Trascrizione del video
Tra Houston e Washington hai raccontato ben quattro campagne elettorali. Qual è quella che ti è rimasta più emozionante?
Per me la prima, quella di Barack Obama, perché era per l'America — proprio il 2008 — è stata una vittoria attesa un po' come quella di Trump nel 2016, ma anche una vittoria storica, perché Obama aveva parlato benissimo. Il suo discorso della vittoria a Chicago, la gente che piangeva e lui che diceva: "Questo conferma che l'America è il Paese dove tutto può succedere." Mi sembrava un po' di vivere e di essere parte di un evento memorabile.
C'è un aneddoto divertente che non dimentico, rimasto. La campagna del 2020: non riuscivo a raggiungere l'albergo, perché era dall'altra parte, le forze dell'ordine a tutte le parti — insomma — alla fine ho dovuto fare l'italiana, mi sono messa a piangere. Mi ha accompagnata una squadra dei servizi segreti in albergo direttamente, perché ero appesantita con questo trolley di valigie.