L'INPS è roba per giovani. Intervista a Diego De Felice (Direttore Comunicazione INPS)

Trascrizione del video
Benvenuti. Mi fa piacere dare un saluto a Diego De Felice che è il Direttore Centrale della Comunicazione dell'INPS. Diego, benvenuto. Oggi parliamo di INPS. E lo facciamo partendo dal titolo che abbiamo voluto dare a questa nostra conversazione: "INPS, roba per giovani". Perché è arrivato il momento — e il lavoro che avete avviato in questi ultimi anni lo dimostra — di sfatare questa idea per cui dell'INPS ci si occupa quando si ha settant'anni. È esatto quello che dici. E sì, perché un po' la norma che ci porta a questo è che il sistema contributivo è come un grande salvadanaio. Quindi tu durante tutta la tua vita metti da parte soldi per avere poi un futuro tranquillo. E questo noi lo stiamo cercando di spiegare a tutti, ma soprattutto ai giovani, che sono in questo caso la nostra categoria preferenziale, con degli strumenti che cerchiamo di raggiungere in modo anche innovativo. Questa è importante perché se non arrivi a fine carriera e poi pensi alla pensione, non. Uno deve pensarci subito, con un lavoro regolare e avendo l'INPS come punto di riferimento anche dal punto di vista consulenziale. Perché poi l'evoluzione di un grande istituto come l'INPS è quella di non essere più soltanto — si fa per dire soltanto — il mio gatto delle pensioni, ma di essere il vero grande luogo del lavoro e della formazione, al cui interno ci sono anche degli elementi che riguardano la sanità, e di cui l'INPS sta diventando — se è cambiato — il conduttore di una vita per un cittadino. Quindi siamo di fronte a questa evoluzione dell'INPS: da ente prevalentemente pensionistico — soprattutto per alcune categorie, i lavoratori privati — si è arricchito e diventato per tutti i lavoratori, tra gli ordini professionali, ma adesso da ultima anche i giornalisti sono entrati nell'INPS. E non solo in termini previdenziali — che rimane il cuore — ma anche per altre attività: attività di sostegno nei momenti di difficoltà, per supportare la fragilità, per l'invalidità, e quindi con tutto l'elemento della disabilità con la riforma Locatelli. Quindi c'è tutto l'elemento sanitario. Ma anche le politiche attive in collegamento col ministero del lavoro, quindi con i centri per l'impiego e le regioni, un supporto molto forte che nasce dal fatto che è un ente — questa è stata una scelta strategica — dedicato al welfare. Molto interessante. Per portare i giovani ad accogliere questo, avete anche messo in campo, mi sembra, una serie di strumenti molto interessanti e al tempo stesso di utilizzo e di comprensione immediata. Vogliamo intanto vedere insieme un video che avete realizzato, molto dinamico, molto semplice, molto fresco, molto vero, che però ci permette di continuare con la discussione. Quindi intanto vediamo e torniamo tra poco più di un minuto. "Le basi che nessuno vi spiega — te le spiego io in un minuto — seguimi. Hai mai pensato a quanto varranno i tuoi anni di lavoro? No, vero? Grande errore. Ti presento il tuo superpotere segreto per il futuro: l'estratto conto contributivo INPS. Che cosa? Diciamo che è la carta d'identità della tua futura pensione. Una roba da veri esperti? No, perché ti dice quanto hai già versato per la tua futura tranquillità, e se i tuoi datori di lavoro stanno rispettando i tuoi diritti. Perché è importante? Perché sono soldi tuoi. Ricordati di controllare prima per correggere gli errori dei buchi: controlla oggi. Segnali di non avere brutte sorprese domani, quando sarà troppo tardi. Sì, lo so, sembra noioso, ma salva il portafoglio. Il tuo. Come funziona? Facile: vai sul portale INPS per i giovani, cerchi 'estratto contributivo' e segui le istruzioni. Lo scarichi, lo guardi, lo salvi. Fatto. Dai, prima cosa da fare, ancora non conosci? Fai clic sull'estratto, vai subito sul portale INPS per i giovani, e la guida completa con tutti i dettagli ti arriverà. Ti conviene." Ecco. Il protagonista di questa storia si combina con un'altra iniziativa molto intrigante dell'INPS di questo ultimo periodo, che adesso possiamo anche inquadrare. E non è un caso che non abbia scelto una delle carte a caso. I cardoni che ho qui davanti di fronte a me — questa carta presentata a Lucca Comics, il più grande evento, diciamo, di fumettistica e arte del fumetto — ecco, questa carta che ho davanti è quella dedicata al tema del congedo parentale. Perché ho detto questo? Perché il congedo parentale è proprio uno degli aspetti che ci mostra l'INPS nelle sue funzioni allargate. Abbiamo anche le altre carte, compresa quella dello estratto conto contributivo. L'INPS abbiamo detto che ha allargato il suo perimetro di intervento. Ovviamente anche il linguaggio deve cambiare per poter raggiungere tutti i destinatari. E questo è lo sforzo che stiamo facendo come comunicazione, su indicazione anche del presidente Fava e del direttore generale Vittimberga. Siamo in grande fermento in questo senso. Perché il congedo parentale è molto importante? Perché di fronte a un problema di denatalità e invecchiamento, oltre al suo porto alla genitorialità di entrambi, è un'alta funzione che svolgiamo, ma anche il problema è di fare in modo che tutti contribuiscano all'economia nazionale attraverso il lavoro, che rispetti il dettato costituzionale — un modo per realizzarsi, ma anche un modo per contribuire. E anche per rendere in equilibrio, nel lungo termine, il sistema previdenziale. Quindi: far lavorare i giovani, trovare occupazione, e anche le donne, in maniera regolare, in maniera anche qualificata. E quindi cerchiamo in qualche modo di supportare le iniziative del governo, che è attento a queste problematiche, e quindi sempre molto legato al ministero del lavoro, al ministro Calderone, cercare di rendere effettive queste funzioni con delle prestazioni che vanno in questa direzione. Perché su questo tema del congedo parentale è evidente che nei prossimi anni bisogna fare degli sforzi e anche degli investimenti, secondo me. Io credo che ad un certo punto prenderemo atto, un po' in tutta Europa, che su questa partita della inversione del calo demografico e dei dati sulla natalità, bisogna mettere una quantità di denaro inimmaginabile oggi, se vogliamo invertire questo trend. Cioè, un'altra delle simpatiche — e anche molto richieste — è questa carta. Perché questa è quella che ci riporta più da vicino al tema sollevato dal protagonista del video. Questo estratto conto contributivo mi interessa per due ragioni. La prima è questa: bisogna che tutti inizino a usare questo strumento decenni prima di andare in pensione. È certo. Bisogna intanto controllare che il datore di lavoro abbia versato i contributi. Questa è la prima cosa. E non è proprio un dettaglio. Perché è poi meglio scoprire prima che c'è qualcosa che non va, che dopo. È certo. Questo è importante. Quindi è anche che invece se ci siano dei periodi purtroppo saltati, uno può anche attivare dei percorsi — vorrei scattare ora la pace del contributivo — per colmare questi periodi in maniera da evitare che ci siano quei periodi di buco, che poi danneggiano evidentemente per una vocazione pensionistica. Quindi uno lo fa per tempo perché magari — a volte si parla di precarietà — ma la precarietà al livello iniziale spesso è fisiologica. È fisiologica. È un po' il quando invece si consolida la vita lavorativa, la si deve sistemare in maniera che quando arriva la pensione è apposto, perché non è che uno inizia precario — se ci sono venti anni, il precariato è un problema. Se c'era 20-22 anni è un altro. Quindi poi dopo, ovviamente, il lavoro a tempo determinato — il nostro obiettivo come paese è risolverlo. Però ci sono dei percorsi. In ogni caso, uno si regola e poi ha comunque la bussola. E quella bussola ha una parolina magica che è il montante contributivo. Se è il montante, quanto lo alimenti con i contributi, quel montante che poi, secondo degli algoritmi, diventerà la dimensione della pensione. Il tema dell'estratto conto ci porta a un'altra interessante tematica da discutere. È il fatto che la tecnologia è diventata decisiva, in particolare quella digitale, anche proprio nella fornitura dei servizi. Facciamo un esempio semplice. Questo estratto conto contributivo, qualche anno fa, per essere a disposizione del cittadino bisognava prendere, andare in una sede — per carità disponibili su tutto il territorio nazionale; in una recente intervista ho detto: "Noi siamo un po' come i Carabinieri, ci siamo da tutte le parti." Però è anche vero che oggi nella versione digitale, tutti questi servizi sono a disposizione in cinque minuti da casa. C'è una bella differenza. Allora, l'INPS era casa di bus per cinquant'anni e dagli anni. Quindi abbiamo capito che ci sono quelli che hanno problemi anche a utilizzare i sistemi digitali. Però sono sempre di meno. Uno può andare agli sportelli, quando andare dagli intermediari, dai patronati, dai consulenti del lavoro. Ma può, da casa, anche perché magari il lavoratore, un operaio in un posto della Basilicata o della Calabria, col collegamento giusto, se vuole dei servizi in maniera digitale, sì se li ha, ed è anche questo un altro passaggio: i servizi per chi non ha lavoro, che per trovare lavoro, per fare la formazione — quindi trovare lavoro, facilitando l'incontro tra domanda e offerta, per superare quella che è la disoccupazione frizionale, che in Italia è diffusa — oppure la disoccupazione invece proprio strutturale, quando la persona ha meno competenze di quelle richieste, quindi attivare dei percorsi di formazione. Individuando l'inclinazione e la volontà: "Questo è il profilo, io voglio fare il giardiniere, faccio un corso di giardinaggio e poi magari trovo lavoro se nella mia zona c'è." Quindi la tecnologia è fondamentale, ma non solo tramite degli strumenti di navigazione — come si direbbe un tempo — ma anche indirizzata, perché nella moltitudine di informazione non ci si può perdere. Quindi l'intelligenza artificiale, che noi stiamo introducendo sempre più, secondo delle affinità, tira fuori delle indicazioni in base al tuo curriculum, in base alla tua formazione e abilitazione, perché non è che uno da Abruzzo ci troviamo il lavoro a Milano — è facile, ma non devi trovarlo in un certo raggio. Possibilmente, poi tutto rimane sempre alle scelte individuali. Se ho anche un po' la sensazione che è una delle grandi sfide contemporanee e degli anni a venire, è quella di portare l'istituto da una posizione solida ma diciamo così relativamente passiva — cioè "noi siamo qua, voi cittadini quando avete bisogno venite e chiedete" — a una dimensione molto più proattiva, quindi andare anche a cercare il contatto con il cittadino, e sollecitandolo un po', stimolandolo a prendere delle iniziative, se possibile con qualche decennio di anticipo rispetto alla terza età. Cioè, questo lavoro — anche qui la tecnologia diventa decisiva — perché poi raggiungere le persone oggi è con grande facilità. Sì, questa è la vera sfida che noi stiamo cercando di realizzare, di affrontare, speriamo di vincere. Quindi una pubblica amministrazione proattiva nelle erogazioni dei servizi, in questo contesto tecnologico fondamentale. Ma anche la comunicazione, perché noi, come comunicazione, intendiamo una comunicazione bidirezionale, cercando di evidenziare le esigenze dei cittadini, che sono anche differenziate per età, per regione. Quindi attraverso degli strumenti innovativi — tipo oltre al chatbot ma il sentiment — cerchiamo di capire quali sono i problemi delle persone da una parte. Quindi comunicazione in questo senso, con la tecnologia. E poi anche rispondere in maniera personalizzata con dei servizi proattivi, quindi una pubblica amministrazione che non aspetta ma in qualche modo va incontro per andare a soddisfare le esigenze dei cittadini, anche in tempi rapidi, perché poi il fattore temporale diventa fondamentale. Se uno perde il lavoro, se deve trovare o avere un sussidio di disoccupazione, se deve avere la pensione — i tempi sono importanti. Questo in un'epoca di qualche anno fa magari era meno evidente; i tempi erano mediamente più lenti. Ma noi dobbiamo adeguarci anche ai tempi di oggi dove tutto è veloce, e anche la pubblica amministrazione, di cui l'INPS diventa in qualche modo una punta avanzata, anche come sperimentazione: una pubblica amministrazione che va incontro alle esigenze dei cittadini. Questa è una cosa importante, che è anche collegata al futuro, probabilmente, a un'evoluzione del mondo — ci sono problemi geopolitici, geopolitici — quindi il ruolo attivo della pubblica amministrazione è decisivo. Questa terza carta che ora vediamo tocca forse il tema che, più di qualunque altro, ha motivo di essere trattato in questi termini, anche di rapidità. Cioè, quelli che sono in un momento della propria esistenza, o della propria carriera, in cui hanno perso il lavoro. E questa è una delle grandi sfide nuove dell'istituto. Sì, questo, il suo segno di credito verso chi, temporaneamente, ha perso il lavoro per vari motivi, e quindi va supportato. Supportato nella punta, magari anche perché è in difficoltà primaria, ma anche supportato perché magari ha bisogno di tempo per riciclarsi. Non si può abbandonare, se la visione di una comunità nazionale efficiente è che nessuno viene lasciato indietro. Nessuno che però è dentro un percorso di attivazione. Questo sono — non è questo — sono la NASpI che dobbiamo erogare tempestivamente. Serve a favorire quel momento in cui ha bisogno di essere utilizzata, non come analogia di giustizia, che ti metti sul divano e poi non ti muovi. Non dimentichiamo che queste iniziative — la NASpI era già presente, adesso abbiamo anche il miglioramento della NASpI — ma anche le prestazioni che hanno come sostegno al reddito in attesa di reinserimento, sono sempre pensate per riciclarti nel mondo del lavoro, non per tenerti fermo in un angolo. Perché questo — a volte — non vale né economicamente, né come compatto sociale, perché tramite il lavoro che le persone si realizzano. Senti, adesso, nei limiti delle possibilità che il ruolo che ricopri ti consente: nell'esperienza degli anni del Reddito di Cittadinanza, visto adesso — siamo all'inizio del 2026 — che bilancio si può fare di questa cosa, che insomma... Allora, da una parte c'è stato un tentativo dello stato di aiutare le persone in difficoltà. Dall'altra, però, si sono rivelate delle iniziative che tendevano a congelare quelle situazioni. O perché la gente non lavorava, o perché lavorava in nero. Questo è qualcosa che a posteriori dobbiamo riconoscere — perché poi in Italia, sento, diciamo, si è preso molto questa narrazione — era un punto debole dello strumento. Quindi le nuove iniziative hanno differenziato di fatto le prestazioni in due. Una è l'Assegno di Inclusione, perché veramente inocupabile; invece il Supporto alla Formazione e al Lavoro, di cui abbiamo fatto una carta, è una specie di sostegno per cercare lavoro e per formarti. Ma sì, la carta... era quella... Ma no, l'aumento dell'occupazione — l'aumento dell'occupazione in Italia è stato molto importante. Un digliun di mezzo milione di persone, ma un circa 400.000, sono uscite dal Reddito di Cittadinanza. Questo è un elemento fondamentale. Vuol dire che la possibilità di prenderli da quella condizione di non fare niente e portarli dentro il lavoro è possibile. È possibile ed è stata realizzata — o non facevano niente, o lavoravano in nero, che era un altro problema. Quindi noi abbiamo persone che si erano immerse, adesso sono inserite nel circuito. E chiaramente molto lavoro in: logistica, ristorazione, turismo, servizi. Ma questo già un valore: che si sono attivati. C'era chi diceva che quelle persone avendo un basso titolo di studio non avrebbero trovato lavoro. Questa era una delle narrazioni che si diceva — invece si dimostra il contrario, che sono persone che avevano, magari, la voglia di lavorare, non le abbiamo abbandonati. Ma sono tantissimi, sono entrati nel mercato del lavoro. Questo è un elemento per una società sana importante. Il lavoro sulla formazione, perché attenzione: noi viviamo in un momento storico nel quale i cambiamenti vanno veloci. E probabilmente, molti studi lo dicono con una certa abbondanza: abbiamo davanti a noi anni di cambiamenti impressionanti per alcuni mestieri. Anche in molti casi per mestieri ad elevata componente intellettuale. Ci sono professioni che stanno per essere investite non solo dall'informatica — com'è accaduto 40 anni fa — ma dalle applicazioni dell'intelligenza artificiale, che ormai sono prossime in molti mestieri. Allora, questa partita della formazione è una delle grandi sfide nuove dell'INPS. L'INPS è dentro questo per primo, però non è... Non è un servizio per sé? Mette in connessione le strutture del mercato della formazione — che poi è anche una materia concorrente tra centro e regioni, perché la Regione ha un ruolo importante nell'attività formativa, i centri per l'impiego. Mette tramite la tecnologia in connessione — in particolare abbiamo la parte formazione SIISL, l'esatto: l'INPS con il ministero del lavoro — che mette in connessione le possibilità di trovare lavoro, o anche trovare i corsi di formazione che vengono caricati dalle agenzie del lavoro, dai datori di lavoro, o anche dalle Regioni, in maniera da trovare il percorso anche formativo. E poi se ci sono le condizioni sul Supporto alla Formazione e al Lavoro — il famoso SFL — che durante la formazione ha un piccolo assegno per poter partecipare a questi corsi. Ovviamente, è sempre più importante che questi corsi non siano corsi a catalogo, con massicce erogazioni, diciamo, finalizzati solo a chi, e qui l'altro grande passaggio è il collegamento con il mondo imprenditoriale, ovviamente. Questo è un percorso che sta perfezionandosi, con una grande guida del ministero del lavoro, anche per l'esperienza della ministra Calderone, e che però è un percorso lungo ma con una porta molto forte con la Conferenza Stato-Regioni in questa direzione. Quindi non fare corsi che servono solo ai docenti che fanno formazione, ma ai discenti trovando occupazione. Però l'INPS, nella sua capacità di comparare con tutti in maniera — come abbiamo descritto prima — continua, permette anche la connessione di queste funzioni, che non è una cosa da poco. Perché l'INPS ha un portale che adesso è un contesto quotidiano di un milione di persone. Un milione di persone che entra nel portale ogni giorno, e a cui faccio riferimento — c'è una sezione separata pre-login, quindi ci possono arrivare col QR code o direttamente — e ti dà un'informazione generale. Poi quando vuoi invece entrare dentro le prestazioni specifiche, entri dentro. Quindi noi abbiamo come strumenti informativi un portale quotidiano che ha un contatto di un milione di persone al giorno. Adesso a WhatsApp abbiamo dei 3,4 milioni di volume. Noi siamo arrivati con WhatsApp adesso a superare il milione, quindi siamo in grado di comunicare queste informazioni in tempo reale, e alle persone in tempo reale. Quindi stiamo facendo addirittura anche con una convenzione che abbiamo fatto con il Consolato degli Esteri anche per i giovani italiani che vanno all'estero. Ora, parliamo un momento dei giovani e qui usiamo la quinta ed ultima carta che vi vogliamo mostrare oggi. Perché non dimentichiamoci che esiste un gruppo — i NEET — che tanto è ristretto in termini quantitativi, di ragazzi che non lavorano e non studiano: un milione e mezzo e oltre, con i recenti aggiornamenti. È il vero problema, questo. Questi qua — provo a descriverli — sono anche quelli un po' più difficili da contattare, da raggiungere, è una battaglia durissima. Questi strumenti che abbiamo fatto — tra le carte, ma anche la lettera che qui abbiamo mandato a migliaia di persone — servono a contattarli. Perché pensate: sono lettere che non abbiamo mandato in maniera standard come si fa normalmente di comunicazione. Abbiamo aggiunto una strategia, categorizzando i giovani tra studenti e prestazioni in essere. Ci sono già gli scollegati alla storia, alla storia, lo stato conto. E poi le attività, le politiche attive che possono essere destinate a essere dipendente o anche per l'auto-occupazione, quindi per chi vuole fare imprenditoria: raggiungendoli, mettendo in collegamento con i servizi finalizzati a questo tipo di iniziative, servizi che eroghiamo su tutto, ma che magari sono anche di alto valore, un pezzo c'è un'enorme differenziale. Abbiamo le zone interne. Pensiamo un ragazzo di un paesino della Calabria: col cellulare in questo modo riesce — anche dal proprio entroterra — a connettersi. Quindi in una carriera, perché noi siamo convinti che questi ragazzi — e lo abbiamo fatto, anche delle indagini social, oggi o di istituti specializzati — il mezzo di isolamento, anche paura del futuro, quello di cui c'è questa generazione — e viene battuto in modo continuo — sono molto timorosi, tendendo a chiudersi. Quindi hanno bisogno di punti di riferimento. In questo caso, dal Covid in poi, lo Stato. E quindi l'INPS è un'articolazione dello Stato che dialoga allo stesso modo sia con la quota più giovane della popolazione sia con la quota, diciamo, dopo i 60 anni. Bisogna anche tenere conto del fatto che comunque oggi, un uomo o una donna di 65-70 anni è da molti punti di vista — salvo problemi di salute — nel pieno di energie, disponibile anche nel mondo del lavoro, con una grande esperienza, magari con delle necessità di rinfrescare un po' le competenze perché nel frattempo il mondo è andato avanti. Ma insomma, fare la stessa cosa a 70 anni nel ventunesimo secolo non è come farne la stessa a 70 anni duecento anni fa. Eccolo qua, eccolo qua, che solo ci quattro... esatto, esatto, proprio. Bene, questo gruppo — che tra l'altro dal punto di vista demografico in Italia è pesantissimo, perché anche qui sono i figli del boom economico, sono nati negli anni '54, negli anni '60, che sono tantissimi. Per dare un ordine di grandezza: ogni anno, negli anni del boom, nascevano 4-5 volte più bambini di quanti ne nascono adesso per ogni singolo anno. Allora, questo target qua, a parte essere andati in pensione — e quando possono essere — con me colpa a sangue del tempo in Italia si va in pensione sempre più tardi. Lasciamo da parte le questioni politiche, ma sarà fisiologico questo. Come si gioca la partita per questo gruppo di italiani e italiane? Allora, intanto noi abbiamo più o meno la tà — dire che hai 67 anni in questo momento — con delle categorie che possono arrivare a 70. Abbiamo adesso l'ultrattività, l'età di pensione che potrebbe arrivare a 70, i magistrati. Adesso anche nella pubblica amministrazione la soglia è stata spostata elementarmente: 65 anni, 67, ma con la possibilità — se la commissione medica non ritiene utile andare oltre — fino a settanta. E questo è un modo di andare a rendere effettiva l'ultrattività, anche in base alle esigenze e anche alla situazione, perché se uno sta bene e nella situazione che dicevi... Se invece ha dei problemi vari, è un'altra cosa. Secondo me — e infatti l'età effettiva di pensionamento in Italia è molto aumentata in questi anni. Noi siamo nel 2020 con un'età effettiva di 64 gradi di anzianità. Quindi sta crescendo. Eravamo, qualche anno fa, quando facevano le età alte ma quella legale, ma quella effettiva era intorno a 61. Siamo arrivati a 64 gradi di anzianità, quindi siamo oltre la media europea di pensionamento effettivo. Quindi questo è un fatto positivo. Più che alzare, a mio avviso, questo trend — non mi piace alzare le età legali, quindi alzare ancora l'ultrattività a 67 per la pensione — per chi ha 43 anni più o meno di anzianità lavorativa, quella che diciamo a me è meglio: dare la possibilità a chi se la sente di continuare a lavorare, perché non solo ha il senso da quindi una funzione importante e aumenta così. Stiamo al punto di cui proprio il senior working è importantissimo. Ma non dimentichiamo che in Italia le risorse umane sono scarse, perché non è che — cioè non è questo — mentre un tempo si diceva "c'è tanta disoccupazione", adesso invece molto il distorce. Soprattutto l'artigianato è un ambito, ma anche quello manuale. Pensiamo all'esempio degli idraulici specializzati: per un'azienda è un peccato quando se la sentono uscire. Sì, il sistema pensionistico è più in generale di quello che vuoi fare: cioè, sostanzialmente negli anni del boom economico, negli anni '60 in particolare, si costruisce, si robustisce — diciamo così — l'idea che allora era considerata interna. Invece poi le cose sono cambiate: era che ad un certo punto bisognava, soprattutto nel pubblico impiego, mandare le persone in pensione, perché dietro c'era un sacco di ragazzi che volevano quel posto. Ora il punto dell'Italia di oggi è che quelli che sono non lontani dal momento in cui potrebbero andare in pensione sono molto più numerosi di quelli che potrebbero prendere lo stesso posto. E questa non è un... e poi hanno una competenza e un'esperienza che possono trasmettere ai giovani. Quindi in qualche modo un'attività di tutoring fondamentale, perché la competenza è un elemento fondamentale. Ma poi l'INPS in qualche modo evolvendo porta con sé questa capacità di colloquare con la società. Perché l'INPS adesso viene su 128 anni. Quindi benvenuto che negli anni del boom economico era importante, ma l'INPS è iniziato negli anni '890 — non ho tolto niente. Quindi ha anche avuto bisogno, e quindi ha captato le sue esigenze e le sue caratteristiche, e le evoluzioni. E perché? Non ha solo riguardato, arriviamo alla società avanzata — abbiamo pensato le pensioni, poi negli anni abbiamo pensato al welfare generativo. Quindi questa capacità di colloquare, questa sua presenza permanente, a volte anche di capire alcuni segnali che magari sfuggono a uno che è meno attento. Abbiamo ancora un minuto per rivoltare e sfatare un mito di cui si parla molto spesso e analiticamente. Cioè l'equilibrio finanziario dell'istituto, che in realtà è in buona salute. Sì, è in buona salute. È addirittura il suo bilancio è migliorato in questi ultimi due e tre anni in particolare. Perché questo? Perché, a parte una gestione molto rigorosa dell'attuale amministrazione, ma anche il buon aumento dell'occupazione ha un riflesso diretto: i contributi che arrivano. I contributi arrivano, questa è fondamentale. Quindi quando parliamo di occupazione non è solo un fatto economico generale, ma un fatto previdenziale: il sistema previdenziale è garantito dallo Stato in ogni caso, però gode di buona salute se siamo in alta occupazione. E questa è la chiave di tutto. Sì, ricordiamolo a tutti quelli che lavorano: i contributi che vengono versati non sono del datore di lavoro né dell'INPS, sono di ogni singolo lavoratore. La buona salute. Diego, grazie. Grazie a te. È stato bello.