Riforma e professioni: cosa cambia davvero?

Trascrizione del video
Riforma degli ordini professionali. Cosa cambia davvero? Ne parliamo oggi in questa puntata di Radar con l'ingegnere Andrea De Maio, Presidente di Fondazione Inarcassa. Benvenuto. Grazie per l'invito. Buongiorno. E accanto a lui l'onorevole Andrea De Bertoldi, componente della Commissione Finanze alla Camera. Benvenuto anche a lei. Grazie. Buona giornata. E in collegamento la collega del Corriere della Sera, Irene Consigliere. Ciao Irene. Buongiorno. Buongiorno. Come sempre la fotografia iniziale ce la scatta il nostro Gianluca Lambiase. Lo scorso 4 settembre il governo ha approvato tre disegni di legge delega con l'obiettivo di riformare gli ordinamenti professionali nel nostro paese. Si tratta di una normativa che interessa alcune importanti categorie professionali: specifici provvedimenti per gli avvocati e una disposizione molto attesa per le professioni sanitarie. La riforma coinvolge 14 professioni, tra cui architetti, ingegneri, consulenti del lavoro, agrotecnici, assistenti sociali, giornalisti e geologi. Per le professioni forensi sono previste nuove regole, in particolare per quanto riguarda lo svolgimento della professione in forma collettiva. Le professioni sanitarie potranno invece beneficiare del cosiddetto scudo penale, del quale si è parlato molto in seguito alle polemiche per il continuo aumento delle cause intentate nei confronti della categoria. Tra le novità introdotte, un'attenzione particolare è stata dedicata alla formazione continua, che dovrà evolvere ed essere in linea con le crescenti esigenze del mercato del lavoro e le nuove tecnologie. Ma nella riforma trovano spazio anche l'equo compenso per gli avvocati, la promozione del ricambio generazionale e la lotta al gender gap, con l'obiettivo di dare agli ordini professionali una dimensione sempre più moderna, dinamica e competitiva. Bentornata in studio. Allora, Irene, iniziamo subito da te per capire a che punto siamo. Come abbiamo visto dal servizio: tre disegni di legge delega, un rinvio — insomma è stata avviata questa riforma. Ci aiuti a capire meglio a che punto siamo e cosa potrebbe cambiare? Allora, è una riforma che è stata richiesta ampiamente per modernizzare il settore, per digitalizzare, rivedere anche un po' l'accesso alle nuove professioni e fare una revisione perché erano gli ordini ancora alla vecchia legge — 15 anni fa, e poi ancora tante cose non erano state riviste, addirittura 30 anni fa. Quindi era necessaria una revisione della legge. Ci sarà una revisione innanzitutto dell'accesso alla professione: ad esempio l'esame per i diversi ordini professionali. Poi ci sarà una revisione dei tirocini e della formazione — la formazione come punto importante di modernizzazione, che va rinnovata. Poi anche la questione dell'equo compenso è cruciale per cambiare le cose. E verranno aggiornati gli albi, che sono molto vecchi: albi che verranno aggiornati agli standard europei. Quindi una revisione che è richiesta anche dall'Unione Europea. Ciò dovrebbe anche facilitare la costituzione degli studi professionali, per aumentare la competitività di queste organizzazioni. Quindi una riforma a 360°. Sì, e dovrebbe esserci soprattutto per quanto riguarda l'equo compenso una tutela della parità di genere. Questo riguarda proprio l'equo compenso, che è ancora una questione critica, anche perché ci troviamo adesso a dover recepire la direttiva europea sul gender pay gap. Quindi mi sembra totalmente in linea. Erano 15 anni che aspettavamo. E risultiamo come paese un po' indietro rispetto al resto dell'Europa. Ce ne siamo abituati. Grazie. Onorevole De Bertoldi, lei è stato il primo firmatario di un ordine del giorno nella legge di bilancio che è stato poi accolto, e che impegna il governo a favorire le misure di aggregazione dei liberi professionisti. Perché era fondamentale favorire questo strumento? E che impatto positivo avrà sul sistema, sulla filiera? Guardi, è un tema che mi ha spesso appassionato perché ritengo — e le teorie economiche e la dottrina economica lo confermano — che il nostro sistema preveda necessariamente di andare verso un'aggregazione. Cioè, oggi lo studio professionale che imperava quando molti anni fa io iniziai a fare il professionista — il commercialista — lo studio individuale dove c'era l'avvocato piuttosto che il commercialista o l'ingegnere: oggi questi studi non sono più al passo coi tempi. Oggi lo studio professionale deve essere molteplice nelle specializzazioni dell'avvocato, del commercialista, dell'ingegnere, ma richiede spesso anche la molteplicità di professioni — cioè richiede che siano presenti in uno studio l'avvocato, il commercialista, o meglio gli avvocati, i commercialisti, gli ingegneri. Quindi studi che siano in grado di rispondere a 360° o quasi alle esigenze dei nostri clienti del mondo economico. Quindi è evidente, e nessuno lo contesta, che l'aggregazione è la strada: nelle forme di associazioni professionali, ma soprattutto delle STP, le Società tra Professionisti. Ora, qual è il problema principale? Che i più giovani usufruiscono — ed è un'opportunità, quello non è un problema — per fortuna, e quindi per permettere loro di avvicinarsi al mercato più agevolmente, del sistema fiscale forfettario. Lo dico in pillole: un sistema che per coloro che hanno fino a 85.000 euro di compensi prevede di avere una tassazione forfettaria, minori obblighi contabili, quindi anche minori costi fissi, e un impatto fiscale più ragionevole, più contenuto per permettere ai giovani di affermarsi nella professione. Fin qui bene. Però questo sistema è previsto solo per il professionista individuale: quindi l'avvocato, il commercialista usufruisce del sistema forfettario. Nel momento in cui decidesse, per le opportunità che dicevo prima, di aggregarsi e fare una STP con l'ingegnere, ad esempio, o con l'avvocato — Ambedue perdono quel beneficio. Cosa succede? Che di conseguenza non si fanno le aggregazioni. Chi me lo fa fare? Con due risvolti negativi. Uno: quello che dicevo, si è meno in grado di affrontare il mercato. Due: sul tema dei costi fissi abbiamo meno possibilità di suddividerli perché se siamo tutti in una struttura condividiamo le spese. Quindi questo è un ostacolo che blocca l'aggregazione e quindi lo sviluppo della professione. Con quell'ordine del giorno approvato nella legge di bilancio — per il quale mi sono battuto con i denti — il governo ha dato parere favorevole. Ora, e qui vado anche alla praticità: io posso anticipare che, dopo aver parlato di questo a lungo con il Ministero e anche con il viceministro Leo, noi confidiamo che già nel prossimo decreto fiscale — che dovrebbe arrivare nelle prossime settimane o comunque in tempi molto brevi — si possa provare ad arrivare a questo traguardo. È evidente che, come in tutti i provvedimenti, ci sono sempre delle difficoltà, le emergenze sono sempre tante. Ma questa è una forma, come io l'ho predisposta, che non dovrebbe avere problemi di copertura — il famoso problema delle coperture — e quindi abbiamo buone speranze di riuscirci. Quindi auspichiamo che, non essendo necessarie coperture finanziarie, la cosa vada velocemente. Anche perché, Presidente De Maio, l'aggregazione delle competenze professionali — avere uno studio che abbia tante discipline, che garantisca una multidisciplinarietà — è una cosa molto richiesta soprattutto nel mercato dei servizi tecnici. È secondo lei garanzia di efficienza, o anche di competitività verso i mercati esteri? Come siamo messi rispetto ai nostri vicini di casa? Assolutamente. La ringrazio perché questa domanda mi consente di fare il punto dopo l'ottima analisi dell'onorevole De Bertoldi che condividiamo appieno. E ringraziamo tutte le forze politiche che si stanno adoperando per rimuovere quelle barriere — di carattere fiscale, ma a nostro avviso anche di carattere normativo — che non consentono di favorire la crescita dimensionale delle Società tra Professionisti. Noi di Fondazione Inarcassa, che siamo il punto di riferimento di 175.000 architetti e ingegneri liberi professionisti, ci battiamo con forza per la diffusione delle Società tra Professionisti perché non è solo un motivo di efficienza — sicuramente maggiore efficienza, maggiore qualità del prodotto, perché quando c'è una multidisciplinarietà di competenze tecniche è chiaro che il prodotto che si dà al cliente qualitativamente è migliore — ma anche perché è un discorso di reddito, di fatturato. Perché dalle prime evidenze che abbiamo all'interno della nostra categoria, dagli studi che stiamo effettuando, sappiamo che c'è un coefficiente moltiplicatore del reddito, per cui lo stare insieme consente di avere un reddito che è due o due e mezzo volte quello del professionista singolo. Ed è molto importante. Alcuni anni fa un'analisi del genere fu fatta anche dal Consiglio Nazionale dei Commercialisti. Cosa vuol dire questo? Che lo Stato ci guadagna anche, perché l'aumento di reddito significa un aumento di gettito fiscale. Quindi è chiaro che è un'operazione win-win, in cui vincono tutti: vincono non solo i professionisti che chiaramente possono usufruire di un regime fiscale di vantaggio, vincono anche i clienti committenti che hanno una maggiore qualità del prodotto, e vince anche lo Stato perché ha un maggiore gettito fiscale. Poi rispetto ai paesi europei: in uno studio che abbiamo effettuato e presentato al CNEL nel mese di ottobre — Siamo indietro. Siamo indietro perché due sono gli ostacoli. Uno lo ha inquadrato correttamente l'onorevole De Bertoldi e riguarda il discorso del forfettario — che è una grande opportunità — che va esteso appunto anche ai soci delle Società tra Professionisti. Il secondo ostacolo di carattere normativo riguarda invece il regime dell'autonomia patrimoniale perfetta, in quanto non sempre vengono riconosciute le STP, ancorché in forma di Srl, come soggetti che possano godere del regime dell'autonomia patrimoniale perfetta. Quindi bisogna fare in modo che ci sia una modifica per cui le società di capitali, anche in forma di STP in Srl, possano godere di questa autonomia patrimoniale perfetta per poter garantire appunto una diffusione delle Società tra Professionisti. Tenga presente che i nostri professionisti ci confermano la grande volontà di accedere al forfettario, ma la difficoltà di queste barriere. Non lo diciamo solo noi: lo dice anche la Corte dei Conti che nel recente rendiconto generale dello Stato ha proprio espresso un parere dicendo che può costituire un freno imprenditoriale quello di non aprire il forfettario anche alle Società tra Professionisti. Quindi insistiamo su questa strada e grazie alla politica che sta accogliendo queste nostre richieste. Beh, poi se non c'è nemmeno necessità di copertura finanziaria ci auguriamo che questa cosa veramente si faccia. Allora, stiamo cercando di sviscerare alcune delle misure contenute in questa riforma e vorrei occuparmi della responsabilità professionale. Irene, qui vengo da te: uno degli strumenti che è stato introdotto in questa riforma è lo scudo professionale, che però non riguarda tutte le categorie. Velocemente: che cos'è lo scudo professionale, e perché non riguarda tutte le categorie? Lo scudo professionale riguarderà essenzialmente e principalmente le professioni sanitarie, la professione dei medici. E qui la riforma vuole cambiare le cose, cioè modificare alcuni particolari perché comunque la professione medica aveva una responsabilità penale. Si vuole alleggerire, diciamo, lo scudo penale per le professioni sanitarie. Rimane comunque la responsabilità penale — rimane punibile — ma viene valutata tenendo conto di alcune circostanze, come ad esempio la mancanza di risorse umane sufficienti, o altrimenti per lesioni per colpa grave viene responsabilizzata la professione sanitaria. Poi di conseguenza questo è un provvedimento che mira comunque ad aumentare il desiderio dei giovani ad accedere a queste professioni sanitarie, che è un po' diminuito anche per questa responsabilità penale che grava sulla coscienza di persone che non vogliono avere troppi problemi, troppi interventi da parte dello Stato nei loro confronti. Questo è un po' un punto chiave della riforma. E un altro punto chiave, lo ribadisco, è quello della formazione: incentivare la formazione anche per queste categorie professionali e per le professioni sanitarie. Lo scudo penale verrà modificato e si troveranno dei sistemi per rendere meno gravosa questa responsabilità nei loro confronti. Chiaro. Grazie. Sì, si introduce un po' un criterio di proporzionalità rispetto al compenso del singolo operatore. Però questa misura non riguarda architetti e ingegneri, che non sono proprio esenti da responsabilità civili o penali. Su questo, lei che cosa ne pensa? Immagino che sarà contrariato. E non avete chiesto di proporre di riformulare un po' questo pezzo? Assolutamente, assolutamente. La ringrazio per la domanda perché quello delle responsabilità professionali è un tema molto importante, molto sentito dalla categoria dei professionisti tecnici. Tenga presente che noi non vogliamo assolutamente sottrarci a quelle che sono le nostre responsabilità. Abbiamo un ruolo molto importante, abbiamo un valore sociale come professionisti tecnici: garantiamo la sicurezza delle opere, la sicurezza dei cittadini, garantiamo la sicurezza delle maestranze in cantiere. Abbiamo quindi anche delle grandi responsabilità rispetto alle quali vogliamo assolutamente assumerci le nostre. Ma quello che riteniamo è che l'attuale sistema è molto squilibrato, perché ci sono delle responsabilità che vanno oltre quelli che sono i nostri onorari. Sono anche delle responsabilità spesso di altri soggetti che entrano nel processo edilizio e che ci vengono invece scaricate addosso nel momento in cui c'è una norma — quella della responsabilità solidale — che prevede che siamo solidalmente responsabili anche rispetto a vizi del professionista. Allora, a questo punto noi chiediamo che si intervenga con una serie di suggerimenti che sono fra l'altro utili anche per il committente. Per esempio quello dell'estensione della polizza indennitaria decennale postuma a tutti i tipi di lavoro, anche quelli al di sotto della soglia europea dei 5 milioni e mezzo. Questo consentirebbe, nel caso di un contenzioso, di poter comunque essere subito ristorati da parte del committente, e quindi potrebbe praticamente garantire una certezza anche di ripresa della messa in pristino di un'opera. Oggi abbiamo che le opere realizzate, se a distanza di qualche anno danno luogo a un vizio o un difetto e nel frattempo l'impresa risulta fallita, risponde il professionista che magari non ha in realtà responsabilità rispetto a quel difetto. Quindi noi dobbiamo separare le responsabilità per individuarle in modo chiaro. Dobbiamo anche obbligare le imprese — per evitare che a un fallimento finisca per rispondere un altro attore del processo edilizio che non aveva assolutamente alcuna responsabilità rispetto a quel vizio o alla difettosità dell'opera. Un altro aspetto importante è stabilire un termine di prescrizione decennale per l'esercizio dell'azione di responsabilità professionale. Perché? Perché attualmente è già previsto nella legge dell'equo compenso all'articolo 8, che però è una legge che riguarda solo alcuni tipi di committenti. Noi chiediamo che quel principio venga esteso a tutti i tipi di committenti, anche ai committenti privati. È molto importante che adesso la politica si adoperi quanto prima, perché nell'attuale disegno di legge delega di riforma degli ordinamenti professionali purtroppo manca questo principio e criterio direttivo di andare a perimetrare le responsabilità, definire il limite delle responsabilità dei professionisti e fare in modo che non vengano ascritte ai professionisti responsabilità di altri attori del processo edilizio. Allora, su questo, visto che la politica ce l'abbiamo seduta al tavolo, lo interroghiamo direttamente. Onorevole De Bertoldi, lei cosa ci dice su questa responsabilità professionale? Andrebbe aggiustato il tiro? Sicuramente sì. Io da liberale, peraltro, credo in modo molto deciso sul fatto che — ad esempio, è presente nel diritto penale — la responsabilità è individuale. Quindi uno deve sicuramente essere reso responsabile e deve rispondere degli errori compiuti personalmente. Ma quando la responsabilità, il concetto di responsabilità solidale, investe l'individuo di colpe che lui non ha — come può accadere, come il Presidente ha ben detto: pensiamo all'impresa esecutrice che magari non ha dato esecuzione nei termini previsti dal progetto e quindi ha creato un danno — nell'ambito della responsabilità solidale è successo che il professionista venga coinvolto magari perché l'impresa è fallita, perché l'impresa è ridotta in uno stato di incapacità finanziaria e quindi non può rispondere dei suoi danni. Allora qui va posto un paletto molto chiaro. La responsabilità è legata alla persona, deve essere connessa soprattutto ai casi di dolo, di forte negligenza, di colpa grave — e lì certamente ci vuole fermezza. In altri campi bisogna invece tutelare l'individuo, perché così è giusto che sia. E uno dei primi principi che questo governo ha realizzato pochi mesi fa — ad esempio per la mia categoria, quella dei commercialisti — è quello di limitare la responsabilità anche in rapporto al compenso. Perché non è comprensibile che di fronte magari a un compenso di poche migliaia di euro il professionista venga chiamato a rispondere per milioni di euro. Quindi per noi commercialisti oggi è previsto un sistema di multipli che, sulla base del compenso, può determinare fino a quanto può rispondere il professionista: un criterio di proporzionalità. E questo, secondo me — e faccio una piccola anticipazione, che ho aspettato a comunicare in questa occasione — io sto terminando una proposta di legge proprio per allargare questo concetto della parametrazione della responsabilità ai coefficienti del compenso anche agli ingegneri e agli architetti, quindi alle altre libere professioni. È una proposta di legge che presenteremo nelle prossime settimane e che credo potrà vedere, da parte della maggioranza tutta — ma mi auspico anche, come nel mio DNA in una visione trasversale della politica, anche da parte della minoranza — un supporto per una rapida definizione. Questo è il percorso. Presidente, detto fatto: siamo assolutamente soddisfatti. E il grande lavoro che abbiamo svolto anche noi può essere stato di stimolo appunto per queste proposte di legge che sono assolutamente utili e ci auguriamo vengano approvate quanto prima. Ho tutte belle notizie oggi. Come abbiamo citato, la legge sull'equo compenso è stata una svolta storica, aspettata e attesa da anni. Irene, è una riforma quella dell'equo compenso effettivamente incisiva a tuo avviso? Oppure tradurla e metterla in pratica è ancora complicato? Ho visto che questi decreti non riguarderanno la professione del commercialista — i decreti di riforma delle professioni. Volevo chiedere come mai al onorevole, ma comunque passiamo all'equo compenso. Mi lascia un po' perplessa questa trasparenza retributiva, perché comunque vediamo che in Europa il divario retributivo resta molto alto — in media al 12%. E secondo il Global Gender Gap, le previsioni attuali indicano che ai ritmi attuali ci vorranno almeno 130 anni per avere un equo compenso tra uomini e donne. E infatti l'Unione Europea, per accelerare questo cambiamento, ha proprio richiesto che ci fosse anche in Italia — e nel resto dell'Europa — una maggiore trasparenza retributiva. Tra le cause che interessano principalmente questo divario: innanzitutto le interruzioni di carriera da parte delle donne, magari per una questione di maternità, per una questione di cura, eccetera; la concentrazione su altre modalità di lavoro — part-time, lavoro di cura non retribuito — e questo porta a una minor presenza anche da parte delle donne nelle posizioni apicali. Le aziende dovranno comunicare i divari e — Scusa se ti interrompo. Questo riguarda il recepimento della direttiva sul gender pay gap e va benissimo. Io volevo in realtà un commento proprio sull'equo compenso che riguarda anche la categoria degli ingegneri e degli architetti che aspettavano da tempo. Quindi, secondo te, è effettivamente incisivo o no? Sull'equo compenso bisognerà aspettare per vedere se ci saranno delle riforme realmente efficaci, e poi bisognerà vedere come si comporteranno le diverse categorie, le diverse aziende. Bisognerà attendere un po' — va un po' rodato nelle diverse aziende, perché riguardava più che altro le aziende pubbliche. Adesso bisogna vedere se anche i privati si adegueranno all'equo compenso. Scusa Irene, mi restano pochissimi minuti. Devo chiudere però volevo sentire l'onorevole De Bertoldi: vuole rispondere brevemente alla domanda della collega, e se poi ritiene concluso l'iter dell'equo compenso? Cerco di andare in pillole. Per quanto riguarda i commercialisti come gli avvocati, c'è una legge che è in discussione in commissione Giustizia alla Camera — sull'ordinamento forense e dei commercialisti — mentre la legge di cui parla la dottoressa Consigliere è in Senato e riguarda le altre professioni citate. Questa in pillola la risposta. Per quanto riguarda l'equo compenso: io sono convinto che sia stata una norma, una delle prime di questo governo, assolutamente necessaria. Però bisogna sicuramente andare oltre, andare avanti. In che termini? Innanzitutto aggiornando i parametri per molte categorie. Credo anche per gli ingegneri, ma penso ai commercialisti: abbiamo parametri sui quali si determina l'equo compenso che sono fermi da 10-12 anni, vanno aggiornati. Questa è la prima emergenza. Secondo: proprio perché il compenso è — o dovrebbe essere — equo, va esteso a tutti i clienti. Non è pensabile che soltanto la grande impresa con oltre 10 milioni di fatturato o 50 dipendenti sia sottoposta giustamente all'equo compenso, mentre magari un'impresa un po' più piccola non debba esservi sottoposta. Quindi l'equo compenso è un principio determinato in questa legislatura. Io vorrei auspicare che entro la fine della legislatura si possa allargarlo, che diventi un principio valido e generale per tutti. Generale. In conclusione, Presidente De Maio: nonostante l'approvazione rimangono molte perplessità anche di attuazione. Penso appunto alla necessità di adeguare gli onorari alle maggiori responsabilità di cui parlavamo poco fa. Su questo, cosa proponete? Noi su questo proponiamo che ci sia — come lei prima parlava di rodaggio — diciamo ci vuole un tagliando della legge sull'equo compenso. Un tagliando perché, come diceva prima l'onorevole De Bertoldi, bisogna ampliare il perimetro a tutti i tipi di committente. È un principio: vale e deve valere per tutti, non può avere un ambito di applicazione riservato. Poi anche all'interno di quei committenti bisogna andare, con l'Osservatorio sull'equo compenso, a verificare l'effettiva applicazione. Mi riferisco in particolare ai valutatori immobiliari. Sappiamo che recentemente c'è stato anche un articolo sul Sole 24 Ore dove l'ANVI ha lanciato un grido d'allarme, perché a fronte di 350 euro per una perizia di stima immobiliare — per la vendita di un immobile — che vengono dati a delle società da parte del privato che deve acquistare l'immobile, in realtà poi al professionista che materialmente si carica della responsabilità e deve effettuare il lavoro arrivano 65 euro. Cioè non è possibile. Questo non è equo compenso. Ma soprattutto l'equo compenso è anche una tutela della qualità del lavoro. Quindi l'intero sistema creditizio: ci auguriamo che a questo punto si attivi un tavolo di confronto o comunque intervenga l'Osservatorio sull'equo compenso per verificare che non ci siano delle distorsioni, perché è importante garantire questo principio che è una tutela soprattutto della qualità. Come diceva l'onorevole, abbiamo un decreto parametri anche per i professionisti dell'area tecnica che non viene aggiornato da diversi anni. Non solo però: bisogna aggiornarlo perché bisogna ovviamente adeguarlo alle responsabilità, ma anche agli impegni che ci vengono richiesti. Perché ormai anche col PNRR abbiamo una serie di elaborati, una serie di relazioni che dobbiamo produrre sui principi del DNSH, sui principi di sostenibilità dell'opera, sui CAM che giustamente e legittimamente sono importanti. Ma noi li redigiamo questi elaborati, ce ne assumiamo la responsabilità, ma non ci vengono pagati perché mancano del decreto parametri. Quindi bisogna anche integrare quel decreto parametri con le prestazioni che attualmente sono mancanti. Poi anche quella del CTU è un'altra faccenda che rimane aperta e che in qualche modo deve comunque trovare una risposta. Quindi l'equo compenso necessita di un tagliando. È stata una grande conquista e di questo ringraziamo la politica. Occorre entro fine legislatura un ultimo sforzo. Siamo convinti che con l'aiuto di tutti ce la possiamo fare. Grazie davvero tantissimo. Siccome le cose da fare e da riformare per quanto riguarda le professioni non sono poche, magari ci riaggiorniamo nel corso di un'altra puntata. Io ringrazio davvero i nostri ospiti: l'onorevole De Bertoldi per essere stato con noi, Andrea De Maio, grazie Irene Consigliere. Grazie a voi per averci seguito, grazie come sempre alla nostra regia. Radar torna la prossima settimana. State sintonizzati con la nostra programmazione.