Trascrizione del video
Amici di Urania TV, bentrovati a Largo Chigi, la nostra rubrica sulla politica. Io sono Paolo Bozzacchi, dagli studi Utopia di Roma. Oggi il nostro sguardo volerà sull'industria musicale italiana. Siamo ancora tutti diciamo frastornati dalle canzoni del Festival di Sanremo. Ci occuperemo anche dell'economia generata dal Festival di Sanremo: sarà uno sguardo a tutto campo sulla filiera dell'industria musicale, che pensate vale in Italia oltre 4 miliardi di euro. Abbiamo raggiunto i 4 miliardi di euro. Lo faremo insieme ai nostri graditi ospiti. Come di consueto, andiamo a salutare uno dei collegati di oggi: Giacomo, l'inventore del Fanta Sanremo. Bentrovato, Giacomo. Oggi ne vogliamo parlare. Parleremo di questo fenomeno di massa che ormai è diventato il Fanta Sanremo. Dovremo avere anche il collegamento con il Maestro Enrico Melozzi, uno dei maestri d'orchestra di Sanremo. Qui accanto a me invece c'è l'ospite in presenza: David Aateri, CEO di Soundreef. Bentrovato, David.
Come di consueto partiamo dalla nostra rassegna stampa: chiaramente sarà una rassegna stampa focalizzata su quello che è successo a Sanremo. Quindi partiamo dal primo articolo: un'intervista sul Corriere della Sera con Carlo Conti. "Finale troppo lunga, il mio Sanremo è baudiano": cioè dice Carlo Conti, però "ho fatto errori." Andiamo a leggere insieme: "un mediatore e un normalizzatore, ma anche un animo pop-baudesco in questo neologismo." Carlo Conti accetta le prime due definizioni e se ne aggiunge volentieri un'altra. "Ho fatto un festival baudiano perché Baudo ci ha insegnato a fare Sanremo in questo modo. Con le sue contrapposizioni, con le giurie che non vanno d'accordo, con le polemiche, con le discussioni sui verdetti, lo ha sempre fatto così. E credo che il festival sia una meravigliosa messa cantata, in cui inserire una volta la chitarra elettrica, un'altra l'organo, ma il senso rimane quello di un meraviglioso rito collettivo, così come lui ce lo ha insegnato." Così dalle pagine del Corriere della Sera il conduttore Carlo Conti, che ha superato inaspettatamente anche Amadeus, cioè ha superato ogni aspettativa.
Andiamo a un'intervista invece di un'istituzione. Come di consueto Largo Chigi segue da vicino l'attore istituzionale. Parla Federico Mollicone, che è il presidente della Commissione Cultura: "Con Carlo Conti si omaggia la musica italiana." Ha dichiarato Federico Mollicone: "Finalmente la canzone al centro, non è più la kermesse dell'opposizione." Una chiave di lettura strettamente politica. "Con Carlo Conti si è tornati ad omaggiare la musica italiana e un festival della canzone, finalmente, dopo anni di festival dell'opposizione." Così il presidente della Commissione Cultura, Editoria e Responsabile Nazionale Cultura e Innovazione di Fratelli d'Italia, Federico Mollicone, sulle prime serate del Festival di Sanremo. "Durante una trasmissione su La7, mi ha colpito la canzone di Cristicchi che ha toccato la sensibilità sociale di moltissimi per il contenuto, la poesia e la bellezza della musica, ha emozionato il resto degli spettatori. E la musica serve anche a questo." Questo è il parere delle istituzioni culturali del paese che seguono da vicino la kermesse sanremese.
Chiudiamo con un articolo che va a fare i conti degli ascolti. "Il verdetto dell'Auditel," dalle pagine del Giornale: "Un altro record, Conti dominatore degli ascolti." "La notte delle cover raggiunge il 70,8% di share — da brividi, davvero — 13 milioni e mezzo di spettatori, nessuno più in alto." Allora è veramente possibile — scrive Il Giornale — costruire un festival allegro, simpatico, con tanta buona musica, tenendo lontano dal palco scandali, provocazioni e pipponi politici, senza perdere spettatori. Anzi, mettendo a segno il Sanremo più seguito della storia. E addirittura realizzare tutto questo nella RAI dell'era Meloniana, del governo di centrodestra accusato di aver occupato le macchine. C'è chi lo definisce il Sanremo della restaurazione, nemico della trasgressione e del pensiero diverso. La risposta arriva dai 13,5 milioni di italiani che hanno seguito la gara dei duetti con il 70,8%, e soprattutto dai giovani: l'86% tra i 15 e i 24 anni, pensate, erano sintonizzati su Rai 1 venerdì sera. Dimostrazione di quanto si siano riavvicinati alla TV pubblica. Quindi un successo dopo l'altro. Un Festival di Sanremo che ha generato un impatto economico complessivo di 245 milioni di euro, registrando un incremento rispetto all'edizione del 2024 di 40 milioni di euro. E c'è la firma per la conferma di Carlo Conti anche il prossimo anno alla conduzione dal palco dell'Ariston.
Andiamo a vedere insieme un altro elemento di numeri economici dell'industria musicale, nella nostra copertina curata da Beatrice Telesi.
Quanto vale l'industria musicale italiana? Nel 2023 il comparto ha registrato un fatturato complessivo di circa 4,3 miliardi di euro, questo dato include le varie segmenti tra cui concerti dal vivo, diritti d'autore, vendite discografiche, e streaming digitale. In particolare le attività live hanno generato un fatturato di 967,4 milioni di euro, evidenziando una forte ripresa e interesse per gli eventi dal vivo. Ogni euro speso in questo settore ne genera altri 9 nell'economia, portando il valore totale dell'economia musicale italiana a circa 5,5 miliardi di euro, impiegando quasi 25.000 persone. Volgendo lo sguardo al Festival, Sanremo ha generato un impatto economico complessivo di 155,1 milioni di euro. Sono numeri molto importanti che impattano sul PIL, ma cosa serve per farli crescere? Che cosa manca per sostenere la crescita economica e quali potenzialità ha il nostro panorama musicale?
Ne parliamo con i nostri ospiti. Proprio di cosa manca, di come si può supportare un'industria in costante crescita. Una delle voci dell'industria musicale è quella dei diritti d'autore. C'è un mercato, ormai aperto, dei diritti d'autore, e Soundreef è un player molto importante in questo campo. David Aateri: Soundreef era massicciamente presente a Sanremo, a questo Sanremo. Come è andata per Soundreef, e che Sanremo è stato dal vostro punto di vista?
È stato bellissimo come Sanremo, siamo tutti d'accordo su questo. Secondo i conti, è stata un'ottima conduzione e grandi risultati. Noi pure come Soundreef abbiamo ottenuto un credibile risultato: rappresentare autori e compositori su 15 brani in gara su 29, quindi più della metà, il 52%. È il nostro primo Sanremo in cui — nel Sanremo '67, avevamo 4 brani — quindi c'è stata una crescita costante, anno dopo anno.
E cosa significa questo? Spiego un secondo, perché a volte le persone giustamente fanno confusione tra il cantante e chi scrive. Il diritto d'autore appartiene a chi scrive la canzone: l'autore, il compositore — l'autore dei testi e il compositore della musica. Quindi quando si dice "rappresentiamo autori e compositori in 15 brani," non significa che rappresentiamo un cantante o la cantante. A volte sì — non è sempre l'autore della canzone. Spesso, esattamente, spessissimo: a volte questo coincide, ma tantissime volte no. Ci può essere, diciamo, un'autrice — per esempio noi abbiamo tra il nostro catalogo questa bravissima compositrice, Federica Abbate — una storia bellissima la sua. È probabilmente ormai una degli autori e compositori più importanti italiani, una donna in un settore dove invece prevalentemente ci sono maschi. E lei è riuscita negli ultimi anni, giovanissima, a crearsi uno spazio nell'industria molto, molto importante. Ha scritto più di un brano per Sanremo.
Quindi questo che cosa significa? Significa che quando guardiamo il diritto d'autore dobbiamo guardare qualcosa che è slegato dall'effetto "cantante." E che una canzone, una volta che è stata scritta da qualcuno, può essere poi interpretata da qualcun altro. Quindi diciamo il diritto d'autore diventa stabile, perché può essere — come dire — eseguito più volte da vari cantanti.
In questo senso il nostro risultato è stato sicuramente molto importante, siamo contentissimi. Puntiamo di poter fare ancora meglio il prossimo anno, probabilmente. Volevo tagliare la curiosità: il numero di autori e compositori di un brano, almeno per quanto mi riguarda, si è moltiplicato. Quando si fanno le canzoni, gli autori e compositori arrivano a essere quasi una decina. È un fenomeno normale, è una tendenza?
Sì, è normale. Io ricordo che i brani degli anni Settanta-Ottanta al massimo avevano uno o due autori. Siamo arrivati a 7-8. La produzione è ultimamente cambiata: che cosa è successo? Diciamo è solo la filiera: si trovano molti i cosiddetti "top-liner" e i "beatmaker," che sono, volte, sembrano quasi un bel "icona di domineering." E studio arriva anche molto dall'estero, dice di brani. I brani, nel caso di Brunori Sas per esempio, tu hai un cantautore molto forte. Lì si concentra molto il numero di autori e compositori. Poi dopo ci sono le filiere che hai invece altri generi — generi che vengono più dall'urban, dal rap. Per esempio il brano di Shablo — è un nostro autore — in questo caso diciamo era anche il performer principale. Più compositori, più autori, proprio perché il genere di quella musica, il genere di quei brani, è un genere di grande collaborazione. Cioè, se sei in ambito rap-urban, molto spesso alcune collaborazioni sono anche spontanee. Non certo quella di Sanremo, però in generale arriva in studio il rapper, il beatmaker, "faccio due battute, se ci sta un pezzettino" — quindi lì si configura qualcosa che evidentemente prima non esisteva. Questo è un po' il genere di molti brani. Molto anche sul pop, sicuramente oggi, anche sul pop si può trovare questo effetto — perché il pop è molto, oggi, spostato diciamo sull'urban-rap, quel tipo di influenza.
Certo. In questo contesto — diciamo così — sia Brunori Sas sia Olly hanno rappresentato delle eccezioni rispetto a questa regola generale. Quanti dei 15 brani il cui autore o compositore era anche il cantante stesso erano tuoi — di Soundreef?
Allora, a memoria: 3-4. Di sicuro Olly, di sicuro Shablo. La canzone di Shablo: tra i 15 credo siano stati solo loro due, con le ovvie sfumature. Beh, però non ci ha rappresentato l'editore di quel brano. Di ogni cantante, di ogni performance, di ogni autore-compositore, c'è sempre una filiera, come dire, del progetto.
E parlando di pop, facciamo pop. Sanremo è un fenomeno tremendamente pop. Ma dal punto di vista economico, pesa moltissimo. Ci dicevamo fuori onda: in termini di incassi pubblicitari, pesa quasi per la metà della torta della RAI. Sono incassi importanti: gli sponsor hanno investito a Sanremo 67 milioni di euro quest'anno, erano 56 milioni lo scorso anno. C'è un incremento davvero forte. L'evento ha creato 1.500 posti di lavoro, anche questo molto importante, contro 1.333 dello scorso anno. C'è una crescita costante. Sanremo sta diventando un vero e proprio "happening" — diciamo il nostro piccolo Super Bowl — tutto italiano, per fare riferimento all'evento americano per eccellenza.
Il Super Bowl del fenomeno social è invece il Fanta Sanremo, che è cresciuto tantissimo. Noi abbiamo l'inventore del Fanta Sanremo, Giacomo, che abbiamo presentato prima. Che edizione del Fanta Sanremo è stata, e soprattutto: quanta viralità ha apportato alla crescita del Festival? È banalmente questo — guardare la televisione insieme all'uso dello smartphone — o c'è di più?
Uno degli inventori... inizia tutto nel 2020. Piccola cronistoria: un gruppo di amici che offline fa il classico gruppo di ascolti per guardare insieme il Festival di Sanremo si trova prima in una sala prove vestita delle registrazioni, ascoltati di musica. Poi quando aumentiamo il nostro numero ci spostiamo in un bar che è una nostra seconda casa: il Bar Palino. Da lì abbiamo capito che questo gioco ci intratteneva — sia chi seguiva il Festival di Sanremo, che chi invece magari non lo seguiva ma a cui piaceva stare insieme, stare insieme agli amici, guardare insieme la televisione, commentare insieme un programma televisivo, magari collegandosi anche sui social. Da lì, nel 2021 siamo sbarcati online — causa Covid, perché il bar era chiuso. Quindi non potevamo recarci al bar per guardare insieme il Festival di Sanremo. Come diciamo: parliamo, ci coinvolgiamo con chi ci sta seguendo. Parliamo di Porto San Giorgio, una città nelle Marche, in provincia di Fermo. Parliamo della frazione Corva, una piccola frazione di tremila abitanti. Stiamo parlando del classico bar di provincia dove tutti si trovano insieme e dove più che un bar è una famiglia. Lì ci conosciamo tutti e stiamo benissimo. Nel 2021, quel bar purtroppo chiuse per causa Covid, ci siamo spostati online. Da cinquanta persone siamo diventati in pochissimo tempo — meno di 10 giorni — cinquantamila. L'anno successivo, centomila. E adesso siamo nell'ordine di milioni di persone, una community grandissima, pazzesca, che gioca al Fanta Sanremo.
Sono felicissimo che lo chiamano "il Super Bowl del sol." Prendiamo il gioco: se ci sono fenomeni di massa di gioco, subito viene in mente il Fanta Calcio, che è un fenomeno che coinvolge oltre cinque milioni di italiani. La traslazione del Fanta Calcio sulla musica diventa il Fanta Sanremo.
Come siete arrivati e come coinvolgete gli artisti? Molti artisti giocano e molti artisti sono coinvolti sui social. Ricordiamo tutti allora: fare punti al Fanta Sanremo significa, se l'artista consegna il mazzo di fiori al maestro d'orchestra, riceve un punteggio; se abbraccia il co-conduttore, un altro punteggio. È così che funziona: spiego a casa come funziona il gioco. Il Fanta Sanremo è un "fantasy show" — come tutti gli altri fantasy show — quindi come il Fanta Calcio. Noi abbiamo preso spunto soprattutto dal Fanta Game of Thrones, che era un fantasy show su una serie televisiva. Facendo anche noi un "fantasy show," ci siamo detti: "Se il fantasy show si può fare anche su una serie televisiva, non solo su uno sport, perché non possiamo farlo su un festival musicale, il festival della musica?" E lì abbiamo cominciato a buttare giù le meccaniche di gioco. Si crea una squadra, un tot di giocatori con un budget limitato: il budget limitato lo abbiamo chiamato "cento Baudi" — quindi cento Baudi a disposizione. E poi abbiamo detto: bisogna trovare i bonus e i malus, quindi le cose che ti fanno guadagnare punti e perdere punti.
Queste cose le abbiamo legate al mondo meritocratico e musicale — quindi premi, posizioni in classifica, premi della critica, standing ovation, standing ovation dell'orchestra. E poi le abbiamo legate al nostro mondo del bar, quindi alla parte ludica, alla parte divertente. Noi al bar facevamo sempre i "dai caldo" e le "scarpe rotte." Abbiamo detto: "Se un artista fa quel gesto, se un artista fa quella cosa lì, allora gli diamo dei punti." Ho portato gli artisti a fare questi gesti perché nel 2020 nessuno conosceva il Fanta Sanremo — era un gioco offline — quindi ci appoggiavamo ad altri che già facevano queste cose.
Nel 2021 invece sono sempre più gli artisti stessi a conoscere il Fanta Sanremo, perché diventando virale sul web, i "fanta-sanremisti" taggavano gli artisti. Taggando gli artisti, gli artisti vengono a conoscenza del gioco, del regolamento, e di come muoversi. "Se posso far fare 100 punti al mio fanta-sanremista che mi ha schierato come capitano, vado sul palco — magari al concerto, il fiorello con l'orchestra, questa roba — e lo faccio." Allora ci inaugura questo meccanismo.
Il gesto che ha dato più punti in questa edizione — la cosa più strana tra virgolette sul palco che ha consegnato più punti ai fanta-sanremisti — qual è stato?
Il bonus che non era legato alla classifica o alla parte meritocratica, che ha dato più punti agli artisti perché in questi artisti è stato sicuramente l'invasione di palco di Mace dei 18 "allegoni" dei COMA_COSE. Cioè quella cosa lì ha dato 40 punti: 30 punti per l'invasione di palco, 10 punti perché poi è diventato un ballerino dell'esibizione. Quindi 30 più 10. Ma visto che giocano gli artisti, qual è l'artista di Sanremo che ha vinto il Fanta Sanremo?
Quest'anno — 15 fanta-sanremisti su 20 avevano lo stesso artista del Festival: Olly. Perché 20 Olly, sì, sì, sì: Olly. Olly ha preso molti punti da Brunori Sas. Quindi secondo anche al Fanta Sanremo, secondo al Festival di Sanremo, secondo la sera del governo, e terza classificata al Fanta Sanremo di quest'anno: Sara Toscano.
Sara Toscano: perché, altrimenti c'era poco da fantare! Per rientrare nel gioco reale, non perché veramente rispecchiassero le posizioni reali. E invece — non è una delusione — il fanta-sanremista che ha collezionato più punti in assoluto: da dove viene, e soprattutto in base a quale squadra è stato?
Non abbiamo il nome e cognome, ma abbiamo il nome della squadra. E il nome della squadra si chiama "Ricchi e Poveri." Quindi una squadra che stravince con un costo di 95 Baudi — questo perché i Baudi — come si dice — non fanno la felicità. Non servono tutti i Baudi per vincere. Hanno risparmiato 5 Baudi dal budget. E non ho che ci occupiamo di Olly, che non aveva giocato con gli "outsider" — quelli che costano meno. Olly stesso era uno dei giovani che costava non poco al Fanta Sanremo, perché non era tra i favoriti del Festival, era la prima volta che andava al Festival, costava poco. Come poi ha vinto tantissimo.
Grazie, Giacomo, abbiamo capito molto del Fanta Sanremo. Torneremo a te tra poco. Volevo dare un altro aspetto economico dell'industria musicale italiana. Pensate: ogni euro speso in questo settore ne genera altri 9 in economia. Quindi investire in questo settore — so che ci seguono molti stakeholder, abbiamo anche come dire appassionati agli investimenti — è un settore dove investire rende moltissimo.
Dopo Sanremo, da Soundreef: ci sono opportunità per gli artisti di guadagnare meglio dai diritti d'autore rispetto a quanto riescono a fare? E soprattutto, cosa deve fare il sistema, le istituzioni — questo Largo Chigi si occupa di questo — per migliorare la gestione del diritto d'autore e tutelare il lavoro degli artisti e anche il vostro?
Sì, sicuramente è molto importante perché hai un "spike" di diritti d'autore subito dopo Sanremo: per i brani collegati al Festival c'è sicuramente, in qualche maniera, qualcosa per i brani che si vanno a scalare. Vediamo le classifiche, sono dominate dai brani di Sanremo. Ma non solo perché chiaramente, se chi li ha seguiti in gara poi continua durante l'anno a seguire, probabilmente, le persone che li frequentano. E quindi si viene a creare qualcosa di molto importante per l'industria.
Vorrei però raccontare quanto il diritto d'autore sia diventato un asset strategico in molte nazioni da un punto di vista proprio economico. Nel senso: sicuramente è importante da un punto di vista culturale, va protetto. Oggi le istituzioni devono comprendere che non è soltanto più un asset culturale — bastava avvertire che lo fosse — ma nel mondo negli ultimi 3, 4, 5 anni, colossi della finanza hanno comprato miliardi di diritti d'autore. Peraltro sono stati comprati da soggetti che principalmente hanno una bassa propensione al rischio, quindi ci sono tanti fondi pensione, per esempio, attraverso i fondi di investimento. Sono considerati un investimento a basso rischio che rende.
È corretto, esattamente. Addirittura è stata considerata un asset strategico di lungo periodo — quelli che sono un po' gli asset "rifugio" — fondamentalmente. Questo perché il diritto d'autore è molto prevedibile. Hai un asset, ovviamente, un asset storico, un asset importante, diciamo, che lo vedi andare anno dopo anno con una performance molto simile a un bond, fondamentalmente, da un punto di vista di rischio. Ma i ritorni possono essere intorno al 7 o 8%. Quindi da un punto di vista di rischio hai qualcosa di molto simile a un bond, ma hai un ritorno del 6-7-8%, quindi molto più alto di un bond. Quindi gli investitori si sono effettivamente molto interessati a questo settore e hanno messo miliardi. Noi siamo in qualche maniera anche un'espressione di queste soluzioni — di soggetti che prima probabilmente non esistevano nell'industria della musica, e adesso ci sono. Questo è assolutamente importante da comprendere, perché quando le istituzioni si approcchiano a difendere il diritto d'autore, si approcchiano a fare delle norme rispetto al diritto d'autore, devono comprendere che oggi è un'industria molto più complessa. Quindi non bisogna guardarla come — permettetemi di dire — forse si faceva fino a qualche tempo fa, come una cosa, diciamo, "sì è divertente, è la kermesse, si fa successo, si fa successo." Non è così: è davvero un settore serio.
Abbiamo annunciato adesso — c'era davvero — abbiamo collegato il Maestro Enrico Melozzi, compositore, produttore, violoncellista, che ha seguito Sanremo da vicino. Come ha vissuto le cose? E a me — David — Maestro, bentornato a Largo Chigi.
Buongiorno, mi sentite?
Sentiamo benissimo, Maestro. Allora, buongiorno.
Io saluto i vostri ospiti che sono persone speciali e a cui voglio bene. Siamo partiti di concerto. Davide, ciao, ciao.
Maestro, che alba per un sanremese doc che ha vissuto Sanremo. È veramente l'alba. Ma che Sanremo è stato, dal tuo punto di vista?
Ma, è stato un... Devo dire la verità: ogni anno è sempre più faticoso, non capisco per quale motivo. Ma vedo anche la faccia di collaboratori molto stretti dell'Ariston: sempre questa fatica sempre più... Nonostante questo, in qualche modo, con tutti si sia corso, si sia fatto sempre abbastanza presto — insomma non abbiamo finito le note con ogn'anno che mi sembrava di stare un po' più al patto — all'Ariston non si va, però non so per quale motivo è sempre tutto più pesante. Un peso sempre più forte sulle due spalle, probabilmente perché io posso fare anche una piccola differenza con le prime edizioni a cui ho partecipato — la 2012 — quando gli ascolti comunque erano praticamente la metà di oggi. Quindi la pressione del grandissimo pubblico che guarda questa cosa... È come se tu che stai dall'altra parte della telecamera ricevessi tutto il peso di quelli che stanno dall'altra parte, che ti arriva come se fosse un sistema a due vie, non una sola via di comunicazione. Ti arriva tutto il peso di un'enorme audience che ti guarda. E anche poi secondo me, il fatto che da qualche anno — anche grazie a Giacomo, tutta la sua staff — Sanremo è diventato molto interattivo. Sanremo è diventato proprio un continuo: cioè non è solo quando vai in onda, c'è il commento che ti arriva subito dopo, controllare come sta andando il trend della tendenza, il gioco, le interviste. Sono sempre di più, c'è un intero mondo in crescita e non torna a essere — non è solo la gara in sé, ma è tutto su questo. Ma è strutturalmente in crescita.
Proprio su questo crescendo — io l'ho definito poco fa, non ci sono collegato, ma comunque il nostro Super Bowl — cioè è diventato il nostro Super Bowl, e quindi da tutti i punti di vista, proprio dall'alto della tua esperienza — anni anni decenni di Sanremo — c'è stata una ricaduta economica e sociale di questo fenomeno che ha portato lavoro e ricchezza all'industria musicale? Io so che tu sei molto vicino ai giovani.
Ha aiutato l'intero mondo della musica dal punto di vista economico. Sanremo, sì o no? Perché? Assolutamente sì. Ma questo è sempre — cioè io quando mi dicono: "Sanremo è un concorso, è una gara," io rispondo no. Sanremo è una sorta di fiera della discografia dove negli anni le discografiche hanno giustamente investito e, andando dei ritorni in slot — quando sento questi erbivori, diciamo, "ah, guarda, le canzoni, 30 posti. Grazie al cavolo." Sono 70 anni che si portano artisti a collaborare a vittorie e acquisisce i ticket, i ticket che hanno di diritto un posto in quella kermesse. Quindi non da fiera, non da concorso, perché spesso si parla di Sanremo e giustamente ci si scandalizza quando sembra che siamo a fare concorso vera magistratura. È una trasmissione televisiva che serve per promuovere la musica e la discografia. Così come è nata: quando gli albergatori di Sanremo che versavano una mano alle discografiche — includendo entrambi i settori per affrontare un palo di turismo nel mese di febbraio a Sanremo che era morto, e le discografiche erano in profondissima crisi — si sono incontrati per aiutarsi. E questa cosa è sempre, sempre andata così. E quindi mi fanno un po' sorridere quando si cercano di trovare scandaletti dietro a chi ha vinto quello — "già si sapeva" — ma di che si tratta? Sanremo serve per promuovere: è uno strumento. Guarda Olly, per esempio, che fino a qualche settimana fa, probabilmente, era conosciuto da — diciamo — il 25% di persone in più. Adesso è tutto esaurito nei tour, in tutte le date aggiunge date. Guardate dal punto di vista dei live — e poi giustamente, come vi insegnerà il prestigioso presidente Aateri — questo si traduce in miliardi di stream, di streaming. Quanto è importante l'impatto sulle vendite dei biglietti di questa cosa?
È enorme. C'è un artista, appunto, come Olly, che faceva 1.000 biglietti. Adesso fa tutto esaurito in tutte le date, deve aggiungere date. Questa è un'esplosione enorme del business che c'è dietro. Per non parlare — vero — i dischi non si vendono più come una volta, però ci sono invece tantissime altre forme. Sentite: il Maestro Melozzi, lo streaming — i livelli di streaming — rappresentano il 67% del mercato musicale. Proprio su questo: Olly ha superato tutti i numeri di sempre con 3 milioni di streaming in un giorno. 3 milioni in un giorno. Questa è la potenza di Sanremo oggi. Spotify ha anche registrato Sanremo: 130 milioni di ascolti, quest'anno più 10% rispetto all'anno precedente. E quindi sono numeri in totale crescita. Adesso però il settore non si deve far girare la testa, perché adesso le cose stanno andando molto bene, forse troppo bene. Cosa bisogna fare, Maestro? Per non farci girare la testa, e soprattutto, vorrei anche un giudizio strettamente musicale: chi ha rappresentato col suo brano davvero qualcosa di nuovo dal tuo punto di vista?
Da questo punto di vista io sono sempre molto critico. Per quanto mi riguarda siamo ancora bellissimi anni, molto timorosi. Noi abbiamo molta paura di quello che facciamo, come potremmo usare — il mondo dei discografici sta un po' annichilendosi. Anche per esempio sulla scelta dei cantanti: spesso si trova un tipo interscambiabile, nel sentirne quattro ragazze con una voce simile, un'immagine simile, con una canzone simile. E questo succede, non va bene, perché bisognerebbe osare di più. Io faccio sempre un esempio. Quando la Scala fa le dirette durante la prima — la presentazione, quando la festa di Sant'Ambrogio, no? — seguiti, siamo anche se fa Beethoven o per sconosciute come la "Andrea Senia" — chi cavolo conosce "Andrea Senia"? Voglio dire, la conoscono soltanto noi del settore, il grande pubblico non la conosce. Eppure la Scala fa in assoluta altissimi. Questo che vuol dire? Che se il contenuto delle canzoni fosse anche un po' più spinto — se si andasse verso il rock progressivo o verso la musica totalmente sperimentale — gli ascolti sarebbero uguali lo stesso, perché lo fa Rai Uno, perché dietro c'è il marchio della Scala, Rai Uno. E la gente si finisce di guardare, Sanremo, Rai Uno. Se tutti si mettesse a fare 10 minuti di musica progressiva la gente lo guardrebbe lo stesso, anzi probabilmente si scoppierebbe di nuovo la moda della musica progressiva.
Quindi con uno strumento così potente è veramente un peccato abbassare le sue fertile possibilità musicali a volte al limite della nenia infantile. Quindi la discografia deve spingere, perché dobbiamo capire che Sanremo non può essere soltanto un modo per raccogliere, ma deve essere anche un modo per seminare. Seminare musica, seminare cultura, alzare il livello. Questo, un troppo: questa è la cura dei numeri, tutti vogliono fare la scelta che sia "quella" che si ispira dagli altri. Invece dovrebbe esserci un'epica di movimento per cercare di riportare l'Italia al primo posto della produzione musicale e riportarla al centro del dibattito culturale mondiale. E scendendo a fare noi la scuola, andando a Sanremo e portando la nostra sonorità all'estero, non essere quelli che aspettano che siano gli altri a portare la nostra sonorità — come quando vedo quel pazzo di Tom Jones, se ne va a fare l'Eurovision e porta una canzone tutta italiana. La gente dice "per prenderci in giro." Secondo me non è una presa in giro, è assolutamente un omaggio alla musica italiana, allo stereotipo italiano. E quindi i fan della musica italiana sono stranieri e ci vedono come i più grandi. Noi invece facciamo la sonorità delle hit americane, se non francesi. Dobbiamo reinventare uno stile italiano, perché abbiamo lo strumento più potente del mondo che è il Festival di Sanremo, e possiamo condizionare il mondo con il nostro linguaggio.
Devo dire un appello che sottoscriviamo in pieno. E soprattutto il Maestro Melozzi guarda oltre: cioè bisogna andare oltre, bisogna innovare, bisogna essere più italiani e più se stessi.
Sì, abbiamo la Ferrari. Andiamo a fare la spesa sotto casa. Dobbiamo spaccare tutto, lo possiamo fare. Cerchiamo gli artisti, ci abbiamo giganti in giro per produttori, abbiamo una testa, abbiamo una storia. Ci abbiamo pure questo grandissimo stupendo mezzo che è Sanremo — che non c'era nessuno — siamo stati all'altezza delle canzoncine dei bambini. Dai!
Allora ci siamo dati il d'oro prima. Parole sante, Maestro Melozzi. Grazie. Giacomo, ci puoi anticipare: Fanta Sanremo, cosa farete durante l'anno? E se c'è un'anticipazione sul prossimo anno. Tra l'altro non ho chiesto al Maestro Melozzi se gioca al Fanta Sanremo, ma sappiamo che lo fa in modo serio.
Però volevo chiedere a Giacomo — anche a tutti voi — quanto è, secondo voi, la parte del successo di Sanremo attribuibile al contributo del Fanta Sanremo?
Per me è un evento di... non dai, lancio l'evento, gli ascolti. Dai, lancio: è tanto, Giacomo, auto-analisi facile. Vai.
Non potrei mai dirlo, non so se il Fanta Sanremo influisce o meno su questo. Però se lo dice il Maestro Melozzi, mi fido. Il Maestro Melozzi ha il filo diretto.
Allora, tra l'altro: non solo gioca al Fanta Sanremo, ma è il arrangiatore e produttore della nostra sigla di quest'anno. La sigla di Fanta Sanremo — "Occhi di Fanta Sanremo" — fatta insieme a Cristina D'Avena! Quindi il Maestro Melozzi è un membro stabile del Fanta Sanremo. Ormai lui è l'iconico direttore d'orchestra da quando dirigeva nel 2012. Ormai è dentro il regolamento fisso del Fanta Sanremo. Quindi sì, sì, sì.
Cristina D'Avena: abbiamo raggiunto, come dire, il non plus ultra del pop — in senso buono, in senso buono. La "Balorda nostalgia": lo abbiamo corteggiata prima noi di Olly con Cristina D'Avena, e poi il corpo è arrivato Olly, e c'è stata la "Balorda nostalgia." Posso dire anche — sono d'accordissimo — ma in modo strettamente personale: per quanto riguarda la pesantezza della settimana del Festival, almeno io personalmente l'ho provata, l'ho provata anche io. Questa è stata più dura del solito. Ogni anno è sempre più dura, però forse proprio perché senti addosso la responsabilità di quello che c'è dietro, dei numeri che ci sono dietro, di come è cresciuto questo Festival negli anni. Non è un successo che nasce dal nulla, non sono 13 milioni che sono venuti così da un giorno all'altro con lo stesso Carlo Conti di dieci anni fa.
Grazie a voi. Scusate, ma il nostro tempo è tiranno, dobbiamo chiudere. Ringrazio il Maestro Enrico Melozzi, Giacomo, e David Aateri, che era qui con noi in studio. Vi do appuntamento alla prossima puntata. Noi di Largo Chigi continueremo a seguire la musica, e lo faremo proprio su Urania TV. Grazie a tutti.