Trascrizione del video
Amici di Radar, un saluto. Oggi dobbiamo andare con ordine perché il nostro ospite, che saluto subito — Mario Adinolfi — lo richiede. Mario, ben arrivato.
Buongiorno. Ciao Roberto.
Allora, dico perché dobbiamo andare con ordine. Andiamo con ordine perché abbiamo varie questioni da affrontare. La prima è questa situazione anche un po' esilarante — per la verità — nella quale, a pochi giorni dalla chiusura delle candidature nei collegi in Veneto (questa intervista verrà vista anche nei giorni successivi), siamo a pochi giorni dalla chiusura in collegi nei quali i parlamentari eletti — che sono due parlamentari della Lega — uno è il nuovo governatore, l'altro farà l'assessore della giunta regionale. Tu sei candidato come presidente del Popolo della Famiglia, ma non hai nessuno contro. Come si può spiegare questa cosa?
I rivali proprio in queste ore si sono materializzati. Adesso finalmente ho il nome del mio rivale. Io ho depositato per primo — non essendo veneto, una cosa molto strana — in Corte d'Appello a Venezia, sono andato a fare la consegna perché noi siamo tenuti come partito non parlamentare a raccogliere le firme. Quindi sto in Veneto da un mese a fare tutte le procedure. Loro invece non avevano questa necessità. "Loro" dico in particolare i leghisti, perché la Terra Veneta, come sai, è un feudo non contendibile.
Un po' meno di una volta, ma insomma.
Non contendibile: i due collegi finiscono con 40 punti di distacco, quindi di fatto devono solo decidere chi andrà a fare il parlamentare. Ora, finalmente hanno deciso: nel mio collegio hanno indicato Giulio Centenaro, che era il primo dei non eletti del Consiglio Regionale Veneto — non è riuscito a essere eletto, gli danno il seggio. E l'altro è il tesoriere leghista di Ruba che viene dalla Lombardia, verrà candidato a Rovigo. Polemiche perché i veneti non amano mai l'invasione di campo. Arriva dal colleggio di Rovigo e insomma i due parlamentari saranno questi. Però come sempre il collegio di Padova — storicamente, te lo ricorderai — sono 30 anni che fa da laboratorio. Il primo Ulivo partì addirittura da lì.
Bene. E adesso arriviamo anche a quello, però io vorrei che tu ci raccontassi perché ti candidi.
Mi candido perché siamo alla vigilia di elezioni politiche determinanti e il Popolo della Famiglia vuole sapere quanto vale. È molto semplicemente questo. Quindi vogliamo capire, in un territorio dove è successo qualcosa di molto importante politicamente: Luca Zaia, come ti ricorderai, qualche mese fa ha portato in Consiglio Regionale Veneto la legge Cappato — che è una cosa molto spuria rispetto al mondo del centrodestra. Ha perso, anche un po' grazie alla nostra mobilitazione, la moralizzazione dei cattolici locali che su alcuni leghisti ha fatto presa — e in 10 anni ha perso solo quel provvedimento di legge all'interno del Consiglio Regionale. Subito dopo ha scritto il manifesto del "nuovo centrodestra moderno e liberale." Pubblicato sul Foglio.
E naturalmente ci piace tantissimo.
È qualcosa che a noi non piace, in tutta evidenza. Io non credo a un centrodestra che diventa improvvisamente pro-eutanasia, pro-aborto, pro-matrimonio gay. Ed è una posizione che non è solo di Luca Zaia. Marina Berlusconi — avrai letto due interviste sul Corriere della Sera — in cui ha detto: "Su questi temi io mi sento vicina alla sinistra." Ora, poiché io non voglio — ricordati, provenendo io da sinistra, perché sono stato un deputato del Partito Democratico e ho lasciato il PD dopo due processi interni per omofobia, che francamente è un peccato tra i tanti di cui non mi sento colpevole, però sono stato sostanzialmente messo sotto giudizio, in realtà assolto, lì si ruppe la mia solidarietà col Partito Democratico — non voglio vedere un centrodestra che diventa come il PD. Tant'è che provocatoriamente ho detto a Zaia: "Fai l'accordo direttamente con Zan per scegliere il candidato, fatelo unitario." Per esempio, il candidato unitario poteva essere Alfonso Signorini che è gradito a Marina Berlusconi.
Bene. E adesso arriviamo anche a quello, però io vorrei andare avanti su un punto che secondo me è quello centrale. Il Popolo della Famiglia in questi anni ha lavorato, diciamo così, in un filone di cattolicesimo in politica tradizionale. Quindi probabilmente ti piace più Leone X di Papa Francesco.
Probabile.
Però vorrei con la tua sagacità esplorare il seguente tema. Il Popolo della Famiglia si sente o no parte di questo centrodestra Meloni e tutti gli altri?
Alle elezioni politiche e alle elezioni europee — 2018, 2022, 2024 — ci siamo sempre candidati fuori dal centrodestra. In alcune esperienze di amministrazione locale governiamo con il centrodestra, quindi il problema non è come ci sentiamo noi, è come si sente il centrodestra. La questione è tutta politica. Che centrodestra è quello che si presenterà agli italiani? Secondo me non tra un anno, ma prima — perché qualsiasi sia l'esito del referendum, secondo me innesca il meccanismo delle elezioni politiche entro l'anno.
Che centrodestra è? È quello di Luca Zaia e di Marina Berlusconi? Noi lo combattiamo. Mi candido contro — evidentemente — in un territorio dove Luca Zaia domina, per misurare la forza di questa posizione contro un centrodestra del genere. Se il centrodestra accetta di tornare a essere — perché forse deve proprio tornare a essere — un centrodestra nazionale, o per usare il tuo aggettivo "tradizionale," o come dico io "popolare," allora per noi ci sono gli spazi per fare degli accordi che, attenzione, possono essere determinanti per l'esito delle elezioni.
Prima di tornare alle questioni politiche alle quali ovviamente arriviamo tra un attimo, però questo punto di vista che tu porti — guardando a molte delle battaglie del nostro tempo, penso persino a quella in tema di referendum sulla giustizia — vede una parte non irrilevante del mondo cattolico e del clero che sta da un'altra parte.
Verissimo, verissimo. Questo è già strutturato un consenso del clero — anzi, dico meglio — della gerarchia ecclesiastica su una posizione non lontana dal PD. Così siamo chiari. Attenzione: quando tra un originale e una copia un elettore è portato a scegliere, tende a scegliere l'originale. Quindi un centrodestra che voglia scimmiottare il centrosinistra, a mio avviso, è destinato a perdere consensi — e a perdere anche quei consensi che nel mondo cattolico, che io credo in parte di rappresentare, sono rimasti invece ancorati a valori che noi chiamiamo "principi non negoziabili." Se questi principi non negoziabili esistono e non devono essere negoziabili, allora c'è un elettorato che dà consenso a quest'area politica. Se invece tutto diventa negoziabile, o addirittura si scimmiottano le posizioni di un'altra coalizione che la fa invece in maniera molto più esplicita — quella battaglia chiamiamola "liberale sui diritti," così ci capiamo — ho paura che pezzi importanti del cattolicesimo che io sento di rappresentare potrebbero finire o nel non voto, o addirittura votare direttamente per quell'opzione.
Adesso io vorrei portarti su questo punto. Comunque la si pensi, il successo nel 2022 della coalizione guidata da Giorgia Meloni per la politica italiana è una specie di evento epocale. Mai come in quelle elezioni le forze politiche dichiaratamente di destra sono giunte a un risultato di questo genere. Nella storia della Repubblica questo è un unicum assoluto. Adesso siamo a febbraio del 2026. Dal tuo punto di vista e della battaglia politica che conduci da anni — il Popolo della Famiglia è quello di cui abbiamo già in parte parlato in questa chiacchierata — che giudizio dai di questo percorso dal '22 a oggi?
Tu sei un sagace analista politico e sai che il risultato del 2022 nasce così forte e importante perché il centrosinistra era diviso: quella vittoria nasce dalla frantumazione di quello che oggi chiamano campo largo. Il giudizio che do di questi 4 anni è: benedetta Giorgia Meloni che ha governato al posto della sinistra. Se posso essere sincero, la mia attenzione da questo punto di vista è massima e anche il mio rispetto, perché preferisco avere questo governo — ampiamente insufficiente — a un governo che avrei dovuto solo combattere, come quello immaginabile a guida Schlein, che mi mette addirittura timore fisico per certi versi. Non lo dico casualmente: c'erano delle leggi che avevano in mente loro — tipo il DDL Zan — che probabilmente a uno come me l'avrebbero portato direttamente in galera. Quindi sono abbastanza attento e preoccupato dalla vittoria della sinistra. Quindi la Meloni: ottima, la novità storica. Intanto la novità non banale di una donna Presidente del Consiglio, di una donna capace, di una donna che non deve al patriarcato, o comunque a derive di rapporti con gli uomini, la sua leadership. È una leadership propria, luminosa, non una leadership che risplende di luce riflessa.
Mi sarei aspettato dal governo qualcosa di più in direzione della natalità, dove ha avuto l'intuizione per prima nella storia italiana di fare addirittura un Ministero della Natalità. Però lì mancava un ministro del Popolo della Famiglia, perché noi abbiamo delle ricette per far ripartire la curva demografica — che lei tra l'altro conosce bene, perché le ha utilizzate anche in una campagna elettorale per le europee — che poi non sono state messe a terra. E così per quattro anni consecutivi il Ministero della Natalità registra il record negativo di nascite per quattro anni di seguito. Questi sono fallimenti.
Un minuto su questo tema perché è molto interessante. La mia opinione è che intanto c'è un tema di risorse, di denaro, ma non c'è solo quella questione. La verità è che almeno per come la vedo io nel nostro paese — ma un po' in tutta l'Europa, in tutto l'Occidente — su questo tema c'è un clamoroso deficit anche di tempo politico dedicato all'argomento. Ci limitiamo a cose come il "bonus mamma," cose che non sono né risolutive sul piano intellettuale, sentimentale, morale, di coinvolgimento, e non lo sono neanche in termini economici. Perché non si sfonda su questo punto?
Hai già detto tutto. Perché non si affronta il piano culturale — ricordandoci però sempre che la politica fa cultura e le norme fanno costume. Se tu metti una legge che noi proponiamo da 10 anni — che finanzia la maternità seriamente — noi proponiamo €1.000 al mese per i primi 8 anni di vita del figlio, €96.000 a ogni mamma italiana che partorisce e che non ha altri redditi. Perché ovviamente se lavora fa altro, fa benissimo a fare altro, ma non è aiutata. Invece noi vogliamo dire — anche in una logica antiabortista, lo dico chiaramente — che la mamma che non ce la dovesse fare deve essere aiutata, perché è un ruolo sociale decisivo per questa nostra società: che nascano più figli. Quindi lo Stato ci deve investire sopra con una norma che noi proponiamo da 10 anni, per cui abbiamo anche raccolto le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare che abbiamo consegnato in Parlamento: si chiama "indennità di maternità" o "reddito di maternità."
Se non fai questo non ripartirà mai la curva demografica. Se lo fai, inneschi un dibattito culturale perché se ne discuterebbe inevitabilmente in tutto il paese. Costerebbe forse pochi miliardi — due o tre miliardi di euro l'anno — che viste per esempio le spese per armamenti che stiamo immaginando sono quasi un'inezia. E caratterizzerebbe il centrodestra.
Tu sai che negli Stati Uniti la destra si è caratterizzata per una battaglia antiabortista molto importante: in 21 stati degli Stati Uniti di fatto non si può più abortire. In quei 21 stati sono nati 60.000 bambini in più. Donald Trump in questo secondo mandato ha inventato i Trump Fund: ogni neonato che nasce ha un conto intestato con $1.000 dentro, aumentabili da fondi pubblici e privati che concorrono alla creazione di ricchezza per quel neonato. Sono nati 29.000 bambini in più. La politica determina queste cose, però si ha paura — perché c'è subalternità culturale nei confronti della sinistra — di sentirsi dire: "Ah, voi siete quelli del fascismo, dei figli alla patria, della donna che deve tornare solo al focolare domestico." No, non è niente di tutto questo. C'è un elemento culturale in cui si riconosce che i quattro pilastri del welfare italiano — istruzione, sanità gratuita, assistenza e previdenza — crollano senza figli. E dunque c'è un'emergenza nazionale che ci deve portare a far sì che la curva demografica torni a crescere.
Io non sono convinto che il tema debba essere messo in contrapposizione con la possibilità di abortire, però anch'io credo che il tema debba essere affrontato con misure — anche dal punto di vista economico — mai viste sinora. Mi è capitato recentemente di pensare che all'atto di nascita un nuovo italiano dovrebbe vedersi accreditati almeno €100.000...
I 96.000 che proponiamo noi.
...che poi lo Stato può tranquillamente elargire con un tempo, anche per evitare che i genitori li buttino via nei primi due anni di vita del bambino. Meglio darglieli un po' per volta. La domanda che voglio farti è: è così impensabile tutto questo, per cui anche la garbatissima e rispettabilissima ministra della famiglia in questi quattro anni non se ne esce?
Ripeto: c'è stata una subalternità, hanno avuto molta paura. Ti ricorderai: Eugenia Roccella cominciò ad andare in alcuni interventi — la contestarono pesantemente al Salone del Libro di Torino, non la volevano far parlare. La Meloni stessa, molto incalzata — ricordo un'intervista col collega Enrico Mentana in cui Mentana insisteva sulla questione dell'aborto — è stata quasi costretta a dire "Io non toccherò la legge 194," prendendo un impegno che mi è sembrato persino eccessivo. Quindi si subisce: capisco dal punto di vista di chi sta al governo l'idea "Oddio, se faccio questo provvedimento poi mi trovo addosso la descrizione di essere la figlia della lupa." Però se non ci si libera da questa subalternità culturale, se non si guarda a Trump, e ancora di più all'avanzata di quella parte, per la modalità con cui si affronta l'opposizione di sinistra su questi temi, noi non ne usciremo mai. E soprattutto non caratterizzeremo mai un centro di governo, secondo me, sul tema cruciale della vita e della famiglia. E diventerà preda delle istanze che sto combattendo: dei Luca Zaia, dei Marina Berlusconi che dicono direttamente "Facciamo come dice la sinistra." Io non voglio fare come dice la sinistra.
Una certezza in vista delle prossime elezioni — quando si svolgeranno. Sono un po' meno convinto di te che saranno a breve, perché non credo che si voterà con la legge attuale, e siccome per cambiarla ci vorrà un lavoro parlamentare che tutti useranno per condizionare la data delle elezioni — prima facciamo la legge e poi votiamo — secondo me si vota nel '27. Però vedremo, ci ritroviamo qua.
Poi ricordati bene che la legge elettorale viene scritta per una sola ragione: per limitare noi.
Per limitare la destra, diciamo, la destra destra, chiamiamola così. Adesso però — e qui veniamo al punto — quale che sia la data del voto e quale che sia la legge con la quale si voterà, una certezza già c'è, a parte il campo largo e le cose a sinistra. La coalizione che si presenterà nel 2027 a destra non sarà identica a quella del '22. O meglio: il campo delle forze dentro e fuori la coalizione sarà diverso, perché nel frattempo sono successe cose. La più eclatante è recente: l'iniziativa di Vannacci di uscire dalla Lega. Tu lo stai un po' corteggiando, Vannacci, o è lui che corteggia te?
Ti dico la verità: io e Vannacci non ci siamo mai direttamente incontrati. Questo l'hai detto pubblicamente più volte. C'è il mio segretario nazionale che si chiama Mirko De Carli che funge da ambasciatore, diciamo così. E lui ha i suoi ambasciatori perché vengono da me — deputati che stanno a Roma con cui mi incontro nella nostra città così accogliente. Quindi ci parliamo per ora per interposta persona, anche se — scoop per Roberto — ieri abbiamo avuto il primo contatto diretto io e il generale. Perché ci siamo scritti? Perché il generale ha mandato il suo statuto e programma ai giornali. Come sai, dal primo marzo comincia il tesseramento a Futuro Nazionale, che è il loro partito — a cui faccio ogni augurio. E quali sono i temi caratterizzanti che ho letto sui giornali? Aborto — no all'aborto, no all'eutanasia, no ai diritti LGBT.
Diciamo che ti trovi a casa tua.
Diciamo che è quasi un copia-incolla, diciamo. Per cui il generale ha capito che quel territorio è identitario — cioè che riesce a costruire intorno a quei temi una ragione d'essere politica. Ora dobbiamo solo scegliere che strada prendere, perché se la strada è "dico no alle armi a Kiev e un secondo dopo voto la fiducia," per me è un errore tattico. Io mi sarei collocato in una posizione diversa, evidentemente, avendo espresso con tanta durezza la posizione per esempio sulle armi all'Ucraina. Quindi il punto cruciale è che questa realtà potrà dialogare, perché il Popolo della Famiglia si andrà a contare adesso — vedremo quanto vale.
Ci siamo contati a tutte le elezioni. Io l'ultima volta che ho fatto le elezioni alla Camera, personalmente ho preso l'1,3% — non un grandissimo risultato. Però ci sono dei sondaggi proprio recentissimi che danno Futuro Nazionale al 3,9%. Mettendo insieme queste cose siamo a una realtà del 5% molto immaginabile. In realtà il 5% può essere determinante: nelle elezioni del 2024 sommando le percentuali del campo largo e quelle del centrodestra, la differenza è di 0,5 punti. Mi sembra difficile ignorarlo.
Siccome però tu la politica la conosci, e nel frattempo hai fatto tante cose — molte delle quali anche divertenti, compresa l'Isola dei Famosi.
Una fantastica esperienza.
Ti ricordo che Farage dall'Isola dei Famosi è arrivato direttamente a candidarsi alla premiere: non sto affatto sottovalutando. Quindi hai esplorato con maestria e humor anche la dimensione pop. La mia domanda è: ma quando tu, dentro questo percorso — e lo hai fatto più volte nelle ultime settimane — ci metti anche Fabrizio Corona, lo fai perché ti diverte provocare, o pensi che questo potrebbe essere un reale percorso politico?
Lo faccio perché parlo con Fabrizio, intanto: è la prima questione. Con Fabrizio c'è un dialogo proprio diretto — con moderazione.
Molta moderazione, che sono sempre registrato ovviamente da Fabrizio o dagli inquilini, quindi devo stare molto attento.
Ma ormai sono esperto su queste cose — anzi, saluto gli amici de Le Iene. Con questo tipo di rapporto con Fabrizio, ho capito che vuole fare politica. E bada bene: nel suo "Il Falsissimo" lo ha anche detto — la vuole fare da incandidabile, perché Fabrizio non è candidabile.
Cosa ti fa risuonare questa?
A me subito ha fatto risuonare l'operazione Beppe Grillo: Grillo non si candidò mai, aveva un problema giudiziario anche lui — una condanna per omicidio, una roba complicata da gestire in termini giudiziari. Ma l'intuizione di portare dentro il palazzo segmenti di popolazione che disprezzavano il palazzo. Io che un pochino adesso seguo le cose di Fabrizio, ho visto l'impatto che ha sui giovani e sui giovanissimi. È incredibile l'impatto che ha, comprese le mie figlie — che hanno mangiato pane e politica per decenni con papà che rompeva le scatole e non sono mai state attratte dal mondo politico. Però per le cose che dice Fabrizio, grande ascolto. Ho sperimentato in molti contesti social — c'è un social che si chiama Clubhouse che non so se anche tu hai frequentato per qualche periodo — le ragazze di Corona parlano dicendo: "Se mi dicono di andare a votare Corona, voto Corona."
Ragazzi, coinvolgere i giovani dentro un percorso costituzionale di attrazione verso la dimensione delle istituzioni, verso la politica: è un bene o un male? Te lo dico immediatamente: riuscire a mettere insieme gli ego di tre come noi è materialmente impossibile. È come inventare la fusione a freddo. Se ci riuscissi sarebbe un capolavoro. Però proprio sulla base della tua esperienza e della tua onestà intellettuale che in questa chiacchierata stiamo vedendo, è del tutto evidente che Corona, Vannacci e Mario Adinolfi tutto messo insieme è un po' difficile renderlo compatibile con una coalizione con Antonio Tajani, tanto per fare un esempio.
Sicuramente è molto difficile. Questa operazione — o la cosa più vicina a questa operazione — diventa un'operazione un po' pop e molto di destra, alla destra della coalizione Meloni-Salvini-Forza Italia. Questo lo sarebbe comunque: è chiaro che già il dialogo fra me e Vannacci si colloca in una posizione esterna a destra rispetto alla coalizione di centrodestra. È il tentativo di spostare a destra la coalizione anziché spostarla a sinistra come vuole fare Luca Zaia con Marina Berlusconi. Questo è il tipo di proposta politica. Se a questo — secondo me — si aggiungesse anche il valore aggiunto di Fabrizio Corona in termini di consensi, cioè di numero di voti, la cosa assumerebbe un risultato potenziale da doppia cifra. E a me che faccio politica da troppi anni per non sapere che anche i voti e i numeri pesano, l'idea di avere numeri significativi mi interessa. Anche se sarebbero già significativi se la cosa più naturale del mondo — cioè che io e Vannacci, che abbiamo le stesse piattaforme politiche e le stesse intuizioni da un po' di tempo a questa parte, ci mettessimo insieme. Ripeto, però: Fabrizio non è un elemento così innaturale se abbiamo avuto Beppe Grillo. E siccome il grillismo è stata la disgrazia di questo paese, voglio capire se invece coinvolgere energie giovani — che non sono quelle del populismo troppo facile dei Di Battista e dei Di Maio — potrebbe essere qualcosa che ha un significato politico in questo momento.
Allora, siccome è l'ultimo minuto della nostra chiacchierata: Corona nelle sue puntate de "Il Falsissimo" questo discorso lo ha accennato con il tono di quando lui vuole dirci che ha già le idee chiare, perché ormai l'abbiamo imparato a conoscerlo anche a distanza. La mia domanda finale è: tu sei in grado di dirci che questo ragionamento con Corona lo hai fatto e che lui questa cosa — insieme a te, poi vedremo il generale — ce l'avete in testa?
Ti dico di più: come direbbe Fabrizio quando fa le sue puntate a Gurulandia — "Esclusiva Gurulandia!" — esclusiva per Roberto Arditti. C'è già un simbolo.
Ah, beh.
C'è già un simbolo che ci siamo scambiati, che a lui piace moltissimo e che ho disegnato io. Quindi questo punto di unità già ci sarebbe. Poi Fabrizio ha una caratteristica: dice sempre "Voglio capire molto bene le tecnicalità," perché l'ha imparato col carcere che si è fatto, con le questioni giudiziarie che ha avuto, che bisogna sapere molto bene ogni dettaglio per poi poter competere in un territorio complesso come questo. E quindi, ripeto: il percorso tra il dire e il fare c'è il mare. Però quello che posso dirti è che già esiste un simbolo concordato tra noi due — nel nostro telefonino — e su cui lui è entusiasta.
Va bene, ho la netta sensazione che non ci annoieremo. Quindi grazie e un saluto a Mario Adinolfi.