La vittoria del campo largo in Emilia Romagna e Umbria

Trascrizione del video
Eccoci qua. Siamo a poche ore dalla chiusura dei seggi per le elezioni regionali di Emilia-Romagna e Umbria. Il risultato è di due vittorie per la coalizione di centro-sinistra. Lo commentiamo con i nostri ospiti, che presento subito. Sono qui con noi il senatore Walter Verini del Partito Democratico. Buongiorno. Ed Emanuele Nuccitelli dell'agenzia di stampa Adnkronos. Buongiorno. Collegati con noi: Raffaele Nevi, Forza Italia. Buongiorno. Un saluto. E il vice-direttore del Corriere dell'Umbria, Federico Schippa. Buongiorno, ben arrivato, Federico. Allora vediamo nel servizio che abbiamo preparato una sintesi di quello che è successo. Vittoria del centro-sinistra in Emilia-Romagna e Umbria, con la sindaca di Assisi Stefania Proietti alle elezioni regionali umbre. Il risultato porta con sé conferme, ma anche interrogativi. Da un lato è una conferma per il Partito Democratico e la sua segretaria Elly Schlein, che dopo la sconfitta in Liguria non poteva permettersi altri passi falsi. Dall'altro è un risultato che apre diversi fronti di riflessione. Il centro-sinistra ha vinto con un "campo largo" larghissimo, ma quanto sarà replicabile questa alleanza anche ad altre latitudini? A cominciare dalla Campania, dove il semaforo rosso del PD al terzo mandato di De Luca sembra aprire la strada a una doppia candidatura nel centro-sinistra alla prossima tornata elettorale. Sul fronte avverso, le forze di governo avevano sostanzialmente riposto ben poche speranze in una vittoria in Emilia-Romagna, mentre la sconfitta in Umbria — dopo un decennio di grande successo in una regione storicamente considerata rossa — è sicuramente un passo indietro. In entrambi i casi, il crollo dell'affluenza, anche nelle città più importanti, resta ancora una volta il dato più preoccupante. >> Federico Schippa, questo risultato è in qualche modo sorprendente, o siamo tornati alla normalità di una regione che — tranne nell'ultima occasione del 2009 — aveva sempre eletto presidenti della sinistra? >> Ci siamo. Non è un segreto: questa è una terra rossa, a vocazione di centro-sinistra, e la permanenza del centro-destra dal 2019 è stata anomala. È innegabile che ci siano stati degli errori da parte di chi governava, ma ci sono stati dei meriti — nella campagna elettorale e non solo — da parte del centro-sinistra, che ha scelto bene il modello e anche il candidato. Ed è innegabile che rimane una terra a vocazione di centro-sinistra, con un Partito Democratico al 30% — un dato molto solido — e un elettorato di centro-destra che, come i dati ci dicono, e questo era facilmente prevedibile — almeno non nelle queste dimensioni — è rimasto disaffezionato rispetto all'incisività dell'azione di governo in questi cinque anni. >> Emanuele Nuccitelli, cosa trovi di particolarmente significativo in questi risultati? Cosa merita di essere buttato nel dibattito all'interno della nostra conversazione? >> Sicuramente il campo largo. In Umbria, in Emilia-Romagna — la davamo per scontata — il campo largo diventa effettivamente un modello che risulta essere l'unico vincente. Quindi il tema che si pone è soprattutto recuperare quella parte di centro che invece in Liguria era rimasta fuori, comportando così la sconfitta del centro-sinistra. Il tema cruciale regionale, secondo me, è questo: il campo largo è un modello. Come si replica a livello nazionale, e con tutti i problemi che arriveranno? Perché adesso vedremo che il Movimento 5 Stelle il prossimo fine settimana avrà un passaggio molto importante, dovrà decidere cosa farà da grande e come si porrà all'interno dell'alleanza. Queste elezioni lo hanno profondamente ridimensionato, e questo potrebbe essere una chiave di lettura: il PD diventa la vera vincitrice di queste elezioni, in un certo vantaggio, perché avere ovviamente un partito competitor così indebolito può consentire di dettare le carte nella definizione del nuovo centro-sinistra. >> Walter Verini — una vittoria in Parlamento, uno alla Camera e una al Senato — e sei anche un profondo conoscitore dell'Umbria, essendo la vostra regione. Verini, te lo aspettavi, questo risultato? >> Sì, la tendenza era questa. Perché vedevamo — non avevamo perso nel 2019 solo la regione, ma per cinque anni dal 2014 avevamo perso Perugia, Terni, Foligno, e potrei citare altri sette comuni. Nel senso che il sistema della sinistra, che pure aveva modernizzato la regione introducendo grandi cambiamenti nei decenni, però si era logorato e non ce la faceva a restare al passo con i cambiamenti necessari. Abbiamo perso, era finito un ciclo. La destra prima vince la regione nel 2019, poi vince anche tante città importanti. Però poi in questi cinque anni questa destra si è rivelata inadeguata: molti si aspettavano un cambiamento, e in realtà fummo noi ad aver perso, non loro a vincere. La presidente Tesei, con tutto il rispetto, si è rivelata una figura con scarsa visione e anche scarsissima attenzione alla vita quotidiana. La sua giunta era oggettivamente debole. E in questi cinque anni, attenzione: la destra ha perduto in Umbria città come Perugia, recentemente Terni, Spoleto, Marsciano, Bastia — intendo dire che il giudizio degli umbri su questa destra, che ha sostituito la sinistra, è stato negativo. Naturalmente noi siamo stati in grado questa volta di mettere da parte rancori, veti, tutta quella serie di questioni che hanno azzoppato e rischiano a volte di azzoppare anche nazionalmente il centro-sinistra. Abbiamo trovato una candidata su cui c'è stata la convergenza di tutti — prima internamente al PD — una candidata civica e aperta, come era stata la sindaca di Perugia. Io penso che quando la politica si apre anche al civismo, dà segnali di forza. Non deve sempre "bollinarsi", quando si chiude la politica è debole. In questo caso, come è capitato a Perugia qualche mese fa, ci siamo aperti. Il PD ha avuto un grande risultato anche per questo, ma dobbiamo gestirlo con intelligenza politica. Anche in questo caso abbiamo rispettato le soggettività di tutti i partiti, anche quelli che hanno preso percentuali minime. >> Arriviamo al momento di ascoltare Raffaele Nevi. Il buon risultato della lista di Forza Italia, ma stavolta la coalizione di centro-destra non è riuscita a far partire il secondo mandato della presidente Tesei. Nevi, si avvicina. >> È sicuro che perde sempre torto e ha sbagliato lui, come si dice in spagnolo in quella famosa barzelletta di un amico, rispondo proprio a questo: non c'è nemmeno un'occia, non c'è stata una visione, evidentemente. Io penso che molta di questa sconfitta sia dovuta alla difficoltà nel comunicare bene agli elettori ciò che si stava facendo, e alla difficoltà di stare di più in mezzo alla gente. I momenti che abbiamo passato con il COVID sono stati difficilissimi, quindi la Tesei ha preferito concentrarsi sull'azione amministrativa e un po' meno sulla comunicazione. Questo sicuramente ha pesato. Anche perché devo dire che non siamo riusciti a mettere in campo una comunicazione efficace, soprattutto sulla sanità. Dobbiamo fare un esame di coscienza di questo sicuramente. >> Sono sicuramente veri tutti questi elementi, però, in questo problema che è secondario ma collegato al primo: quello dell'astensionismo. Se ne parla sempre, poi lo mandiamo in cavalleria. C'è questo 52% di umbri che è rimasto a casa — una percentuale davvero bassissima di affluenza — che dovrebbe aprire delle riflessioni che poi dimentichiamo tutti quanti. Ultimo tema: rispetto a quello che diceva Verini, che è sicuramente vero — le rughe del centro-sinistra precedente, un centro-sinistra stanco che ha permesso il successo, alla fine di un ciclo, del centro-destra. Oggi questa cosa è ambivalente, perché in questi 5 anni il centro-destra davanti, nonostante tanti errori che ha commesso, ha anche fatto un lavoro intelligente e inclusivo che ha consentito al centro-sinistra sul territorio di arrivare alla vittoria. >> Il tema dei sindaci. Le elezioni regionali parlano dei territori. I cittadini vogliono avere risposte concrete ai loro bisogni. Ha fatto bene, secondo me, il Partito Democratico e tutto il centro-sinistra a insistere molto sulla sanità, che occupa come sappiamo gran parte del budget delle regioni. Impostare le campagne regionali su temi ideologici è secondo me una strategia fallimentare, perché non è quella che intercetta il desiderio e il voto dei cittadini — che è già comunque molto ridotto rispetto al passato. Ciò che intercetta il voto è la concretezza: la possibilità di andare in ospedale per una visita e avere una risposta immediata. Questo secondo me è la risposta principale. E il sindaco, per definizione, è quello che sta proprio in prima linea, sente e ascolta direttamente i bisogni dei cittadini. >> Verini, vorrei chiedere a Nevi: sono questi giorni della settimana in cui la successione alla guida di una delle principali istituzioni — la presidenza dell'ANCI — è al centro del dibattito. E se noi guardiamo l'intera sequenza dei presidenti dell'ANCI nell'era recente, vediamo che, almeno a mia memoria ma dubito di sbagliare, sono stati prevalentemente del Partito Democratico. Il che significa, Nevi, che i tanti risultati positivi del centro-destra italiano — che oggi governa più regioni del centro-sinistra — però fanno ancora un po' fatica a tradursi in vittorie nelle amministrazioni locali. Forse bisogna fare più attenzione agli amministratori, costruire più questa classe dirigente locale. >> Sicuro, sfondi veramente una porta aperta. Penso che in Italia in particolare abbiamo un ritardo importante da questo punto di vista. Antonio D'Ajani sta mettendo molto impegno sul radicamento territoriale, con crescite provinciali e comunali, per costruire una classe dirigente più attrezzata alle sfide dei governi locali. Oggi leggendo bene i dati dell'Umbria, vedete che dove c'è un sindaco capace e attrezzato, ci sono percentuali che si scostano completamente rispetto alla percentuale del partito nazionale. Questo significa che il voto anche a livello regionale è sempre più agganciato alla qualità delle persone che metti in campo. Sono convinto che dobbiamo costruire una classe dirigente di qualità sempre maggiore, che sappia stare in mezzo alla gente, che sappia comunicare bene e fare le cose giuste — e però comunicarle. >> Verini, l'investimento sulla figura civica ha pagato sia in Emilia-Romagna che in Umbria — due figure in parte nuove almeno sulla scena politica nazionale. E alla fine sono due candidati che hanno fatto il loro. >> Sì, non c'è dubbio. L'ha dimostrato anche l'Europa con i Decaro, i Nardella — cito i primi nomi che mi vengono — ma lo stesso De Luca è comunque un amministratore pur da presidente radicato. Stefania Proietti, durante la campagna elettorale, ha usato a un certo punto la frase "Io sarò la sindaca dell'Umbria", per delineare quella che sarà la sua cifra quotidiana: una tensione maniacale sul territorio, quella che i sindaci capaci esercitano rispondendo alla cittadinanza sui problemi concreti. Un sindaco è sul campo 24 ore su 24 — lo svegliano di notte se c'è un problema. Questo ha fatto Stefania in questi 7 anni, e questo ha pagato. Aggiungo: c'è stata anche una comunicazione efficace da parte nostra. Però attenzione: la comunicazione non sostituisce i contenuti. Volendo parafrasare McLuhan, il messaggio è il mezzo. Gli umbri avevano trovato problemi nella sanità, aggravati dal COVID — liste d'attesa incredibili, primari che non riuscivano nemmeno a far riparare una lampada dalla scialittica nelle sale operatorie. C'è stata una disattenzione voluta — qualcuno ha detto anche per privilegiare la sanità privata, far deperire quella pubblica. E inevitabilmente la narrazione è stata facile perché questi problemi erano sulla pelle della gente. E le preietti li ha interpretati. >> Un'ultima questione su questo: le liste d'attesa sono state citate molto. Quando noi abbiamo preso la regione nel 2019 erano 84.000 prestazioni in attesa. Oggi sono 42.000 — quindi ridotte del 50%. Il problema è che non si è riusciti a comunicare questo dato e intanto i 42.000 che sono ancora in attesa non si sono convinti... >> L'argomento vero è che non siamo riusciti a trasmettere agli umbri che le cose erano state fatte e fatte bene. Questo è un ulteriore demerito nostro. Il turismo è esploso, l'aeroporto ha avuto delle performance straordinarie — siamo passati da 100.000 a 500.000 passeggeri — ma non siamo stati bravi a comunicare quello che si stava facendo, e su questo abbiamo trovato il nostro svantaggio. >> Arrivando agli aspetti di politica nazionale: chi ha capito che i temi della sanità regionale sono stati importanti in questa campagna elettorale umbra, ma accanto a tutto questo, cosa vedi di carattere nazionale che ha pesato nel risultato umbro? >> Certo. La notizia è chiaramente che questa terra di centro-sinistra è diventata comunque contendibile. La vittoria del centro-sinistra è anche la vittoria di un modello, potremmo dire così, perché l'apporto di Renzi e dei 5 Stelle è stato facilmente gestibile — la parte renziana in Umbria è marginale, i 5 Stelle ridimensionati. Quindi la coalizione ha vinto, mentre il centro-destra non è riuscito a governare secondo le aspettative dei propri elettori. C'è stato l'effetto boomerang Bandecchi: marginale come peso nel limitare la coalizione, ma ha portato il 2% che non ha votato a Terni, già sotto la soglia psicologica del 50% di gran lunga — il 44% delle persone è andato a votare. La domanda è: questo mondo di centro, moderato, fuori dall'Umbria, chi lo occuperà? Perché quei voti non sono stati occupati dai civici. Con dei risultati, in termini di voti, praticamente nulli per la legge elettorale: ci sono delle liste — "Umbria Futura", "Sanità Pubblica" — che abbiamo appena citato, che hanno preso quasi il 2,5% ciascuna e nessuno di loro era rappresentato al 15%, che è la soglia del Consiglio Regionale. Questo è uno scarto importante. >> Nuccitelli, il fatto che nelle due regioni in cui la formazione del centro-sinistra è arrivata il Partito Democratico ottiene non un buon risultato ma un ottimo risultato, e diventa di gran lunga il soggetto quasi unico — riporta in qualche modo all'impostazione di quella che amavamo chiamare la "vocazione maggioritaria". Tutto questo è solo una risorsa o anche un problema? >> Direi che soprattutto oggi è una risorsa. L'unità dà forza — il PD si è fermato nettamente, perché può essere una forza: da un lato ha un Movimento 5 Stelle ridimensionato, e questo fa ovviamente il gioco di Schlein in una trattativa futura a livello nazionale. Il centro — il secondo problema del centro-sinistra — va assolutamente recuperato, se si vuole arrivare al governo del paese. Questo la Liguria lo dimostra: quei voti, quelle percentuali servono. Il terzo grande problema, però — su cui dovrà lavorare bene la segretaria del PD — è recuperare un 5%, un 10%, tra chi non va a votare. Perché è lì che si può effettivamente trovare il segreto per un sorpasso. >> Verini, la mia sensazione è che le campagne elettorali del tempo in cui viviamo — e Musk, comunque lo si consideri, è certamente un protagonista del nostro tempo — abbia buttato fuori un commento verso i suoi follower dopo il voto americano dicendo "guarda i media", e lo ha fatto sul social di sua proprietà. Perché di questo parlo? Perché c'è una vecchia regola della politica: vincere va bene, stravincere può diventare un guaio. Un risultato del PD che naturalmente è molto positivo mette in difficoltà i potenziali alleati nella corsa al 2027. Ma molto dipende dal Partito Democratico, dall'intelligenza politica che dimostrerà — e sta dimostrando. La procedura con cui la segretaria Schlein sta lavorando per le alleanze, per il rapporto tra le forze di opposizione, non solo in Parlamento ma anche a livello sociale — perché non si può pensare che le alleanze siano una somma di trattini che si rompono — bisogna consolidare qualcosa di più socialmente radicato. Il tema della sinistra non è solo un tema di alleanze, è un tema della democrazia, dell'Occidente. La quasi-crazia — come è stata definita — è un'insidia molto pericolosa per la democrazia: vero, i cittadini non hanno sempre ragione, ma quando c'è rischio di manipolazione, quando c'è rischio di introduzione nei circuiti comunicativi — oggi molto sono i social — di fake news, di suggestioni, di percezioni distorte, non di realtà — e c'è un miliardario multimiliardario che detiene il potere di condizionare con questa incredibile mole la percezione dei cittadini e quindi anche il voto — questo è un discorso che ci porta lontano sulla democrazia. La democrazia oggi riguarda circa il 22% della popolazione mondiale — la democrazia è residuale, se possiamo usare questo termine, ma è quella che dobbiamo difendere dando risposte. Anche nella politica italiana, perché l'astensionismo non è colpa dei cittadini: è colpa del fatto che si percepisce una politica che da un lato non dà risposte concrete alla vita quotidiana, e dall'altro è spesso litigiosa — urla anche all'interno dei partiti. Allora uno si dice: "Ma quelli litigano così tanto, lo fanno per me e per l'interesse collettivo, o lo fanno per se stessi?" Dobbiamo dare al nostro elettorato la percezione che siamo lì per fare l'interesse collettivo. Infine: perché dicevo che dipenderà dall'intelligenza politica? Perché il PD col 30% non è autosufficiente. In Umbria ci sono 70.000 lavoratori dipendenti del settore privato, ma ci sono anche 130.000 partite IVA. Se abbiamo preso il 30% anche perché abbiamo preso i voti di piccole e medie imprese, dobbiamo continuare così. E al tempo stesso — non essendo autosufficenti — dobbiamo sapere che i 5 Stelle, anche ridotti, con Calenda che è venuto più volte in Umbria per qualche percentuale — servono. Ma perché hanno delle percentuali piccole, la sintesi va fatta. >> Abbiamo un minuto e mezzo per chiudere con Raffaele Nevi: buon risultato di Forza Italia, Fratelli d'Italia mantiene la sua leadership politica all'interno della coalizione. C'è anche un tema Lega — ha ottenuto dei risultati senza andare ai risultati delle regionali di 5 anni fa, con i quali la Lega raggiungeva posizioni di primo piano. Federico Schippa, la sensazione che hai è che il risultato della Lega — sia a livello locale che nazionale — possa diventare un tema, un problema? >> A livello nazionale, la Lega è prima di essere governatrice di una delle province, di un comune — ci sono diversi sindaci di città importanti, quindi in Umbria probabilmente era scoperta. La Lega, probabilmente, sta tornando al netto della sua espressione sul territorio. Ci sarà adesso un momento storico con un'evoluzione da questo punto di vista. Mi sembra però che ormai queste elezioni abbiano decretato due grandi partiti che guidano le due coalizioni: per la stabilità politica di entrambe le coalizioni credo che gran parte della responsabilità vada esclusivamente ai leader di coalizione. Il tema Lega è quindi un tema da valutare nei territori. >> Il nostro tempo è finito. Voglio salutare e ringraziare Federico Schippa, Emanuele Nuccitelli, ma anche Walter Verini e Raffaele Nevi. Ci vediamo la settimana prossima.