Trascrizione del video
Amici di Urania TV, ben ritrovati. Da Paolo Bocchetti, una nuova puntata di Largo Chigi: la vista sulla politica. Oggi affronteremo il tema della rigenerazione urbana, quindi parleremo di ambiente, parleremo di economia, parleremo di suolo, del nostro suolo. Lo faremo in compagnia dei nostri graditi ospiti. Oggi abbiamo una bella rappresentanza qui in studio. Partiamo dalla mia sinistra: il senatore Andrea De Priamo, Commissione Ambiente del Senato, Fratelli d'Italia. Ben trovato. Salve. Alla mia destra, il presidente di Fondazione Inarcassa, Andrea De Maio. Ben trovato. Buongiorno e grazie dell'invito. Torniamo a sinistra per l'onorevole Agostino Santillo, Commissione Ambiente questa volta della Camera. E alla mia destra, un nostro gradito ospite con sue uovo, il direttore di Askanews Giannito Dini. Ben trovato, Giannito.
E partiamo subito dalla nostra rassegna stampa. Lo facciamo andando sulle pagine de Il Sole 24 Ore. Lo vedete alle mie spalle. Il pezzo è di Giannito Dini: "Fondi coesione a comuni e città: 4 miliardi e mezzo per 800 e più misure, dalla tramvia di Firenze ai rifiuti di Bari. La mappa degli interventi locali. Trasporti: 32,8% e ambiente: 23,3%, i filoni più finanziati. A Firenze, 103 milioni di fondi di coesione andranno a finanziare il primo lotto della tramvia destinata a collegare l'aeroporto e il polo scientifico. A Bari, 8,8 milioni serviranno per il completamento del piano di raccolta differenziata dei rifiuti, la realizzazione del parco del Castello e il recupero dell'area ex Villaggio Azzurro. All'aeroporto di Genova, risorse per la protezione civile. A Palermo, la segnalazione di oltre 68 milioni sarà utilizzata per la riqualificazione dell'ex Fiera del Mediterraneo. A Napoli invece, i 31,6 milioni assegnati alla città andranno soprattutto all'impiantistica sportiva: dal palazzetto di Via Stadera alla Città della Musica a Porta Garibaldi." Questo è il pezzo de Il Sole 24 Ore che ci dà un po' il polso di quanti finanziamenti stanno arrivando nelle nostre città — le città metropolitane: ricordiamo, sono quattordici in Italia — al fine punto della riqualificazione e della rigenerazione urbana.
Per capire meglio cosa sta bollendo nella pentola del Parlamento e il punto di vista dei privati che si occupano di questo settore, c'è la copertina con suetto di Largo Chigi, curata anche questa oggi da Beatrice Telese.
"C'è un tesoro che aspetta solamente di essere sfruttato al meglio ed è la rigenerazione urbana, che non significa solamente riqualificazione edilizia, ma anche promozione della sostenibilità e soprattutto volano per le economie dei territori. La rigenerazione urbana ha un potenziale enorme: da qui al 2050 vale la bellezza di 160 miliardi di euro, un terzo del PIL del nostro paese. Il governo Meloni, anche grazie ai fondi del PNRR, ha stanziato 3 miliardi di euro che danno vita a oltre mille progetti. Nelle 14 città metropolitane italiane, i progetti in corso riguardano oltre 10 milioni di metri quadri, con un impatto economico di quasi 55 miliardi di euro. La rigenerazione urbana fa molto bene anche all'ambiente. Grazie alle ristrutturazioni e alle nuove costruzioni, i consumi energetici potrebbero ridursi fino al 30% nelle aree rigenerate. Vediamo quindi l'apporto del legislatore. La Commissione Ambiente sta lavorando a un testo unificato. Sapremo sfruttare al meglio questo tesoro?"
Sono numeri da capogiro. L'avete sentito: nei prossimi 25 anni si tratta di 660 miliardi di euro. Questo è il valore economico generato dalla rigenerazione urbana, dalla riqualificazione delle nostre città. Il Parlamento è al lavoro. Abbiamo esponenti oggi qui in studio delle Commissioni Ambiente della Camera e del Senato. Partire dal Senato, partire da Palazzo Madama. Senatore, al momento la Commissione Ambiente al Senato sta lavorando a un testo unificato su questo argomento. E lei tra l'altro ha presentato un DDL a sua firma. Di cosa si tratta?
Sì. Una brevissima premessa: che mi sia concessa un po' al vostro costo dalla copertina. C'è un abbraccio a 360 gradi su questo tema che è la sfida della sostenibilità — ma dicendolo in un modo anche più calzante e di più ampio respiro — che in realtà è la sfida per la qualità della vita. Quindi la sfida delle città è una sfida cruciale. Quindi un aspetto di interesse oggettivo sul quale sono in campo tantissimi strumenti in realtà. Si ci sono noi, ci sono anche alte e alte sfide. Anche per le piccole medie città, oltre a quelli, e guarda anche i bandi. Ci sono il governo — che ha messo in campo — e anche il Parlamento tutto: una serie di strumenti ampia. E questa è un'agenda in approvazione che è il Decreto che mette in campo ulteriori 180 milioni per conferire, che i tecnici tali e quali — per esempio Roma, Quarto e Ozzano — e in Sicilia Catania, parliamo di tante realtà. In questo quadro ovviamente è, però, parlando dell'esigenza di un testo da anni, se ne parla con cui si tratta della rigenerazione urbana perché ad oggi questo settore, quello della possibilità di intervenire anche con strumenti come la sostituzione edilizia, c'è la demolizione e costruzione totale o parziale di immobili e di singoli lotti. Ci sono interventi normativi. C'è un intervento normativo regionale, ma manca un indirizzo nazionale. Un indirizzo che abbia una visione nazionale: questo tema è un tema delicato, perché una legge sulla rigenerazione, buona, può anche creare delle sovrapposizioni, può creare delle problematiche. E quindi, a nostro avviso, è diversa una legge di carattere urbanistico da quella che è però l'indirizzo — e questa è un po' la dicotomia — l'aspetto quanto ci riguarda, che ha il Senato, quindi il gruppo di Fratelli d'Italia, che deve avere una visione nazionale. Cioè non deve essere una mera — diciamo — non è una banistica puramente intesa. Sappiamo che c'è anche la necessità di vedere poi anche la legge urbanistica, un piano di altro tipo, un'altra sfida che è del Parlamento tutto. E dovrebbe essere anche un aspetto, quello della rigenerazione, assolutamente legato al tema sociale. E quindi noi nel nostro progetto abbiamo inserito un piano appunto che tenga conto di una rete più sana di coloro che vi hanno a che fare, con la capacità di mettere in campo processi che non siano calati dall'alto e che non siano privi di effetti — appunto benefici sociali — con un approccio integrato, che tenga conto anche dell'elemento sicurezza urbana. Sappiamo che oggi il tema delle baby gang è molto sentito. E noi abbiamo anche istituito, col Parlamento, la giornata nazionale delle baby gang. Sappiamo che le giornate nazionali sono, tante volte, un atto di sensibilizzazione sul tema delle aree urbane spesso degradate: baby gang è fondamentale, e quindi nel nostro programma mettiamo in campo, nel nostro disegno di legge, molti elementi anche di coinvolgimento delle associazioni, quindi in un approccio diciamo partecipativo, non calato dall'alto, dove c'è una sensibilizzazione. Quindi privo di una cabina di regia nazionale, e questo è fondamentale, perché è quello che è mancato. E poi, esattamente, anche con quello che potremmo definire — di quello che è il modo di applicare nei giorni nostri — bene, c'è una dimensione, un'attenzione al principio fondamentale del NIMBY, verde, è quindi orizzontale. Quindi un coinvolgimento sia delle istituzioni locali ma anche della cosiddetta società civica. C'è il ruolo dei Terzi, che in questo è un elemento molto importante. Così come deve essere importante la leva economica: non dobbiamo immaginare degli interventi nelle periferie, nelle aree degradate, nei luoghi più decaduti delle nostre città, che non mettano in campo anche quello che può essere l'incubatore d'impresa, quello che può essere attenzione al tema del lavoro, alla BFA e alle start-up, se si definisce anche urbanisticamente, marginale. Pensiamo a certi spazi in più, urbanisticamente parlando non mancano in Italia. Quindi il tema del demolire, il ribaltare, per questo è il bello: la qualità non è stata sufficientemente perseguita su un'edilizia che non ha rispettato alcuni criteri. Non ci possono essere poi vedete spazi anche godibili, vivibili, però poi anche fare in modo che ci sia il lavoro, che ci sia lo sviluppo economico, e che ci sia quindi un circolo virtuoso che porti a questi luoghi, non di essere periferie, ma poter essere città. Però non in modo retorico dei margini come magari spesso è stato, in una città veramente distante dalla sua storia, perché ci si si sposta anche molto, perché poi anche qui c'era molto discorso sul tema del trasporto, sul tema della città, la cosiddetta città dei 15 minuti. Ma come vi dicevo, in questo momento in cui diventa una gabbia, che tu non ti puoi spostare dalla zona, si rischia di diventare un tema non più valido. Deve essere possibile vivere e non spostarsi se uno vuole, che tutto sia nel proprio quartiere, e poi ci sono qui i progetti come quelli che avete citato. Ma anche tanti altri — penso anche alla parte del Giubileo, ovviamente con un'attenzione molto forte al tema dell'estensione della metropolitana — un nodo che è stato finanziato in questa legislatura ed è fondamentale. Perché poi se non sei in città, non ti vuoi muovere, diventa difficile immaginare una qualità della vita.
Il progetto è ambizioso, coinvolge aspetti sociali, ambientali, ed economici. Il colore della rigenerazione urbana, della riqualificazione della nostra città, è davvero un sogno che molti cittadini vorrebbero vedere realizzato dalla maggioranza. Passiamo all'opposizione. Onorevole Santillo, qual è il suo punto di vista su questo obiettivo ambizioso della rigenerazione?
Un obiettivo molto ambizioso, ma un obiettivo anche che ci viene chiesto dall'Agenda 2030, dall'Agenda Climatica, dalla Direttiva Europea del 2025. Ci viene chiesto comunque dall'ecologia: ormai è una necessità, non si può più parlare di una possibilità, dobbiamo muoverci. La questione è però bisogna mettersi d'accordo sulla definizione di rigenerazione urbana, perché ad oggi non c'è nessun tipo di metro entro cui si possa dire "operiamo nell'ambito della rigenerazione urbana." Per questo motivo è auspicabile che il tavolo politico che sta portando avanti i lavori — la Commissione Ambiente al Senato — possa confrontarsi su questo, perché la rigenerazione urbana: non dovremmo già metterci d'accordo che è qualcosa che prevede, babbo, lo stop al consumo e all'impermeabilizzazione di suolo? E che però tenga in considerazione tutta una serie di interventi coordinati che si hanno: indirizzi urbanistici, indirizzi socio-economici, indirizzi culturali, indirizzi anche di tipo ambientale, con un'impronta di valutazione dell'impronta di carbonio, valutazione dell'impronta idrica, valutazione dell'impronta ecologica, proprio sull'impatto degli interventi che vengono fatti. Perché poi l'Italia non è solo Roma. L'Italia non è solo la periferia delle grandi città: l'Italia è fatta di tanti piccoli comuni. E quindi se devo assicurare la definizione e quindi la persecuzione della rigenerazione urbana che in questi altri comuni devono seguire tutta la normativa, sarebbe molto auspicabile che all'interno del confronto e del dibattito politico in Commissione Ambiente al Senato nell'ambito del DDL sulla rigenerazione urbana, si tenga anche in debita considerazione quello che è il caso "Salva Milano", cioè una rivisitazione della ristrutturazione edilizia che viene reinterpretata su una serie di interventi degli anni '90 dell'indagine in corso da parte della Procura di Milano, cioè la demolizione-ricostruzione. È fondamentale capire come intervenire. Certo, non si può fare così a spot, perché se dobbiamo discutere la rigenerazione urbana deve essere una visione. E quindi non possiamo pensare di intervenire come un puzzle che cos'Italia è cos'Italia: un quadro. Qui bisogna prima avere ben chiaro qual è il disegno del quadro e poi iniziare a capire i vari tasselli su cui muoversi. Altrimenti, andando così, si rischia che la rigenerazione urbana venga già invalidata dagli interventi. In questo caso, vedo una proposta di legge, che vedo con la convergenza tanto delle forze di questa maggioranza quanto delle forze di opposizione, che è ferma al Senato e che è mio auspicio possa terminare proprio all'interno dell'aggiornamento sulla rigenerazione urbana.
Se ti avo il punto di vista di chi questa rigenerazione urbana poi la fa materialmente — sono i professionisti, cioè sono gli architetti, gli ingegneri — se ti avo il punto di vista di Fondazione Inarcassa, che raccoglie tutti i loro presidenti. De Maio, io ho capito che si sta organizzando con Fondazione Inarcassa una giornata della rigenerazione urbana, il prossimo 10 marzo a Torino. L'attenzione è altissima da parte vostra.
Assolutamente, l'attenzione sul tema della rigenerazione urbana è molto alta da parte di noi di Fondazione Inarcassa, che siamo il punto di riferimento di 175.000 architetti e ingegneri liberi professionisti. È un tema di filiera, un tema che rivaluta l'intera filiera dell'edilizia, sulla quale è possibile costruire un patto tra i professionisti e il mondo imprenditoriale. Questo perché è un tema che richiede una grande sinergia per essere affrontato. E noi di teniamo che si possa in questo patto affrontare insieme alle imprese, effettivamente creare un volano di sviluppo per le realtà, per i territori che sono interessati da fenomeni di degrado urbano.
Noi la rigenerazione urbana teniamo che non debba essere intesa soltanto come un puro intervento di sostituzione edilizia — quindi una demolizione e ricostruzione — ma come qualcosa di una sfida più complessa, una sfida che ci deve vedere uniti: liberi professionisti appunto nel mondo delle imprese, perché da un lato ci siamo noi professionisti che progettiamo attraverso le nostre idee i nuovi modelli di sviluppo. E invece dall'altro lato ci sono le imprese che concretizzano con il loro operato. Insieme dobbiamo affrontare questa sfida per vincere nella trasformazione e per affrontare la sfida della trasformazione delle nostre città.
Sappiamo però che non è facile. Condividiamo quelle che sono le finalità del testo unificato che è attualmente all'esame della Commissione Ambiente del Senato, proprio perché lo vedo in questa logica integrata, dove bisogna mettere insieme tutte le forze — perché è una sfida complessa — tutte le sinergie del mondo economico, sociale, imprenditoriale. Le realtà intellettuali, i professionisti possono dare molto, perché il know-how dei professionisti italiani è un know-how molto spinto anche in termini di proposte, di tecnologie, di prodotti innovativi. Non si pensi soltanto, magari, nel campo della sismica, per quanto riguarda le tecniche di isolatori sismici alla base, ma lo diceva anche il servizio introduttivo, per quanto riguarda magari delle nuove proposte innovative in termini energetici per la riqualificazione energetica degli immobili.
Quindi sicuramente abbiamo un grosso know-how: possiamo essere quelli che — chiamiamola così — pianificatori. Gli architetti lo sono per definizione, ma poi c'è la pianificazione settoriale dove magari anche gli ingegneri si devono intervenire. Ma anche nella fase in cui si progetta l'esecutiva, perché possiamo dare una spinta ulteriore a quella componente tecnologica e innovativa nella filiera dell'edilizia, che è molto importante. All'estero si afferma quindi abbiamo un made in Italy che anche all'estero si riesce ad affermare.
La rigenerazione urbana può essere anche un volano di sviluppo in prospettiva anche futura, là dove i fondi del PNRR come un qualsivoglia arriveranno a un momento in cui si fermeranno. Quindi ci sarà la necessità di lanciare, di rilanciare l'edilizia: la rigenerazione urbana è anche una leva di sviluppo, ovviamente di sviluppo sostenibile.
Certamente il volano economico che rappresenta la rigenerazione urbana è pazzesco. Ricordo il numero monster che abbiamo dato all'inizio di questa trasmissione: 660 miliardi di euro è il valore della potenziale trasformazione di questi — pensate — 150-155 km² solo nelle aree urbane che potrebbero essere riqualificati o rigenerati.
Direttore Dini, Askanews segue queste tematiche molto da vicino. La partnership pubblico-privato è uno degli argomenti di cui leggo più spesso su Askanews. Che idea si è fatto: è un obiettivo raggiungibile? Ci si riuscirà?
No, ci si deve riuscire, perché come abbiamo sentito, fa parte di quello che è poi il DNA stesso della crescita, dello sviluppo di una società. Al centro mettiamo la persona, attiamo l'individuo, andiamo anche a guardare la sua costruzione, il modello familiare, il modello di inclusione sociale, i bisogni del modello che è il lavoro, il recupero delle periferie. Il tema dell'inurbazione è il tema globale — non è solamente un tema italiano. Diversamente, le città rappresentano — per esempio nella logica di costruzione di un mondo di connessione digitale, ma allo stesso tempo di sviluppo anche di nuovi mestieri, nuove professioni, c'è la dicotomia dell'intelligenza artificiale di cui parlavamo prima — l'elemento centrale.
Quindi mettersi a tavolino e ricostruire — e sembra quasi qualcosa di dato, non dovremmo essere già lì per questa discussione, dovremmo essere già oltre — e avere un progetto di insieme. Anche perché sentivamo, e abbiamo sentito soprattutto l'intervento del senatore, dove poi sono gli aspetti critici dal momento in cui si va a pianificare un quadro di riferimento, in quale inserire poi il lavoro che il Parlamento e il governo devono andare a costruire, che è quello delle competenze. È un aspetto da non trascurare, certamente c'è molto lavoro da fare. In gran parte si può fare grazie ai fondi, ma quello che dicevi tu: attivare meccanismi di partnership pubblico-privato. Guardare, per esempio, a quelle che sono le filiere più importanti di inclusione sociale che in questo momento difettano — penso soprattutto agli alloggi — ragionare su un grande piano di edilizia pubblica pensato nell'ambito della rigenerazione urbana.
Allo stesso tempo, la rigenerazione urbana può avere un senso se la rigenerazione urbana, oltre a quella lettera e alle misure sostenibili che sono, diciamo, al centro del percorso stesso di possibilità di vivere di un individuo nel territorio — perché il territorio non è sale: è difficile costruire qualcosa. Noi sappiamo molto. Sappiamo anche come sono andate a finire le storie di alcuni territori che hanno avuto grandi difficoltà.
Bisogna anche sapere per vedere quello che ci si usa. Il tema del dissenso, il periodo geologico — ho usato il termine geologico che è stato citato anche per quanto riguarda alcuni aspetti legati all'ipossesia di rivoluzione edilizia — è centrale in questo discorso, riguarda la rigenerazione urbana ma non solamente la rigenerazione urbana. In questo senso, l'ISPRA, la legge sul consumo di suolo viene derogata in maniera abbastanza decisa, un modo abbastanza biodiverso, direi allegramente, perché ci sono necessità di ricostruzione urbana, di rigenerazione urbana. Bisogna stare molto attenti, bisogna mantenere un punto di equilibrio, perché altrimenti si rischia di andare in una direzione e commettere gli errori che magari invece affiancandosi a professionisti — come l'ingegneria italiana sa produrre, ha prodotto nel passato — possono essere evitati. Ma il tema è il tema della realizzazione di una società compiuta che va dal mondo del lavoro, dal mondo dell'alloggio, dal mondo dell'inclusione sociale, il tema della sicurezza, in un contesto urbano che francamente è in costante modificazione.
Noi per altro abbiamo patrimoni architettonici e beni culturali che gli altri non hanno. Noi pensiamo quello che sta facendo, per esempio, l'Arabia Saudita in termini di rigenerazione di territori che però hanno poca rigenerazione: sono una riprogettazione di qualcosa che diventa modelli, con una quasi iconica che non riusciamo a trasferire direttamente — anche se fosse il modello più avanzato — sui nostri territori. Dobbiamo ragionare con quello che abbiamo, soprattutto cercare di fare quello che approda in termini normativi sia applicabile. Perché poi già mi vedo i comuni in grandissime difficoltà oggi, hanno già gestito i fondi del PNRR per cose molto più semplici, molto più elementari. Figuriamoci: siamo già nella progettazione di rigenerazione urbana e si rischia di avere enti di bloccarsi all'interno dei diktat normativi di dettaglio. Ci sono anche alcuni articoli interessanti da Presidente di dettaglio sul tema della rigenerazione edilizia più che urbana: già l'avevano all'armi molto forti.
La sfida è molto alta: una sfida sociale, ambientale. Abbiamo detto anche dal punto di vista del lavoro — come diceva il nostro ospite, dei motori, di creazione del lavoro nelle aree urbane e periferiche — che vorrei soffermarmi: uno dei motori principali proprio sulla partnership pubblico-privata. Come la state tenendo in considerazione nell'elaborazione del testo unificato e quali opportunità può creare?
Allora, partendo dal testo unificato, devo dire che penso che veramente c'è un grande merito a tenere insieme un tema fondamentale che diciamo è appassionante, anche nei nostri interventi. E ci mettono in campo delle sfide che sono veramente cruciali. Il testo che ci siamo al lavoro — ad oggi il testo base si parte dal testo che è stato il primo che è stato presentato — di fatto, poi ogni parte politica ha presentato emendamenti legati a quello che mancava in quel testo. Quindi non abbiamo detto "di volerci" e ovviamente rispetto a quello di cui ci occupavamo, ma così come hanno fatto tutte le forze politiche, poi si arriva a una sintesi. I due aspetti auspicabili che sia veramente un testo attendibile al di là del netto di alcune ovviamente divergenze di visione che ci sono — non vedo l'idea che serva un testo sulla rigenerazione — ma lo dico anche prima il collega, dove sia ampiamente condivisa.
Il tema dell'apporto pubblico preparato noi — sia nel testo, la maggior parte dei testi presenti — ovviamente, per avere un stanziamento pubblico non è il nostro. Per esempio, è un fondo che possa essere finanziato. Quindi ovvio: questa è una cosa ovviamente da condividere col MEF, che sono i fatti. Poi appunto, e che possa essere finanziato ogni anno in base a quelle che sono le disponibilità di bilancio, per il concetto che nel bilancio dello Stato deve essere comunque previsto un fondo annuale per la rigenerazione urbana. E capire al netto degli strumenti — che poi giustamente non sono il PNRR, il Piano di Resilienza, o i fondi di coesione, quant'altro, o quelli che riguardano il Mezzogiorno in Italia, e tanti strumenti che ci sono continuando adesso — ci deve essere anche un accantonamento di fondi legati a quello che è necessario, là dove serve l'intervento pubblico.
È fondamentale anche l'intervento privato, perché la leva privata è una leva importantissima. Naturalmente bisogna avere una giusta sintesi. Io credo che poi fondamentalmente il problema pubblico era visualizzato nel biennio edilizio e oggi ci siamo, da tutte e due le parti. Il pubblico spesso ha il problema di un approccio che sia accettabile, perché se è un investimento e poi oggi l'impresa che sta sull'edilizia, sulla banistica, è un po' cambiata — non ci sono più, o sono di meno, le grandi famiglie dei costruttori, sono i fondi — questo può essere un male, certo, e testato da certi aspetti. Può essere un bene, perché se il decisore è pubblico e riesce a essere chiaro, a spiegare quello che si può fare, quello che non si può fare, e quali sono i tempi, ovviamente anche l'investimento privato diciamo viene favorito. Se invece al contrario c'è un'incertezza totale — prima che con il caso "Salva Milano", l'incerto da un collega dal mio punto di vista — un'applicazione e che poi è diventata pervasiva. E si è arrivati, secondo un concetto da un lato, poi al macigno dell'eccesso di burocrazia e all'esasperazione di un'ibridizzazione eccessiva. Perché ad esso si può, si deve realizzare, diciamo, con la ristrutturazione anche delle sagome, non per stia al piano, e guardare ovviamente ci vuole certezza del diritto, ci vogliono le regole. Ma allo stesso tempo è una grande semplificazione. Quindi questa è la strada, ma è questa, è una bella e fondamentale leva perché porta quell'eccitazione. Noi siamo comunque per una vera — certo — la sostenibilità: hai un nucleo, sappiamo bene che insomma non solo per quelle che sono gli obiettivi europei, ma anche per un tema di equilibrio, di sostenibilità non può appunto essere quell tipo di espansione. Vanno fatte, tante cose anche al punto di vista della sostenibilità ambientale. Per il tema della casa — tornando anche su un altro stimolo che vuole essere dato — sentiamo è fondamentale, non stiamo vedendo anche in tutto il resto del globo che c'è un grande tema di accessibilità della fascia, non dico della fascia popolare bassa ma della fascia anche media, alla casa. Questo accade a Dublino, accade a Berlino — dove abbiamo visto anche le scelte di gestione che c'è un tema specifico sulla casa a Berlino — accade ovviamente a Londra, dove la media, da una media decina di migliaia di euro, insomma è così. E quindi se noi non mettiamo in campo dei piani di edilizia residenziale pubblica legati ovviamente alla demolizione e ricostruzione, non al consumo di suolo — anzi che avevamo già — avevamo anche noi precedentemente questo problema. Quindi questo sensatamente di intervenire, non si può fare ovviamente, bisogna spiegare anche al privato che ci sono degli elementi. Ad esempio penso anche alla qualità, della così detta progettazione, ma arriva sull'impostazione dei miei alcuni problemi anche rispetto all'intervento privato. Però non sono insormontabili, perché consentono di avere non un pragmatismo che abdica, ma un'impostazione che guarda l'interesse pubblico. E abbiamo sempre i valori emergenti e permanenti.
Onorevole, la sua su questo. Allora, io credo che guardandoci in faccia dobbiamo ammettere che in questo periodo in Italia abbiamo sempre più Italiani senza casa, e sempre più case senza Italiani. I nostri centri storici si svuotano, abbiamo il problema anche degli affitti a breve. Il B&B, all'interno della nostra città, ben vengano ovviamente — ci mancano quelli che avevano una regolamentazione dovuta — credo che bisogna partire da una proposta per — e anche prima della rigenerazione urbana, anche nel campo dell'edilizia residenziale — di una proposta che sia di visione. In questo senso, penso che siamo un'unica forza politica che la abbiamo depositata sia nella scorsa legislatura, e questa è incardinata in Commissione Ambiente alla Camera, delle deputate: un piano di edilizia residenziale pubblica e sociale, ma con agevolazioni fiscali, di revisione anche del fondo per i morosi incolpevoli, gli affittuari che sono in difficoltà, che ci ridà una qualità dell'abitare all'italiano. E non tanto è un'apertura, non tanto un tetto che è gravato sulla testa — cioè qui c'è un problema anche di servizi.
Allora, tornando alla coppartecipazione privata: ben vengano, ci sono diverse strade. Per esempio, all'interno del piano di edilizia residenziale e sociale, il privato deve copartecipare, perché "sociale" non è "pubblico". All'interno della viabilità, per esempio, tutto questo sistema di Smart Grid: come possiamo pensare che tutti i servizi connessi alla Smart Grid siano in concessione. I stessi servizi di prossimità che dobbiamo garantire all'italiano che vive in comfort: che sia il servizio sociale, il servizio sanitario, il servizio di istruzione, i parchi, il servizio sportivo. E immaginatevi quanti sono i capannoli dismessi, quante sono quelle case che tra l'altro — la nostra proposta di legge — si parte proprio dal censimento di tutte queste difficoltà. La prima è che sono abbandonate, sono in stato di abbandono e degrado e quindi vanno recuperate. All'interno di questi edifici non c'è consumo di suolo e non c'è nuova impermeabilizzazione, perché le superfici che sono utilizzate sono già più di quelle che servono.
Ma anche un censimento di questi edifici, perché ad oggi c'è una situazione in cui, ad esempio, dove ci sono le persone che subiscono anche gli sfratti, sembra che le unità abitative già abbandonate siano già di più delle richieste di coloro che hanno bisogno di una casa. Quindi bisogna partire da lì, e anche in queste richieste e in questo monitoraggio si può avviare una buona partecipazione privata.
Presidente De Maio, invece: parliamo di qualità della progettazione. Come Fondazione Inarcassa, come diciamo intenete garantire il livello delle prestazioni di professionisti come ingegneri e architetti che poi materialmente si occupano di rigenerazione urbana?
Noi sicuramente sulla qualità della progettazione veniamo chiamati, abbastanza sempre, là dove siamo come professionisti impegnati da tempo. Perché difendiamo anche quello che è un principio che, secondo noi, garantisce la qualità del costruito, che è quello del giusto compenso. Partendo dal presupposto quindi che è importante che il professionista abbia un adeguato compenso, per poter espletare anche un progetto di qualità — secondo me — è centrale la figura del professionista, perché nella rigenerazione urbana — l'abbiamo sentito prima — ci sono tanti elementi nei quali il professionista può intervenire: sia per quanto riguarda gli aspetti sismici, sia per gli aspetti energetici, perché la riqualificazione urbana è anche un'opportunità di qualificazione energetica, di qualificazione sismica, di tanti immobili.
È vero come diceva l'onorevole Santillo che è opportuno fare un'analisi pure delle esigenze, perché andiamo incontro — diciamo — ad una crisi demografica italiana, quindi non è detto che ci sia effettivamente bisogno di tanti immobili in alcune località. Quindi bisognerebbe prima partire dall'analisi delle esigenze. Capire là dove occorre puntualmente avere eccesso di necessità di nuove unità abitative, e poi effettivamente renderla quanto più qualitativamente adeguata. In questo i professionisti diciamo sono disponibili, sono coloro i quali devono fare la parte appunto più importante.
Noi siamo pronti a fare la nostra parte. E la politica ci coinvolga: sia nella fase pianificatoria, sia nella fase di esecuzione. Riteniamo importante che i comuni — che sono secondo noi i soggetti che sono deputati ad attuare, perché sono quelli che meglio conoscono le realtà territoriali — debbano avere un ruolo strategico, anche in una pianificazione che sia partecipativa, quindi con una presenza di cittadini, di visione di quella che deve essere appunto la prospettiva, la qualità dell'abitare nelle nostre città.
Direttore Dini, chiudiamo parlando delle nostre città. La nostra città sta affrontando comunque un momento difficile da molti punti di vista: perché, appunto, lo diceva l'onorevole Santillo, ci sono molte case vuote e molti lavoratori che vogliono avvicinarsi alla città, ma hanno problemi di costi, di costo della vita. Come si può sbloccare, scardinare questo meccanismo, che sembra al contrario?
Beh, concretizzando quello di cui stiamo parlando, il processo di rigenerazione urbana è pensato anche per offrire alla grande scatola urbana — quindi alla grande città, che in tutto il mondo vedete situazioni ovviamente con scarti diversi però non soluzioni molto simili, molto prossime — avendo per altro patrimoni e centri storici, componenti diverse. Quindi noi aggiungiamo una criticità maggiore, quella di avere una quantità di patrimonio culturale all'interno dei centri storici difficilmente toccabile, rispetto ad altre città. E anche le desistenze di beni particolari, non in tutta l'estensità come Roma, come Napoli, come Milano, sono delle problematiche, delle criticità che vanno affrontate con grande attenzione da parte di professionisti e di decisori politici, rispetto a quello che poi sarà la settore urbano.
Ma fondamentalmente è libero da dare concretezza a quello di cui stiamo parlando. In che direzione? La direzione fondamentale è cambiare il soggetto di tutto questo percorso: il soggetto deve essere la persona, il cittadino e il suo bene, il benessere. Il concetto del 2012, il concetto di bene, che è passato ad avuto una sua storia ma poi ha derogato anche in questa direzione verso l'utilità, verso l'incapacità di offrire risposte per un futuro. E comunque delle risposte.
Oggi abbiamo il tempo e i fondi per ragionare su risposte che non siano solamente per un futuro, ma che siano progettualmente avanzate per uno schema anche sociale, che è completamente cambiato. Abbiamo parlato di denatalità, ma noi invece vorremmo avere un mondo con più natalità. Quanto meno una nazione con più natalità, non con meno natalità. Quindi dobbiamo fornire gli strumenti per invertire questo percorso. Noi possiamo cavalcare il tema della natalità in risposta a quello che poi il bisogno degli alloggi. Dobbiamo costruire degli alloggi che diano risposte a certe necessità: dove costruire gli impianti che non vadano a compromettere l'equilibrio della legge di consumo di suolo, perché bisogna stare attenti. Ma queste sono leggi dello Stato: cioè, noi quando parliamo di questo non abbiamo problemi di infrazione. Ripeto, si sono verificati a Emilia-Romagna — non è che sto dicendo che si sono verificati solamente in regioni che non hanno rispettato — l'Emilia-Romagna ha sempre saputo come si fa. Però poi particolarmente colpita dalle alluvioni — alluvioni che vanno nel sistema — e per altro anche le inondazioni urbane, non è che insistono solamente in campagna. A zonazione dire a vereno — cioè c'era un sistema che è minato e che abbiamo la possibilità di ricostruire. Ripeto: l'importante è che al centro ci sia quella che è la progettazione di una nuova convivenza sociale.
Faccio un esempio banale, che è un'altr romano — che il senatore sicuramente conosce — la tanto vituperata Tor Bella Monaca, gestata e nella sua costruzione, che nell'inurbazione c'è stata a Tor Bella Monaca. Che tipo di sicurezza sia garantita, quale vicinanza rispetto a un'area — parlo di decenni fa — e il prodotto finale di non aver pensato complessivamente a una visione di insieme, ma la possiamo dire di tantissime altre aree che poi oggi li consideriamo gli "scampi". Tutto quello lì andava pensato in una chiave di rigenerazione. Una rigenerazione: sì, deve risanare gli scampi di Bari, di Palermo, c'è a San tutelare, che noi oggi consideriamo il peggio del peggio di ciò che si possa fare.
Vorrei non ripetere quegli errori. Cioè, oggi abbiamo tutti gli strumenti per poter dire: cambiamo prospettiva, mettiamo al centro del nostro focus la persona, le famiglie, i soggetti dei borghi, ma allo stesso tempo anche le associazioni sociali che iniziano ad avere fortissime difficoltà. Arriviamo al tema dei centri storici: guardate il tema dei B&B e lo vedete benissimo, almeno per quanto riguarda le nostre città. Sta vivendo una crisi forte, nel senso che la legge della domanda e dell'offerta, non a un certo punto, fa pagare lo scotto a tutti. E anche in questo caso: c'è lo spazio per intervenire.
Insomma, il lavoro si sta facendo, la convergenza c'è. Ed è soprattutto il quadro del semestrale ci porta a dire che le città devono essere messe al centro della nostra progettazione. Intanto al centro degli investimenti: il governo ha già stanziato 3 miliardi di euro, ci sono mille e tanti progetti già in corso. Noi qui a Largo Chigi continueremo a seguire con interesse questi temi. Ringrazio il nostro splendido dibattito: davvero vivace e interessante. Ringrazio il nostro team e la regia. Vi do appuntamento alla prossima puntata di Largo Chigi. Da Paolo Bocchetti, un sentito arrivederci.