Cecilia Primerano, Vicedirettore Approfondimento RAI

Trascrizione del video
Per 14 anni è entrata nelle case degli italiani ed è quindi un nome e un volto molto noto del piccolo schermo. Anche se più famosi di lei sono i suoi due amati cuccioloni: Brando e Baron. Nel salotto di Postilla, uno dei vice direttori dell'approfondimento RAI: Cecilia Primerano. Benvenuta. Grazie, grazie a voi per avermi invitata. E adesso sei pronta? Iniziamo subito con il tuo passato. Rompiamo subito il ghiaccio: uno scoop su di te, una notizia che in pochi sanno o nessuno conosce. Oh, una notizia che non ti saprei dire, perché ho una vita abbastanza tranquilla, non sono una testarda, non sono così... non faccio cose dirompenti. Forse una cosa che sanno in pochi è che avevo un'altra passione, oltre quella del giornalismo e della danza, che era quella del teatro. Ed ero riuscita anche ad entrare in una scuola di teatro. Però poi i giornalisti dissero: no, alt, fermati. Torna alla danza. Sei figlia di un grande medico e di una docente di educazione artistica. Hai due sorelle: una è medico e l'altra invece è avvocato. Ma in realtà, la strada che sognavi — e a questo punto tuo padre ti ha incoraggiato al teatro, ma anche la danza che era la tua grande passione — era quella: tu volevi fare la ballerina di danza classica, che hai praticato per 15 anni. Come sei arrivata a fare la giornalista? Avevo questa grandissima passione, per la danza, la praticavo, diciamo, fino a 18 anni. Poi a un certo punto mi sono fermata. E oltre al teatro avevo l'abitudine di registrare i telegiornali — con le cassette, all'epoca c'erano i registratori, poi sono arrivati i videoregistratori e quant'altro. Quindi io ho iniziato così, registrando e poi riascoltando, riscrivendo. Facevo anche dei piccoli esperimenti nella conduzione, perché mi piaceva molto imitare. Io faccio benissimo l'imitazione. E c'è sempre un filo conduttore: il teatro. E l'imitazione come tirocinio? Mi ricordo che mia sorella, la più piccola di casa, mi chiamava per divertirsi: mi facevo fare le imitazioni di Mina, di Miguel Bosé, di Loredana Bertè, di Patty Pravo, sì. È una vena artistica, diciamo così, che ho sfogato poi nel teatro. Però poi avevo il desiderio di fare la giornalista, scrivevo bene, mi piaceva la storia, e quindi ho fatto Lettere all'università e poi da lì ho iniziato a fare il mio percorso. E come curiosità: che cosa ti ha trasferito la danza — che è una disciplina che richiede un certo rigore, una preparazione — che poi ti ha aiutato in questo mestiere? Il rigore. Assolutamente il rigore. Perché anche se ho iniziato in una piccola scuola di danza, poi ho provato a fare gli esami all'Accademia Nazionale di Danza di Roma. Comunque ho fatto tutto sempre con molto, molto rigore, pur sapendo che magari sarebbe stato difficile continuare quel percorso, perché poi vedevano che non avevano la fisicità giusta, preferivano altre persone a teatro. Quindi mi allontanai dal corso di danza. Io invece ho continuato fino a 18-20 anni. E il rigore mi è rimasto, cioè quello di studiare, studiare, studiare, studiare tanto. L'ho applicato all'università, e questo l'ho applicato poi anche nel lavoro. Quindi è stata una scuola di vita. Cosa difficile, tant'ore passate a ripetere un esercizio dove ci riesci a tutti i costi: questo me lo sono portato dietro anche all'università, perché volevo assolutamente finire presto i miei 4 anni, per poi iniziare subito questo percorso da giornalista. Tu hai iniziato la tua carriera da giornalista a RTL: un inizio radiofonico. E molti degli ospiti che sono stati qui in trasmissione hanno fatto questo stesso percorso, dichiarando poi che effettivamente la radio è una palestra fondamentale. La radio è stato il mio primo, il mio primo amore. Grazie a RTL, sono diventata giornalista professionista. E a RTL ho conosciuto Bruno Vespa, che era ospite più volte della radio. La radio ti forma tantissimo, ti forma tantissimo, perché in televisione hai il supporto delle immagini. Invece con la radio nasci la velocità, devi essere molto veloce. E poi devi essere molto chiaro nell'esposizione, e molto sintetico. Mi ricordo che quando poi ho iniziato a lavorare con Vespa, Vespa diceva sempre: "Voi volete andare tutti in televisione: io, nelle pause estive, quando ho più tempo, vado in radio." E lui ricordava sempre questa cosa: "Voi volete andare tutti in televisione, però fate come prima rana: andate in radio, perché è la radio una grande palestra." Quindi, grazie a questa esperienza dalla radio e grazie a Bruno Vespa, nel '99 sei entrata nella redazione di Porta a Porta. Allora, smentisco, è vero che a un certo punto tu eri talmente tanto determinata a entrare in quella redazione, che a un certo punto Bruno Vespa ti chiamò e ti disse: "Cecilia, abbassa i toni, smettila di chiamarmi." No, lo smentisco nella maniera più assoluta. Ero considerata abbastanza rampante dai colleghi, però poi alla fine, in questo lavoro devi essere molto determinata. Però alla fine non ero così rampante quando dovevo chiedere le cose. Io lo avevo conosciuto, appunto, incontrato diverse volte, fino a quando l'ultima volta che lo chiamai, lui mi disse: "No, guardi, non c'è posto." Poi, Porta a Porta aveva avuto un flash: "Ad ogni modo tu sei quella prima rana di RTL, con il microfono sempre in mano?" Ho detto sì, sono io. "Guarda, scusi, non è voluta." "Allora sì, ci risentiamo per fare un colloquio." E rattano me la fece, però me lo disse: "Ci risentiamo per le audizioni." E così è stato. Ma lui lo ripete spesso, lo ripete ogni qual volta qualcuno gli chiede come sceglie i suoi redattori. Lui ricorda questo episodio, cioè di avermi vista con il microfono di RTL — perché ero andata a fare delle interviste per la rete all'esterno di Porta a Porta di RTL — e di avermi scelta così, perché aveva visto la mia intraprendenza con il microfono. Ci sono ancora il cubetto di ghiaccio con la spugnietta sopra, sì. Perché lì hanno parlato veramente tutti e due. È un simbolo, sì. Tu hai seguito per tantissimo tempo la presidenza del Consiglio: Prodi, che tra l'altro confidò proprio a te che si sarebbe candidato. Sì, era una mattina all'alba. Lo ricordo: stanta in macchina alle piazze, lo chiamai — cioè eravamo già concordati su questa intervista — io andai a fare, lui mi confidò che aveva deciso di candidarsi alla presidenza della Commissione Europea. E poi da lì ho seguito la presidenza. Sì, hai sentito dal tentativo macanese con il '95, poi a Roma di Palazzo Chigi, con quella scelta. La prima sensazione che si registra quando si entra a Palazzo Chigi. C'è un aneddoto che riguarda sempre un'anziana di quel periodo? Ma guarda, ho seguito tante cose della presidenza del Consiglio, e tenendo conto potrei raccontare tantissimo. Mi ricordo, ad esempio, un episodio legato all'attentato alle Torri Gemelle, perché Porta a Porta non era ancora iniziato. Io avevo già iniziato con questa invidita presidenza, con Giulio, all'epoca c'era appunto Berlusconi presidente — era l'11 settembre — e l'attentato alle Torri Gemelle. Porta a Porta iniziò poche settimane dopo. Insomma, la notizia. E mi chiedono di andare subito a Palazzo Chigi. Io ero scesa da un treno in quel momento, perché ero andata in vacanza, ero andata ad un matrimonio. Quindi ero vestita in una maniera improponibile, cioè con una maglietta hawaiana — cioè non poteva avere a che fare con il giornalismo del tempo. E non avevo la possibilità di tornare a casa. Ricordo di essere entrata a Palazzo Chigi con i commessi, gli assistenti, che mi guardavano perché ero vestita veramente in maniera impropria. Poi mi prestarono una giacca per andare in onda, perché passammo la prima serata con tutti i collegamenti — tanti, tantissimi. Senti: Berlusconi, proprio lei lo ha seguito per 30 anni. Sì, lo ho seguito da presidente del Consiglio, da leader del centrodestra, da quando stava all'opposizione, da quando stava nella maggioranza. Di solito c'è sempre una certa continuità — non per noi giornalisti — lui la viveva con i giornalisti. Adesso è cambiato molto il rapporto con i giornalisti, però è stato faticossisimo seguire Berlusconi, poi che era... come me hanno fatto i colleghi che lo hanno seguito — per lui appunto, avendo questo doppio ruolo da leader della coalizione e da presidente del Consiglio. Berlusconi parlava ogni volta. Più si avvicinava a Palazzo Chigi — che fosse Palazzo Grazioli, che era la sua residenza il suo ufficio residenza — perché era veramente molto faticoso: lui parlava a tutte le ore. Quindi magari usciva la sera, una parola sua, una verità. Era uno che non si risparmiava. Per cui era molto faticoso, molto faticoso seguirlo — soprattutto poi per il giornale, magari alle 10 a mezzanotte aprire il pezzo, riscrivere. E lui non si risparmiava. Io mi ricordo che una volta, sulla famosa Nave Azzurra nel 2000 — la Nave Azzurra è quella che era stata usata per la campagna per le elezioni europee — io ero salita con il registratore, uno dei registratori che mi accompagnava da Porta a Porta per girare un pezzo. In realtà noi avevamo anche la troupe, però lui ci aveva detto che noi eravamo con una telecamerina che adesso è all'ordine del giorno, perché insomma. È cambiato tutto, esatto, poi con lo smartphone. Però lui che era un uomo di televisione, ci aveva detto quella delle telecamerine: "Sì, ma poi girate con questa telecamerina..." Ha detto: "Non l'apprezzo, abbiamo anche la telecamera." Cioè lui era attento a tutto, in tutto: guardava tutti, sapeva tutto di tutti, osservava qualsiasi cosa che lo circondasse. E adesso, tuffiamoci nel tuo presente. Sì, se potessi dare un titolo alla tua vita attuale, quale sarebbe? "Forza ed eccellenza" — due titoli: "Cadenaccio" e "A rischio tutto, vai dove ti porta il cuore." Sei stata recentemente nominata vice direttrice dell'approfondimento RAI, un incarico molto importante, arrivato a tanti anni di onorata carriera. E qui, questa è la prima persona a cui lo dici. La prima persona, qui che lo dico, penso che sia stata mia zia, la sorella di mia madre, che ha 92 anni, che guarda sempre la televisione, guarda sempre il telegiornale alle 7 del mattino. Appena si alza, è incredibile: come tutte le volte, mi sa dire esattamente i pezzi che sono andati, non dalle notizie che ci sono state, perché è ovvio, ma non è così: poi va a controllare il giornale. Per cui questo rapporto — anche il suo nome, quindi — ci ha questo legame fortissimo. Poi, avendo perso nei miei giorni di lutto l'unica persona diciamo simile a una sorta di mamma per me, lei è sempre stata lì. E avendomi sempre seguita fin dai tempi della scuola, ecco: lo ho detto a lei. Senti, ti manca un po' la conduzione? No, non mi manca. Perché io credo che nella vita ci siano dei percorsi, delle stagioni. E io ho fatto veramente tutto: ho bisogno poi di avere continuamente degli stimoli nuovi. Per cui quando mi è arrivata questa opportunità, ti devo dire la verità, c'è anche un po' da riflettere. Ma faccio come sempre: non dico "faccio la cosa giusta, non faccio la cosa giusta." Questo è stato un po' il leitmotiv della mia — della mia vita. Per cui era il tuo, e così è stato. Io avevo l'obiettivo, il sogno di arrivare al TG1. Ci sono stata 4 anni, ho fatto veramente tutto. Ma in questi 30 anni da guerriero, ho fatto veramente tutto: ho fatto il cr imbattuto, ho fatto l'agenzia, la rassegna parlamentare, ho seguito i più grandi eventi, ho intervistato, ho insomma tutti i presidenti del polo. Sì, mi sono divertita. Qui, qual è la notizia che ti ha portato all'emozione, ad esempio, entrando? Guarda, noi ne raccontiamo tantissime. Se ti riferisci all'ultima, cioè ricordando appunto tutti questi anni — che ho fatto davvero tutto — ricorderei forse il Mandic, che è l'ultimo sopravvissuto di Auschwitz che era bambino quando aveva circa dieci anni, era passato sette mesi nel campo di concentramento. Io lo ho intervistato a maggio, ed è stato un incontro molto emozionante, molto forte, e io ho avuto a riguardare comunque l'intervista, perché da questo collega ho imparato tantissime cose. Nel tempo libero, ammesso che ce l'hai, che fai? Il tempo libero, quando quel poco che mi resta del tempo libero lo dedico alle mie due grandi passioni: torniamo all'inizio. Che sono il teatro, la danza, poi la lettura. Queste sono le cose. Poi mi piace viaggiare. Che poi, tra l'altro, vai spessa a teatro, vai a vedere i balletti? Sì, io ho ripreso a vedere il balletto. Pensa che per tanti anni, quando ho lasciato la danza — all'epoca dell'università — per tanti anni non avevo voluto vedere un balletto, perché avevo proprio una grande sofferenza. Infatti molti mi avevano detto: "Perché non hai scelto di fare la giornalista nel mondo dello spettacolo del balletto?" — proprio quella competenza specifica. Perché era veramente faticoso per me immergermi in quel mondo che avrei voluto vivere in maniera intensa nel passato. Hai tantissimi amici, poi hai un'amicizia particolare con Alberto Matano. Nel mondo del giornalismo l'amicizia esiste davvero, o è una rara avis? Io credo ancora nell'amicizia. Io ho sempre creduto nell'amicizia, ho sempre dato tantissimo nell'amicizia. Però credo che in un ambiente di lavoro sia molto difficile avere delle amiche, trovare degli amici sinceri, perché c'è grande competitività. Però per fortuna qualcuno davvero sincero, me lo sono guadagnato. Il tuo rapporto coi social? Il rapporto coi social è diventato ormai una necessità, perché come ben sappiamo ormai la comunicazione — io ho fatto parte della redazione politica, mi sono occupata di politica per 30 anni, la politica è cambiata e ormai passa tutto dai social. Non solo i politici che utilizzano i vari canali social — le conferenze stampa, le prime cose che sono un'operazione comunicativa. La prima cosa è stata sì, adesso, ma moltissime volte anche nel giornale: prendi delle notizie dai social. Per cui io ci sto sui social per una questione di necessità. Devo dire mi diverto anche a pubblicare — non tutto della mia vita: la mia vita privata la tengo lontana — però mi diverto a pubblicare foto di viaggi, di balletti e soprattutto di Brando e Baron. Brando e Baron sono come questi. È molto interessante. Grande. Barone, è stato anche in televisione, anni fa ospite, in diverse puntate di Porta a Porta dedicate ai cani. E adesso vediamo cosa potrebbe succedere al mondo dell'editoria, con Cecilia Primerano. Domanda bruschetta: dove vedi l'editoria tra dieci anni? Ma io vedo un settore come in una certa crisi, anche se io, pur avendo il giornale online, sul computer, sul tablet — comunque il contatto con la carta stampata è un'altra cosa. Però stiamo assistendo a un calo delle vendite, stiamo assistendo a un calo della raccolta pubblicitaria. Quindi è un mondo che tra dieci anni, non lo so. Probabilmente ci sarà, ma sarà ancora più ridotto. E tra dieci anni, tra dieci anni: all'interno, l'intelligenza artificiale insieme, è un mondo difficile. Tra dieci anni i telegiornali saranno come li conosciamo. Ormai tutto un mondo digitale: quindi anche i telegiornali cambieranno. Anche noi, e con dei conduttori generati dall'intelligenza artificiale. In questi giorni mi hanno segnalato che sono stata vittima di un deepfake: cioè la mia immagine di conduttrice del telegiornale era stata utilizzata per pubblicizzare un metodo asiatico di dieta. Per cui il rischio è questo. E poi sicuramente, poi, la televisione — dove andrà — in questo caso l'informazione televisiva — deve andare al passo con i tempi. Quindi integriamoci con la realtà aumentata, anche con l'intelligenza artificiale, dove ci porterà. Ma è necessario avere delle regole, dei controlli. E tocca a noi governare l'intelligenza artificiale e non essere governati dall'intelligenza artificiale. Senti, nel futuro, potresti tornare nuovamente in conduzione? Qual è la notizia che vorresti dare per prima? Se tornassi adesso in conduzione nell'immediato, credo che sia la notizia che vorrebbe dare tutti: quella di una pace, che finalmente si depongano le armi, si finisca la guerra. Abbiamo due conflitti ormai da tanto tempo, in Ucraina e in Medio Oriente. Quindi probabilmente questa sarebbe la notizia. Amaro: hai lasciato la danza, e per questo hai tenuto il muso a tuo padre per tanto tempo. E qui torniamo a quello che dicevi prima. Quando poi hai scelto il giornalismo, ti sei concentrata sulla carriera con grande determinazione — e lo abbiamo visto. Tra la carriera e l'amore, non sei sempre stata costante. È un rimpianto? No, io credo che nella vita non si costruisce la propria vita sui "se" e sui "ma." Quando ti ho detto "a rischio tutto," perché così è stato. Certo, ogni tanto ci si chiede: "Ho fatto bene, ho fatto male?" Però credo che nella vita non bisogna avere rimpianti. Io avevo questi sogni, li ho portati avanti, e forse con una maniera molto più lenta avrei fatto anche questo. E in effetti anche questo video: sì, forse ero una studentessa molto, molto vivace. Volevo mangiarmi il mondo. Quindi ogni cosa che facevo la facevo sempre con grande rapidità. Probabilmente, però, in realtà sì: facendo così con questa rapidità, non mi sono fermata a guardare alcune cose. Sì, volevo finire l'università perché volevo iniziare a lavorare. E così è stato. Ho iniziato anche in un periodo in cui il giornalismo non era così inflazionato — nel senso che adesso poi ci sono scuole di giornalismo, è tutta un'altra storia, un discorso anche troppo lungo da fare. Però è così. E poi, punti, giornali in crisi, eccetera. Per cui ho iniziato in un periodo diverso, me lo sono costruito il percorso, tra radio e televisione, e sono arrivata dove volevo arrivare, cioè dove mi portava il cuore. E lì sono arrivata. Allora vedremo. Un tuo sogno nel cassetto è quello di scrivere un libro su tuo nonno, cioè penso che sia ancora figlio di inizi americani. Sì, non ho iniziato perché sono emozioni molto forti da governare, da gestire. Per cui devo riprendere il carteggio tra mio padre, mio nonno, e ricostruire quella storia. Ci penso prima o poi. Devo trovare il momento giusto per affrontarlo. Io sono una persona molto emotiva, per cui bisogna trovare il momento giusto per fare queste cose. Se dovessi intervistare te stessa tra vent'anni, qual sarebbe la domanda più difficile da farti? Invece un consiglio che dare a una futura conduttrice televisiva? Bisogna essere sempre se stessi. Essere, quindi, non costruiti davanti al video, perché ormai la gente capisce, sente se sei autentico, sente se sei davvero tu. Quindi non essere qualcosa che non si è: essere molto semplice. È un ingrediente incredibile, perché la credibilità è la cosa più importante in questo mestiere. E soprattutto se sei un conduttore che porta la notizia, devi essere molto credibile. E adesso vediamo dove Cecilia Primerano mette la sua Postilla. Allora, siamo alla fine. Questa è la domanda che chiediamo a tutti. Di tutta questa chiacchierata — tra passato, presente e futuro dell'editoria — c'è una postilla, una nota a margine che vorresti mettere? Qualcosa che non abbiamo detto? Un consiglio, oltre a quello che hai già dato poco fa? Io credo che, prendendo esempio da quello che ho fatto nella mia vita, bisogna fare sempre tutto con molta passione. Bisogna sempre fare tutto con molta passione. E bisogna avere una serenità d'animo anche nel confrontarsi con le persone che ti circondano. Perché è giusto avere degli obiettivi e fare carriera. Però bisogna essere sempre... Tenere presente di non evitare gli sgambetti, le cattiverie, l'aggressività — sono elementi controproducenti per tutti in questo mondo. Grazie mille, Cecilia Primerano, per essere stata con noi. Grazie a voi. Grazie a voi per averci seguito. Grazie come sempre alla nostra regia. Postilla torna la prossima settimana, con un nuovo ospite.