Crisi carburanti e caro vita: cosa cambia

Trascrizione del video
Amici di Largo Chigi, amici di Urania News: ben ritrovati da Paolo Bocchetti per un nuovo appuntamento. È una settimana che viene spesso con pagine sui temi delle istituzioni, delle politiche e dell'economia. Sono cinque anni che Largo Chigi è online e vale — per ogni tanto ricordarlo. Questo oggi partiamo dalla crisi dei carburanti e dal carovita. Ma lo facciamo con una notizia che ha sorpassato tutto, perché c'è la notizia della tregua e il cessate il fuoco per almeno due settimane in Iran: l'accordo tra l'amministrazione Trump e il regime iraniano. Regista di questo accordo: il Pakistan, obviamente anche la Cina. Ne parleremo con i nostri ospiti. Ovviamente il petrolio è subito crollato di quotazione: lo stesso vale per il gas. Siamo a 95 — anche sotto questa quotazione per il Brent — e a 44 il gas, il TTF. Quindi ottime notizie: le borse stanno volando. Ne parliamo con i nostri ospiti, che vado a presentarvi. Collegata con noi, c'è una giornalista di Milano Finanza, Angela Zoppo. Bentrovata. Buongiorno, buongiorno. Un po' di aria. Alla mia sinistra c'è l'onorevole Guerino Testa, segretario della Commissione Finanze alla Camera per Fratelli d'Italia. Bentrovato. Grazie, buongiorno. Alla mia destra, Micaela Valitutto, segretaria generale del World Energy Council — WEC. Bentrovata. Grazie, buongiorno. Alla mia sinistra, la senatrice Daphne Musolino, capogruppo in Commissione Finanze per Italia Viva. Bentrovata. Buongiorno, grazie. Bene. Allora, inquadriamo il tema come al solito con la nostra copertina, ancora anche quest'oggi da Beatrice Telese. "Il prezzo dell'energia torna al centro del confronto tra misure nazionali e tensioni internazionali. Il governo è intervenuto con il decreto carburanti, prorogando il taglio delle accise fino al primo maggio per contenere l'impatto su famiglie e imprese, in una fase ancora segnata da forte volatilità. Ma lo scenario si è nel frattempo complicato: la guerra mediorientale continua a pesare sui mercati e le borse europee hanno perso circa il 6%, bruciando 3.000 miliardi di euro di valore. Mentre le stime sugli utili delle imprese rallentano sensibilmente. Sullo sfondo resta il nodo delle forniture e della sicurezza energetica, al centro anche della recente missione della premier Meloni nel Golfo. Una pressione che si riflette lungo tutta la filiera: dai trasporti alle imprese, fino ai consumatori. E mentre in Europa si torna a discutere di possibili misure emergenziali per contenere i consumi, il punto è capire se siamo davanti a una nuova fase di crisi o all'inizio di un equilibrio diverso." Senza dubbio: l'inizio di un equilibrio diverso, perché c'è il cessate il fuoco di mezzo e c'è la tregua per due settimane. Le parti si parleranno a Islamabad, in Pakistan, si parte da un accordo basato su 10 punti. L'accordo iraniano prevede il controllo dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran, probabilmente anche l'inserimento di alcuni pedaggi per le petroliere. Ma lo stretto sarà riaperto immediatamente, quindi ripartono le forniture. Angela Zoppo, poi io partirei da te: chiaramente l'attualità in questa puntata supera ciò che avevamo schedulato, perché stanotte tutte queste novità. Partiamo dai carburanti. La domanda è un po' tecnica: si parla di "effetto razzo" — quando salgono i prezzi salgono come un razzo, poi scendono lentamente come una piuma. Ora c'è il cessate il fuoco: chiaramente il Brent è crollato come quotazione per il 17% in poche ore. Adesso, cosa succede? Cioè, valgono ancora tutte le tensioni sui prezzi? Che impatto reale avrà questo cessate il fuoco, e che impatto avrà sulle decisioni della politica — vedremo tra poco. Dante, grazie. Buongiorno. Tanto: come è detto, l'effetto è stato immediato sulle quotazioni del Brent, il primo indicatore che osserviamo. Però è altrettanto vero che c'è questo "effetto chiusa" — cioè mentre assistiamo a trascinamenti immediati al rialzo alla pompa quando il prezzo del Brent sale, non accade altrettanto quando il prezzo del Brent scende. Tanto più in casi di incertezza come questi: perché insomma, per fortuna ci siamo svegliati e non c'è stata la distruzione della civiltà millenaria che aveva inizialmente alimentato il pensiero che nella notte sarebbe successa qualcosa di apocalittico. Ci siamo risvegliati in una situazione di mercati più favorevoli, però regna comunque sempre un'incertezza, e questo ai mercati alla lunga non piace. Quindi direi che assistiamo sicuramente a questo effetto "calmieri" sui prezzi, però è veramente presto per definirlo strutturale. Certamente. Allora ora, onorevole Testa: dentro il decreto carburanti — tra l'altro, ci saranno le audizioni al Senato su questo taglio delle accise, meno 25 centesimi di benzina ma anche qui un piccolo effetto, cioè calo effettivo rispetto al calo previsto, ma questo è sempre il discorso della domanda o dell'offerta. Ci sono anche altre leve dentro il decreto carburanti, non solo il taglio delle accise. Come il governo sta cercando di intervenire a 360 gradi su questa crisi energetica? Innanzitutto, apprendiamo con soddisfazione la notizia di questa notte, questa mattina. Un po' tutti erano andati a dormire ieri sera molto preoccupati. E invece ci siamo ritrovati — leggendo come ogni mattina le prime agenzie — che un po' è tornato il sorriso. Forse anche le preghiere del Santo Padre in questo giorno dell'Angelus hanno portato un minimo di riflessione nel cuore e nelle menti di Trump e dell'Iran. Sicuramente, cerco di essere il più laico possibile, dicendo che in questi anni — al di là dell'ultimo decreto — tanti sono stati i decreti ad hoc per contrastare il caro carburanti, il caro energia. Così come previsioni finanziarie importanti sono state inserite nella prima finanziaria del governo Meloni, fino all'ultima. Con l'ultimo decreto che ha visto il prorogarsi al primo maggio del taglio delle accise: io penso che sia stato un provvedimento doveroso e di grande responsabilità. Quindi nessuno si aspetta un complimento, un bravo — penso che un governo attento e maturo avesse il dovere di fare quello che è stato fatto. Voglio tenere il rilievo come ad esempio il taglio del 20% dell'IVA, come imposta per le aziende del mondo della pesca: adesso è stato esteso anche per il mondo agricolo. Questo cosa vuol dire? Vuol dire che settori che fino all'avvento del governo Meloni erano stati in qualche maniera messi un po' in un angolo, in subordine, hanno ritrovato centralità. E sappiamo perfettamente come, per esempio, il mondo agricolo ha un impatto importante sul PIL italiano. E penso — vado a conclusione — che tutte queste misure hanno come obiettivo strategico quello di contrastare il carovita, ovviamente. Ma cercare di tutelare al massimo le famiglie più vulnerabili e le imprese che, tutti i giorni, al di là di un contesto internazionale complicato da qualche mese, devono anche fare i conti con un costo del carburante che certamente limita molto le aziende. Probabilmente con il cessate il fuoco, misure come le targhe alterne, più tosto che i razionamenti e lo smart working obbligatorio — probabilmente con il calo dei prezzi ci sarà modo anche di ragionare. L'abbiamo visto a livello di mercato, l'abbiamo visto a livello di governo: speriamo che la situazione si raffreddi e che soprattutto si trovi un accordo di lungo periodo. Ciò non è scontato. In tanto dobbiamo fare i conti: e parlando di conti, abbiamo parlato di queste misure. Il taglio delle accise costa — mi sono fatto i conti — 165 milioni di euro a settimana. Quindi questo è il costo: è un impegno molto gravoso da parte del governo, un impegno molto nervoso. Proiettandolo su un anno — il potatico che non vorremmo mai vedere — sarebbe un'altra 8 miliardi di spesa, una mezza finanziaria tanto per intenderci. Quindi mi fermo qui. Lo svilupperò con un mio intervento, però ragionando su un piano strategico per contenere la questione energetica: ne parlerà la premier Giorgia Meloni domani in un'informativa alle Camere. Ma comunque c'è da ragionare a livello un po' più strutturale. Micaela Valitutto, volevo chiederti: c'è una misura in particolare che si chiama "Gas Release" — cioè fornitura a prezzo calmierato per le imprese. Un po' quello che diceva l'onorevole Testa. Questa è una proroga — chiaramente quella fino al primo maggio del taglio delle accise dà un certo respiro. Però la volatilità sui prezzi, come lo spiegava Angela Zoppo, continua. Cosa ne pensi? Allora, innanzitutto dobbiamo riconoscere la volatilità dei prezzi: ci sono dei fattori esogeni e dei fattori endogeni. Quindi qualsiasi tipologia di scelta, di provvedimento interno di uno stato nazionale, non può avere efficacia sulla causa, ma al massimo un impatto sugli effetti. C'è da dire che la scelta inizialmente prevista — per una ventina di giorni — di tagliare le accise di ben 25 centesimi, è stata una delle scelte a livello europeo più coraggiose del governo italiano. Perché altri governi sono intervenuti con delle misure e dei supporti che avevano un impatto minore. Tuttavia, questo garantito inizialmente per venti giorni, poi si è generata la necessità di prorogare questa misura. Perché nessuno sapeva all'inizio quale sarebbe stata la durata del conflitto, e il mercato dava anche segnali più sereni sulla possibilità di una fine più breve e di minore durata. Questo ha consentito di avere la media dei prezzi italiani dei carburanti tra i più bassi a livello europeo. Tant'è vero che si sta assistendo a un fenomeno che fino ad ora era sempre stato al contrario: che dalla Svizzera e dalla Slovenia vengano a fare benzina in Italia. Quindi sicuramente è una misura con un impatto che non può essere strutturale — come diceva il direttore — ma è una misura che è servita ad aiutare i cittadini e i consumatori in questa fase, particolarmente fragile. Ecco, senatrice Musolino: proprio sulla strutturalità del provvedimento, perché una delle critiche che le opposizioni muovono è che è una misura congiunturale e non strutturale — senza dubbio. Volevo capire dal punto di vista di Italia Viva: cosa avreste fatto se foste stati al governo? In questa situazione che è un'emergenza — non è facile — ma se fossimo stati al governo, sicuramente non saremmo arrivati a questo punto. Cioè, saremmo intervenuti in via primaria. Dall'inizio la decisione di questo governo Meloni — che noi contestiamo — è stata sempre quella di fare misure strutturali, interventi sempre però molto limitati nel tempo, che ogni volta costringono il governo ad adottare poi ulteriori misure per prorogarle, o poi a trovare altri strumenti per cercare di in qualche modo correggere il tiro. Abbiamo visto con la prima legge di bilancio — perché era frutto del governo precedente, ma ci siamo insediati a ottobre, quindi c'era poco da fare. Ma già dalla seconda legge di bilancio abbiamo cominciato il cuneo fiscale: prima era una manovra di importo — al secondo anno è ancora una manovra di importo. Poi diventa qualcosa di più strutturale. Allora abbiamo aumentato quota 101, siamo arrivati a quota 103, poi abbiamo tolto "opzione donna", poi abbiamo reinserito... insomma, ogni volta ci sono questi aggiustamenti. In tanto che determinano il caos anche per gli operatori, con effetti di mercato: un po' di tempo, e queste posizioni trovano sempre una legislazione che continua ad essere frammentata. I cittadini non trovano uno sbocco. Ma soprattutto qua c'è la grande delusione di parte degli elettori verso un governo che aveva detto di determinate cose che non ha rispettato. La prima: "Vogliamo abbassare le accise." Tutti ci ricordiamo questo famoso video della presidente Meloni quando era capo dell'opposizione. Invece nell'ultima legge di bilancio — cosa che non dobbiamo dimenticare — le accise sono state aumentate. E subito dopo, un mese e mezzo dopo, c'è stata questa riduzione temporanea, questo taglio temporaneo. Adesso è ancora una proroga fino al primo maggio. Ma non ci dimentichiamo che sono state aumentate e per i prossimi sei anni, con una previsione di incasso di svariati miliardi. Quindi siamo come... siamo dentro il gioco dell'oca: facciamo un passavanti e poi facciamo un passettino indietro. Ma le misure, alla fine... Sì, e c'è un anno che pesa tutti: il calo della produzione industriale. Quando arriva, viene annunciato! Quindi evidentemente dal punto di vista della politica strutturale — ma anche di altro — mancano degli interventi, perché altrimenti il calo della produzione industriale e la crescita del PIL che è andata al di sotto anche delle stime previste dal ministero — questo evidentemente ci dice che gli strumenti messi in campo non sono efficaci. Sì, è un po' come il gioco delle parti, perché la congiuntura è quella che è: il contesto internazionale non risolve e resta quello che è. Quindi la coperta è sempre corta: da una parte quella dei conti pubblici, poi c'è il modo di... Prego, come la vede lei. Se posso, vorrei mettere in rilievo un dato che forse non viene mai preso in giusta considerazione. Quasi tutte — se non tutte — le misure che questo governo sta mettendo in atto non sono creatrici di nuovo debito. E questo è un dato che penso da mettere in rilievo, è fondamentale. E così mi piace che la collega senatrice ha ricordato dei semplici: il cuneo fiscale, che è stato reso strutturale anche in maniera abbastanza consistente. E passato in sordina tra le opposizioni e passato in sordina tra i sindacati. E penso che una volta che ci si accorge di avere a che fare con un governo che fa quello che dice, almeno su un dato che interessa la vita dei lavoratori, penso che si possa trovare una convergenza. Poi, quello che dice la senatrice è un'osservazione molto importante, perché è frutto di questa situazione drammatica che stiamo vivendo. In risvegliandoci mandati a dormire con delle previsioni, e poi a poca luce, cosa è? Forse in un film di fantascienza si sarebbero potute vedere le notizie che stiamo leggendo. Invece oggi abbiamo una situazione che ci fa riposarsi e qui in dieci giorni non dire "state tranquilli", ma ricominciare a rivedere un minimo di luce in fondo al tunnel. Quindi bisogna avere contezza che c'è un governo focalizzato sulle grandi partite e centrato su quelle che sono le battaglie politiche e geopolitiche da portare avanti. Così come l'ultimo viaggio che la premier Meloni ha fatto in Arabia Saudita: penso che anche lì qualcuno dell'opposizione si sia divertito a contrastare e a vedere del marcio in quella trasferta. La premier, invece, penso che sia stato un momento di grande accortezza, per andare a siglare degli accordi importanti in un luogo dove gas e petrolio — diciamo — certo non mancano, la fanno da padrone. Angela Zoppo: poi voglio parlare anche di scorte, perché spieghiamo a casa il problema delle scorte e degli stoccaggi, sia con il gas che con il petrolio. Anzi, molto più col gas che col petrolio. Io adesso ci spiegherai perché. Come siamo messi, e alla luce di queste novità di oggi — della tregua e diciamo così del cessate il fuoco — cosa può succedere? Possiamo ragranellare un po' di scorte in più, oppure dobbiamo sempre stare attenti anche alle limitazioni delle forniture? Cito solo quattro capoluoghi: Ineate, Venezia, Bologna, Treviso — dove comunque un minimo di limitazione c'è stata. Anche se l'Enel e gli operatori hanno abbastanza tranquillizzato. Cioè: anche sul cosiddetto razionamento siamo tranquilli. Come la vedi? Allora, se posso, parto dagli aeroporti per dire che anche l'Autorità Nazionale e la Protezione Civile hanno iniettato un po' di acqua sul fuoco, dicendo che questi avvisi un po' allarmanti che sono arrivati dagli aeroporti — anche da importanti come Malpensa — erano dovuti più a un eccesso di traffico, a un traffico intenso, piuttosto che a un vero problema di scorte. Anche se effettivamente c'è da tenere conto anche di quello: se vediamo che compagnie come Ryanair o Lufthansa hanno già annunciato che se continua così metterebbero a terra degli aerei — Ryanair addirittura ha detto che il 15% dei voli è a rischio. Invece, parlando del gas: in Italia siamo molto meglio degli altri paesi europei. Abbiamo gli stoccaggi che si trovano in fase di riempimento, quindi stiamo facendo le scorte per il prossimo inverno. E partiamo da un circa quattro, comparato al 40% di riempimento — che non è troppo dissimile da quello di un anno fa. Quindi non siamo messi poi così male. In più c'è stato un fattore positivo che forse non era stato previsto: perché il passato e anche le prossime festività — anche un po' fino al 25 aprile, al primo maggio — ci potranno aiutare, perché c'è una riduzione dei consumi, e qui vale il non prelevare gas dalle scorte. Quindi insomma, da quel punto di vista non siamo messi malissimo. Se si pensa che la media europea è intorno al 29% di riempimento, direi che almeno su quello — per il presente e per il breve futuro — possiamo essere ottimisti. Certo, l'imprevedibilità ormai è la parola d'ordine da settimane: quindi vedremo cosa succederà nel futuro. Però è chiaro che la base di partenza non è eccessivamente drammatica. Onorevole Testa, sul viaggio in Medio Oriente della Meloni: quanto è strategico rafforzare quei canali energetici in questa fase, secondo te? Su questa domanda mi viene in mente che — quando parla di sicurezza energetica e ci si riferisce al petrolio — ci sono tre possibili soluzioni: diversificare, diversificare, diversificare. Naturalmente la diversificazione dei player commerciali è una visione strategica necessaria. Ricordo: l'Italia è dipendente per l'ottanta per cento di acquisto di energia primaria da altri paesi. E ricordo che da quell'area, dall'area del Golfo, noi importiamo circa il 10% di gas e il 100% di petrolio. In parte o in modo ricordo un'attività di diplomazia energetica, di diplomazia strategica, portata avanti da questo governo. Ricordo gli accordi ad esempio che rientrano anche nell'ottica del Piano Mattei, con il Maghreb, con la Turchia, con il principe ereditario di Riyadh, MBS, insomma una serie di accordi che ci consentono di avere interlocutori, quindi una maggiore sicurezza di approvvigionamento. È uno sforzo che il governo sta facendo, sia per le caratteristiche peculiari di dipendenza energetica che ha l'Italia. Perché in Italia — anche con lo sforzo già fatto — quando abbiamo deciso, giustamente, di uscire dal gas russo quando la Russia ha illegalmente mosso guerra all'Ucraina, ci siamo riscoperti deboli dal punto di vista della sicurezza energetica. Quello sforzo è stato fatto dal sistema paese, e oggi si sta ripetendo con effetti positivi per la stabilità della nostra sicurezza energetica. Diversificare, diversificare, diversificare. Ma voi non cambiate canale: rimanete con noi. Dopo questa breve pausa, continuiamo a parlare di energia e del carovita. Proprio perché non vogliamo essere i primi, vogliamo tentare di spiegare il perché, stiamo ragionando sulle possibili conseguenze di quella che — fortunatamente positivamente — è la svolta del cessate il fuoco e della tregua per due settimane, siglata in Iran dall'amministrazione americana di Trump e appunto dal regime iraniano. Già ci sono alcuni distinguo: chiaramente Israele ha detto che non vale per il Libano. Purtroppo, aggiungiamo noi. Però intanto si parlerà, si parlerà a Islamabad. E fortunatamente le borse sorridono, i prezzi delle materie prime, delle energie. Senatrice Musolino: torniamo. Quanto l'Italia è esposta o attrezzata rispetto ad altri paesi sulle scorte, sull'energia a tutto tondo? Ci spiega Angela Zoppo — pochissimo fa — come non siamo poi messi così male. Dove si giocherà la partita nei prossimi mesi? Nei prossimi mesi si giocherà sicuramente la parte di grandissima rilevanza sulle scorte, sulla produzione, e che richiamerei sulle alleanze con i paesi, non soltanto di andare a mantenere le relazioni internazionali con questi paesi. Su questo dobbiamo fare un atto dovuto alla presidente Meloni: un giorno in Arabia Saudita. Ma che nel frattempo ci siamo arrivati? Vorrei dire — premiere le relazioni ci ha già già messo avanti — aveva instaurato questi rapporti, e sta a scegliere di portarli avanti. E poi alla fine, come si suole dire: corsi e ricorsi storici — finalmente ci siamo arrivati. Così come Enrico Mattei, a suo modo, batté per la TAP, per le forniture, in maniera tale da garantire una continuità di fornitura all'Italia. E adesso si sta vedendo che meno male che ci fu quel percorso, perché altrimenti avremmo avuto ulteriori difficoltà per l'approvvigionamento del gas. Dopo di che c'è un altro capitolo che purtroppo vede molto indietro, che è quello della capacità di sfruttare le energie verdi e le rinnovabili. Dove invece — nonostante le grandi risorse che non stante le messe a disposizione dal PNRR — l'Italia non ha saputo evidentemente: l'era Meloni ha gestito il PNRR, non ha saputo sfruttare questa occasione. Perché siamo consapevoli che purtroppo l'investimento che si sarebbe dovuto fare proprio sulle fonti di energia alternativa, sulla rigenerazione, non è stato fatto. Questo ha determinato — proprio perché possiamo essere in uno scenario europeo — per esempio: c'è una posizione di particolare difficoltà. La vicenda è sancita dalla Spagna: la Spagna riesce ad avere una produzione di energia elettrica a un costo molto al di sotto rispetto alla media europea — oltre il 40% al ribasso — perché ha spinto e ha investito sulla produzione verde interna. Cosa che invece l'Italia non ha fatto: continuando a fare questo, poi determina una difficoltà per le nostre imprese proprio per il caro del prezzo dell'energia elettrica. E la competizione è a livello internazionale. Onorevole Testa: passiamo al tema europeo. L'Europa ha sempre un po' fatica a tenere il ritmo. In queste settimane, il ritmo delle decisioni... Si sta discutendo della possibile sospensione del patto di stabilità se la situazione dovesse peggiorare. Soprattutto, tornando al CO2, tornando ai temi greenissimi, si sta discutendo anche dell'eventuale sospensione o revisione del sistema ETS. Qual è la nostra proposta in Europa? Su cosa puntieremo da avere i piedi? Su cosa ci teniamo particolarmente? Capiamo, andiamo avanti. L'Europa è energeticamente per noi fondamentale, e non siamo ancora arrivati al traguardo. La cosa che condivido totalmente è che l'Europa su ultimi temi è indietro, balbetta. Ad esempio, su tutti i decisivi, anche riguardo al Green Deal, che in qualche maniera ha penalizzato in passato tutto ciò che riguarda il comparto energia. Il discorso della diversificazione, ovviamente, quanto mai attuale. C'è un'indicazione importante, penso che la giornata di domani sia fondamentale, perché la presidente Meloni dirà chiaramente qual è il rilancio che farà l'Italia sul comparto energia. Ovviamente il discorso del nucleare, più tosto che la diversificazione, sono dei temi che devono essere presi una volta per tutte in maniera strutturale, e non più con un occhio alle posizioni dei comitati che non vogliono lo sviluppo. Oggi noi paghiamo le non-scelte che sono state fatte in passato da tutti i governi. Nessuno stiamo qui a puntare il dito su chi ha sbagliato e chi ha fatto meglio, però io penso che il futuro si gioca e passa inevitabilmente tramite un governo che, se ha una solidità e una stabilità politica, sicuramente dà quello sprone importante per il mondo produttivo che rappresenta la base della nostra Italia. Tra l'altro questa stabilità viene pagata molto, perché se vediamo le agenzie di rating che ci hanno promosso su tutti i campi... Questo ultimo anno è stato per l'Italia una serie di promozioni e certificazioni. È un percorso di stabilità che mi permette di guardare indietro rispetto al governo, anche prima dell'arrivo del governo — e me lo confermano. E vado alla conclusione: qua non stiamo oggi cercando di mettere le stellette a questo governo, però sono dei dati che mi fanno dire. Ricordato ad esempio il tema dell'occupazione: i dati sono dell'occupazione, non lo dice il centro studi di Fratelli d'Italia ma lo dice l'agenzia di rating, e penso che i suoi studi poi lo confermino ovviamente. È evidente che sono dei dati mai visti da oltre vent'anni. Quelli sono occupazioni: abbiamo una disoccupazione sotto la doppia cifra, quindi non ha... Questo non vuol dire che non abbiamo problemi, perché poi c'è il disco del carovita, il disco dell'inflazione dei salari, tanti problemi ci sono. Ma ovviamente non si può pensare che il cumulo di questi problemi possa essere dipanato o risolto nel giro di quattro anni. È la famosa storia della bacchetta magica che nessun governo ha, a prescindere dal colore. Angela Zoppo: parliamo invece a casa. Volevo capire insieme a te: sì, questo cessate il fuoco sgombra il campo da targhe alterne, razionamenti e così via. Possiamo sognare, secondo te? Perché le quotazioni — abbiamo detto in apertura — il petrolio è tornato sotto il 9 non il 10 davanti alla quotazione del Brent, e non lo faceva da oltre mesi. Quindi voglio dire: possiamo sognare in questo senso? C'è un po' più di leggerezza anche da parte dei mercati? E Milano Finanza che lo segue da molto vicino? Sì, sicuramente: una buona notizia. Gli restava a 101, 110 — come 10, 20, di fronte alla scena. Adesso 80, 90 davanti come prima cifra, quindi sicuramente è una notizia positiva. Siamo sempre in territorio speculativo, quindi sono ancora dei segnali, non è che possiamo avere proprio un sospiro di sollievo, dobbiamo ancora aspettare. Vediamo cosa succederà nelle prossime due settimane: sicuramente toglie un po' dell'emergenza. Tra l'altro il governo sta mettendo mano proprio a un nuovo piano di emergenza, perché quello attuale del 2022-2023 va sicuramente aggiornato. E sappiamo che ci sono delle misure già più o meno impacciate: come ritirare a regime le centrali a carbone che sono state chiuse ma non smantellate, che fanno sempre un po' da cuscinetto in situazioni di emergenza. Per quanto riguarda targhe alterne e smart working — che si era sentito per l'ipotesi di nuovo della didattica a distanza — con queste misure credo che per il momento potranno sicuramente considerarsi congelate. Però poi dovremo vedere. Nei mesi decisivi sarà veramente una fine di primavera con lo stato proprio il periodo in cui potremo davvero fare i conti e vedere se ci siamo lasciati alle spalle anche questa emergenza, che è stata la più grossa finora. Non c'è dubbio. Anche perché i mercati non hanno mai visto un'oscillazione così grande: non si era mai vista una scossa energetica di questa portata, anche superando quella degli anni '70. Ricordiamo tutti gli anni dell'austerità — almeno di averla studiata, chi l'ha vissuta, chi come me l'ha studiata sui libri di scuola — ricorda che nel primo anno '70 l'austerità era chiara: non si usava l'auto di domenica, persino in Italia come misura introdotta dal governo. Senatrice Musolino: da questo punto di vista — cioè dal punto di vista della strutturalità di quello di cui stiamo parlando oggi — secondo lei, dove si potrebbe fare di più oggi in questo contesto legislativo e di policy? Il punto di vista di Italia Viva. Sostanzialmente, l'ho già detto prima: si deve fare di più sulle rinnovabili, sull'energia verde, sulla capacità per l'Italia di rendersi indipendente. Con i fondi che non è che siano stati destinati male — che sono stati destinati e che devono essere utilizzati — ma sull'efficientamento delle imprese per dare loro il modo di affrancarsi da questa spesa che rende difficile anche mantenersi sul mercato. Questa è la strada da percorrere, non ho dubbio a riguardo. Però mi si distrugge — mi distrae — che da questo punto di vista non si è saputo anche gestire i fondi. Pensiamo a Industria 5.0, poi rimodulata, poi ma mentre è stata negoziata, i fondi sono stati diminuiti. Non si sa su cosa li stia spostando il governo. Ma noi abbiamo una serie di emergenze sulla produzione industriale in Italia, che è come se stagnasse: non si riesce, non hanno uno sblocco, non hanno un intervento governativo. Quindi dall'altro anche queste condizioni di veramente impasse, dove il governo non sta intervenendo o non ci sta nemmeno dicendo come pensate di risolvere queste situazioni. E il risultato è il calo della produzione industriale e una crescita del PIL inferiore anche all'attesa. Vedremo questo piano strategico sull'energia, perché sarà anche un modo suo per capire meglio dove stiamo andando da questo punto di vista. Micaela Valitutto: abbiamo sul carburante degli aerei del trasporto aereo: perché c'era un livello di preoccupazione alto. Ovviamente la preoccupazione — abbiamo detto — stanotte si è abbastanza abbassata. Come siamo messi su questo, quanto ti preoccupa, e ci sono misure che potrebbe la politica prendere anche per supportare un settore così strategico che poi è veramente legato a doppio filo ai consumi, al turismo, etc.? Sì, naturalmente su questo c'è un impatto importante. Anche le ETS — sulle ETS vorrei aprire una parentesi. Le ETS sono state una norma fondamentale per l'Europa, perché sostanzialmente consistono nel fatto che chi produceva emettendo più gas e inquinanti pagava di più. Questo ha consentito all'Europa, al sistema imprese europeo, di avere una spinta per la decarbonizzazione. Là dove era possibile sono usciti dall'utilizzo del carbone, molti altri hanno immaginato una sempre più progressiva uscita dal gas. E nel frattempo questo ha costituito un supporto all'investimento per le rinnovabili. Ora — anche in Italia le installazioni di fonti rinnovabili sono cresciute anche in questi anni tantissimo — tant'è che oggi la maggior parte della produzione elettrica deriva da fonti rinnovabili. Anzi, gli ostacoli alle rinnovabili non arrivano né dall'Europa né dallo Stato, ma molto spesso dalle Regioni che si contrappongono alle installazioni. Di recente la Sardegna si è dichiarata al 99% non idonea ad ospitare impianti rinnovabili. Quindi diciamo il contributo che le ETS potevano dare... Oggi è una misura che rappresenta soltanto un balzello aggiuntivo rispetto alla competitività di chi opera in Europa. E tornando al tema dei carburanti per il settore aereo: lo abbiamo visto in questi giorni — in generale il gas è già una fonte de-incentivata, perché per i prezzi raggiunti intrinsecamente de-incentivata — i costi sono aumentati in maniera esponenziale per il jet fuel, e ha avuto un momento del 100% di aumento. Questo ha creato anche una mancanza di disponibilità del prodotto: non soltanto per gli attacchi che la guerra ha determinato sugli impianti di raffinazione, ma anche per politiche che hanno de-incentivato gli investimenti nel settore della raffinazione. E allora in questa situazione di incertezza, anche se c'è tranquillità da parte dei principali operatori, vediamo che ci sono annunci che dichiarano la possibilità di cancellare circa il 25% dei voli se la situazione dovesse continuare così. Allora immaginiamo che una voce aggiuntiva che pesa per il 20% del costo complessivo per un operatore aereo, quale le ETS, possa essere in questa fase particolare — per garantire la competitività ai vettori europei, visto che il competitor di altri sistemi non ha questo balzello da dover sopportare — e aggiungo, visto che il 40% dei costi complessivi per questi operatori deriva dal costo del carburante. Non ho devoluto. Su questo il governo sta valutando degli interventi specifici per sostenere questo settore davvero fondamentale. Ma l'idea del governo è quello di non lasciare un settore indietro rispetto agli altri. Ovviamente questo non può prescindere da quello che accadrà in questi 15 giorni, perché è fondamentale. Quindi il fatto che il governo abbia una visione strategica e sia molto attento alle evoluzioni di questa vicenda, che può portare ogni momento a qualche cambiamento. Speriamo che non debba intervenire, perché parliamo sempre della famosa coperta corta: se tu devi dare un sostegno importante ai gangli vitali, poi non ci sono i soldi per garantire altri servizi. E quindi o crei nuovo debito — abbiamo detto che la caratteristica di questo governo è quella di non crearlo — oppure devi garantire meno servizi rispetto a quello che riesci a garantire. Quindi io mi auguro che il governo non debba intervenire, ad esempio nel settore dei trasporti aerei, e che la situazione — abbastanza incandescente — possa in qualche maniera raffreddarsi. Raffreddarsi perché prima hai fatto un passaggio molto importante: trasporto aereo vuol dire turismo, vuol dire traffico delle derrate alimentari, vuol dire ovviamente carburante, vuol dire quindi un altro mondo che si va a complicare. E quindi aspettiamo questa informativa della presidente Meloni, ma più che altro speriamo che questi 15 giorni possano sedimentare — non una tregua di 15 giorni — ma possano in qualche maniera creare delle condizioni affinché si possa tornare a quella effettiva normalità di cui il mondo ha bisogno. Ne abbia bisogno tutti noi. Avrete capito: continuiamo a seguire molto da vicino cosa succederà nelle prossime due settimane, nei colloqui di Islamabad. Speriamo ovviamente nella pausa — e tifiamo per la pausa — perché la pausa vuol dire anche benessere per tutti noi. Io ringrazio gli ospiti per essere stati con noi. Qui a Largo Chigi vi consiglio di scaricare l'app di Urania News su tutti i vostri device, perché è disponibile. O comunque ci trovate su Sky, sul digitale terrestre, e su varie piattaforme, che per citarle tutte: Samsung TV Plus, LG, Rakuten, e chi più ne metta. Da Paolo Bocchetti, una buona settimana a tutti. Ci vediamo alla prossima puntata di Largo Chigi. Arrivederci.