Trascrizione del video
L'adozione è uno dei più grandi gesti d'amore, ma è possibile strumentalizzarla come è stato fatto recentemente? Partiamo subito con i servizi e il nostro giornalista Lambiase.
La storia del piccolo Luca è una storia tutta italiana, fatta di lungaggini, lentezza burocratica e confusione normativa. È il 2020 quando, dopo soli 30 giorni di vita, il piccolo Luca — questo è il nome di fantasia — viene tolto ai suoi genitori biologici e portato a una famiglia affidataria. Tecnicamente si chiama affido ponte, perché dovrebbe durare al massimo 24 mesi, ma ne passano molti di più. La pratica di Luca viene lasciata nel dimenticatoio e nel frattempo il piccolo trova una famiglia accogliente che lo cresce con amore e attenzione. Nel 2023 la famiglia affidataria fa richiesta di adozione, ma anche questa domanda procede a passo lento. Arriviamo quindi a fine 2024: il tribunale dichiara Luca finalmente adottabile. Peccato che un mese dopo gli stessi servizi sociali comunichino alla famiglia che Luca sarà sì adottato, ma da un'altra famiglia — per lui completamente sconosciuta. Lo scorso febbraio una giudice comunica direttamente al piccolo che andrà in un'altra casa. E nonostante il malessere evidente del bambino — tra pianti e digiuni segnalati anche dalla pediatra — Luca viene preso dalla sua casa e portato in un'altra famiglia. "Non porto tutti i giochi, tanto stasera torno", disse affidandosi ai suoi affidatari, piangendo. Nel frattempo però il tribunale ha stabilito che non possono più vedere il piccolo, per superamento dei limiti di età. Una storia tutta italiana che, tra discussioni, interpretazioni e cavilli, lascia Luca lontano dai suoi affidatari. Bentornati in studio.
Con noi oggi la senatrice Simona Malpezzi, Presidente della Commissione Parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza. Benvenuta. Grazie, buongiorno. E a partire da Chiara Tenerini, capogruppo in commissione lavoro alla Camera. Benvenuta. Grazie, buongiorno. Anna Guerrieri, Presidente del Coordinamento Caré. Buongiorno. Buongiorno, perfetto. E in collegamento l'avvocato Sara Conti Berti, che sta seguendo la famiglia affidataria di Luca. Buongiorno. Buongiorno.
Avvocato, inizio da lei. Luca avrebbe dovuto stare al massimo 24 mesi con la famiglia affidataria; invece è rimasto per ragioni burocratiche, quattro anni — tutta la sua vita. La stessa famiglia aveva chiesto di trasformare quell'affidamento in adozione. In realtà le è stato negato dallo stesso tribunale che prima glielo aveva dato, il Tribunale dei Minorenni di Milano. Che cosa è successo? Perché c'è stata questa retromarcia, avvocato?
Non era, e questa è una domanda fondamentale che ci stiamo ponendo da molto tempo, sia da un punto di vista giuridico che emotivo e personale. La questione è che soltanto un mese prima della decisione del tribunale di dare il bambino a una nuova coppia, era stata consegnata al tribunale stesso, dai servizi sociali, una relazione molto approfondita nella quale si esprimeva un parere assolutamente positivo nei confronti della coppia e anzi addirittura si consigliava l'adozione per questa coppia — che aveva seguito questo bambino in tutto il percorso dell'affido per quattro anni — perché ovviamente i servizi sociali avevano valutato giustamente la continuità affettiva, il bene del bambino e la necessità che questi crescesse in questa famiglia. La coppia affidataria è stata dichiarata idonea come prevede la normativa, e senza alcuna spiegazione è stata decretata l'adottabilità ma in favore di un'altra coppia. Quindi come potete immaginare siamo ricorsi in tribunale e adesso stiamo ricorrendo anche in appello per andare a esaminare da vicino questa vicenda. Il tribunale, come dire, ha consentito all'adozione da parte di questa famiglia affidataria che aveva in affido Luca — che ricordiamo essere un nome di fantasia — e anche un altro bambino, il fratellino. Da un lato ha dato il via libera per l'adozione del fratellino di Luca, dall'altra parte invece l'affidamento è un affidamento sine die, quindi un affido lungo fino alla maggiorità, che potrebbe equivalere a un'adozione in casi speciali. Ma come giustamente detto, nello stesso giorno, in due colloqui differenti, in uno si è stati esclusi e nell'altro inclusi.
Bene. Onorevole Tenerini, vengo da lei. Il Parlamento ha seguito la vicenda con un'interrogazione parlamentare al ministro Nordio, da parte della sua collega onorevole Matone, che ha detto: "Lo Stato ha ucciso per questo bambino i genitori." Ora le chiedo: come possiamo definire questa vicenda? C'è stata un'eccessiva rigidità nell'applicare le leggi, oppure è mancato il coraggio da parte delle istituzioni competenti di derogarle, anche perché c'è qui un tema di deroga che non è stata applicata?
Buongiorno. Questo è un tema molto spinoso che tocca davvero il cuore delle persone. Ringrazio anche la collega Matone che ha sollevato con l'interrogazione parlamentare al ministro Nordio questa questione. Io credo che ci sia un concorso di cose che si sono verificate. Innanzitutto un affidamento con un tempo improprio: perché quello che doveva essere, come è stato definito, un affidamento ponte per un massimo di 24 mesi, si è trasformato praticamente in un affido che è durato fino ai 4 anni di vita del bambino. Chiaramente in questi 4 anni si costruisce la relazione affettiva, questo bambino ha imparato a vivere, a conoscere, ad amare quei genitori che lo hanno accolto. E lì nasce il primo nodo di questa vicenda. Se prima il tribunale aveva in qualche maniera gestito il fascicolo e la questione in maniera impropria, adesso non può assolutamente farne le spese il bambino — il cui interesse è prioritario — e la famiglia che si è vista strappare questo affetto. Sono d'accordo con le parole molto dure dell'onorevole Matone quando dice che lo Stato in questo caso ha ucciso per questo bambino i genitori. È un'immagine molto dura ma che rende efficacemente quello che è successo. Credo che ci sia stato poi un eccesso di rigidità nell'applicazione della normativa, perché è vero che i genitori affidatari superavano — anche se pur di poco — i limiti di età per l'adozione, ma credo che il buon senso di chi applica la legge a tutti i livelli dovrebbe essere quello di riuscire a trovare strumenti di deroga quando questi sono utili al buon esito dell'azione che si sta compiendo. L'altra questione, forse ancora più colpevole per le istituzioni, è se è mancato il coraggio di fare qualcosa che andasse in deroga normativa. Io credo che tutto abbia concorso affinché questa vicenda si sia in questo momento risolta nel modo peggiore possibile. Non riesco a non pensare a quel bambino e alle modalità con cui tutto questo si è svolto: un giudice che avvisa il bambino senza un percorso, non tanto dalla mattina alla sera, senza un percorso di avvicinamento e affiancamento alla nuova famiglia, senza una valutazione dello stato psicologico del bambino. Questo credo che sia un modo poco rispettoso anche dell'iter istituzionale con cui si applicano le normative. Una normativa giusta o non giusta, da rivedere e da derogare — ci sono dei termini di applicabilità che in questo caso sono stati applicati in modo indistinto — e in realtà il bambino è stato portato dalla mattina alla sera in una nuova famiglia. Quindi fermiamoci un secondo sulle modalità con cui è stato letteralmente strappato il bambino ai genitori. Ma torniamo soprattutto dall'avvocato Conti Berti, che poi so che ci deve lasciare.
Avvocato, lei, da un punto di vista normativo, che tipo di revisione si auspica per evitare che si ripetano casi come quello di Luca?
Da un punto di vista normativo, come adettava la collega Tenerini, che potrebbe portare avanti anche una proposta di legge parlamentare — ci sono già delle proposte di legge che si auspica vengano prese in considerazione molto presto. I punti fondamentali di riforma della normativa riguardano principalmente, ad esempio, il fatto che la coppia affidataria possa diventare parte del procedimento di adozione. Perché adesso è fondamentale sottolineare che una coppia che come in questo caso ha in affido un bambino per due, tre, quattro anni — questo è un eccesso, ma anche se fosse soltanto, tra virgolette, per due anni — non ha la possibilità di accedere agli atti, cioè non ha nemmeno la possibilità di sapere cosa sta accadendo, cosa si sta decidendo, se sono state presentate delle perizie, se sono state presentate delle valutazioni. La coppia affidataria è un elemento estraneo al tribunale e al procedimento, e questo è un concetto che si auspica venga cambiato. Perché, per esempio, nel caso come il nostro può essere utile essere parte, per potersi difendere, per potersi anche opporre con giuste motivazioni, o semplicemente per capire cosa sta succedendo a un bambino che comunque è stato in casa per uno, due, tre anni. È anche una condizione di democrazia, di applicazione del diritto. L'altra questione molto importante che si auspica sempre è che, durante i procedimenti aperti, i bambini non — con i termini esatti — con i tempi consoni, non vengano trasferiti fino a una decisione finale. Cioè non ci sia come in questo caso la possibilità che un bambino venga davvero strappato, inserito in un'altra famiglia, passino dei mesi e poi si torni indietro. Perché io credo sia importante rispetto all'iter anche che la nuova coppia adottiva — che comunque è stata ritenuta valida — non abbia colpe o non debba subire questa incertezza, questa strada di "ci toglieranno il bambino, resterà con noi, non sappiamo cosa succede." Ovviamente prima di tutto al bimbo che adesso ha quasi cinque anni — come ha detto bene lei — che si ritrova strappato a una famiglia nuova, per una seconda volta, trasferito in un solo giorno. Quindi questo è modificante per aver provato il benessere del bambino, non tanto per i genitori quanto, come diciamo sempre, per il benessere supremo del minore.
Scusi avvocato, l'ultima battuta: Luca, che ricordiamo essere un nome di fantasia, non ha più avuto contatti con la sua famiglia affidataria?
Abbiamo avuto qualche notizia nei primi giorni dopo il trasferimento, e purtroppo con un intento che definisco volutamente e tristemente punitivo da parte del tribunale, i contatti sono stati interrotti perché hanno letteralmente colpevolizzato i genitori per essersi opposti alla decisione del tribunale e per aver reso mediatica la vicenda. In queste due accuse si rivela la natura di quello che dobbiamo stravolgere con la sentenza, perché stanno punendo i genitori spostando il fuoco sul comportamento dei genitori stessi — che hanno comunque esercitato i loro diritti, perché opporsi a un procedimento del tribunale è un diritto di ogni cittadino finché siamo in democrazia — non vedendo che il vero danno fondamentale è stato fatto al minore. Perché lui non ha gli strumenti per difendersi ed è stato catapultato in una nuova realtà. I genitori adottivi e affidatari sono due adulti strutturati che stanno affrontando le difficoltà della vita, ma il punto non sono i genitori: è il bambino. E questo è quello che tenteremo di scardinare con tutte le nostre forze.
Bene, avvocato. Le faccio i miei auguri ovviamente e sono massimamente solidale. Ci vediamo aggiornati, grazie.
Senatrice Malpezzi, è un suo parere sostanzialmente questa vicenda? Perché poi veramente il bene supremo del bambino non è stato minimamente preso in considerazione, e c'è un errore di fondo che è stato descritto a partire dal servizio con cui voi avete introdotto l'argomento.
L'istituto dell'affido e i suoi tempi — e anche sulla base di questi tempi la selezione delle famiglie — perché c'è una distinzione: famiglie che fanno il percorso per l'adozione e famiglie che si mettono in gioco con una generosità anche in questo caso estrema per il percorso affidatario, sapendo che ci sono dei tempi, sapendo che mettono a disposizione il loro essere famiglia per accogliere chi non ha una famiglia, nell'attesa che arrivi la famiglia giusta, perché il meccanismo è questo. Ora, i tempi sono stati superati perché questo è uno dei primi grandi limiti di tutto il sistema: la tempistica con cui i tribunali riescono a svolgere le pratiche. È un segnale che il tempo è fondamentale. Non ho letto degli approfondimenti davvero importanti del dottor Facchinetti, tra i più grandi psicoterapeuti, che proprio ha segnalato dicendo che l'affido non ha funzionato — attenzione però — perché qui c'è un minore e il suo diritto supremo deve essere riconosciuto. Ma il problema sta a monte. Ed è lì che si crea poi il groviglio, perché l'affido è poi — da quello che ho potuto seguire nonostante tutti i limiti — che ha portato avanti il proprio percorso quello che l'affido consente. Ma ci è andato di mezzo il minore e quindi questo deve cambiare. Perché l'avvocato Conti Berti, so che aveva fatto richiesta — per casi particolari, quindi con un procedimento d'urgenza, per casi speciali — chiedendo appunto che si andasse in deroga come prevede la legge rispetto ai limiti anagrafici dei genitori affidatari. Io penso, ma non lo so, che il vero tema non sia tanto la deroga sull'età che, onestamente, dico, si potrebbe tranquillamente anche modificare. Quello potrebbe essere un oggetto. E in questo mi guardi, le dico: sono figlia di una donna che quando mi ha avuto, e stiamo parlando di tanti anni fa, aveva 44 anni — in un'era in cui non era di moda o usuale fare figli così tardi — e mio padre 54. Sono cresciuta in un ambiente serenissimo e felice, e non penso che l'età sia il problema. Soprattutto oggi, dove è cambiata la prospettiva dell'invecchiamento delle persone. Quindi penso che lì abbiamo giocato la composizione forse di questo nucleo familiare affidatario. Però per quanto, ripeto, io ritenga che al primo posto ci debba essere il bene del minore, e che in questo caso non lo sia stato, quel nucleo è restato sia modificato e forse questo è perché — anche noi abbiamo letto e avuto l'opportunità di leggere gli atti — la presenza di quel altro tipo di affido, di un bambino pressoché coetaneo, avrebbe potuto creare problemi rispetto ai due bambini così vicini che avevano vissuti diversi. Io capisco che dire queste cose — e lo dico sempre in punta di piedi in queste vicende — perché penso che ci sia un livello di sofferenza che nessuno di noi può calcolare, e fermarsi sulle mere regole rischia di fare diventare tutto glaciale quando glaciale non è. Il problema è che adesso anche il fratellino di Luca è disperato, perché poi sono in contatto con l'avvocato Conti Berti, la sento spesso, e il fratellino di Luca piange, non mangia. Quindi hanno distrutto un nucleo familiare che invece funzionava.
Presidente Guerrieri, vengo a lei. Voi vi occupate di sostegno alle famiglie affidatarie. Intanto le chiedo: casi analoghi a quello di Luca sono all'ordine del giorno? Il caso di Luca è un caso particolare? E poi mi può commentare queste modalità di esecuzione: il trasferimento sbagliato, se Luca è stato prelevato in 48 ore dalla sua casa, non c'è stato nessun affiancamento psicologico, nessun avvicinamento graduale come la legge prevede in questi casi, non ha avuto più alcun contatto. Luca era convinto di tornare. Abbiamo sentito nel servizio: aveva detto alla mamma "non mi porto i giocattoli, tanto stasera torno." È normale tutto questo?
Buongiorno, grazie per avermi invitata a commentare questi temi molto importanti, cioè i temi dell'adozione e dell'affido, che sono due strumenti di tutela dell'infanzia. Regolati da una legge che data ma che ha poi ricevuto modifiche e che attualmente sta ricevendo anche dei disegni di legge che vogliono ritoccarla o modificarla, ma che comunque è una legge fondamentale perché permette in Italia di tutelare pienamente l'infanzia e l'adolescenza. Questa è la premessa. Allora, vengo alla prima delle sue domande: noi siamo alcune decine di associazioni, una rete di 42 associazioni che si occupano proprio del sostegno familiare, delle famiglie affidatarie e delle famiglie adottive. Quindi tutti i giorni siamo chiamati a preparare chi si avvicina all'affido e all'adozione e a sostenerli poi nei loro percorsi. Di storie ne conosciamo veramente tantissime, di tutti i tipi. In questo istante in Italia l'affido e l'adozione stanno subendo delle grandi trasformazioni, e la prima necessità di ogni famiglia — di ogni persona, perché adesso c'è anche la grande novità dell'apertura delle adozioni internazionali alle persone singole — è quella di comprendere che tutto quello che si fa è assolutamente per il bene del bambino. Al centro ci sono i bambini. Il diritto che riguarda l'affido e l'adozione è necessariamente un diritto leggero e flessibile. Questo è importante perché le situazioni variano da caso a caso. Noi abbiamo famiglie che prendono in affido bambini e ragazzi che di fatto resteranno con loro per sempre — e lo sanno — si chiamano affidi sine die. Abbiamo famiglie che fanno affidi ponte, affidi ponte che a volte si protraggono nel tempo. Questa è una cosa che capita: andrebbe discussa, forse non dovrebbe capitare, però bisogna anche dire che non è semplice terminare gli affidi ponte né con il rientro dei bambini nelle famiglie di origine, perché questa è poi spesso anche una situazione delicata, né con l'arrivo di una nuova famiglia adottiva. Conosciamo famiglie adottive che iniziano con quello che vengono chiamati affidi a rischio giuridico, in cui la famiglia di origine si oppone alla dichiarazione di adottabilità, e questi affidi a rischio giuridico possono durare anche degli anni e solo dopo anni si trasformano in adozione definitiva. Quindi sì, le nostre famiglie vivono uno stato di variabilità molto complesso.
Quindi un caso come quello di Luca non è un caso isolato?
No, non ho detto questo. Diciamo che la varietà di casi è tantissima. Il caso di Luca è un caso sicuramente eccezionale perché ha visto coinvolta la famiglia affidataria che si è opposta all'esito di quello che il tribunale aveva deciso. Mi permetto di dire che voi qui in trasmissione avete un'opinione molto precisa. Io gli atti non li ho letti e quindi, come credo la maggior parte di noi, gli atti completi non li ho visti. E quindi entro con grande delicatezza in qualsiasi giudizio, perché al centro ci sta il bambino e quindi tutto quello che viene deciso. È deciso attraverso iter che esitano verso altre famiglie adottive, e le famiglie affidatarie che noi seguiamo questo transito lo conoscono molto bene e lo praticano. Ci sono situazioni in cui è stata praticata la continuità degli affetti.
Ma la interrompo perché devo assolutamente fare una domanda all'onorevole Tenerini, perché andiamo un attimo proprio su queste proposte di legge. Onorevole, lei ha presentato questa proposta di legge insieme alle sue colleghe Marrocco e Rossello per tutelare le adozioni nazionali e internazionali. Qui molti lamentano dell'eccessiva rigidità dei criteri di accesso alla possibilità di adottare. Che cosa contiene questa proposta di legge? E se l'età anagrafica degli adottanti viene rivista?
Intanto voglio dire che la proposta di legge a prima firma mia, poi sottoscritta dalle colleghe Rossello e Marrocco — come ho detto anche il giorno della presentazione, ringrazio il dottor Segre Rieri che era presente — è una goccia ma è un passo verso la revisione di una normativa che sicuramente è molto complessa e ha aspetti da rivedere che sono anche tanti. Però la mia proposta di legge si sofferma prevalentemente su rendere più snelli, più uniformi, più trasparenti i percorsi dell'iter adottivo. Sappiamo che una famiglia che decide di adottare va al tribunale dei minorenni competente per legge, e lo può fare in tutti i 29 tribunali dei minorenni presenti in Italia. Il problema è che oggi anche solo la documentazione di richiesta per fare domanda in tutti i 29 tribunali non è omogenea, ma è disomogenea, per diversità di documenti richiesti — anche solo gli esami clinici o altre cose. Quindi la prima cosa è uniformare quanto meno la documentazione in tutto il territorio italiano, cosicché una coppia che decide di intraprendere questo percorso possa, con un unico iter di presentazione di domanda uniforme, farlo nei 29 tribunali dei minorenni. Questo è un primo aspetto. L'altro aspetto riguarda alcune forme di accelerazione dei tempi per le pratiche, consapevole del fatto che poi, se si mettono termini giuridici all'interno della proposta di legge, sappiamo che i tempi dei tribunali hanno altri calendari. Però insomma si cerca di snellire e accorciare. La cosa fondamentale che noi diamo con questa proposta di legge è che la pratica istruttoria con cui viene valutata dai servizi sociali competenti una coppia che fa domanda di adozione si svolga in 90 giorni, che tutte le pratiche istruttorie vengano svolte in questo periodo, e che non ci siano i tempi accessori. E soprattutto che il tribunale, una volta che fa il decreto per accettare la domanda, abbia strumenti di trasparenza e di chiarezza là dove rigetta la domanda — dove ci sia il diniego — in modo da capire quali sono le motivazioni e come poter correggere la propria domanda. Tra le altre cose, abbiamo chiesto nella proposta di legge per l'adozione internazionale la possibilità di fare la domanda online: questo semplifica molto il procedimento. In più abbiamo aggiunto all'articolo numero quattro la dichiarazione dei dati sanitari della madre che decide di partorire in anonimato — preservando tutto ciò che sono i dati sensibili — ma dandola possibilità alla famiglia adottiva, e anche al ragazzo o bimbo adottato, di poter conoscere il fascicolo sanitario della madre. Perché questo è fondamentale nella vita, o comunque in certe fasi della vita di una persona, sapere se ci sono particolari patologie e come affrontarle nel corso della propria esistenza.
La interrompo, devo andare in pausa. Lei resti ancora qualche minuto con noi, perché purtroppo devo salutare chi ha un impegno e ci deve lasciare. Grazie.
Bentornati. E per riprendere il discorso sulle adozioni, anche il PD ha lavorato molto su questo fronte. Fatima Sernicola, anche voi avete presentato una PDL per facilitare le procedure di adozione. Che proposte ci sono?
In parte sono state spiegate dalla collega. Noi abbiamo presentato questo disegno di legge più di quasi due anni fa, perché lavorando con tante associazioni e ascoltando tante voci, le richieste sono simili. In aggiunta, però, ci tengo in modo particolare: noi abbiamo chiesto in maniera molto chiara che la cosiddetta domanda di adozione — che si chiama "crocette" per semplificare, perché quando vuoi adottare ti viene dato una sorta di questionario per indicare quelle che possono essere le tue disponibilità rispetto all'adozione — venga fatta alla fine. Perché cosa succede? Il percorso per diventare genitore adottivo viene fatto prima dello schema che tu hai dato, alle cosiddette crocette. E spesso, al termine del percorso fatto per diventare genitore adottivo, le famiglie si rendono conto di essere disponibili anche a un'apertura diversa rispetto a quella che avevano segnalato nel primo questionario. Allora noi diciamo semplicemente: facciamo prima fare il percorso a queste famiglie che si mettono in gioco, e poi decideranno quale apertura riescono a dare. Un altro aspetto per me molto importante è quello che riguarda la formazione all'interno dei percorsi universitari: per diventare assistenti sociali, per diventare insegnanti, per lavorare in tutti i mondi che poi possono incontrarsi con l'adozione e l'affido, ci siano percorsi specifici. Perché parlare di adozione e parlare di affido ha bisogno di un linguaggio che sia davvero accogliente rispetto a questi temi. Io vengo dal mondo della scuola e penso che non ci sia spesso una preparazione ad affrontare il tema dell'affido e dell'adozione in classe. E offrire questo strumento sia molto utile e aiuti anche un linguaggio diverso. È un'ora alla Camera, noi siamo al Senato — al Senato ci sono anche altre proposte — la cosa che ci interessa è che il tema dell'adozione e dell'affido diventi un ordine del giorno del dibattito politico senza contrapposizioni. Poi si può costruire la legge migliore se si ascolta chi lavora in questi mondi e chi può dare alla politica tutti i suggerimenti. Cosa serve e cosa si può fare? Ma già l'idea di poter calendarizzare, poi non serve maternità o paternità, lavoriamo per fare in modo che si arrivi a casa un risultato utile.
Presidente Guerrieri, torno a lei. Secondo lei, quali sono i principali ostacoli da rimuovere in questi iter di affidamento e adozione?
È importante quello che sta venendo fatto. Spero che i vari disegni di legge vengano trasformati in una riforma della legge che sia veramente al servizio di tutti. Uniformare le procedure, renderle più chiare e snelle, per permettere un percorso di consapevolezza verso l'adozione e l'affido che sia chiaro e costruttivo: per chi si avvicina è fondamentale. Però io vorrei mettere al centro un'altra parola: la parola "dopo". Il dopo l'adozione e il dopo l'affido. Qui in qualche misura lo abbiamo già sentito, perché si è sentito parlare della preparazione di chi si occupa di scuola. Io aggiungo la preparazione di chi si occupa di sanità. Il "dopo l'adozione" e il "dopo l'affido" devono stare al centro di questi disegni di legge. Perché, anticamente, quando è stata costruita la nostra legge — la 184 del 1983 — il focus centrale era il prima. Il dopo c'era, ma era molto meno tensionato. Oggi i bambini e le bambine che vengono adottati o che vanno in affido, spesso a un'età più elevata — sette, otto, nove, dieci anni — hanno bisogno di famiglie che siano pronte ad accoglierli, che sappiano che la loro storia precedente è centrale, e anche di una società accogliente. Quindi, ad esempio, il tema della formazione degli insegnanti, il tema della scuola, è un tema carissimo al nostro coordinamento. Noi abbiamo fatto in modo che l'Italia avesse delle linee di indirizzo ministeriale su questo tema, ma c'è bisogno che queste linee di indirizzo — sia quelle che riguardano la scuola e l'affido, sia quelle che riguardano la scuola e l'adozione — vengano attuate da tutte le scuole. Quindi sì, c'è qualcosa da fare, ma questo qualcosa riguarda non soltanto il prima, ma anche il sostegno alle famiglie dopo. Tornando a quello di cui ci parlavamo prima: essere accanto alle famiglie, è un passaggio dedicato molto importante. Perché in Italia tutti i giorni i bambini che vengono accolti sono bambini che hanno storie complesse, che vengono da famiglie di origine complesse, che hanno percorsi giuridici complessi. In questo istante in Italia si parla di adozione aperta, di adozione mite, di adozione con i contatti con le famiglie di origine, del tema della continuità affettiva che era il tema che toccavate nel primo argomento. E in tutto questo le famiglie affidatarie e adottive hanno bisogno di essere accompagnate. Quindi vengano i disegni di legge, complessiamoli insieme, perché altrimenti certe cose non verranno mai.
È evidente. Io spero — lo so che c'è anche in questo disegno di legge al Senato — che ci sia una parte fondamentale su questo accompagnamento, proprio per rafforzare tutte le reti territoriali. C'è la preoccupazione della Presidente: cosa succede dopo? Ci sono tante coppie in difficoltà perché i bambini possono avere delle difficoltà. E se non sono aiutati nella maniera più corretta, anche in quel caso la legge non ha funzionato. Per cui quelle reti e quella rete importante di accompagnamento vanno rafforzate, e noi mettiamo davvero una grande importanza sotto questa voce. Perché a tante volte si parla di velocizzare le pratiche — facciamo in fretta per poter adottare, che è vero, abbiamo bisogno di tempi diversi — ma non è quello il vero problema: è tutto quello che succede nel durante e soprattutto nel dopo.
Fatima, vengo da te. Mentre la Presidente Guerrieri raccontava un po' il trascorso della maggior parte di questi bambini in attesa di una famiglia, ho pensato alla tua storia. Tu sei stata adottata a sei anni, nata in Lituania. La tua storia, prima dell'adozione, è una storia fatta di dolore, però poi dopo è una storia di tenacia. Ci puoi raccontare brevemente come hai vissuto e come stai vivendo questo percorso? E poi un'altra battuta su quello che la senatrice Malpezzi e la Presidente Guerrieri hanno sottolineato sull'importanza della formazione degli insegnanti, perché se non erro tu a scuola non te la sei vista molto bene quando sei arrivata.
Concordo pienamente, purtroppo. Dirò che penso che la scuola sia la seconda casa per un bambino e sia importantissimo che un bambino si senta a casa. Io sono stata adottata. Prima ho vissuto l'abbandono, a sei mesi, e poi sono stata in istituto quasi fino ai sei anni e mezzo, con un percorso lungo e difficile, emotivamente, perché non mi sono ritrovata più con la mia mamma biologica. È stato brutto. Cosa significa essere portati via e poi stare senza famiglia, senza calore: è una sensazione che ho con uno scopone che ho visto bene, che però con le cure ho avuto modo di riscoprire. Il fatto di avere anche quel calore che la mia mamma biologica si è trovata in difficoltà a darmi, l'adozione mi ha insegnato cos'è la bontà, cos'è la famiglia, e quanto è importante che un bambino si senta davvero a casa. Non si senta un pacco postale. Perché io sono stata per esempio proposta a una coppia francese — si trattava di adozione internazionale — e questa coppia poi non mi ha voluto. Però io l'ho conosciuta. Non mi ha voluto. Penso ai tanti altri bambini che magari si ritrovano a dover offrire a una famiglia affidataria, oppure a trovarsi a un'età importante — che per esempio sei, otto anni — ancora in una casa famiglia, a chiedere il braccio di una mamma, di un papà. Pensate che questo sia inaccettabile, inaccettabile. Conduce anche a un'agonia di crescita. La cosa importante è dare una famiglia al bambino, cioè il benessere del bambino deve essere al centro di tutto. Questa è la cosa più importante. E purtroppo in realtà non è tutto così. Dico, scusa che purtroppo qua abbiamo i tempi molto stringati e un sacco di argomenti da toccare. Puoi brevemente raccontare quello che è successo a scuola, motivo per cui è molto importante formare i docenti e prepararli?
Io sono stata oggetto di bullismo, iniziato quando sono arrivata — avevo circa otto anni — con la prima elementare, quindi l'ultimo anno di ciclo. È stata un'esperienza molto difficile. Non ho visto la scuola come la mia seconda casa, come è vero il voto, ma invece mi sono sentita straniera, di nessuno, non adatta. Questo perché mi sono trovata davanti a docenti che mi giudicavano sulla base della mia storia. E questo mi tagliava fuori. Una cosa che mi ha toccata: un'insegnante di università parlava di un bambino in affido e diceva di leggere un certo libro. Io ho chiesto per quale motivo volevate quel libro. L'insegnante mi rispose dicendo: "Perché tu sei stata adottata, però prima sei stata in una comunità, quindi puoi capire bene questa storia." Da quel momento in poi sono diventata "la dotata del liceo" — e non era affatto una cosa positiva. Avevo una mamma, un papà e c'è anche il mio paese di origine, perché io tengo molto che non si confonda la famiglia biologica come vera o falsa — perché pervasivamente si pensa alla famiglia biologica e alla famiglia adottiva. La famiglia adottiva è una famiglia per davvero, senza serie B. Siamo stati molto fortunati, soprattutto perché non mi sono sentita accolta dalla scuola, e proprio per questo è importante che la scuola crei delle iniziative di supporto — non solo per i ragazzi, per far sentire integrato un ragazzo adottato — ma soprattutto tra i docenti, sotto forma di formazione e aggiornamento. Non basta un'ora di dibattito ma ci sono dei bisogni orientati e serve un aggiornamento intenso. Perché è importante che i bambini e soprattutto anche i genitori che portano il proprio bambino a scuola — un bambino che ha una storia già complicata in mezzo — si sentano sicuri, perché sanno che la loro storia viene protetta e rispettata.
Grazie, Fatima. Presidente Guerrieri, torno ad ascoltarla per scattarci una fotografia su quelli che sono attualmente le condizioni delle adozioni internazionali. Come la situazione a causa delle guerre e dei conflitti: le adozioni internazionali sono molto, molto complesse, sono bloccate.
Sarò brevissima, ma permettetemi prima di dire alla dottoressa Sernicola che mi dispiace quello che ha vissuto: le scuole dovrebbero proteggere tutti gli studenti e dovrebbero essere in grado di rispettare i vissuti delle persone. Dei corsi di formazione tra l'altro sono stati messi a disposizione proprio dalla Commissione per le adozioni internazionali e dal Ministero dell'Istruzione per tutti gli insegnanti. Io auguro che vengano fruiti, auguro anche che i disegni di legge lavorino su questo tema. Vengo al tema dell'adozione internazionale, perché lei mi sta chiedendo appunto di scattare una fotografia. Nel 2024 sono arrivati per adozione internazionale in Italia 691 bambini e bambine. Questo è molto importante. La maggior parte di loro ha più di 7 anni, sono bambini che hanno una storia, che hanno un passato, che hanno dei vissuti. Vengono da tanti paesi, ma alcuni sono i paesi da cui vengono soprattutto: come l'Ungheria, come la Colombia, come l'India, ma anche il Vietnam, ci può essere il Burkina Faso, ci sono svariati paesi in tutto il mondo da cui arrivano i bambini per adozione internazionale. Quello che voglio dire è che negli anni, globalmente, mondialmente, l'adozione internazionale è calata. Eppure l'Italia è uno dei paesi che adotta di più. È il secondo paese per adozioni internazionali — prima vengono gli Stati Uniti. Per ottenere la proporzione: negli Stati Uniti ci sono molte più persone, quindi in realtà come quota l'Italia è sicuramente il paese che adotta di più in modo internazionale. Facciamo anche molta adozione nazionale. Guardate altri paesi come la Francia — hanno molti più bambini in tutela, in comunità. Quindi è vero che possiamo criticarci come paese, però dobbiamo anche riconoscere una grande attenzione alla tutela. Qual è il motivo per cui le adozioni internazionali sono calate globalmente? Ci sono stati molti paesi di origine che sono cambiati nel tempo e che hanno investito molto di più sulla propria adozione nazionale e sul proprio affido. Poi ci sono stati dei movimenti nei paesi di arrivo, soprattutto dovuti alle associazioni di persone adottate che hanno richiesto di rivedere quelle che venivano chiamate le pratiche poco chiare o le zone grigie in cui non era chiaro come era stata portata avanti l'adozione. Quindi molti paesi europei hanno chiuso l'adozione internazionale. Oggi naturalmente stiamo vivendo un'onda di calo anche dovuta al periodo del COVID e alle guerre in atto. È evidente che la situazione tra Federazione Russa e Ucraina ha comportato un blocco delle adozioni, perché non si possono adottare bambini e bambine in situazioni di crisi come le guerre — si rischia di andare ad adottare bambini che hanno una famiglia di origine che li può accogliere, perché magari si sono trovati allontanati dalla propria famiglia a causa delle vicissitudini del paese. Quindi l'adozione internazionale è uno strumento molto attento: in Italia il controllo delle pratiche è molto attento. In adozione nazionale in genere arrivano circa 800 bambini l'anno che vengono adottati nazionalmente, presi in carico direttamente dal sistema italiano.
Volevo permettermi di aggiungere una parola per sfatare dei miti sul sistema di tutela. Molto spesso si sentono dei numeri strabilianti sui minori che sarebbero in comunità. Permettetemi di mettere questi numeri nel giusto contesto. In questo istante nella collocazione residenziale in Italia — che vuol dire le comunità educanti, ma anche le case famiglia e tutte le comunità — abbiamo circa 18.000 minori. Di questi però il 46% è adolescente, quindi ha 15-17 anni. E sto parlando al netto dei minori migranti non accompagnati. Quindi il 46% di quei 18.000 che sono in comunità o case famiglia ha almeno 15 anni, e il 18% almeno 13 anni. Solo il 15% ha fra i 6 e i 10 anni. La minoranza, veramente, la minoranza estrema, sono i bambini più piccoli. Questo lo dico perché c'è una grande narrazione sbagliata — e lo dico ad alta voce — un'assunzione per cui nel sistema di tutela residenziale vengano tenuti i bambini che non si vogliono, che non si vuole avviare all'adozione. Non è così. Tra l'altro ci sono circa 18.000 bambini in comunità e circa 8.000 coppie in attesa. Quindi è vero che c'è stato un calo delle disponibilità, ma non così estremo. L'Italia è già un paese accogliente, è il paese che ha tenuto in numero per l'adozione internazionale proprio perché ha accolto i bambini e le bambine con bisogni speciali — che vuol dire un'età dai 7 anni in su, un'estesa fratria, o dei bisogni speciali dal punto di vista medico. E per chiudere con la fotografia sull'affido: oggi in Italia ci sono circa 12.000 bambini e bambine in affido, soprattutto anche loro grandi. Il vero calo in questo istante è la disponibilità delle famiglie affidatarie, che è calata dopo una grande narrazione sbagliata — e lo dico ad alta voce — quella che ha riguardato il caso di Bibbiano. Quindi l'affido è uno strumento fondamentale, e bisogna ribaltare la narrazione che ha circondato l'affido.
Io vi ringrazio davvero tantissimo per essere state con noi. Il tempo è tiranno, ma vi prometto che torneremo a parlare. Grazie a Simona Malpezzi, ringrazio la Presidente Guerrieri per essere stata con noi, ringrazio ovviamente Fatima Sernicola. E come dice Sergio Castellitto nel film il più bel secolo della mia vita: "I figli non sono di chi li fa, ma di chi li ama." Radar torna martedì, con nuovi ospiti.