Roma Capitale hub digitale grazie a IA e cavi sottomarini

Trascrizione del video
Amici di Urania, ben ritrovati da Paolo Bozacchi. Una nuova puntata di Largo Chigi, la vostra finestra sulla politica. Oggi guarderemo da vicino una città — la nostra capitale Roma — per quel che riguarda l'innovazione digitale. Abbiamo titolato questa puntata "Roma Capitale: Hub Digitale grazie a Intelligenza Artificiale e cavi sottomarini." Ne capiremo di più insieme ai nostri graditi ospiti. Alla mia destra: Fabrizio Santori, Vice-presidente della Commissione Roma Capitale su Innovazione Tecnologica della Assemblea Capitolina, Lega. Buongiorno a tutti. Alla mia sinistra: Maurizio Goretti, CEO del Consorzio NAMEX. Benvenuto. >> Grazie, buongiorno. >> E torniamo a destra: Riccardo Corbucci, Presidente della Commissione Roma Capitale su Innovazione Tecnologica, Partito Democratico. Buongiorno. >> Buongiorno. >> E torniamo a sinistra, per la nostra collega Mila Fiodalisi, giornalista molto esperta in innovazione digitale. Buongiorno. >> Grazie, buongiorno. >> Oggi abbiamo quindi il piacere di avere tutti i nostri ospiti in studio. Inquadriamo il tema con la nostra copertina, a cura di Beatrice Telesi. Roma è entrata per la prima volta nella Top 5 delle Smart City Italiane, con una scalata di sette posizioni negli ultimi tre anni — un salto che racconta un cambiamento: più innovazione, più servizi digitali, più attenzione alla sostenibilità. Dietro questi numeri si muove una rete di infrastrutture strategiche: dai cavi sottomarini che trasportano oltre il 98% del traffico internet globale, fino ai grandi nodi digitali che proprio da Roma gestiscono ogni giorno volumi crescenti di dati. Il Mediterraneo si conferma così crocevia digitale e geopolitico, con la capitale sempre più al centro di questo equilibrio. In questo contesto la sfida non è solo connettersi, ma governare il digitale — dalla gestione dei dati dei cittadini alla sovranità tecnologica — perché in un mondo sempre più interconnesso la vera domanda rimane: chi controlla la rete controlla il futuro? >> Ne parleremo con i nostri ospiti. Abbiamo visto nella copertina di Beatrice Telesi come esiste un'altra Roma — molto innovativa, molto smart — poco raccontata dai giornali. Roma quinta su 109 capoluoghi: un comune grandissimo, lo ricordiamo, uno dei più grandi comuni d'Europa. Come si gestisce questa complessità? Mila Fiodalisi. >> Sicuramente sono stati fatti degli enormi passi in avanti, e come abbiamo visto dalla copertina ci sono due elementi fondamentali su cui si stanno concentrando gli investimenti: i cavi sottomarini e i data center. Lo sanno bene le big tech — e quando nel servizio si dice che il 98% del traffico comunicale transita sui cavi sottomarini, il 70% del volume di traffico è concentrato su sole 4 società (Microsoft, Google, Meta e Amazon). Questo è la dimostrazione di quanto sia fondamentale l'interconnessione globale. Roma si trova in una posizione strategica: Milano fino ad ora è stata la capitale dei data center, ma molto si sta spostando anche verso la nostra area. È una sfida molto interessante che ci riserverà delle belle sorprese. >> Per capire meglio di che sfida si tratta, sentiamo anche l'opinione di Maurizio Goretti. NAMEX è un Internet Exchange Point tra i più grandi del nostro paese — uno snodo fondamentale per la rete internet. Ci spiega, Goretti, in breve che cosa fate e che ruolo rivestite in questa trasformazione digitale di Roma. >> È una cosa molto semplice, ma un po' difficile da spiegare. Provo sempre con questa analogia del sistema aeroportuale europeo. Quello che facciamo è un pezzettino dell'infrastruttura internet: interconnettiamo le reti degli operatori che fanno internet. Internet è in realtà principalmente fatta da due grandi categorie: i big tech — cioè quelli che hanno il contenuto, la grande piattaforma, i servizi cloud — e poi i provider, i fornitori di connettività internet. I grandi provider nazionali — con cui tutti abbiamo un abbonamento per connetterci a internet — e le decine o centinaia di piccoli provider italiani che danno servizi più regionali e territoriali. Usando l'analogia: noi, come gli Internet Exchange Point, siamo un po' come gli aeroporti di questo sistema. Gli Internet Service Provider sono le compagnie aeree, i dati sono i passeggeri che passano da una parte all'altra. E attraverso internet si possono raggiungere tutte le città del mondo. Roma in questo è partita abbastanza in ritardo: trenta anni fa, quando abbiamo avviato NAMEX, c'erano quattro provider iniziali — uno legato a un partito politico, perché internet era un servizio fornito a un partito radicale; un consorzio universitario; e due provider locali, uno Italiana e gli americani. Di questi quattro oggi siamo arrivati a 260 Internet Service Provider, perché dentro ci sono tutti i grandi nomi — dai big tech, a tutti gli operatori di telecomunicazioni. Il nostro ruolo è quello di mantenere questa infrastruttura efficiente. I punti di interscambio hanno il ruolo di avvicinare il contenuto agli utenti finali — ed è per questo che Roma sta recuperando terreno nei confronti di altre città, soprattutto considerando che il baricentro di internet stava ancora spostandosi verso nord. >> Abbiamo aperto anche dei punti a Napoli e uno a Palermo. Piano piano l'infrastruttura sta scendendo verso sud e l'isole. >> Sì, ed è importante. Roma rimane importante perché storicamente raccoglie tutte le grandi telco, ed è grazie a questa presenza che i grandi operatori che hanno i contenuti li posizionano nei loro data center qui — nei cosiddetti data center neutri, cioè che non appartengono a uno degli attori in gioco. Ne abbiamo uno che si trova vicino alla stazione Termini — un luogo centralissimo che in questi 30 anni ha riunito tutte le fibre ottiche degli operatori. Per questo motivo il grande contenuto è lì, e questo permette loro di replicare i propri contenuti nelle grandi città dove c'è alta concentrazione di operatori. L'Italia è partita un po' in ritardo perché i data center grandi che c'erano appartenevano alle grandi telco nazionali — e questo per motivi di concorrenza non permetteva di sviluppare il mercato. Adesso invece sta cambiando: vediamo grandi investimenti sulla parte di data center, anche a Roma. Il baricentro si sta spostando verso sud. Fortunatamente per il nostro paese, Milano sta prendendo e prenderà sempre di più una posizione importante a livello internazionale, e Roma può giocare un ruolo simile sia come infrastruttura a livello internazionale, ma anche per la sua posizione geografica e i cavi sottomarini. >> Presidente Corbucci, Presidente della Commissione su Innovazione del Comune di Roma: Goretti parlava di avvicinare l'utente finale ai contenuti. Questo è uno dei vostri obiettivi. Come state lavorando su Roma Capitale? >> In questi anni abbiamo investito moltissimo sui cantieri digitali, oltre che sui cantieri per il Giubileo. Pensiamo che Roma possa essere il laboratorio del paese sulla digitalizzazione e sull'innovazione tecnologica. Lo abbiamo fatto su tre pilastri principali. Il primo è quello di una grande regia pubblica che rimanga capace di coordinare la pubblica amministrazione comunale con tutti gli altri soggetti istituzionali, e un saldo collegamento con il governo e la Regione Lazio. Perché riteniamo che — visto che si parla anche di tanti dati dei nostri cittadini — sia la pubblica amministrazione che debba garantirne la sicurezza, e garantire che tutte le innovazioni tecnologiche non siano semplicemente innovazioni per vendere un prodotto, ma che migliorino davvero la qualità della vita dei cittadini. Questo controllo pubblico si è visto anche nei progetti che abbiamo realizzato in forte collaborazione con le aziende private — il secondo pilastro. Abbiamo sviluppato la Fondazione Roma Tecnopolo, che con tutte le grandi università della città e i grandi attori nazionali e internazionali sta sviluppando un sistema tecnologico a livello nazionale e internazionale. Con la Casa delle Tecnologie Emergenti stiamo incubando tantissime start-up di giovani imprenditori che escono dalle università. Il terzo pilastro è la capacità di fare in modo che tutte le fasce della popolazione possano beneficiare di questa innovazione — riducendo le disuguaglianze. Quindi gli sportelli di facilitazione digitale per consentire a chi oggi non è nativo digitale di utilizzare questi strumenti, la possibilità di portare la formazione nelle scuole elementari e medie per favorire i nostri giovani. >> Ho anche una nota critica. Facciamo solo un nome — il chatbot Julia per il Giubileo, per ora ha funzionato "così così". Ci sono delle piccole cose da migliorare? >> Diciamo come la Lega: abbiamo fatto delle proposte importanti a livello nazionale. Il tema di Roma è evidente — la notizia positiva di vedere la crescita nel ranking Smart City di Roma di sette posizioni mostra che tante realtà si concentrano sulla città. Ma sul chatbot Julia c'è una serie di azioni che ho fatto per chiedere interventi su determinati ambiti. Non è accettabile che oggi un cittadino per fare una tessera dell'autobus debba andare necessariamente a uno sportello — e non a tutte le stazioni. Non è accettabile che per fare l'iscrizione alla TARI bisogna andare allo sportello: questa è una digitalizzazione mancante, che non arriva direttamente al cittadino. Aggiungiamoci Julia, che avrebbe dovuto essere pronta dal primo gennaio per servire i cittadini e i turisti per il Giubileo. Ad oggi, quando si chiede di andare da qualche parte, rischi che il turista possa essere indirizzato a Trastevere invece che a San Pietro. Queste sono cose che sono avvenute realmente nel primo utilizzo. Capisco che c'è una fase di test, ma non abbiamo notizie di un funzionamento pienamente operativo. Abbiamo anche criticato la mancanza di trasparenza: dal bilancio comunale a una fondazione, dalla fondazione direttamente a una società per questa attività — abbiamo posto queste tematiche in interrogazioni in Consiglio. Perché se la tecnologia deve essere aperta a tutti e prendere le migliori competenze, ci deve essere trasparenza. >> Abbiamo capito che la transizione digitale non è una boccata d'aria fresca semplice — è una cosa complessa che merita di essere migliorata. Rovistando per questa puntata, ho imparato che il rating del Comune di Roma dal punto di vista dei conti pubblici è stato innalzato da Standard & Poor's — dopo lo Smart City Index abbiamo citato anche S&P. È una Roma Capitale che veste di una nuova luce. Ci sono ovviamente aspetti da migliorare. E i cavi sottomarini che trasportano il 98% del traffico della rete internet — ne parleremo tra poco dopo questa breve pausa. Bentornati a Largo Chigi. Prima di parlare di cavi sottomarini, intelligenza artificiale e Roma Capitale Hub Digitale, volevo togliermi una curiosità, Presidente Corbucci: avete detto cosa non va nel chatbot Julia. C'è qualche novità? >> Non dobbiamo confondere Julia con tutti gli altri chatbot commerciali — che vanno a pescare le informazioni su tutti i siti internet, i social network ecc. Julia ha un'altra ambizione: avere informazioni qualificate da istituzioni che fanno parte di un'élite protetta. In questa massima implementazione, che avrà nei prossimi mesi, Julia sarà in grado di dire al cittadino quanto deve pagare di IMU, quanto paga la mensa scolastica del figlio, se arriverà una multa — con un rapporto diretto nelle banche dati di Roma Capitale e delle altre istituzioni del gruppo. Sarà proprio un rapporto molto più specifico con il cittadino. Ci auguriamo che lo faccia presto, perché abbiamo tutti bisogno di avere un rapporto rapido con le istituzioni locali e nazionali dal punto di vista digitale. >> Mila Fiodalisi, con l'espansione dell'intelligenza artificiale è cresciuto enormemente il traffico internet globale. Roma e il Mediterraneo sono al centro di queste rotte dei dati che passano per i cavi sottomarini. Quali sono le opportunità e i rischi legati a queste infrastrutture strategiche? E volevi aggiungere qualcosa su fibra e 5G. >> A proposito delle cose che bisogna assolutamente migliorare, volevo fare un piccolo intervento sull'infrastrutturazione in fibra. Roma è una città molto complessa: pensiamo al centro storico, dove ci sono interi edifici in cui non è possibile far arrivare la fibra ottica, ci sono centrali piene. Di fatto il centro storico di Roma è come una cosiddetta "area bianca" — una di quelle aree scoperte in cui è difficile portare la banda ultralarga. E quando parliamo di digitalizzazione, la banda ultralarga è il pilastro fondante. Sul 5G: è stato annunciato un piano ambizioso dal Comune, però dobbiamo ricordare un paio di cose. La prima è che ci sono dei Municipi in cui c'è contrarietà all'installazione delle antenne — ancora oggi, sull'onda delle fake news che risalgono addirittura al periodo del Covid. E poi, prima ancora del 5G, bisognerebbe garantire il segnale quanto meno nelle metropolitane: ci sono intere stazioni in cui non è nemmeno possibile effettuare una semplice chiamata o navigare su internet. Aggiungo anche che tutta questa partita si intreccia con quella regionale. Il Lazio purtroppo è una delle regioni a serio rischio nell'ambito del progetto Piano Italia 1 Giga del PNRR: alla scadenza di giugno 2026, il Lazio rischierebbe di non raggiungere il traguardo della banda ultralarga a 1 Gbps — e questo metterebbe a rischio tutto il Piano PNRR e il Piano Italia 1 Giga. Il Lazio è una delle cinque regioni più a rischio. Lo ricordiamo: i fondi PNRR che riguardano Roma Capitale ammontano a 1,5 miliardi di euro, poi ci sono i fondi giubilari per investimenti complessivi di circa 4,3 miliardi di euro. Gestire la complessità anche finanziaria della capitale non è sempre facile. >> Già fatto questo è il mio mestiere — e ha quindi un'esperienza speciale su questa gestione. Parliamo anche di un sottofinanziamento cronico della capitale: un sottofinanziamento strutturale, con risorse aggiuntive di perequazione fiscale stimate a circa 120 milioni di euro ancora da ricevere. C'è il vecchio meccanismo del debito pregresso del governo su Roma Capitale che poi redistribuisce in termini di servizi ai cittadini. Ma torniamo a uno sguardo più largo e più tecnico. Parlavamo di cavi sottomarini. Goretti, la prossima settimana c'è un importantissimo evento che si terrà qui al Gazometro di Roma, il 10 giugno, che si chiama NAMEX 2025. Il tema della "neutralità della rete" — della libertà che la rete ha e dà. Di cosa si tratta? >> Si tratta di cercare di discutere in senso più ampio con persone che oggi hanno a che fare con internet — la politica, l'istruzione. A che punto siamo arrivati sulla pervasività di internet all'interno della società. Noi, come infrastruttura, abbiamo a che fare anche con altre infrastrutture come i cavi sottomarini, ma la cosa secondo me più importante è cosa è diventato oggi internet all'interno della società. Internet è nata con una controcultura americana, costruita in modo tale che nessuno la potesse controllare e che fosse decentralizzata. Questo è un valore che secondo me deve essere mantenuto, per fare in modo che continui a evolvere a prescindere dagli interessi economici. Internet è diventato uno strumento così importante per la società che rischia di essere un mezzo di influenza di massa. Abbiamo titolato il nostro evento "il sesto potere" — estendendo il concetto: dopo il quarto potere (la stampa) e il quinto (la televisione), internet potrebbe essere il sesto potere. Uno degli argomenti di cui si parla molto — e che secondo me è molto importante — è quello della sovranità tecnologica. I chatbot e l'intelligenza artificiale ci portano a interrogarci se in Italia, in un contesto europeo, siamo indipendenti per quanto riguarda la tecnologia dell'intelligenza artificiale. La mia opinione è che lo siamo solo parzialmente, e che la politica deve intervenire: non dobbiamo abbandonarci troppo a soluzioni al di fuori del nostro continente. Bisogna sviluppare un'industria che ci renda indipendenti. L'altro concetto è quello della sovranità digitale: fare in modo che il GDPR sia applicato tutte le volte che utilizziamo un'applicazione e memorizziamo i nostri dati da qualche parte. I dati in questo momento forse sono la cosa più preziosa che esiste nel mondo di internet, perché attraverso i dati si riesce a capire le attitudini di chi utilizza internet. È molto importante cercare di governare questo processo. La politica ha una responsabilità molto importante. Quello che chiediamo alla politica è di cercare di essere — e non è facile — abbastanza veloce da riuscire a governare fenomeni che si muovono molto velocemente. Non è facile dal punto di vista legislativo e di policy stare al passo con l'innovazione tecnologica che corre. Bisogna cercare in tutti i modi di non essere troppo lenti. Noi siamo a disposizione — lo testimonia proprio questo evento per cercare di incontrare la politica. Quello che dico sempre è che un'infrastruttura come il punto di interscambio è cresciuta per vent'anni senza che le istituzioni della politica sapessero cosa fosse. Ma adesso internet è diventato così importante che è inevitabile — e anche giusta — la regolamentazione. Bisogna però cercare di spiegare prima il più possibile cosa facciamo, cos'è internet, e in particolare quali sono i ruoli delle infrastrutture — altrimenti si rischia di trattare internet come un media, come la televisione. E internet non è la televisione. >> Il tema della sovranità digitale e della sovranità tecnologica: musica per le orecchie di Santori, che le ore che ha detto parla sempre di sovranità digitale e tecnologica. Come inquadra questo tema, Santori? >> Per noi è un punto fermo, perché non vogliamo che i dati dei cittadini italiani passino attraverso sistemi opachi. È una protezione delle nostre identità che parte proprio dalla sovranità. Ma allo stesso tempo è un'attenzione alle nostre imprese e alla formazione delle nostre imprese. Noi addirittura nel nostro programma abbiamo il ministero dell'innovazione tecnologica — e adesso si dovrebbe aggiungere anche dell'intelligenza artificiale, perché sta diventando un tema che ormai pervade ogni singola azione. Sul controllo delle infrastrutture siamo molto attenti a quello che sta succedendo in Europa: il Parlamento Europeo sta lavorando a un regolamento su questo. C'è un parere del Comitato Europeo delle Regioni, di cui faccio parte, che è stato inviato soprattutto per le tematiche locali e regionali al Parlamento Europeo per una valutazione finale. Quello che accade in Europa deve essere al centro della massima attenzione da parte della politica italiana. Abbiamo un Sottosegretario e come governo è evidente che esiste un tavolo e un confronto nella maggioranza per portare avanti una serie di azioni che non sono quelle classiche — di attenzione alla tecnologia in quanto tale — ma di un'azione strategica per il paese. La sovranità tecnologica, se è importante, parte da tutta una serie di azioni che servono a rendere l'Italia autonoma da interferenze esterne: una protezione dei nostri cittadini. >> Corbucci, cosa pensa il Partito Democratico di sovranità digitale e tecnologica? Come governarle? >> Di tutto questo bisogno, sono appassionato della tecnologia e dell'innovazione, penso che questo debba essere un principio cardine che guida la politica — ma non è stato così purtroppo troppo negli ultimi anni. Lo abbiamo visto anche in quello che è successo negli States con le grandi aziende tech. Pian piano si sta arrivando a una normalizzazione di questo punto di vista, nei rapporti tra chi produce la tecnologia e chi, come le istituzioni, deve trovare un modo per regolamentarla — trovando dei confini etici. Lo hanno detto entrambi i Santi Padri, e lo ha detto anche il Papa recentemente. Quello che oggi manca — e credo che le istituzioni abbiano un compito che non è soltanto di regolamentazione — è la capacità di interpretare come utilizzare la potenza dell'intelligenza artificiale e di tutto quello che ne è corollario per costruire qualcosa di positivo per la società. Non qualcosa che contribuisca a continuare a produrre disuguaglianze. Per fare questo ci vogliono delle politiche illuminate, la capacità di tenere insieme l'interesse privato — perché ovviamente tutto si muove per lo sviluppo economico — ma anche l'interesse pubblico. La parola "pubblico" deve tornare come principale motore di investimento e di organizzazione di questa trasformazione. A Roma in piccolo stiamo provando a farlo. Quando ragionano del 5G, hanno ragione quando dicono che si parte da una situazione drammatica. La Linea B della metropolitana però entro la fine dell'anno sarà cablata con un 5G pubblico — che vuol dire che potenzialmente non ci sarà bisogno di avere un abbonamento. Se noi pensiamo al futuro, la rete pubblica consentirà in tantissime piazze della capitale e nelle stazioni della metropolitana di navigare senza dover pagare nulla. Una rete pubblica del genere — questo è il futuro — immagina che i servizi che gireranno sul 5G diventeranno sempre di più servizi essenziali, e quindi ci deve essere anche un forte investimento pubblico per garantirli a tutti. Pensiamo anche ai turisti e ai pellegrini — milioni a Roma — che potranno utilizzare questa rete pubblica senza consumare dati del loro piano. >> Mila Fiodalisi, ti diamo la parola sul tuo punto di vista sulla sovranità digitale e tecnologica. >> È un dibattito che sicuramente è tornato all'attenzione, anche a causa della questione dei dazi tra USA e Europa, che ha evidenziato la fortissima dipendenza da società prevalentemente americane, ma in parte anche cinesi. Lo ha detto il nostro ex Presidente del Consiglio Mario Draghi nel suo rapporto sulla competitività: l'Europa ha bisogno di trovare una sua strada tecnologica, di non frenare l'innovazione con troppe regole, e quindi di accelerare per creare un ecosistema continentale di aziende che sia in grado quanto meno di andare in parziale autonomia. È chiaro che sui progetti in grande scala bisogna andare su questi colossi, che hanno capacità e competenze che in questo momento non possiamo replicare. Però in Europa ci sono centinaia di aziende del digitale, anche nel cloud — quindi non è vero che l'Europa non ha capacità per una propria via verso la sovranità. >> Noi continueremo con Largo Chigi e con tutti i formati di Urania a trattare questi temi. È stato sollevato anche il tema del dialogo pubblico-privato — di come fare funzionare i meccanismi di questo paese per far sì che l'Italia continui a svilupparsi, a produrre crescita e innovazione digitale. Ringraziamo i nostri ospiti. Due comunicazioni di servizio: potete scaricare la app di Urania su tutti i vostri smartphone — anche fuori onda, potete godere di tutti i nostri contenuti e cercare per tematica. Se vi interessa il digitale, cercate "digitale" e usciranno tutte le trasmissioni che se ne sono occupate. Saluto uno spettatore che ci ha contattato — Alessandro da Varese, che ha una piccola azienda e dice "Seguo sempre Urania News perché mi aiuta a capire anche la politica e la legislazione." Questa è una delle nostre piccole ambizioni: parlare di imprese e istituzioni. Da Paolo Bozacchi, grazie a tutti per l'attenzione. Alla prossima puntata.
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