamo della ripresa dei lavori parlamentari e del decreto milleproroghe, che è stato incardinato alla Camera proprio ieri. Lo facciamo come sempre con i nostri graditi ospiti. Un saluto particolare a tutti voi che siete collegati su Sky al canale 511, di Sky Stream e Sky Glass. Ma prima di cominciare, andiamo a presentare i nostri ospiti. Collegato con noi c'è Michele Damiani di Italia Oggi. Michele, buongiorno.
>> Ciao Paolo, buongiorno a tutti, perdonate — ero in muto.
>> Come dire, aggiustato il tiro. In studio, invece, l'onorevole Francesco Michelotti, Commissione Affari Costituzionali della Camera, Fratelli d'Italia. Ben trovato.
>> Grazie, buongiorno.
>> Alla mia destra l'onorevole Silvio Lai, Commissione Bilancio della Camera, Partito Democratico. Ben trovato.
>> Buongiorno a voi.
>> E di nuovo a sinistra — o alla mia sinistra — l'onorevole Nicola Ottaviani, segretario della Commissione Bilancio della Camera, Lega. Ben trovato, onorevole.
>> Buongiorno, anche se non proprio a sinistra, comunque.
>> Alla mia sinistra. Sul milleproroghe parleremo di sanità, di lavoro, di pubblica amministrazione. E faremo anche un po' di studio su alcuni numeri sulla produttività del Parlamento nel 2025 — produttività alta, sui livelli del 2023 e del 2004, ma c'è sempre la questione della cosiddetta pressione normativa: tanta decretazione d'urgenza, sono stati oltre trenta i decreti-legge adottati nell'arco dell'anno. Vediamo insieme la copertina di Beatrice Telesio per capire qualcosa di più.
Il Parlamento riparte. Il 2026 politico si apre tra urgenze, scadenze e cantieri ancora aperti. Dopo un 2025 segnato da un ampio ricorso alla decretazione d'urgenza e a tempi parlamentari sempre più accelerati, la Camera torna al lavoro in un contesto complesso, tra crisi internazionali, sfide industriali e un confronto aperto sul ruolo del Parlamento. Tra i primi provvedimenti all'esame della Camera c'è il decreto milleproroghe, appuntamento ricorrente di fine anno che consente di mettere a fuoco le priorità e le scadenze ancora aperte. Un decreto che interviene su sanità, lavoro, pubblica amministrazione, welfare, rinviando e aggiornando termini di norme già approvate ma non ancora pienamente operative, e che ha avviato proprio ieri il suo iter alla Camera. In un quadro segnato dal ritorno dei vincoli di bilancio e dell'equilibrio dei conti pubblici, il milleproroghe diventa uno dei primi banchi di prova dell'attività parlamentare del nuovo anno.
Ed ecco che riparte il lavoro della Camera. Ed ecco che parte anche il nostro confronto. Ed ecco che parte la puntata di Largo Chigi di oggi. Parliamo appunto di produttività legislativa del Parlamento e del primo provvedimento dell'anno importante, che è il decreto-legge milleproroghe. Vi avevamo anticipato qualche numero: sono state oltre cento le leggi approvate nel 2025 — dal punto di vista della produttività parlamentare, un anno di alta produttività, sui livelli del 2023 e del 2004. Per l'attuale legislatura, i dati ufficiali relativi fino a marzo 2025 registrano 192 leggi approvate: 47 di iniziativa parlamentare, 74 conversioni di decreti-legge e 68 leggi di iniziativa del governo. Tempo medio di approvazione: 190 giorni, un tempo molto ampio rispetto al tempo medio molto ridotto — sui 40-50 giorni — per tutti i decreti-legge.
Onorevole Michelotti, lei è in Commissione Affari Costituzionali della Camera. Che 2026 si aspetta dal punto di vista della sua commissione, su cosa sarete impegnati, e che 2025 è stato dal punto di vista della produttività legislativa?
>> È stato un anno importante dal punto di vista della produzione. Nella Commissione Affari Costituzionali, come dire, è un po' un crocevia dei provvedimenti più importanti: in questi anni mi piace ricordare, ad esempio, quello che è forse il provvedimento più importante — la riforma costituzionale della separazione delle carriere della magistratura — che andrà a referendum tra poche settimane. E naturalmente anche le altre riforme costituzionali. Questo un po' in commissione, perché i provvedimenti potremmo scrutinarli, ma è un anno che ha dimostrato ancora una volta come il governo si sia posto in maniera solida e credibile, sia a livello interno che a livello internazionale. Questo è il modo in cui vogliamo approcciare il 2026 — con quella credibilità e quella solidità che il governo Meloni ha ormai dimostrato. È un governo che continua a crescere nel consenso e che ha una credibilità, una solidità che permette di essere punto di riferimento anche a livello internazionale. Quindi siamo reduci da una legge di stabilità approvata in seconda lettura alla Camera qualche settimana fa, che ha tracciato un solco, secondo me, all'interno del quale si inseriscono anche le importanti misure che il decreto milleproroghe riprende. È un provvedimento di visione, di continuità: quello che il governo Meloni sta facendo è un'azione legata — non si mette semplicemente qualche toppa qua e là come nel passato. Questo governo è solido, e può contare su una maggioranza parlamentare che non è mai andata sotto — non una volta — in tre anni di legislatura. Questo è un dato anche inedito, perché a volte siamo abituati alle alchimie parlamentari, al fatto che non ci siano i numeri. Noi abbiamo i numeri, abbiamo una grande compattezza con gli alleati — Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega, Noi Moderati. Io, vivendo molto la Camera, vedo anche che sui pochi temi dove ci sono sensibilità diverse, abbiamo comunque sempre trovato una quadra e fissiamo sempre l'obiettivo attorno a quello che poi è l'azione del governo. Credo che ci siano tutti gli ingredienti e le circostanze perché il 2026 — anno cruciale perché precede la scadenza delle elezioni politiche — sia appunto un anno in cui la parte di maggioranza andrà ovviamente al referendum, e ci saranno altri importanti appuntamenti.
>> Speriamo che non sia un anno, tra virgolette, "elettorale", nel senso che la produttività non cali. Tradizionalmente l'anno che precede le elezioni è sempre un po' più difficile. Fatto il quadro del lato maggioranza, vediamo la posizione del Partito Democratico. Onorevole Lai, lei è in Commissione Bilancio — la Commissione Bilancio si è occupata appunto della legge di bilancio. Più che guardare indietro vorrei guardare avanti. La decretazione d'urgenza è un po' un vizio antico del nostro Parlamento — è stata utilizzata da governi di diversi colori, questo vale la pena di essere ricordato. Quanto questo metodo, secondo lei, incide sul funzionamento del confronto proprio parlamentare e sullo spazio di intervento dell'opposizione?
>> Incide moltissimo. Anche i dati che sono stati rappresentati all'interno del servizio raccontano che lo spazio parlamentare è bassissimo. Parlo di circa 30 leggi in 3 anni di iniziativa parlamentare contro 70 leggi del governo, e contro una quantità di decreti d'urgenza che è enorme. Solo nell'anno scorso: 30 decreti urgenti, 30 fiducie. Nell'insieme stiamo parlando — con la fiducia posta ieri — di 16 voti di fiducia. Non c'è un precedente di questi numeri. È vero che anche gli altri governi lavoravano per decreti urgenti, insomma, quando erano governi tecnici — quindi c'era la necessità di trovare una sintesi dentro di sé tra forze politiche ovviamente differenti. Quello che sorprende è che invece un governo così coeso, con una maggioranza così ampia, non abbia la forza di dare al Parlamento lo spazio per una discussione seria. Perché se poi si va a guardare le leggi di iniziativa parlamentare che sono state approvate, sono tutte leggi simboliche — nel senso, leggi quasi senza risorse: istituiscono giornate della pesca, giornate di un santo, giornate della cucina tradizionale. Sono tutte leggi che fanno propaganda e dicono che c'è qualcosa che il Parlamento legifera, ma in realtà questo governo va avanti per decreti urgenti. Aggiungo un'ultima cosa: i decreti urgenti hanno aggrovigliato in modo tale la legislazione che molto spesso si lavora per strappi. Anche il milleproroghe, alla fine, sancisce il fallimento dell'efficacia delle leggi — perché se devi rimandare delle scadenze di un anno perché non sei in grado di rendere attuabili le leggi che hai approvato in tutta fretta in Parlamento, vuol dire che c'è un difetto nella legislazione prodotta, e probabilmente anche un difetto nell'esecuzione di quelle leggi. Il milleproroghe esiste da anni, e la sua esistenza è già la fotografia di un'operatività del Parlamento, per così dire, per lo meno particolare. Ci sarebbe da dibattere a lungo sul concetto di urgenza: è davvero tutto così urgente? Perché se tutto è urgente, allora niente è urgente.
>> Torna al centro, in questo 2026, il dibattito, anche sui vincoli europei sui conti pubblici. Onorevole Ottaviani, prego.
>> Per essere coerenti con quello che rappresentava la prima riflessione — "tutto urgente, tutto può esserlo e al contrario" — non siamo davanti a un'impostazione eraclitea. Siamo davanti a quello che è un fenomeno importante, che è stato fronteggiato dal nostro governo fin dall'insediamento, dall'ottobre-novembre del 2022. Facciamo un attimo un passaggio storico: il governo nasce all'indomani di quella che è una crisi di carattere internazionale. Ci riferiamo all'eredità del COVID, all'eredità del post-pandemia, per essere chiari sotto il punto di vista dell'economia internazionale. E bene — rispetto a quelli che erano stati i provvedimenti di carattere strettamente emergenziale validati dall'Europa con governi non di carattere strettamente politico ma tecnici — con l'insediamento di un nuovo governo, si è trovata davanti la necessità di riadattare e riattivare l'economia in modo ordinario, strutturale, non contingente. Secondo aspetto: viene fuori il conflitto russo-ucraino, e dopo quella vicenda è esploso tutto quello che poteva esplodere sul comparto energetico. I decreti d'urgenza portati avanti per sostenere la produzione industriale, le esigenze delle famiglie, coloro che potevano finire in povertà assoluta a seguito di quanto stava avvenendo sullo scenario energetico internazionale — è chiaro che tutto quello ha dovuto attivare una serie di produzione normativa che oggi, sotto il punto di vista dell'efficienza e dei risultati, è sotto gli occhi di tutti. Si faceva riferimento prima a un elemento importante che è la stabilità: senza stabilità non c'è autorevolezza, non c'è credibilità internazionale, e non c'è credito internazionale anche sotto il punto di vista bancario. E qui veniamo alla domanda relativa agli obblighi comunitari. Se alla fine dell'anno, come sembra — non perché lo diciamo noi, ma perché ce lo dicono gli istituti di ricerca di carattere statistico internazionale — si riesce ad arrivare, dopo non so quanti anni, a quel famoso parametro del 3% nel rapporto deficit/PIL... Questo non è un obiettivo da poco, perché non è soltanto il trofeo da esibire durante una visita istituzionale. Avere quel tipo di risultato significa liberare risorse da parte dello Stato per finanziare il debito pubblico: se si finanzia meno il debito pubblico, le disponibilità fiscali e tributarie che sono cresciute in questi anni possono essere riversate sugli impegni dello Stato per finanziare imprese e famiglie. Questi sono i due obiettivi che il governo si era prefissato all'inizio del proprio mandato, e alla fine del 2025 sembra che in questa direzione si stia andando avanti a passi concreti. L'inflazione è sull'uno per cento — al netto della parte degli affitti. Rispetto al 2021, 2022, 2023 — quando avevamo oscillazioni dal 5 al 7% — anche sotto questo punto di vista i risultati sono evidenti, e sono certificati dalle agenzie di rating, che ci hanno promosso nel corso dell'anno. Il nostro rating è aumentato, il livello di stabilità è indubio e non è più opinabile.
>> E siamo anche a Bruxelles — ne abbiamo parlato qui a Urania, con i nostri formati dedicati all'economia. Michele Damiani, da Milano, che idea ti sei fatto di tutto questo — sia sulla produttività del Parlamento, sia sulla metodologia della decretazione d'urgenza?
>> Possiamo dire che è assolutamente confermato che la decretazione d'urgenza e i decreti-legge sono il principale strumento del legislatore italiano — non da oggi, ma da sempre. Sono stati messi giù alcuni numeri: si può fare una classifica degli ultimi governi per quanto riguarda l'utilizzo della decretazione d'urgenza. Il governo Meloni è ai primi posti — nei primi 970 giorni di governo sono stati approvati 100 decreti-legge, quindi uno ogni 9,7 giorni. Un dato in linea con gli ultimi due esecutivi: il governo Draghi era arrivato addirittura a un decreto ogni 9,5 giorni, quindi facendo anche più del governo Meloni, mentre il governo Conte II era arrivato a un decreto ogni 9,8 giorni. Ovviamente come è già stato detto, gli ultimi anni sono stati molto complicati dal punto di vista delle emergenze — abbiamo avuto una pandemia, abbiamo avuto contesti internazionali molto difficili. Però è anche da dire che gli ultimi tre governi sono stati i governi che più hanno usato la decretazione d'urgenza, rispetto ai tempi di Berlusconi. Ed è anche da dire che alcuni esponenti degli esecutivi, anche all'inizio di questa legislatura, avevano detto che avrebbero ridotto l'utilizzo della decretazione d'urgenza. Ma è proprio difficile in Italia procedere con l'iter legislativo ordinario — i tempi sono sempre molto lunghi. Poi ci sono le leggi delega, i decreti legislativi — altro grande tema. E l'abuso della decretazione d'urgenza — come aveva già detto un presidente della Repubblica, per esempio Napolitano — che aveva ammonito sull'uso improprio dei decreti omnibus, cioè non collegati all'oggetto del decreto. Il dibattito parlamentare ne risente perché il decreto-legge deve essere convertito in 69 giorni, c'è una sola Camera che modifica e l'altra che fa praticamente solo da "passacarte", o interviene solo per correggere errori. È questa la prossima funzione legislativa del Parlamento italiano. Più è frettolosa, più è facile che si creino situazioni un po' complicate e meno chiare. C'è poi anche l'abuso della questione di fiducia, altro dei titoli principali. Insomma, si può dire che è una nota dolente della politica italiana — il governo di questa legislatura non è nuovo, ma è in ottima compagnia. È però anche uno dei governi che ne ha abusato di più.
>> Su questo, onorevole Michelotti, non è un mezzo difetto che questo ragionamento porta a una considerazione: non varrebbe la pena, proprio perché la Commissione Affari Costituzionali è la commissione funzionale, rivedere anche il processo legislativo ordinario, aggiornarlo in qualche modo?
>> Sicuramente è auspicabile, però siamo in una fase in cui ovviamente stiamo facendo le riforme per le quali abbiamo preso l'impegno. Quindi riesaminare l'intero sistema per l'approvazione e la produzione legislativa è sicuramente qualcosa che potremmo ipotizzare. Guardando anche i numeri, io credo che la decretazione d'urgenza sia sempre stata così — e non siamo noi l'eccezione. Nel futuro, sicuramente, bisognerà evitare questo tipo di situazioni. Credo però che i numeri oggettivi — quelli di questa legislatura — dimostrino che i risultati poi ottenuti sono anche buoni, e le misure e il tipo di azione fatta a livello parlamentare vanno lette anche in relazione ai risultati raggiunti. L'occupazione è al massimo storico, la disoccupazione è ai minimi storici. Quelle misure emergenziali — e di urgenza, ragioniamo sul termine — hanno portato ai risultati che oggi oggettivamente registriamo. Non c'è dubbio. Poi entreremo nel merito del milleproroghe — lo vedete scritto qui sotto: "milleproroghe, novità da sanità e lavoro." Urania News non è soltanto una televisione, è anche una testata: si chiama The Watcher Post. Potete seguirci anche online su thewatcherpost.it, anche in inglese, seguendo anche i temi comunitari. Urania News è tremendamente attenta ai temi europei.
>> Milleproroghe incardinato ieri alla Camera — ne stiamo parlando con i nostri ospiti illustri, gli onorevoli, e anche con il collega Michele Damiani. Ripartiamo proprio da te, Michele. Sette articoli, proprio come lo scorso anno. Milleproroghe 2026 formalmente simile al 2025: proroghe, rinvii, Governance, Fisco, organizzazione pubblica, molta sanità e anche lavoro. Cosa dobbiamo aspettarci?
>> Di solito con le guarnizioni. Partiamo da un paio di notizie: ieri è stata fissata come termine per la presentazione degli emendamenti il 22 gennaio. Ci sarà un ciclo di audizioni la prossima settimana. Ci tengo anche a dire che il milleproroghe è davvero un provvedimento molto particolare: ogni anno se ne fa uno, al suo interno sono presenti solo rinvii di termini legislativi. Quindi la fase in Parlamento, la fase emendativa, è sempre molto frizzante, diciamo così, perché si interviene con molte misure — alcuni rinvii di termini, che non prevedono neanche una spesa, e quindi magari è più facile far passare una modifica. Ci aspettiamo quindi una fase in commissione molto importante. C'è però un elemento prioritario che possiamo indicare con quasi certezza: quello che sarà in discussione nelle aule parlamentari e nelle commissioni riguarda i bonus occupazione. Me lo spiego: il milleproroghe approvato all'inizio di dicembre in Consiglio dei Ministri prevedeva la conferma di quattro bonus occupazione — per giovani, donne, autoimpiego e ZES (Zone Economiche Speciali). Poi il decreto pubblicato il 30 novembre non conteneva la conferma di questi bonus, che ad oggi sarebbero saltati. Ci sono state proteste delle associazioni di categoria, ne hanno scritto anche i giornali. Il Ministero del Lavoro è intervenuto subito, chiarendo che i bonus sarebbero stati riproposti con un emendamento in commissione. Come mai questa situazione? Per colpa della legge di bilancio, perché la legge di bilancio a sua volta ha introdotto dei bonus occupazione. Il Ministero ha spiegato che era necessario avere la legge di bilancio in bianco, con certezza, visto che all'interno della manovra era presente anche il fondo per finanziare il bonus nel milleproroghe. Ora, come sappiamo, la legge di bilancio negli ultimi giorni di dicembre ha subito qualche riscrittura, soprattutto la parte sul lavoro. Quindi il Ministero ha spiegato che si è preferito congelare i bonus e tornarci durante la fase in commissione degli emendamenti. Quindi questo sarà sicuramente uno dei primi punti all'ordine del giorno.
>> Così, onorevole Ottaviani — mi parto da lei — non so se sarà un milleproroghe omologo al 2025 e con quale ordine di priorità affronterete i temi. Gli emendamenti scadono la prossima settimana e i tempi sono abbastanza contingentati, come sempre.
>> In realtà per quanto riguarda l'oggetto del milleproroghe — una materia molto eterogenea, come si presentava prima il collega — obiettivamente ci sono alcune norme che non hanno bisogno di una nuova manovra finanziaria, e altre che invece in questo senso hanno bisogno di qualche incentivo. Ma stiamo parlando di norme che in qualche modo rispettano quelle che sono le indicazioni programmatiche del governo. Facciamo riferimento, ad esempio, alla proroga al 31 dicembre 2026 relativamente al completamento dell'oggetto dei LEP — i Livelli Essenziali delle Prestazioni — che è, tra l'altro, un altro argomento al quale si faceva riferimento prima: il tema dell'autonomia differenziata. Avere il quadro di quelle che sono le prestazioni che devono essere omogenee in tutto il paese, nelle venti regioni, significa dare forza all'autonomia regionale, ma farlo con le garanzie che ci deve essere un livello al di sotto del quale le prestazioni pubbliche — e tra queste soprattutto quelle sanitarie — non possono essere tagliate in Italia. È un argomento importante, fondamentale, perché ancora una volta significa centrare gli obiettivi non in modo generico ma in modo concreto. Parlare di autonomia differenziata può essere un argomento più o meno ostile — magari perché non lo si vuole metabolizzare ancora — ma dare attuazione all'autonomia fissando i LEP significa dare forza e concretezza a questo elemento normativo. Come pure, per quanto riguarda il rinnovo delle garanzie per il Fondo di Garanzia per le PMI — le piccole e medie imprese — è anche grazie a questo strumento che c'è stata quella forte crescita per quanto riguarda l'occupazione, perché se siamo arrivati oggi al 64,6% di occupati nel paese rispetto al 64,4% dello scorso anno — e la disoccupazione è ai minimi storici da quando l'ISTAT ha iniziato a fare le pubblicazioni — tutto questo attiene anche alle misure del governo per incentivare non soltanto le grandi, ma anche le PMI. Come un altro argomento importante — uno di quelli che può apparire secondario, ma ha un senso — è la questione legata allo scudo penale sulla malpractice sanitaria. Per troppo tempo gli operatori sanitari sono stati non soltanto criticati, ma indicati come i responsabili unici della mala sanità, e spesso è accaduto un ricorso alla cosiddetta medicina difensiva, per cui un intervento chirurgico non veniva portato avanti o si scrivevano due righe soltanto su carta senza portare avanti la possibilità di evidenziare quella che è la responsabilità dell'operatore sanitario, soltanto in casi assolutamente eccezionali — dove c'è stata un'omissione totale di diligenza, dove c'è stata la cancellazione delle misure minime di perizia e di professionalità. Quindi ci sono una serie di misure che vanno nella direzione di consolidare il merito, perché questo è un paese che, quando è stato amministrato dalla sinistra, ha visto l'uguaglianza verso il basso.
>> Mi sento di dire due cose. Primo: seguiamo da vicinissimo le sorti delle piccole e medie imprese, presenti nel 95% del tessuto produttivo, vero backbone, la spina dorsale della nostra struttura economica del paese — sono 5 milioni di imprese, numeri importanti, fondamentali per il paese. Secondo: l'accanimento terapeutico contro gli operatori sanitari — mi permetto il gioco di parole — va combattuto assolutamente. C'è questa tendenza alla denuncia e uno scudo penale è assolutamente necessario.
>> Onorevole Lai, il suo punto di vista sul milleproroghe. Dal punto di vista del Partito Democratico, quali margini ci saranno per un dibattito, per un dialogo proficuo anche col governo?
>> Faccio una chiosa di principio: il tema è quanto il decreto sia "chiuso" e quanto invece sia aperto per affrontare i temi in maniera più approfondita. Giudico questo milleproroghe sotto due aspetti. Primo aspetto: i primi articoli rinviano a testi unici del fisco. Questo vuol dire — se piace dire una cosa — che nonostante siano leggi già approvate ormai da più di un anno, non si è stati in grado — il governo non è stato in grado — di garantire la funzionalità e l'efficacia di quei testi. Non sono state predisposte le procedure, non è stato fatto l'aggiornamento tecnico. Possibile che dei testi approvati da oltre un anno debbano essere rimandati di un altro anno? Per quale motivo, se non per inefficienza del governo e dei ministeri competenti. Secondo tema: quando ci sono delle norme che vengono ripetute di anno in anno, bisogna assumersela e prendere il coraggio di dire che sono norme strutturali. Che senso ha rinviare e riconfermare di anno in anno, una volta all'anno, il Fondo di Garanzia per le PMI? Se è un fondo che serve, deve diventare strutturale. Anche perché le aziende, soprattutto quelle piccole — non da 250 dipendenti ma da 10 addetti — hanno bisogno di un tempo lungo di programmazione. Anche lo scudo penale per i medici: perché non deve essere trasformato, in applicazione della legge Gelli, in una cosa stabile — per cui i medici non si trovino a sperare che a gennaio dell'anno successivo lo scudo penale ci sia ancora? Il tema che pongo è che come PD dobbiamo proporre che le misure strutturali — quelle riconfermate ogni anno — vengano trasformate in permanenti. Definitive e non lasciate alla "bontà" annuale del governo di turno che le trasforma come se fossero una concessione. Noi quindi proponiamo degli emendamenti che puntano a trasformare alcune norme in norme stabili, chiare per i cittadini, per le imprese e per le famiglie. Altrimenti si è sempre in provvisorio. Per un governo che è arrivato al quarto decreto milleproroghe, alla quarta manovra, ancora lamentare le colpe di governi passati mi sembra davvero imbarazzante.
>> Il sogno è quello di un milleproroghe che non esista — nel senso che non ci sia bisogno di prorogare perché la produttività del Parlamento è così elevata che le leggi si realizzano. Questo il senso.
>> Onorevole Michelotti, chiudiamo — il tempo stringe. Nel decreto milleproroghe ci sono proroghe rilevanti, lo abbiamo detto — sanità, lavoro, organizzazione dei servizi pubblici. Dal punto di vista della Commissione Affari Costituzionali, come lo guardate, questo milleproroghe incardinato, e perché è necessario rinviare o aggiornare i termini proprio ora? Sugli interventi più significativi.
>> C'è un tema di scadenze importanti su alcune questioni. Sul tema della legalità e della sicurezza: abbiamo incardinato e approvato il provvedimento sulla ristrutturazione delle misure — il decreto immigrazione — che prevedeva, tra l'altro, misure importanti per quanto riguarda la localizzazione e l'ampliamento dei CPR, i Centri di Permanenza per il Rimpatrio dei migranti irregolari, e la realizzazione degli hotspot, delle aree di smistamento. Quelle misure del decreto immigrazione arrivavano fino al 31 dicembre 2025. Noi riteniamo — vista l'emergenza, vista la situazione, visto il fatto che il governo Meloni mette al primo posto la legalità, la sicurezza, il contrasto all'immigrazione clandestina e al traffico di esseri umani — opportuno prorogare quel termine, quindi prorogare la possibilità di derogare a tutti i vincoli — tra cui quelli imposti dall'Unione Europea — per quanto riguarda la realizzazione e l'ampliamento dei CPR. Credo che sia assolutamente importante e necessario per mantenere e contenere tutta una serie di fenomeni purtroppo legati all'immigrazione clandestina. Così come, per esempio, la proroga per i contratti per i dipendenti della Croce Rossa Italiana che sta operando all'interno degli hotspot — è un tema legato alla sicurezza e alla legalità. Penso anche alla proroga delle facoltà assunzionali per tutti i reggimenti di polizia e le forze dell'ordine. Con questo milleproroghe riusciamo a garantire la possibilità di assumere per la Polizia di Stato 1.657 agenti che altrimenti non avremmo potuto avere, e permettiamo di coprire le carenze di personale e di organico per i Carabinieri, che sono intorno al 10 per cento. Le facoltà assunzionali per i Vigili del Fuoco: riusciamo a garantire tutta una serie di possibilità di assunzione per coprire gli organici che la legge di stabilità aveva in qualche modo tentato di colmare e che ora riusciamo finalmente a coprire definitivamente. È una struttura, c'è una visione, c'è una continuità e una coerenza sistematica che il governo mette nel milleproroghe. Non si parte quindi dall'urgenza come tappa dal poggio per renderla strutturale: saranno sicuramente strutturali le cose più importanti che questo milleproroghe in tema di sanità, in tema di sicurezza, in tema di legalità prevede.
>> Onorevole Ottaviani, ci rassicuri sul lato coperture finanziarie. Commissione Bilancio, milleproroghe: il decreto è coperto su alcune cose e su altre ci sarà bisogno. Lato coperta corta — ne parliamo spesso — riusciamo a coprire tutto, o rimaniamo con qualcosa scoperto?
>> In realtà i numeri dell'economia italiana sono numeri che — mai come in questo momento secondo le agenzie di rating internazionali che valutano lo stato di salute dei conti italiani — in questo momento sono positivi. Speriamo che anche tutto il comparto della spesa pubblica per i prossimi anni abbia lo stesso tipo di livello di sicurezza. Sono numeri positivi grazie all'avanzo primario, grazie a quella che è la riduzione del debito pubblico, continuando a investire soprattutto per quanto riguarda i prossimi anni. Si faceva riferimento prima al fatto che il 2026 è un anno particolare — l'anno antecedente rispetto alla scadenza del Parlamento. Bene, anche su questo è bene chiarirsi. Nelle critiche mosse nel corso degli ultimi mesi da parte delle opposizioni in Parlamento c'era il fatto che questa fosse l'ultima manovra contenuta, perché si voleva spendere di più nell'ultimo anno che dovrebbe condurre il paese alle elezioni. In realtà avevamo la necessità di centrare quel famoso 3% di cui parlavamo prima, che ci rende ulteriormente credibili sul piano europeo. E le carte si giocano sul piano europeo anche per quanto riguarda la politica monetaria, e quindi è chiaro che su tutta la materia anche delle riserve, su tutto quello che può riguardare anche il profilo del debito unico pubblico europeo ci sono delle visioni diverse. Noi siamo dell'avviso che l'Europa debba essere assolutamente un partner — anzi, un'istituzione all'interno della quale finalmente noi non recitiamo, come nel passato, il ruolo dei "sorvegliati" e soprattutto il ruolo di chi doveva andare a bussare con il cappello in mano. Oggettivamente quello che sta avvenendo sotto il punto di vista della politica internazionale aiuta ulteriormente la credibilità di questo paese rispetto alla gestione del debito pubblico e al reimpiego di risorse che fino a qualche tempo fa si pensava fossero addirittura inutilizzabili.
La materia è tanto e tanta. Guardiamo anche la questione della rottamazione. Voi volete in qualche modo portare avanti il concetto di compliance fiscale, per cui chi evade — bene che vada — paga comunque. Non è che alla fine c'è sempre qualcuno che mette la pezza. Non è così: abbiamo dimostrato che attraverso quello che è stato un meccanismo di compliance, un meccanismo più ragionevole rispetto al contribuente non infedele, ma al contribuente incapace di rispettare le scadenze — non si è trattato di una sanatoria generale. Ma di una rivisitazione, una sorta di "seconda possibilità", per cui al contribuente si dice: "Hai avuto la necessità, con il COVID o con altre situazioni, di pagare altrove, hai saltato magari le cartelle fiscali relative al tributo TASI o ad altre imposte — adesso ti rimetti in linea e vuoi essere un contribuente regolare rispetto al paese." Perché il concetto è sempre lo stesso: chi vuole evadere, deve essere perseguito; chi non vuole pagare e non paga — e per cui ci sarà la rottamazione sesta, settima, ottava — non va bene. Quindi è un meccanismo di invito alla regolarità: la sanatoria è stata una possibilità per chi non era in regola di rimettersi in linea. Però questo dà anche la dimensione di quella che è la certezza del diritto, anche per i prossimi anni fiscali.
>> Bene, con questo chiudiamo. Arrivederci alla prossima settimana. Scaricate la App di Urania News — ne vale davvero la pena — così potete andare a scegliere il contenuto e il tema che vi interessa di più. Ringrazio gli ospiti. Ringrazio la regia. Da Paolo Bozacchi, arrivederci.