Trascrizione del video
Amici di Radar, ben ritrovati. È preziosa oggi l'occasione perché con noi c'è il presidente dell'INPS, Gabriele Fava. Benvenuto, presidente.
>> Grazie, piacere essere tuo ospite.
Presidente, aiutaci su un punto. Gli italiani che godono dei servizi dell'Istituto dalla sua fondazione a oggi hanno visto un ente che ha svolto egregiamente il suo mestiere nei decenni, anche grazie ai contributi che gli italiani stessi hanno versato nel corso del tempo. Però l'Istituto è stato spesso percepito come un carrozzone un po' traballante, che però, alla fine del mese, fa il suo mestiere e la pensione arriva. Insomma, un po' un "ferro vecchio" del sistema. La sensazione, non solo mia, è che le cose stiano cambiando. È così?
>> Ma certamente, certamente. Ringrazio, vedo un INPS 4.0. È questo il significato, ma è soprattutto l'obiettivo che vogliamo raggiungere. Abbiamo iniziato 20 mesi fa e stiamo andando avanti bene. Vogliamo sicuramente arrivare a raggiungere tutti gli utenti, che sono i nostri clienti, i cittadini, tutti noi, in modo chiaro, semplice, trasparente e affidabile.
E tutto questo perché? Partiamo da una fotografia oggettiva. Oggi tu sai benissimo che quasi il 25% della popolazione italiana supera i 65 anni.
>> E questo dato crescerà.
Esatto, e questo dato crescerà. L'età media sta raggiungendo i 47 anni, e gli ultraottantenni hanno superato i 5 milioni, superando i bambini al di sotto dei 10 anni. Quindi chiunque capisce, non perché io sia un genio, ma chiunque si pone una domanda che viene naturale: come facciamo a tenere insieme sostenibilità e solidarietà quando la popolazione attiva diminuisce e la domanda di protezione cresce? La risposta è solo una: per garantire la sostenibilità del sistema dobbiamo incentivare e favorire la partecipazione al lavoro.
Ecco, due questioni che discendono esattamente da questo ragionamento. La prima: questo significa, da cui INPS 4.0 e alcune delle manovre di riforma e attività che avete messo in pista in questo ultimo periodo, che dobbiamo entrare in un'ottica molto semplice. Il welfare, il sistema di servizi ai cittadini, sarà, lo è già, ma sarà sempre di più il grande pilastro su cui si regge la nazione.
>> Certo, certamente. Ti ringrazio perché hai parlato di welfare. Fino ad oggi l'INPS era vista e identificata soltanto in relazione alle pensioni. È molto di più, è veramente molto di più. Pensa soltanto a tutti i servizi che dedichiamo ai nostri utenti, a tutti i cittadini. Sono circa 470, tantissimi. Ecco perché oggi parliamo di welfare. E per questo motivo stiamo puntando, ad esempio, sui giovani, sulle donne.
Adesso sui giovani arriviamo, scusami. Ma voglio dire: questa costruzione di un pilastro che è pensioni, ma anche molto altro, significa che l'Istituto, e vale la pena parlarne oggi, sta allargando la gamma dei servizi che offre proprio per diventare quel pilastro di cui vogliamo parlare. Facciamo qualche esempio.
>> Certamente. Abbiamo, ad esempio, lanciato la nuova app, il portale giovani, e lanceremo a breve il portale famiglia e genitorialità. L'obiettivo è quello di rendere fruibili il più possibile tutti i nostri servizi. Ti faccio un esempio: quando mi sono insediato, ho scoperto, non lo sapevo neanch'io, che abbiamo una prestazione importantissima chiamata reddito di libertà.
Confesso che, me lo dici, l'ho scoperto anch'io.
>> Ecco, l'INPS ha questo reddito che va a favore delle donne che hanno subito violenza.
Ok.
>> È una delle 470 prestazioni socio-assistenziali e previdenziali. È molto intenso. Lo miglioriamo, compatibilmente naturalmente al bilancio e a ciò che ci è consentito, però lo andiamo a migliorare perché è un intervento importante. Ma questo è un "di cui".
Ecco perché, anzi, motivo per il quale è importante far conoscere ai cittadini, ai nostri utenti, tutti questi servizi. Oggi più che mai dobbiamo andare sui servizi, i servizi a valore aggiunto. Le pensioni ci sono e resteranno, nessuno le tocca, ma ciò che è importante oggi è servire contestualizzando un Istituto che è l'architrave della nostra nazione, del nostro Paese.
Ora, se io idealmente trasferissi qui nel nostro studio la biblioteca contenente tutti gli articoli, i saggi, le relazioni accademiche e quant'altro che negli ultimi 30 o 40 anni hanno detto o scritto che, a un certo punto, l'Istituto sarebbe andato in fallimento perché i problemi di finanza pubblica sarebbero diventati insostenibili, probabilmente dovremmo uscire noi dallo studio. Le cose non stanno così.
>> No, giusto. Sfatiamo subito queste supposizioni. Ho chiuso due bilanci. Il primo bilancio l'ho chiuso con un saldo positivo di 15 miliardi.
Positivo, cioè significa il segno più?
>> Positivo. Positivo. Ma c'è un altro dato importante, che è in aggiunta: saldo positivo e incremento contributivo del 5,5%.
Incremento contributivo, per chi ci ascolta, significa che il totale dei versamenti che giungono all'INPS dai lavoratori cresce.
>> Esatto, esatto, giustissimo. Le stime dell'anno mi dicono che ci sarà un ulteriore miglioramento. Quindi possiamo dire una cosa: uno, l'Istituto è solido, è affidabile, pur nella consapevolezza che sappiamo perfettamente quali sono le preoccupazioni, le criticità – denatalità, più anziani, meno giovani – lo sappiamo, siamo ben consapevoli. Però l'Istituto è solido, è affidabile, i conti sono in ordine. Questo fa ben sperare per affrontare il futuro e cercare di scongiurare queste preoccupazioni. Ma ai nostri utenti, soprattutto ai nostri ragazzi, possiamo dire: la pensione ce l'avranno.
Ce l'avranno tutti?
>> Tutti. Ed è una certezza.
Oh, futuro ragazzi. Qui tocchiamo un punto, secondo me, molto interessante del lavoro messo in pista in questi ultimi mesi, ed è questo. Allora, il racconto che stiamo facendo fotografa la situazione italiana: un Paese che, come accade a tutti i Paesi europei e in generale a tutti i Paesi più solidi dal punto di vista economico, è un Paese che invecchia. Ora, poi su "invecchia" ci sarebbe da discutere, perché avere 75 anni oggi non è come avere 75 anni 100 anni fa. Ma al netto di questo, è indubitabile il fatto che l'Italia invecchia bene. Però una delle partite che l'INPS sta giocando, con l'impulso anche dato dalla tua presidenza, è quella di sensibilizzare i più giovani, che sono meno di una volta quantitativamente, ma comunque pochi o tanti che siano, sono il futuro di questo Paese. E quindi, l'INPS per i giovani: al di là dello slogan, cosa vuol dire?
>> Vuol dire questo: che il nostro sistema regge se i giovani entrano nel mondo del lavoro in modo stabile, con retribuzioni dignitose. E quindi, per fare questo, io penso che non sia un discorso morale, ma sia matematica previdenziale.
Cosa stiamo facendo sulla base di questa premessa? Abbiamo lanciato una nuova app e, vedi, i numeri sono sempre oggettivi. I numeri ci dicono che siamo sulla strada giusta perché la nuova app, in 12 mesi, ha superato i 5 milioni di download. Ha superato i 300 milioni di accessi, che sono, pensa, accessi reali, non dettati da curiosità. I dati li abbiamo: vediamo che entrano, vanno a utilizzare i servizi, dall'ISEE precompilato, al conto contributivo, al riscatto della laurea, ai master, alle borse di studio, tutto ciò che può interessare, ad esempio, i giovani. Di questi 300 milioni di accessi, il 60% è rappresentato da under 34.
Under 34.
>> Esatto. Per questo motivo stiamo dicendo che siamo sulla strada giusta. I numeri ci confortano e ci spronano ad andare avanti. In questo senso, abbiamo lanciato il portale giovani: con un unico accesso, gli under 34 possono utilizzare già 50 servizi personalizzati per loro. Anche il portale giovani porta dei numeri molto significativi: in pochissimi mesi ha superato 2 milioni di accessi, ancora una volta accessi reali, perché ci chiedono ulteriori servizi, ci stanno avvicinando i nostri ragazzi, chiedendo servizi e anche consulenza. È un dato, a mio modo di vedere, veramente molto importante.
Ora, la capacità dell'Istituto di fornire nuovi servizi e di farlo tenendo il passo della contemporaneità, quindi traducendo non solo i servizi, ma anche la loro fruizione attraverso gli strumenti più attuali, ci porta al tema del welfare generativo. Anche qui possiamo tradurre tutto con grande concretezza, perché l'Istituto è entrato in questa partita per rendersi capace di reggere la sfida della contemporaneità. Proviamo a declinarlo nel concreto.
>> Ti ringrazio perché hai introdotto il welfare generativo, che sto portando avanti dal primo giorno del mio insediamento. È una parola che racchiude in sé un nuovo modello di servizio. Quale? Fino ad oggi, studiando tutti i sistemi di protezione sociale, abbiamo visto modelli fondati su un welfare meramente assistenziale.
Ok. INPS uguale pensioni.
>> Esatto. Da oggi in poi dobbiamo rispondere a una domanda diversa, quella del fabbisogno dei nostri cittadini, dei nostri utenti. Ed è una domanda che va verso i servizi. Quindi vogliamo contestualizzare un Istituto in funzione del fabbisogno, della domanda che ci arriva. E la domanda è: andare a personalizzare i servizi lungo tutto l'arco della vita. Il tuo arco di vita, a seconda del fabbisogno che si presenta lungo questo percorso. È ciò che abbiamo iniziato a fare e stiamo facendo.
Quindi tutti questi 470 servizi o prestazioni socio-previdenziali li stiamo personalizzando, anticipando il fabbisogno grazie a una lettura predittiva, e rispondendo contemporaneamente al fabbisogno che si presenta in quel momento. Questa è la contestualizzazione, questa è la visione olistica di un Istituto che prima era concentrato esclusivamente su una protezione passiva.
Se capisco bene, questo può essere tradotto, facendo degli esempi, così: se hai 30, 40 o 50 anni, potresti avere un bisogno di formazione.
>> Certo.
Se sei più avanti con gli anni, i tuoi bisogni si spostano verso temi come l'assistenza sanitaria. Sono partite che l'Istituto gioca.
>> Tocchiamo tre leve, e dici bene. Solo per capirci in maniera molto concreta, tocchiamo queste tre leve e le stiamo applicando in termini concreti. Quali sono? I giovani: senza giovani, senza un inserimento stabile dei nostri ragazzi nel mondo del lavoro, la sostenibilità non la raggiungiamo. Quindi, maggiore partecipazione al lavoro. Le donne: è fondamentale incentivare la partecipazione delle donne nel mondo del lavoro; garantiscono più stabilità, più produttività, e questo favorisce la sostenibilità in senso generale del nostro Paese. Ma ci sono anche i senior, gli over 55, gli over 60. Anche qui, se uno arriva a 60 anni, sta bene e vuole ancora essere attivo, perché precludergli la possibilità di poterlo essere?
Il bonus occupazione senior è un esempio concreto. Va letto, secondo me, prima ancora che come un segnale economico, come un segnale culturale. Diamo la possibilità anche agli over 60 di poter restare attivi facoltativamente.
>> Sì, sì.
Che sia una loro scelta, non un obbligo. Se vogliono, possono; se non vogliono, non lo fanno.
>> Esatto.
E scusa, questo è importante. Nei Paesi – e sono i dati Eurostat a dircelo – dove gli over 60 continuano a essere attivi, si è registrata una migliore occupazione giovanile, una maggiore crescita giovanile. Quindi anche qui è un nuovo patto intergenerazionale che assolutamente sta in piedi, e noi lo vogliamo favorire.
Ora, questo insistere, a mio avviso giustamente, su giovani nel mondo del lavoro – che vuol dire anche contributi versati – e su una percentuale sempre maggiore di donne nel mondo del lavoro, ricordando che l'Italia ha, soprattutto in alcune regioni, dati che sono in fondo alle classifiche europee, e poi questa opzione che riguarda quelli che hanno i capelli grigi... Messo tutto insieme, siamo allo zenit opposto dei ragionamenti sul reddito di cittadinanza di qualche tempo fa. Siamo da un'altra parte.
>> Esatto. Fin dall'inizio mi sono posto la domanda: a cosa vogliamo pensare? Qual è il senso dell'Istituto che ho l'onore di presiedere? La risposta è stata: il senso dell'Istituto è quello di guardare al futuro, alla crescita, allo sviluppo della nostra nazione, del nostro Paese e, soprattutto, al benessere e alla qualità di vita di tutti i nostri cittadini, noi compresi.
Allora, se questo è vero, come è vero, la risposta concreta sta nel welfare generativo che stiamo portando avanti. Andiamo a servire a regola d'arte i nostri cittadini in ogni momento della loro vita, rispondendo al fabbisogno che si presenta in ogni momento.
Ora sposterei un attimo la nostra attenzione su un altro punto, tutt'altro che banale. Poi dobbiamo parlare di quella busta che è lì, perché sono molto curioso. Prima di arrivare alla busta...
Ora, Gabriele Fava oggi è il presidente dell'INPS, però è un uomo di lavoro, di professione, un giurista, un accademico. L'INPS è un gigantesco contenitore di dati, forse il più grande insieme al Ministero dell'Economia e al Tesoro. Questi dati, che in tempo reale l'Istituto riceve dall'intero mondo delle aziende, che fotografia ci danno dell'economia nazionale? Perché anche qui c'è un sacco di polemica, ma io ho la sensazione che quello che stiamo vedendo, soprattutto nell'ultimo periodo, è un'Italia del lavoro che, con tutte le difficoltà del caso, però è in movimento.
>> Giusto. Per questo motivo abbiamo introdotto una nuova alleanza con il tessuto produttivo, le imprese. È fondamentale, perché dalle imprese passano i lavoratori, i contribuenti, i contributi. Pensa solo a questo: oggi abbiamo 27 milioni di assicurati, di questi 27 milioni, 24 passano dalle imprese. Quindi solo questo dato ti dice quanto sia importante puntare oggi sulle imprese, sulla loro crescita, sulla loro competitività, non soltanto a livello domestico, ma anche a livello globale. Perché sono loro che assumono, che rendono lavoratori i nostri ragazzi, i nostri giovani, e quindi diventano contribuenti. Di conseguenza, si arriva alla sostenibilità. Questo è il circolo virtuoso in base al quale oggi puntiamo maggiormente su un'economia più stabile, che passa dai ragazzi, alle imprese, e naturalmente anche alla digitalizzazione.
Le imprese, diciamo, cominciano a vedere l'Istituto in un modo diverso. Ora, storicamente, il tema verso le imprese era: ci sono i contributi all'INPS da versare.
>> Hai ragione.
E vabbè. Questo in azienda è sempre stato un tema: "Quando lo facciamo? Aspettiamo un attimo, vedremo, eccetera". Però, al netto di questo aspetto, c'è un nuovo rapporto?
>> Assolutamente sì. Proprio per questo motivo abbiamo instaurato questa nuova alleanza, che consiste in che cosa? Abbiamo lanciato un nuovo piano di vigilanza, un piano di vigilanza più maturo, più rispettoso. Vuol dire questo: se tu vuoi fare impresa sana, noi ci siamo, ti aiutiamo, naturalmente nel rispetto dei ruoli. E questo vuol dire anche che chi viola le leggi, chi favorisce il lavoro nero, chi favorisce il caporalato, troverà l'INPS in prima linea, con il nostro servizio ispettivo.
Ma ha un duplice significato: proprio perché noi vogliamo rispettare chi fa impresa sana, che è fondamentale per il discorso di prima – per creare, per andare verso la sostenibilità, contribuenti, contributi e sostenibilità – a quel punto agiamo nei confronti di chi invece si comporta male. Questo vuol dire sanzioni nei confronti di chi viola le norme, recupero delle entrate e, al tempo stesso, rispetto verso chi vuole fare impresa sana, che favoriamo nella crescita. Questo è un nuovo piano di vigilanza completamente nuovo, che abbiamo introdotto fin dall'inizio del mio mandato.
Ma abbiamo aggiunto altre iniziative molto concrete. Il pre-DURC: tu sai meglio di me quanto sia importante il DURC per le imprese.
>> Certo.
Il pre-DURC è un segno di rispetto e di miglior collaborazione, sempre nel rispetto dei ruoli, verso e con le imprese. Giorni prima, 40-50 giorni prima, noi, INPS, ti avvisiamo e ti diciamo: "Guarda che fra X tempo scade il tuo DURC. Vogliamo vedere se ci sono delle criticità" e le risolviamo in tempo, in modo tale che tu arrivi al rinnovo del tuo DURC senza problemi.
Perché, ricordiamoci