Trascrizione del video
Benvenuti. Mi fa piacere dare un saluto all'Onorevole Laura Ravetto, con noi oggi. Buongiorno.
Buongiorno, direttore, grazie a voi.
Si fa piacere avere la verità qui con noi, perché questa finzione dei saloni un po'... Come non fanno. Ma non fanno, non fanno. Con noi anche Giovanni Sallusti di Libero, che è il direttore di Libero. Giovanni, grazie. Ben arrivato. Come te voi, buongiorno? Un saluto anche a te.
Allora noi siamo alla settimana successiva al congresso della Lega a Firenze: Salvini confermato segretario per un nuovo mandato. Però anche tanti temi che sono emersi da questo appuntamento politico. Allora, con l'aiuto di Gianluca Lambiase, li inquadriamo e poi ne parliamo.
"Si è svolto lo scorso fine settimana a Firenze il Congresso Federale della Lega, che ha riconfermato come segretario del Partito Matteo Salvini fino al 2029. Una conferma ampiamente attesa è arrivata per acclamazione, con Salvini che rappresentava anche l'unico candidato alla segreteria. Nel corso del Congresso Federale sono intervenuti tra gli altri lo stesso Viktor Orbán, premier ungherese, e Marine Le Pen, che ha paragonato la sua lotta a quella di Martin Luther King. Ma non sono mancati anche importanti messaggi all'esecutivo di governo: secondo i suoi militanti, infatti, Salvini sarebbe pronto a un ritorno al Viminale. Ne parla anche Giorgia Meloni, che ha commentato il segretario leghista dal palco. Nel corso del Congresso è intervenuto anche il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che ha ribadito come le energie rinnovabili rappresentino un tema fondamentale per le imprese, e che occorre tornare al nucleare subito e che la politica deve avere coraggio. Ma quello che è emerso dai sondaggi, dalle posizioni espresse anche al Congresso Federale della Lega, è che sul tema del rapporto con Trump, sull'Asia e sul piano europeo per la difesa, gli elettorati di centrosinistra e centrodestra sembrano non essere sempre più spaccati. Si sente di un rimescolamento che potrebbe portare a novità importanti nello scenario elettorale."
Di queste novità presentiamo le palline tra un attimo. Com'è stato — un momento frizzante per il Congresso della Lega — diciamo che non mancano i temi di discussione?
Ha rietto per usare proprio un termine: una bella aria. Veramente una bella aria, devo dire. E ci giamo del tuo che effettivamente questi due giorni di congresso hanno dimostrato che la Lega non è un partito. La Lega è veramente una comunità: è stato sentita questa cosa. Sai, noi abbiamo passato dei mesi — Roberto — i giornali, le rassegne di giornali — che volevano la Lega divisa, che volevano correnti, che volevano critiche, che ci credevano. Poi abbiamo avuto una candidatura unitaria: non perché è stata una candidatura unica, perché nessuno ha voluto una candidatura alternativa. Perché tutti si riconoscono nella segreteria, ma soprattutto in Salvini. Abbiamo avuto delle emozioni al Congresso, votate da tutti gli interventi che ci sono stati. Non ci sono stati interventi critici: tutti i consultivi non è banale, alla presenza di 2.000 persone, 2.000 delegati, che si sono avuti tutti interventi positivi. Quindi è stato bellissimo.
Questo ragionamento che adesso faceva Ravetto, secondo me, contiene anche un elemento che merita una valutazione: i movimenti politici contemporanei non sono quelli del '900, sono un'altra cosa. E che il loro modo di funzionare come allora, dividendosi su mozioni, su altro, probabilmente è un po' anacronistico.
Che dice? Che il loro organizzarsi con congressi — non è che stai esagerando — sì, sarebbe anacronistico. Diciamo che l'ottima notizia della Lega è che un congresso lo ha fatto, e non è scontato. Perché poi ci sono anche le derive della liquidità postmoderna, cioè quando si proprio non fa il congresso e non ha un'animazione di dibattiti intorno. Invece su questo non rivolare: avuto ovviamente un dibattito intorno, acceso. Sono emerse anche le varie sensibilità che compongono la Lega. Ma direi "per fortuna", perché sai: in un movimento politico una buona contrazione interna è positiva per la Lega. Non che non nascano sulla parola d'ordine diciamo del federalismo, dell'attenzione ai territori, delle particolarità, del pluralismo. Che non avere più di un tipo di sensibilità è un problema.
Dopodiché sicuramente è andata a sfatare nella disfatta del mainstream. Perché l'intima è un trionfo del generale che si ripete. Lo possiamo usare parlando di Trump, parlando di von der Leyen, anche degli effetti di Zastori e Brexit, parlando di mille cose. Ma si è manifestato anche qui. Perché il mainstream — ricorda — ha raccontato per mesi il Congresso della Lega come l'armageddon: un conto contro Salvini, l'assedio dei conti, il colpo del colpo, le correnti che si organizzano. E bene: tutto questo non solo non si è avverato — si è avverato il contrario. Perché secondo me il giornalista medio italiano, il commentatore medio italiano — ma questo storicamente, fin dagli albori — non capisce la Lega, che è un po' una legge a sé nel sistema politico tradizionale.
Questo è interessante. Poi fa finta di non capito? Poi fa finta di non capito: la mia colla, mette giù come vorrebbe che fosse.
Un elemento interessante di questi due giorni — di differenza dal punto di vista internazionale — certamente almeno a mio avviso il più interessante è l'intervento di Elon Musk. C'è un elemento qui vorrei anche... perché non voglio, come tradizione di questo appuntamento, che la nostra chiacchierata sia mai noiosa né paludata. Io sono sorpreso, ma vorrei avere l'opinione di una cosa del dibattito tipicamente italiano.
Noi tendiamo, molti di noi, a trattare gente come Musk — e anche come il presidente degli Stati Uniti — come degli idioti. Li trattiamo come dei disadattati. E questo è un punto di vista. Come un po' delle semplificazioni, ma ora... Musk, di sé, va a stare... È uno dei geni contemporanei. E va a essere visto — vediamo che cosa diciamo sta facendo per l'umanità — per capire che forse sai. Anche diciamo la verità: non adesso, ormai è bello il dibattito, tutti si possono esprimere, devi dare i social all'unione di cella sua. Però veramente poi mi irrita che parli anche una persona che magari non è neanche in grado, diciamo, di costruire qualcosa per se stesso, e che si trovi a criticare solo — seppur in un modo che uno dica — un uomo che ha fatto, farà e continuerà a fare dei grandissimi progressi per l'umanità.
Quindi diciamo c'è un po' questa semplificazione. Ma al netto del fatto che lui è obiettivamente un genio nel suo ambito. Lui ha detto anche delle cose molto sensate dal punto di vista politico. Lui ha detto una cosa chiara che sfugge alle élite probabilmente, ma non sfugge ai popoli. Ed è che il benessere e la libertà sono cose su cui bisogna lavorare anche in chiave identitaria. Lui ha detto: "Attenzione: nel momento in cui voi non difendete le vostre tradizioni, la vostra cultura — che sono frutto di valori che abbiamo impiegato secoli a conquistare — e decidete di cederle ad altre situazioni che invece queste evoluzioni magari non l'hanno avuta, voi vi indebolitete." E qui bisogna trovare delle strategie per difendere questi valori, che sono anche banalmente — non tanto banalmente — il benessere economico.
Io, di questo, quando noi trattiamo i temi delle migrazioni e diciamo che l'immigrazione irregolare incontrollata non è possibile: non è che lo diciamo solo per una questione di sciami ideologici, ma soprattutto per una questione concreta. Il tema dell'immigrazione irregolare è un problema soprattutto per i fragili della nostra nazione. Cioè è chiaro che a una famiglia non può dispiacere — perché io vivo in una bellissima zona di Milano, circondato da persone che parlano di fluidità dei confini e della tolleranza diffusa — e stanno in una bellissima zona di Milano, dove probabilmente la persona emigrata la vedono semplicemente come quello che suona alla porta del Deliveroo. Va trattata la situazione della signora che fa la conducente della Polizia locale, e se alle 23 di sera è costretta a prendere dei mezzi pubblici dove magari sopra si trovano dei migranti irregolari che possono mettere in dubbio la sua sicurezza.
Il tema che un imprenditore di quelli veri, un genio di quelli veri, abbia a cuore la fragilità, guarda un po' i profili di questa amministrazione Trump e i suoi componenti: mi sembrano quasi più diciamo sociali e in analisi delle esigenze collettive della sinistra. Cioè la sinistra ha perso di vista la difesa proprio di quella parte di popolazione che mi sembra venire trattata molto di più da questi — che non sono i "litali" — cioè chiaramente sono ricchi perché hanno costruito dei capitali, però non sono i ligi all'establishment. Perché pensano al benessere dei popoli molto di più di certi cosiddetti intellettuali di sinistra, che vedono da una prospettiva totalmente distaccata dalla realtà.
Esattamente la spiegazione che vale qualunque posto, a New York, in un taxi in tangenziale, quando lo porta a incontrare la vita che fa lei con i suoi figli che sono diventati... ma è difficile condizionismo. Invece qui ai Parioli per solo informazioni.
Di chi ci ascoltiamo anche a Giovanni Sallusti subito: che nel corso della presidenza Biden — quindi non è una decisione della presidenza Trump — la NASA decide di affidare molte delle sue operazioni nello spazio alla società privata fondata da Musk. La NASA, cioè l'agenzia spaziale ufficiale degli Stati Uniti, che ha fatto la storia dello spazio, della cosmologia. Dì, sta!
Ma noi lo trattiamo come se fosse un poveretto. E lo prendiamo in giro per l'eccesso di botox, che si è in effetti forse un po' troppo.
Giovanni.
Guarda, su Musk con un intervento mani più corte. Il cliché medio del mainstream è trattare Leonardo da Vinci come un'artista dell'Eliminazione Risonante. Questo è il cliché medio che si ha per Musk, perché mutatis mutandis. Musk è uno dei pochissimi uomini — siamo certi che ogni generazione si contano veramente sulla vita di una mano — che si esercita in quel tentativo titanico di portare l'umanità oltre i propri confini. Però diciamo da protesta di Musk perché è il signore che molto probabilmente potrebbe portare l'umanità su Marte, perché ha un piano e programma tecnologico-scientifico credibile per arrivarci, e lo sta rispettando. Quindi questo è Musk: invece come dire su X, sui giornaloni, spesso passa come un nazista dell'eliminazione.
Ma devo dire che è stato un po' attuato, anche quello che ha detto secondo me al Congresso. C'è il giochino anche in queste ore: noi, gli osservatori attentissimi, di mettere Musk in contrapposizione contro Trump sulla questione dei dazi. Perché Musk, in prima battuta sbagliando — in quanto imprenditore e uomo libero — ha detto che per lui sul transatlantico, dove è bello, ci fossero dazi zero. Ma guardate che questo non è in contraddizione: Trump nel suo primo mandato propose alla allora presidente della Commissione europea un accordo: dazi zero, reciproci tra Stati Uniti ed Unione europea. La Commissione, dopo aver tergiversato, dopo aver condiviso alcuni, insomma dopo una trattativa con varie fasi, alla fine a questa proposta ha detto no. Cioè il cosiddetto protezionismo americano è anche e soprattutto una reazione allo storico protezionismo europeo.
Quindi Musk non è in contraddizione. L'ideale di Trump sono i dazi zero. Dopodiché Trump e Musk — con lui, cioè questa nuova destra — secondo i critici, "tecno-destra", perché sai che le big tech, quelle che come dire finanziano Java, no, Barack Obama, erano il vangelo delle manizie progressive. Ah, anche che c'è stata una virata, anche per legittimi interessi economici, perché dove c'è mercato c'è anche un interesse economico: sono "una banda di criminali planetari", ma comunque. Quella destra, questa nuova destra che si è venuta a pubblicare, è stata tenuta sulle parole d'ordine, che non so che riassume il vanto, lo levo, l'evento perché secondo me — come dire — uno può cogliere al massimo, buttando tonnellate di analisi degli "espertoni", e leggendo si elegge l'americana: il libro del vicepresidente Vance, che rappresenta quelle distanze lì dell'America. E secondo me anche dell'Occidente deprivato, operaio, de-industrializzato, tradito da una globalizzazione asimmetrica, capricciosa, e un po' masochista che ha fatto fondamentalmente gli interessi della Cina. E se vogliamo stare in Europa: in parte della Germania. Ma questa è l'agenda Trump-Musk. Piacere o non piacere, ma si parla di quello insomma, non come dicevi tutto del botox o della "tecno-destra".
No, non ci sono dubbi. Tra l'altro, uno degli elementi che rende molto interessante questa fase è anche il fatto che alla fine il presidente degli Stati Uniti è un signore di quasi 80 anni, che però interpreta il mondo della politica e anche del rapporto con i suoi elettori, con il suo popolo, con una modernità straordinaria. E anche con una capacità di utilizzo delle piattaforme social che per molti versi è sorprendente per un signore che ha quasi 80 anni. E questo secondo me merita una riflessione.
Perché c'è qualcuno — c'è qualcuno italiano — che è il precursore di tutto questo, tra l'altro in un mondo senza social o quasi senza social. Ovviamente parlo di Berlusconi. Ma quello che voglio chiedervi — cominciando da Ravetto — è: si sta costruendo una identità di "destra" un po' in Europa e in giro per il mondo?
C'è questa internazionale delle destre, senza dubbio. Ma lo... sì, anche altrove.
Sì, nel senso che sai allora: io mi ricordo già il primo Trump. Quando i miei amici del centro-nord dicevano: "Ma figurati se verrà votato Trump." Mi ho parlato con la testa di un newyorchese che fa finanza. E non tenete conto del fatto che l'America è fatta di un sacco di gente che fa impresa, si fa un mazzo così, e la sera vorrebbe stare più con la bistecca. E che magari non è contentissima che tutto venga prodotto in Cina e ben deciso che l'unica fabbrica del mondo è la Cina, tutti i lavoratori stanno in Cina, e che di fatto prosperi esclusivamente — o più che altro — la parte dei servizi finanziari nel suo paese. E la gente vera, gli imprenditori veri — quelli che tirano su la baracca — questa cosa, secondo me, si ritrova tantissimo anche in Europa.
Però secondo me era intercettata da partiti che vengono definiti magari "molto di destra". In realtà, perché soprattutto si è sollevata la questione immigrazione — la concorrenza sleale dell'immigrazione — in realtà secondo me quello stesso popolo, è molto simile all'elettorato di Trump. Perché è quel popolo che ti dice: "Guarda che io, dalla globalizzazione — tu, alto funzionario di finanza, ne hai avuto un beneficio. Io, come imprenditore, mi son fatto un mazzo così. Attenzione." E poi anche non tutti gli imprenditori, perché magari la grande multinazionale che fa sni che riesce a delocalizzare ha fatto fino a oggi prodotto indirettamente. No, come... magari Trump il messaggio lo ha mandato anche a lei, perché dice: "Guarda, sai che c'è: adesso, da questa, non puoi continuare a produrre là; devi fare qua." Ma invece quello meglio — quello che si fa un mazzo così — è che non ha avuto questa possibilità, né si è, diciamo, esplorato i mercati, però non ha spostato le produzioni nei mercati globali. E quello è probabilmente una fonte di elettorato e di ispirazione anche per un partito come dici tu, repubblicano. Se mi dici in Italia — sì, probabilmente anche in Italia.
Adesso io penso che la chiave del centrodestra sia mantenere le identità distinte e essere uniti sui temi. Se questo nostro elettorato probabilmente era presente in parte in questa "destra del repubblicana", sì, la prova sai quale è: che quando la destra — diciamo la destra — ha uno scambio di voti all'interno dei partiti alle elezioni, difficilmente gli elettori di centrodestra voteranno mai a sinistra, andranno fuori su cose centriste. Quindi di fatto è un elettorato compatto, che ben rappresenta un'idea: non come a sinistra, che magari smettono di votare perché votano i 5 Stelle, o perché vanno nell'astensione.
Quindi sì, probabilmente esiste questo popolo. Come è bene che in Italia sia rappresentato da partiti differenti che però danno una risposta comune a questo popolo?
Ne sentiamo Giovanni Sallusti. Ricordo già — chi ascolta — che per fare un esempio internazionale oltre a quello della Nike: Nike produce la gran parte delle sue sneakers — che hanno come diciamo elemento di attrazione e anche di ispirazione le scarpe che sono uno dei più straordinari pezzi del marketing contemporaneo, un forse il più grande giocatore di basket di sempre che mai cal Jordan — però se uno guarda la linguetta dei giorni, vedrà che il tallone è realmente fabbricato in Vietnam, o in alternativa in un altro dei paesi dell'Asia. E allora uno dovrebbe interrogarsi, per esempio, sul fatto che in Cina adesso è un po' calata la percentuale, ma quando si era — pochissimi anni fa — il gigantesco stabilimento della Foxconn, che è il più grande stabilimento del gruppo Apple, che non lavorava solo per Apple, ma produceva circa l'85% degli iPhone venduti in tutto il mondo, la Cina aveva cominciato a fare accordi con questo stabilimento perché questa collocazione in Cina del stabilimento è elemento fondamentale per garantire i quasi 27 milioni di dollari che è la retribuzione del top management di Apple del 2024. 27 milioni di dollari. Questi livelli di retribuzione — io non ho nulla contro qualunque stipendio alto — ma questi livelli di retribuzione si spiegano solo con la delocalizzazione in posti dove il costo del lavoro non è paragonabile in Occidente. Quindi devono aver molto capito tutti quelli che parlano di questi temi: che questa attuale forma della globalizzazione serve molto più ai tanti Tim Cook del mondo che non ai potenziali operai americani o europei, i quali invece hanno molto poco, se non niente, a tutto questo di guadagno.
D'accordo su quasi tutto, tranne il fatto — il ferito mai cal Jordan da un appassionato di NBA — è sicuramente il giocatore più forte della storia. Ma lasciamo le battute.
Il minimo denominatore tra tutte queste diciamo "nuove destre" del nuovo millennio che hanno contorni capitolari in comune: la rivolta della maggioranza silenziosa contro la cancel culture, per cui tutti i dissenzienti in colpa se sei un lavoratore poco qualificato, maschio ed eterosessuale, sei anche a ancora all'orrore di avere una religione — magari quella cristiana, perché altre va bene, ma se hai quella storicamente dell'Occidente non va bene. Ma questa rivolta della maggioranza silenziosa, la rivolta dell'economia reale — come ovviamente dicevi — contro il "trucco globalista", perché fa gli interessi di alte élite in alti paesi. Anche la tenuta identitaria rispetto a questo fardello molto culturale: cioè per esempio in Francia si faceva grande retorica sull'"arco repubblicano" contro Marine Le Pen, a prescindere da giudizi polici che c'erano dopo. Ma prima c'era l'"arco repubblicano". E oggi, a mio modesto giudizio, chi incarna un partito della Repubblica in Francia è esattamente Marine Le Pen, cioè chi non vuole abdicare a quei valori — libertà, laicità, pluralismo — tipici della cultura francese. Insidiati consciamente e inconsciamente, ma comunque, da una sinistra di fondo islamista, per esempio. È proprio Marine Le Pen. Quindi ci sono questi tratti in comune delle nuove destre.
Poi secondo me, se parliamo del fenomeno Trump, della guerra dei dazi, lì c'è uno specifico americano che è un tornante della storia: la famosa cosiddetta "trappola di Tucidide". Per cui ci sono momenti della storia — Graeme Allison lo ha spiegato molto bene — in cui le aspirazioni di una potenza in ascesa — in questo caso la Cina — si scontrano inevitabilmente con gli interessi della potenza egemone — in questo caso gli Stati Uniti. Perché quello che avviene è, in effetti, esattamente quello. Ora, forse Trump rappresenta anche il modo di risolvere la trappola di Tucidide a favore dell'America, e quindi anche a favore dell'Occidente del Romani Imperii, senza che deflaghi in una guerra guerreggiata. Cioè, riuscendo a sbrogliare questo globalismo. Perché in realtà si sta affrontando il globalismo, più che la globalizzazione — che è un fatto empirico: cioè i capitali continueranno a circolare, le merci continueranno a circolare, nessuno si chiuderà in un'autarchia anacronistica. Ma si affronta il globalismo, cioè l'ideologia che è stata costruita sopra questa globalizzazione asimmetrica, perché fa gli interessi del Partito Comunista Cinese.
Allora il fenomeno del trumpismo — anche questo, con questo contesto storico, per cui con tutte le sue criticità è il modo di uscire ancora a piccoli punti dalla trappola di Tucidide — e non sottovaluterei questo elemento.
Molto interessante. Approfittando delle sensibili antenne di Laura Ravetto per ricordare che in questo Congresso fiorentino della Lega si è anche affacciato, un po' sopra — se vogliamo — un nome che si chiama Roberto Vannacci. Dopo un sacco di discorsi, si prende la sua tessera della Lega e si comporta da bravo militante.
Sì, c'è ancora: è stato incredibile perché io quando sono andata a salutarlo nella ressa incontrata, e lui mi ha detto: "Ma lei non si ricorda? Ci siamo visti a Farah, in effetti benissimo su una missione internazionale." Quindi quando era generale, mi dice: "Io la accompagnavo a uscire dagli aerei militari." Quindi è un vero — lo si vede — in questa dimensione.
Devo dire che anche qui è stato bravissimo, Vannacci. Secondo me, prima di tutto ha dimostrato di conoscere meglio di altri le campagne elettorali e la politica con il suo discorso. Il telo di cover: veramente anche qui non sono propagandista, e veramente lo ha apprezzato il discorso del paracadutista. Che la sensazione che io ho sempre provato in ogni campagna elettorale è che ti dice cos'è la politica. La politica è un momento di squadra. Poi un momento in cui ti sembra di essere solo, che potreste avere la tentazione di dirti: "Ah, sono arrivato, sono solo ma sono a terra", che è: sei atterrato col paracadute. Quindi ora vado da solo. Invece lui capisce in quel momento lì, che lì dovevi fare squadra. Non solo quando sei salito sull'aereo e preparato i paracaduti. E c'era doverti connettere con quelli che con te hanno lo stesso scopo di missione.
E il telo, per esempio, del paracadutista — mi dà dei riferimenti, diciamo, politici ecco. E questo secondo me lui lo ha dimostrato: lui cosa ha fatto. Lui ha atterrato e ha capito che per portare avanti le sue idee — che sono molto condivise, molto apprezzate — aveva bisogno di una squadra, aveva bisogno di una comunità. E lui ha capito che quella comunità è la Lega. Al netto di tutti quelli che speravano che si facesse il suo partito, che diventasse un antagonista, lui ha capito che per realizzare i suoi obiettivi, da solo non li avrebbe realizzati altrettanto bene che in una squadra come quella della Lega. E lo ha dimostrato: è salito sul palco, c'è stato il passaggio della tessera. Quindi io lo ho trovato un momento che avrebbe dovuto davvero far riflettere anche un po' tutti i commentatori italiani.
C'è che io mi aspetto, non ho niente con tutti i giornalisti, tu sei tra gli amici, a partire da te — va bene, però io mi aspetto ogni tanto un po' più di analisi obiettiva delle personalità e dei personaggi. Che il nome mai incontrato: ma se mi fossi ricordata chi era... cioè avendolo già incontrato. Avrei — se avevo avuto la sensazione che ho avuto nello stringergli la mano — avrei capito immediatamente che non potrevi vederlo come un personaggio antagonista, perché questo è troppo intelligente per non comprendere che la politica è un gioco di squadra. La politica non è un gioco individualista. E quindi ha sancito questo principio. Non ci ha voluto anche lui in questi mesi per toccare con mano che bisogna mettersi con meglio degli altri.
Finirei su questo tema, cominciando da Giovanni Sallusti. Allora, Giovanni, le destre europee — in Italia in particolare, Lega e Fratelli d'Italia — stanno dicendo con grande chiarezza: questa Europa, questa von der Leyen, questo asse preferenziale franco-tedesco eccetera, questo modo non ci piace. Ma la domanda con cui vorrei finire nei due-tre minuti che abbiamo ancora con voi: queste destre — e ha cominciato quelle italiane — hanno un progetto europeo? E se sì, quale?
Allora, io credo di sì. Credo nel senso che lo auspico anche alla ragione e alla speranza che lo abbiano. La cosa voglio dire: il punto penso tutto spazio del dibattito, ma se quando l'unica possibilità in cui si da cooperazione su un continente è l'Unione Europea di visione centralista, un formicolio che è stata costruita in questi lustri. Tanto di cappello. Sì, ma anche dopo la battaglia contro il super-centralismo di Bruxelles, non sono in discussione in un'entità per sé, ma in chiara continuità con la storia e la battaglia della Lega contro il centralismo, sia esso domestico. E questa continuità devo dire mi ha appassionato al Congresso.
Ma al di là di questo: il punto è, per non fare del punto limitarsi alla propaganda, alla parsimonia dal lesto, qual è un modello alternativo?
Allora, il modello alternativo esiste dal 1980. Da quando mentre stavano costruendo questa Unione Europea di stampo aggravato, certo non lo straordinario discorso a Bruxelles contro l'Europa — dove delineavamo del modello alternativo — non di unione stretta, ma di cooperazione economica, commerciale, sui valori: da un lato sull'economia, dall'altro sui grandi temi delle identità europea — libertà prima di tutto — e non sui microdettagli della vita quotidiana da regolamentare. Perché diceva la verità: le differenze sono la ricchezza del continente europeo, anche le storie nazionali.
Il modello alternativo esiste, non va inventato. Nel momento in cui il centrodestra ha dimostrato di seguire questo modello — al Congresso della Lega la polemica con il super-Stato, che è una polemica tuttora rilevante — si è sentita più volte, non semplice il centrodestra ha tenuto la barra su questo modello alternativo sulla nascosta. Spero la tenga con più convinzione da qui in avanti.
Abbiamo un minuto. Un eurò: perché faccia a meno delle cose, le faccia vere — dicevo — che non è come un consiglio di amministrazione. Un consiglio di amministrazione alto non ci può passare le delibere per mettere i gerani in ingresso; ci deve passare le delibere per non so gli emolumenti di tutti i dipendenti, piuttosto che la discussione per un contratto di assicurazione globale. Non per i gerani: questo è invece purtroppo questo Europa. Si è focalizzata su tante cose e non ha fatto quelle per tutti, perché non si possono fare per tutti. Con qualche scusa ha fatto passi in avanti ultimamente, perché ultimamente mi sembra davvero che ci sia del piano di riarmo — che addirittura ci sia non reconditamente dei piani per rinforzare determinati stati rispetto ad altri. Almeno, la cosa che mi sfugge: che questo piano di riarmo fa prevalentemente l'interesse della Germania, che ha un problema di produzione e magari in un ambito lo può compensare con la produzione di armi. Questo non va bene. Quindi: poche cose, fatte bene, ma nell'interesse di tutti, non nell'interesse dei soliti due.
Il tempo è volato. Ma se con nome la discussione è stata interessante. Io spero che tanto Giovanni Sallusti quanto Ravetto trovino occasione di tornare a trovarci. In tanto, grazie a tutti e un saluto.