Post PNRR: Quale futuro?

Trascrizione del video
Amici di Urania, amici di Largo Chigi, ben ritrovati a una nuova puntata. Questa settimana parliamo di PNRR, perché è una corsa contro il tempo, lo sappiamo tutti. Abbiamo ricevuto oltre 150 miliardi fino ad oggi e ci sono molti capitoli di spesa ancora da portare a terra e molti obiettivi già raggiunti. Quindi il PNRR va scandagliato per capirlo meglio. Abbiamo messo nel nostro fascicolo — lo vedete qui sotto — "Quale futuro", perché oltre il PNRR si deve andare: il paese deve crescere, deve continuare a crescere dopo tutti questi progetti che hanno riguardato tutti i settori della nostra filiera. Ne parliamo già a Largo Chigi, che compie 5 anni — un giorno abbiamo compiuto 5 anni e nella scorsa puntata. Adesso ci avviamo verso le scuole elementari, proprio sul PNRR. Bene, vado a presentarvi gli ospiti di oggi: alla mia sinistra c'è l'onorevole Gigiovigna — Presidente della Commissione Politiche dell'UE — della Lega, ben trovato. Alla mia destra c'è Sara Cantarella, responsabile Relazioni Istituzionali di Inwit. Buongiorno, grazie. Tornando alla mia sinistra c'è l'onorevole Ieri, capogruppo Movimento 5 Stelle in commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni, ben trovato. Alla mia destra un collega, Paolo Anastasi, giornalista di Key4biz, ben trovato Paolo. Buongiorno. Bene, allora per inquadrare meglio il tema — pensate: 400.000 interventi PNRR in questi anni da quando è stato messo a terra — mandiamo a scandagliarlo meglio con la copertina, curata oggi da Beatrice Telese. Il PNRR entra nella sua fase decisiva: il governo varerà un nuovo decreto legge per accelerare nell'attuazione. In gioco ci sono oltre 190 miliardi di euro, tra sovvenzioni e prestiti europei, con una scadenza fissata al 2026. L'Italia ha già incassato più di 150 miliardi in rate erogate, ma ora la partita si gioca sull'ultima fase: trasformare le risorse in opere concluse e riforme effettive. Il DL PNRR interviene su semplificazioni, governance e procedure per i due tempi e mette in sicurezza gli obiettivi ancora aperti, soprattutto sul fronte digitale che vale quasi 50 miliardi fra infrastrutture 5G e modernizzazione della pubblica amministrazione. Intanto il Consiglio Europeo rilancia l'accelerazione del mercato unico, con attenzione ai settori strategici: dalle filiere industriali alle telecomunicazioni. Per l'Italia significa tenere insieme l'attuazione del piano e la nuova agenda europea sul mercato unico. Con la scadenza del 2026 si chiuderà la fase straordinaria del PNRR e il confronto si sposterà sulla capacità di rendere strutturali gli interventi avviati e di consolidarne gli effetti nel tempo. E così abbiamo inquadrato il tema: Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, fa parte del progetto Next Generation EU, un progetto europeo, grazie al quale abbiamo ottenuto 72 miliardi di euro in sovvenzioni e 122 miliardi in prestiti — quindi da restituire. E pensate solo all'ultima tranche, quella più recente, l'ottava, che prevede 150 nuove scadenze — circa il triplo delle scadenze precedenti — in un lasso di tempo molto piccolo. Perché al 30 giugno cade la prima rendicontazione. C'è la possibilità — lo vedremo — che non si riesca a completare alcuni progetti, farli eseguire entro fine anno. Ma cerchiamo di capire di più per inquadrare: andiamo in Europa, perché il Consiglio Europeo informale di giovedì scorso — i leader europei — Paolo Anastasi, partiamo da quello di accelerare sul completamento del mercato unico, indicando dei settori altamente strategici che sono energia, telecomunicazioni e servizi finanziari. In concreto, Paolo, cosa è stato deciso e quali sono gli ostacoli che rischiano di rallentare questo processo? Perché il mercato unico è un sogno europeo non ancora realizzato. È un sogno che va avanti da un sacco di tempo. Speriamo che si possa concretizzare: questa diciamo è la speranza di tutti. Allora, il 2026 dovrebbe essere l'anno finalmente della competitività. Se l'anno scorso nel 2025 si è parlato soprattutto di difesa, quest'anno l'Europa vorrebbe guardare invece al rilancio di alcuni settori strategici. E nella dichiarazione finale del Presidente Costa e della Von der Leyen hanno parlato direttamente di telecomunicazioni e di energia. Cioè, l'obiettivo è finalmente arrivare a un mercato unico di questi settori strategici che però come dire stentano a raggiungere una dimensione europea. Come dire, gli ostacoli li conosciamo bene: i stati sovrani fanno fatica a rinunciare al controllo di questi settori che sono strategici. Allora, io volevo precisare una cosa: spesso si è fatto in Europa un salto in avanti — progressi nel corso degli ultimi decenni — in termini di cooperazione rafforzata. Cos'è la cooperazione rafforzata? Alcuni paesi tentano di trascinare gli altri; è possibile farlo tecnicamente avendo il supporto di almeno nove stati membri. Ed è quello che sta rimettendo un po' in piedi Italia e Germania, perché c'è una nuova intesa tra Roma e Berlino proprio prima del Consiglio Europeo, proprio un tavolo per la competitività di cui noi su Urania ci occupiamo molto, parlando di imprese e situazioni. Presidente Gigiovigna, la via maestra è quella della cooperazione rafforzata, cioè si potrebbe ancora oggi fare uno scatto in avanti? Allora, senz'altro la cooperazione con i paesi dell'Unione Europea è importantissima, e anche importante su determinati settori che consideriamo strategici — i famosi settori strategici — è appunto quella di mantenere una sovranità a livello nazionale. Non è un caso che esistono le regole dell'agol del CER, per esempio, ovvero quando un'impresa italiana si internazionalizza o si fonde con un grande gruppo straniero, il passaggio deve essere fatto direttamente da Palazzo Chigi, direttamente dal governo. E anche l'Unione Europea deve capire che abbiamo bisogno di mantenere in qualche modo un regime di sovranità su molti argomenti, come per esempio sul digitale. Ieri proprio nella mia commissione — la XIV commissione permanente politiche dell'Unione Europea — abbiamo avuto l'audizione del prefetto Frattasi su un nuovo omnibus digitale, che di fatto è un pacchetto semplificazione delle normative dell'anno scorso: via l'introduzione dello sportello unico per le segnalazioni degli attacchi anche alle piccole e medie imprese da parte della nostra Agenzia per la Cybersicurezza; via la richiesta a Bruxelles di ricevere in tempo reale le segnalazioni di questi attacchi, che in questo momento sono lasciate in una fase nebulosa per quel che riguarda l'omnibus digitale. Quindi la direzione è di sicuro condividere sui settori strategici e anche vero che servirà sempre una dimensione nazionale. Onorevole Ieri, ho notato una nota tecnica: il suo microfono va verso il basso, bisogna tenerlo su. Scusate la nota strettamente tecnica. Vuole dire, qual è la visione del Movimento 5 Stelle su questo, la direzione da prendere? Mi vengono in mente allora, c'è la ricetta italo-tedesca, c'è anche la ricetta di qualcuno che se la passa un po' peggio di Italia e Germania: c'è la Francia, e la Francia nella sua condizione economica infatti parla di debito comune, vuole come dire collettivizzare le responsabilità. Eurobond, clausola "Buy European", che è una delle strade immaginate a Bruxelles per comprare europeo e alimentare il mercato interno. Se vogliamo creare un mercato comune, potremmo passare anche di là. Qual è la visione dell'opposizione, del Movimento 5 Stelle su tutto questo? Verso quale Europa dobbiamo andare? La posizione del Movimento 5 Stelle è abbastanza consolidata. È stata, siamo stati molto farina del nostro sacco, col governo Conte, ma anche con altre personalità politiche dell'epoca, e la rivoluzione del PNRR va nella direzione di identificare un nuovo tipo di prestito europeo. Prima avevamo solo il prestito messo di polmone, che aveva tutte le problematiche crescenti di garanzia, che erano una ricaduta solo sullo stato. La rivoluzione del PNRR è quella di creare delle garanzie comuni a tutti gli stati europei, che è il primo passo per pensare a un'Europa come mercato unico, ed è questa la rivoluzione. Quindi quando le chiedono se sono più vicino all'idea italo-tedesca attuale, oppure a quella franco-italiana, noi siamo più vicini alla Francia — non perché il debito sia una cosa brutta e cattiva, ma perché il debito garantito a tutti gli stati è quello che ha permesso di usare questo strumento finanziario. Che l'Italia, a mio parere, avremmo potuto usarlo meglio, però è la strada per il futuro. Quindi l'invito è anche nella domanda, oltre al PNRR quale futuro, perché è quello che dobbiamo chiederci anche come politica. Perché effettivamente noi adesso siamo nella fase delle interlocuzioni — quindi perché fatto, fatto — ma mi interessa di più il futuro. Il governo ha ridimensionato i settori in maniera drastica, ha creato un sistema di semplificazioni che a dire loro dovevano aiutare, ma non mi sembra abbiano aiutato tantissimo. Però il concetto fondamentale: noi dobbiamo andare verso il futuro. E la domanda è quale settori su cui investire. Il digitale, in questa ampia visione che può raccogliere questa parola, deve essere però focalizzato su un unico settore, secondo me e secondo noi, cioè la gestione, l'automazione e l'intelligenza artificiale. Su questo siamo molto indietro. E devo dire che l'Europa potrebbe dotarsi da questo punto di vista finalmente di una visione comune. Ed è un buon passo quello che è successo, tra l'altro anche con una cosa che voglio aggiungere: il discorso sull'euro digitale, molto importante. Il fatto che si ricomincia a parlare in maniera seria di euro digitale per avere questo tipo anche di forza monetale, elettronica, economica, proprio a mente dell'Europa. Però il concetto fondamentale — lo scoglio fondamentale — è quello che non si può più lavorare con il paese più forte che indica la via degli altri. E chiudo dicendo che tutto il discorso che si è sempre fatto sulle sandbox, sul ventesimo regime — adesso deve essere messo a terra perché su quello è questo, questo era virtuale per semplificare — si possono veramente testare tutte le politiche italiane ed europee che hanno senso sull'intelligenza artificiale, sulle dimensioni, sull'innovazione, superando anche la difficoltà delle digitazioni in nazionale, creando veramente uno spazio europeo anche legislativo, ma anche competitivo verso le altre grandi potenze. Se no, saremo sempre soggetti all'egemonia della Cina da una parte e dell'America dall'altra. E l'Europa finalmente dovrebbe cominciare a agire non come stati frammentati, ma con un'unica visione veramente europea. Intanto però fatemi dire con un pizzico di orgoglio che a Bruxelles e a Strasburgo guardano molto agli italiani, perché i fari italiani sono Draghi e Letta: i rapporti sulla competitività prodotti da Mario Draghi e da Enrico Letta sono guardati con grande attenzione dal Consiglio Europeo. Soprattutto abbiamo un cluster — non abbiamo menzionato il digitale — c'è un cluster che è quello delle telecomunicazioni, molto importante perché per il completamento del mercato unico vanno ridotte le barriere e la burocrazia in particolare sul tema delle telecomunicazioni. Sara Cantarella, in Inwit siete direttamente coinvolti nell'attuazione del PNRR con l'aggiudicazione del Piano Italia 5G. Qual è la visione che guida il vostro intervento da impresa e come possono le vostre infrastrutture — Inwit realizza infrastrutture — ridurre il digital divide? Qui parlavamo dell'ultimo piccolo comune che va digitalizzato come la grande città. E soprattutto come può questo sostenere lo sviluppo dei territori? Sì, appunto è ricordato che Inwit è aggiudicataria del Piano Italia 5G, identificazione insieme a TIM, Vodafone. Sicuramente il Piano Italia 5G è uno dei piani più a vocazione sociale tra quelli della missione sul digitale, proprio perché ha l'obiettivo di portare connessioni mobili 5G in quelle che sono le cosiddette aree più remote, quindi in digital divide. Inwit ne ha fatto una questione del proprio piano di sostenibilità, infatti del Piano ESG — la S sta proprio per social — perché portare oggi un'infrastruttura digitale in un comune remoto significa rendere quel comune incluso rispetto a quello che è il contesto sociale e produttivo dell'intero paese. Come Inwit siamo presenti con la nostra rete in oltre l'80% dei comuni, ed è questo sicuramente un fattore abilitante di servizi, connessioni, attività per le periferie. Ricordiamo che la connettività è alla base di qualunque attività oggi della nostra quotidianità: se non c'è un'infrastruttura digitale che abilita appunto i servizi della medicina, ma anche semplicemente guardare sul proprio smartphone una puntata di una qualsiasi piattaforma, se non c'è la base di un'infrastruttura digitale tutto questo non può esistere. Quindi riteniamo che alla base ci sia proprio la mission più inclusiva possibile, affinché nessun territorio subentri quello che è tutto il tema dello spopolamento, ma sì che possa essere competitivo al pari di grandi città come Roma, Napoli, Milano. È importante che ci sia un'infrastruttura digitale. Quindi per tutti coloro che a volte fanno comitati che purtroppo affrontiamo — che sono, diciamo, comitati che addirittura, tra virgolette, attentano all'infrastruttura — abbiamo subito anche molti danni in termini proprio di rottura dell'infrastruttura, abbattimento dei pali. Questo va molto di moda, penso anche un po' con tanti, faccio riferimento a vecchie idee e occhiaie di un tempo. Dei casi di sabotaggio che la gente si dimentica che il sabotaggio poi alla fine, nei confronti della propria comunità, perché se si disabilita quella che è un'infrastruttura come quella digitale, il danno viene fatto non tanto a Inwit, ma alla comunità che non può più usufruire di quella infrastruttura: quindi banalmente per uno o due giorni subisce un blackout in termini proprio di connessione e connettività. Io credo comunque che sia imprescindibile ormai la connessione anche nella baita più alta di montagna: diventa necessaria anche in luoghi remoti per ragioni varie. Penso a me stesso: io accendo il riscaldamento — il telecontrollo del riscaldamento — non lo so accendere fisico perché lo accendo da anni via Wi-Fi. Una cosa banale da uomo medio. Ora, presidente Gigiovigna, lei ha fatto due ordini di ragionamenti. Il primo è il decreto che andrà — lo ricordiamo — torna in Consiglio dei Ministri per quello definitivo, dove il lavoro della Ragioneria Generale dello Stato introduce una serie di semplificazioni per il sistema produttivo. Possiamo aspettarci che queste semplificazioni restino in essere anche oltre il traguardo che abbiamo descritto oggi? Allora, noi di sicuro lo speriamo. Intanto, ciò che abbiamo capito è perché ogni tre, quattro mesi il governo discute e approva un nuovo decreto. Ed è questo che stiamo in casa. Il PNRR oggi è una sfida perché l'Italia ha preso molto, ha preso più di tanti altri stati europei. Le varie missioni sono le più svariate: si va dalle infrastrutture al digitale di cui stiamo discutendo oggi, fino alla sanità. È chiaro che man mano che si va avanti nel tempo esistono e subentrano nuove necessità. Visto che siamo in tema di olimpiadi, i nuovi decreti che escono costituiscono quello che nello sport potrebbe essere un cambio di marcia. Prendiamo, ad esempio, lo sci di fondo: è chiaro che nella parte di pista pianeggiante e di discesa ci saranno atleti che si muovono in un certo modo, quando arriva la salita ovviamente non sciano nello stesso modo. Perché si fanno tutti questi decreti PNRR? Per dare un cambio di marcia. Ovviamente noi auspichiamo che queste semplificazioni rimangano anche dopo il PNRR. Abbiamo come parlamento avviato un focus parlamentare, perché nella commissione che io presiedo sin dall'inizio della legislatura abbiamo fatto partire — abbiamo votato all'unanimità — e stiamo portando avanti un'indagine conoscitiva perpetua, in cui andiamo a interrogare tutti i vari player che si occupano di PNRR, andiamo quindi a monitorare l'azione del governo, ovviamente in un'ottica di aiutare il governo e suggerire a Palazzo Chigi in quale direzione andare. Quindi noi oggi abbiamo i dati per dire che effettivamente stiamo andando molto bene. Poi è una cosa da coltivare nel tempo, sì. Certo, l'Europa ci ha chiesto una sfida importante, sì. C'è questa sfida assolutamente importante con vincoli, con regole rigide, con settori in cui si può investire, settori in cui non si può investire. L'Italia ce la farà, sì, l'Italia ce la farà assolutamente. Io lo posso dire perché giorno dopo giorno noi portiamo avanti questa indagine conoscitiva, quindi lo posso dire da Presidente di Commissione. E in un certo senso lo posso dire anche da parlamentare di territorio, perché io sono stato eletto e vivo in uno di quei territori di provincia dell'Italia, la cosiddetta Italia della P.I. — sono canavesano — quel territorio che sta fra la provincia di Torino e la Valle d'Aosta, ancora in Piemonte. Sono consigliere comunale di un piccolo comune di 500 abitanti in cui c'è la torretta di Inwit che ci porta la connessione veloce. E da parlamentare di territorio, a contatto con i sindaci, con gli amministratori — come da tradizione del mio partito — io vedo la digitalizzazione andare avanti metro dopo metro. Io vedo la fibra andare avanti chilometro dopo chilometro, vedo le colonnine di Inwit nascere paese dopo paese, e questo mi fa dire anzitutto che com'è ripeto, è uno sforzo collettivo importante. E poi mi fa dire anche ovviamente quello che vedo da Roma, attraverso questa indagine conoscitiva, che su questo, come su tante altre sfide dell'Italia, ce la farà. Poi, d'altra parte, io capisco che vi possano essere dei dubbi. Giustamente capisco che è un contesto di fatto. C'è una sfida che ce lo dicevano anche sulla pista di bob di Cortina, che non ce l'avremmo fatta. Oppure collegare Agrigento — ce l'abbiamo fatta, o stiamo facendo. Oppure collegare Augusta Reggio come la linea alta velocità con il mio collega dal Partito di provenienza — di Ulivo — collegare Agrigento ricordo la grande sfida del governo Lega-5 Stelle è stata il Ponte Morandi. Anche sul Ponte Morandi ci dicevano "non ce la farete a ricollegare Genova", eppure il governo italiani in così poco tempo invece ci abbiamo. Bene, mi piace la sfida. Speriamo ce la facciamo. Noi siamo in chiusura, ce la facciamo a chiudere. Ringrazio i nostri ospiti, il timer ci dice: Largo Chigi torna la prossima settimana. Voi restate con noi su Urania. Scaricate la nostra app sui vostri device: se volete rivedere questa o altre puntate c'è uramia.media.it online, quando volete. Dopo l'obbligatorio arrivederci: arrivederci.