Trascrizione del video
Ben ritrovati, amici di Radar. Con grande piacere abbiamo con noi oggi il Sottosegretario al Ministero del Lavoro, Claudio Durigon, che per l'appunto è stato confermato in questo ruolo ancora una volta. Grazie per questo ruolo — che è un ruolo a cui ci tengo molto. Ci sono cose nella vita che, secondo me, danno senso a un percorso: questo è il segnale di un partito molto importante a livello nazionale, e per me uno dei ruoli più importanti che poter coprire in questo momento della legislatura.
Poi, come gli ultimi decenni hanno dimostrato, abbiamo dedicato un sacco di ore — sprecandole, secondo me — parlando male dell'attività politica. La politica invece va distinta dalla partitocrazia: vivere la politica è un impegno stupendo. Chi fa politica sul territorio lo sa benissimo. Io nel mio collegio mi occupo del Centro-Sud, e per me è un rapporto continuo con la gente: sentire, risolvere problematiche, e con questo costruire. Pensiamo ai risultati che abbiamo avuto come governo a sostegno del Sud — un punto molto dibattuto — avevamo una disoccupazione al 9% in Calabria, adesso molto più bassa. Risultati figli di ore di rapporto che la gente vede adesso. Penso che tutti i parlamentari dovrebbero recuperare l'abitudine di fare il cosiddetto "portaborse" — andare in settimana a incontrare i propri elettori e cittadini, ascoltarne le questioni e provare a risolverle. Io di persona utilizzo questo come pratica quotidiana.
Siamo al termine di una settimana nella quale la Lega ha presentato una proposta che riguarda anche da vicino i temi di cui ci occupiamo quotidianamente con la tua delega ministeriale al governo. La Lega presenta una proposta di legge che — per dirla in parole semplici — il cui senso è quello di incoraggiare le imprese ad assumere giovani con meno di trent'anni. Con un tetto agevolativo di 40.000 euro per il lavoratore nell'arco del contratto, mettendo a disposizione di giovani e imprese uno strumento poderoso: un trattamento fiscale vantaggioso sia per il lavoratore che per l'impresa per un tempo significativo. Amplia il ragionamento.
>> Questa formula nasce per alcune ragioni. Una è sperimentare un nuovo percorso di inserimento sul lavoro — ispirato al modello spagnolo, dove non c'era solo il contratto a tempo determinato, ma la possibilità di un contratto a tempo indeterminato con però la possibilità di licenziare con un'indennità nel corso dei primi anni.
Il nostro invece è leggermente diverso: voglio sperimentare questo sistema sul contratto a tempo indeterminato, rendendolo più flessibile per il primo anno-anno e mezzo. Questa è una grande novità che inserisce la possibilità per l'azienda di non essere terrorizzata dall'idea di assumere qualcuno — sapendo che se le cose non vanno nel mercato, non è un peso insostenibile. Quindi un po' di flessibilità in questo ambito, una certezza in qualche modo.
Altro tema: la fidelizzazione tra lavoratore e azienda. Il mercato è in evoluzione e in ebollizione, con tanto cambio. Il contratto a tempo determinato prevale rispetto a quello indeterminato e non c'è questa fidelizzazione. Con questa proposta, il vantaggio è reciproco: sia per l'azienda che per il lavoratore, che tiene il suo percorso costruttivo.
Ma, e questo non lo sapete, è la prima volta che si inserisce nel contesto macroeconomico la flat tax sul lavoro subordinato — 5% per cinque anni. Questo significa aggiungere al salario del lavoratore, perché il giovane che ha contratti a termine, stage, tirocini e bassi salari sono tutti temi di debolezza. Questo significa dare più soldi al lavoratore. Non solo risparmio fiscale, ma si può montare anche sul welfare. La tassazione agevolata permette di passare dai famosi 2.500 euro di benefici ai famosi 5.000 euro nei cinque anni, solo per questa categoria — la più svantaggiata.
Noi partiamo da una storia: una volta i genitori erano il "cuscino" dei figli, che compravano casa ai propri figli o la lasciavano in eredità. Oggi non è più così, perché il genitore è diventato a sua volta dipendente dall'aiuto dei figli. C'è questa inversione. Quindi fare in modo che il giovane rimanga in Italia per lavorare bene, per avere un salario adeguato, è fondamentale.
Ultimo punto: i giovani che sono all'estero. Sappiamo che sono tanti quelli emigrati. Ci sono norme, ma non avevano una presa sui giovani in modo adeguato. Oggi con questa possibilità di essere tassati al 5%, questo diventa attrattivo — perché sappiamo che se vogliamo competere con Londra, con questi stipendi diversi e un costo della vita molto diverso... L'affitto di una casa a Londra costa 3.000 euro. Però far tornare i giovani per avere un percorso di 4-5 anni — è anche un modo per far tornare i nostri "cervelli", come governo stiamo facendo. Abbiamo investito tanto nella formazione, non possiamo permetterci di vederli andare via.
>> Se capisco bene questo pacchetto, l'Italia si trova in una condizione sostanzialmente vicina al minimo storico dei dati sulla disoccupazione. E sappiamo dalle categorie imprenditoriali che il problema oggi è trovare le persone, non mandarle via. La filosofia di fondo di questa proposta non è tanto quella di creare nuovi posti di lavoro, ma di migliorare e stabilizzare la qualità di quelli che esistono.
>> Proprio così. Abbiamo visto che l'occupazione è a livelli storicamente alti. Abbiamo incoraggiato anche l'occupazione femminile, dove c'era la disoccupazione molto alta. Abbiamo un grande vantaggio — se guardiamo i dati statistici, nel 2015 il tasso di disoccupazione era molto alto, oggi siamo a 24 milioni di occupati, e ogni anno si inseriscono circa 6 milioni di persone nel mondo del lavoro. C'è un grande movimento nel mondo del lavoro.
Ma è anche vero che tanti scappano, perché questa possibilità di fidelizzare il rapporto di lavoro, di dare più opportunità, è fondamentale. Lavoro vuol dire anche servizi — le persone non possono cambiare il posto di lavoro perché non hanno i servizi di asili, non hanno le esigenze rispettate. Quindi dare più forza al settore dei giovani è fondamentale.
Poi c'è il secondo punto: una notoria problematica italiana, cioè che in Italia negli ultimi due-tre decenni i redditi reali dei lavoratori italiani si sono abbassati. Le ragioni sono molto complesse e attengono ai meccanismi macroeconomici. I salari medi italiani, con il loro potere d'acquisto reale, oggi sono più bassi di trent'anni fa. Questo governo ha già fatto tantissimo: abbiamo messo 10 miliardi sul taglio del cuneo fiscale — in modo strutturale, non provvisorio — 10 miliardi è un intervento epocale. Se vediamo l'incremento dei salari dal 2021 al 2024, sono aumentati in modo significativo. Però sappiamo che non è sufficiente.
Dove non possiamo accettare la demagogia di qualcuno che propone il salario minimo: il salario minimo è un abbassamento del salario. Se vedo che ci sono contratti poveri questi vanno eliminati, portati verso l'alto. Ma mettendo una soglia fissa del minimo, si rischia che chi ha salari mediani si abbassi verso il minimo. È un rischio reale.
Faccio un esempio: in agricoltura ci sono contratti che si svolgono a livello provinciale, non a livello nazionale, in alcune prefetture — e se si mette un minimo fisso, alcune prefetture dove c'è grande attività di raccolta di produzione agricola, con una tradizione italiana di contrattazione specifica, si troverebbero in difficoltà. Quindi abbiamo presentato la nostra proposta alternativa — un rafforzamento della contrattazione, del trattamento fiscale, del rafforzamento di quello che è l'adeguamento della vita. Parliamo di scala mobile — in alcuni contratti ci sono meccanismi di adeguamento automatico che noi vogliamo portare anche alla contrattazione dove non c'è questo meccanismo. Questo permette alle aziende di sapere il livello di aumento previsto durante il contratto e al lavoratore di avere un adeguamento costante del suo salario.
>> Adesso, qualche minuto prima di chiudere la conversazione, ci sono temi politici molto attuali. Le elezioni del 2022 sono ormai quasi tre anni fa. La maggioranza, con la sua vita interna, con qualche battibecco pubblico, ha dimostrato oggiettivamente — lo riconoscono anche dall'opposizione — di stare insieme nonostante le diverse sensibilità.
>> Sì, questa è una cosa che nasce da tanti anni fa, dagli anni '90. Chi si è unito insieme ha sempre avuto una visione di compattezza, una visione del paese insieme. L'altra parte — campo largo, campo grosso — non c'è questa visione d'insieme; è solo opportunismo per raggiungere un obiettivo. Noi invece oggiettivamente siamo una cosa consolidata.
>> Nel grande classico della politica italiana, quando si avvicina la data delle elezioni successive, si apre il dibattito sulla legge elettorale — un evergreen assoluto.
>> E non è un caso — sempre così. Questa è una delle materie più sensibili, ci si fa la ricerca per poter vivere insieme, poi si perde. Ma io dico sempre: fate attenzione — chi viene avanti con i sondaggi, non vuol dire che quella sia la legge giusta. I sondaggi sono un tema che non deve influenzare la scelta di una legge elettorale. La legge giusta è quella che dà stabilità al governo, che consente di governare per cinque anni.
Voglio poi toccare due cose di rilevanza internazionale. La prima: le famiglie delle destre europee, che ormai in alcuni paesi governano insieme, dimostrano di farlo e di stare insieme. Stiamo guardando all'esempio della Romania, dove ci sono elezioni presidenziali. Però le famiglie delle destre europee, messe alla prova nella scena parlamentare europea, fanno a volte fatica a raccordarsi. Però guarda, ti devo dire: la forza che c'è in Europa, il gruppo più forte tra le famiglie della destra e del centro-destra europeo — è così forte che grazie ai governi di vari colori che sono stati eliminati o indeboliti... La Germania che dice "dobbiamo cambiare il mondo con l'elettrico e gli incentivi", poi fa le elezioni e cambia: basta — non funziona più. Questo è quello che non si sente dai paesi europei, si sente dal sentire della gente.
>> La seconda questione: all'netto di tutte le chiacchiere, alla fine tutti i protagonisti del mondo internazionale guardano a Trump per capire cosa fare.
>> Trump, nella sua particolarità, è un interlocutore forte. Non c'è nessun dossier rilevante a livello internazionale in cui tutti i protagonisti non stiano lì a vedere cosa fanno gli americani. Trump spara forte, poi ottiene comunque un mediazione — quindi quella sua modalità ha anche qualche risultato. Il fatto che comunque ci si rimetta al tavolo per parlare di economia, di dazi, di macro, di tutto insieme, secondo me è un grande vantaggio. Il ruolo dell'Italia è fondamentale — Meloni l'ha fatto benissimo in questo.
A fine giugno ci sarà il vertice NATO: si parlerà dell'incremento delle spese militari. Il 2%, che l'Italia ha già dichiarato come obiettivo raggiungibile quest'anno — lo ha detto Meloni in Parlamento la settimana scorsa — è un grande passamento per l'Italia. Ma nella revisione NATO, i numeri di cui si parla sono ben superiori — si parla di 4-5% del PIL. Questa è una sfida non da poco.
Io ho una riserva su questo: credo che andare oltre certi limiti nell'aumento della spesa militare, in questo contesto, non sia necessariamente la mossa più giusta. Dobbiamo lavorare per portare tutti al tavolo per trovare soluzioni, non aumentare indefinitamente gli armamenti. Già il 2%, con grande difficoltà, non è un obiettivo semplice — e non credo che la direzione giusta sia quella dell'armamento crescente. Meglio mettere tutti al tavolo per parlare di macro-economia. E questo può essere un elemento fondamentale per far sì che si uniscano un po' le bandiere.
>> Grazie, Claudio.
>> Grazie a voi.