Trascrizione del video
Immigrazione, COP29, G7 Turismo: tutto questo oggi nella seconda puntata di Radar con i nostri ospiti. Giorgio Rutelli, vice-direttore di Adnkronos. Benvenuto.
Buongiorno.
E ancora con noi in studio Roberto Kalise, responsabile relazioni istituzionali di FlixBus Italia. Buongiorno.
E in collegamento da Bruxelles, Carlo Fidanza, capo delegazione Fratelli d'Italia al Parlamento Europeo. Buongiorno, grazie per l'invito.
Sì, grazie. Allora partiamo, come da programma, con l'immigrazione. Come sempre il punto ce lo fa il nostro Gianluca Lambiase.
"Questi giudici si nominano da soli: il popolo italiano vive in una democrazia o in una teocrazia eletta?" Con questi due post pubblicati sulla sua piattaforma X, Elon Musk è intervenuto in merito alla decisione del Tribunale di Roma di sospendere la convalida del trattenimento di migranti in Albania e di rimettere nel caso alla Corte di Giustizia Europea. "L'Italia saprà difendere la propria sovranità" ha risposto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella giornata di mercoledì.
Il tema della gestione dei migranti e la vicenda del centro in Albania rimane estremamente complessa e stratificata. Da un lato c'è un tema migratorio pieno di angolature da affrontare — dal mondo del lavoro, all'economia, alla natalità. Dall'altro, una vicenda che tra tecnicismi burocratici sta portando a un potenziale scontro politico tra le più alte cariche istituzionali. Nel mezzo: dal primo gennaio al primo settembre del 2024, 120 milioni di persone si sono mosse verso l'Europa a causa di guerre e cambiamenti climatici. Un flusso migratorio enorme che tra tensioni sociali e scontri interni deve essere considerato un problema o un'opportunità, e ha bisogno di risposte concrete e non può essere posticipato.
Allora, onorevole Fidanza, mi regala una parentesi veramente di un minuto perché poi dobbiamo tornare sul tema immigrazione. L'audizione di Fitto al Parlamento Europeo ha spaccato un po' il suo gruppo: von der Leyen e socialisti e PD non sembrano unanimi nel votarlo. Cosa sta succedendo?
Io credo che questa sia una lettura molto italiana. La lettura più europea è che la vera spaccatura si sta consumando molto di più sulla figura e sul ruolo di Teresa Ribera, la ministra spagnola della Transizione Ecologica, che è sul banco degli imputati politici — per ora non ancora giudiziari — per essere una delle responsabili politiche della malgestione della tragedia di Valencia. Ed è proprio su questo che si sta consumando lo scontro, soprattutto tra Popolari e Socialisti. Un effetto collaterale è anche la polemica su Fitto, sulla quale francamente non riesco a comprendere la posizione del PD e della sinistra italiana. Perché laddove si arriva a contestare, addirittura ad invitare il gruppo dei Socialisti Europei — di cui peraltro il PD ricordo è la prima delle associazioni — a contrastare la vicepresidenza esecutiva assegnata al commissario italiano, di fatto si sta facendo un danno all'Italia. Perché quella vicepresidenza non è lì perché Fitto sia di destra: è lì perché già Meloni, preventivamente, ha fatto fare delle trattative secondo le quali l'Italia non poteva avere un ruolo inferiore a quello di paesi paragonabili a noi in Europa come la Francia e la Spagna, posto che la Germania esprime con von der Leyen la presidenza della Commissione Europea. Quindi chi oggi si oppone a questa battaglia lo fa contro l'interesse nazionale: una cosa molto grave. Credo che di questo debbano rendersi conto il PD e certi comportamenti, perché è davvero una cosa inqualificabile.
Grazie. Allora, tornando al tema di questo primo blocco: c'è una diatriba politica-magistratura. Da un lato la politica dice che i magistrati non sono tenuti a decidere quale paese sia sicuro; dall'altro i magistrati ritengono che l'ultimo decreto sia incompatibile con la normativa europea. Si è messo Elon Musk, ieri è intervenuto anche il Presidente Mattarella. Cosa sta succedendo?
Sta succedendo una cosa molto semplice: una corrente politica, attraverso la magistratura, sta cercando di impedire al governo di effettuare i rimpatri immediati degli irregolari, che in tutti i paesi europei — senza eccezioni, probabilmente — sarebbero stati simili da parte delle locali magistrature. Si è arrivati addirittura a mettere in discussione il concetto stesso di "paesi sicuri" — cioè quelli dove è consentito rimpatriare gli immigrati una volta riconosciuti non aventi diritto all'asilo politico. Ricordiamo che naturalmente chi ha diritto alla protezione della nostra normativa viene riconosciuto secondo tutte le leggi e le convenzioni internazionali, che l'Italia rispetta rigorosamente.
Il concetto di "paesi sicuri" è introdotto anche dalla normativa europea. La normativa europea prevede esplicitamente che sia in capo agli stati nazionali, agli stati membri, la definizione della lista dei paesi sicuri. C'è, è previsto nel pacchetto Migrazione e Asilo votato dall'Assemblea europea che nel giro di alcuni mesi potrebbe prevedere una definizione di una lista europea indicativa. Però siamo esattamente all'interno di un quadro giuridico di riferimento molto chiaro, dentro le norme europee. Se dovesse passare la linea di quel magistrato di Bologna che ha rimandato alla Corte di Giustizia Europea il concetto stesso di "paese sicuro," ci troveremmo a breve nella situazione per cui nessuno Stato membro europeo potrebbe rimpatriare più immigrati irregolari in una serie infinita di paesi. Questo metterebbe a rischio non soltanto le politiche dell'Italia, ma le politiche di contrasto all'immigrazione irregolare dell'intera Europa, dello stesso sistema Schengen — che è un presupposto fondamentale delle nostre libertà in Europa, quindi libera circolazione all'interno ma protezione dei confini esterni. Sarebbe una cosa gravissima, tutto per perseguire un intento politico-ideologico: impedire al governo di portare avanti le sue politiche, come fanno tutti gli altri governi d'Europa e del mondo.
Però, Giorgio, di fatto ci troviamo in una situazione di stallo dove questi immigrati provenienti da paesi ritenuti non sicuri, di fatto, non possono stare in questi centri in Albania. Com'è possibile evitare questa deriva secondo te?
Il governo sta mettendo in campo quello che è il suo programma elettorale. Abbiamo visto quest'anno degli esempi — come quello tedesco, ma anche quello americano — di due governi di centrosinistra che hanno cambiato le loro normative sulla migrazione: Biden e Scholz. Perché stavano riscontrando che alcune politiche stavano costando molto caro in termini elettorali. Biden ha perso le elezioni anche per la migrazione: è stata per la prima volta un tema trainante per le presidenziali americane. Normalmente c'è sempre l'economia, c'era anche questa volta, ma c'era anche la migrazione — una novità per la politica americana.
Sul piano giuridico, siamo effettivamente in una specie di limbo, come ricordava Fidanza, perché il diritto europeo sta per essere aggiornato sulla questione dei paesi sicuri. Quindi ci sono dei giudici che anche legittimamente possono fare delle scelte diverse, e questo è sicuramente un problema burocratico e giuridico. Sul lato politico mi sembra che sia una battaglia anche quella dell'opposizione su questo fronte, ma bisogna stare attenti a cavalcarla. Capisco il ragionamento: quando parliamo di come gestire meglio la migrazione, stiamo parlando del fatto che attaccarsi a questo cavillo burocratico può magari nel breve termine essere una bella figura per l'opposizione — questi migranti che vengono portati in Albania e poi riportati indietro comportano comunque delle spese. Sul medio termine poi, se come tendenza generale — anche i governi socialdemocratici, anche i governi di centrosinistra nei paesi nordici — si stanno muovendo molto su questo campo, il governo italiano segue quello che è anche l'opinione pubblica, abbastanza compatta nel dire che serve un maggior controllo. Nel medio-lungo periodo, io credo che il governo da questa cosa ne uscirà rafforzato.
Roberto, nell'ultimo rapporto ISTAT si è evidenziato come in Italia, per alcuni settori ritenuti strategici, ci sia una visibile e devi dente carenza di manodopera. Piuttosto che tenerli in Albania — anche se in questo momento i centri sono pressoché vuoti — non potrebbero essere utili per l'Italia da questo punto di vista?
Anzitutto un grazie per l'invito e auguri per questa prima trasmissione, un piacere essere qui. Venendo alla domanda: i numeri dei centri albanesi sono tali da non spostare sostanzialmente il numero di presenze in Italia. Come ha detto giustamente prima Giorgio Rutelli, è un meccanismo che deve ancora essere messo a punto. Questo sicuramente è vero. Tutti i maggiori rappresentanti industriali fanno notare la necessità della presenza di un'immigrazione qualificata che rafforzi il mercato del lavoro italiano. Devo dire che nella parte del mercato in cui operiamo noi non è un mercato che si rivolge particolarmente agli immigrati, perché ci sono barriere linguistiche — il trasporto passeggeri richiede di avere a che fare con 50 persone mediamente ogni volta. Detto questo, guardiamo con grande interesse anche all'apertura verso nuovi mercati, e quindi alla necessità più che in altri settori di reali politiche di integrazione. In questo senso il Piano Mattei o la partnership tra Italia e Africa sono misure interessanti.
Grazie. Siamo alla fine del nostro primo blocco. Una battuta velocissima: c'è sempre il problema dei ricollocamenti dei migranti in Europa, e l'Italia viene spesso penalizzata. Secondo te ci potrebbe essere una strategia diversa? Come mai non si riesce a trovare un accordo?
Purtroppo è molto complicato perché naturalmente più crescono anche i partiti di destra che sono, naturalmente, più ostili all'immigrazione, più questi non trovano tra di loro un accordo sulla gestione dei migranti. Il governo italiano magari ha un buon rapporto con Orbán o con altri partiti europei, ma quando è il momento della distribuzione e della gestione di questi flussi, si scontra con il nazionalismo di ciascuno. Quindi la situazione penso che andrà solo peggiorando. L'obiettivo con questo nuovo Patto sulla Migrazione è costruire un sistema un po' più razionale e condiviso. La vera questione è sempre quella: costruire un sistema di migrazione legale che si affianchi a una gestione dell'immigrazione irregolare.
Noi andiamo un attimo in pausa e poi torniamo qui in studio.
Bentornati in studio. Voltiamo pagina, ci occupiamo di COP29. Come sempre lo stato dell'arte ce lo illustra il nostro Gianluca Lambiase.
È iniziata a Baku, in Azerbaijan, la COP29, la conferenza annuale sul clima. Una conferenza partita con preoccupazioni e timori all'indomani di quanto accaduto a Valencia e agli Stati Uniti e in Italia. Ma è una conferenza caratterizzata soprattutto dalle assenze: non ci sarà il presidente degli Stati Uniti eletto, né la presidente della Commissione. Non ci sarà il presidente francese, quello brasiliano, quello indiano, quello cinese. In sostanza i maggiori emettitori mondiali non prenderanno parte alla conferenza annuale sul clima. Ci saranno però 50.000 delegati impegnati in un negoziato il cui scopo è raccogliere, soprattutto, fondi. A partire dall'Accordo di Copenhagen del 2009, i paesi partecipanti avevano preso l'impegno di mobilitare 100 miliardi di dollari l'anno per la finanza climatica. Questa cifra quest'anno dovrebbe diventare di 1.000 miliardi: fondi da destinare alla mitigazione dell'impatto delle emissioni e alla transizione energetica, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Secondo le stime dell'ONU dovremmo ridurre le nostre emissioni del 24% entro il 2030 per evitare di sfondare il tetto di 1,5 gradi, e del 57% entro il 2035 — ovvero un taglio netto di almeno il 7,5% ogni anno. Ma al momento siamo lontanissimi da questi obiettivi, con le emissioni nel 2023 aumentate dell'1% rispetto al 2022. Entro l'inizio del 2025 in Brasilia, i vari governi dovranno presentare i loro piani di intervento. E intanto l'inquinamento continua ad aumentare.
Eccoci qua. Giorgio, molte assenze in questa COP29, che sembra essersi svuotata di significato e importanza.
Sì, diciamo che questa COP è partita con il presidente dell'Azerbaijan che ha ringraziato Dio per il gas e il petrolio che ha donato al suo territorio — e che è un paese che, diversamente da alcuni paesi arabi come gli Emirati o l'Arabia Saudita, non ha in questo momento un progetto di decarbonizzazione o di rilancio delle nuove tecnologie. Loro sono molto contenti delle loro risorse naturali che gli permettono di esportare soprattutto petrolio. E loro stessi hanno ricordato che producono solo l'1% del petrolio e gas mondiale, quindi "non prendetevela con noi."
Questo è stato un po' il mood. Poi, ovviamente, la vittoria di Trump, quello che è successo in Europa — le elezioni europee — in cui i partiti ambientalisti hanno avuto un pessimo risultato: quello che successe nel 2019 sulla spinta di Greta, quel movimento si è completamente esaurito. In questo momento la Commissione Europea che sta passando le audizioni al Parlamento non ha nemmeno un commissario su 27 che viene da un partito verde. I Verdi non sono formalmente nemmeno nella maggioranza, li starebbero sostenendo esternamente. Quindi è un po' come la questione migrazione: è entrata nella campagna elettorale americana, europea e italiana.
Ovviamente adesso anche la questione green — quella che è l'opinione pubblica e la tendenza politica generale — sta un po' prendendo una direzione diversa. Per 6-7 anni le istituzioni e le aziende hanno provato a lanciare la palla molto avanti con degli obiettivi che, a questo punto, si rivelano — come si diceva nel servizio — abbastanza irraggiungibili. Quindi bisogna prendere atto che sta cambiando l'approccio politico nei confronti della transizione green in Europa. La Cina e gli Stati Uniti, d'altronde, corrono e sono meno attenti a questo tema. Però dall'altra parte la Cina e gli stati iniziano a investire tantissimo nella ricerca per la transizione energetica — batterie, auto elettriche — mentre l'Europa non lo sta facendo abbastanza. Quindi siamo un po' in una posizione complicata: da una parte non possiamo mandare all'aria un settore intero come sta accadendo per l'automotive; dall'altra la Cina costruisce centrali a carbone a rotta di collo e allo stesso tempo sta investendo come non mai nell'eolico e nel solare. Siamo un po' in ritardo, purtroppo, anche per la nostra poca capacità di investimento e di spinta finanziaria su questi temi.
Rispetto all'Accordo di Parigi del 2015, dove i paesi si impegnavano a mantenere l'aumento delle temperature al di sotto dei 2 gradi, possiamo dire che siamo ampiamente lontani dall'obiettivo raggiunto?
Sì, e Trump ha già detto che di nuovo l'America uscirà dall'Accordo — come Biden aveva invece ripristinato. E gli Stati Uniti, tra l'altro, sono il primo produttore di gas e petrolio al mondo nel frattempo — anche con Biden, anche con Obama — attraverso il fracking, tecnica abbastanza poco green. Quindi questa è una tendenza difficile da interrompere, anche perché nei confronti della Cina si percepisce una minaccia strategica globale da parte degli Stati Uniti. E gli Stati Uniti, con Biden o con Trump, con molta difficoltà avrebbero rinunciato alla loro supremazia anche in campo energetico.
Quindi sicuramente la grande questione sarà l'adattamento: cercare in qualche modo di ridurre le emissioni, ma soprattutto cercare di adattarsi ai cambiamenti che sono già in corso. Quello che è successo in Spagna, per esempio, è successo in Sicilia in questi giorni — qualcosa di molto simile a Valencia. Quindi alcune regioni d'Europa sono già state colpite da questo tipo di eventi climatici e si stanno iniziando ad adattare. Questa deve essere un'approccio realistico che dovrà aversi ovunque.
Roberto, come si stanno organizzando le aziende fronte sostenibilità? Come sta guardando FlixBus a questi temi?
Questo è un tema che tocca molto la sensibilità dei consumatori, quindi ovviamente le aziende si regolano di conseguenza. Sicuramente c'è un'attenzione crescente rispetto agli anni passati su tutto quello che attiene la sostenibilità ambientale a ciclo completo: non solo, per aziende di trasporto, dal punto di vista della trazione, ma anche la gestione dei rifiuti all'interno dei veicoli. Detto questo è chiaro che le politiche dei governi aiutano moltissimo: qualunque azienda può spingersi solo fino a un certo punto. La crisi dell'automotive ne è un esempio: non si può mettere la regolazione davanti all'evoluzione tecnologica. In questo senso noi stiamo investendo su trazione alternativa — biofuel principalmente — e abbiamo anche qualche linea elettrica, non in Italia purtroppo perché l'orografia del paese non lo consente. Sono tecnologie che hanno ancora tanta strada davanti, e stiamo lavorando anche sull'idrogeno, molto complicato ancora.
Cosa dobbiamo aspettarci da questa COP29 dal tuo osservatorio, parlando anche con le aziende? Cosa vi aspettate, cosa non vi aspettate?
Come ricordato questa mattina sul Riformista dal segretario del World Energy Council: aspettiamo la neutralità tecnologica. Faccio un esempio: all'inizio del '900, se si fosse deciso per decreto qual è il metodo migliore per la trazione delle nascenti automobili, si sarebbe scelta la trazione a vapore. Poi in realtà è stata completamente superata negli anni '20 da una serie di introduzioni e evoluzioni tecnologiche. Anche i primi due giorni di questa COP sono stati un manifesto alla neutralità tecnologica, con l'intervento anche della premier Meloni che ha spinto molto sul nucleare. Del resto: come si può produrre un'energia elettrica sufficiente per alimentare tutto quello che è la trazione elettrica, se non diversificando le fonti di produzione? Le aziende europee in generale, anche la nostra, sono molto favorevoli alla neutralità tecnologica e a lasciare al mercato libero di scegliere qual è il modo migliore per portare a casa una transizione green.
Il rapporto pubblicato a marzo dall'Agenzia Europea dell'Ambiente aveva commesso l'Europa impreparata ad affrontare la rapida evoluzione dei rischi climatici. Gli eventi di Valencia, in Italia, la Sicilia stessa. Cosa potrebbe cambiare nelle politiche europee?
Si vede una cosa: le politiche europee stanno iniziando a prendere atto di questa emergenza. Vediamo la crisi della Commissione von der Leyen II potrebbe essere legata proprio alle alluvioni di Valencia: la ministra Ribera dovrà rispondere al Parlamento di quello che è stato fatto per la gestione di quella tragedia. E questo è stato usato anche come strumento contro di lei all'interno della Commissione Europea da parte del PPE.
Quello che finora è stato un po' ignorato — anche perché è un tema molto difficile da affrontare — sta cominciando a diventare un tema di peso quotidiano, anche per i partiti, anche per i governi, proprio perché le conseguenze sull'opinione pubblica, sull'economia e sulla gestione di un paese iniziano a essere pesanti. Quindi sicuramente su questo punto qualcosa si muoverà.
Fatti, sì. Roberto, il tema delle infrastrutture di trasporto è fondamentale per garantire un turismo di qualità nel nostro paese. Quanto è importante però l'offerta basata sulla sostenibilità? I turisti sono effettivamente attenti alla sostenibilità nelle offerte, nei pacchetti turistici, anche nel vostro caso?
Sì, sempre di più. C'è una crescente attenzione, una crescente domanda, anche per tutto quello che è un turismo un po' più di nicchia, un po' più ricercato — come tutto il mondo dei sentieri, dei cammini, del trekking, delle biciclette — che è crescendo moltissimo negli ultimi anni. In questo senso un panorama molto interessante. Devo dire che va dato atto all'attuale governo di aver molto rilanciato il tema del turismo, con due forum internazionali l'anno scorso e uno quest'anno proprio a Firenze. Anche questo risultato del G7 Turismo — primo nella storia — è sicuramente importante per un paese come il nostro, che spesso è vittima dell'overtourism. Cercare invece di distribuire quanto più possibile il turismo verso centri minori, verso mete meno battute: è un paese fatto di 8.000 comuni e quindi 8.000 diverse possibilità di vedere qualcosa fuori dalle solite città.
Noi andiamo un attimo in pausa e poi torniamo qui per il nostro ultimo blocco.
Ora, come avevo annunciato all'inizio, ci occupiamo di turismo con il G7 che si svolge in questi giorni a Firenze. La nostra inviata, Ilaria Donato.
A Firenze, il Consiglio informale dei ministri del turismo del G7, il primo nel quadro del G7 ad essere dedicato interamente al settore turistico. Siamo qui nella città che ha dato i natali a Dante, Vespucci e Botticelli, che è stata la patria del Rinascimento italiano. L'agenda dei lavori di ieri era divisa in diverse sezioni: la presidenza italiana ha individuato alcune priorità di lavoro che sono tre — turismo e opportunità di sviluppo socio-economico; capitale umano, lavoro, inclusione e competenze; poi digitalizzazione e intelligenza artificiale. Nel pomeriggio c'è stato un incontro laterale presso Palazzo Spini Feroni — importante esempio di architettura medievale in stile gotico — un incontro tra istituzioni internazionali e settori del privato che hanno acceso i riflettori sull'impatto che l'intelligenza artificiale ha sul settore. Sono stati fatti anche alcuni numeri: è stato specificato che entro il 2033 la AI potrà far crescere l'impatto della spesa turistica fino al 10% e ci sarà grazie alle nuove tecnologie un risparmio del 20% dei costi operativi per le aziende del comparto.
Bentornati in studio. Abbiamo in collegamento la nostra Ilaria Donato da Firenze. Ciao Ilaria. Qual è il clima che si respira a Firenze, tra l'altro si è appena concluso un punto stampa con il ministro Santanchè?
Il clima è freddo — letteralmente freddo, probabilmente — siamo congelando nella sala stampa di Palazzo Vecchio. Il ministro Santanchè stamane ha ufficialmente aperto il Cortile del Michelozzo agli altri colleghi e alle delegazioni del G7. Dopo di che ha pronunciato il proprio discorso introduttivo alla riunione G7, facendo anche un parallelismo con il Rinascimento molto interessante: "Così come il Rinascimento fu un momento di rinascita e innovazione, oggi anche il turismo è chiamato a un profondo rinnovamento che guarda il futuro senza dimenticare le radici storiche e culturali che ci uniscono."
Ci fai anche una panoramica di quelle che sono state le proposte e se c'è qualche anticipo su eventuali finanziamenti?
Allora, nel punto stampa il ministro ha fatto una prima anticipazione riguardo a domani, quando tutti i ministri renderanno ufficiale un documento unitario. Nel documento il ministro Santanchè ha presentato — testualmente — "un nuovo modello di turismo." Dalle varie dichiarazioni che ha fatto sia all'evento di ieri a Palazzo Ferragamo che nelle varie dichiarazioni del ministro stesso si capisce già che ci sono delle priorità che caratterizzeranno sempre di più anche rispetto agli investimenti il comparto. Si è parlato molto di turismo e opportunità di sviluppo socio-economico, di valorizzazione del capitale umano attraverso una maggiore inclusività e una focalizzazione sempre più forte sulle competenze e sulla formazione degli addetti al settore, perché questa formazione è fondamentale. La direttrice fondamentale che ha informato di sé tutti i lavori finora riguarda la digitalizzazione e l'intelligenza artificiale.
Su questo perdonami mi fermo perché qua abbiamo un appassionato di questi temi che è proprio Giorgio Rutelli. Secondo te quale potrebbe essere il ruolo delle nuove tecnologie, dell'intelligenza artificiale, dei big data, a supporto dell'offerta turistica per migliorare l'esperienza?
Sicuramente l'intelligenza artificiale può diventare un game changer. Se l'intelligenza artificiale viene messa al cuore di questo — oggi se ne parla tanto — ci sono dei settori in cui è prematuro parlare di un vero utilizzo dell'intelligenza artificiale. Nel turismo invece può permettere, per esempio, la gestione dei flussi. Oggi si parla molto di overtourism — ed è un tema che non piace molto affrontare perché ha un connotato anche negativo. Il problema non sono i tanti turisti che vogliono venire, il problema è come gestirli. L'intelligenza artificiale permette oggi di mappare le richieste, le prenotazioni, quante persone sono in un determinato momento, capire quali musei potrebbero essere più o meno affollati, e quindi dire: "Facciamo un'offerta per un altro museo così alleggeriamo le file per quella attrazione." Le possibilità sono enormi. Tra l'altro l'Italia è uno dei paesi che sta beneficiando di più della digitalizzazione del turismo, perché avendo migliaia di posti meravigliosi da visitare — spesso sconosciuti — con la possibilità di farli conoscere tramite un'app o tramite un post su una grande piattaforma, questo sta aprendo possibilità incredibili per luoghi che hanno bisogno di essere ancora vissuti, ancora raccontati.
La grande sfida sarà a livello governativo: cercare di mettere a sistema questa informazione. Il grosso problema che abbiamo in Italia è la centralizzazione delle informazioni — il singolo comune o la singola regione ha delle informazioni ma non può condividerle con la regione vicina o con il governo, per un problema a livello legale, di gestione dei dati, burocratico. Una centralizzazione di questo tipo di informazioni per gestire questi flussi e migliorare l'esperienza turistica in Italia è fondamentale. Adesso c'è il Giubileo che sarà un grande test.
Ilaria, secondo te il G7 ha dato risposte concrete su questo tema?
Sì, non solo mi sono ritrovata in quello che diceva Giorgio Rutelli, ma il Ministero del Turismo ha commissionato anche uno studio all'Università Tor Vergata — con dati a supporto — proprio riguardo al fatto che questa maggiore efficienza figlia delle nuove tecnologie è destinata a essere sempre più importante da qui al 2030 e comporta un'enorme risparmio nei costi operativi e un aumento degli introiti e di tutti gli indotti. Proprio ieri, quando c'è stato l'evento che ha messo a confronto tanti brand e mondi diversi del settore privato — in maniera come al solito molto brillante — da Flavio Briatore in risposta a una domanda che gli è stata fatta: "Cosa dobbiamo fare? Quale può essere il volano o il driver principale del comparto?" Può ricordare, non parliamo solo di strumenti finanziari — fondi dal Next Generation EU, piani specifici per il turismo sostenibile, detrazioni fiscali, incentivi per investimenti in tecnologie sostenibili o digitali, finanziamenti alle startup — però c'è una cosa che occorre fare: puntare sulle infrastrutture. Far arrivare i treni puntuali, che sembra una battuta, ma è evidentemente un invito che non ha ancora ricevuto risposta concreta. Si può arrivare — i treni puntuali — e questo è la conferma che sei in forma o meno. Un paradosso ma che fa parte dello stesso problema che abbiamo in Italia: più taxi, per esempio — cioè proprio puntare sulle infrastrutture perché sono fondamentali, perché il turismo poi possa andare avanti e possa svilupparsi. Perché le tecnologie possono essere anche intelligentissime, ma se non ci sono i mezzi quando arrivano i turisti in stazione, o i treni arrivano in ritardo o si fermano prima della destinazione, è un problema.
Roberto, il tema delle infrastrutture di trasporto è fondamentale. Quanto è importante la sostenibilità nell'offerta? I turisti sono effettivamente attenti?
Sì, sempre di più. C'è una crescente domanda da parte dei consumatori per tutto quello che è un turismo sostenibile. Devo dire che va dato atto all'attuale governo di aver molto rilanciato il tema del turismo. Questo risultato del G7 Turismo — primo della storia — è sicuramente importante. Per un paese come il nostro, cercare di distribuire quanto più possibile il turismo verso i centri minori e verso le mete meno battute è fondamentale: siamo un paese fatto di 8.000 comuni e quindi 8.000 diverse possibilità.
Il 24 dicembre si aprirà la Porta Santa e quindi si inaugurerà l'Anno Giubilare. C'è un'anno davanti. Come si fa a gestire questo flusso?
Questo dobbiamo vedere, perché ovviamente non è mai stato questo — il primo Giubileo di un'epoca in cui dal basso costo delle compagnie aeree alle piattaforme di prenotazione degli alloggi, questa tecnologia non c'era nell'ultimo Giubileo del 2000. Quindi quello che dovremo capire è come gestirlo. Roma mantiene ancora una sua differenza per fortuna — diversamente da Firenze, dove ci sono state delle proteste in questi giorni legate alla questione del turismo. Io ci ho vissuto vent'anni fa: la situazione a Firenze è molto simile, cioè la tendenza è diventata quella di un centro che è molto frequentato da studenti stranieri non necessariamente turisti. Questo esiste da dieci anni e possiamo vedere un trend. Roma per ora, secondo me, resiste per una serie di fattori: le istituzioni, le aziende, le realtà che vivono ancora nel centro di Roma. Quindi il Giubileo sarà un grande test per la città. Vediamo se saranno altrettanto pronti gli altri servizi di trasporto.
Roberto, come giustamente ricordavi prima, l'Italia è un paese meraviglioso fatto di piccoli comuni, frazioni, borghi, spesso raggiungibili soltanto attraverso la macchina. E qui entrate un po' in gioco voi, che garantite anche un turismo di prossimità che altrimenti non verrebbe coperto dagli altri trasporti.
Il 40% delle fermate che abbiamo in tutta Europa è in città e centri abitati con meno di 20.000 abitanti. Questo è un dato che restituisce l'idea della capillarità unica che un mezzo su gomma come il nostro in questo momento può fornire all'Italia — una serie di trasversali geografici che si muovono praticamente unicamente su gomma, dove la ferrovia fatica ad arrivare. Sicuramente in questo senso questo è il primo Giubileo tecnologico: il primo in cui non solo ci sono le compagnie low cost, ma anche banalmente gli smartphone. Uno degli esempi massimi dell'architettura del Giubileo del 2000 erano le cabine telefoniche che aveva installato Roma per fare in modo che i pellegrini potessero chiamare i propri parenti. Adesso è tutto diverso. E per noi rappresenta un'enorme occasione per l'intero del territorio italiano, perché i turisti non si fermeranno solamente a Roma. Tanto più se vengono dall'Oriente più lontano. Quindi noi puntiamo — come immagino anche tanti altri operatori del trasporto — a distribuirli quanto più possibile sul territorio, affinché scoprano le bellezze delle nostre basi.
Bene, io ringrazio tantissimo i nostri ospiti. Ringrazio Carlo Fidanza che purtroppo ha dovuto lasciarci per impegni pregressi. Ringrazio Ilaria Donato che si è collegata dal G7 Turismo. E in studio, Giorgio Rutelli, vice-direttore di Adnkronos, e Roberto Kalise, responsabile delle relazioni istituzionali di FlixBus Italia. Ci vediamo martedì con una nuova puntata di Radar, sempre qui su Urania News, canale 260.