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Amici di Urania, ben ritrovati da Paolo Bozacchi. Una nuova puntata di Largo Chigi, la vostra finestra sulla politica. Oggi torniamo a trattare un tema di grandissima attualità che riguarda tutti noi — perché riguarda i giovani, e in particolare le materie STEM: Science, Technology, Engineering, Mathematics. Sono le materie scientifiche che purtroppo non molti giovani nel nostro paese seguono. Solo il 6,7% dei nostri ragazzi studia queste materie, e questo crea un danno incalcolabile per la crescita della nostra economia.
Ne parliamo con i nostri graditi ospiti: alla mia sinistra, l'onorevole Tiziana Nisini, Vicepresidente della Commissione Lavoro, Lega. Alla mia destra, Alessandra Santa Croce, consigliera di Valore D — l'associazione che si occupa di empowerment femminile — e Direttore delle Relazioni Istituzionali di IBM. Alla mia sinistra anche l'onorevole Giulia Pastorella, Capogruppo in Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni, Azione. E infine Giuseppe Iacono, coordinatore del progetto Repubblica Digitale.
Dal Sole 24 Ore, un'intervista alla rettrice del Politecnico di Milano Donatella Sciuto: "Più donne ingegneri e relazioni strette con le imprese." Milano è la città delle grandi opportunità, ma viverci è sempre più difficile soprattutto da studente. Lo scorso anno, di fronte alla sede più antica del Politecnico, è iniziata la protesta delle tende contro il caro fitti e per il diritto allo studio.
La nostra copertina: il Parlamento ha celebrato la seconda edizione della Settimana STEM. Nonostante l'importanza di queste materie, il numero di iscrizioni ai corsi di studio in questi ambiti resta limitato. Solo il 6,7% dei laureati nel paese proviene da materie STEM — valore nettamente inferiore rispetto alla media europea del 12,3%. Secondo la Banca Mondiale, l'80% della ricchezza delle nazioni più avanzate è rappresentata dal sapere. Le materie STEM stanno assumendo un ruolo sempre più determinante, offrendo grandi opportunità. In Italia, gli indicatori mostrano uno scollamento tra domanda e offerta: le imprese italiane dichiarano di avere difficoltà a trovare profili professionali con preparazione in queste discipline. La domanda: cosa può fare la politica per ridurre questo gap?
>> Onorevole Pastorella, c'è la necessità di un milione di posti di lavoro STEM entro il 2027. Cosa fare?
>> Io sono un po' scettica sull'efficacia delle giornate nazionali e settimane STEM. Da quando siamo in questa legislatura ne abbiamo provate di tutti i tipi: dalla "scrittura a mano" agli "abiti storici", per ogni problema sembra che la giornata o settimana nazionale sia un inizio di soluzione. Sicuramente è bene attirare l'attenzione su queste problematiche, ma poi ci vuole una politica più seria e concreta.
Si va dalle politiche di orientamento — fin dall'inizio della scuola, perché l'orientamento è molto carente nel nostro paese rispetto a quanto si trova altrove — fino alla collaborazione tra università e imprese, che in molte parti viene ancora vista come un'ibridazione, uno sporcare l'università con il mondo produttivo. Invece questo rapporto consente ai ragazzi di vedere immediatamente l'esito dei loro studi e quindi di orientarsi verso una maggiore occupabilità.
C'è poi il tema degli ITS Academy — gli Istituti Tecnici Superiori — che sono stati fortemente rifinanziati e ampliati, anche con il PNRR. Ma ci dicono chi gestisce questi ITS che sono ancora un percorso poco conosciuto. E vengono visti ancora un po' come di "serie B" — un'istruzione tecnica, un ripiego per chi non vuole andare all'università. Sbagliato, perché il modello tedesco dimostra che questa dualità di percorso può essere perfetta per un'economia come la nostra, fortemente orientata alle materie scientifiche, alla manifattura, all'ingegneria.
>> Onorevole Nisini, lei è in Commissione Lavoro — quali iniziative state mettendo in campo?
>> È vero, le giornate e le settimane STEM non sono risolutive — fanno parte di un percorso che questo governo sta portando avanti. Il tema è tutto lo scollamento tra istruzione e mondo delle imprese. Cosa si sta facendo? Innanzitutto sono stati messi fondi importanti sia per la formazione dei docenti — perché i docenti devono accompagnare i ragazzi in un percorso formativo che metta in evidenza le loro capacità, i loro desideri, e anche le esigenze del mercato del lavoro — sia per innovare i laboratori dove i ragazzi andranno a studiare. C'è stata anche una revisione dei percorsi STEM per renderli più appetibili.
È stata inserita l'informatica alle scuole elementari, proprio per familiarizzare con gli algoritmi fin dall'età precoce. E c'è il tema delle donne: le ragazze sono più resistenti alle discipline STEM perché si sentono inadeguate in ambienti competitivi. Stiamo lavorando anche su questo. Il percorso è lungo — paghiamo lo scotto di anni di scollamento tra istruzione e mercato del lavoro. Ma bisogna seminare oggi. C'è anche la riforma "4+2" che rafforza gli ITS, creando quella sinergia tra mondo del lavoro e mondo dell'istruzione che forma ragazzi con competenze adeguate, poi inseriti nel mondo del lavoro con retribuzioni adeguate.
>> Dobbiamo aggiungere un dato preoccupante: sono usciti nuovi numeri sulla fuga di giovani all'estero. 100.000 giovani all'anno hanno lasciato il nostro paese nel 2022-2023. Il Sole 24 Ore stima una perdita di capitale umano di 134.000 miliardi di euro negli ultimi tre decenni. 600.000 l'anno lasciano il paese — solo 37.000 sono tornati. Un saldo nettamente negativo.
>> Alessandra Santa Croce, Valore D lavora sull'empowerment femminile da 15 anni. Come state lavorando sulle discipline STEM?
>> La parte su cui lavora molto Valore D è quella culturale, perché il tema culturale è l'elemento fondamentale per imprimere un cambiamento. Voglio ricordare che negli anni '60-'70 le programmatrici erano donne — assunto tantissime nel coding perché veniva percepita quasi come una "dattilografia di precisione". Ma poi è cambiato: è arrivato il PC, e nella narrativa il PC era per il "genio dell'informatica" — prevalentemente maschile. L'informatica si è spostata sull'ingegneria, disciplina storicamente maschile, e le donne sono state escluse. Non è stato un cambiamento repentino, ma un processo culturale graduale che ha portato alla sottorappresentanza femminile in queste materie.
Su questo stiamo lavorando. Abbiamo "Inspire2Girls" — un progetto internazionale sviluppato in 27 paesi — che si prefigge di portare nelle scuole, tra 10 e 14 anni, modelli diversi rispetto agli stereotipi. In Italia abbiamo coinvolto 7.000 studenti in 581 scuole, portando a confronto professionalità diverse, che hanno risvegliato l'interesse nella scienza, nell'informatica, nella tecnologia, e soprattutto hanno dato la possibilità di pensare a lavori diversi e di mettere in gioco le proprie competenze in campi in cui ancora questa sicurezza non c'è.
>> Giuseppe Iacono, come possono essere attuate politiche digitali per garantire pari opportunità nelle professioni STEM?
>> L'Italia si trova in un contesto di forte analfabetismo funzionale digitale. Dai dati Eurostat sappiamo che la maggioranza degli italiani non ha competenze digitali di base. Questo crea poi delle difficoltà effettive per avere un protagonismo e un numero di laureati e professionisti nell'ambito STEM, perché non essendoci una spinta a livello di territorio e famiglia su questo tema, diventa difficile per i ragazzi sviluppare un'ambizione in questi campi.
Si inesta su questo anche il modello culturale che sulle primarie induce le bambine a pensare che non sia un'ambizione da coltivare. Su questo ci sono iniziative nella scuola con finanziamenti anche del PNRR, per realizzare percorsi che avvicinino ragazze e bambine alle materie scientifiche. Le politiche devono sostenere tutto ciò che viene fatto anche a livello di terzo settore, fondazioni e imprese. Il progetto Repubblica Digitale va nella direzione non solo di ispirare, ma di accompagnare, attraverso iniziative delle università e summer camp dedicati a far vedere come questo interesse possa trasformarsi in professione.
>> Guardiamo le nuove professioni richieste: data scientist, esperti di intelligenza artificiale, specialisti in sostenibilità, esperti di cybersecurity. Come trasferire queste informazioni ai nostri ragazzi?
>> Sì, queste sono le figure sicuramente richieste. Ma io direi che bisogna ragionare anche su quante altre professionalità, nei loro percorsi di studio, imparano l'impatto e l'utilizzo dell'intelligenza artificiale. Quanti architetti, quanti ingegneri, quanti artisti, quanti filosofi — perché un tema è chi fa il coding, i language model, ecc., ma un altro è come chi si prepara in altre professionalità riesce a integrare le nuove tecnologie nel proprio lavoro. Come le filiere tradizionali italiane — il famoso "saper fare" — vengono portate nel XXI secolo?
Tornando ai dati sulla fuga di cervelli: è certamente un problema di mismatch, ma è anche un problema di salari. Perché anche gli ingegneri che formiamo, alla fine sappiamo benissimo dove vanno a finire. È anche un problema di percorsi di ricerca all'interno dell'università — i ricercatori più anziani, le difficoltà nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. Chi vuole venire a studiare o lavorare in Italia trova barriere enormi. Il tema è come diventiamo davvero un'economia della conoscenza.
>> Onorevole Nisini, sull'intelligenza artificiale e il mercato del lavoro?
>> Abbiamo fatto una lunga indagine conoscitiva e c'è una polarizzazione nell'opinione pubblica: chi la accoglie con entusiasmo e chi la teme. Quello che dobbiamo fare è trovare un equilibrio — perché se non c'è una gestione equilibrata, l'intelligenza artificiale rischia di aumentare il divario tra le fasce più vulnerabili e le fasce più alte. Dobbiamo mettere al centro la formazione — una formazione che non sia a catalogo, ma che vada incontro alle esigenze delle imprese e del mercato. Con ci saranno nuove figure, tante andranno a sparire, ma ci saranno nuove opportunità di lavoro. Dobbiamo mettere al centro la persona e i suoi bisogni, ricollocare chi rischia di essere escluso dal mercato del lavoro.
>> Alessandra Santa Croce, su PNRR e empowerment femminile?
>> Come Valore D abbiamo analizzato il PNRR per capire come questo grande processo di trasformazione potesse creare un indotto sulla parte di empowerment femminile, concentrandoci soprattutto sulla Missione 1 (digitalizzazione) e sulla Missione 5 (inclusione). Abbiamo visto risultati positivi: l'occupazione femminile è aumentata, ci sono stati stanziamenti sul digitale per favorire una più ampia consapevolezza. Però ci sono condizioni necessarie: il PNRR ha un termine temporale, quindi dovremo pensare a interventi strutturali. Soprattutto per le donne e le fasce più deboli, la riqualificazione è fondamentale — e questa parte merita maggiore attenzione. Il tema della conciliazione tra lavoro e vita è essenziale. E l'alfabetizzazione digitale è cruciale: tutte le persone, in particolare le donne, devono diventare consapevoli e artefici delle potenzialità dell'intelligenza artificiale, senza subirla.
>> Giuseppe Iacono, brevemente su upskilling e reskilling nel settore privato — come Repubblica Digitale lavora con le imprese?
>> Repubblica Digitale è all'interno del piano operativo nazionale per il decennio digitale. Abbiamo individuato gruppi di lavoro con le aziende private, il terzo settore e le istituzioni, sia sul divario di genere digitale — coordinato da Valore D — sia sull'ICT. Sono emerse proposte concrete, in particolare sulla valorizzazione del network di Academy che già esiste da parte delle imprese: Academy aziendali che possono dare risposte nel breve termine per l'inserimento e anche per il reskilling dei lavoratori, permettendo di focalizzarsi su competenze richieste in tempi brevi.
Poi c'è il Fondo per la Repubblica Digitale, che finanzia progetti specifici per fasce più deboli, per contrastare il rischio dell'esclusione dal mercato del lavoro. Con circa 3.000 punti digitali sul territorio, vogliamo fare sì che la popolazione sia consapevole e che spinga verso un'evoluzione dell'intelligenza artificiale verso il bene sociale e il bene comune.
>> Grazie ai nostri ospiti. Largo Chigi vi da appuntamento alla prossima puntata. Ringrazio il team regia come sempre.