Il futuro economico-finanziario italiano, tra istituzioni e mercato

Trascrizione del video
Buonasera. Siamo al panel finale, dedicato al futuro economico con ospiti autorevolissimi che saluto e ringrazio sin d'ora. Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera. Paola De Micheli, vicepresidente della Commissione Attività Produttive. Cristina Rossello, capogruppo per Forza Italia nella Commissione politiche UE della Camera dei Deputati. Fabio Cerchiai, presidente di Perbankt. Nicola Mayone, presidente di MPS. Mario Valducci, presidente di Invimit. Allora, presidente Osnato: lei è presidente della Commissione Finanze a Montecitorio, responsabile economico del suo partito. Andiamo su un argomento diretto, sulle banche. Lei ha rilasciato qualche tempo fa una dichiarazione: "MPS è una ventata fresca in un sistema bloccato." Cosa intendeva dire? Sì, innanzitutto buonasera. Si dice sempre che bisogna favorire il mercato, che il mercato è importante, che il mercato è il momento della verità. E questo in gran parte è vero. In termini economici e finanziari, il mercato è evidentemente il terreno nel quale si esplicano le volontà vere degli azionisti, tramite appunto le realtà di cui loro sono sostenitori. E questo è successo: a un certo punto una banca che aveva avuto nel corso degli anni le sue difficoltà — che grazie all'aiuto di vari governi e quindi degli italiani si era ripresa, con una quota pubblica importante — aveva un management importante. Ed è diventata, è ritornata ad essere una realtà importante, che ha deciso di sfidare tramite il mercato, appunto, un indiscusso riferimento del capitalismo italiano, che a mio modo di vedere era da qualche anno — uso un termine molto forte — il feudalesimo che non rappresentava forse un momento di sviluppo, di innovazione, di novità all'interno del sistema economico e capitalistico italiano. Io scopro che posso anche sbagliarmi: faccio un'analisi degli ultimi almeno 15 anni e sommato l'attività per esempio di Mediobanca, non ricordo grandi momenti di aggregazione, grandi momenti di nuove possibilità di sviluppo del risparmio degli italiani, in favore di un sistema nazionale importante. Credo che quindi Mediobanca — che è però storicamente una realtà importante — possa svolgere il suo ruolo di banca d'affari in modo importante, con una modalità nuova di intendere questa attività. E MPS ha lanciato questa sfida. Adesso, mi pare che anche la mia vita sia migliorata, non di misura, visto lo stacco — credo tra l'altro che i più contenti, dal punto di vista remunerativo, siano quelli che hanno venduto le stock option, dove avevo detto che avrebbero resistito strenuamente. Quindi credo che tutto sommato il mercato abbia avvinto, anche là dove qualcuno ha tentato poi il mercato di stopparlo. Perché ricordo ci è stata anche una sospensione dell'assemblea. Io dico quindi credo che oggi noi possiamo pensare che non è un caso unico, che un'aggregazione con Mediobanca — con tutto quello che rappresenta — possa domani essere un momento di novità, di freschezza. Così come abbiamo il presidente Cerchiai: anche loro sono stati protagonisti di un'aggregazione. Non so se la definirei importante. Certo è che un sistema che è storicamente da decenni etichettato come bloccato, oggi invece è più frizzante. Alcune aggregazioni vanno bene, alcune un po' meno bene. In un certo senso c'è voglia insomma di provare a fare qualcosa di diverso da quello che abbiamo visto negli ultimi anni. Grazie di cuore. Paola De Micheli: voi storicamente avete una grande attenzione al tema del risparmio. E si usa questa parola che a volte suscita speranza, altre volte preoccupazione, del collegamento del risparmio privato all'elaborazione europea su grandi progetti. Come si fa a offrire opportunità ai risparmiatori, e a evitare che i risparmiatori sentano questo come un vincolo, come una pressione? Come si fa a valorizzare il tema dell'opportunità di uso del risparmio privato su grandi progetti o di convergenza? Buonasera. Innanzitutto vi ringrazio anche per l'invito, per questa opportunità di confrontarmi con così tante autorevoli esponenti del mondo economico e politico. Innanzitutto bisogna essere consapevoli di dove sta il risparmio privato. Io credo che uno degli allarmi più importanti che sono stati lanciati agli italiani — che hanno fatto Draghi nel suo rapporto, e in particolar modo nell'analisi fatta da Letta — è che il risparmio europeo, diciamo così, il nostro continente è l'area del mondo a più alta concentrazione di risparmio, e quel risparmio un trilione fuoriesce dal nostro continente. Quindi va a finanziare di fatto altre economie. E cosa va a finanziare? Va a finanziare le due cose che sono più importanti per lo sviluppo e la conservazione e la crescita di quello che potremmo dire, il pilastro dell'Occidente, che è l'industria. Ora, le cose più importanti da finanziare in un sistema industriale sono il rischio e la pazienza. E noi oggi in Europa abbiamo una regolazione che non consente ai risparmiatori europei di accedere facilmente a possibilità di risparmio che vadano a finanziare il rischio con la pazienza, in sicurezza. Mentre trovano altre opportunità fuori — ovviamente opportunità che vengono offerte dal nostro sistema bancario, giustamente, perché anche io sono un'aspirante risparmiatrice, e quindi evidentemente — sono di Sant'Agata — come la vostra concittadina sono anche abbastanza attenta. Evidentemente quando un risparmiatore va in banca chiede, tra le altre cose, soprattutto i piccoli risparmiatori, sicurezza. Se tu non hai un sistema regolatorio che mette in campo a livello europeo — e non nazionale, attenzione, questo è un punto fondamentale, a livello europeo e non nazionale — che mette in campo questa tipologia di risparmio che vada poi a finanziare con il rischio e la pazienza diciamo così, quali sono oggi i due talloni d'Achille dell'industria europea? L'altro giorno mi sono trovata a fare un dibattito con un esponente di Meta, e tutti gli esponenti politici venivano sgridati perché noi qui non abbiamo fonti primarie di innovazione tecnologica. Ed è esattamente questo: quei manager di venture capital, che hanno il fondo, finanziano i privati, ma non i pubblici — le decine di miliardi che vanno a finanziare l'innovazione tecnologica digitale, che non è solo una questione ovviamente di propensione del risparmiatore, ma una questione anche di regolazione. Grazie. Grazie per la prospettiva industriale per l'Italia e per l'Europa. Come si intrecciano le scelte di politica fiscale e la capacità, maggiore o minore, di attrarre investimenti? Buonasera. Grazie. Allora, innanzitutto: il piano industriale per l'Italia presentato un po' di mesi fa al governo si presentava con tre caratteristiche fondamentali. Una: valorizzare e cercare di rendere più attrattivo il paese, quindi cercare di dare una risposta sia agli investitori esteri ma anche ai cittadini. E si è lavorato proprio per individuare una tematica di certezza del diritto prima di tutto, di semplificazione normativa. E poi una politica fiscale più competitiva. Ovviamente strutturalmente le possibilità di proporre delle riforme fiscali hanno dei vincoli dati anche dalla stessa normativa europea e dal nostro debito, per cui i margini di manovra sono molto relativi. Però abbiamo proposto innanzitutto una semplificazione, uno snellimento degli scaglioni, la possibilità di allargare la maglia fino a 60.000 euro, e poi di cercare di ridurre l'aliquota. E quindi già una prima proposta che dovrebbe aiutare il ceto medio: è una boccata d'ossigeno. Penso che qualcosa riusciremo a ottenere con il governo e con il nostro ministro. Poi la seconda cosa su cui abbiamo lavorato è quella di cercare di approfondire tutte quelle normative, le spese fiscali che riguardano le esenzioni, le agevolazioni varie, le aliquote preferenziali, i differimenti, e così via. Siamo intervenuti anche in questo campo. Abbiamo anche cercato di fare in modo che ci siano sia la neutralità fiscale, sia soprattutto la tutela del risparmio come accennava la collega. E poi un'altra tematica riguarda la previdenza sempre più orientata verso forme di previdenza privata, e con questo penso che anche le aggregazioni dovranno poi dare una risposta importante. E su questo abbiamo poi incrociato i temi all'attenzione degli investitori esteri, i quali chiedono tre cose fondamentali. La prima — per loro è quasi uguale alla leva fiscale — il fatto di avere una certezza del diritto. Ma questa è una tematica che permea praticamente la mia attività professionale principale a Milano, con i fondi: li conoscono bene, sappiamo che sono le richieste che ci fanno. E loro chiedono appunto di avere una certezza del diritto, anche una giustizia civile, perché il tema è l'esecuzione dei contratti. Sono tutti temi sui quali anche la semplificazione nelle autorizzazioni incide. Poi sono temi che si scontrano però con il sistema attuale, il sistema del diritto pubblico, che necessita in effetti di un aggiornamento. Questo non è proprio stato ancora affrontato pienamente in questo tema, ma lo tratteremo — ad esempio il tema della trasparenza urbanistica e così via: abbiamo tante proposte al riguardo. E una cosa che ci premeva dire: in ogni caso il lavoro che viene fatto è sempre molto legato al nostro DNA. Noi queste cose le chiediamo da tempo: ogni volta riusciamo, grazie all'impegno di tutti, a portare avanti un tema. Ma ci sono proprio le cose che ci contraddistinguono nel cercare di aiutare sia l'impresa, che deve avere delle forme di investimento, che il privato, che deve essere sostenuto. Grazie. Presidente Cerchiai, settore bancario-assicurativo: la sfida di un buon uso e di una buona valorizzazione del risparmio. Dall'altra parte, la fotografia europea e la fotografia americana. Dal suo osservatorio. Grazie mille. Diciamo: la fotografia europea è una situazione abbastanza complessa. Le certezze sono diminuite, le incertezze sono aumentate. Al di là dei rischi geopolitici crescenti, al di là delle tensioni commerciali non solo con qualcosa di specifico ma in linea generale, abbiamo un debito pubblico abbastanza, o più tosto, o troppo consistente in molti paesi europei. Dico questa cosa perché tutto questo ha come premessa — e lo dico non nella sede più appropriata, ma lo segnalo — che le risorse pubbliche, per quanto siano disponibili, non possono più essere sufficienti, perché non lo sono. Non riescono a soddisfare le esigenze che vengono poste ai mercati. E dunque la materia prima di cui l'Europa dispone in abbondanza — ricordo che 10.000 miliardi già sono su conti bancari — quindi lo dico nel rispetto della funzione che ho: non voglio sottrarre alle banche, voglio promuovere e voglio indicare la possibilità di promuovere la destinazione di questa risorsa, per un sistema che deve essere innanzitutto ben tutelato — come è stato detto, per carità — ma che venga incoraggiato verso investimenti che siano remunerativi e seguiti con una visione di medio-lungo termine, volti all'economia reale, volti ad aree sociali di grande rilevanza. Oltre a questi problemi, ricordo che esistono due problemi non indifferenti: uno è l'invecchiamento della popolazione — più o meno in un paese rispetto all'altro — l'altro è la denatalità. Quindi sono componenti demografiche che cambiano lo stato delle cose, e richiedono una cosa che ho invocato da anni con scarsi risultati, ma spero di raggiungere nell'avvenire — perché bisogna essere sempre ottimisti — che è un'alleanza sistemica tra pubblico e privato. Non un'alleanza sulle emergenze, non un'alleanza sull'intervento puntuale: non i bonus, i bonus, i mutui, i depositi, i vivi tutti giusti e giustificabili. Ma un piano d'azione europeo che porti effettivamente al mercato unico dei capitali, che porti effettivamente a un'unione bancaria che consenta effettivamente di usare la leva fiscale — piuttosto che in altro modo — per premiare gli investimenti a vantaggio dei risparmiatori. Evidentemente inducendoli così — ferma la necessità di protezione — a seguirli. Per ultimo, l'euro digitale. Diciamo una prima cosa e concludo: 300 miliardi l'anno escono dall'Europa per investimenti negli Stati Uniti e altrove. E noi abbiamo bisogno, secondo le stime del rapporto Draghi e non solo, di 800-900 miliardi l'anno di investimenti da qui al 2031. L'unica soluzione è quella di fare finalmente questa alleanza sistemica, non soltanto progettarla. Grazie. Presidente Mayone, brevissimo prima: MPS, l'OPS vincente su Mediobanca. Alla fine della fiera, cosa è successo e cosa volete far succedere ancora? Allora, innanzitutto grazie — buonasera a tutti — e grazie per l'invito. Allora, è la prima volta che parlo ufficialmente dopo che è finita, finalmente diciamo, l'OPS. Quindi andando subito all'argomento e rispondendo a quello che diceva il presidente Osnato: condivido assolutamente — è una grande operazione di mercato, premiata dal mercato con la percentuale che è sotto gli occhi di tutti. È un'operazione che è anche una operazione storica, che secondo me modifica il sistema bancario italiano, perché abbiamo creato la terza banca italiana: abbiamo creato un terzo polo bancario che fino a poco tempo fa soltanto — non ho detto che era da considerare impossibile o irreale — forse anche all'indomani del lancio dell'OPS del novembre scorso — in un certo senso avevamo anche ricevuto delle critiche, un po' ingiuste, che poi effettivamente con il lavoro enorme che abbiamo fatto in questi mesi siamo riusciti invece a spiegare la bontà del progetto industriale sottostante. Tanto che la prima volta mi prendo veramente l'orgoglio, diciamo, di ringraziare quelle che sono state le protagoniste, le colleghe, queste grandi cavarcate che sono sostanzialmente donne e uomini. Persone che in questi anni — per me l'ho vissuto — hanno dimostrato un attaccamento, uno spirito identitario, una passione, anche nei momenti che vi garantisco non sono stati assolutamente facili. E tutti quanti abbiamo creduto in un progetto, tutti quanti siamo rimasti nella stessa direzione. E siamo riusciti a riportare a vita — a dare vita a — quella che qualcuno stava per definire la banca più antica del mondo, a farla tornare un patrimonio finanziario del paese. Il socio pubblico che ha ceduto il metà è stata premiata — penso anche la strategia di uscita graduale — perché si ricorda che il tutto è iniziato nel novembre 2023, dove è stata messa sul mercato il 25%. E abbiamo capito già alla prima volta che anche i fondi internazionali mostravano attenzione diversa nei confronti della banca. Tanto è vero che la diversificazione poi ha portato alla tranche del 15% a marzo 2024, a novembre del 2024. I soci privati che la presiedono sono uno zoccolo duro, e quindi siamo stati dati fiducia con l'aumento di capitale che è propedeutico all'OPS. Ovviamente il management — quindi la direzione che si è dimostrata in questi mesi capace e competente, con una serietà enorme — e soprattutto poi ci sono due colleghe autorevolissime che sono Presidente del CDA: spesso il CDA non ha l'onore della cronaca, ma posso garantire che è stato un supporto continuo, incessante e di grande ingegno. Tutti i colleghi che ho l'onore di presentare. È un'operazione che ha quindi cambiato il sistema bancario italiano: è un'operazione dove due brand eccezionali — due banche che apparentemente sono complementari e diverse — uniscono le proprie forze per essere ancora maggiormente competitive. Quindi cercare di essere ancora di più un volano per l'economia del paese, un supporto per gli investimenti e per le PMI italiane. Perché come diceva anche il presidente del CDA, insomma: le banche hanno il compito poi di supportare l'economia. Allora, quando nasce un gruppo come il nostro, c'è ovviamente l'entusiasmo di cercare ancora di compiere forse anche al meglio quello che sappiamo fare: medio-lungo termine, sostenere l'economia del paese. Quindi è una grande operazione, e sono convinto che ancora la storia di questo nuovo gruppo abbia le pagine più belle ancora da scrivere. Grazie. Presidente Valducci, con la collaborazione tra pubblico e privato sui progetti immobiliari. Buonasera a tutti, grazie per l'invito. Due parole: so quanto ci sia l'attaccamento non solamente dei dipendenti di Monte dei Paschi, ma di tutti i cittadini senesi — avendo una moglie senese, non c'è un cittadino senese che non abbia, anche nei periodi passati in cui non era certo di moda come magari è di moda ridiventato oggi, un conto corrente a Monte dei Paschi Siena. Quindi anche nei passati anni difficili Monte dei Paschi comunque ha avuto un marchio che internazionalmente è molto conosciuto, rispetto anche a molte altre banche italiane ancora più grandi e più importanti. Invimit, per chi non lo sapesse, è una società del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Gestiamo attraverso dei fondi immobiliari 2 miliardi e mezzo di valore di immobili, per un totale di circa 400 immobili. E sul settore immobiliare devo dire che questo governo comunque ha rimesso al centro l'immobiliare pubblico dalla prospettiva della valorizzazione. Perché questo? Perché è stata riportata a livello di direzione generale — la direzione patrimonio presso il ministero dell'Economia e delle Finanze — è stata istituita una cabina di regia coordinata da un sottosegretario al MEF sul tema degli immobili pubblici. E quindi è tornato ad essere presa in considerazione, con forza, l'importanza del settore immobiliare pubblico. Due parole per dire che comunque non pensiamo — come talvolta leggiamo in alcuni articoli di giornali — che il settore immobiliare pubblico serve solo per vendere un po' di immobili per abbattere il debito pubblico. Non è così, perché ricordiamoci che già dai tempi del cosiddetto "rottamatore" — con le prime cartolarizzazioni — si è già dato via ad un utilizzo diciamo al pulito possibile finanziario dell'utilizzo degli immobili pubblici. Quindi il grande valore che oggi ha il patrimonio immobiliare pubblico è che ci sono migliaia e migliaia di immobili inutilizzati. Io dico sempre: guardate, alzate lo sguardo nelle vostre città. Se vedete un immobile un po' fatiscente, un po' abbandonato, quasi sempre è in qualche percentuale pubblico. Quindi c'è questo grande patrimonio immobiliare pubblico di immobili dismessi, non utilizzati da molti anni, da 10 anni. Che noi con il progetto "Rigenera" abbiamo cercato di rimettere in moto. Noi ne avevamo diversi di questi immobili: ne abbiamo messi sul mercato intorno a 30, negli ultimi 6 mesi. E di questi 30 immobili messi a disposizione del mercato, 22 hanno già ricevuto delle offerte per diventare e rinascere come utilizzi immobiliari: quasi tutti verso attività sociali. Di questi 22 immobili, 18 avranno una finalità sociale. Parliamo di studentati, parliamo di tematiche legate alla casa, parliamo anche di immobili che diventano centri di attrazione culturale, sociale e di dibattito culturale, nelle città in cui sono collocati. E quindi abbiamo dimostrato attraverso questo piccolo esempio come questa rinascita degli immobili possa rappresentare un nuovo volano di crescita. Perché quando si ristruttura un immobile si mettono in moto non solamente capitali, ma si mettono in moto anche occupazione e lavoro. Questo è un esempio che noi ci auguriamo possa diventare e crescere a livello nazionale, con tutti i soggetti pubblici che hanno un patrimonio immobiliare — e sono tantissimi. Ricordo i Comuni, ricordo le Regioni, attraverso quasi sempre gli enti regionali; ricordo tantissime società pubbliche che gestiscono degli immobili che non hanno più lo scopo sociale quello di gestire o di valorizzare bene. E quegli immobili non sono più strumentali, e quindi a livello contabile tendono sempre a essere mantenuti. Il mio augurio è che questo progetto "Rigenera" — che abbiamo visto generare successo — possa diventare un modello da seguire su scala più ampia. Per poter ottenere quella crescita del prodotto interno lordo fondamentale, soprattutto quando tra alcuni mesi, terminato il PNRR, ci sarà la necessità di creare nuove opportunità di sviluppo e di crescita. Grazie, presidente Valducci. Allora, il tempo scorre inesorabile. Abbiamo un minuto. Un messaggio alla nazione. Presidente Osnato, in questo caso nella sua veste di autorevole dirigente di Fratelli d'Italia. Legge di bilancio, metà ottobre: ci presenti le vostre priorità. Bene: credo che dobbiamo continuare coerentemente con quelle che sono state le ultime leggi finanziarie o di bilancio. Quindi sicuramente il tentativo di continuare nella riduzione della pressione fiscale. Noi siamo partiti dai ceti così detti meno abbienti, allargando la platea dell'aliquota del 23% fino a 28.000 euro. Oggi possiamo pensare, come si diceva, al ceto medio. Quindi sicuramente — come il ministro ne uscirà — ci sarà un abbassamento dell'aliquota dal 33% almeno fino a 50.000 euro. Speriamo anche — dopo aver fatto le giuste proiezioni e le giuste verifiche — fino a 60.000 euro. Questo insieme a tutto quello che ovviamente abbiamo fatto per incentivare l'occupazione: la maxi-deduzione insomma per le nuove assunzioni, in particolare per alcune categorie — i giovani, le donne, le persone con disabilità. E questo ha prodotto risultati: per la prima volta in Italia abbiamo superato il 50% di occupazione femminile — siamo oltre il 52% — e la disoccupazione giovanile è diminuita. E il taglio del cuneo fiscale: sapete. Concludo dicendo che secondo noi, per aiutare la produttività — avendo questa grande massa di occupazione e avendo dunque difficoltà a ritrovare nuove risorse da immettere nel mondo del lavoro — anche se continueremo con le possibilità di facilitare con manovre strutturali le professionalità e l'ingresso nel mondo del lavoro, credo che noi dobbiamo lavorare anche sulla detassazione degli straordinari almeno per una quota di reddito straordinario, per una particolare platea di lavoratori. Questo, evidentemente, anche per aumentare il potere d'acquisto della famiglia, che ricordo, per la prima volta dopo vent'anni, sta iniziando a crescere. Sì, è vero. Questo è anche vero, ma le asperità sulle quali dobbiamo ragionare sono le rigidità dei bilanci pubblici. Perché comunque il patto rimane uno strumento molto rigido anche rispetto al sostegno industriale. La rigidità delle regole bancarie: l'unione bancaria — se si fa, speriamo che si faccia — ci darà modo però di vedere alcune questioni strutturali e patrimoniali, perché altrimenti anche dentro una nuova dimensione che può essere positiva per le banche — quindi per chi ci rimette — ci sono sempre gli innovatori e i piccoli imprenditori innovativi. Dall'altra parte è uno strumento che invece in Italia hanno usato tutti i governi: hanno cercato potenzialmente lo strumento delle garanzie pubbliche, che però non è infinito, per il punto uno, ma anche evidentemente per ovvie ragioni. Quindi non ho probabilità. Dunque, professor Cerchiai, questo è un documento stressante che ci stanno dando i due rapporti — che abbiamo citato prima: Draghi e Letta — che è l'obiettivo della reindustrializzazione europea, che oggi è considerata per un'adeguata autonomia industriale ed energetica, necessaria più che mai. Grazie. Ora un'ora, Rossello. Un flash: lei è anche segretaria cittadina di Milano e ha la prospettiva dell'urbanistica. Un suo flash: è una grande esperienza, anche in questo consolidamento attuale del sistema bancario italiano. Allora, parto dall'ultima voce, che è quella del professor Medioli — era il grande consulente di Enrico Cuccia — e ho assistito e studiato praticamente tutte le OPA e le OPS che sono state fatte nella storia. No, presidente. Quindi guardo anche come fenomeni, anche se il cuore ovviamente batte a Milano, perché non mento nel rappresentare la mia posizione. Quando si vince nelle OPA, io ho imparato e visto una cosa: un conto è l'OPA industriale, un conto è l'OPA bancaria. Però quando si vince bisogna veramente interrogarsi sullo scopo, sulla missione e sulla finalità. E quando non è una vittoria di un'impresa industriale, ma è una vittoria su una banca, allora forse le critiche iniziali possono diventare un parametro e anche un suggerimento. Perché la critica bisogna anche prenderla, quando si vince bisogna fare, non solo esultare. Bisogna fare anche delle osservazioni di coloro che sono stati vinti. E per questo motivo io dico: c'è una struttura bancaria molto importante, diversa e interessante. Questo è il fenomeno accaduto. La vittoria c'è stata, c'è un consolidamento in atto. Dal mio punto di vista — visto che mi ha fatto la domanda — io mi prometto anche di essere sincero, di andare anche un po' contro corrente in certi casi. È una tematica molto delicata. Ci sono delle professionalità, ci sono degli investitori, ci sono dei risparmiatori: non è l'industria. Quindi è un sistema molto delicato che appartiene alla collettività, perché non è di un sistema di controllo privato, e quindi deve essere accompagnato. Perché c'è una responsabilità storica. Parliamo di un grandissimo istituto bancario molto affascinante per la storia che ha avuto, che è MPS. E anche di un piano di risanamento straordinario. Abbiamo adesso un'altra situazione che è una banca tipicamente del Nord. E non si può dimenticare questo aspetto, perché è proiettata anche a livello internazionale con un bel patrimonio. Sarebbe? Io mi faccio anche la propria avvocata, cerco proprio anche di difendere sempre le posizioni di tutti. Poi ho una professione femminile e la questione è molto diversa in questa vicenda. Però ho pensato che potrebbe essere una grandissima opportunità, che non deve diventare una guerra fra uomini. Grazie. Grazie. Presidente Cerchiai: imprese, investimenti, supporto del sistema bancario. È il tema che è stato giustamente evidenziato. Partiamo da questo: secondo i dati del FMI, la percentuale oggi di rapporto fra investimenti netti e prodotto interno lordo è dell'1,5% in media nei paesi. Era del 2,5% prima del debito. L'Italia va un po' meglio della media dei paesi, diciamo subito. Però questo dice quanto spazio ci sia. E credo che Nicola Mayone possa confermare quello che sto per dire: la domanda di finanziamenti è cresciuta, ma è cresciuta molto debolmente rispetto a quello che ci siamo aspettati. Perché nonostante la riduzione dei tassi — che è l'elemento base per il rilancio degli investimenti — l'incertezza di cui vi parlavo prima pesa. Pesa su una componente che non dobbiamo sottovalutare: il coraggio è un prerequisito fondamentale, soprattutto in un paese come il nostro storicamente di piccola e media industria. Il coraggio è un prerequisito fondamentale, sia per tante altre qualità individuali, ed è il presupposto che può dare lo slancio. Allora, è molto importante che le banche siano disponibili e sensibili. Innanzitutto raccontavo di quello che è stato per poco più di venti giorni il terzo gruppo bancario — poi è arrivato il mio vicino e quindi sono tornato quarto — ma comunque da terzo gruppo bancario dicevo: cosa possiamo proporci? I due primi gruppi sono talmente grandi che è difficile raggiungerli in termini di dimensione e qualità. Quindi non possiamo aspirare al primo o al secondo posto: possiamo aspirare al terzo, ma in una sana competizione. Ma sicuramente possiamo pensare di essere una banca grande, ma soprattutto una grande banca. Grande banca significa banca vicina ai bisogni della clientela, creare valore — valore per la comunità. Attenzione: non è un aspetto etico quello che sottolineo, è un valore economico per tutti, e per la banca per prima. Grazie. Un ultimo tema per il presidente Mayone: le imprese che hanno bisogno di credito, voi che dovete dare un occhio al mercato. Come si fa? Allora, gli spunti sono tanti e devo rispondere velocemente. Allora, la collega Rossello — poi è la collega, oltre che massima parlamentare. Allora, noi abbiamo parlato — e sono d'accordo — e non parleremo mai di vinti o sconfitti. Parliamo: abbiamo parlato, abbiamo tenuto un profilo basso, abbiamo sempre cercato di raccontare, spiegare i processi industriali e sottostanti, facendo sempre leva sulla leadership del brand e di Mediobanca, sulla leadership dei dipendenti di Mediobanca e sulla complementarità come plus per i processi industriali. Noi: banca commerciale, presente su tutto il territorio dall'1482; Mediobanca: banca specializzata in questo management, nel wealth e in M&A. Quindi c'è un progetto industriale che è stato apprezzato dal mercato, e quindi sotto questo punto di vista siamo soddisfatti. Ma da domani ovviamente vogliamo fare ancora meglio per questo gruppo bancario, perché non potevamo lasciare all'ambiguità di un primo atto di essere il terzo gruppo bancario. Tra l'altro, la trasformazione è importante proprio per la competitività: anche tra il terzo e il quarto. Secondo me va a vantaggio dell'economia del paese, proprio per il fatto che si cerca di offrire ai nostri clienti servizi sempre più competitivi, rispetto a chi è più vicino in termine di mercato. E poi, anche di quello che dice Paola è giusto secondo me: a parte che ritengo che il compito delle banche commerciali sia quello di sostenere l'economia reale in maniera responsabile attraverso un accesso al credito responsabile e sostenibile, perché quello va a vantaggio ovviamente della competitività del paese. Quindi le banche hanno un compito fondamentale nel sistema, perché garantiscono la stabilità, la tutela del risparmio in attuazione dell'articolo 47 della Costituzione. Proprio prendendo spunto da quello che dice Paola De Micheli, la vera sfida del futuro è quella di mettere un po' la persona al centro del mercato: valorizzare il capitale umano, cercare sia dentro le banche, ma soprattutto all'esterno, di far venire meno — so che adesso c'è una certa stabilità forse — di far venire meno l'angolo che alcune volte viene rivolto ingiustamente alle banche, che siamo governati dagli algoritmi. Assolutamente l'applicazione della normativa sia sovranazionale è doverosa, ma forse puntare di più al capitale umano, ai progetti, ai giovani — quella secondo me è la vera sfida del futuro. Che da questo simposio tra banche e regolatori forse esce un patto nel cercare appunto di raggiungere questo obiettivo che è quello fondamentale. Grazie, presidente Valducci. Prima lei ci ha incuriosito sul Progetto Rigenera: in 40 secondi ci incurisca ancora di più. Allora, visto che ci sono tre parlamentari importanti, rivolgo loro due richieste. La prima: linee guida direttive più chiare ai soggetti pubblici nazionali che si occupano di patrimonio pubblico, perché questo aiuterebbe molto l'efficacia dell'azione dei soggetti che se ne occupano. La seconda cosa è un caldeggiamento affinché tutti i soggetti pubblici — gli istituti, gli enti presenti sul territorio che hanno immobili non utilizzati — permettano la disposizione di quei soggetti che sono in grado di offrire il mercato, andando anche nei territori. Perché bisogna andare nei territori: questi immobili non sono le torri di Milano che rendono il 20% e arrivano i catarini le comprano. Questi sono ex-convitti, ex-colonie, sono immobili che appartengono alla fascia — bisogna fare un lavoro anche di sviluppo territoriale importante. La terza cosa: un esempio concreto su cui l'amministratore delegato, Stefano Scalera, sta molto lavorando in questo periodo: recuperare moltissimi immobili residenziali che sono oggi non affittati a nessuno — pubblici — per dare la disponibilità a tutti i lavoratori che non possono andare a lavorare in molte città italiane, perché dovrebbero dare più della metà del proprio stipendio nell'affitto: poter realizzare il loro lavoro, la nuova professione, e consentire alle giovani coppie di poter avere una speranza di andare in un alloggio con l'affitto calmierato. Questo aiuta anche a formare una famiglia, quindi anche ai grandi problemi di sviluppo demografico che ha il nostro paese. Grazie anche al presidente Valducci. Sto per congedare i miei ospiti. Vi chiedo però un minuto di attenzione ancora, perché questo era l'ultimo panel della serata, e quindi abbiamo non solo il piacere di salutare questi ospiti autorevolissimi, ma tutti i relatori che hanno preso la parola, chi ha seguito i lavori, chi li ha ospitati. E permettetemi una parola in particolare per tutta la meravigliosa organizzazione di Urania, dal suo vertice fino a tutti con la grande collaborazione dello staff, che da stamattina — in realtà da mesi — ha lavorato per tutto questo. Io non ho la pretesa di tirare le conclusioni, però il desiderio — questo sì — di lasciare a voi tutti una piccola annotazione. Noi viviamo in tempi che hanno alcune caratteristiche negative. C'è un rischio di disconnessione, o di scarsa connessione, tra mondo imprenditoriale e mondo istituzionale. Ancora viviamo in tempi in cui — e adesso ho qualcosa in cui mi prendo anche una piccola parte di colpa — viviamo in tempi di comunicazione nervosa: la meccanica del "rebroadversary", dell'"outrage", vai in spazi dove c'è un'elevata probabilità di fare scontro e di litigare. Ci propiziamo verso questo, viviamo in tempi in cui tutta questa comunicazione è anche incredibilmente veloce, superficiale, con soglie di attenzione bassissime. Conoscete tutti i tempi, anche sui social. L'ultima, che è la più terrorizzante di tutte: la soglia è doppia su TikTok. Tenete forte, allora: è doppia la cosa. La prima soglia è su 1-2-3 secondi: parte il video, uno-due-tre, vado avanti, scorro. Poi, se per caso si è passati il tutto a vedere, superata la soglia di tre secondi, c'è un flusso di altri 15-20 secondi. Questo è il tempo in cui siamo. Non so se mi spiego. In tutto questo contesto, Utopia e Urania hanno il ruolo di muoversi, tutte e tre le volte, in una favolosa controtendenza: riconnettere o aiutare una riconnessione possibile tramite il mondo delle imprese e delle istituzioni; cercare una comunicazione che sia costruttiva. Certo, è ovvio che le cose che vediamo di noi — in particolare quelli che sono impegnati in politica — è loro onore avere opinioni diverse. Ma c'è anche qualcosa di più importante che li tiene insieme. E in fondo alle elezioni, non vince tutto e vince una parte per un certo tempo. E terzo: una comunicazione che provi — è la sfida più difficile — a conquistarsi un tempo di attenzione, di riflessione, di meditazione più lungo. Sono imprese difficilissime, certo. Sono sfide difficilissime. È una strada insolita, ma proprio per questo Urania merita un incoraggiamento e una simpatia speciali. Grazie.
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