Trascrizione del video
Amici di Radar, un saluto. Nei giorni alle nostre spalle — siamo a marzo 2026 — un tema ha occupato molte delle attenzioni della vita di Roma e del dibattito politico-culturale italiano: le quattro giornate romane di Peter Thiel. Peter Thiel è uno dei massimi esperti mondiali di quasi tutte le grandi avventure del mondo digitale. Poi arriviamo a salutare Stefano Graziosi, de La Verità, che è qui con noi oggi e che ci aiuterà a interpretare e capire che cosa è successo in queste giornate romane.
Peter Thiel è anche il fondatore e l'uomo di punta di Palantir, una delle più importanti — forse la più importante — aziende di gestione di intelligenza artificiale applicata sia in sede civile che in sede militare. Tant'è che Palantir ha contratti importantissimi col Pentagono e con tutte le agenzie del sistema della difesa americano. Ma Peter Thiel è anche un intellettuale raffinato: insomma una figura molto interessante e anche molto discussa. Stefano Graziosi, che risaluto, è qui con noi oggi.
>> Grazie dell'invito.
>> Ha lavorato e ha assistito a queste conferenze. Abbiamo in parte partecipato anche insieme. Io non sono riuscito a partecipare a tutti e quattro gli appuntamenti. Stefano, ce l'hai fatta a tutti. Bravo. Attenzione: Peter Thiel ha dedicato questi incontri — organizzati con la Fondazione Gioberti — al tema dell'anticristo. Stefano Graziosi in una delle sue riflessioni dedicate al tema recupera uno degli autori più citati da Thiel, che è Vladimir Solov'ëv. E adesso vi leggo un brano che Stefano recupera da Solov'ëv, da cui partiamo:
"Cosciente di possedere in sé una grande forza spirituale, era sempre stato un convinto spiritualista e la sua vivida intelligenza gli aveva sempre indicato la verità di ciò a cui si deve credere: il bene, Dio, il Messia. Egli credeva in ciò, ma non amava che se stesso: l'anticristo."
L'anticristo è Peter Thiel? Aiutaci a mettere insieme i pezzi.
>> Allora, Peter Thiel ha avviato queste riflessioni sull'anticristo ormai da diversi anni, e come è emerso anche nelle quattro lezioni romane che ha recentemente tenuto, queste riflessioni si ancorano a tutta una serie di autori — più vicini e più lontani a noi — da San Paolo fondamentalmente ai teologi medievali. E poi, come hai sentito anche tu, cita anche cose molto più vicine a noi, addirittura i manga giapponesi. Segue quindi un percorso molto articolato e anche molto originale. Solov'ëv — questo teologo russo che scrisse...
>> ...a fine del XIX secolo.
>> Esatto. Il "Racconto dell'anticristo" è stato sicuramente uno degli autori più citati da Thiel durante le conferenze. Solov'ëv, che era un autore peraltro molto caro a Ratzinger e al cardinal Biffi, sosteneva appunto che l'anticristo non è la figura di un uomo brutto, cattivo, esplicitamente maligno. Al contrario: imita Cristo, però in realtà non ama che se stesso. Quindi, per dirla con Sant'Agostino, sostituisce quello che dovrebbe essere l'amor Dei — cioè l'amore di Dio — con l'amor sui, cioè l'amore di se stesso.
>> Vedi, Stefano, questo mi porta a una delle letture per certi versi più interessanti — anche se è stata poi un po' banalizzata nella sua versione bestseller — perché un altro intellettuale molto interessante del nostro tempo, molto più giovane anche di Peter Thiel, che ha pubblicato dei libri da milioni di copie vendute tradotte in tutte le lingue — l'israeliano Harari — ha intitolato una delle sue opere fondamentali "Homo Deus". Cioè quell'uomo che smette di amare Dio e di averlo come figura di riferimento, e quindi smette di avere la dimensione trascendentale come chiave di interpretazione della realtà. Quell'uomo che, a partire dalla Rivoluzione francese o sostanzialmente da lì in poi, comincia a ritenere di essere in grado di capire tutto semplicemente col progresso tecnologico, e quindi di non aver più bisogno di niente se non della propria capacità. È un po' lo stesso punto di Thiel, o no?
>> Assolutamente. Thiel cita sovente quello che lui chiama lo "slogan dell'anticristo", che trae dalla Lettera ai Tessalonicesi di San Paolo: "pace e sicurezza." L'anticristo ti illude di creare una sorta di paradiso in terra in cui soddisfa tutte le tue necessità materiali, ti crea la tranquillità, il comfort — ma intanto ti fa dimenticare tutto l'aspetto trascendente.
Un altro elemento molto importante in Solov'ëv che Thiel riprende è l'idea dello stato mondiale. Solov'ëv — che pubblica quest'opera nel 1900 spaccato — dice che l'anticristo emerge quando i vari paesi europei si unificano e poi, piano piano, dall'unificazione dell'Europa si arriva all'unificazione del mondo. Ed è quello che fondamentalmente Thiel riprende: perché in queste conferenze romane — ma ne aveva già parlato per esempio a San Francisco l'anno scorso — lui ritiene che l'anticristo sia una figura politica che, alimentando la paura della distruzione apocalittica — l'Armageddon, come lo chiama lui — che può essere appunto le armi nucleari, le catastrofi climatiche, eccetera — ti convince che per la tua pace, la tua sicurezza, il tuo benessere materiale devi creare uno stato universale, uno stato mondiale.
Leo Strauss, che è un autore molto presente in Thiel — citato ampiamente in queste quattro conferenze — polemizzò proprio con Alexandre Kojève, un altro grande filosofo, contro quello che Kojève chiamava lo "stato universale omogeneo". E Kojève — punto di riferimento dichiarato di Stalin.
Ora, facendo qualche forzatura e adattando questo pensiero dalla dimensione speculativa filosofica a quella più politica: non so se ho capito bene, ma ci sta dicendo che quello che non gli piace — e che secondo lui è l'anticristo — è il mondo globalizzato che, diciamo, intorno al palazzone di vetro delle Nazioni Unite, alla cultura woke, a tutto questo insieme di norme di diritto internazionale... è quella roba lì.
>> Assolutamente sì. Questo lo ripete da diversi anni ormai, e durante le conferenze romane è emerso in maniera plastica, in maniera chiarissima. Tant'è che poi, proprio per calare il piano ideale — filosofico, teologico, politico — nella dimensione concreta: non possiamo ignorare che, oltre ad essere presidente di Palantir, Thiel è anche una figura storicamente vicina al presidente Trump, è grande sponsor di JD Vance. Quindi è una figura che con l'amministrazione Trump ha rapporti molto stretti e significativi. Ed è chiaro che questi principi vanno poi a trasparire anche nell'azione concreta che l'attuale amministrazione americana sta portando avanti. Trump è sempre stato un aspro critico del globalismo, ha sempre difeso il principio della sovranità nazionale. E in secondo luogo è anche un aspro critico di tutte le varie regolamentazioni che soprattutto all'interno dell'Unione Europea vengono portate avanti rispetto all'ambito tecnologico.
E questo è un tema tipicamente "tieliano" — se posso usare questo aggettivo — perché Thiel sostiene che l'anticristo, in questo suo stato universale, in questa sua volontà di creare a tutti i costi pace e sicurezza fomentando la paura, cosa comporterebbe? Ti dice lui: la stagnazione tecnologica. Il tema della stagnazione tecnologica Thiel lo affronta almeno dal 2015 — forse anche da prima, ma la prima cosa che ho trovato è una videointervista del 2015 — perché la sua visione già nel 2015 diceva che dagli anni '70 a oggi il progresso tecnologico non è scomparso, ma starebbe ristagnando, e soprattutto non riguarderebbe più alcuni settori che lui reputa...
>> ...che sono quelli decisivi. Tant'è vero, e qui fa il paio con una riflessione interessante di una delle figure più vicine a Thiel: Alexander Karp — che tra l'altro è insieme a Thiel nella compagine di Palantir. Karp, in un libro che in Italia ha pubblicato la Silvio Berlusconi Editore, dice: "Ma è mai possibile che da alcuni anni a questa parte, per effetto di quell'ambiente che ora hai accennato, noi abbiamo applicato alcune delle migliori energie intellettuali dell'ingegneria digitale ad applicazioni di delivery che, per carità, saranno pure importantissime, ma non sono il centro delle grandi questioni strategiche dell'umanità? Atteso che si mangiava prima del delivery ottimizzato nei nostri device, e si continuerebbe a mangiare anche se non ci fossero."
>> Certo, assolutamente. Il delivery è, da questo punto di vista, il concretizzarsi specifico di "pace e sicurezza" in un certo senso. Ovviamente sto esagerando per capirci, però lui sostiene che il progresso tecnologico così raffrenato in qualche modo impedirebbe all'essere umano di fare grandi cose.
>> Ecco, questo è un tema che per Thiel è molto importante. E controverso. C'è una delle sue riflessioni che trovo intellettualmente più intrigante, anche se si potrebbe decidere di dissentire. Io, ad esempio, non ho ancora deciso se sono del tutto d'accordo: quando Thiel dice che la concorrenza è una gigantesca perdita di tempo perché impone a enormi quantità di energie di combattersi per chi fa migliori fatturati e utili, mentre invece bisognerebbe applicare molte di quelle energie ad andare avanti piuttosto che a combattersi sull'esistente. È anche vero dall'altra parte che non è che i monopoli nella storia abbiano brillato per particolare efficienza.
Ora mi viene un sospetto che ti giro. Noi siamo davanti a un grande intellettuale che poi ha anche una capacità di businessman e imprenditore straordinaria, o a un businessman di grande rilevanza che cerca una dimensione intellettuale — partendo dal business e anche dalla sua collocazione politica e geopolitica nell'esistente — e quindi, perché è un uomo intelligente, ha cercato qualcosa "sopra" che giustifichi quello che si fa "sotto"?
>> Io l'idea... questa è la grande domanda con cui sono entrato alle quattro conferenze. E la risposta che mi sono dato — anche a pelle, perché anche la pelle in qualche modo conta — è: entrambe le cose. Sicuramente non stiamo parlando di un intellettuale puro astratto. È chiaro che porta acqua al suo mulino, è chiaro che cerca di salvaguardare il suo business e soprattutto di incrementarlo. Dall'altra parte però non lo banalizzerei, anche perché non ne ha bisogno. Proprio in queste conferenze, vedendolo dal vivo, sentendolo — soprattutto non tanto nella parte di conferenza in quanto tale, ma soprattutto quando rispondeva alle domande — vedevo una forma di profondità intellettuale e di impegno genuino, chiaramente all'interno di una prospettiva molto pragmatica. Perché alla fine la cornice di riferimento in cui ha inserito tutte queste conferenze è una: la competizione geopolitica tra Stati Uniti e Cina.
>> Quando gli viene fatta la domanda ovvia: "Come tu sei un libertarian, parli contro lo stato universale, ma sei il capo di un'azienda come Palantir che sembra andare nella direzione opposta" — lui scioglie, o comunque cerca di sciogliere, la contraddizione — vera o apparente che sia — proprio tirando in ballo il tema dello scontro geopolitico con la Cina. L'alternativa, lui dice, è un'intelligenza artificiale molto più pericolosa della nostra, e soprattutto nelle mani di un regime come quello del Partito Comunista cinese. Il che poi non significa ovviamente negare anche gli aspetti controversi che ci sono da questa parte della barricata. E lui, devo dire, non ha portato avanti in queste quattro conferenze un'idea di tecnologia ingenua — "la tecnologia è sempre positiva." Questo lui non lo ha detto, né avrebbe potuto. Lui sostiene però che: un conto è riconoscere gli aspetti problematici e molto controversi della tecnologia; altro conto — ed è quello che secondo lui fa l'anticristo — è la demonizzazione preventiva della tecnologia. E quindi bisogna cercare, secondo quello che è il suo pensiero, una sorta di via mediana che ci permetta di lasciare da parte due estremi opposti.
>> Ecco, ma in tutto questo ragionamento: se la categoria dell'anticristo sopravvive al trasferimento dalla dimensione di dibattito teologico-filosofico a quella geopolitica, lui ci sta dicendo che l'anticristo prende le forme del regime cinese.
>> Lui non si è spinto fino a questo in modo esplicito. Quando ha parlato di Xi Jinping non si è spinto fino a questo. Però, da come lo ho interpretato io: sicuramente alcune delle caratteristiche anticristiche di cui ha parlato in queste quattro conferenze sono applicabili a quel tipo di regime.
>> Il riferimento che facevi prima — per gli ultimi minuti sulle questioni americane e politiche — il riferimento alla parte più biblica, e quindi anche a quella che ha avuto in Ratzinger e in altre figure eminenti del pensiero cristiano e cattolico, ci porta a dire che il pensiero di Thiel — quindi anziché quella quiete cui tenderebbe l'anticristo — è un atteggiamento più "Sturm und Drang", cioè di un mondo nel quale la battaglia non va cancellata.
>> Assolutamente sì. E questo è l'aspetto che, secondo me, lo lega più a Carl Schmitt — autore che ha citato tantissimo durante le quattro conferenze. Lui non è uno schmittiano puro, ma su questo è molto schmittiano. Schmitt sosteneva nel "Concetto del politico" — la sua famosa opera — che, opponendosi allo stato mondiale, allo stato universale, se tu hai uno stato universale mi cancelli la dicotomia amico-nemico. Mi stai mettendo in una condizione di totale agio, di totale comfort — ma una condizione che non mi permette di riconoscere il male, di combatterlo, e quindi non mi permette, in ultima analisi, di salvare la mia anima. Perché in realtà l'intera costruzione del pensiero cristiano ci dice, molto semplificando, che non c'è nessuna possibilità di definire il bene se non si prende atto dell'esistenza del male.
>> Perché le due entità si reggono appoggiandosi come due carte da gioco.
>> Esattamente. E questo è un elemento che sicuramente trovi in Solov'ëv, lo trovi in Schmitt. È un discorso che oggi viene, soprattutto a livello di mainstream, capito poco e talvolta anche demonizzato — perché ormai da circa 30 anni siamo immersi all'interno di un'ideologia che disinnesca il conflitto per partito preso. Poi in realtà il conflitto diventa sempre peggiore in un certo senso, perché le demonizzazioni reciproche — basta vedere come è stato accolto da una certa stampa italiana — bisognerà parlarne. Però sicuramente questo è un elemento fondamentale nel pensiero di Thiel: la capacità di discernere il campo dell'amico dal campo del nemico, che poi non vuol dire necessariamente che non possa esserci un dialogo anche tra realtà opposte. Quello che spaventa — e questo lo posso dire anche al di là delle quattro conferenze di Thiel — è la volontà di anestetizzare il dibattito, di dire che è tutto una gigantesca marmellata in cui tutti vanno d'accordo. Ma poi se qualcuno alza la mano e dice "Io tanto d'accordo non sono", viene demonizzato. Questo è il grosso paradosso di quello che potremmo definire l'anticristo.
>> Abbiamo ancora tre cose da fare e 5 minuti. La prima è questa. Questa lotta all'anestetizzazione del dibattito accomuna Peter Thiel a un'altra figura eminente di questa stagione che è Elon Musk. Non a caso i due fondarono insieme PayPal. Poi però vediamo che Thiel e Musk hanno una presenza sulla scena pubblica totalmente diversa. Musk è onnipresente — col suo volto, con la sua persona, con la sua fisicità. Peter Thiel è l'esatto contrario. Musk lo vediamo — o almeno lo abbiamo visto per una lunga stagione — con Donald Trump dalla breakfast al mattino al saluto prima della buonanotte. Non ho a memoria un'immagine video di Peter Thiel con Donald Trump.
>> Me la ricordo neanche io.
>> Musk è sul palco a parlare in mille occasioni. Thiel fa conferenze a porte chiuse con accesso riservato. Stili molto diversi. Cosa ci dice questo?
>> Al di là di un aspetto che possiamo anche definire caratteriale — nel senso che Thiel è più portato alla riflessione teologico-politica, come dicevamo — io credo che l'aspetto più interessante dei due, nonostante la differenza nell'apparire, sia che sono le due figure che hanno guidato il passaggio di Silicon Valley da una visione essenzialmente liberal-progressista a una visione più vicina al partito repubblicano, al conservatorismo. Thiel in questo è stato addirittura il grande precursore.
>> Sì, anche perché all'epoca della prima elezione di Donald Trump è di fatto l'unico che lo ha sostenuto apertamente.
>> Lui si schierò — mi pare addirittura che parlò alla convention nel 2016 — e comunque lo sostenne. Tra l'altro Thiel era vicino ai repubblicani già ai tempi di Ron Paul, che ti ricorderai nei periodi 2008-2012. Quindi Thiel è stato un precursore. Musk, però, dall'altra parte è stato colui che ha rappresentato il giro di boa — forse ancora più significativo — nel 2022, quando compra Twitter e gli cambia nome. Lì si comincia a capire che gli equilibri politici di Silicon Valley iniziano a spostarsi a destra. Tant'è che dal 2022 al 2024 hai tutta una serie di grossi magnati, grosse figure — penso anche a Zuckerberg — che cominciavano a criticare l'amministrazione Biden man mano che le elezioni americane del 2024 si avvicinavano. Questo processo in qualche modo inizia a farsi sempre più consistente dopo l'acquisizione di Twitter da parte di Musk. Sotto questo aspetto sono poi diventati loro due, credo, le due figure di Silicon Valley più significative nel loro collegamento con l'amministrazione Trump, proprio perché hanno avuto il ruolo di precursori — e forse, oserei anche dire, proprio perché hanno avuto la vista più lunga di altri.
Fino alla scena della cerimonia di insediamento di Donald Trump nel suo secondo mandato, nella quale vediamo tutte le figure di riferimento del mondo digitale — da Jeff Bezos a tutti gli altri, all'amministratore delegato di Apple, eccetera — presente a quella cerimonia. Cosa che nella cerimonia del 2016 non si verificò affatto.
>> Assolutamente no.
>> Abbiamo 2 minuti per parlare di noi, cioè Roma e Italia. E tutto questo a noi?
>> Sai, quello che è capitato durante le conferenze — anzi, prima e durante le conferenze di Thiel — è che un pezzo importante del mondo mediatico italiano ha sputato veleno nei confronti di questa figura e di queste conferenze, diciamo, anche un po' prima ancora che potesse parlare, potesse dire qualcosa. A me questo ha molto incuriosito: perché si può essere scettici, si può non condividere la figura, si può dire che è una figura controversa — però ho notato una sorta di pregiudizio che poi si è tradotto spesso e volentieri nel riportare fatti e teorie del personaggio in modo distorto o addirittura falso. Ho letto addirittura che sarebbe un "apocalittico", quando dalle quattro conferenze è uscito fuori che lui non è un apocalittico — proprio perché, come abbiamo detto, per lui l'anticristo fomenta la paura dell'apocalisse per prendere il potere. Quindi sarebbe l'esatto opposto.
Quindi sarebbe semmai da chiederci, per quanto riguarda noi, per quale motivo un pezzo del nostro establishment culturale-giornalistico si sia accanito in questo modo nei confronti delle conferenze di questa figura. Che è qualcosa che va al di là della semplice legittima critica.
In positivo, invece, credo che Thiel sia un personaggio che comunque è giusto avere come interlocutore, è giusto ascoltare quello che ha da dire — che poi non significa condividerlo necessariamente — non soltanto banalmente perché è molto vicino all'attuale presidente degli Stati Uniti — questo è un elemento quasi accidentale — ma anche per quello che rappresenta: perché le sue aziende, nel bene o nel male, rappresentano in questo momento il futuro della tecnologia e, come dicevamo prima, anche della geopolitica. Rifiutarsi aprioristicamente di avere figure del genere come interlocutori significa chiudersi dentro lo sgabuzzino della storia.
Temo e concludo che il problema non sia stato tanto Thiel in quanto tale, ma il fatto che Thiel sia in questo momento vicino all'attuale presidente americano. Se così fosse — se questa fosse la ragione dell'opposizione che ha scatenato questa reazione — beh, io credo che allora alcuni settori dei nostri media e della nostra cultura siano un pochino provinciali e un pochino prevenuti dal punto di vista ideologico. D'altronde, la provincia dell'Impero non sarebbe tale se non esprimesse un suo provincialismo.
>> Però la provincia potrebbe anche cercare di emanciparsi. Potrebbe anche — perché vedi, adesso si parla tanto di "tecno-destra", quando fino a pochi anni fa quasi tutta Silicon Valley era schierata con il Partito Democratico. E ti dirò di più: uno dei primi contratti, forse addirittura il primo di Palantir col governo americano...
>> ...lo fa l'amministrazione Obama nel 2014.
>> E per cosa? Per la gestione dei flussi migratori illegali, in particolare al confine col Messico.
>> Questo dovrebbe far riflettere molto. E grazie a Stefano Graziosi, abbiamo capito qualcosa in più.
>> Grazie.